di  -  venerdì 16 aprile 2010

In questo nuovo venerdì dedicato all’informatica d’autore e alle sue tante rivoluzioni mancate, ci apprestiamo ad parlare di un computer che nella storia informatica rappresenta al contempo una pietra miliare e la fine di un sogno: l’Amiga 4000, ultimo colpo di reni di una piattaforma che avrebbe – non certo negli anni ’90, quando il futuro era già più o meno deciso –  potuto asfaltare il Macintosh, o perlomeno esserne un formidabile rivale.

In questo pezzo, che si avvicina alla conclusione della saga che Appunti Digitali ha dedicato alla piattaforma hardware Amiga – perlomeno, alla sua parte sviluppata dal dream team capitanato da Jay Miner e poi dalla Commodore – analizzeremo l’Amiga 4000 in una prospettiva storica e competitiva, con accenni alla parte tecnica, per la quale rinvio comunque agli ottimi approfondimenti di Cesare.

Prima di proseguire desidero precisare la ratio del titolo: Amiga 4000 è qui considerato l’ultimo della specie in quanto è con esso che tramontano le prospettive della piattaforma, trascinata nel baratro dalla crassa incompetenza della Commodore.

Il successivo A1200 (non parliamo nemmeno del CD32), sebbene di qualche popolarità, a mio avviso non aggiunge né toglie nulla all’epopea della piattaforma concepita dal grande Jay Miner.

Amiga 4000 (09/1992), successore del 1000, 2000, 2500, 3000, raccoglie lo scettro di ammiraglio della gamma Amiga dedicata al mercato professionale: una gamma composta da computer potenti ed espandibili, con funzionalità avanzate e prezzi ovviamente non calibrati sul segmento consumer.

Nel pezzo dedicato all’Amiga 3000, abbiamo sottolineato come, fin dai primissimi anni ’90, le crescenti difficoltà economiche costringessero la Commodore a compromessi sulla progettazione delle proprie macchine. Se già A3000 era equipaggiato con un chipset grafico non proprio allo stato dell’arte (ECS), A4000 dovette fare i conti con tagli ancora più drastici rispetto ai progetti del geniale Dave Haynie.

In questo senso, il sistema che avrebbe potuto e dovuto essere la punta di diamante della Commodore per gli anni ’90, fu molto ridimensionato rispetto al progetto Amiga 3000+, a fronte della necessità di tagliare di costi di sviluppo e arrivare sul mercato al più presto con un prodotto “decente”.

Senza dilungarmi in dettagli, il motivo alla base di questa crisi, e delle relative conseguenze, è interamente attribuibile al management della Commodore, che fra sprechi di risorse, una cattiva gestione marketing, uno scarso controllo sulla filiera distributiva, si trovò presto ad affrontare pressanti problemi nei flussi di cassa, che nel 1994 la portarono alla bancarotta – malgrado la domanda ancora sostenuta e l’elevato potenziale della piattaforma.

A differenza di veri “mostri” come l’Amiga 1000 – in relazione all’anno del suo lancio – Amiga 4000 non può vantare una leadership tecnologica altrettanto marcata. In ragione delle citate difficoltà economiche, il suo percorso di sviluppo è infatti estremamente travagliato e passa per successivi tagli nelle varie versioni non rilasciate. Anche lo scenario competitivo è in rapida evoluzione, col lancio di sistemi Mac e PC sempre più potenti basati e l’arrivo imminente di Pentium e PowerPC.

Con il progetto A3000+ cassato dalla dirigenza Commodore, il chipset grafico avanzato AAA che segue la stessa sorte a favore del più limitato AGA, l’interfaccia SCSI a 32 bit che cede il posto a un’interfaccia IDE a 16 bit, il vetusto chip Paula ancora delegato alla gestione del suono, Amiga 4000 si presenta sul mercato l’11 settembre 1992 presso il World of Commodore di Pasadena, al prezzo di $ 3699 per la versione con CPU 68040 a 25 Mhz (ne verrà lanciata anche una versione 68030 a circa $ 2400).

Se, invece che con i progetti del geniale Haynie, confrontiamo A4000 con la concorrenza Mac e PC, scopriamo tuttavia un computer competitivo coi cloni PC basati su 486 e gli stessi Mac Quadra, che hanno prezzi d’accesso quasi doppi per configurazioni hardware simili (con l’eccezione del bus SCSI impiegato sui Mac dell’epoca).

Estremamente espandibile, ragionevolmente veloce ed economico, Amiga 4000 conquista presto un suo mercato di nicchia, anche in forza di un OS capace di pre-emptive multitasking – una feature che distingue Amiga fin dal primo modello, il 1000 (1985), e che su piattaforma PC e Mac arriverà rispettivamente nel 1995 e 2001.

Anche la NASA lo adotta estensivamente per la gestione delle missioni Shuttle, malgrado l’esistenza di più potenti sistemi basati su CPU PowerPC G3 e Pentium, proprio in forza del multitasking.

L’eredità dell’Amiga 4000 va oltre il fallimento della Commodore nel 1994: la Escom, società che acquisisce parte degli asset Commodore, riprenderà il design Commodore di una versione tower di A4000 e ne produrrà una versione aggiornata (A4000T), sempre con bus SCSI ed IDE integrati sulla scheda madre ma con CPU 68060.

Numerosissimi A4000, opportunamente espansi sul fronte video, CPU (fino a 68060 e PPC 604) e con quantitativi di RAM esorbitanti (fino a 128 MB ed oltre), sono poi installati presso studi di produzione video, grazie a quello straordinario componente hardware che è il Video Toaster e ad una ricca gamma di software dedicato alla postproduzione video.

Le feature tecniche di Amiga 4000 non sono tuttavia sufficienti per oscurare, nella memoria del vero nostalgico informatico, quel fenomeno che avrebbe potuto essere A4000 se solo la gestione Commodore fosse stata meno incapace e più consapevole del potenziale tecnico della sua piattaforma.

D’altronde anche A4000, così come lo abbiamo conosciuto, avrebbe potuto tenere a galla la Commodore in attesa di tempi migliori, se solo la gestione finanziaria dell’azienda non fosse stata più bucata di certi acquedotti italiani.

Tutto questo non fu, e, più che l’onore di un grande pedigree, ed Amiga 4000 porta in sé le tracce d’infamia lasciate da quel branco di avidi incompetenti che furono i manager Commodore, reali fautori di quella singolare congiuntura che ha portato, anno dopo anno e con un lavoro che pare quasi premeditato, alla scomparsa di una delle piattaforme più avanzate mai apparse sullo scenario informatico.

