di  -  mercoledì 7 aprile 2010

Come aveva già accennato Alessio Di Domizio nell’articolo sull’Amiga 3000 , alcuni dettagli tecnici di questo computer meritavano una trattazione a parte che tenesse anche conto della sua evoluzione che, purtroppo, non vide mai la luce a causa delle “brillanti” menti a cui erano affidate le redini dell’azienda.

L’Amiga 3000+ si colloca sicuramente nel mito per quanto riguarda le leggende che lo circondano ma, a differenza delle fantasie popolari, c’è ben più di un fondo di verità che gli appartiene, in quanto alcuni modelli hanno visto la luce, e uno di essi è nelle mani del suo principale progettista, un altro mito della casa: Dave Haynie.

Cominciamo col dire che, come accennato e come si poteva già intuire dal nome, questo progetto fonda le sue radici sul modello 3000, partendo dal case fino ad arrivare alla CPU, alla memoria, e in generale alla dotazione di periferiche che accompagnavano quello che possiamo definire come il miglior prodotto che Commodore abbia commercializzato.

Rispetto al suo predecessore i miglioramenti riguardano le seguenti macroaree:

  • nuovo chipset AGA
  • DSP AT&T 3210
  • nuovi dispositivi di I/O
  • layout della memoria razionalizzato

Per quanto riguarda l’AGA, maggiori informazioni si possono trovare nell’apposito articolo che lo riguarda, a cui va necessariamente affiancato quello sull’ECS , per comprendere meglio le differenze esistenti fra l’Amiga 3000 (che montava proprio l’ECS) e il 3000+.

Sebbene l’AGA abbia rappresentato una notevole (e attesa) ventata di novità (fra le quali è d’obbligo ricordare l’introduzione della palette da 16 milioni di colori, modalità video disponibili per diverse risoluzioni, 8 bitplane, e sprite larghi fino a 64 pixel), la punta di diamante rimane il DSP 3210 di casa AT&T, che mette in ombra l’accoppiata 68030 e 68882 a 25Mhz, che pure sono gli elementi principali dell’intero sistema.

Grazie a un clock di 50Mhz questo dispositivo è in grado di erogare 12,5 MIPS e 25 MFLOPS. Se il primo dato non è particolarmente impressionante (il 68030 a 25Mhz arrivava a poco più di 8 MIPS), il secondo lo è sicuramente, tenendo in debito conto i numeri che giravano all’epoca. L’appena presentato 68040, considerato un autentico mostro macina-numeri, si doveva accontentare di “soli” 3,5 MFLOPS a 25Mhz…

Senza andare troppo nei dettagli sul funzionamento di questo chip, i motivi del suo inserimento sono da ricercarsi nella sperimentazione di nuove idee su come poter migliorare le prestazioni del sistema cercando di scaricare a dispositivi dedicati alcuni compiti a loro particolarmente affini.

Dopo Copper e Blitter si fa strada, quindi, un nuovo coprocessore particolarmente versato per l’elaborazione di segnali (d’altra parte il nome appare eloquente: Digital Signal Processor), ma utilizzabile anche per diversi altri scopi, grazie all’intrinseca programmabilità.

La versatilità che lo contraddistingue permette di impiegarlo tanto nel campionamento e manipolazione di segnale audio a 16 bit e 44Khz (qualità CD, per intenderci), quanto nell’implementazione dei protocolli di comunicazioni su cui si basano i modem e i fax. Per questi ultimi il limite del chip è rappresentato dallo standard V32-ter, che arriva fino a 19200 bit al secondo.

Ovviamente l’uso per cui era stato maggiormente pensato era quello del campionamento e della riproduzione di segnali audio a 16 bit e 44Khz, da troppo tempo attesi dagli affezionati amighisti, che vedevano arrancare in parte i loro computer a causa delle evoluzioni della famigerata SoundBlaster per PC (ma non dimentichiamo anche la GUS arrivata poco dopo).

Per poter gestire entrambi i casi, al DSP sono collegati due opportuni codec, che integrano anche i due convertitori A/D e D/A, i quali si occupano rispettivamente di campionare e riprodurre i segnali con cui hanno a che fare. In particolare il codec audio è in grado di arrivare a frequenze di 48 Khz, e supporta una discreta varietà di formati per i campioni (8/16 bit, 8-bit μ/A-low).

