di  -  martedì 29 settembre 2009

Mi perdonerete ma del lato artistico di Lily Allen non so nulla. Alle mie orecchie è a malapena arrivato il nome di quella che mi pare nient’altro che la n-esima starlette del pop, fotocopia di mille altre più o meno famose di lei.

Quello che m’interessa, è che la signorina Allen ha costruito la sua fama attingendo a piene mani dal mondo social (in particolare MySpace), e che ha recentemente inaugurato e subito chiuso un blog in cui si schiera decisamente a favore del principio dei three strikes. Un principio duro nei confronti dei downloaders fuorilegge, contro il quale si è schierata anche la FACFeatured Artist Coalition, un gruppo che riunisce nomi famosissimi del panorama musicale.

La tesi della Allen è così riassumibile: voi (FAC) siete già ricchi, famosi e potenti, nonché titolari delle più grandi collezioni d’auto di lusso al mondo. Ci siete arrivati per le vie classiche, ma adesso che avete il c*** al caldo diventate favorevoli al download, che danneggia gli interessi di chi oggi cerca il successo.

Si è scatenato l’inferno: blogger, utenti, giornalisti, hanno subissato il suo blog d’insulti e la rete di attacchi nei suoi confronti, alcuni dei quali giustificati e argomentati, altri proprio no.

L’intolleranza che l’armata brancaleone del “tutto gratis” oppone a quanto rechi il marchio d’infamia del diritto d’autore è ben nota – non che dall’altro lato della barricata ci siano teste meno gloriose e parole d’ordine più sensate, beninteso.

Prima di andare avanti voglio specificare che non sono favorevole al principio dei three strikes, ma soprattutto che non sono certo del fatto che il download illegale danneggi in modo automatico un artista. Infine non credo che un download illegale possa mai equivalere ad un mancato acquisto. Ciononostante mi domando: un mercato musicale liberato del tutto o in buona parte dalle major, sarebbe capace di sostenersi economicamente? Riuscirebbe a a far emergere e a valorizzare talenti come e meglio di come il sistema tradizionale ha fatto nell’ultimo secolo?

Ad inveire contro le critiche della Allen, c’è gente che non ha certezze da opporre ai miei dubbi. C’è gente che difficilmente, nel momento in cui difende il diritto a scaricare, si pone il problema della sostenibilità economica dell’industria.

Dal canto suo la Featured Artists Coalition è formata da soggetti il cui agio a mettere in discussione le case discografiche, è stato interamente e lautamente finanziato dalle case discografiche stesse, ivi comprese le logiche grette e puzzolenti che più volte in AD abbiamo descritto.

Da un lato della barricata abbiamo dunque delle lobby attaccate ai propri privilegi, goffamente rappresentate dalla Allen, che nel bene e nel male hanno tirato avanti la carretta per un secolo. Dall’altra c’è il pubblico di quelli che, pagato il canone Internet, pensano che tutto quel che c’è dentro gli spetti di diritto, a braccetto – la vita è piena di sorprese – con una lobby di eminenze musicali, portatrice di proposte interessanti ma pur sempre legata a doppio filo con il vecchio e ammuffito regime musicale.

In un quadro così configurato, la presa di posizione della Allen, e le relative risposte indignate, rappresentano pienamente il tenore delle discussioni in atto sul diritto d’autore. Fino a quando la sorte dell’industria musicale si deciderà fra questi soggetti, fino a quando il ripensamento del diritto d’autore vedrà contrapposte ideologie e non proposte concrete, dubito che si arriverà a conclusioni definite e sostenibili.

Quelle degli eminentissimi artisti della FAC meritano attenzione, ma sarebbe il caso che qualche governo si liberasse per un attimo dalle pressioni di questa o quella lobby, per prendersi la responsabilità di riformare un sistema di diritto d’autore da decenni non più al passo coi tempi. In teoria, l’esercizio del potere legislativo è uno dei motivi per cui le nostre tasse finanziano il parlamento.

36 Commenti »

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  • # 1
    kliffoth
     scrive: 

    “… non sono certo del fatto che il download illegale danneggi in modo automatico un artista. Infine non credo che un download illegale possa mai equivalere ad un mancato acquisto.”

