Windows 95, fra crash e leggenda

Verso la metà del 1995, una campagna marketing da 300 milioni di dollari si prepara a investire il mondo intero dichiarando, in modo più netto che mai, l’apertura di quel cammino che porterà il computer a far parte della vita quotidiana di una consistente fetta del genere umano.

Il fulcro di questa rivoluzione è un’azienda statunitense basata a Redmond, fondata circa vent’anni prima da un manipolo di giovani imprenditori fra cui un certo Bill Gates – il geniale nerd con la mania del poker.

Fino al 1995 l’importanza di Microsoft sul mercato è rilevante ma non dominante: molti altri player si contendono il primato, chi provenendo dal mondo hardware, chi da quello del software, chi – come Apple ed IBM – da entrambi.

Col lancio di Windows 95, un OS grafico di nuova generazione destinato al PC IBM compatibile, per Microsoft si apre un percorso che porta al dominio non solo del mercato software, ma del mondo PC in generale, laddove il PC rappresenta oggi il perno dell’intero mercato informatico in quanto a volumi e valore aggiunto.

A quali fattori è dovuto il folgorante successo di Windows 95? Fattori legati al prodotto, alla sua promozione, o piuttosto alla commistione fra l’evoluzione dello scenario e la prontezza di Microsoft a intuire i trend di mercato? Scopriamolo insieme in questa nuova puntata dell’appuntamento settimanale dedicato alla paleontologia tecnologica.

windows95

Come avrete intuito, il successo di Windows 95 è fondato, più che sulla bontà del prodotto o sulla sua martellante promozione, sul terzo fattore indicato: l’evoluzione dello scenario informatico e la capacità di Microsoft di interpretare i bisogni del mercato.

Windows 95 inizia il suo percorso di sviluppo nel 1992, in piena epoca Windows 3.x – il primo OS della famiglia Windows a valicare la soglia della decenza. Dovrebbe debuttare sul mercato un anno dopo, chiamarsi Windows 93, offrire molti aggiornamenti “sotto il cofano” ma una sostanziale continuità sul fronte della GUI.

Lo sviluppo si protrae oltre i tempi previsti, la nuova GUI diventa parte integrante del progetto – verrà integrata anche nel successivo Windows NT 4 (1996) – e, dopo un elevato numero di versioni beta, Windows 93 diventa Windows 95, e debutta sugli scaffali nell’agosto del 1995, come aggiornamento dei sistemi basati su Windows 3.11 e in bundle con i nuovi PC.

Come accennato, la campagna di lancio di Windows 95 è a dir poco titanica, probabilmente la più grande che la storia informatica abbia conosciuto.

Per il mondo occidentale non c’è praticamente verso di scampare alla colossale ondata di hype che dirama da Redmond, ma è nel Nord America che hanno luogo le azioni più eclatanti: affissioni formato gigante, una decorazione luminosa dell’Empire State Building di Manhattan, enormi scatole che invadono i punti vendita, e una canzone dei Rolling Stones a fare da colonna sonora al famoso spot del lancio – forse il più azzeccato della storia di Microsoft.

Come dicevamo, il successo di Windows 95 – che sul mercato spopolerà – arriva da molto più lontano della munifica campagna di lancio. Per colpo di genio o di fortuna, Windows 95 debutta a un anno di distanza dalla nascita del World Wide Web di Tim Berners-Lee e cavalca, oltre che il boom del PC, anche la crescente rilevanza sociale e culturale del Web.

L’interfaccia semplificata di Windows 95 è una risposta convincente e dall’ottimo tempismo, alla crescita del mercato PC al di fuori degli ambiti di applicazione tipicamente business che ne hanno contraddistinto i primi passi.

Non è azzardato affermare che, se con l’accordo con IBM per la vendita in bundle di MS-DOS, Microsoft ha messo un sigillo sul mercato business, con Windows 95 ha posto sotto il proprio segno il mercato consumer, mettendo a pieno frutto la sua storica pressione a favore della piattaforma aperta PC IBM compatibile (qui un approfondimento sul tema).

Oltre che sigillare il dominio di Microsoft sul mercato informatico, Windows 95 segna dunque l’apertura di una seconda età dell’oro del personal computer.

Dal punto di vista tecnico tuttavia, l’OS lascia molto a desiderare, particolarmente sul fronte della stabilità. Ricordo con un mal di pancia che supera di gran lunga la spinta nostalgica, le proverbiali schermate blu, le frequentissime reinstallazioni con relativa perdita di dati, il fattore “cu” richiesto nell’aggiornamento di qualsivoglia driver di periferica, il rapporto di amore-odio con l’interfaccia MS-DOS integrata.

Windows 95, capostipite di una famiglia di OS consumer che vedrà presto la nascita dei più fortunati eredi – perlomeno dal punto di vista tecnico – Windows 98 ed SE, è in effetti preso fra due esigenze di segno opposto: da una parte il bisogno di creare un OS moderno per il crescente mercato consumer (dopo soli 10 anni dal debutto dell’Amiga, il pre-emptive multitasking arriva agli utenti finali MS), capace di sfruttare al meglio le innovazioni nella gestione della memoria introdotte dall’architettura Intel 386 (1984!) e successive, dall’altra l’urgenza di mantenere aperto un fronte di retrocompatibilità con il mondo MS-DOS.

Dal conflitto di queste due esigenze risulta inevitabilmente un OS tecnicamente mediocre – un vecchio adagio recita che Windows 95 sia la versione beta del 98, tesi che rifiuto dopo aver sacrificato innumerevoli ore di sonno anche per recuperare i crash del 98 – che solo una quasi completa riscrittura, avvenuta col succedersi delle release, riesce a migliorare.

Non a caso Microsoft, dopo aver tenuto separata la famiglia consumer (9X) da quella destinata al business (NT), riunificherà sotto il segno di NT la sua intera offerta OS, raggiungendo così un livello di stabilità impossibile per la famiglia 9X.

Dopo quasi quindici anni tuttavia, con le notti passate a formattare ormai a distanza di sicurezza,  anche a Windows 95 possiamo dedicare un po’ di nostalgia: dopotutto destreggiandosi fra i suoi proverbiali crash, un’intera generazione di smanettoni si è fatta le ossa.

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