di  -  martedì 20 luglio 2010

Dopo il post della scorsa settimana riguardante il rapporto tra GNU/Linux ed il software commerciale, vedendo l’interesse generato nei commenti, ho deciso di intervistare Flavio Tordini riguardo al tema della sostenibilità economica in ambito FLOSS. La scelta di intervistare uno sviluppatore è data dalla mia convinzione personale che troppo spesso alla categoria non viene data abbastanza voce. Sperando che la testimonianza possa portare spunti di discussione e ringraziando ancora una volta Flavio per la disponibilità vi lascio all’intervista.

Inizierei la piccola intervista chiedendoti di raccontare ai nostri lettori chi sei e cosa fai nella vita.

Piacere, Flavio. Sviluppo software da 10 anni. Da due mesi sono senza lavoro, ma non so perché mi sembra di lavorare più di prima… Ho un bellissimo bambino di 4 mesi che attualmente rappresenta il mio pubblico principale quando pratico l’altra mia grande passione, suonare la chitarra.

Da quanto tempo utilizzi GNU/Linux e cosa ti ha spinto a farlo?

Sul desktop più o meno dal 2003. Prima con Mandrake, poi SuSE, Kubuntu e infine Ubuntu. Sicuramente non ero soddisfatto di Windows. Ha influito anche l’idea di utilizzare sul desktop lo stesso sistema operativo che girava sui server sui quali mi capitava di lavorare. Continuo a usare Linux perché è lo strumento migliore per l’utilizzo che faccio del computer e, allo stesso tempo, perché condivido profondamente la filosofia del Free Software.

Passiamo ai tuoi progetti: minitube è un client desktop per youtube, minitunes un player audio. Nel primo caso si tratta di un’applicazione che in ambito desktop mancava… nel secondo non si può certo dire che non ci sia una concorrenza agguerrita. Con quali obbiettivi hai dato vita ai 2 progetti?

Non credo si possa parlare di obiettivi. Questi progetti nascono per passione, da un’esigenza interna. Minitube nasce per esplorare il framework Qt e migliorare il mio C++. Da anni ero incuriosito e volevo ritornare alla creazione di GUI, dopo tanto Java e PHP lato server. Inoltre mi interessava l’idea di liberare il video online dalla cornice delle pagine web. Non so perché molti si ostinano a pensare che il video “embeddato” sia una grande trovata. Forse confondono “online” con “dentro il browser”.

Minitunes nasce, oltre alla passione per il design e lo sviluppo di interfacce grafiche, a causa dell’assenza di qualcosa di anche lontanamente usabile per ascoltare musica sul PC fanless che ho in salotto. Anni fa in casa usavamo Amarok 1.x su KDE3, ma su Ubuntu non abbiamo trovato niente che potesse sostituirlo. Allora ho cercato di crearlo io.
In realtà entrambi sono il pretesto per sbizzarrirmi nel design di interfacce grafiche.

I due progetti stanno ricevendo recensioni molto positive (e aggiungerei meritatissime). Ti aspettavi un accoglienza così calorosa?

Sinceramente no e nemmeno ci pensavo. Per Minitunes la vera scommessa è stata reggere il confronto con altri player già affermati. Confronto difficile da fare vista la mancanza di feature di Minitunes. Penso che il design faccia veramente la differenza in applicazioni come queste che al 99% sono appunto interfacce utente e non hanno dietro chissà quale logica applicativa.

I sorgenti del progetto minitunes sono rilasciati sotto licenza GPLv3, un pacchetto binario per distribuzioni GNU/linux a 32 bit è disponibile per il download in maniera gratuita (con la possibilità di donazioni) mentre per il precompilato per MacOSX richiedi una cifra di 9€ (una copia del programma + aggiornamenti e supporto via mail per un anno). Come mai questa differenziazione nell’offerta?

Questa scelta è stata dettata dalla necessità di rendere il progetto economicamente sostenibile. Un player musicale è un progetto un po’ troppo impegnativo per un solo sviluppatore e richiede tempo. Ogni tanto la vita reale bussa alla mia porta e mi ricorda che devo giustificare quello che faccio anche dal punto di vista economico.

Ci sono state più donazioni o sottoscrizioni per il pacchetto a pagamento?

Decisamente più sottoscrizioni. Da quello che vedo, mi sembra un dato di fatto che la stragrande maggioranza delle persone paga solo se costretta. Chi dona è un’eccezione. Comunque parliamo di cifre veramente trascurabili.

La sostenibilità economica è uno dei temi più delicati quando si parla di free software, soprattutto in ambito desktop. Quali sono le tue idee a riguardo?

Non credo di avere “idee” ben articolate. Quello che mi sembra di notare è che il desktop Linux è polarizzato tra software creato da grandi aziende (che spesso si occupano dell’infrastruttura) e software “amatoriale” sviluppato nel tempo libero. E’ praticamente assente una via di mezzo rappresentata da sviluppatori indipendenti. E sinceramente gli effetti si vedono in termini di scarso incentivo ad innovare e a creare prodotti curati per gli utenti “non enterprise”. Naturalmente ci sono delle bellissime eccezioni, ma il punto rimane.

Sapresti indicare alcune semplici mosse mirate (da parte di chi distribuisce GNU/Linux nelle varie incarnazioni come ubuntu,fedora, etc..) che permetterebbero a progetti come i tuoi di monetizzare, anche in piccola parte, l’impegno che viene speso nel crearli?

I distributori dovrebbero iniziare col riconoscere che è nel loro stesso interesse far arrivare parte delle loro entrate agli sviluppatori delle applicazioni che danno un senso al loro sistema operativo. Una soluzione potrebbe essere creare un sistema di donazioni e micropagamenti anche ricorrenti integrato nell’interfaccia per l’installazione delle applicazioni.

La centralizzazione del sistema di pagamento avrebbe effetti simili, in un contesto diverso, all’App Store di Apple: gli utenti dovrebbero inserire una sola volta le loro “credenziali” e il processo di pagamento diventerebbe, almeno tecnicamente, “indolore” e immediato. Il sistema potrebbe suggerire donazioni per le app più usate dall’utente. Per gli utenti che non hanno una conoscenza dei singoli progetti sarebbe possibile anche accettare donazioni la cui destinazione non è specificata. La ripartizione potrebbe avvenire automaticamente in base al software installato e utilizzato. Per le grandi aziende e le istituzioni potrebbe essere un modo semplice di finanziare il Free Software, senza dover entrare nei dettagli tecnici. Lo so, sono proposte vaghe che vanno definite meglio, ma con un po’ di coraggio si potrebbe creare un ecosistema in grado di cambiare radicalmente il panorama del desktop Linux.

Ritornando ai tuoi progetti, hai in mente qualcosa di nuovo per il futuro o pensi di focalizzarti nel miglioramento dei tuoi 2 cavalli di battaglia?

Qualche idea ce l’ho. E sarebbe un sogno poter lavorare sempre al 100% su queste cose. Francamente tutto dipende dal successo dei tentativi di monetizzare i progetti esistenti.

46 Commenti »

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  • # 1
    Andrea R
     scrive: 

    Questo tizio la pensa esattamente come me, tranne che per i bambini! In bocca al lupo!

    Per tutti quelli che vogliono conoscere i legami tra software libero ed economia ricordo il libro “The bazaar & the cathedral” di Eric S. Raymond, un must assoluto.

  • # 2
    goldorak
     scrive: 

    Che incentivo ce’ a pagare se poi uno puo’ scaricarsi legalmente il sorgente e compilarsi il programma per la propria distribuzione ?
    Gli unici che pagherebbero sarebbero gli utenti alle prime armi, quelli che vogliono usare linux come windows, un sistema closed source dove ti danno gia’ il software preconfezionato.
    Con il software gpl, secondo me per monetizzare ci sono due strade : donazione (non obbligatoria) da parte degli utenti finali, oppure sponsorizzazione da parte di qualche azienda che vuole un software specifico.
    Ma farsi pagare per piccoli player multimediali, o reader rss o programmini del genere e’ destinato al fallimento.

  • # 3
    Lorenzo
     scrive: 

    non è per fare l’avvocato del diavolo però mi sembra che allo stato attuale la situazione che emerge dalla breve intervista a Flavio Trodini sia poco incoraggiante: mi sembra di capire che gli utilizzatori di software libero di fatto sono tirchi e, se lasciati liberi di decidere, decidono nella stragrande maggioranza di non volersi curare minimamenti degli sforzi profusi per realizzare un prodotto di cui godono i benefici…oggettivamente triste come è triste che la gente non capisca la distinzione tra software libero e software gratis e come è triste constatare che nel mondo reale le battaglie per la libertà della cultura sono portate avanti da persone che credono nella gratutià del lavoro altrui…leggere le ultime righe dell’intervista fa riflettere: c’è un programmatore che spera di riuscire a trovare un modo per monetizzare un lavoro ampiamente utlizzato da altri che invece se ne fregano ed usano tutto quello che trovano con l’arroganza di chi crede che tutto gli sia dovuto per diritto costituzionale.
    Auguro tutta la fortuna a persone capaci come Flavio ma la verità è che continuando su questa china, senza una presa di coscienza da parte degli utilizzatori sempre più persone dovranno giocoforza rivolgersi ad altri modelli di business…inutile dire che per quato mi riguarda chi non lo capisce si merita di essere condannato ad usare l’ipad finchè campa con le applicazioni che il dio/padrone Jobs decide di concedergli.
    Il software libero sotto questa luce allora si riduce ad una vetrina per le proprie capacità nella speranza che qualcuno con i soldi decida di finanziarti/comprare il tuo progetto/assumerti? il software libero è un modello di business solo se se agisci sotto l’ala protettrice di un gigante? e se non vivi in questa situazione cosa fai? vai ad infoltire le schiere di consulenti che cercano di sbarcare il lunario in un mercato sovraffollato di incomptenti che sputtanano la professione? così si fa la fine dei sistemisti.