    Tutto vero e sacrosanto. Ma è illegale e l’ordinamento deve perseguire un fatto illecito.

    La giustizia, contrariamente a quanto si crede, non serve a costruire un mondo di ideali bello e splendente e a perseguire la verità (forse nel penale…ma è un discorso lunghissimo).
    Soprattutto il diritto civile, ad esempio, non è neanche interessato ad un discorso di realtà dei fatti, ma si basa sui documenti, per cui le parti in processo che decidessero di presentare ad un giudice una realtà documentale diversa dalla fattuale, avrebbero un giudizio sulla prima e non sulla seconda.

    Detto questo, il problema del diritto d’autore c’è e va discusso. Si tratta di norme fuori dal mondo che purtroppo non hanno soggetti in grado di avviare un serio ripensamento.
    Non si può applicarle per analogia (tra l’altro anche impossibile nell’ordinamento penalistico italiano e penso in molti di civil law) norme destinate alla tutela di interessi sostanzialmente diversi.
    Un esempio classico è il danneggiamento di sistemi informatici che riprendeva le norme suul danneggiamento in generale e si scontrava con situazioni come la volatilità e l’immaterialità del dato digitale.

    Insomma io non ho idea di come avviare un discorso del genere e le parti sono molto interessate a conservare lo status quo, ma non si può tollerare un comportamento illegale.
    E non si dica che è una forma di protesta.
    Sposo quindi l’auspicio finale dell’articolo

  • # 2
    Frank Morris
     scrive: 

    E comunque la parola “artista” sta a Lily Allen come la parola “intelligenza” sta a Valeria Marini.

  • # 3
    Gol.D.Roger
     scrive: 

    come già commentato in un altro post simile di AD:

    Lode a te o infaticabile mulo!

  • # 4
    tudhalyas
     scrive: 

    Disconnettere a forza la gente da internet perché scarica da network P2P non è un modo intelligente per contrastare la pirateria, è solo un incentivo a sviluppare protocolli di scambio file sempre più blindati e distribuiti.
    Chi ha scaricato in passato e scarica tuttora, scaricherà sempre anche in futuro… a meno che l’atto di scaricare in sé diventi non più conveniente.

    Detto in altri termini, la risposta anti-pirateria per eccellenza sarebbe quella di una diminuzione generalizzata dei prezzi delle cosiddette “opere di ingegno”. Restando in ambito musicale (ma si potrebbero fare esempi su videogiochi, home video ed altro ancora) non mi sembra giusto pagare 20-25 € per un album di 10 canzoni su CD, così come non concepisco pagare 10-15 € per lo stesso album in formato MP3 ma che posso ascoltare solo con un determinato lettore portatile o con un ben preciso PC causa DRM.

    Lo si è ripetuto più volte e da più parti, ma nessuna delle major ha mai voluto ascoltare… e poi si lamentano della pirateria dilagante. Chi è causa del suo mal pianga sé stesso.

  • # 5
    kliffoth
     scrive: 

    ma se si piratano per i giochini in flash da 3 e 5 euro!

  • # 6
    FrAnKHiNrG
     scrive: 

    Ma fatemi capire na cosa, voi che siete favorevoli alle pene per chi scarica, ai drm etc etc…

    Ma secondo voi la cultura deve essereriservata a chi ha i soldi? Ed è giusto non consentire a chi non può permettersi l’acquisto di un cd, un film, un programma di essere tagliato furi dal mondo???

    Ma come vi permettete? E un ragionamento molto classista il vostro…

  • # 7
    Alessio
     scrive: 

    da un punto di vista morale il diritto d’autore ha un senso…. togli a tutti la possibilità di utilizzare un bene che hanno sentito o possono replicare senza danno materiale per l’artista (inteso come furto materiale di cd, dvd ecc) in modo da incentivare la produzione di nuove opere.
    Un sistema incontestato, nessuno è contro il principio che un artista deve essere remunerato.
    I problemi sorgono quando le due parti sembrano svantaggiate: si pensi alla siae che tassa gli alpini per cantare bella ciao, alla Riaa che fa causa per milioni di dollari a una madre di famiglia, a cantanti milionari che si lanciano contro gli scaricatori amatoriali (chi vende cd pirata è gia un altro discorso).
    Il consenso è fondamentale perchè le leggi vengano rispettate, nn basta dire “è la legge” per far mettere le persone in riga come tanti soldatini. E finchè gli editori cercheranno il muro contro muro, i download continueranno-e continueranno ben oltre quella percentuale endemica di illegalità che sarà sempre presente.