61 Commenti »

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  • # 1
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Aggiungo che l’adozione del Motorola 68040 non è stata una scelta fra le migliori relativa all’accesso all’hardware e alle schede Zorro-II, in quanto, come ho spiegato nell’articolo relativo a questa CPU, non era in grado di eseguire accessi a dimensioni diversi da 32 bit per le “porte” (I/O, memoria), e aveva bisogno o di un chip o di apposita logica che penalizzava le prestazioni richiedendo 1 o 2 cicli di clock in più rispetto a un 68030.

    Per il resto. No comment. E “viva” Commodore… -_-

  • # 2
    Gennaro Tangari
     scrive: 

    Giusto un piccolo appunto: il bus SCSI era presente anche sul più disgraziato Performa 200 ;-)

  • # 3
    D
     scrive: 

    Tre domandine veloci veloci. Non esisteva anche uno slot Zorro III ? Il video slot cos’era ? Una specie di agp ante litteram ?
    Attualmente a voler cercare un 4000T quanto si dovrebbe far conto di spendere ?
    Per quanto il 4000 ed il 1200 non fossero dei mostri rimangono comunque la massima evoluzione del mondo amiga classic quindi in un’ottica di esasperata espansione dovrebbero essere più “facili” rispetto ai veri mostri 2000 e 3000

  • # 4
    Riuzasan
     scrive: 

    1) aveva più di uno slot Zorro 3 dalle prestazioni simile all’attuale PCI

    2) Il video slot si agganciava alle linee video Amiga ed era utilizzabile soprattutto per effetti di post processing video “on the fly” (il Toaster, vari genlock etc hanno dimostrato la genialità dell’architettura Amiga … e pensare che nel A3000+ c’erano già in hardware alcune fubnzioni builtIn)

    3) Un 4000T non si trova da nessuna parte se non usato su Ebay a prezzi esorbitanti.

    4) Si, A4000 e A1200 hanno visto schede PPC a loro dedicate, schede video etc … ma la grossa differenza con il vero successore del 3000 doveva essere l’a3000+ con il suo DSP, lo SCSI, il genlock integrato etc, progettato 1 anno prima del 4000 e tagliaot solo per questioni commerciali ancora oggi incomprensibili.

  • # 5
    Lollo
     scrive: 

    Noto nell’articolo una punta di acredine verso i manager Commodore AHAHAHAHAHH!

    Ben detto Alessio! Se non fosse stato per quei cialtroni, magari oggi avremmo tutti sul tavolo un Amiga tre volte più potente di un Pc.

  • # 6
    D
     scrive: 

    “avremmo tutti sul tavolo un Amiga tre volte più potente di un Pc.”

    Io credo sei volte meno potenti di un pc ma con software ottimizzato dodici volte meglio

  • # 7
    Caterpillar
     scrive: 

    Imho lo spazio lasciato dall’amiga in ambito grafico poi se lo ciucciò Apple all’epoca in cui i classici pc facevano ridere per prestazioni multimediali

  • # 8
    D
     scrive: 

    “Il video slot si agganciava alle linee video Amiga”

    Praticamente invece di avere uno scatolotto esterno all’uscita video, lo si metteva all’interno ?

  • # 9
    Marco
     scrive: 

    @D
    Tutti gli slot di A4000 sono ZII/ZIII autosensing. Le prestazioni sono più o meno analoghe al PCI a 32 bit (uscito nel ’93 con i primi Pentium). Da notare che ZIII è asincrono e la velocità viene arbitrata fra bus controller (SuperBuster) e periferiche.
    La maggior parte di A3000 e A4000 è stata commercializzata con SuperBuster difettosi, con gravi limiti sulle prestazioni.

  • # 10
    Riuzasan
     scrive: 

    Per D

    un eventuale scatolotto esterno avrebbe usato un’uscita esterna che certo, per i tempi, non avrebbe mai potuto fornire le prestazioni che lo slot video poteva garantire: e il Video Toaster ne era l’esempio migliore.

    Ringraziamo sempre Newtek per non averne mai fatto una versione PAL in tempi utili :/

  • # 11
    Gennaro Tangari
     scrive: 

    @Caterpillar
    Apple non “ciucciò” il mercato della grafica ad Amiga in quanto già suo ;-)
    Se parli del mercato video beh … questa è un’altra cosa.

  • # 12
    Benedetto
     scrive: 

    @Caterpillar

    La grafica su computer in realtà nasce su Mac. Vedi l’applicazione del desktop publishing già presente a fine anni ’80 grazie al Mac e al Postscript di Adobe.

  • # 13
    Wilfrick
     scrive: 

    Niente da fare, i fan del Mac non li si riesce a far ragionare, anche mettendogli davanti un mac monocromatico del ’85 ed un amiga con 4096 colori continueranno a dirti che la grafica è nata su mac, che la grafica è il mac.

  • # 14
    Gennaro Tangari
     scrive: 

    Certo certo … peccato che guarda un po’ … Photoshop, Illustrator, Freehand, XPress ecc. ecc. siano nati su dei meravigliosi … em em … si Mac!!

    PS: Comunque i Mac hanno i milioni di colori dal 1987 ;-)

  • # 15
    moklev
     scrive: 

    No… veramente la grafica editoriale (DTP) era di Apple ma non la computergrafica. L’unico concorrente era 3DStudio (padre dell’odierno 3DS Max) e girava su PC x86. I programmi di cad e grafica 3d su mac erano pietosi, praticamente inusabili. Su amiga invece c’era Imagine, Sculpt 4D, Lightwave, Cinema 4d (sono tutti nati su questa piattaforma). Su mac era impossibile fare animazione 2d in realtime a causa delle limitazioni della macchina.

  • # 16
    Gennaro Tangari
     scrive: 

    L’affermazione dell’amico che ha detto che Apple ha ciucciato la grafica all’Amiga era ovviamente da intendere grafica in termini di DTP e foto, perché nel mercato della computer grafica Apple non s’è mai avvicinata (a parte forse un breve periodo al tempo dei Quadra…).

    Ho parlato incorrettamente di video … diciamo animazione in generale: ed è sotto gl’occhi di tutti che in quel mercato Apple non c’è praticamente mai entrata.

    PS: Comunque su Mac c’erano degli ottimi CAD a partire da MiniCad (ora VectorWorks) passando per AutoCad (che non ebbe mai successo vista la GUI penosa e moto poco Mac-like).

  • # 17
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    L’amiga aveva tutto il necessario per surclassare gli Apple anche nel dtp, gli mancava solo una strategia marketing e un supporto stabile delle sw house. Trastullarsi col mercato Consumer e legare la macchina ai videogiochi certo non ha aiutato ma del resto si tratta di un problema intimamente connesso col marchio Commodore, le cui fortune si fecero ai tempi del 64.