  • # 4
    goldorak
     scrive: 

    @ Lorenzo : nessun obbliga quello sviluppatore ad usare una licenza gpl. Puo’ benissimo usarne una “proprietaria” e distribuire unicamente i binari con meccanismo di attivazione.
    Vuoi usare il software, bene allora paga e te lo attivo.
    Perche’ questo non va bene ?

    Inoltre e’ ridicolo dire che gli utenti linux sono tirchi, mentre quelli di windows e mac no. Sai la pirateria esiste eccome sia sotto windows che anche sotto mac. Sapessi quanti ne conosco che usano photoshop craccato su mac. E chi si ricorda di Hotline ? Dove e’ nato questo software (antenato dei moderni software p2p anche se era strettamente parlando un architettura client/server). Su che piattaforma ? Suvvia Lorenzo, un po’ meno moralismo, e piu’ realismo.
    La gente, se non obbligata a pagare non lo fa. E anche quando sarebbe obbligata (vedi software closed source su sistemi proprietari) cerca modi alternativi.

  • # 5
    Emanuele Rampichini (Autore del post)
     scrive: 

    @goldorak

    Che incentivo ce’ a pagare se poi uno puo’ scaricarsi legalmente il sorgente e compilarsi il programma per la propria distribuzione ?

    La sottoscrizione ed il contatto diretto con lo sviluppatore secondo me potrebbe essere un altra strada percorribile. Immagina uno scenario del genere: voglio implementata la feature X nel programma. Io sviluppatore considero che per tale feature servono 1000€. Quando verrà raggiunta la cifra con donazioni lo sviluppatore inizierà a lavorare alla feature. Una sorta di sponsorizzazione ma senza grandi aziende dietro. Una cosa del genere è successa per esempio con il progetto Krita.

    @Lorenzo
    Secondo me questa realtà è frutto anche del fatto che si tenda a parlare poco di queste cose. E proprio per questo ho deciso di pubblicare questo pezzo.

  • # 6
    Lorenzo
     scrive: 

    1)nessuno ti obbliga…però prima o poi sono i tuoi figli che lo fanno.
    2)non ho mai detto che gli utenti Win e mac sono meno tirchi (quotami il punto in cui lo dico senza mettermi in bocca parole mai pronunciate)…lì sono in effetti anche peggio: come hai sottolieato tu rubano.
    3)moralismo? aspettarsi che una persona se ne ha la possibilità paghi per quello che utilizza (addirittura quando ha la scleta su QUANTO dare) con diletto e/o soddisfazione è moralismo? cos’è manco i 4 euro del pacchetto di sigarette ci si può aspettare? scommetto che se un lavavetri ti lava il vetro dell’auto non hai il coraggio di scappare senza pagare…perchè sarebbe moralismo aspettarsi che col programmatore si faccia la stessa cosa?

  • # 7
    goldorak
     scrive: 

    @ Emanuale Rampichini ha scritto :

    “La sottoscrizione ed il contatto diretto con lo sviluppatore secondo me potrebbe essere un altra strada percorribile. Immagina uno scenario del genere: voglio implementata la feature X nel programma. Io sviluppatore considero che per tale feature servono 1000€. Quando verrà raggiunta la cifra con donazioni lo sviluppatore inizierà a lavorare alla feature. Una sorta di sponsorizzazione ma senza grandi aziende dietro. Una cosa del genere è successa per esempio con il progetto Krita.”

    Si, ed e’ successo anche con Inkscape. Donazioni (non obbligatorie) per far avanzare features che per esempio sono scoccianti da implmementare. Non ce’ niente di male in questo. Figuriamoci, anche la FSF da di tanto in tanto dei finanziamenti per far avanzare lo stato di alcuni progetti.

    Quello che pero’ non si vuole capire, e forse te ne ricorderai che ne abbiamo parlato in un altra dicussione e’ che il modello per monetizzare software gpl e’ diverso da quello per monetizzare software closed source. Nel secondo caso sono TUTTI gli utenti del software a sobbarcarsi il costo, e “comprano” anzi no affittano un software “feature complete”. Valido per essere utilizzato su una specifica versione di un so, ed esere installato x volte. Quando esci da questo seminato, deve sborsare di nuovo soldi.

    Nel modello open source, non e’ possibile seguire questa strada. Vuoi perche’ l’ecosistema software e’ in continuo cambiamento. Il kernel si aggiorna continuamente, qualche volta le distro sono obbligate a fare l’upgrade e che succederebbe con software che fa uso di attivazioni ? Il sistema e’ sempre lo stesso, ma il kernel e’ cambiato. Che si fa si obbliga l’utente a ricomprare il software ? Inoltre il software pagante sarebbe in competizione con moltissimo software free e libre.

    Quindi e’ evidente che il modello cambia. Chi e’ che paga allora in questo nuovo mondo ? Le aziende che sponsorizzano vari progetti software, le varie communita’ che vogliono vedere crescere uno specfico progetto che quindi danno soldi per incentivare la implementazione di alcune parti etc… Ma l’utente finale in quanto tale non deve sobbarcarsi alcun costo.

    E questa l’enorme differenza tra il modello proprietario e quello open source. Bada bene che io ho sempre sostenuto che sviluppare un software ha un costo a partire da un certo livello.
    La questione e’ chi paga ? Nel mondo closed source sono gli utilizzatori che pagano obbligatoriamente. Nel mondo open source chi paga sta piu’ in alto nella catena “alimentare”.

    Chi invece vuole sviluppare nel mondo open source seguendo lo stesso modello del software closed source e’ destinato a scontrarsi con la realta’. E tornera’ a sviluppare su piattaforme proprietarie dove e’ l’utente finale che paga.
    Da piu’ sicurezza questo ? Forse, ma io ne dubito vedendo l’avanzare dei software open source.

    Internet e’ stato un grande democratizzatore, l’open source fara’ la stessa cosa nel mondo del software.

    Ci manca solo che si sentano voci nel coro che dichiarino di abolire il sofwtare open source o farlo diventare illegale perche’ costituisce una minaccia allo status quo.

  • # 8
    Giulio85
     scrive: 

    Uno sviluppatore (professionista e non) non può certo campare con le sole donazioni.

    D’altro canto si fa troppa filosofia dietro questi progetti, dimenticandosi che le società devono comunque rientrare delle spese per lo sviluppo.

    In genere per progetti medio-grandi questo avviene tramite il supporto a pagamento.

    Per prodotti piccoli il supporto spesso non è neanche necessario, e questo significa quasi sempre che agli sviluppatori non andrà nulla.

    Poi ci sono alcuni programmi free che fanno da cavallo di troia per i prodotti commerciali.

    Insomma si fa un po’ troppa demagogia intorno al software free.

  • # 9
    j
     scrive: 

    @ Lorenzo: pienamente d’ accordo

    leggere le ultime righe dell’intervista fa riflettere: c’è un programmatore che spera di riuscire a trovare un modo per monetizzare un lavoro ampiamente utlizzato da altri che invece se ne fregano ed usano tutto quello che trovano con l’arroganza di chi crede che tutto gli sia dovuto per diritto costituzionale.

    personalmente non posso fare a meno di pensare che il sw libero ( e stallman) abbia fatto dei danni, inculcando certa mentalità…
    è risaputo che quando dai a qualcuno un dito, poi pretende tutto il braccio – così di fronte ad alcune classi di sw rilasciate in forma gratuita o aperta magari perchè commoditizzate e ormai prive di possibilità di sfruttamento economico (nessuno più pagherebbe per un browser web) oppure grazie alla lodevole iniziativa di singoli sviluppatori, in gran parte della gente si è formata la convinzione che tutto il sw debba essere gratuito, sostanzialmente azzerando il valore ad esso attribuito
    cosa che per chi ha studiato anni per entrare nel mondo dello sviluppo sw sperando di vedere il suo impegno giustamente remunerato, non può che costituire una profonda delusione …

    senza una presa di coscienza da parte degli utilizzatori sempre più persone dovranno giocoforza rivolgersi ad altri modelli di business…

    il problema (che sotto certi aspetti è un po’ quello che sia ha con la pirateria) è che ormai gli utlizzatori sono in buona parte viziati, portarli a tale presa di coscienza non è facile…

    Il software libero sotto questa luce allora si riduce ad una vetrina per le proprie capacità nella speranza che qualcuno con i soldi decida di finanziarti/comprare il tuo progetto/assumerti?

    ottima deduzione
    facci caso, i progetti ammessi alla google summer of code sono svolti praticamente solo da studenti di informatica / computer science…

    il software libero è un modello di business solo se se agisci sotto l’ala protettrice di un gigante?

    in quel caso, oppure se hai altri introiti che il fatto che il sw sia aperto e gratuito non inficiano – vendita di spazi pubblicitari, vendita di dati statistici, vendita di supporto, vendita di soluzioni e sistemi nelle quali il sw fa da valore aggiunto eccetera

    una cosa che è interessante notare è che il modello del free sw giova più a quelle società abbastanza ampie da non doversi preoccupare del mancato guadagno per quanto riguarda il sw (magari colossi attivi in più campi), che non alle piccole ditte o sviluppatori indipendenti, che cerchino di capitalizzare su una singola idea interessante o vendere un qualche applicativo di nicchia per esigenze particolari – paradossalmente, il modello ideato da stallman avvantaggia proprio quelle per abbattere le quali era stato concepito…

