di  -  giovedì 18 febbraio 2010

Come abbiamo sostenuto a conclusione della prima parte di questo articolo, il debutto di Apple sullo scacchiere dei contenuti editoriali, ha prodotto il rafforzamento della posizione degli editori, i quali, spinti dalla disponibilità dell’azienda di Cupertino, hanno imposto l’agency model (70% sul venduto, libertà di controllo dei prezzi) agli e-tailer fra cui Amazon.

Conseguenza per nulla imprevista o indesiderata (da Apple) di questo rinnovato peso contrattuale degli editori, sarà l’allineamento dei prezzi degli e-book su tutti i dispositivi, dunque lo spostamento della partita nel campo favorito da Apple: quello dei dispositivi.

Qui entra in gioco il prezzo aggressivo di iPad attraverso il quale la casa della mela tenterà di conquistare la leadership del nuovo mercato e-book. Dopo le promesse altisonanti successive alla presentazione, un elemento fondamentale nel determinare il peso di Apple sul tavolo delle trattative, sarà infatti la penetrazione di iPad sul mercato.

Un mercato – quello degli e-reader – oggi dominato da Kindle, al cui allargamento (interessante in proposito il contributo di Tagliaerbe) contribuirà probabilmente lo stesso iPad. In che modo? Offrendo una serie di feature aggiuntive rispetto a un e-reader, che potrebbero renderlo interessante anche per quella vasta fetta di pubblico che non prende in considerazione un dispositivo più o meno a senso unico come Kindle.

Di fronte alla prospettiva di marginalizzare i rivali e dominare il mercato dei contenuti, iPad potrebbe dunque arrivare sul mercato con un prezzo più abbordabile di quello annunciato, tramite accordi con TLC o, qualora si rivelassero necessari, ulteriori tagli di prezzo – al momento oggetto di sola speculazione.

In tema di speculazioni, vale senz’altro la pena di ricordare un brevetto, depositato da Apple alcune settimane fa, relativo all’integrazione di advertising nell’OS: sarà la chiave per rendere il dispositivo gratuito o quasi?

La posta in gioco è d’altronde tale da giustificare una politica di lancio aggressiva – che tra l’altro le oceaniche riserve di liquidità di Apple sono perfettamente in grado di sostenere: l’obiettivo di iPad è precisamente quello di diventare la porta d’ingresso al mercato dei contenuti digitali.

Un mercato cui appartengono gli e-book ma anche i contenuti prodotti dalle testate giornalistiche professionali, a loro volta afflitte da una “sindrome digitale” le cui radici risalgono ai primi giorni di Internet.

Malgrado alcune difficoltà sorte proprio sul tavolo delle trattative fra Apple e news companies, una forte diffusione di iPad potrebbe condurre tutti a più miti consigli e agevolare un accordo “pacifico” fra le parti in causa, basato su quel modello freemium in cui molti vedono la salvezza del giornalismo nell’epoca del web.

Amazon non sta sottovalutando il rischio che iPad rappresenta per il suo mercato: oltre alle citate concessioni agli editori, ha di recente intrapreso, con l’acquisizione di una startup specializzata in tecnologie touch, il percorso che probabilmente porterà ad un nuovo Kindle – magari più ricco di feature e con schermo LCD.

L’ammiccamento di Apple al mondo editoriale sta di certo preoccupando anche ‘intermediario di contenuti per eccellenza: Google. Il colosso di Mountain View si è in effetti trovato a rivedere al rialzo le condizioni per gli editori aderenti alla neonata piattaforma Editions, componente centrale della strategia di Google e dell’offerta di tablet Android.

Il conflittuale rapporto fra Google e il mondo delle news online potrebbe rappresentare per Apple – similmente alla tensione Amazon-editori – un punto debole su cui attaccare, magari portando in dote un primo anno di vendite incoraggianti e un rapporto di reciproca soddisfazione con il mondo editoriale lato libri – cui il mondo della carta stampata è molto vicino.

Prima di avviarci alla conclusione, riassumiamo le criticità che potrebbero frenare il successo di iPad:

  • palinsesto di contenuti: per uscire dallo status di “altro dispositivo da portarsi appresso” e diventare un vero portale d’accesso all’informazione digitale, attraverso cui accedere alla maggioranza dei contenuti rilevanti per l’utenza, è necessario per Apple avere una moltitudine di accordi, anche esclusivi: l’utenza non è disposta a portarsi dietro dieci dispositivi, ognuno integrato con qualche contenuto;
  • accordi internazionali: la rilevanza del dispositivo fuori dagli USA dipende da una serie di accordi internazionali sui quali Apple finora non si è pronunciata;
  • prezzo: deve essere molto “reattivo” rispetto alle vendite, in modo da tenere alto l’interesse degli editori.

