di  -  venerdì 16 gennaio 2009

Gary KildallNell’avventurosa storia dell’informatica, è difficile trovare un uomo che accentri su di sé la paternità di tante delle pietre miliari su cui si sostiene tutta la moderna concezione di Personal Computer. È purtroppo altrettanto difficile trovare una figura così misconosciuta, dimenticata, trascurata dall’establishment che pure ha lucrato e lucra fior di quattrini attorno alle autentiche rivoluzioni introdotte dal nostro.

Vi presento quindi un uomo dinanzi a cui tutti i CEO degli ultimi vent’anni d’informatica possono solo togliersi il cappello e fare l’inchino: Gary Kildall, fondatore di (Intergalactic!) Digital Research Inc., padre del moderno concetto di sistema operativo.

Negli ultimi 10/15 anni abbiamo sentito parlare un giorno sì e l’altro pure di Bill Gates come un grande innovatore, il padre dell’informatica moderna, il genio, il guru. Bene, con tutto il rispetto per il fondatore di Microsoft, posso dirvi che il suo ruolo di innovatore sta al genio di Kildall come i Cugini di Campagna stanno ai Bee Gees.

Kildall e Gates, l’innovatore e lo squalo commerciale, rappresentano due figure speculari nell’olimpo informatico: non sarebbero stati bene nella stessa azienda, ma ciascuno è stato eccelso dove l’altro ha mancato. Non voglio tuttavia stabilire un’equivalenza: più avanti spiegherò perché.

Alla luce di quello che vedremo, glorificare Gates e dimenticare Kildall è un’azione antistorica: procediamo dunque a raccontare le gesta che hanno fatto di quest’uomo il vero padre del moderno concetto di sistema operativo per PC.

Nei primi anni ’70 non era chiara come lo è oggi, la differenza fra una CPU e un microcontroller. Di conseguenza non era del tutto chiaro nell’industria, se un Intel 8080 potesse essere più adatto ad un elettrodomestico, o a un computer. “Il futuro dei processori sono gli orologi” rispondeva Bob Noyce, co-fondatore e CEO di Intel negli anni ’70 a chi gli proponeva usi differenti.

Unix dominava da sempre e incontrastato nel regno dei mainframe, ma la rapida evoluzione delle CPU Intel ne apriva le possibilità di impiego su dispositivi più complessi che semplici elettrodomestici: nel 1975 per esempio, sarebbe nato il mitico MITS Altair, per il quale la Micro Soft avrebbe poi sviluppato un interprete BASIC.

In questo scenario si inscrive Gary Kildall, un giovanotto di una trentina d’anni, scampato alla chiamata per il Vietnam grazie alla sua competenza nautica, che gli frutta un posto d’insegnante nell’Accademia Navale di Monterey.

Ha contatti in Intel, esperienza con la programmazione dei primi processori Intel 4004, 8008, 8080, lavora nell’azienda ci Santa Clara come consulente e ha una mente piena di grandi idee. Dopo anni di pratica con CPU a 4 e 8bit e sistemi a schede perforate, Gary apprende della messa in commercio dei primi lettori di floppy disk, e subito si cimenta nella scrittura di un programma che consenta di abbinare il processore al nuovo sistema di storage.

Da questo sforzo nasce CP/M, il primo disk operating system (DOS) della storia, il quale accompagna fin dai primi attimi la rapida evoluzione del fenomeno dei “microcomputers”, divenendo presto uno standard di fatto.

CPMGary Kildall diventa un uomo ricco, oltre che una delle figure più note del panorama tecnologico americano. Lo stesso Bill Gates – che allora sviluppava software per IBM – consiglia agli uomini di Big Blue di rivolgersi alla Digital Research Inc. di Gary Kildall per ottenere un sistema operativo compatibile con il progetto PC – basato proprio sui processori Intel che Kildall conosceva alla perfezione.

Da qui si avvia una storia oggetto di grandi speculazioni e mistificazioni. Le fonti più attendibili raccontano che Kildall abbia respinto la proposta di IBM di acquistare CP/M in toto, altri arrivano a sostenere che l’accordo fra Kildall e IBM per la remunerazione tramite royalties fosse stato definito genericamente e attendesse solo la siglatura. È certamente falsa la storiella raccontata da Bill Gates, secondo cui Kildall avrebbe disertato l’incontro per occuparsi del suo hobby preferito, il volo.

Fatto sta che IBM, nello stesso tempo, dà a Microsoft mandato di trovare un sistema operativo per il PC. Microsoft contatta un giovane programmatore, Tim Paterson, il quale sviluppa in 6 settimane QDOS, alias Quick and Dirty OS. QDOS viene acquistato da Paterson – tenuto all’oscuro dell’accordo con IBM – per $ 50.000 e quindi diventa PC-DOS, alias MS-DOS.

Secondo alcune fonti, l’OS viene passato alla lente d’ingrandimento da IBM, la quale trova circa 300 bugs ed è costretta a riscriverlo da capo.

Kildall viene a conoscenza della trattativa parallela, ottiene una copia di QDOS e la esamina, trovandola di fatto nient’altro che una riscrittura a 16bit di CP/M. In assenza di leggi che tutelassero il copyright del software, Kildall minaccia IBM di azioni legali e il colosso di Armonk concede di inserire CP/M per IBM PC come opzione, assieme a MS-DOS. Il prezzo stabilito da IBM per CP/M è tuttavia più di sei volte superiore a quello di MS-DOS: $ 240 contro 40, il che ne decreta il fallimento commerciale.