C’è da aggiungere che questo tipo di DSP si integra perfettamente nel sistema. E’, infatti, in grado di indirizzare tutta la memoria, esattamente come il 68030 (e il 68882), con l’unico vincolo di leggere o scrivere dati a 32 bit, che pertanto lo rende inadatto a interfacciarsi coi registri dei chip custom (che hanno “porte” d’accesso a 16 o addirittura 8 bit).

Non sarebbe, quindi, utilizzabile per soppiantare completamente la CPU (e diventare tale), ma rimane una periferica con un elevato margine di indipendenza e flessibilità, essendo anche in grado di interrompere il 68030 (potendo generare due interrupt, di livello 2 e 6) e a sua volta d’essere interrotto da esso (con altri due interrupt utilizzabili).

Inoltre dispone di un canale DMA per l’accesso alla memoria o a periferiche, di un timer programmabile (per generare interrupt interni), e infine di un bus seriale per comunicare con fino a 4 veloci porte seriali, che nello specifico sono collegate ai codec di cui sopra e con un’espansione che gli avrebbe consentito di interagire con eventuali altri DSP 3210.

Già, perché su questo processore gira un apposito “sistema operativo” (in realtà dovremmo chiamarla applicazione di controllo, in quanto il DSP non è una CPU vera e propria) sviluppato da AT&T, chiamato VCOS, che è in grado gestire e schedulare più processi da smistare ai vari DSP disponibili nel sistema, che diventa quindi massicciamente parallelo (se sfruttato opportunamente).

Oltre alla linea per il telefono, agli ingressi e alle uscite audio a 16 bit, e al connettore d’espansione per il DSP, il 3000+ mette a disposizione altri dispositivi di I/O, nuovi o migliorati. Al “local bus” (connettore di espansione per la CPU) sono stati aggiunti nuovi segnali, e il video slot presenta adesso una completa gamma di segnali per il video, l’audio, e il genlock.

Gli slot di espansione Zorro III supportano tutte le caratteristiche di questo bus; è presente anche un connettore CD/Aux per collegare un lettore CD al computer, e infine una speciale porta seriale simile all’I²C ideata da Philips (e a cui possono anche interfacciarsi periferiche che implementano questo protocollo) per collegare altri dispositivi (a bassa velocità).

Molto più interessante è la presenza di una porta di rete, che in precedenza si trovava solamente nei modelli di Amiga 3000 realizzati per far girare Unix come s.o., in quanto permette di collegare il 3000+ ad altre macchine realizzando network a basso costo che arrivano fino a 2,5Mb/s di banda.

Altri miglioramenti li ritroviamo nel chip di gestione della memoria di sistema (Ramsey, che adesso è in grado di controllare fino a 16MB in diverse modalità), e nel controller DMA (DMAC, con un buffer FIFO più capiente, e adesso in grado di gestire anche accessi a 16 bit anziché soltanto a 32 bit) a cui è collegato il controller SCSI che si occupa di comunicare con periferiche esterne che supportano questo protocollo.

Per quest’ultimo è bene spendere qualche parola in più per sottolineare la bontà della scelta che Commodore (anzi, i suoi ingegneri) aveva fatto con l’Amiga 3000, dotando questo computer di una porta SCSI che gli consentiva non soltanto di poter accedere a un vasto ed eterogeneo (non soltanto hard disk e lettori CD) parco di dispositivi, ma di farlo in maniera estremamente veloce e scaricando quasi del tutto la CPU dalla loro gestione.

Non a caso ancora oggi gli hard disk SCSI rappresentano la scelta primaria per server in cui l’I/O sia un fattore molto importante (quantunque le ultime evoluzioni dell’ATA offrano un ottimo rapporto prezzo / prestazioni). Vedremo come con l’Amiga 4000 Commodore deciderà di ripiegare sulla più economica, ben più scarsa, e inefficiente interfaccia EIDE

Per quanto riguarda il layout della memoria, sono da segnalare alcune interessanti informazioni che ci permettono di comprendere la lungimiranza dei progettisti di questo gioiello tecnologico. L’Amiga ha dovuto fare i conti con l’originario spazio d’indirizzamento a 24 bit, in cui sono state dislocate diverse aree di memoria (chip ram, fast ram a 16 bit, ROM, chip custom, chip di I/O, e configurazione delle periferiche su bus Zorro):

Questo ha comportato la definizione di precisi limiti per ogni area, che ne hanno in un certo qual senso soffocato e vincolato lo sviluppo (o estensione che dir si voglia). Se per la RAM questo non ha rappresentato più di tanto un problema, in quanto i processori dotati di bus indirizzi a 32 bit, e i relativi slot Zorro III che li sfruttavano (come pure la memoria integrata), erano in grado di mappare la memoria “fast” a 32 bit oltre il limite dei 16MB dei 24 bit “bassi”, lo era per tutto il resto.