Beninteso, anche gli editori hanno da perdere dal flop dell’iPad: il mondo delle news digitali fruite tramite personal computer è arrivato alle corde per essere nato e cresciuto all’insegna del “tutto gratis“. iPad tenta di diventare il primo e più influente dei nuovi “gateway d’accesso” in mobilità, in questo traghettando il mercato verso nuovi e più remunerativi orizzonti.

Sempre a proposito del ruolo degli editori, andrà risolta la contraddizione dei prezzi: l’utenza potrebbe non accettare l’innalzamento dei prezzi degli e-book (anche i giornali, con una mossa ai limiti del nonsense, spingono per abbonamenti più onerosi, per preservare la carta), pur in assenza di quei costi di stampa e distribuzione sul territorio che gravano pesantemente sul prezzo di copertina.

Le sfide intrinseche in questa nuova transizione sono dunque numerosissime, ed è difficile prevedere la configurazione che il mercato assumerà di qui a un anno. La scommessa di Apple – trasformare l’iPad nell’unico device da portarsi dietro per accedere a libri e giornali – non ammette altro che vittoria o sconfitta.

Il mercato editoriale dal canto suo, deve ponderare molto bene le sue scelte: la frammentazione dei palinsesti su più dispositivi potrebbe sortire maggiori incassi nel breve termine, ma nel lungo frenare la crescita del mercato dei contenuti digitali. Prima, non c’è quasi bisogno di ricordarlo, che anche il mercato editoriale faccia la fine di quello musicale, e venga ripercorso – magari con Google al posto di Apple – il cammino che ha portato iPod al trionfo e le major alla soglia della rovina.

14 Commenti »

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  • # 1
    eema
     scrive: 

    a mio parere il vero successo di ipad se apple la gestisce bene non saranno i libri… ma le riviste e i quotidiani/periodici… perche i libri generalmente la gente preferisce leggerselo su carta ma i quotidiani e le riviste non sono nuovi a questo formato… e poi comunque le riviste possono usufruire di contenuti multimediali a cui i libri non hanno accesso (a cosa serve inserire un video o un immagine 3d all’interno di un libro? niente…ma all’interno di un quotidiano o di una rivista specializzata è un’altra cosa) che porterebbe la fruizione di questi contenuti a un’altro livello..
    e l’inapp purchase offre un’ottimo metodo per vendere riviste con gli abbonamenti… innanzitutto non si deve per forza passare da ibook store, la apple non fa problemi perchè è lei che offre la tecnologia per comprare e quindi si intasca la sua percentuale e gli acquisti sono legati al proprio account, senza rischio di perdere il contenuto scaricato..
    ecco una prima demo di una rivista in un’applicazione per ipad:http://apple.hdblog.it/2010/02/18/ecco-2-video-che-mostrano-come-sara-la-rivista-wired-su-ipad/

  • # 2
    BrightSoul
     scrive: 

    Comprare un iPad per leggere gli ebook sarebbe come manovrare una ruspa per pulire la lettiera del gatto.
    Io vorrei solo leggere un ebook al parco, non ho bisogno di 3G, accelerometri e menate varie. Vorrei un dispositivo e-ink da 12 pollici alimentato da una batteria che mi dura per tutto il giorno. I libri li compro da PC e li carico col cavetto USB – Il tutto intorno ai 100 euro. Perché non esiste una roba del genere?

  • # 3
    Al
     scrive: 

    Scusate ma per me, nonostante l’apparente successo del Kindle, siamo ancora lontanissimi dal poter soltanto ipotizzare scenari sull’editoria digitale a livello globale.

    Come l’articolo indica troppi sono i fattori di incertezza e troppe sono le variabili in gioco, e non dimentichiamoci che non tutti questi fattori sono di tipo razionale.

    Dissento dunque in modo totale sul fatto che possa essere Apple o qualunque produttore di ‘sistemi’ a provocare questi cambiamenti.

    Aggiungiamoci che l’utenza è in gran parte (me compreso) è legata alla carta, mentre quella digitale non vuole, giustamente, lucchetti di alcun genere.