  • # 10
    pabloski
     scrive: 

    l’unico metodo è la pubblicità e sembra che sia google che apple l’abbiano capito

    apple ha una clientela molto fedele, che paga, eppure ritiene di dover usare la pubblicità, segno che, espandendosi, attirerà sempre più utenti “tirchi”

    il discorso comunque si può fare pari pari nel mondo closed….alzi la mano chi ha una copia di windows legale

    e photoshop? non penso proprio che tutti i ragazzini che lo usano per modificare le foto da mettere su feisbuc, abbiamo pagato le cifre astronomiche richieste da adobe

    questo è per dire che lo sviluppatore che vuole monetizzare deve rivolgere lo sguardo verso il settore enterprise e non quello home

    sul fronte home c’è da sperimentare la strada pubblicitaria, ma non è detto che non fallirà e non è detto che il mondo open l’accetterà

  • # 11
    pabloski
     scrive: 

    @j: non vedo perchè punti il dito contro l’open….l’opensource ancora oggi nel settore home e office è quasi inesistente, quindi come fai a dire che ha viziato gli utenti?

    gli utenti sono viziati, è vero, e pretendono che tutto sia gratis ma non perchè c’è l’opensource, ma perchè il software non è un bene tangibile, non si tocca, non ha volume e loro lo concepiscono come un qualcosa senza valore

    altrimenti come spieghi i miliardi di software pirata? come vedi il vizio esiste anche nel closed source

    non è che scomparendo l’opensource, la gente comincerà a comprare photoshop

    e come lo spieghi il fenomeno della pirateria musicale? lì l’open non c’è mai stato, eppure la gente è viziata e pretende di aver diritto a scaricare di tutto aggratis

    evidentemente il problema è che il software come la musica e i video non sono fatti di ferro, plastica o legno e quindi vengono percepiti come un qualcosa che non costa nulla per produrre

    ma questo, ripeto, è un problema del software in sè non è il risultato dell’opensource ( che poi non significa gratis ma aperto )

  • # 12
    j
     scrive: 

    ER

    La sottoscrizione ed il contatto diretto con lo sviluppatore secondo me potrebbe essere un altra strada percorribile. Immagina uno scenario del genere: voglio implementata la feature X nel programma. Io sviluppatore considero che per tale feature servono 1000€. Quando verrà raggiunta la cifra con donazioni lo sviluppatore inizierà a lavorare alla feature. Una sorta di sponsorizzazione ma senza grandi aziende dietro. Una cosa del genere è successa per esempio con il progetto Krita.

    il problema però è che uno sviluppatore (e la sua famiglia) ha bisogno di mangiare sempre, non solo tra una feature e l’ altra …
    quindi o lo sviluppatore ha anche altri introiti più regolari (magari un altro lavoro) o non ha problemi economici (magari è ancora mantenuto dalla famiglia, in entrambi i casi si dedicherebbe al sw nel tempo libero, questo sarebbe in effetti il suo hobby e le donazioni, un di più) o è difficile che possa vivere e mantenere a sua volta una famiglia con le sole donazioni…

    goldorak

    Ci manca solo che si sentano voci nel coro che dichiarino di abolire il sofwtare open source o farlo diventare illegale perche’ costituisce una minaccia allo status quo.

    ognuno ha il diritto di fare quello che vuole col proprio tempo e di regalare il risultanto del suo lavoro, se così desidera – quindi dubito si sentiranno mai proposte di rendere illegale il sw aperto

    in compenso, sento (/leggo) spesso gente che vorrebbe rendere illegale il sw commerciale, sulla base che il sw tutto debba essere patrimonio dell’ umanità…

  • # 13
    blugo
     scrive: 

    Oggi tira molto di piu’ il prendere che non il condividere…

    “Il web è un posto dove un’infinità di matti offrono il loro lavoro al prossimo, in cambio di un sorriso e qualche citazione, e magari per i più fortunati arriva un contratto di vendita ad un pesciolone di quelli grossi e ti cambia la vita, ma a me non frega niente,io son qui per chiedere, prendere e stop.”

    Per molti dev’essere cosi la faccenda, l’Open Source piace a tutti, finche sono gli altri a farlo.

  • # 14
    goldorak
     scrive: 

    j ha scritto : “personalmente non posso fare a meno di pensare che il sw libero ( e stallman) abbia fatto dei danni, inculcando certa mentalità…
    è risaputo che quando dai a qualcuno un dito, poi pretende tutto il braccio – così di fronte ad alcune classi di sw rilasciate in forma gratuita o aperta magari perchè commoditizzate e ormai prive di possibilità di sfruttamento economico (nessuno più pagherebbe per un browser web) oppure grazie alla lodevole iniziativa di singoli sviluppatori, in gran parte della gente si è formata la convinzione che tutto il sw debba essere gratuito, sostanzialmente azzerando il valore ad esso attribuito”

    Questa e’ una idiozia bella e buona.
    La gente piratava e continua a piratare, e le aziende come Adobe, Microsoft e compania bella si facevano piratare allegramente quando il popolino manco sapeva cosa fosse il movimento open source capitanato da Stallman e dalla Free Software Foundation.

    Il software per decenni e’ stato libero, libero e libero da brevetti. Gente come Gates/Jobs etc… alla fine degli anni 70 ha inculcato nel popolo che il software fosse “qualcosa” di speciale. Dove l’utente finale non ha alcun diritto e chi fa il software e’ il guardiano del castello. Ti soprende allora che un movimento democratizzatore come quello della FSF venga accettato comodamente ? ^_^

    Il movimento open source e’ stata una boccata d’aria fresca nel mondo stantio e dittatoriale del software closed source commerciale. Io amo il software open source perche’ mi da liberta’, non devo entrare i crisi ogni volta che voglio aggiornare il mio pc perche’ Windows potrebbe ritorcersi contro di me dicendo “guarda credo di essere una versione pirata” adesso ti disattivo tutto. Ed io windows xp l’ho comprato originale.
    Stessa cosa per i giochi, finche’ l’uso non era vessatorio li compravo. Ora non piu’ e non mi frega un accidente se l’intera industria dei videogames sprofondasse nella fossa delle marianne.

    Io il software per decenni l’ho comprato. Arrivato ad un certo punto vedendo il che modo l’utente finale veniva trattato ne ho fatto a meno. E questo l’ho potuto fare perche’ l’open source era li presente.

    Chi vuole continuare ad usare software closed source ed essere trattato da bestiamo senza alcun diritto ma che si accomodi pure.
    Windows non vende ? Office non vende ? La pletoria di software closed source commerciali non vendono ? E allora di cosa ci lamentiamo ? Che esiste un alternativa vera e legale all’ecosistema del software closed che e’ un furto legalizzato ?
    Se la pensi cosi’ e’ triste.

  • # 15
    Emanuele Rampichini (Autore del post)
     scrive: 

    Per molti dev’essere cosi la faccenda, l’Open Source piace a tutti, finche sono gli altri a farlo.

    Se fosse vero quello che scrivi nessuno lo farebbe! ;-)
    La faccenda, senza scendere in discorsi etici, è semplice: per un motivo o l’altro il software libero esiste. Può piacere o non piacere ma c’è e spesso permette di ottenere ottimi risultati con il minimo sforzo. Se a qualcuno questo non piace può chiudere gli occhi e fingere che non esista o pensare a quanto sarebbe bello il mondo se non fosse mai stato inventato, ma si deve rendere conto che sicuramente qualche competitor riuscirà in qualche modo a tirare fuori prodotti o servizi analoghi ai tuoi con 1/100 dei costi (pensiamo a quanti sistemi operativi mobile stanno fiorendo e quanto ha speso MS per tirarne su uno che è stato letteralmente affondato dalla concorrenza).

    E questa rispondendo anche a Giulio85 credo che possa definirsi tutto tranne demagogia.

  • # 16
    Alessandro Veneri
     scrive: 

    Credo che lo sviluppo del software potrebbe essere sostenuto agevolmente dai produttori di hardware e dai provider internet i quali se hanno qualche guadagno lo devono proprio all’esistenza del software stesso.
    Credo che molti sarebbero disposti a pagare un 5-10% in più le proprie macchine o il prorprio abbonamento internet in cambio di avere libero accesso al software.
    Casomai si potrebbe aggiungere una forma di tassazione a chi lo usa in ambito professionale (ma senza licenze inutilmente costose).
    Sarebbe anche abbastanza facile distribuire le retribuzioni in base ai download ed ai giudizi positivi degli utenti.
    La cosa mi sembra fattibile.
    Bisognerebbe però investire molto di più sugli ambienti di sviluppo in modo da rendere la programmazione meno laboriosa , specie ora che sviluppare in parallelo è una cosa all’ordine del giorno.