  • # 8
    kliffoth
     scrive: 

    prima di internet come facevi?
    Gente (sul forum del monitor che seguo) con 47 videogames installati, filmografie complete di gente che manco interessa.
    Esiste una parola chimata sacrificio, poi c’è il risparmio il rispetto del lavoro altrui e tutte queste cosine.
    Dove si trova la cultura? a me pare ci sia molta più ignoranza in giro oggi (parlo di nozioni di base, di concorsi in magistratura senza vincitori perchè non c’è la SUFFICIENZA NELLA LINGUA ITALIANA!!!).

    Discutiamone

  • # 9
    kliffoth
     scrive: 

    per la cronaca, sono un disoccupato in cerca di lavoro, non navigo nell’oro.

  • # 10
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ FrAnKHiNrG
    Rendere la cultura accessibile non tocca all’artista. Magari tocca allo stato, esistono paesi che hanno “ministeri della cultura” che ogni anno bruciano milioni e milioni per attività di divulgazione.
    L’arte senza pecunia non esiste, e non da ieri.
    Che poi si possano e anzi si debbano trovare modi di migliori per la remunerazione del sistema è fuori di dubbio. Ma una visione esclusivamente “classista” della questione mi pare abbastanza irricevibile.

  • # 11
    simo
     scrive: 

    Le major devono morire tutto qui Mozart e Beehthoven ne hanno fatto a meno. Dividiamo arte e star system

  • # 12
    kliffoth
     scrive: 

    ah…dimenticavo: non sono affatto favorevole al drm perchè limita il diritto di godere del bene proprio da parte di chi quel bene se lo è sudato.

    Non si assimilino pene per un comportamento illecito a soprusi nei confronti del consumatore.

    Il discorso di Alessio è presente in dottrina da sempre: “si deve rispettare la legge iniqua?”
    Per cose come il download si (salvo aprire un dibattito su un problema reale, quello del diritto di autore) per cose come l’omicidio in guerra o per ragion di Stato…dipende il criterio è quello dell’interesse superiore, delle non PALESE illiceità o “immoralità”…ma si parla di diritti diversi da quello di chi scarica. I diritti hanno una gerarchia di valori.

    E’ lecita ad esempio una obiezione morale in un stato laico (esempio dei farmaci) per me assolutamente no, ma già questa questione è diversa.
    Invece da un punto di vista giuridico noi si deve fare come i soldatini e rispettare (salvo ripeto atttuare forme civili di protesta)

  • # 13
    tudhalyas
     scrive: 

    @kliffoth
    Lo so, ma considera un’altra cosa: se una persona scarica a prescindere dal prezzo (fosse il costo del prodotto originale anche 50 centesimi), anche se improvvisamente tutti i network P2P smettessero di funzionare, quei 50 centesimi non li spenderebbe pur di avere il suo giochino in flash… semplicemente **non comprerebbe affatto**.
    Questa però è una categoria particolare di pirati, sono quelli che scaricano – appunto – “a prescindere”.

    Non tutti si comporterebbero così se i prezzi delle opere di ingegno fossero più onesti. Spesso uno scarica un album anche solo per farsi un’idea di com’è: se gli piace tanto lo compra, altrimenti cestina tutto. Se tu invece lo compri a scatola chiusa rischi di buttare al vento 20 sudati euro. Tu non sai quanta musica stupenda ho scoperto semplicemente guardando video musicali su youtube!

    PS: Lo sai vero che la SIAE per ogni tuo singolo hard disk, CD/DVD vuoto, scheda di memoria ecc. ti fa pagare una tassa (il cosiddetto equo compenso, cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Societ%C3%A0_Italiana_degli_Autori_ed_Editori ) semplicemente perché tu su quelle memorie di massa **potresti** registrare materiale scaricato illegalmente? E se tu volessi invece registrare solamente le foto delle tue vacanze?