    Non parliamo poi del nostro paese dove questo fenomeno (comunque sia) sarà del tutto marginale a causa della ben nota idiosincrasia italiota a letture che non siano sportive.

    E poi … BASTA con questo iPad, manco avessero inventato la ruota!

  • # 4
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ eema
    Non sottovalutare i nuovi modi di produrre libri, periodici e quotidiani che potrebbero adattarsi alle capacità di iPad o qualunque suo omologo: un libro di narrativa potrebbe arrivarti assieme a una colonna sonora, un libro per bambini assieme ad illustrazioni animate, un testo ingegneristico con animazioni di esplosi. Oltre a copiare quello che c’è su carta, su questi strumenti si può fare molto altro. Non cambiare il modo di scrivere per passare alla scrittura ipertestuale di cui molto si è parlato a fine anni ’90, ma piuttosto arricchire la struttura esistente con elementi dinamici. È come quando hanno introdotto le illustrazioni a colori nella stampa: a distanza di qualche decennio nessuno ne farebbe più a meno.

    @ brightsoul
    I dispositivi che dici esistono già, fra qualche mese costeranno 100 €, ma accedono solo ad opere di pubblico dominio, ammesso che ne esista una scansione decente riportata in un formato che non sia il banale pdf.
    http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_e-book_readers

    Per i testi più recenti non esiste alternativa ai modelli con store integrato, e lì i prezzi salgono abbondantemente, fino ai 469$ necessari per un Kindle DX.

  • # 5
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Al
    Per quel che mi riguarda la risonanza iPad mi dà modo di affrontare problemi più propriamente legati al rapporto fra editoria e digitale: le considerazioni fatte per il dispositivo di Apple valgono anche per i prossimi candidati al medesimo “podio”.

  • # 6
    Al
     scrive: 

    @ Alessio Di Domizio

    Tranquillo, non volevo appiopparti il marchio di Eppol Fanboy ;-)

    Tuttavia credo che, tra cercare razionalmente di dipingere uno scenario in questa materia e leggere le foglie del tè, non sia poi tanto diverso.

    Credo che sia il Caos il modello più applicabile in questo caso … e le soluzioni sono infinite!

  • # 7
    eema
     scrive: 

    @Al alla fine anche nel 2002 era la stessa cosa con i cd…(con le dovute proporzioni)… e paradossalmente l’opinione della gente sull’ipad è la stessa dell’ipod ai tempi… che schifo.. tutto qui?
    naturalmente questo non vuol dire che sarà cosi… ma a quanto sembra di sicuro il problema non sono gli accordi con le case produttrici (in usa almeno… in italia stendiamo un triplo velo pietoso…).. e l’ipad finalmente riesce a offrire a questo mercato qualcosa in piu di kindle (dove i libri sono paro paro uguali), i colori e la multimedialità/interattività… potrebbe nascere qualcosa di nuovo..vedremo

    @Alessio Di Domizio non hai capito… per me ci saranno si molte nuove cose in quel’ambito rispetto al kindle.. ma con riviste e periodici saranno sfruttabili al massimo, con i libri un po meno..

  • # 8
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Al

    Tranquillo, non volevo appiopparti il marchio di Eppol Fanboy ;-)

    Anche perché poi dovresti appiopparlo a mezza stampa tecnica mondiale che continua a porre le stesse questioni che poniamo qui… :-)

    Tuttavia credo che, tra cercare razionalmente di dipingere uno scenario in questa materia e leggere le foglie del tè, non sia poi tanto diverso.

    Si analizzano gli elementi a disposizione mano a mano che vengono fuori. Non è propriamente sul campo delle previsioni che voglio lanciarmi, quanto sui meccanismi che potrebbero influenzare l’andamento delle trattative e il successo del prodotto che arriverà sugli scaffali fra un paio di settimane.

  • # 9
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    non hai capito… per me ci saranno si molte nuove cose in quel’ambito rispetto al kindle.. ma con riviste e periodici saranno sfruttabili al massimo, con i libri un po meno..

    Avevo capito, è che non sono molto d’accordo… comunque fra qualche mese avremo le prime risposte.