In particolare la ROM era vincolata a 512KB di spazio contiguo, a cui si sommavano altri 512KB mappati a un altro indirizzo e utilizzabili allo scopo, per un totale di 1MB quindi. Ma la situazione ben più grave era rappresentata dalla chip ram, col suo intrinseco limite di 2MB della memoria bassa, che con l’introduzione del chipset AGA si faceva sempre più pesante.

La soluzione trovata dagli ingegneri è stata quella di utilizzare degli alias per entrambi i tipi di memoria. La ROM è stata portata, infatti, a un totale di 4MB, ma con due banchi da 512KB mappati agli indirizzi “tradizionali” ($00F80000 per la parte alta, e $00E80000 per la parte bassa). In questo modo il vecchio codice continua a funzionare regolarmente, mentre il nuovo gira nella memoria alta (non ci sono indicazioni, ma presumibilmente negli ultimi 4MB dei 4GB teoricamente indirizzabili).

Soluzione simile per la chip ram, il cui limite è stato innalzato a ben 16MB, con questa memoria mappata tutta all’indirizzo $01000000, mentre i primi 2MB continuano a essere mappati al canonico indirizzo $00000000. In questo modo le vecchie applicazioni potevano girare tranquillamente perché trovavano la memoria esattamente dov’è sempre stata, mentre quelle nuove potevano accedere al maggior quantitativo eventualmente a disposizione sfruttando il nuovo spazio d’indirizzamento.

Non sorprende, a questo punto, leggere dal documento di descrizione dell’Amiga 3000+ che il chipset AGA era in grado di supportare direttamente fino all’incredibile quantità 8MB di chip ram: chissà cosa si sarebbe potuto fare!

E non sorprende neppure sapere che, nonostante fosse sostanzialmente finalizzato (ci sono state ben 3 revisioni), il progetto Amiga 3000+ fu abbandonato dalla Commodore perché ritenuto troppo costoso, per ripiegare sul ben più economico (quindi più redditizio), ma anche … castrato Amiga 4000.

Tutto ciò a testimonianza dell’enorme diversità di vedute fra il team dei progettisti, che continuavano a “pensare in grande” (e alle innovazioni) e a quei “genii” del marketing che avevano fisso in testa il chiodo dei bigliettoni verdi senza cuore né passione, che hanno poi portato al fallimento di questa gloriosa casa.

31 Commenti »

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  • # 1
    Wilfrick
     scrive: 

    Posso piangere?
    Non è che possa fare qualcosa di diverso… ogni elogio è superfluo e non sufficiente per commentare un computer simile… le lacrime sono solo ciò che di più degno possa esserci per esternare tutto il sentimento che c’è nei confronti di un prodotto e di una ricerca volta davvero verso l’innovazione.

    E comunque alla fine resta sempre una frase che ormai può essere anche presa come sinonimo e slogan per la serie di compiter Amiga, almeno prima del 4000: “erano avanti anni luce…”, sempre queste parole sono le prime a saltare in mente pensando ad Amiga.

  • # 2
    Riuzasan
     scrive: 

    Mi ricordo quando lo vidi al CEBIT l’anno in cui Phase5 presentò la prima scheda con lo 060: la Cyberstorm vicino al prototipo di 3000+; avevano un tale vantaggio sia hardware che software alla fine degli anni 80 che se fosse stato in mano a gente più capace …

  • # 3
    lakar
     scrive: 

    Sempre più incredibili gli errori di Commodore! Il DSP a quei tempi sarebbe stato un bel balzo in avanti!
    A proposito di progetti abortiti, io avrei una domanda per Cesare o per chi vorrà rispondermi. Commodore pensò mai di creare un Amiga portatile? Me lo sono sempre chiesto. A inizio anni novanta c’era già un discreto mercato e soprattutto non c’erano Amiga portatili… Tra l’altro il parallelismo hardware di Amiga lo avrebbe anche avvantaggiato nei consumi?