  • # 18
    Benedetto
     scrive: 

    @Wilfrick

    Lasciamo perdere le accuse fuori luogo di fanatismo e intavoliamo una discussione senza preconcetti. Che caspita significa la tua uscita su “i fan del mac…”?!?

    A quanto mi risulta, nei lavori grafici e tipografici l’Amiga non era il termine di paragone. I tipografi, le case editrici e le agenzie di comunicazione con cui ho collaborato, mi hanno sempre confermato di essere passati al desktop publishing con il Mac. Non discuto le qualità dell’Amiga, ci mancherebbe. I Macintosh usciti tra l’85 e il ’95 mancano di qualsiasi attrattiva o barlume di innovazione. Il punto però è che stiamo parlando dell’applicazione professionale di una macchina e – insisto – il mercato della grafica non era dominato da Amiga e la Apple non ne ha sicuramente “raccolto i cocci”.

    Se poi il discorso cade sull’editing video, campo nel quale non sono competente, lascio ad altri la parola.

  • # 19
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    La storia è proprio quella: il Mac ha dominato nel DTP, ma il resto (grafica, video, audio non MIDI, e multimedialità) è stato in mano all’Amiga.

    Comunque buone soluzioni DTP sono spuntate anche su Amiga (l’ultimo della serie fu PageStream), ma non c’erano colossi come Adobe purtroppo.

  • # 20
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Benedetto
    Fatti salvi alcuni meriti indubitabili di Apple nella cura tipografica dei font – aspetto sul quale Amiga non si può dire eccellesse – la questione è essenzialmente legata a scelte di posizionamento di mercato.
    Amiga aveva tutte le carte in regola per sbaragliare il Mac in ogni campo di applicazione e lo stesso Gassee, all’epoca uomo marketing nelle veci di Jobs, si disse molto spaventato dall’arrivo sul mercato di una macchina così superiore – non dimentichiamo il Deluxe Paint del 1985.

    Per la fortuna di Apple, Commodore fallì nell’indirizzare la macchina sui vari marcati professionali in cui poteva avere pieno e meritato successo – fra i quali la famosa industria creativa da cui Jobs di fatto ripartì nel 96, in parallelo ad un rinnovato impegno sul segmento consumer – preferendo cedere alle tentazioni del bacino videoludico. Una scelta questa, che trasformò per il vasto pubblico, Amiga in poco più che la continuazione ideale del C64.
    Nel frattempo invece Apple lavorò molto bene su una serie di mercati a cui rimane tuttora ancorata fra cui educational e, per l’appunto, creativo, tanto nel marketing quanto negli accordi con le software house del settore. Tanto basta a spiegare una questione che, se affrontata sul versante meramente tecnico, non trova valide giustificazioni.

  • # 21
    Benedetto
     scrive: 

    Considerando comunque fallimentare il management Commodore, la scelta di posizionamento di Amiga nel settore videoludico non è concettualmente sbagliata. Una piattaforma di gioco a un quinto del costo del competitor diretto è piuttosto allettante. A mio parere, l’errore non è stato tanto nel posizionamente, ben mirato, quanto piuttosto nella scarsa lungimiranza (sempre del management). Quando i Pc hanno superato di larga misura l’Amiga sul piano tecnologico, quest’ultima non aveva più senso neanche come piattaforma di gioco.

  • # 22
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Benedetto
    Il problema secondo me è legato alla credibilità del marchio Commodore nel mercato pro (rispetto al quale mercato l’ultimo tentativo C= risaliva al PET se non sbaglio) e alla predominanza dei volumi sviluppati dalle versioni home di Amiga, promossi come poco più che macchine da gioco.
    Se presso il pubblico di massa il nome di una piattaforma si associa al campo videoludico, è difficile convincere un CTO della bontà della macchina in ufficio. Il Mac, con alle spalle ben altri sforzi per l’ingresso nel mercato business, faticò molto e in ultima analisi non riuscì a rubare quote ad IBM. Figuriamoci che chance aveva Amiga mano a mano che s’identificava sempre più con l’erede del C64.
    L’altro giorno chiacchieravo con Cesare e mi chiedevo: chissà se, per iniziare, Commodore avesse chiamato la piattaforma Home col suo nome (es. Commodore 512 invece che Amiga 500) lasciando il marchio Amiga alle sole macchine professionali…

  • # 23
    Benedetto
     scrive: 

    Credo che fosse impensabile contrastare IBM (e Microsoft) sul piano professionale. IBM aveva una credibilità di marchio che Commodore, Sinclair, Atari e gli altri attori del mercato non potevano ontologicamente possedere. Vedi i fallimenti commerciali (relativamente a IBM e cloni) delle macchine professionali tipo l’Atari ST o il SInclair QL. Per questo non ritengo sbagliato il marketing Commodore rivolto al mercato videoludico.

  • # 24
    D
     scrive: 

    Vista la stupidità media dei CTO credo che la cosa più furba sarebbe stata quella di chiamare gli amiga come gli atari ST con dei nomi estremamente professionalizzanti, insomma invece di puntare sul semplice (che poi mi pareva fosse evidente che l’amiga home avevano tre cifre mentre i pro quattro ma evidentemente non lo era per loro) avrebbero dovuto inventarsi delle robe stile “Amiga ProUber$$ CL Felix” o “Atari Digital Mega Workstation Super Professional”

  • # 25
    Gennaro Tangari
     scrive: 

    @Cesare
    Mi sembra però un po’ riduttivo dire DTP ad Apple e il resto (“grafica”, video, audio non midi e multimedia) ad Amiga quando a meno di non voler paragonare Deluxe Paint a Photoshop non credo che Amiga abbia mai avuto nulla di paragonabile appunto a Photoshop per quanto riguarda la “fotografia” e non tralascerei neanche un certo ColorSync. Inoltre QuickTime dal 1991 diventò praticamente lo “standard de facto” (espressione bruttissima e di sapore molto Redmond ma che rende bene) del multimedia. Senza contare poi software rivoluzionari quali HyperCard.