  • # 14
    kliffoth
     scrive: 

    @tudhalyas

    facciamo chiarezza: io non parlo di SIAE, un organismo assurdo.
    Io parlo di pagare per i contenuti.
    Come quello che prima ha scritto a morte le major…ben venga chi se frega…anzi magari!

    Vanno trovate forme e modi, chiaro, ma bisogna pagare i contenuti.

    Tornando a quello che il prodotto anche a 50 centesimi non l’avrebbe pagato, amen, non lo compera, ma non si può consentire ad un comportamento illecito.

  • # 15
    tudhalyas
     scrive: 

    Anche io sono d’accordissimo che i contenuti vadano pagati, non voglio difendere a spada tratta chi scarica. Dico solo che il sistema del diritto d’autore attuale dovrebbe essere riformato in modo che:

    1) gli artisti o gli sviluppatori dell’opera vengano giustamente pagati (attualmente sono le major che si prendono la stragrande maggioranza degli introiti di un’opera da loro pubblicizzata e distribuita);

    2) il consumatore possa esercitare sempre i propri diritti sull’opera acquistata, in primis la possibilità di duplicarla ai fini di backup personale (cosa che i sistemi DRM e di digital delivery non ti permettono di fare);

    2) il prezzo finale di un’opera sia **onestamente** commisurato al suo costo di produzione. Occhio, non sto dicendo che dovremmo pagare 2 € per un album nuovo (perché questo pressapoco è il costo di produzione e trasporto di un CD audio), ma neanche prezzi superiori a 10 €!

  • # 16
    kliffoth
     scrive: 

    d’accordo tranne che il punto 3.

    Come si fissa il prezzo di un’opera di ingegno?
    un mio conoscente nel tempo libero dipinge, e a chi una volta gli chiese di vendere un suo quadro rispose “no, non te lo puoi permettere”.
    Lui intendeva che quel dipinto per lui aveva un valore enorme, mentre magari gli erano stati offerti 300 euro.

    Comunque l’importante è che si discuta…o che almeno si cominci!

  • # 17
    tudhalyas
     scrive: 

    Non puoi confrontare un oggetto che non può essere fedelmente riproducibile (come un dipinto) con uno che può esserlo (un’opera su medium digitale). Tant’è vero che già oggi ti propinano film o videogiochi nuovi rispettivamente a 20-25 e 50-60 euro, al di là del fatto che siano considerati “flop clamorosi” o “capolavori assoluti” dal pubblico, e tantomeno a prescindere delle opinioni che gli stessi autori hanno nei riguardi della loro opera.

  • # 18
    kliffoth
     scrive: 

    …già e questo è proprio per via delle major. sono loro ad aver dato un prezzo “standard”.

  • # 19
    plonf
     scrive: 

    @FrAnKHiNrG

    Cultura?
    Sarei curioso di vedere una top ten degli mp3/film/programmi piu’ scaricati.
    Poi magari iniziamo a chiedere la riduzione dell’IVA sull’editoria. Poi parliamo dell’accesso all’istruzione. Poi forse iniziamo a parlare di cultura.
    Poi parliamo dei prezzi dei beni di sussistenza. Del costo degli alloggi. Della disoccupazione. Poi forse iniziamo a parlare di soldi.

    Accetto di ascoltare tutte le argomentazioni immaginabili a favore o contro la pirateria. Tutte. Ma non la cultura e la poverta’.

  • # 20
    Andro
     scrive: 

    Noi in Italia paghiamo una tassa occulta sui cd e dvd vergini che va direttamente alla Siae… già lì si capisce l’andazzo.

    Poi sta qua ha fatto successo proprio grazie ai download delle sue canzoni su My Space, quindi mi sembra, da parte sua, una polemica inutile… proprio come lei.