  • # 4
    D
     scrive: 

    Se ci sono tutte queste informazioni in giro possibile che qualcuno non abbia cercato di farsela in casa una simile bellezza ?

    In futuro cosa ne dite di organizzare una gara, un confronto di incompetenza tra il management commodore e quello olivetti ?
    Verrebbe fuori una bella gara (tanto la rabbia fine a se stessa serve a poco, nessuno ha voglia di andare a legnarli tutti quanti, meglio riderci sopra…)

  • # 5
    Simon71
     scrive: 

    La storia dell’informatica avrebbe potuto essere diversa..
    Prima con Olivetti, poi con Commodore…
    Queste 2 case però non hanno tenuto conto di 2 fattori importanti: la gente comune, e non i nerd, e l’apertura a “terze parti”, le famose Partnership… Cosa che Bill Gates e Steve Jobs capirono più di 10 anni prima…

  • # 6
    PATOP69
     scrive: 

    Complimenti veramente un ottimo articolo…..un solo appunto…quando si parla di AMIGA4000 si dimentica spesso di evidenziare che COMMODORE aveva poi, all’ultimo minuto, recuperato in estremis…..la versione desktop era stata effettivamente un tantino “cannibalizzata” dal marketing a dispetto del contenuto tecnico……ma con la versione tower (planar/motherboard marchiata come A4000T in standard AT esteso) erano nuovamente presenti tutti i plus del modello 3000 ivi compreso scsi on board (con scheda di I/O separata come anche per l’audio) l’indirizzamento di 16MB fast ram ottimizzazine dei bus etc etc …. determinando nuovamente un punto di riferimento per la piattaforma AMIGA.

  • # 7
    homero
     scrive: 

    ottimo articolo questo passaggio della serie amiga mi era del tutto sfuggito…
    resta un OS snello e tutto sommato affidabile che potrebbe essere integrato in browser oggi…altro che java…

  • # 8
    g4be
     scrive: 

    Non sapevo di questo Amiga 3000+ :(

    Ma in questa configurazione poteva un amiga siffatto ottenere dei vantaggi nel calcolo delle routine di grafica 3D che andavano diffondendosi all’epoca? che perdita per la storia dell’informatica, potevano presentarlo a un prezzo più alto, molti amighisti si sarebbero dissanguati cmq per averlo… era il periodo giusto per osare

  • # 9
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Direi proprio di sì: tutto il calcolo poligonale poteva tranquillamente essere spostato sul DSP, lavorando addirittura in virgola mobile (mentre generalmente si lavorare con gli interi a virgola fissa, e usando tabelle di look-up per il calcolo di seno, coseno, e radice quadrata).

    @lakar: non ho mai avuto notizie di portatili per Amiga. Ed è strano, perché Commodore col C64-SX aveva, diciamo, una tradizione.

    Quanto ai consumi, non so: avendo tanti chip attivi è necessario alimentarli, e producevano calore. Si poteva pensare di realizzare sistemi di risparmio energetico mettendo in stand-by le sezioni non usate (ad esempio, quando Copper e Blitter erano fermi), ma stiamo parlando di tecnologie troppo raffinate per l’epoca.

    @PATOP69: riciclare il controller SCSI dell’Amiga 3000, e il controller di memoria dal 3000+ non lo considero “innovazione”.

    Specialmente se consideriamo che il 4000T è stato rilasciato ben 5 anni dopo (nel 1996) la presentazione del 3000+…

    @homero: purtroppo progetti come AROS stentano a decollare (anche perché non sono finalizzati), nonostante il lunghissimo periodo di gestazione che è secondo soltanto al fallimentare Hurd (http://en.wikipedia.org/wiki/GNU_Hurd ) di GNU…

  • # 10
    Tetsuro
     scrive: 

    Commodore di cagate ne ha fatte, però i computer vanno anche venduti e non tutti sono disposti a svenarsi per avere soluzioni più performanti… altrimenti gireremmo tutti in Ferrari. Quindi si capisce la scelta di Commodore di eliminare un computer ‘fuori mercato’.

  • # 11
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Permettimi: il 3000 non era indirizzato alla famiglia, ma ai professionisti. Idem il 3000+. E se confronti il prezzo di un 3000 con un Mac di hardware similare, o di un PC, beh, qualche differenza a favore dei prodotti di casa Commodore c’era, eccome. Come pure il mercato per questi modelli.