  • # 17
    j
     scrive: 

    c’è una sostanziale differenza tra la mentalità viziata a cui mi riferivo prima e quella di chi pirata sw – spero che alla luce di quel che segue tutto il discorso diventi chiaro, altrimenti inizierei a dubitare delle vostre capacità di lettura e comprensione

    piratare sw porta una certa gratificazione, derivante dall’ essere entrati in possesso di un bene con un certo valore e costo senza aver dovuto corrispondere quel costo, e di poterne usufruire allo stesso livello di chi quel costo lo ha invece sostenuto (anzi, per certi aspetti meglio e più comodamente – vedi assenza di seccature, sistemi di protezione, DRM ecc)
    quindi c’è la soddisfazione di poter usare gratuitamente uno strumento di lavoro o di svago di cui si sentiva il bisogno, e al tempo stesso quella di sentirsi “furbi” o “più in gamba” (per aver saputo dove trovare le fonti “alternative”, saputo impiegare gli strumenti per aggirare le protezioni, applicare le patch ecc, od anche solo per essere stati capaci di risparmiare) più di chi invece ha acquistato il prodotto

    nel caso del free sw, invece, si ha un passaggio logico
    se lo sviluppatore originale di un determinato sw, chi ci mette l’ impegno, rilascia a costo zero con tanto di sorgenti, dal punto di vista della gente comune questo può significare solo una cosa, che egli stesso riconosce che il suo impegno abbia valore 0;
    quindi, che quantomeno quel tipo di sw, abbia valore commerciale 0 e quindi è giusto per stessa ammissione di chi lo ha creato, che venga diffuso gratuitamente e i sorgenti siano patrimonio dell’ umanità;
    quindi, si è legittimati a dare contro chi tenti di vendere sw dello stesso tipo apparentemente equivalente (non importa quanto profonde siano le differenze tecniche e l’ eventuale valore aggiunto della soluzione commerciale) in quanto questi starebbe commettendo un torto
    per estensione, vedendo che sw di altro genere può essere sviluppato come foss e rilasciato gratuitamente, allora TUTTO il sw prodotto dev’ essere quantomeno gratuito – ovvero, il sw in sè stesso perde di valore, e nessuno è più disposto a ritenere accettabile ( o plausibile) pagare per acquistare una licenza di un’ applicazione

    questo è esattamente quanto nell’ ultima decina d’ anni mi è capitato spessissimo di leggere (su vari forum hwupgrade in primis, che ho smesso di moderare, poi frequentare non sopportando più certi atteggiamenti e certa mentalità da parte della gente) oltre che sentire dal vero
    quindi non posso certo dire che si tratti di una mia invenzione, e definirla idiozia sarebbe, oltre che incivile, un grave insulto

  • # 18
    ciarlatano
     scrive: 

    ennesimo articolo scritto ad arte per sguinzargliare una manica di fake per gettare palta su linux, l’opensource etc.
    la svolta antilibertaria è palese, la vede anche mio cuggino di 8 anni.

  • # 19
    Emanuele Rampichini (Autore del post)
     scrive: 

    @ciarlatano
    Se l’articolo fosse stato un mio pezzo avrei saltato a piè pari il tuo commento infondato come sono solito fare con commenti del genere ma visto che ci sono dentro anche le idee di una persona *che scrive e rilascia software libero* ti pregerei quantomeno di scusarti con lui per le tue insinuazioni.

    P.S.
    Mi piacerebbe sapere quali sono i punti secondo te creati ad arte e per quale scopo sono stati messi. Mi raccomando motivali bene.

  • # 20
    goldorak
     scrive: 

    j ha scritto :

    >…nel caso del free sw, invece, si ha un passaggio logico
    > se lo sviluppatore originale di un determinato sw, chi ci mette l’ impegno, rilascia a costo zero con tanto di sorgenti, dal punto di vista della gente comune questo può significare solo una cosa, che egli stesso > riconosce che il suo impegno abbia valore 0;

    Questo passaggio logico lo vedi solo tu. Quindi seguendo la tua logica assurda uno sviluppatore che rilascia al mondo un software open source lo fa perche’ ritiene che quello che ha fatto vale 0.
    Questo non sta ne’ in cielo ne’ in terra. E di controesempi alla tua logica ce ne sono molti. A partire dallo sviluppatore singolo di Scribus. Lui da solo ha iniziato il progetto, perche’ le aziende snobavano Linux e nessuno voleva fare un software DTP. Ha iniziato lui per passione e con una visione. Poco a poco si sono aggiuti altre persone e nel corso di 6-7 anni hanno fatto diventare Scribus quel piccolo gioiello che e’. Alcuni sviluppatori sono sponsorizzati da aziende commerciali, altri partecipano liberamente. Il progetto ha creato un bellissimo manuale che e’ in vendita e le cose vanno a gonfie vele. Ed il progetto continua a migliorare ad occhio. E nonostante questo si sentono le soliti critiche ma che senso ha quando ce’ gia’ Adobe e Quark ?

    Ti e’ passato per la mente che forse la cultura partecipativa allo sviluppo del software possa essere un incentivo molto forte ?
    Chi vuole la pappa pronta ha il mondo closed source a portata di mano. Ma perche’ inveire sulle persone che VOLONTARIAMENTE guardano al software come una passione e che possono far condividire con il mondo ?

    Io ho il massimo rispetto per coloro che ad esempio rilasciano freeware per FS 2004. Ci sono alcuni esempio che rilvaleggiano in pieno con add on commerciali. Sono forse modders infettati da qualche malattia se rilasciano per il piacere di tutti il frutto del loro lavoro ? Perche’ quello che sostieni va oltre il free software.
    Tu stai dicendo che in questo mondo, qualunque cosa venga prodotta (non importa se per passione, etc…) l’unico sbocco possibile e’ la sua commercializzazione. Vedi questo modo di pensare e’ quello che ci sta portando sul baratro della cultura privatizzata (dove ormai si estende il copyright tanto da farlo diventare for all pratical purposes infinito). Hai paura delle Creative Commons e dalla cultura free suppongo.

    > si è legittimati a dare contro chi tenti di vendere sw dello stesso >tipo apparentemente equivalente (non importa quanto profonde siano le ?>differenze tecniche e l’ eventuale valore aggiunto della soluzione >commerciale) in quanto questi starebbe commettendo un torto
    >per estensione, vedendo che sw di altro genere può essere sviluppato >come foss e rilasciato gratuitamente, allora TUTTO il sw prodotto dev’ >essere quantomeno gratuito – ovvero, il sw in sè stesso perde di >valore, e nessuno è più disposto a ritenere accettabile ( o >plausibile) pagare per acquistare una licenza di un’ applicazione
    >

    Anche qui, la tua logica ha enormi buchi.
    Chi dice che tutto il software prodotto debba essere gratuito ? Ti sei guardato in giro ?
    Non mi pare che l’industria dei videogames dia via gratuitamente i giochi. Anzi fanno il contrario. Di anno in anno, ti fanno pagare sempre dippiu’ e ti danno sempre meno. Adobe ti regala forse il suo software ? Microsoft, Autodesk etc….
    Il software closed source per la maggior parte e’ a pagamento (incentrato sul utente finale).

    Il software open source e’ diverso. E diverso perche’ non ce’ un singolo dittatore che specifica chi puo’ e chi non puo’ usare il software. Tu sei liberissimo di fare un software gpl a pagamento (vedi la red hat ad esempio). Ma poi non puoi lamentarti se i sorgenti vengon usati liberamente per ricompilare il software (magari togliendo trademark e robe proprietarie varie) e usarlo come da licenza.

    Se il software perde di valore, perde di valore perche’ le software house hanno trattato gli utenti come dei criminali. Ma dimmi perche’ devo spendere 500 € o quello che e’ per Photoshop, essere soggetto ad azioni vessatorie quando con GIMP posso fare il 98% di quello che farei con il prodotto proprietario ? Chi e’ che svaluta il software ?
    Il mondo open source da valore al software, e da valore alle persone.
    Il osftware commerciale penalizza l’utente finale, e fintanto che quest’ultimo non ha scelta rimane li dov’e’. Appena si presenta una spiraglio dice addio e non torna piu’ indietro. La colpa di questo e’ soltanto della aziende di software.

  • # 21
    pabloski
     scrive: 

    @j: in tutta franchezza continuo a non capire il tuo ragionamento

    tu parli di un tipo d’utente smanettone….non vedo perchè la ragazzina che si trova photoshop preinstallato e craccato debba sentirsi “più furba” degli altri….

    sai quanto gliene frega dell’open, del closed e dell’eula?

    quello che vedo nella gente comune, nel 90% degli utenti di pc, è la volontà di trovare tutto subito e costo zero….non importa se poi si chiama freeware, opensource o closed craccato

    del resto il tuo ragionamento non regge perchè la stragrande maggioranza del software freeware viene fornito già precompilato e l’utente non sa nemmeno che è open e del resto non è che sia tutto open eh!!!

    quindi il problema è più che altro il freeware che l’opensource….del resto tu concludi immediatamente che opensource=freeware, ma non sempre è così

    ci sono pacchetti open che vengono venduti, che costano un occhio della testa in assistenza

    infine seguendo il tuo ragionamento dovremmo bacchettare anche ms visto che offre fior fiore di software gratis ( live messenger, visual studio express, internet explorer, windows mail, ms security essentials )

    infine, anche ammettendo la linearità del tuo ragionamento, rimane il fatto che qualunque siano le ragioni ideologiche che spingono l’utente, egli continua a craccare anche software closed e a scaricare gratis film, canzoni, videogiochi

    e, come ho detto prima, questo fenomeno piratesco è nato ben prima dell’opensource, visto che poi l’opensource nel mondo home è una mosca bianca….quindi come fai a dire che la responsabilità è dell’open?

  • # 22
    goldorak
     scrive: 

    Citerei anche Blender benche’ sia un programma open source e’ nato come programma proprietario. E non e’ stato rilasciato alla comunita’ cosi’ solo perche’ valeva 0.
    La comunita’ si e’ messa d’accordo, hanno raccolto soldi, qualcosa come 150 000 $ ed hanno comprato il codice sorgente dalla societa’ che aveva finanziato lo sviluppo del prodotto commerciale.
    Alla faccia dei tirchi pinguini. ^_^

    E nel corso di tanti anni hanno migliorato in maniera drastica il software. Forse vale 0 perche’ e’ open source ?

    Dovete uscire dalla mentalita’ closed source.
    L’open source va valutato diversamente.

  • # 23
    j
     scrive: 

    vedo che quello che scrivo continua a essere sistematicamente frainteso, a questo punto dubito seriamente delle mie capacità di spiegarmi, o dell’ intenzione altrui di leggere – in entrambi i casi è impossibile continuare …

    goldorak

    Questo passaggio logico lo vedi solo tu.