  • # 21
    buddylove
     scrive: 

    “…decisamente a favore del principio dei three strikes. Un principio duro nei confronti dei downloaders fuorilegge, contro I QUALI si è schierata anche la FAC – Featured Artist Coalition, un gruppo che riunisce nomi famosissimi del panorama musicale….”
    piccola correzione per far capire meglio ;-)
    ciao

  • # 22
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Un principio duro nei confronti dei downloaders fuorilegge, contro il quale (cioè three strikes) si è schierata anche la FAC

    Credo di aver scritto esattamente quello che volevo dire…

  • # 23
    Francesco TV
     scrive: 

    La legge approvata in francia che toglie la connessione a chi viene sgamanto mentre scarica a sbafo è giustissima e non è vero che basta creare nuovi protocolli piu “blindati” per aggirarla: una rete P2P per funzionare deve avere milioni di utenti e quando arriva a quelle dimensioni di sicuro non puo sfuggire alle forze dell’ordine.
    Speriamo che la applichino in tutti i governi del mondo, eliminare la pirateria dalla rete sarebbe gia un grosso passo. Poi resterebbe la copia dei supporti fisici e per quello sevono chiavi hardware e sistemi trusted, sono piu difficili da implementare ma se le grosse multinazionali dell’IT si mettono d’accordo si puo fare col tempo.

  • # 24
    tudhalyas
     scrive: 

    @Francesco TV
    Non è vero che una rete P2P per funzionare necessita di milioni di utenti: in teoria ne basterebbero solamente **due**. Inoltre ricordati sempre che non è il P2P in sé ad essere illegale (per dire, quasi tutte le distribuzioni Linux permettono di scaricare le ISO delle loro ultime versioni attraverso BitTorrent, e tutto in modo perfettamente legale) ma è l’uso che alcuni fanno di questo mezzo. Se fosse il mezzo ad essere illegale, allora anche l’HTTP e l’FTP potrebbero essere a rischio… ti sembra?

    Se la situazione dovesse poi degenerare come tu tanto auspichi (ma ti piacerebbe davvero che la tua connessione sia costantemente monitorata per vedere cosa trasmetti e cosa ricevi?) esistono sempre le darknet e le reti VPN. Ora cosa vuoi fare, rendere illegali pure le reti VPN? Sai quante aziende e quanti privati le usano per il loro business?

    Lo ribadisco, la pirateria non la puoi fermare semplicemente emanando una legge (iniqua e lesiva della privacy, per giunta).

  • # 25
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ francesco tv
    Proporrei anche la distruzione del computer e il taglio dell’indice destro. Mi pare questo completi il quadro di provvedimenti seri ed equilibrati che ogni stato dovrebbe assumere e incoraggiare ad assumere per eliminare la “pirateria”.

    O non sarà forse che negli ultimi dieci anni è all’incirca quel che abbiamo visto succedere, coi risultati che abbiamo sotto gli occhi?

  • # 26
    marco
     scrive: 

    la soluzione è semplice: io sarei felice di pagare 200€ all’anno per avere una piattaforma ufficiale da cui scaricare giochi, musica e film. Mi converebbe perchè è ufficiale, non ci trovo fakes, trovo tutto nella mia lingua sono anche nella legalità.
    faccio notare che 200€ sono molto di più di ciò che spendo in un anno per cose originali. Se tutti fossero disposti a spendere gli stessi miei soldi ci sarebbe un bel gruzzoletto da parte. Dopodichè chi più è scaricato più è remunerato, con un coefficiente. Tipo c’è un monte per i videogiochi (più alto di tutti) poi un monte più basso per i film e per gli album musicali e poi ancora uno più basso per le canzoni singole.

    ditemi che ne pensate

  • # 27
    tmx
     scrive: 

    le major faranno di tutto per evitare che si affermino nuovi modelli di distribuzione che avvantaggino gli artisti e/o i consumatori: perchè ciò farebbe diminuire per definizione i loro profitti.

    adesso hanno in mano tutto loro, chi glielo fa fare?

    e secondo voi questa situazione riguardo il copyright così tesa e spiacevole, CHI sarà mai a volerla mantenere così…? ;)

  • # 28
    buddylove
     scrive: 

    ho letto bene…azz…hai proprio ragione Alessio..scus.

  • # 29
    tudhalyas
     scrive: 

    @marco
    Una soluzione così è fin troppo a buon mercato per noi (stiamo parlando di poco meno di 17 €/mese) ma assolutamente sproporzionata per chi produce contenuti.