  • # 26
    lakar
     scrive: 

    Il marketing Commodore rivolto al mercato videoludico o home non aveva molto senso dato che disponeva di una macchina capace di compiti a 360° e di farli pure bene.
    IBM e compagnia si diffusero inizialmente nel mercato professionale non solo grazie al marchio IBM ma anche perché negli anni 80 i pc non potevano fare niente nella grafica, nel video, nel multimedia etc. La credibilità IBM fu importante ma non determinante come dimostrarono tutte le aziende di cloni-pc nate in quel periodo che prima contribuirono alla proliferazione dell’architettura pc e che poi avrebbero spazzato via gli IBM-pc e come dimostrò in seguito anche MS che con windows riuscì a spazzare via OS/2. Apple e soprattutto Commodore-Amiga avrebbero potuto conquistare delle buone fette del mercato professionale se la prima non avesse spesso sbagliato strategie e prezzi e se la seconda non ne avesse fatto di tutti i colori.
    Quando poi negli anni novanta i pc con schede audio e 486-pentium e os grafici decenti come windows 3.0 e superiori cominciarono a spingersi nel mondo Amiga videoludico, grafico, video, home etc. con prezzi sempre più competitivi per Commodore iniziarono i guai dato che Amiga si era radicata in quel settore che ora i pc stavano invadendo, senza essersi a sua volta spinta in quello professionale dei pc che negli anni 80 era quello più ricco poiché in quegli anni ben pochi avevano un computer a casa.
    Aggiungiamoci la lentezza nell’aggiornare i chipset e il fallimento di Commodore nel 1994 e la frittata è completa. Nel 1996 i pc disponevano ormai di pentium 200, schede acceleratrici 3DFX, sound blaster 64 e non c’era più storia.

  • # 27
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    @Gennaro Tangari: infatti Deluxe Paint non si può paragonare a Photoshop perché il primo è un programma di disegno artistico, e il secondo di fotoritocco.

    Inoltre Photoshop ne ha fatta di strada per diventare quello che è oggi (basti vedere le prime versioni), e in ogni caso anche per Amiga c’erano diversi programmi di questo tipo (il più famoso dei quali fu ImageFX: http://www.novadesign.com/2008/10/imagefx-45-studio-for-amiga.html ).

    ColorSync era arrivato molto tardi. Considera che, un anno dopo, Commodore fallì.

    Per quanto riguarda la multimedialità (intesa come mix di più media), QuickTime è arrivato dopo Amiga Vision ( http://www.youtube.com/watch?v=u7KIZQzYSls ), che tra l’altro ha introdotto il concetto ed era molto più flessibile.

    Per non parlare della caterva di programmi che permettevano di realizzare video e animazioni varie, e poi c’era anche il CDTV…

    Infine per HyperCard non c’era nulla di paragonabile, in effetti. Qualcosa di simile era rappresentato da una combinazione di AREXX (un linguaggio utilizzato per la comunicazione inter-process, derivato dal REXX di IBM), AmigaGuide, il sistema di datatype, e dallo stesso Amiga Vision che ho menzionato prima.

  • # 28
    WarfoX
     scrive: 

    fantastico HyperCard.. programmazione for dumb. Per favore.. mi e’ bastata quella porcheria di Director che nelle prime versioni aveva il lingo…
    put the sprite 5 to location 10,20
    dio che schifezza.. Gia’ il nostro e’ un mercato ormai iper-sputtanato (si puo’ dire?) dove si fatica a farsi riconoscere le professionalita’..meno male che orrori di quel tipo non hanno preso piede altrimenti saremmo stati invasi da un altra orda di pseudo-programmatori come i pseudo-sistemisti che dopo una settimana di smanettamenti su XP si credono esperti… sic.
    Ma io li aspetto tutti al varco su una 25k.. (evil)

  • # 29
    Daniele
     scrive: 

    Ho letto tutti gli articoli riguardanti Amiga e mi sono piaciuti molto. Da possessore di svariati amiga pompati e da programmatore hobbystico non posso che essere nostalgico di un tempo in cui MS non bloccava ancora l’innovazione nell’informatica. Quindici anni fa la tendenza era quella di avere tutto separato per ragioni economiche di upgrade, oggi abbiamo tutto onboard. Sedici anni fa, oltre alla CPU era possibile far eseguire istruzioni a copper e blitter , oggi abbiamo OpenCL. Potrei continuare con chip memory e Bus Zorro ma credo che mi abbiate capito. Chi ha usato amigaOs ricorda una reattività dell’interfaccia grafica che dopo sedici anni, una cpu con 2 core e una GPU da milioni di poligoni ancora non riescono a dare. Sedici anni in informatica sono un’eternità, chissà cosa avremmo potuto avere oggi se non avessimo dovuto subire x86 e microsoft. Guardate solo ARM come cresce pur non facendo girare Photoshop e Autocad che rappresentano lo stucchevole mantra che siamo costretti a leggere ogni volta che si scontrano gli unici due neuroni di alcuni “esperti informatici”.
    Nostalgia per il miglior momento dell’informatica e rispetto per alcuni dei migliori progettisti che il mondo abbia conosciuto e che ebbero la fortuna di riuscire ad esprimersi senza i vincoli che hanno frenato i loro successori.

  • # 30
    D
     scrive: 

    “Gia’ il nostro e’ un mercato ormai iper-sputtanato (si puo’ dire?) dove si fatica a farsi riconoscere le professionalita”

    Però devi riconoscere che ci sono molti settori dove la competenza di un programmatore capace è completamente inutile. L’importante è che ognuno riconosca i propri limiti.

  • # 31
    joe4th
     scrive: 

    Vogliamo dimenticare i .mod del soundTracker, Scala Multimedia (altro che PowerPoint o OpenImpress…). Professional Page della Gold Disk e PageStream. Chiaro che non possono essere paragonati agli InDesign attuali, ma com’erano Word o Quark nel ’91? E Photogenics, il primo a gestire piu’ di 8 piani di colore? MUI, etc.; I font c’erano i ColorFont (nessuno ce li aveva e ce li ha tutt’ora) e gli Agfa Intellitype (vabbé il piu’ sfortunato tra i Type1, TrueType…) ma le altre piattaforme potevano contare sul connubio con Adobe.

    Per ARexx, noto delle similarita’ con l’attuale Python sulla possibilità di usare i programmi da un linguaggio di scripting. Non trovate?

    Sull’hardware bisogna però dire che ai giorni nostri quasi nessun sistema di hardware proprietario (ossia come unico produttore di hardware e software) è sopravvissuto e/o ha subito un grande ridimensionamento (pensate alla Sun/Solaris o HP/UX o Silicon Graphics in ambito workstation)
    e sono tutti convogliati (anche l’Apple con le sue manfrine) verso l’unificazione dell’hardware PC, in un certo senso considerato “Open”, quindi anche con l’hardware super-AAA+, probabilmente senza l’RTG per tempo, avrebbe potuto subire lo stesso declino.