    Anche qui, la tua logica ha enormi buchi.

    avrà enormi buchi, ma non è la mia logica
    è la logica di parecchia gente con cui ho avuto a che fare dal vero e su internet (tanta da farmi in effetti ritenere che si tratti di un’ opinione statisticamente preponderante)
    l’ avevo scritto, mi sembrava che fosse chiaro – se si continua a mettermi in bocca parole che riporto ma che non condivido, per non voler leggere, non si va avanti

    Chi dice che tutto il software prodotto debba essere gratuito ?

    io no di certo, no mi sognerei mai di dire una cosa del genere (tanto per la cronaca, io sono uno che è entrato a ingegneria informatica con l’ idea di sviluppare e vendere videogiochi)

    Ma poi non puoi lamentarti se i sorgenti vengon usati liberamente per ricompilare il software (magari togliendo trademark e robe proprietarie varie) e usarlo come da licenza.

    motivo per cui io (qui parlo per me) non sceglierei mai la GPL
    se sviluppassi del sw su cui non mi interessi monetizzare, nè mi dispiacerebbe se lo facessero altri, si tratterebbe di roba “didattica”, al che porrei il codice sotto licenza BSD – like o public domain come già facemmo su HWU per il progetto diamonds; altrimenti starei scrivendo codice su cui ho speso tempo e risorse mentali, e nonostante la soddisfazione derivante dall ‘avere una base di utenti mi dispiacerebbe che altri possano trovarsi pronti senza sforzi gli algoritmi da me studiati, al che lo pubblicherei come freeware closed source
    la la GPL la userei solo se effettivamente costretto dalle circostanze
    con tutto il rispetto per chi sceglie di usarla comunque

    Se il software perde di valore, perde di valore perche’ le software house hanno trattato gli utenti come dei criminali.

    il fatto che il free sw modifichi le aspettative e le convinzioni dell’ utenza, e la pirateria, sono due fenomeni che avvengono in parallelo e su due versanti diversi

    soprattutto, le gente che continua a piratare e quella che si aspetta che tutto il sw sia prodotto come FOSS, sono due categorie diverse (anche se hanno in comune la mentalità del tutto gratis – ma solo quella, e per ragioni diverse)

    Ma dimmi perche’ devo spendere 500 € o quello che e’ per Photoshop, essere soggetto ad azioni vessatorie quando con GIMP posso fare il 98% di quello che farei con il prodotto proprietario ?

    gimp manca di tuttta una serie di caratteristiche che photoshop ha ( a cominciare dagli adjustment layers, pantone, quadricromia integrata nel workflow, effetti non distruttivi, un ecosistema di plugin di terze parti e una api standard a questi dedicata ecc), per le quali è lo standard industriale del suo settore, e per le quali i professionisti del fotoritocco lo trovano irrinunciabile
    se la versione attuale di gimp copre le tue esigenze semplicemente vuol dire che: o non usi quelle caratteristiche ( ma se fossi un professionista finiresti per usarle, perchè fanno parte del workflow normalmente impiegato negli studi grafici) o ti accontenti ( ma allora non saresti un professionista, perchè un professionista tenderebbe a essere pragmatico sugli strumenti che gli permettono di svolgere il suo lavoro)
    in entrambi i casi non sei un professionista della grafica, e vedi quel settore con l’ occhio dell’ appassionato / amatore
    ma allora in ambito fotoritocco amatoriale / domestico ci sono molte altre applicazioni a parte photoshop, a cominciare da un certo PSP molto più economico (e sempre meglio di gimp, se non altro per la ui)…
    un professionsita della grafica d’ altro canto, non si sentirebbe vessato da quei 500 euro o quel che è, semplicemente la vedrebbe come una spesa necessaria a dotarsi degli strumenti necessari al suo lavoro, al pari della macchina fotografica (peraltro una medio formato costa MOLTO più di photoshop..) e nel tempo ammortizzati

    Il mondo open source da valore al software, e da valore alle persone.

    come?
    se già l’ intervista di apertura verte sulle difficoltà per uno sviluppatore (c’è anche scritto disoccupato, non dimentichiamo) di applicazioni open source di vedersi retribuito il suo lavoro…

    a meno che tu non voglia dire che l’ open source incentiva gli sviluppatori commerciali a lavorare meglio per creare soluzioni in cui l’ utente percepisca un valore aggiunto, rispetto al sw open gratuito , nel qual caso sarei d’ accordo
    <Il osftware commerciale penalizza l’utente finale, e fintanto che quest’ultimo non ha scelta rimane li dov’e’.
    chi compra sw non lo fa perchè ha la pistola puntata alla tempia, se lo si fa perchè ha bisogno di uno strumento, ed è disposta a pagare per uno strumento che soddisfi i requisiti, e quello commerciale a volte è l’unico a soddisfarli

    pabloski

    tu parli di un tipo d’utente smanettone….non vedo perchè la ragazzina che si trova photoshop preinstallato e craccato debba sentirsi “più furba” degli altri…

    lo vedo io, quando sento la ragazzina dire “un programma che costerebbe migliaia di euro, io e tutti i miei amici lo usiamo gratis, tutti gli altri fessi dovrebbero pagarlo e non possono permetterselo”…

    del resto il tuo ragionamento non regge perchè la stragrande maggioranza del software freeware viene fornito già precompilato e l’utente non sa nemmeno che è open e del resto non è che sia tutto open eh!!!

    il fatto che sia precompilato o meno cosa c’entra? io non ho parlato minimamente del modo in cui viene fornito, mi riferivo al fatto che il sw venga percepito di valore nullo perchè altri realizzano sw analogo e lo regalano

    quindi il problema è più che altro il freeware che l’opensource….del resto tu concludi immediatamente che opensource=freeware, ma non sempre è così

    io ho scritto che a molta gente l’ open source ha indotto la convinzione che il sw tutto fosse privo di valore, che open source = freeware dove l’ avrei scritto?

    ci sono pacchetti open che vengono venduti, che costano un occhio della testa in assistenza

    lo so benissimo – ma la gente non compra l’ assistenza quando tutto quello di cui ha bisogno è il sw in quanto tale e può fare a meno degli orpelli…

    infine seguendo il tuo ragionamento dovremmo bacchettare anche ms visto che offre fior fiore di software gratis ( live messenger, visual studio express, internet explorer, windows mail, ms security essentials )

    in base a quale principio? visual studio express è una versione ridotta di un’ applicazione orientata a professionisti a cui la versione ridotta calza stretta venduta a caro prezzo (peraltro, altra applicazione su cui esiste un ecosistema di plugin di terze parti, anch’ essi irinnunciabili per i professionisti, e tutto un business che ruota intorno a questo), e che gli hobbisti non si sarebbero potuti permettere – le altre sono applicazioni verticali per desktop i cui costi vengono spalmati sulle licenze di windows e dagli introiti di questo sovvenzionati – ma non sono “gratis”, nè da sviluppare nè da acquistare

    direi che non è proprio lo stesso discorso…

    infine, anche ammettendo la linearità del tuo ragionamento, rimane il fatto che qualunque siano le ragioni ideologiche che spingono l’utente, egli continua a craccare anche software closed e a scaricare gratis film, canzoni, videogiochi

    scrocco, e azzeramento del valore percepito sono due cause complementari, come dicevo poc’ anzi a goldorak…

  • # 24
    j
     scrive: 

    Citerei anche Blender benche’ sia un programma open source e’ nato come programma proprietario. E non e’ stato rilasciato alla comunita’ cosi’ solo perche’ valeva 0.

    no, certo
    ma era un tool commerciale che non vendeva, con una pesante ristrutturazione della code base, interrotta a metà con la chiusura di NaN poi ripresa e completata solo qualche anno dopo – non essendoci i soldi per andare avanti la prospettiva era chiudere definitivamente

    E nel corso di tanti anni hanno migliorato in maniera drastica il software. Forse vale 0 perche’ e’ open source ?

    il sw open azzererebbe il valore del sw commerciale, non viceversa – molti direbbero che Maya e 3DSMax valgono 0 essendoci blender che “fa le stesse cose” e (adesso) viene rilasciato gratuitamente (sentito personalmente)

  • # 25
    goldorak
     scrive: 

    j ha scritto :

    >avrà enormi buchi, ma non è la mia logica
    >è la logica di parecchia gente con cui ho avuto a che fare dal vero e >su internet (tanta da farmi in effetti ritenere che si tratti di un’ >opinione statisticamente preponderante)
    >l’ avevo scritto, mi sembrava che fosse chiaro – se si continua a >mettermi in bocca parole che riporto ma che non condivido, per non >voler leggere, non si va avanti

    In questo frangente quello che pensa la gente e’ irrilevante. Invece e’ rilevante cio’ che pensano coloro che effettivamente danno al mondo il proprio progetto open source, o la propria mod, musica etc…
    E come ti ho dimostrato queste persone non danno via il loro “lavoro” perche’ vale 0.

    >io no di certo, no mi sognerei mai di dire una cosa del genere (tanto >per la cronaca, io sono uno che è entrato a ingegneria ?>informatica con l’ idea di sviluppare e vendere videogiochi)

    Vedi, aparte Stallman che come tutti i grandi visionari ha punte di eccesso, nessuno sta dicendo di fare a meno del software proprietario.
    Pero’ questo non significa che uno debba essere succube delle soluzioni proprietarie allorche’ ci sono soluzioni open source.
    E poi guarda che sviluppare e vendere videogames e proprio una di quelle nicchie dove il software open source (inteso come prodotto per l’utente finale) non attecchisce. Quindi non dovresti avere alcuna paura in proposito. Quanti giochi open source di successo conosci ?