    IMHO ci vorrebbe una via di mezzo, senza nemmeno scomodare delle ipotetiche “tariffe flat”. Troverei piuttosto giusto pagare 8-10 € per un album musicale o per un film su dvd, 10-15 € per un film su blu-ray e 20-30 € per un videogioco (ovviamente sto parlando di contenuti su media sprovvisti di qualsivoglia sistema DRM, eccetto al più un sistema di CD/DVD-check non intrusivo sui videogames per PC).

    @tmx
    Più le major si ostineranno a non ascoltare, e più si intestardiranno a farcire i loro prodotti con sistemi DRM, più la pirateria dilagherà. Quindi o cambiano, o alla lunga soccomberanno.

  • # 30
    Francesco TV
     scrive: 

    @ tudhalyas
    Non è coi semplice…

    Non è vero che una rete P2P per funzionare necessita di milioni di utenti: in teoria ne basterebbero solamente **due**.

    Intendo una rete in cui ci si trova di tutto e quando devi scaricare qualcosa hai decine di seeder e non devi stare attacacto al’unico che uppa a 0.5 KBps… allora funziona ma se arriva a quel livello di sicuro viene conrtollata anche da chi di dovere.

    Inoltre ricordati sempre che non è il P2P in sé ad essere illegale (per dire, quasi tutte le distribuzioni Linux permettono di scaricare le ISO delle loro ultime versioni attraverso BitTorrent, e tutto in modo perfettamente legale) ma è l’uso che alcuni fanno di questo mezzo. Se fosse il mezzo ad essere illegale, allora anche l’HTTP e l’FTP potrebbero essere a rischio… ti sembra?

    Lo so, infatti la legge approvata in Francia mica bandisce il P2P in toto, taglia la connesione solo a chi ne fa un uso illecito.
    Chi usa emule epr scaricare le distro LInux potra continuare a farlo senza problemi.

    ma ti piacerebbe davvero che la tua connessione sia costantemente monitorata per vedere cosa trasmetti e cosa ricevi?

    Certo, cosi come auspico che ci siano agenti sulle strade che fermano le auto e controllano i documenti e cosa c’è a bordo. E questo non ha niente a che fare con la privacy…

    esistono sempre le darknet e le reti VPN. Ora cosa vuoi fare, rendere illegali pure le reti VPN? Sai quante aziende e quanti privati le usano per il loro business?

    Ma in quella VPN cid evon entrare milioni di utenti perche il meccanismo dello scambio funzioni, per fare entrare tanta gente dovranno mettere le password per entrare in un luogo pubblico come una pagina web e farsi anche pubblicità… a quel punto anche la polizia ne verra a conoscenza ed entrera per controllare.

  • # 31
    andres
     scrive: 

    Io trovo davvero difficile definire “cultura” i migliaia di mp3 scaricati dall’utente medio… hard disk pieni di canzoni che nessuno ascolterà mai per davvero, peraltro a una qualità agghiacciante ulteriormente mortificata dalle cassettine multimediali…
    Io ho smesso anni fa di scaricare mp3, quando mi resi conto che stavano diventando una mera somma di MB, un pò come quando da ragazzino accumulavo dischetti di giochi pirata per una specie di mania di collezionismo…
    Almeno per un appassionato, ascoltare un album richiede tempo, impegno anche. Che li scarico a fare decine di mp3 ogni settimana se nemmeno ho il tempo di ascoltarli?
    Sono davvero tanti 10-12 euro per un cd? (io francamente sono queste le cifre che pago, magari qualche mese dopo l’uscita)…
    Ma quanti ho davvero il tempo di ascoltarne, di apprezzarne, in un mese?
    Conosco un sacco di gente che si lamenta del prezzo di un cd, di un cinema, quando poi paga felicemente 35 euro al ristorante…
    Boh…
    Da un parte internet ha permesso di far girare (ma quasi sempre non emergere) tantissima musisca indipendente, bypassando la lobby delle major. Io, da musicista solo per passione, non ne sono che contento. Ma quanto a cultura, secondo me ha abbassato ancor più la già scarsissima cultura musicale…

    Alcuni ritengono che la soluzione sia cercare, per gli artisti, altre vie di remunerazione, quali merchandising, pubblicità, diritti tv/videogames ecc…
    Ecco, secondo me questa sarebbe una cosa davvero deleteria: di arte non rimarrebbe niente, perchè il lavoro dell’artista sarebbe finalizzato tutto a monetizzare in questo modo, magari pressato dalla majior, diverrebbe ancor più di adesso una specie di brand…
    E invece, il musicista dovrebbe pensare alla musica, non a crearla con infiniti secondi fini…

    Scusate il lungo sfogo….