    Inoltre consideriamo anche il prezzo. Per avere un A4000 base appena uscito bisognava cacciare fuori 3 o 4 milioni delle vecchie lire, piu’ o meno equivalenti a 5 o 6000E di adesso. Che salivano tranquillamente a 10 milioni se volevi avere le schede piu’ avanzate (Picasso, Cybervision) il controller SCSI.
    La Escom nel tentativo rilancio abbandono’ subito la strada delle workstation costose tentando il “fornetto” basato sull’hardware dell’A1200…

    A proposito qualcuno ricorda IPISA?

  • # 32
    degac
     scrive: 

    SE…

    Per la serie dei ‘se avesse…’

    Immaginate se la direzione di Amiga avesse deciso di mantenere un brand ‘standard’ – rivolto ai giovani/hobbysti e uno ‘pro’ (Amiga Pro non suona male) – con caratteristiche tecniche compatibili ma superiori alla versione standard (esempio: SCSI, maggiore memoria, CPU (o doppia CPU…), DSP integrato, uscite video più potenti ecc…).
    Da una parte – a livello produttivo – si sarebbero potuti contenere i costi di produzione perchè una parte del chipset, dall’altra un OS ‘standard’ sia per il livello base che per quello professional (OS che ancora oggi ha certi vantaggi), magari ottimizzato (con compilazioni ad hoc e/o con librerie specifiche) per la versione PRO: già l’utente base avrebbe avuto la sensazione di utilizzare un OS ‘pro’ (perchè montato sulle macchine di fascia alta) potendo – faccio per dire – aggiornare librerie e/o rom/cd)
    Commodore avrebbe così avuto 2 mercati, quello hobbystico/consumer e quello professional.
    E considerando che all’inizio il mercato dei computer offriva DOS e Mac b/n – entrambi senza multitasking – sarebbe davvero bastato poco (un wordprocessor, un foglio di calcolo e una stampa in contemporanea) per far capire a qualunque persona i vantaggi in termini econimici di AmigaOS (senza scomodare gli aspetti tecnici dell’hardware…).
    Purtroppo la cosa che ho capito è che COMMODORE non sapeva vendere: si è solo trovata per le mani il ‘successore del C64′ e ha fatto soldi finchè ha potuto.

    E pensate se Amiga fosse sopravvissuta fino ai tempi di Ipod/Youtube: già aveva spiccate capacità multimediali, sicuramente si poteva in qualche modo ‘agganciare all’onda’ della mobilità/condivisione…

    PS: Amiga – nell’ambito VIDEO – era di sicuro considerata, molti software (Lightwave tanto per dirne uno che esiste tuttoggi…) è stato utilizzato in una marea di produzioni televisive; SCALA è stato antisegnano dei vari Macromedia/FLASH & co… in pratica c’era già tutto, è stato semplicemente ‘riscritto’ per i PC e i Mac…

  • # 33
    degac
     scrive: 

    …troppo tardi, joe4th mi ha battuto sul tempo riguardo a SCALA…

  • # 34
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    @joe4th: la somiglianza di Python con AREXX non è casuale. Alex Martelli, un noto “evangelist” di Python (nonché responsabile di una divisione di Google), ha lavorato al progetto REXX di IBM ( http://www.aleax.it/curric_it.txt ).

    All’IPISA ’94 a Milano ero presente anch’io, e al rappresentante di ESCOM chiesi per quale motivo non facevano uscire l’AAA, che comunque era un chipset eccezionale.
    La risposta fu che non era adeguato agli standard ormai raggiunti dai PC. Il che era sicuramente vero in senso assoluto, ma era comunque un’ottima soluzione che avrebbe dato non poche soddisfazioni (ne parlerò in un prossimo articolo).

  • # 35
    D
     scrive: 

    “La risposta fu che non era adeguato agli standard ormai raggiunti dai PC. Il che era sicuramente vero in senso assoluto, ma era comunque un’ottima soluzione che avrebbe dato non poche soddisfazioni (ne parlerò in un prossimo articolo).”

    Un’affermazione veramente ridicola.

    L’AAA non doveva essere visto come una soluzione finale ma come una d’ingresso nella piattaforma. Si mettevano due slot d’espansione e chi voleva di più si comprava la scheda dedicata.
    In fin dei conti tutti i sistemi attuali dotati di grafica ed audio integrati sono da ritenersi “adeguati” agli standard raggiunti ?

  • # 36
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    A me lo dici? :D

    Ma poi non è soltanto una questione di schede addizionali: l’AAA si sarebbe benissimo evoluto assieme ai progressi della tecnologia.

    Memorie video più veloci -> maggior banda a disposizione per incrementare risoluzione video e/o refresh, maggior numero di canali audio, sprite più grandi, ecc.

    Maggior numero di transistori -> Copper e Blitter in grado di eseguire più operazioni e/o più velocemente.

    Il passo col PC l’avrebbe raggiunto SE la Commodore si fosse impegnata. E anche superato.

  • # 37
    D
     scrive: 

    Superato forse no perchè di lì a pochi anni sarebbe arrivata una corazzata di nvidia che avrebbe spazzato via l’ancient regime del mondo grafico (s3, cirrus logic, matrox) però proprio in previsione di un simile cambiamento avrebbe potuto essere un buon inizio.

  • # 38
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Cesare
    Uno degli effetti dell’apertura di fatto della piattaforma PC, è stata che una pletora di produttori si è concentrata nell’innovazione dei singoli comparti funzionali. L’hanno fatto solo a causa del potenzialmente enorme mercato PC, non certo perché la piattaforma offrisse una particolare eleganza tecnica o efficienza.

    Se siamo d’accordo sul fatto che, anche nella migliore delle ipotesi, il PC avrebbe avuto una scala di diffusione molto superiore rispetto a qualunque piattaforma chiusa (che per definizione costa di più), dobbiamo convenire sul fatto che Amiga, e ogni piattaforma hw non standard, sarebbe stata comunque un fatto di nicchia.

    In conseguenza di ciò non avremmo visto certo un tasso di progresso della piattaforma paragonabile.

    Il caso del Mac è abbastanza esplicativo: guardiamo lo stato di di progresso dei driver nvidia per le schede professionali Quadro (che su mac non portano ad oggi quasi alcun vantaggio addizionale rispetto agli equivalenti consumer) o anche il celebre caso di IBM, responsabile dell’enorme ritardo accumulato negli anni 2000 dalla piattaforma PPC per Mac, che ha in ultima analisi fatto sì che nel 2005 Apple ancora dovesse presentarsi sul mercato con portatili G4 (una cpu più o meno coeva del P2), tenuti a malapena al passo da un’ottimizzazione software cui sempre più aziende come Adobe andavano sorvolando.