    >motivo per cui io (qui parlo per me) non sceglierei mai la GPL
    >se sviluppassi del sw su cui non mi interessi monetizzare, nè mi >dispiacerebbe se lo facessero altri, si tratterebbe di roba >“didattica”, al che porrei il codice sotto licenza BSD – like o >public domain come già facemmo su HWU per il progetto diamonds; >altrimenti starei scrivendo codice su cui ho speso tempo e risorse >mentali, e nonostante la soddisfazione derivante dall ‘avere una >base di utenti mi dispiacerebbe che altri possano trovarsi pronti >senza sforzi gli algoritmi da me studiati, al che lo pubblicherei >come freeware closed source
    >la la GPL la userei solo se effettivamente costretto dalle circostanze
    >con tutto il rispetto per chi sceglie di usarla comunque

    Fammi capire, che licenza useresti su un software che non voui monetizzare ? La licenza BSD ? Ma lol, la licenza BSD e’ quanto di peggio ci possa essere. Da piena liberta’ alle aziende di prendere il tuo codice e farlo closed source e magari lo monetizzano pure.
    E chi si e’ visto si e’ visto.
    La gpl nasce da un altra visione, la crescita partecipativa dell’ecosistema software. Questo modo di intendere lo sviluppo software e’ completamente alieno alla licenza BSD.

    Se vuoi sviluppare in isolamento nessuno ti obbliga ad usare una licenza gpl. E puoi benissimo pubblicare soltanto il tuo prodotto sotto forma binaria. Ma i vantaggi della gpl sono come ho accenato piu’ su una dimensione di crescita collaborativa.
    Ma non tutti i progetti hanno bisogno di una tale licenza.

    >il fatto che il free sw modifichi le aspettative e le convinzioni >dell’ utenza, e la pirateria, sono due fenomeni che avvengono in >parallelo e su due versanti diversi
    >soprattutto, le gente che continua a piratare e quella che si aspetta >che tutto il sw sia prodotto come FOSS, sono due categorie diverse >(anche se hanno in comune la mentalità del tutto gratis – ma solo >quella, e per ragioni diverse)

    In questo sbagli di grosso. Continui a non capire o far finta di non capire come viene finanziato il software open source. Se fosse un sistema economicamente non sostenibile com’e’ che cresce di anno in anno ? Cos’e’ viene fatto il lavaggio del cervello alle persone per partecipare a costo 0 allo sviluppo del software ?

  • # 26
    goldorak
     scrive: 

    Continuo qui perche’ non ho potuto completare il mio intervento

    j ha scritto :

    >gimp manca di tuttta una serie di caratteristiche che photoshop ha >( a cominciare dagli adjustment layers, pantone, quadricromia >integrata nel workflow, effetti non distruttivi, un ecosistema di ?>plugin di terze parti e una api standard a questi dedicata ecc), per >le quali è lo standard industriale del suo settore, e per le quali i >professionisti del fotoritocco lo trovano irrinunciabile
    >se la versione attuale di gimp copre le tue esigenze semplicemente >vuol dire che: o non usi quelle caratteristiche ( ma se fossi un ?>professionista finiresti per usarle, perchè fanno parte del workflow >normalmente impiegato negli studi grafici) o ti accontenti ( ma >allora non saresti un professionista, perchè un professionista >tenderebbe a essere pragmatico sugli strumenti che gli permettono di >svolgere il suo lavoro)

    Scusa ma qui sembri un public relations di Adobe. Il fatto che photoshop sia standard non significa che qualsiasi altra soluzione e’ inutile. Magari faccio lavoro professionale per il web dove il CMYK e’ INUTILE. Magari ho installato centinai di scripts e plug-ins per GIMP che lo portano al livello di Photoshop. E se voglio gestire immagini con profondita’ di colore a 16 o piu’ bit per canale posso sempre usare cinepaint. In cosa queste soluzioni sono meno professionali ? Solo perche’ non hanno il marchio Adobe ?
    Ma per favore vedi di essere un tantino realista.

    >in entrambi i casi non sei un professionista della grafica, e vedi >quel settore con l’ occhio dell’ appassionato / amatore
    >ma allora in ambito fotoritocco amatoriale / domestico ci sono molte >altre applicazioni a parte photoshop, a cominciare da un certo PSP >molto più economico (e sempre meglio di gimp, se non altro per la ui >un professionsita della grafica d’ altro canto, non si sentirebbe >vessato da quei 500 euro o quel che è, semplicemente la vedrebbe >come una spesa necessaria a dotarsi degli strumenti necessari al suo >lavoro, al pari della macchina fotografica (peraltro una medio >formato costa MOLTO più di photoshop..) e nel tempo ammortizzati

    Ah la solita scusa.
    Se non usi un prodotto professionale che costa centinai di € rivolgiti a software da 10 €. E tutto quello che ce in mezzo non serve ? Perche’ devo rinunciare a Gimp se mi consente di fare un lavoro ed il cliente finale non riesce a percepire la differenza con photoshop e se ne frega allegramente. Quello che conta e’ il risultato finale.

    Lo sai che molte case editrici usano LaTeX. Ah si e’ un software di qualita’ dubbia visto che e’ gratuito.

    A me sembra che tu sia un bambino. E che tu non voglia vedere il valore del software open source. Gratuito non e’ indice di “software fatto con i piedi”. Lo sanno benissimo nelle stanze server, ed anche in altri settori.

  • # 27
    Simone82
     scrive: 

    Questa interessante discussione sta finendo in un contrasto tra fanboy…
    Il problema dell’open source, del freeware e del software libero è che sta diventando una ideologia parapolitica portata avanti da persone fanboyste… Abolite queste ultime e salverete il mondo del software libero…

    Ad esempio si potrebbe dire che tanti software open source, GPL e compagnia bella funzionano benissimo, ma a livello aziendale sono inutilizzabili: wordpress ha un codice barbino, ubuntu 10.04 è di una pesantezza mai vista in precedenza (gira peggio di XP), dire che con GIMP faccio il 98% di quello che faccio con PS CS5 significa che con PS ritocco le fotografie dei bambini al mare. Un sistema come Ubuntu non esisterebbe se non esistesse la Canonical che paga gli sviluppatori, i grandi software open source o liberi non esisterebbero se non avessero dietro strutture portanti che finanziano il progetto e permettono a gente di lavorare dietro il codice sorgente.
    Il software andrebbe scelto sulla base di quello che io ci devo fare nella vita (lavoro, tempo libero, etc.): tutto il resto è fuffa e fanboysmo, di cui sinceramente non se ne sente il bisogno se si vuole rimanere su un piano minimamente serio e razionale…

  • # 28
    kristen
     scrive: 

    Esistono software open source di altissima qualità e software open source di pessima qualità. Stesso discorso per il software proprietario. Il problema gravissimo è la schiera di filosofi illuminati che pretende di dimostrare in ogni caso la superiorità del software open source e ritiene inaccettabile che un utente debba pagare qualcosa e non abbia la libertà di accedere e modificare il codice.
    Goldorak mi spieghi cosa ci sarebbe di vessatorio nel vendere photoshop? Conosco parecchi grafici e penso che arriverebbero a scioperare se qualcuno gli proponesse di usare gimp. Mi spieghi cosa
    c’è di vessatorio nell’investire per produrre del buon software e venderlo?

  • # 29
    goldorak
     scrive: 

    Kristen : se avessi letto i miei interventi sapresti che di vessatorio sono i DRM presenti in tutti i software closed source.
    In questo Photoshop e’ alla pari di qualsiasi altro software proprietario. Da questa mia critica pero’ non dedurre che sono avverso a pagare il software perche’ non e’ cosi’.

  • # 30
    Emanuele Rampichini (Autore del post)
     scrive: 

    @Simone82

    Un sistema come Ubuntu non esisterebbe se non esistesse la Canonical che paga gli sviluppatori, i grandi software open source o liberi non esisterebbero se non avessero dietro strutture portanti che finanziano il progetto e permettono a gente di lavorare dietro il codice sorgente.

    Diciamo che quello che dici può essere condiviso in parte ma l’esempio è completamente sbagliato. Hai scelto l’unica distribuzione desktop che prende a pienissime mani da debian, progetto talmente libero da essere gestito internamente come una democrazia (con votazioni e tutto il resto). Se parlavi del kernel già la cosa poteva avere più attinenza. ;-)

    @j

    se già l’ intervista di apertura verte sulle difficoltà per uno sviluppatore (c’è anche scritto disoccupato, non dimentichiamo) di applicazioni open source di vedersi retribuito il suo lavoro…

    Però non c’è scritto da nessuna parte che è disoccupato a causa dello sviluppo di software libero. Non mi sembra corretto estrapolare a favore della propria tesi informazioni che non sono scritte da nessuna parte.

    @kristen

    Il problema gravissimo è la schiera di filosofi illuminati che pretende di dimostrare in ogni caso la superiorità del software open source e ritiene inaccettabile che un utente debba pagare qualcosa e non abbia la libertà di accedere e modificare il codice.

    Sinceramente tra i commenti non ho visto nessuno affermare che il software libero sia superiore in assoluto. E vorrei far notare che va rispettato anche chi crede che la disponibilità dei sorgenti sia un valore aggiunto. Apostrofare come presunti “filosofi illuminati” coloro che hanno un’idea differente dalla propria non è certamente il modo di mantenere una discussione costruttiva.

  • # 31
    alessiodp
     scrive: 

    linux per desktop è morto e sepolto fino a quando ci sarà xwindows…
    inoltre andrebbero riscritti la maggior parte dei moduli…
    la grossa chimera del mondo del software e che il software puo’ vivere indipendentemente dall’hardware….Java di Sun è l’esempio di un fallimento…
    ne volete la prova andate sul sito di una nota casa automobilistica tedesca
    che da un po’ di tempo utilizza java come configuration system…
    da vomito…
    o il software banalissimo sviluppato dall’agenzia dell’entrate…

    io consiglio al mio amico sviluppatore di lasciar perdere OpenSource e dedicarsi allo sviluppo di applicazioni php per database…
    li si fanno i soldi…
    inoltre se si aggiunge anche un sistema personalizzato di crittazione dati, vedrai la fila delle aziende che te lo chiedono…
    lascia perdere un mediaplayer…

  • # 32
    Ralph
     scrive: 

    Senza offesa … tanto rumore per nulla!