    Per quanto riguarda l’articolo aggiungo che il DSP 3210 di AT&T era fra i più complessi e costosi dell’epoca, proprio perché era praticamente una sorta di CPU (mentre altri DSP lavoravano in genere sulla loro memoria locale e basta), aveva registri a 32 bit (altri a 16 o 24), e registri accumulatori a 40 bit (altri a 24 o 32 bit).

    Insomma, gli ingegneri avevano scelto la Rolls-Royce dei DSP. E non solo per il costo, sia chiaro, ma proprio per le funzionalità e gli obiettivi previsti.

  • # 12
    Alessio Di Domizio
     scrive: 

    @ Tetsuro
    Diciamo che forse Commodore non era molto credibile su quei prezzi, ma come rapporto prezzo/prestazioni Amiga è sempre stato anni luce avanti ad Apple. Vai a vedere quanto costava un Macintosh II nei primi anni ’90…

  • # 13
    D
     scrive: 

    “Quanto ai consumi, non so: avendo tanti chip attivi è necessario alimentarli, e producevano calore. Si poteva pensare di realizzare sistemi di risparmio energetico mettendo in stand-by le sezioni non usate (ad esempio, quando Copper e Blitter erano fermi), ma stiamo parlando di tecnologie troppo raffinate per l’epoca.”

    Io non credo che il problema riguardasse i consumi. Pensiamoci un momento: fino all’uscita dei netbook praticamente nessun produttore di portatili (ma sotto sotto neanche intel, amd, nvidia ed ati) si preoccupava veramente di garantire un’autonomia decente.
    Un’ora e mezza veniva considerato il giusto, due erano lusso, nessuno aveva la scimmia per le 5 ore di autonomia ed oltre.

    Non molto tempo prima degli amiga era normale considerare “portatili” quegli affari osceni sulla falsa riga del osborne 1 e del SX-64 che dovevano ancora ringraziare di non avere una batteria incorporata perchè altrimenti ci sarebbe voluta una squadra di schiavi importata direttamente dalla costa d’avorio per poterli portare in giro (in altri luoghi e tempi avrebbero potuto perfino offrire un bundle di quel tipo). L’amiga 600 aveva dimostrato tranquillamente che era possibile realizzare un portatile ma evidentemente il solito management era incapace.

  • # 14
    g4be
     scrive: 

    “Direi proprio di sì: tutto il calcolo poligonale poteva tranquillamente essere spostato sul DSP, lavorando addirittura in virgola mobile (mentre generalmente si lavorare con gli interi a virgola fissa, e usando tabelle di look-up per il calcolo di seno, coseno, e radice quadrata).”

    Ecco ora posso piangere :””(
    Anche perchè in quel periodo iniziava a capirsi che la frontiera successiva dei videogames sarebbe stata il 3D… solo per il fascino intrinseco di avere ambienti navigabili e dettagliati

    Cmq complimenti (ho letto gli altri articoli dedicati all’amiga) per le conoscenze profonde di quei meravigliosi computer.

    Un bell’articolo sulla grafica 3D poligonale avrebbe un valore storico ed educativo non indifferente, specie per i ragazzi che datta la loro giovane età credono sia tutto nato con la playstation -.-

  • # 15
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Ci saranno una serie di articoli sulla programmazione dei giochi “tradizionali”. Cioè 2D. Portando la mia esperienza su un gioco di macchine visto dall’altro (mai uscito) e un picchiaduro (questo commercializzato un anno dopo che abbandonai la società che ci lavorava).

    Sul 3D non mi sono mai cimentato, ma un articolo su come sfruttare il Blitter allo scopo lo farò sicuramente.

  • # 16
    g4be
     scrive: 

    @ Tetsuro

    intanto conquistarsi un consenso maggiore in ambito professionale non avrebbe nociuto affatto penso, poi in seguito la commodore poteva introdurre alcune soluzioni anche nei modelli lowend rendendoli ancora più competitivi, purtroppo gli utenti amiga che non volevano limitarsi a giocare (ed era molto facile che amiga invogliasse a studiare grafica e programmazione) entravano subito nel dramma dei costi delle espansioni più ovvie, hard disk e ram… e molti all’epoca erano anche ragazzini o studenti, senza quindi significative disponibilità economiche.

