di  -  mercoledì 12 maggio 2010

Il recente movimento nel mercato e-book, accelerato dal lancio di iPad, ha dato vita a un grande fermento nel mercato editoriale. Ripartiamo da alcune considerazioni di scenario lanciate nel corso di un’analisi di qualche mese fa:

  1. nella migrazione ai formati digitali, gli editori hanno bene a mente gli errori commessi dalle major discografiche: in un momento di totale fluidità del mercato, hanno abbastanza alternative da non voler accettare alcuna imposizione da parte di Amazon sui prezzi;
  2. la leadership di Amazon+Kindle insiste in un mercato ancora immaturo;
  3. i numeri di Kindle rispetto al potenziale del nascente mercato e-book, sono troppo esigui per farne uno standard de facto;
  4. il modello di business di Amazon, che prevede un’integrazione verticale fra store ed e-book reader, non è l’unico possibile: gli editori potrebbero decidere di fare tutto in casa.

Un elemento non di poco conto si è chiarito nel frattempo: iBook è stato integrato in iPad non come funzione preinstallata (alla stregua di calendario, client mail etc.) ma come un’App da scaricare a parte.

Dietro questa scelta c’è un motivo strategico e uno tecnico: integrare iBooks nell’iPad, pur non escludendo la presenza di store terzi sotto forma di applicazione, avrebbe avuto un ruolo intimidatorio nei confronti di editori ed e-tailers, mettendoli di fronte a un aut-aut. Dal punto di vista tecnico poi, l’evoluzione di un’app è molto più agile rispetto a quello di una feature integrata, i cui ritmi sono scanditi dalle nuove release di iPhone OS.

Nel frattempo iPad ha venduto nei primi 28 giorni circa 1 milione di unità, contro i 3 milioni circa di Kindle venduti dal 2007 ad oggi, il che la dice lunga sul residuo potenziale del mercato e-book citato nel punto 2).

In questo scenario, ancora molto fluido, s’inserisce la mossa di tre editori italiani (Feltrinelli, Messaggerie Italiane ed RCS Libri) di sviluppare una piattaforma distributiva propria, un repository con varie opzioni DRM per la protezione delle opere.

La piattaforma Edigita, sviluppata col contributo del CEFRIEL (PoliMI), promette il supporto ePub e PDF e una disponibilità entro la fine dell’anno di 1400 titoli di cui 400 novità. L’intenzione dei tre editori capofila è quella di mantenere la piattaforma aperta all’ingresso di altri editori e alla collaborazione di e-commerce italiani e stranieri.

Pur non avendo capito esattamente in cosa si concretizzerà la vendita tramite e-commerce terzi (accordi esclusivi? sub-repository personalizzati?), mi pare molto interessante l’approccio descritto da Riccardo Cavallero, direttore Generale Libri Trade Mondadori: “La scelta è per una architettura aperta sia come strumenti di lettura, rendendo fruibili i nostri ebook su tutti i device, sia come distribuzione, infatti non venderemo direttamente ma attraverso gli operatori e-commerce italiani e stranieri […]”.

In particolare una visione aperta ad altri editori e indipendente dal singolo dispositivo, mi pare molto azzeccata in un momento di assoluta fluidità del mercato. Altrettanto ritengo valida la decisione di non confinare l’offerta a un dispositivo brandizzato, da porre in concorrenza coi “carrarmati” USA di Apple e Amazon.

Il che conferma la validità di quanto affermato nella seconda parte dell’analisi sulle conseguenze dell’iPad nell’editoria:

Conseguenza per nulla imprevista o indesiderata (da Apple) di questo rinnovato peso contrattuale degli editori, sarà l’allineamento dei prezzi degli e-book su tutti i dispositivi, dunque lo spostamento della partita nel campo favorito da Apple: quello dei dispositivi.

Iniziative come Edigita spingono proprio nella direzione di aumentare il peso contrattuale degli editori, da un lato avvicinandoli al fronte caldo del mercato, dall’altro sottraendoli alla morsa degli e-tailer, con particolare riferimento alle condizioni “rapaci” imposte da Amazon, che Apple ha cavalcato a suo favore.