    In realtà, in termini di ritorno economico per gli sviluppatori, non esiste alcuna differenza tra software open e software closed.

    Nel mondo open, ai piccoli progetti arrivano donazioni irrilevanti; buona parte degli utenti scarica il software e non sgancia un centesimo.
    Gli sviluppatori dei grandi progetti software vengono regolarmente retribuiti, in modo diretto o indiretto; si può fare l’esempio di RedHat, Novell, HP, IBM, Canonical, Google, Nokia, etc.

    Nel mondo closed, ai piccoli progetti arrivano donazioni irrilevanti; buona parte degli utenti scarica il software e non sgancia un centesimo.
    Gli sviluppatori dei grandi progetti software vengono regolarmente retribuiti, in modo diretto o indiretto; si può fare l’esempio di Microsoft, Adobe, Autodesk, etc.

    Dove sta la differenza?

    Forse si sta facendo un po di confusione tra la filosofia open source e il free software; bisognerebbe ricordare che il free software esiste anche nel mondo Windows e Mac.

    Per capire cosa sia la filosofia open source, prendiamo il caso emblematico, rappresentato dal kernel Linux. Attualmente si può dire a pieno titolo che Linux è il miglior kernel esistente nell’universo conosciuto; appena si entra nel campo del “mission critical”, Linux diventa una scelta obbligata, anche per manifesta inferiorità dei concorrenti. Pensiamo a settori come quello aerospaziale, militare, supercomputer, automazione, robotica, etc, dove c’è quasi solo Linux.

    Ma esiste veramente qualche sprovveduto convinto che Linus Torvalds & C. mettano a disposizione gratuitamente le loro energie?

    In realtà, sul kernel Linux piovono montagne di soldi provenienti dai maggiori produttori mondiali di hardware/software; tali produttori fanno un sacco di soldi con Linux ed hanno tutto l’interesse a finanziare un simile progetto.

    Quindi, la filosofia open source si prefigge di dimostrare che si può creare sviluppo, progresso e ricchezza anche rifiutando l’idea dei brevetti software.

  • # 33
    Jacopo Cocchi
     scrive: 

    sviluppo applicazioni PHP per DB…mmmm :)

  • # 34
    j
     scrive: 

    ER

    Però non c’è scritto da nessuna parte che è disoccupato a causa dello sviluppo di software libero. Non mi sembra corretto estrapolare a favore della propria tesi informazioni che non sono scritte da nessuna parte.

    no certo, hai ragione
    però non è nemmeno quello che intendevo – quello che intendevo era rimarcare come le sole donazioni (intrinsecamente incostanti e di entità imprevedibile) a un’ applicazione open source commoditizzata, per quanto ben fatta, difficilmente siano sufficienti a coprire le spese ( plausibilmente consistenti e regolari) di una persona che ha una famiglia ma non altri introiti…

  • # 35
    Daniele
     scrive: 

    @Ralph
    Finalmente leggo un commento lontano dalla fede e dai partiti presi,
    sono d’accordo con te anche se ridimensionerei il lato economico, magari non sono montagne ma sono bei soldi.
    Ritornando all’articolo porrei il punto su una questione:
    Sorgente Aperto non implica necessariamente “gratis”, gratis può essere una delle condizioni della licenza che accompagna il sorgente. Per esempio posso fare un software di contabilità domestica gratis per le casalinghe ma a pagamento per gli studi professionali.
    Quindi parlare di free software non è lo stesso che parlare di open source, posso fare un programma gratis per tutti ma closed. Il programmatore intervistato poteva rilasciare i suoi programmi gratis, a sottoscrizione, ad offerta libera, ma closed perché le Qt hanno la “licenza” LGPL che glielo consente, non so se usa altre librerie che vadano in contrasto. Sarebbe cambiato nulla al senso dell’articolo? Non credo. Sarebbe cambiato moltissimo al senso dei commenti.
    Si possono fare soldi con l’open source? Si se la qualità è molto alta e se il tuo sw diventa indispensabile.
    Esempio Amarok ogni tanto fa una colletta e raggiunge sempre il target fissato. K3b ha chiesto e ottenuto finanziamenti, da Mandriva in primis, il programmatore principale era francese.
    Indie Games ha raccolto oltre un milione di dollari offrendo 5 giochi multipiattaforma a offerta libera, promettendo di renderne alcuni open. Tra quei 5 un paio erano orrendi ma c’era WorldOfGoo che valeva la pena.
    Flavio Tordini se crea minitube come una app da scaricare a 2 euro da un app store per Android forse farà più soldi che con i 9 chiesti agli utenti Mac.

  • # 36
    Marco
     scrive: 

    “sviluppo applicazioni PHP per DB…mmmm :)”

    Infatti, meglio non infierire XD.

  • # 37
    goldorak
     scrive: 

    @ Daniele : lo shareware funziona ancora, perlomeno su piattaforma mac. Anche di questo se ne era parlato tempo fa. Non sorprende quindi che Flavio Tordini abbia seguito quella strada su piattaforma mac.
    Su windows invece non funziona piu’, e per quel fenomeno di osmosi che ha reso l’enorme (ma non tutta) softeca dei software gpl/open source disponibili.

    E anche vero che l’open source sposta la barra per le applicazioni proprietarie molto in alto. In questo e’ di una forza dirompente, e farsi pagare per software “normali” diventa difficile molto difficile.
    Diversa la questione quando entrano in gioco software da migliaia di € (ma qui il mercato non e’ piu’ l’utente comune) ma le aziende vere e proprie. O si parliamo di software veramente di nicchia.

    Che si possa monetizzare l’open source e’ evidente, solo che lo si monetizza in modo diverso dai software closed source. E come la selezione naturale insegna non tutti i progetti open source sopravvivono. Quelli che tendono a restare ed evolversi col tempo richiedono “finanziamenti”. E la comunita’ risponde, risponde nel caso di Blender, di Inkscape, di Gimp etc… Questo processo di selezione naturale invece viene meno nel mondo proprietario perche’ li l’ecosistema e’ perlopiu’ chiuso. E costituito da specifici monopoli (che si basano su formati chiusi) e quindi l’utente la scelta non ce l’ha. Il caso piu’ emblematico e’ stato quello di Quark Express che ha rappresentato per decenni lo standard per il DTP. Bene durante gli anni 90 quando la concorrenza era venuta meno, il software non solo e’ andato in stasi (nessune nuove features aggiunte se non in modo glaciale), prezzi alle stelle e customer service da incubo. Cosa potevano fare i clienti se non subire letteralmente il diktat della Quark ? E anche quando Adobe si e’ affacciata in quel mercato per molte grosse aziende e’ stato difficile spostarsi perche’ non esiste un modo trasparente per trasformare il formato quark in quello di Adobe Indesign.
    Stesso motivo ad esempio per cui il formato di Photoshop era aperto fino alla versione 6 e poi la Adobe lo ha chiuso, rendendo qualsiasi competizione di software terzi estremamente difficile.

  • # 38
    davide
     scrive: 

    @Ralph.

    Io nel settore militare ci ho lavorato e linux veniva usato ma non più di solaris e altre varianti di unix. Per alcuni sistemi si usava pure windows. Inoltre quando veniva scelto linux la ragione era in genere il costo e non la “manifesta superiorità”.
    Spesso invece linux non viene usato proprio per ragioni tecniche e si preferiscono sistemi operativi come QNX o VxWorks. Ad esempio il famoso robot asimo della honda usa VxWorks.
    Il fatto che un sistema operativo sia il più utilizzato in un settore particolarmente critico comunque non lo rende certo il migliore in assoluto.

  • # 39
    Simone82
     scrive: 

    @ Emanuele Rampichini
    [quote]Se parlavi del kernel già la cosa poteva avere più attinenza. ;-)[/quote]
    E che pensi che parlo di noccioline o dell’integrazione di GIMP? :|

    @Ralph
    [quote]Pensiamo a settori come quello aerospaziale, militare, supercomputer, automazione, robotica, etc, dove c’è quasi solo Linux.[/quote]
    La vera ragione di questo sta in primis nel fatto che su grandi installazioni poter risparmiare anche solo 1 milione di dollari di licenze software è un grande vantaggio, in secundis è che si tratta di società piene di programmatori che aggiustano il sostema in base alle specifiche esigenze dell’azienda (vedasi per dirne una la Pixar, dove le renderfarm sono linux based). Invece di farlo fare alla Microsoft (non penserai mica che il Windows che gira alla NASA è lo stesso Windows che gira in casa tua!) se lo fanno loro, fanno prima e funziona meglio. Molto semplice. Se domani Windows diventasse open source (utopia, ma è un esempio), la percentuale di utilizzatori di Win salirebbe esponenzialmente anche in questi settori. Non esiste alcuna “manifesta superiorità”, dato che loro poi il codice lo prendono e lo ribaltano come un calzino…

  • # 40
    Emanuele Rampichini (Autore del post)
     scrive: 

    @j

    no certo, hai ragione
    però non è nemmeno quello che intendevo – quello che intendevo era rimarcare come le sole donazioni (intrinsecamente incostanti e di entità imprevedibile) a un’ applicazione open source commoditizzata, per quanto ben fatta, difficilmente siano sufficienti a coprire le spese ( plausibilmente consistenti e regolari) di una persona che ha una famiglia ma non altri introiti…

    Perfetto… grazie del chiarimento. Certe volte il mezzo digitale rende difficile la comprensione reciproca. ;-)

  • # 41
    Fede
     scrive: 

    Dall’intervista appare chiaro il concetto che software OpenSource e free è solo utopia, chi pensa il contrario evidentemente vive sulle nuvole, soprattutto oggi che c’è molta disoccupazione trovatemi uno che lavorerebbe per nulla, e dai fatela finita con queste idee tutt’altro che realistiche, dietro un software c’è un team di programmatori che facendo parte della razza umana hanno bisogno di mangiare, dormire e spendere ogni giorno. Si potrebbe lavorare anche per la gloria ma che software ne uscirebbero fuori? è ovvio quel che passa gratuitamente il convento ossia il minimo indispensabile e sicuramente non il meglio e che potrebbe servire solo per sperimentare, provare o giocare ma non per le cose serie, poi non regge neanche la storia che linux è stabile è professionale, allora usiamo direttamente unix noooo????