  • # 32
    tudhalyas
     scrive: 

    @Francesco TV
    A te piacerebbe che la gente venga a ficcanasare nella tua posta tradizionale? Ti piacerebbe che ogni tua singola telefonata venga registrata ed analizzata da terzi? Meglio ancora, ti piacerebbe che i tuoi dati bancari finiscano nelle mani di sconosciuti? No? Ecco, questi esempi e il monitoramento della tua connessione internet sono esattamente la stessa cosa… violazione della privacy. Punto.

    Io non ci tengo minimamente a vivere in un mondo così. I dati di mia proprietà li mostro ad altri solo se lo desidero, e solo a chi dico io, come dico io e quando dico io. E la scusa “se non hai niente da nascondere, di cosa hai paura?” non esiste, è una questione di principio: di questo passo si finisce per rendere realtà ciò che aveva concepito Orwell in “1984”.

  • # 33
    Francesco TV
     scrive: 

    Non si tratta di sconosciuti che frugano nella cassetta della posta ma di agenti che fanno indagini in cerca di criminali, non si tratta di estranei che analizzano parola per parola le telefonate altrui ma di sistemi informatici che scansionano le reti telematiche e fanno analisi aggregate in modo da fornire maggiori indizi su cui poi indagare piu approfonditamente, vedi Echelon per esempio.

    Te invece in tutela della privacy accetti l’anonimato dei paradisi fiscali, per la gioia dei mafiosi di tutto il mondo?
    Se le forze dell’ordine stanno facendo delle indagini hanno il diritto di prelevare tutti i dati di cui hanno bisogno, se non servono vengono cancellati e inoltre non vengono mica pubblicati a tutti per cui la privacy non viene lesa.

  • # 34
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ francesco tv
    Mi perdonerete se intervengo, ma mi pare che fra tutela della privacy del privato cittadino come opposta al controllo totale di ogni sua attività (tipica degli stati totalitari) e impossibilità di tracciare mafia e paradisi fiscali, ci sia qualche differenza.

    Innanzitutto perché il controllo totale sancisce di fatto il ribaltamento del principio della presunzione di innocenza, passando a una presunzione di colpevolezza, che giustifica la libertà vigilata.

    In secondo luogo perché l’autorità giudiziaria, pur in presenza di presunzione d’innocenza, ha facoltà di intervenire sui casi rilevanti (senza dimenticare che l’agenda delle priorità giudiziarie di uno stato non la scrivono, o almeno non dovrebbero scriverla, le major o altre lobby).

    In terzo luogo perché dispositivi legali atti a combattere l’illegalità sul piano finanziario e della criminalità organizzata esistono eccome, come dimostra il gran da fare (bipartisan) che osserviamo nel metterli a tacere, con la inversione/cancellazione/amnesia di dette leggi, la creazione di contro-leggi e il frequente ricorso alla logica del condono.

    Non sono un sostenitore a priori né dell’anonimato, né dell’illegalità online, e i miei scritti lo dimostrano. Mi spaventa però trovare dalla parte di chi critica il cattivo uso che della libertà in rete si fa, gente che equipara il diritto alla privacy col diritto a delinquere.

  • # 35
    Francesco TV
     scrive: 

    State andando fuori tema. Mettiamola cosi: le reti P2P sono dei luoghi “pubblici”, seppur virtuali, quindi non vi è alcuna violazione della privacy a prendere l’indirizzo IP di chi entra e a vedere cosa scarica e punirlo se fa un uso illegale.

  • # 36
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ francesco tv

    Mi pare che tu abbia una concezione molto personale del concetto di privacy…

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