  • # 10
    mede
     scrive: 

    io credo che comunque l’ebook reader sia stato un azzardo, tant’è che l’unico dispositivo che davvero ha una resa accettabile e sposta qualche lancetta è il kindle che è legato ad uno shop particolare e a un tipo di fruizione. il problema è che poi rimani un po’ legato sia all’oggetto che allo shop. rimango della mia idea che l’ebook reader poteva funzionare se stava sotto i 100 euro e aveva come prestazioni una fascia alta di adesso. è comunque un prodotto di nicchia per molti aspetti, anche se costasse così poco.

    attualmente gli editori hanno la carta da salvare, hanno un impianto di stampa, tutta un’industria che costa e ancora frutta ma non se la comprerebbe nessuno perchè a rischio chiusura domani. dunque cercheranno in parte di ostacolare e preservarsi.

    La semplice idea che Apple possa vendere sottoprezzo un suo prodotto perchè margina dai servizi e shop proposti mi fa sorridere. apple ha altri atteggiamenti sul mercato, margina sempre e comunque, è per questo che è ben vista da altri che vogliono marginare (e poco ben vista da una schiera di utilizzatori di tecnologia).
    D’altronde cercare di imporsi con margini ristretti o addirittura inesistenti è un gioco duro e molto molto pericoloso.

  • # 11
    mede
     scrive: 

    mi sembrano significative le ultime rivelazioni attribuite a Jobs, praticamente avrebbe detto che con flash aperto l’autonomia passa da 10 ore a 1,5 ore (!!). Ecco il vero motivo di aver anticipato il funerale a flash da parte di apple, con proclami sull’obsolescenza di questa tecnologia e l’accettazione del compromesso di evitarla come la peste. Ovviamente jobs da la colpa alla tecnologia flash, e in parte può anche avere ragione a dire che mangia risosrse e che sia poco ottimizzato, ma dall’altro lato mi fa capire che se usi l’ipad per vedere un film di certo l’autonomia non è di 10 ore ma moooolto meno.

  • # 12
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ mede
    Non sono molto d’accordo con le tue conclusioni, riguardo ad iPad e alla pletora di dispositivi che, al momento, non supportano flash.
    Puoi vedere un film in cento altri modi che non richiedono flash, magari tramite un’applicazione (vedi youtube su iphone) o una pagina HTML5 che confeziona quegli stessi contenuti e li rende disponibili tramite una codifica video supportata da iPad. Il problema sollevato da Jobs è relativo alla tecnologia flash in generale, non certo allo streaming video che si può fare in molti altri modi.

  • # 13
    mede
     scrive: 

    @ alessio
    sono d’accordo con quello che dici…
    ma quello che volevo dire è un’altra cosa, io sono d’accordo con la polemica che ha scatenato Jobs: flash è una chiavica purtroppo. Nel senso che si sono seduti sugli allori e attualmente avrebbero potuto fare tantissimo per renderlo più sicuro ed efficiente. Invece hanno fatto un po’ come Microsoft con windows: è diventato uno standard e quindi niente innovazione.

    secondo me a prescindere dalle risorse richieste da flash, mi pare chiaro che dal discorso allarmante di jobs, le 10 ore di autonomia sono del tutto teoriche e per un uso non intensivo delle risorse di sistema, la vedo dura per uno streaming video a quella risoluzione e su qualla macchina COMUNQUE di non usare una parte consistente della potenza di calcolo, cosa che a quanto pare falcia l’autonomia di brutto. magari non durerà poco più di un ora come con flash, ma dubito fortemente (se stanno così le cose) che possa arrivare a 4 ore.

    Cioè per me dal discorso di Jobs non è che si può concludere che un filmato flash richieda il 400% delle risorse del sistema e quindi l’ IPAD consuma 400% di corrente in più (non ho fatto i calcoli è per fare un esempio). jobs ha di fatto implicitamente ammesso che l’uso intensivo e continuo delle risorse del sistema falcia l’autonomia a un decimo. che poi si possa costruire software e codec che possano snellire il tutto rendendo il problema irrisorio nell’utilizzo pratico sono d’accordo, il problema è che attualmente non c’è uno standard usato intensivamente, del genere e l’ipad dovrà in parte scontrarsi con questo. è anche vero che se prenderà piede sarà lui stesso a trainare l’evoluzione di flash, auguriamocelo.

  • # 14
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ mede
    A me quella di Jobs pare una polemica da leggere cum grano salis. Per trarre conclusioni sulla durata della batteria aspetterei di vedere qualche recensione su scenari di utilizzo concreti.

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