  • # 42
    Fede
     scrive: 

    Vi ricordo un famoso detto che è ripreso dalla mitologica storia del cavallo di troia, il detto dice così:

    TEMO I GRECI ANCHE QUANDO PORTANO DONI

  • # 43
    Emanuele Rampichini (Autore del post)
     scrive: 

    Dall’intervista appare chiaro il concetto che software OpenSource e free è solo utopia, chi pensa il contrario evidentemente vive sulle nuvole

    Per essere un utopia mi sembra abbastanza tangibile.

    Vi ricordo un famoso detto che è ripreso dalla mitologica storia del cavallo di troia, il detto dice così:

    TEMO I GRECI ANCHE QUANDO PORTANO DONI

    Con questo cosa vorresti dire. Il software libero è un cavallo di troia per cosa? Per me hanno molto più le sembianze del mitologico cavallo di legno certe licenze “regalate” agli studenti di tutto il mondo.

  • # 44
    Ralph
     scrive: 

    @Fede.

    Ancora con la storia dell’Open Source = Software Gratis?

    Vabbè. Allora è inutile continuare a discutere.

  • # 45
    j
     scrive: 

    ER

    Perfetto… grazie del chiarimento. Certe volte il mezzo digitale rende difficile la comprensione reciproca. ;-)

    figurati… se poi ci si mettono i neuroni bruciati che ho in questi giorni… -_-‘

    Daniele

    Sorgente Aperto non implica necessariamente “gratis”, gratis può essere una delle condizioni della licenza che accompagna il sorgente. Per esempio posso fare un software di contabilità domestica gratis per le casalinghe ma a pagamento per gli studi professionali.

    farlo, puoi farlo – ma tieni conto che mettendo a disposizione il sorgente della versione a pagamento, in brevissimo tempo questa subirebbe la concorrenza di copie messe in linea dai tuoi primi acquirenti, di fork o altro sw equifunzionale contenente lo stesso tuo codice ma più economico o gratuito, e l’ utenza finirebbe per orientarsi su questo…

    goldorak

    Se non usi un prodotto professionale che costa centinai di € rivolgiti a software da 10 €. E tutto quello che ce in mezzo non serve ?

    paint shop pro (PSP) costa 150 euro, non 10, direi che era l’ esempio perfetto di soluzione intermedia ;)

    Perche’ devo rinunciare a Gimp se mi consente di fare un lavoro ed il cliente finale non riesce a percepire la differenza con photoshop e se ne frega allegramente.

    nessuno ti impedisce di usare gimp – solo che, per dire, gimp che io sappia non supporta la lista, nè lo spazio colore pantone
    e metti che il cliente ti chieda di usare specifici colori magari indicandoteli sulla mazzetta – o di avere a che fare con elaborazioni contenenti bandiere nazionali (le cui tinte che io sappia sono normate come specifici colori pantone per evitare variazioni)…
    in quel caso dovrai usare un programma che lo supporti, e i programmi che lo supportano sono tutti commerciali e closed source

    Quello che conta e’ il risultato finale.

    (e il tempo impiegato a ottenerlo) curioso, è quello che dico sempre…

    A me sembra che tu sia un bambino. E che tu non voglia vedere il valore del software open source.

    a parte la prima frase per cui ero tentato di non rispondere nemmeno e che mi ha fatto pentire di averti appoggiato e difeso in più di una occasione nelle news su HWU, il sw open source può avere un certo valore o meno ( che io misuro in stabilità, funzionalità, qualità del design ecc come per qualunque altro sw) ma in questo momento non è rilevante (segue)

    Lo sanno benissimo nelle stanze server, ed anche in altri settori.

    (segue) perchè mi riferivo al valore di mercato del sw in sè (nudo e crudo), non al valore che il sw può avere abbinato a qualcos’ altro (come appunto un server, che ha un certo prezzo in quanto soluzione completa HW, SW e assistenza – e su cui viene installato il sw globalmente più conveniente, non necessariamente quello tecnicamente migliore)

    perchè il valore di mercato del sw nudo e crudo è quello che mi dice quanto posso far pagare, qualora io sviluppi un OS, un gioco o un’ applicazione specifica e voglia sperare di venderne delle licenze
    si può rispondere che sia un discorso puramente egoistico, ma è anche un discorso pragmatico su qualcosa che da sviluppatore di sw, mi tocca molto da vicino

    E anche vero che l’open source sposta la barra per le applicazioni proprietarie molto in alto. In questo e’ di una forza dirompente, e farsi pagare per software “normali” diventa difficile molto difficile.

    cioè alla fine hai scritto la stessa cosa che cercavo di dire in precedenza…

  • # 46
    j
     scrive: 

    goldorak

    E costituito da specifici monopoli (che si basano su formati chiusi) e quindi l’utente la scelta non ce l’ha.

    io però ho l’ impressione che questa mancanza di scelta sussista più nell’ open source che nel sw commerciale
    nel senso: se cerco un’ applicazione per grafica 3D di alto livello, per DTP ( su quelle per DTP poi ci sarebbe da fare un discorso a parte), un CAD o una DAW, immancabilmente trovo una varietà di applicazioni commerciali, ognuna versata in un particolare ambito di utilizzo piuttosto che un altro, con debolezze e vantaggi rispetto alle concorrenti, con un particolare appeal per una particolare “fetta” dell’ utenza ( ad esempio avrò Maya, 3DStudio Max, Houdini, lightwave, cinema4d, realsoft 3d, Caligari Truespace – recentemente reso gratuito mi pare – Carrara, ecc),
    ma se guardo alle applicazioni dello stesso tipo open source, vedo che praticamente c’ è solo Blender, così come in ambito audio recording workstation c’è praticamente solo Ardour e in ambito DTP c’è praticamente solo Scribus
    anche in uno stesso campo applicativo gli utenti non sono tutti uguali, hanno esigenze diverse e spesso lavorano su cose diverse (come chi opera nel publishing può lavorare su riviste di poche pagine ma con grafica complessa, piuttosto che su volumi di solo o quasi testo, da migliaia di pagine – cose in cui in effetti era più forte un programma di dtp piuttosto che un altro, motivo per cui Xpress, Ventura e Aldus PageMaker erano arrivati a spartirsi il mercato già negli anni 80) quindi una sola applicazione professionale non può soddisfarli tutti
    tra le applicazioni open source però quello che avviene di solito è che ne sia presente un numero elevato, ma di scarso livello, e al più una di livello medio o elevato, che deve andare bene a tutti gli utenti – perchè questo? perchè mancano le risorse per creare più applicazioni, di alto livello, ma concorrenti e focalizzate nella stesso campo applicativo? o l’ intenzione? o entrambe le cose, dal momento che è già abbastanza arduo crearne una che possa andare a competere con le soluzioni commerciali nello stesso campo?
    perchè per me questo è molto più limitante nei confronti della libertà di scelta dell’ utente di quanto non lo possa essere il paventato “monopolio basato su formati proprietari”

    ogni volta che leggo di “monopoli basati sui formati proprietari” non riesco a fare a meno di pensare che da una parte ci si dimentichi della storia, o la si voglia ignorare deliberatamente (ma spero non sia così) o ci si faccia prendere un po’ dalla paranoia venuta negli ultimi tempi, dell’ interoperabilità a tutti i costi …

    l’ interoperabilità serve a due scopi: consentire l’ accesso ai dati in un ambiente eterogeneo (in presenza di più vendor sw diversi), e consentirlo in futuro

    ora, posto che spesso e volentieri l’ ambiente informativo è chiuso (i dati restano dove sono prodotti – i dati sui livelli di un’ immagine da mettere su una copertina servono solo al grafico che prepara la copertina) e tutto meno eterogeneo (utilizzo di sw di una stessa azienda da parte di tutto il personale o da parte di tutta la compagnia di amici – banalmente, se tutti i miei compagni di scuola hanno office xp, sarà dura che possa mandargli un file odf…)
    e posto che le preoccupazioni per il futuro nascono principalmente dall’ idea che un’ applicazione possa un giorno non essere più venduta o il suo produttore possa fallire o passare sotto altri, ma se questo può avvenire per una società o prodotto di nicchia è assai poco probabile che capiti ad una società di grosso calibro come MS o Adobe (tempo fa pensavo che fosse assai più facile che capitasse a Sun… CVD)
    ora, quando queste due esigenze non sussistano, non è più un problema che il file prodotto dall’ applicazione sia in un formato proprietario (che non vuol dire riservato, perchè le specifiche possono essere aperte e implementabili da terzi – vedi specifiche del .doc pubblicate)
    anche perchè nel formato del file si devono prevedere caratteristiche strettamente legate al document model e alle funzioni dell’ applicazione, quindi è normale che se creo un formato di file per la mia applicazione questo sia un formato proprietario almeno all’ inizio – se dovessi adeguarmi a quello che altri hanno previsto per il formato, potrebbe essere impossibile o salvare nel file dele feature del modello, o perdere di efficienza ( come infatti avviene con xml -un vero cancro- e i formati basati su di esso)
    e mantenere la massima efficienza era prioritario negli anni 80 e 90 dati i sistemi su cui il sw avrebbe dovuto girare, di questo non ci si dovrebbe dimenticare…

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