    Se una piattaforma è minoritaria, non riceverà mai la stessa attenzione dai produttori di hw, che troveranno sempre e comunque più conveniente focalizzare la R&D sul bacino di utenti più ampio. Lo stesso vale per chi fa SW.

    Per questo mi lasciano un po’ perplesso le nostalgie della vecchia Apple, un’azienda negli anni 2000 costretta dal ritardo di IBM a vendere prodotti palesemente inferiori alla concorrenza, sebbene ancora validi per specifici campi di applicazione.

    Come avrebbe Amiga potuto seguire un percorso diverso da quello seguito da Apple? Come andare avanti con CPU non x86 o soluzioni grafiche dedicate?

    Tutto questo per dire che il tramonto delle piattaforme chiuse è in ottima parte conseguenza diretta dell’apertura di fatto della piattaforma PC e dei peccati originali di IBM nella sua progettazione – peccati che come sappiamo ha pagato cari.

    Per inciso, eviterei paragoni con l’epoca in cui Apple era al 10% circa, in quanto il mercato PC era allora ancora molto immaturo e lontano dal suo potenziale.

  • # 39
    g4be
     scrive: 

    bisogna dire che all’epoca, sia il lancio del 4000 che la presentazione del 1200 (ricordo una rivista di cui consumai ogni pagina, in cui c’era la recensione del 4000, e una corporsa preview del nuovo amiga lowend)erano stati accolti abbastanza bene e con tante speranze. Si era un po’ ignari tra gli utenti meno informati dei progetti Amiga 3000+ e chipset AAA, oggi con il senno di poi ci si può chiedere del perchè non abbiano lanciato un Amiga Pro(3000+ e aaa) ultra hig end, e degli amiga aga high e low end, da mantenere contemporaneamente sul mercato…
    tanto son falliti ugualmente alla fine :/

  • # 40
    D
     scrive: 

    “o anche il celebre caso di IBM, responsabile dell’enorme ritardo accumulato negli anni 2000 dalla piattaforma PPC per Mac,”

    Tutto quello che vuoi ma Commodore l’alba del ventunesimo secolo non è riuscita a vederla. Ai suoi tempi non era neanche morta la famiglia dei 68k ed i PPC avevano ancora ampi margini di miglioramento.
    Piuttosto viene da chiedersi questo: se Commodore ed Atari fossero riuscite a sopravvivere, anche solo in mercati di nicchia ma renumerativi, con ben tre clienti d’alto profilo invece che uno solo, IBM si sarebbe tanto permessa di prendersela comoda ?
    Ai tempi del AAA c’era ancora qualche speranza per uno sviluppo interno della piattaforma, in seguito probabilmente no ma in ogni caso le possibilità che c’erano non erano state sfruttate a dovete.

  • # 41
    PATOP69
     scrive: 

    Devo dire che l’articolo è abbastanza sintetico e in alcuni punti con errate informazioni delle quali lapiù vistosa è la data di immisione sul mercato del modello A4000Tower. In realtà il modello A400T fu immesso sul mercato (fine 1993) da Commodore poco prima del fallimento per bancarotta e quindi ESCOM non sviluppo proprio un bel niente….la stessa non fece altro che aquisire le rimanenze non assemblate negli stabilimenti ove commodore commissionava tutta la parte elettronica dei vari modelli AMIGA. Una volta messe insieme queste quantità di parti non assemblate fece confluire il tutto in Francia presso lo stailimento elettronico di SELECTRON ove riprese l’assemblaggio delle parti per la nuova immissione sul mercato di A1200 e pochissimi esemplari di A4000Tower. Per il resto a mio avviso si può pensare di fare naturalmente comenti di ogni tipo basta non perdere di vista cosa a livello HW e SW era presente in quei precisi anni. Il nuovo chipset AAA era effettivamente sulla carta una cosa interessante per quegli anni (e solo se fosse stato immesso sule mercato in quegli anni) ma in realtà il capo ingegniere commodore DAVID HAYNIE affermò che sarebbero stati necessari minimo ancora due anni per il prodotto finito….due anni ulteriori per terminare la fase di prototipazione iniziata tra il 1992 e il 1993 sarebbero stati impensabili in termini di mercato ed in termini di costi! Immaginiamoci la ESCOM se poteva solo pensare di avviare nuovamente questa prototipazione nel 1995 e cioè poco dopo la sua acquisizione degli asset commodore…il tutto si sarebbe tradotto nell’avere sul mercato il chipset AAA nel 1998!!!!

  • # 42
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ D

    Piuttosto viene da chiedersi questo: se Commodore ed Atari fossero riuscite a sopravvivere, anche solo in mercati di nicchia ma renumerativi, con ben tre clienti d’alto profilo invece che uno solo, IBM si sarebbe tanto permessa di prendersela comoda ?

    Se tutte e tre le piattaforme avessero usato il PPC e tutte e tre assieme avessero cubato un volume interessante forse no. Ma se ognuna avesse seguito la sua strada…

    @ Patop69
    Ho trovato dati discordanti sul 4000T (la cui versione 68060 non è mai stata prodotta dalla Commodore), io ho fatto riferimento alla sola versione Escom. Grazie della segnalazione.

  • # 43
    D
     scrive: 

    Ma poi la ESCOM era veramente una società in grado di esercitare una qualsivoglia forma di R&D o era solo un rigattiere che mirava a piazzare qualche computer spendendo poco ?

  • # 44
    Paradox
     scrive: 

    All’ultimo Bit Movie del 1996, una manifestazione di computer grafica e animazione che si teneva ogni anno a Riccione, erano ancora quasi tutti Amiga. Che spreco.

  • # 45
    Daniele
     scrive: 

    [quote]Come avrebbe Amiga potuto seguire un percorso diverso da quello seguito da Apple? Come andare avanti con CPU non x86 o soluzioni grafiche dedicate?[/quote]
    Guardando con gli occhi del 2010 sicuramente hai ragione, se invece ci trasferiamo nel 1995 allora possiamo ragionare diversamente perché è il SO e gli applicativi che hanno fanno la fortuna del processore. Inoltre dove sta scritto che con una dirigenza più attenta Commodore non avrebbe avuto interesse nel licenziare a terze parti la propria tecnologia? Siamo sicuri che AMD avrebbe cercato solo di ottimizzare gli x86? Perché non sviluppare una CPU alternativa? Perché non c’era il SO e gli applicativi per sfruttarla. Infine sembra che il mercato aperto abbia prodotto tante aziende impegnate in R&D, ma dove? Tolta NVIDIA e AMD/ATI per il 3D il resto lo fa Intel, PCI, PCI-e, USB è tutta roba sua data in licenza. Esaminiamo un dispositivo embedded attuale basato su Tegra, costruiamo un SO ottimizzato opensource, può essere un nuovo Amiga 500? Io dico di si, si attacca alla TV, ha spiccate capacità multimediali, ha un costo contenuto. Ora facciamo il gioco delle ipotesi per cui OpenOffice è più diffuso di MSOffice, Firefox più di Explorer e quindi la tecnologia web è molto più avanti di quella attuale, DirectX è di nicchia e i giochi e i sw 3D sono fatti solo in OpenGL o meglio in OpenGL/OpenCL, ho ancora bisogno di x86? Ho ancora bisogno di MS?