Rimangono in piedi alcune questioni che solo nei prossimi mesi si chiariranno: ha ancora senso l’integrazione esclusiva e-reader catalogo? Se no, quanto mercato c’è per nuovi dispositivi “indipendenti”? E quanto senso ha per una Amazon o una B&N aprire i propri dispositivi a piattaforme terze? E infine, come dovranno ristrutturarsi gli e-tailer davanti al proliferare di iniziative analoghe rispetto ad Edigita?

9 Commenti »

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  • # 1
    Mario
     scrive: 

    Kindle ha venduto 3 milioni di unità a 3 milioni di soli lettori!

    Quanti lettori hanno comperato invece l’Ipad??

    Questa sarebbe stata una domanda seria.

  • # 2
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Tu conosci la risposta a questa domanda “seria”? Io no, mi limito a considerare che su iPad si sta concentrando l’interesse di molti editori ed e-tailer (Amazon e B&N per dirne due), che evidentemente puntano sulla potenzialità del dispositivo anche per il mercato dei “lettori”.
    D’altronde la penetrazione sul mercato, se non dice nulla sull’uso che si farà del dispositivo (su quello già iniziano a parlare le app scaricate comunque), rappresenta un fattore fondamentale per un editore che debba scegliere il cavallo su cui puntare. Il modello di repository come app promosso da iPhone e iPad garantisce agli editori molta più libertà di fissare i prezzi rispetto alle forche caudine cui Kindle per anni li ha costretti.
    E infine alla domanda se un milione di iPad venduti corrisponda un possibile incremento netto nel numero di coloro che leggono su dispositivi e-reader, direi che la risposta è sì.

  • # 3
    eema
     scrive: 

    @Mario
    Per ora per ogni ipad acquistato sono stati scaricati 2 libri.. non mi sembra poi cosi male… Ma questo è un vantaggio… Spesso certe tecnologie nuove non diventano famose finche non vengono messe non su device specifici.. ma su device che fanno anche altro… Cosi prendono il device per altre ragioni e provano l’alternativa…
    L’ipad potrebbe essere quello che spingerà gli ebook al successo non perchè è il migliore per leggere… ma perchè fa anche altro e mal che vada non hai buttato i soldi… (tutto questo naturalmente se gli editori italiani si svegliano a distribuire contenuti)

  • # 4
    ibxxx
     scrive: 

    secondo me non è una questione di svegliarsi o no da parte degli editori…. il problema per loro è che esistono già moltissimi libri (e parlo di libri ed. italiana) scaricabili illegalmente via torrent. Per esempio l’intera saga di harry potter. Con la diffusione di dispositivi come l’ipad o altri tablet che verranno, è possibile che i lettori in mancanza di soluzioni di vendita “ufficiali” cerchino nei canali alternativi.
    Quindi secondo me sarebbe meglio per gli editori che si muovessero a sbarcare su queste nuove piattaforme, e soprattutto con prezzi adeguati. Altrimenti si prevede una nuova vicenda stile “napster”…

  • # 5
    eema
     scrive: 

    @ibxx non credo.. non si può paragonare la musica e i film ai libri… i libri non sono cosi di largo consumo come i video e la musica… la gente è abituata a comprarli i libri.. E comunque i pdf che trovi in internet non reggono il confronto con i libri online.. quelli sono solo documenti di testo statici e non adattabili.. non puoi facilmente ingrandire il carattere ne font…
    Per me se ibook store avrà successo sarà proprio per il progetto gutemberg… grandi classici ormai vecchi su cui nessuno puo esigere i diritti e quindi sono tutti disponibili gratuitamente…300000 titoli Tra cui alcuni molto richiesti anche per lo studio come la divina commedia…Apple ha gia trovato l’accordo e sono tutti disponibili.. E’ una gran bella partenza tenendo conto che la mondadori, principalecasa editrice italiana non ha mai venduto libri online

  • # 6
    LucaS
     scrive: 

    @Mario
    Il ragionamento è giusto ma fortemente prematuro.
    Kindle è in vendita da anni, ipad da 1 mese, e ha già venduto 1/3 dei pezzi del reader Amazon.
    Se come si ipotizza a fine 2010 avrà tra gli 8 e i 10mln di pezzi venduti in tutto il mondo non serve che ogni acquirente sia anche un lettore ne basta 1/3-1/2 per pareggiare Amazon.