  • # 17
    g4be
     scrive: 

    ottimo, sarebbe già molto, io non mi ero discostato dall’amos pro, avevo iniziato il C, portato poi avanti sui pc all’uni per necessità di potenza di calcolo. Infine la sequenza di eventi e situazioni semicasuali(ciò che vien definita vita) mi portò ad allontanarmi definitivamente dall’amiga :\ dopo pinball illusion avrei giocato un gioco nuovo sulla ps2 addirittura

  • # 18
    PATOP69
     scrive: 

    Caro Cesare Di Mauro il modello AMIGA 4000 Tower con la planar AT estesa completamente ridisegnata è stato immesso sul mercato da COMMODORE prima della chiusura per bancarotta e cioè a fine 1993. Per quanto concerne il controller SCSI non si trattava assolutamente dello stesso CHIP che era presente su AMIGA3000 ma di un molto più recente marchiato NCR in WIDE SCSI accreditato di quasi 10 megabyte al secondo in full DMA. La gestione della memoria e dei canali DMA era stato rivisto notevolmente dalla plana del modello amiga 4000 DESKTOP la revisione 4 era praticamente esente da difetti. Tutto questo non significa massima innovazione naturalmente ma va dato atto che la parte tecnica degli ingegneri in ultimo ebbe qualche spiraglio anche se tardivo. Comunque da possessore di diversi esemplari AMIGA tra cui la mosca bianca AMIGA4000 TOWER all’ultima revisione debbo dire che quest’ultima macchina era veramente notevole sotto tutti gli aspetti e in accoppiata di una buona scheda CPU non aveva paragoni con i modelli precedenti.

  • # 19
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Pensavo si trattasse del 4000T marcato Escom, e non ho difficoltà ad ammettere che mi sbagliavo.

    Peccato per l’assenza del DSP, allora.

  • # 20
    Marco
     scrive: 

    “secondo soltanto al fallimentare Hurd (http://en.wikipedia.org/wiki/GNU_Hurd ) di GNU…”
    Come mai questa citazione con tanto di link? :-D
    BTW Hurd è solo il kernel, non un SO. E fortunatamente la userland di GNU (e la parte più “corposa” di un SO) è stata riciclata su svariati kernel (linux, bsd, opensolaris, ecc.) e ha riscosso un notevole successo ;-)
    A me non dispiacerebbe avere un AmigaOS on top di un kernel unix, come stanno facendo fra l’altro degli sviluppatori AROS: http://anubis-os.org/background

    Per quanto riguarda l’A3000+, non sono d’accordo sull’inclusione di un DSP. Motivi di costo e complessità della scheda madre l’avrebbero relegato solo sul 5% degli Amiga high end, con un conseguente scarso supporto software, con poche applicazioni verticali in grado di sfruttarlo (vedasi l’esempio dell’Atari Falcon).
    IMHO sarebbe stata più interessante una soluzione dual-CPU per il mercato professionale (con una VGA di serie).

  • # 21
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Il link ad Hurd l’ho messo per chi non fosse a conoscenza del progetto. ;)

    Per quanto riguarda il 3000+, personalmente il DSP lo vedevo bene, proprio per i motivi esposti nell’articolo: gestione dell’audio a 16 bit & 44Khz, che purtroppo agli Amiga standard mancava e possibilità di scaricare su questo “coprocessore” lavoro in virgola mobile.

    Ricordiamoci che l’Amiga ha aperto la strada per la manipolazione di audio, grafica e video in ambito consumer, ma anche professionale, e macchine come il 3000+ non erano indirizzate all’utenza comune.

    Magari dopo un po’ di anni sarebbe potuto arrivare anche sugli “home”…

    La soluzione di AmigaOS su un altro kernel non mi piace. Il vantaggio di AmigaOS è che è leggerissimo e consuma pochissime risorse. Girerebbe tranquillamente anche su un vecchio 386 con qualche mega di RAM… :P

  • # 22
    Marco
     scrive: 

    Beh, forse la 3.x. I requisiti di AROS, ad esempio, sono analoghi a quelli di una distro di Linux…
    Comunque recentemente hanno fatto grandi progressi, se non fosse per la classica carenza di device drivers lo userei già come OS principale a casa :)

  • # 23
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Ho rivisto adesso i requisiti per la versione x86, e mi sembrano decisamente eccessivi. :-/

    Soprattutto se consideriamo che l’obiettivo del progetto di permettere di rimpiazzare AmigaOS 3.1/3.5 anche sulle vere macchine Amiga, e per quelle 1MB era una quantità “normale”.