  • # 46
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Daniele
    Ti rispondo su alcuni punti che hai posto:
    – Proprio nel 1995 è uscito l’OS che ha sigillato il predomioni di Wintel; di lì in poi, per tutti gli altri, è rimasto sempre meno;

    – Dare in licenza a terze parti la tecnologia Amiga? Credo che il caso dei PC IBM (e la fine che stava facendo Apple in tempi di HW licenziato a terzi) sia abbastanza illuminante al riguardo.

    – Perché non sviluppare una CPU alternativa? Bisogna vedere se il titolare dei diritti dell’ISA (Apple, IBM e Motorola per PPC) te lo concede… Prova a chiedere oggi a Intel se darebbe una licenza x86 a nvidia. :-)

  • # 47
    D
     scrive: 

    “- Proprio nel 1995 è uscito l’OS che ha sigillato il predomioni di Wintel; di lì in poi, per tutti gli altri, è rimasto sempre meno;”

    Per come funzionava c’erano ancora discreti margini di movimento e speranza. Direi che il sigillo è stato posto cinque anni dopo.

  • # 48
    Daniele
     scrive: 

    Dare in licenza a terze parti la tecnologia Amiga? Credo che il caso dei PC IBM (e la fine che stava facendo Apple in tempi di HW licenziato a terzi) sia abbastanza illuminante al riguardo.
    Scusa la mia ignoranza ma Intel non concede ad altri di produrre USB, PCI-e, HDA (audio) eccetera? Non esistono ARM TI e Samsung? Già ora Nec mi sembra produca chip USB 3 mentre Intel è ancora in forse. Magari “concedere in licenza” non è un termine appropriato.
    Comunque non intendevo esprimere dissenso su ciò che hai scritto, semplicemente credo che l’umanità sia schiava di una architettura obsoleta così come è schiava del motore a scoppio. Sono convinto che anche Intel abbia pensato in certi momenti della sua vita di maledire MS e x86, essere costretti a dover girare e rigirare sempre la stessa minestra pur di farla sempre più saporita sfianca chiunque abbia voglia di nuove sfide e l’ingegno per vincerle.

  • # 49
    D
     scrive: 

    “essere costretti a dover girare e rigirare sempre la stessa minestra pur di farla sempre più saporita sfianca chiunque abbia voglia di nuove sfide e l’ingegno per vincerle.”

    Se gli x86 le stanno tanto stretti che s’impegni a sostenere uno sviluppo di emulatori x86 validi per altre piattaforme

  • # 50
    D
     scrive: 

    Comunque sia, guardando avanti ci saranno articoli su espansioni famose degli amiga classic, sulle varie versione del os fino alla 4.1, su aros ed i successivi amigaone ?

  • # 51
    joe4th
     scrive: 

    Al momento non dobbiamo trascurare tre campi: i videogiochi, internet e il parco software. Nel campo delle console Commodore tentò l’avventura con il CDTV e il CD32, contando su un buon appoggio da parte delle software house che gia’ producevano titoli per Amiga e anticipando quello che fece la fortuna di Sony con la Playstation (che seppe monetizzare molto bene anzitutto dalle software house di videogiochi, cosa che fino ad allora non era venuto in mente di fare a nessuno), ma anche li non si seppe rinnovare per tempo. Casualmente Microsoft, se escludiamo tastiere e mouse e qualche lettore mp3, non produce hardware proprio se non nel campo videoludico (in sintesi monetizzando le DirectX).

    Cercare di licenziare l’hardware Amiga a produttori di terze parti, si cita l’esempio di Apple, che di fatto faceva concorrenza a sé stessa: esempio produttori come Power Computing, etc., producevano Mac più performanti degli originali e a prezzi minori…; a quel punto forse Commodore avrebbe dovuto smettere di produrre hardware puntanto solo sul software?

    Altri produttori tentarono la strada del “port” del sistema operativo per piattaforma PC, sganciandosi quindi dall’hardware ma nell’uno o nell’altro senso furono penalizzati dall’hardware non all’altezza e dall’assenza di supporto da parte dei grandi produttori di software. Amiga a quel punto avrebbe avuto un parco di produttori software leggermente maggiore, ma privo di quei due o tre chiave (come Adobe, etc.) che hanno permesso per esempio a Apple di sopravvivere e mantenere la propria utenza.

    Per esempio NeXT con il NextSTEP, fallita l’avventura su piattaforma proprietaria fece il port per PC, ma anche lì la NextDimension, il DSP56k, il floppone da 256MB erano andati a farsi friggere e quello che restava non era così attraente per l’utenza e per gli operatori (intesa come piattaforma per far soldi e per far fare soldi). Idem per il BeOS, abbandonato il BeBox, il port su PC soffrì prima l’hardware non all’altezza e quando finalmente l’hardware fu all’altezza, soffrì prima, come Amiga la mancanza di software chiave (ricordate la fatica su Amiga per avere IBrowse e Aweb, quando il resto del mondo girava su Netscape?) e poi altre pratiche “strane” da parte di concorrenti…

    Se non ricordo male il tentativo successivo di rilancio (correggettemi se sbaglio) fu fatto nel cercare di imporre (o meglio di affiancarvi a quel punto) un proprio standard hardware, superiore a quello dei PC dell’epoca e basato su piattaforma PREP (o CHRP?), ma non è andato a buon fine, forse perché magari piu’ chiuso, oltre che dai ritardi sull’OS. Non si sa come si sarebbe evoluto se quei tentativi fossero andati a buon fine. Sicuramente le premesse c’erano: il pur vecchio autoconf (driver in ROM) era infinitamente superiore (leggi “meno grane”) a qualunque schifezza di Plug&Play e a alle porcherie recenti come lo ZeroCD delle pennette Internet che ci propinano tutt’ora.