    E’ poi corretto pensare che solo parte degli acquirenti leggerà (e comprerà) libri su ipad, ma ci sono anche lettori di quotidiani e riviste, dove il vantaggio dell’eink si riduce o addirittura si trasforma in svantaggio data la mancanza del colore.

    Le prime somme si tireranno dopo il natale 2010.

    Peccato che difficilmente Amazon darà il dato degli ebook venduti distinguendone l’uso, kindle, ipad, iphone, altri smartphone, pc; sarebbe stato interessantissimo per definire bene come si struttura il mercato dei lettori.

  • # 7
    mede
     scrive: 

    messaggerie, feltrinelli e rcs sono tre fette piuttosto importanti, manca comunque mondadori che rimane attualmente il pezzo più grosso in italia, fino a che non prende una posizione non credo che si definirà molto a mio parere.

    sinceramente non comprendo bene cosa sarebbe edigita e cosa farebbe, sarebbe una specie di sindacato dgli editori per avere più peso? non riesco a capire bene le dinamiche, perchè qui ci sono di mezzo editori e distributori, come accade in italia pulendosi il sedere con le regole del buon capitalismo, alcuni editori sono anche distributori e venditori al dettaglio con gli ovvi problemi che ne conseguono, anche perchè tutti aggirano le regolamentazioni sulla vendita dei libri e fanno all’italiana. non vorrei che questi gruppi si siano proposti in campo per difendere il loro aspetto di distributori più che quello di editori.

    1400 libri sono pochi, bene che ci siano le novità, quando arriveranno a 15.000 si potrà prendere in considerazione di comprare perchè hai un minimo di scelta (purchè non siano tutti testi di case editrici sconosciute) quando incominciano a essere 30.000 in su hai anche una certa scelta per argomento. ma se non entra mondadori, non si fa nulla. mi pare stavano già digitalizzando comunque, ma forse vorranno proporre una loro linea distributiva, mondadori e de agostini e magari qualcun altro.

    difficile la localizzazione di questa roba, è normale che i paesi anglosassoni saranno sempre 5 anni avanti a mio avviso.

  • # 8
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ mede
    Edigita è un consorzio aperto di editori per la vendita di e-book. È quello che, volendo, domani si potrebbe trasformare nel fornitore per un’app per smartphone: un repository di titoli che gli editori mettono a disposizione agli e-tailer, convertiti con su una piattaforma standard ma personalizzabile. Non escluderei un rapporto diretto con gli utenti finali.
    La massa critica che ha con i primi tre editori che vi sono entrati a far parte, promette di essere trainante anche per soggetti più piccoli – anche se, in nicchie tipo Franco Angeli, non so quanto senso abbia confluire fra titoli generalisti.

  • # 9
    mede
     scrive: 

    ok ma questa cosa è uno schifo per quanto mi riguarda e adesso spiego perchè la penso così: la repository non è altro che l’affermazione di editori/distributori sul mercato a scapito di altri che sono solo editori e della concorrenza in generale. stanno cercando di mantenere la posizione dominante, grazie al fatto che l’antitrust in italia colpisce solo chi deve colpire. purtroppo a rimetterci è chi è in concorrenza con loro e dunque il consumatore. praticamente questi aggiungono un intermediario (che l’utente finale dovrà pagare) che difende la politica dei prezzi comune degli editori che partecipano, se invece gli editori avessero dovuto trattare singolarmente la distribuzione degli ebook sarebbero andati in concorrenza tra loro a vantaggio dell’utente finale. ma soprattutto avrebbero permesso che un eventuale intermediario del genere fosse una società sul mercato e in concorrenza con altre eventualmente. invece si mettono d’accordo, fanno un cartello.

    interpreto male? non parlo di fatti ma della mia impressione… io la interpreto così.tan’è che i tre partecipanti sono anche distributori oltre che editori e librai.
    ma ripeto l’anomalia sta nel fatto che in un paese capitalista l’editore fa l’editore il distributore fa il distributore e il libraio fa il libraio. in italia fanno tutti come cavolo gli pare e dunque la situazione non è rosea per il cliente a mio avviso. non sono sicuro che all’estero puoi fare una cosa del genere.

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