  • # 24
    degac
     scrive: 

    Sempre belli gli articoli ‘tecnici’, poi quando riguardano Amiga (e mondo Commodore) mi viene il magone.

    Tanto per buttare un’idea mi piacerebbe un giorno leggere un articolo (o magari molti…) su quei progetti-test di Amiga che ogni tanto si ritrovano in internet dello stesso Hayne (ad esempio il Gemini, i test sulle prime schede grafiche 3d ecc…) – si lo so che fare un articolo su ‘rumors’ o ‘dicerie’ non è il massimo, ma la voglia di avere più informazioni di quelle trovate in rete è forte!

  • # 25
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Su Gemini forse ho qualcosina di Haynie. Il problema in questi casi è il materiale: io preferisco smazzarmi un bel manualone e poi scriverci un articolo con le mie impressioni, piuttosto che snocciolare dati che può scrivere chiunque.

  • # 26
    Raffaele
     scrive: 

    @ Iakar

    Un Amiga portatile non fu mai possibile perché Commodore non si peritò mai di fare neanche un minimo di sviluppo per una versione del Chipset Amiga in formato MOBILE.

    Parafrasando una vecchia pubblicità turistica degli anni ’80/’90 ripresa qualche anno fa in modo simile da una nota marca di liquori…

    No chipset mobile? No portatile… AHIAHIAHIAHIAHI!

    (@ Tutti

    Non so se avete mai visto l’emulatore WinUAE. Anche quello riesce ad emulare 8 e 16 megabyte di memoria chip per le applicazioni audio e video)…

    Per il 3D su Amiga c’erano le schede grafiche CyberVision 64 (S3 Trio64 chipset) di Phase5, la SD64, la ECS Spectrum di GVP, la Picasso II II+ e IV (Cirrus Logic GD542x/543x) di Villgetronic, tutte con Chip all’avanguardia all’epoca, ma a comprarle erano i core user, non certo i ragazzini che compravano gli Amiga500 e 600 per infilarci dentro i giochi scopiazzati.

    Anche il CD32 non aveva un chipset per la grafica 3D ma si vendeva talmente bene che la Commodore non riusciva a stare dietro alle commesse e alle richieste di mercato.

    La Playstation (la prima) venne due anni dopo il CD32, ed era come schema di memoria sorprendentemente simile al CD 32, ma rispetto a tanti rivali (Nintendo, Sega [Commodore non c’era più]) aveva il 3D e soprattutto arrivò giusto in tempo nell’epoca in cui tutti stavano ormai comprandosi i masterizzatori CD e ormai i file piratati si acquisivano via internet, e iniziò così l’epoca della copia-copiarella dei CD.

    Solo per questo la Playstation ha avuto fortuna, perchè si è trovata sul mercato al momento giusto coi chip giusti, nel momento in cui tutti potevano cracckare il software e scopiazzarlo. Diciamoci le cose in faccia senza falsità.

  • # 27
    Raffaele
     scrive: 

    @ Cesare…

    Nonc apisco cosa ci sia di eccessivo in AROS.

    Non è più l’epoca dia AmigOS 3.1 e 3.5 che giravano su un solo Megabyte di RAM, e usare API che replichino sul PC Intel X86 le API di Amiga non vuol dire che aros sia un clone o un emulatore.

    AROS è un sistema a sé stante e moderno, con feature assai moderne, e però richiede risore di sitema minime rispetto a tanti altri sistemi.

    Anche i moderni AmigaOS e MorphOS non girano più mica in solo 1 megabyte, come i vecchi AmigaOS.

    I tempi sono cambiati.

    Anche ad esempio chi ha un AmigaOS 3.9 e vuole montare un browser con feature attuali come OWB sui vecchi Amiga Classic ha bisogno di una scheda acceleratrice 68060 e di un bel po’ di memoria (64 o anche meglio 128 Megabyte).

  • # 28
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    L’unica spiegazione è la memoria video, col true-color a 24-32 bit e le risoluzioni elevate: serve decisamente molta memoria rispetto a un Amiga tradizionale (che aveva soltanto 512KB di chip ram, e il workbench girava a 640×256 a 4 colori).

    Rapportando rozzamente i 512KB a una 1024×768 a 24 bit i conti più o meno tornano.