    Vero come afferma Daniele che Intel licenzia oggi quasi tutte le tecnologie usate nei PC, ma mon dimentichiamo i produttori di motherboard che non sono Intel: per esempio ASUS produce in sei mesi più motherboard PC di quello che è considerato il computer piu’ venduto di tutti i tempi: il Commodore C64. E oltre a ASUS ci sono molti altri, Foxconn, ECS, MSI, Gigabyte, etc., quindi Intel (che non ha un OS proprio) fa soldi (dalle licenze) ma fa “fare” soldi. Non so se sganciati da quest’ottica (che vede ahinoi quasi l’untente finale ai margini) Amiga avrebbe potuto essere il terzo (o il quarto se si considera Linux come terzo, non necessariamente terzo in ordine di diffusione).

  • # 52
    Giovanni
     scrive: 

    Felice possessore di un Amiga 4000, tuttora funzionante, dal quale vi sto scrivendo. Saluti a tutti.

  • # 53
    andres
     scrive: 

    Bellissimo articolo, ma parliamo un pò anche degli Amiga NG?

  • # 54
    D
     scrive: 

    A dire il vero ci sarebbero prima il walker “o scarrafone” ed una fantomatica scheda d’espansione che avrebbe dovuto precedere gli NG

  • # 55
    Riuzasan
     scrive: 

    Sull’uso di processori alternativi ad X86 si è dibattutto tanto.

    Certo che se nel 2002 Apple fosse stata affiancata da una piattaforma Amiga con la diffusione in campo professional simile a quella del 4000 nel 1994, probabilmente anche IBM avrebbe avuto più entrate dalla divisione PowerPC.

    Senza contare che alla fine oggi, “pazziando pazziando”, le due console più importanti usano processori della famiglia PowerPC, customizzati quanto si vuole, ma comunque compatibili col set base di istruzione PPC.

    Un mondo Amiga nel 2002 con macchine nel settore PRO dotate di G5, chipset AAA con nuova ram e coprocessori migliorati, la possibilità di utilizzare su bus PCIE le migliori schede video ATi/Nvidia … avrebbe trovato una sua nicchia.

    Poi a parte l’hardware, su tutto domina lo spettro sinistro (per gli altri) dell’AmigaOS.

  • # 56
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Indubbiamente, ma lato hardware non sarebbe cambiato molto, a mio avviso: il progresso dell’architettura x86 è stato notevole, e ha portato al sostanziale abbandono dell’architettura PowerPC, su tutti i fronti che contano: prestazioni, consumi, e costi.

    Poi che questa ISA sia più versatile in ambito embedded, nulla da dire. Non a caso è, appunto, relegata alle console.

    Discorso a parte per l’architettura POWER, ma quella è pensata appositamente per il mercato dei server.

    Ai giorni nostri meglio una Amiga x86 che un PPC, ma a quanto pare chi ha in mano l’Amiga non lo vuole proprio capire…

  • # 57
    D
     scrive: 

    “ma a quanto pare chi ha in mano l’Amiga non lo vuole proprio capire…”

    Aspettiamo che esca il fantomatico x1000 e poi potremo anche azzardare qualche ipotesi. Fino ad ora i vari amigaone sono stati poco più che dei sistemi di riciclo, prima praticamente dei cloni mac e adesso si direbbe sistemi industriali prestati al computing comune.

    Forse il fantomatico PPC Dual Core potrà vantare prestazioni simili ad un G5 risolvendo però diversi suoi limiti sia lato 64bit che soprattutto lato consumi.

  • # 58
    Giovanni
     scrive: 

    sono contento di leggere che ancora oggi si discute su quello che fù il fallimento di Jack Tramiel cioè l’Amiga.
    bhe mettersi a confrontare le tecnologie delle varie macchine che uscivano come funghi in quei gloriosi anni 80 è molto bello ma non spiega xchè commodore è fallita.
    c’è molta nostalgia ma il fatto è che amiga fallì x colpa del suo creatore xchè tento sempre di rendere la macchina unica e non si rese conto che il mercato invece voleva il contrario.
    mi spiego, quando commodore prese il proggetto Amiga era solo che stava cercando da terzi un successore alla macchina che loro avevano inventato, il Pet (non scordatevi che il CBM 64 era il VIC 30) è quindi non una workstation per fare i server o cose sui generi (vi era Gia IBM e Apple che pensavano a questo) ma semplicemente un pc per casa e giochi (lo dimostra il successo di A500) fu Amiga a decretare la fine della Commodore e non l’inverso, come qui si dice erroneamente, il mercato è dettato dal prezzo e non dalla tecnologia, lo dimostra il successo di IBM che non costruendo un computer unico e proprietario ma una macchina flessibile che chiunque può cambiare le componenti sia che sia sw che hw…
    penso che se la Commodore avesse pensato ad ampliare e rendere il CBM64 un pò più aperto tecnologicamente (Un VIC 40) che non fosse quel fresco buffo della serie CBM 264 (intendo il Plus4 che in certi versi era ottimo si pensi che avevo un pacchetto Office integrato quando non si sapeva cosa fosse il word o access!?) forse avrebbe avuto un modo x traghettare oltre la fine dell’era degli Home Computer….

  • # 59
    revs
     scrive: 

    Ricordo che la Commodore falli per un buco di 100 milioni di dolalri che ora spalmano sugli azionisti, se avessero fatto un aumento di capitale non sarebbero falliti,ma i manager pagati esternamente da qualcuno non vollero fare l’aumento di capitale.

    alle grandi aziende di informatica faceva comodo far fallire la Commodore..

  • # 60
    T M B
     scrive: 

    @ Joe4th

    http://www.youtube.com/watch?v=dI56B5Wj3IE
    ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
    IPISA 1997

    Adesso mi metto a piangere….peraltro, parlando di Amiga non si può non parlare della supremazia assoluta che ebbe nella Scena DEMO.

    Dal 1987 alla metà degli anni ’90 (ma gruppi come i The Black Lotus han saputo sfruttarla anche dopo) il domionio Amiga sui grigi PC era Totale.

  • # 61
    R3D
     scrive: 

    Salve a tutti, vorrei sapere cosa può valere il mio Amiga 4000/040 in perfetto stato ed ovviamente ancora funzionante.
    E’ composto dal seguente hardware:

    A4000 con case classico ma moddato con colore “Onyx”.
    Scheda CPU Cyberstorm MKIII 68060/50 e PPC 604e/233Mhz.
    Scheda video Cybervision-PPC 8Mb video ram.
    SCSI Wide III.
    128Mb di EDO Ram.
    Deinterlacciatore VGA.
    Tastiera originale e mouse originale.
    Volendo con monitor Sony Multiscan E400 da 19″.

    Grazie mille.
    Roberto

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