    E l’impiego di una CPU più potente pure, perché immagino che l’accelerazione hardware offerta dalle schede video moderne (ma già ai tempi delle SVGA c’erano chip dotati di Blitter) non venga sfruttata o venga usata poco da AROS, ricadendo quindi sul processore.

    Per quanto riguarda la Playstation non sono assolutamente d’accordo: non puoi estendere al globo intero una situazione prettamente italiana.
    La Playstation ha stravenduto non soltanto come hardware, ma soprattutto come software, altrimenti non sarebbe sopravvissuta. E aveva l’hardware giusto (ottimo 2D e ottimo 3D) al momento giusto.

  • # 29
    Raffaele
     scrive: 

    Per informazioni su come funziona AROS e su cosa fa, rimando alle pagine principali dell’OS e alla pagina della docummentazione:

    http://aros.sourceforge.net/it/documentation/developers/specifications/

    Per quanto riguarda la Playstation, la pirateria non era affatto un problema solo italiano a giudicare dalle dozzine e dozzine di siti di CD piratati PS che sorsero all’epoca con link ppresenti in tutti i paesi che all’epoca erano ancora morbidi sul problema pirateria, che dimostrano ampiamente quanto il fatto pirateria Playstation fosse globale.

    Del resto anche Amiga, ma anche il Commodore 64 e gli stessi PC hanno venduto benissimo, anzi più che bene nonostante la pirateria, che comunque è un fenomeno marginale che al giorno d’oggi convolgerà nella realtà, sì e no che il 10% del mercato reale (non ho stime precise) ma che all’epoca si faceva sentire molto di più perché in tantissimi paesi non vi erano leggi al riguardo.

  • # 30
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Le stime te le posso fornire io: incide circa per il 30%. Quindi c’è una copia pirata ogni due originali. Ovviamente parlo di stime a livello mondiale.

    Quindi la pirateria rimane l’eccezione, e non la regola, che è rappresentata dall’originale.

    Questo vale anche per la Playstation, e non poteva essere altrimenti, visto che la console era venduta in perdita (nei primi anni: poi con l’abbattimento dei costi di produzione si arriva prima al pareggio e poi a un leggero guadagno) e Sony si rifaceva con le royalty incassate dalla vendita dei giochi (questo è il famoso business model di Sony, che poi ha copiato anche Microsoft con le sue XBox).

    Se così non fosse stato non ci sarebbero state né la Playstation 2 né tanto meno la 3.

    Il confronto con la Commodore non si può fare, perché gli Amiga venivano venduti in netto guadagno. Questo era il business model “tradizionale”.

    Per quanto riguarda il link, purtroppo non dice molto di come funziona AROS. Ma più o meno ricalca AmigaOS, con le dovute differenze perché gira su piattaforme hardware diverse e con dispositivi diversi.

    La mia esperienza di programmatore mi porta a pensare che i requisiti di memoria così elevati rispetto ad AmigaOS rimangono legati al diverso tipo display.

  • # 31
    lakar
     scrive: 

    @ Raffaele

    E’ ovvio che non esistevano chipset in versione mobile se Commodore non pensò mai di entrare in quel mercato… Quello che mi chiedevo è perché Commodore non s’interessò mai a quel settore come facevano invece tutti gli altri produttori. Un po’ di soldi si potevano fare e avrebbe migliorato l’immagine di Amiga nel settore business e affini dato che spesso l’Amiga era ingiustamente considerata da molti come una macchina da gioco (anche se sappiamo che poteva fa moltissimo di più).

    Per la playstation 1 la pirateria dei cd non è stata, almeno all’inizio, determinante. Questa console uscì nel 1995 ma chi aveva un masterizzatore a quei tempi? Costava un mutuo! E scaricare i giochi via internet? Nel 1995 pochissimi avevano un collegamento internet e si navigava al max a 28.8 kbs con cui scaricare giochi era un’illusione per la lentezza e per i costi della tariffa a consumo! Ha aiutato di più negli ultimi anni di vita della console nel 98-99 quando i masterizzatori cominciavano a diffondersi ma scaricarli da internet era ancora fantascienza con i miseri modem 56k e con tariffe ancora a consumo.
    La pirateria ha aiutato soprattutto la playstation 2 che uscì nel 2000 quando ormai tanti avevano il masterizzatore e pochi anni dopo si sarebbero pure diffuse le ADSL flat, vera manna per gli scaricatori di cd.

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