È questo uno dei più fondamentali punti di svolta dell’informatica moderna, il momento in cui per Microsoft si apre la via della più grande crescita fino ad allora conosciuta da un’azienda informatica, della ricchezza, del controllo totale sul mondo PC. Dopo aver creato il “mostro” Intel – scegliendo i suoi processori per il PC, vedi qui – IBM crea anche il “mostro” Microsoft, mostrando una grande attitudine da talent scout, ma poco fiuto: dell’indotto PC, com’è noto, IBM catturerà solo le briciole.

Mentre generazioni di giornalisti sottratti all’agricoltura, cantano le lodi di Gates, Kildall segue nuovi progetti in campo software (tra cui l’ottimo DR-DOS), conduce la famosa trasmissione americana Computer Chronicles. È tuttavia segnato per sempre dall’amaro destino di dover osservare dall’esterno il boom di un’industria da lui co-fondata, e dal sentirsi chiedere se davvero il giorno dell’incontro con IBM, aveva preferito fare un giro sul suo aereo. Morirà prematuramente, in circostanze mai chiarite, nel 1994, a soli 52 anni.

Torniamo per un attimo al quarto paragrafo: non c’è alcuna equivalenza fra i meriti di Kildall e quelli di Gates. Dati storici ben acclarati, e solo parzialmente qui riportati, dimostrano chiaramente che il secondo ha avuto in più del primo non il merito di introdurre il modello di vendita di un OS in bundling – già sperimentato da Kildall dal 1975 in poi, non la paternità di DOS, non la capacità innovativa.

Direi piuttosto una certa spietatezza commerciale, la capacità di operare lucidamente e senza scrupoli in un mondo in cui i principi sono per i fessi. Tutte qualità che hanno funzionato a meraviglia, ma che ho qualche difficoltà ad ammirare nello stesso modo in cui mi piace lodare il genio di Kildall.

Al quale la Software Publishers Association ha definitivamente e pubblicamente riconosciuto la paternità delle seguenti innovazioni, che per esattezza riporto in inglese:

  • He introduced operating systems with preemptive multitasking and windowing capabilities and menu-driven user interfaces.
  • Through DRI, he created the first diskette track buffering schemes, read-ahead algorithms, file directory caches, and RAM disk emulators.
  • In the 1980s, through DRI, he introduced a binary recompiler.
  • Kildall defined the first programming language and wrote the first compiler specifically for microprocessors.
  • He created the first microprocessor disk operating system, which eventually sold a quarter million copies.
  • He created the first computer interface for video disks to allow automatic nonlinear playback, presaging today’s interactive multimedia.
  • He developed the file system and data structures for the first consumer CD-ROM.
  • He created the first successful open-system architecture by segregating system-specific hardware interfaces in a set of BIOS routines, making the whole third-party software industry possible.

PS Nel 2007, a 11 anni dalla morte di Kildall, un giudice americano ha annullato una causa intentata da Tim Paterson – l’autore di QDOS – contro l’autore di un libro che sosteneva la tesi secondo cui QDOS era una riscrittura di CP/M. Fra le motivazioni dell’annullamento, troviamo la sostanziale correttezza della tesi presentata sul libro.

74 Commenti »

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  • # 1
    Notty
     scrive: 

    articolo carino.. ma orribilmente di parte.. pare un articolo politico più che una pagina di storia.. peccato perchè era interessante.. ma si vede l’odio nei confronti di Gates e questo oscura l’articolo..

    IMHO..

  • # 2
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Notty
    Se mi spieghi anche a quale parte ti riferisci posso correggere/integrare.

  • # 3
    Enrico Pascucci
     scrive: 

    C’è una strana mentalità che si è affermata da alcuni anni (e non credo a caso), secondo cui scrivere qualcosa che abbia un senso è da faziosi.

  • # 4
    Notty
     scrive: 

    @Alessio

    alludo solo alle espressioni usate… “giornalisti rubati all’agricoltura”.. “principi per i fessi” etc..

    pare voler mettere in cattiva luce a tutti costi una persona che ha saputo sfruttare meglio un’opportunità.

    Che non sia uno stinco di santo è ovvio.. che sia il diavolo lo dubito..

    che senza di lui non avremmo quello che abbiamo oggi lo trovo certo.. che potessimo avere di meglio o di peggio non lo si puo’ sapere.. so perchè che oggi ho questo sistema anche grazie a lui.. e a tutta una serie di fattori che si sono susseguiti in 30 anni..

    che Kildall fosse più bravo a programmare è dimostrato.. che non fosse capace a sfruttare le sue capacità è altrettanto palese..

    Ha fatto una buona cosa e non ha saputo/voluto/potuto sfruttarla come era giusto o come meritava..

    ma da che so io il mondo è pieno di “Se avessi saputo allora…” lui non ha saputo sfruttare quello che aveva in mano.. peccato.. Gates ha saputo trarne vantaggio.. ben per lui..

    ma da qua a dire che un Emiro saudita che vende petrolio è un mostro solo perchè dovrebbe guadagnarci di meno o perchè non lo ha scoperto lui… (ovviamente è un paragone.. non è tratto dall’articolo..)

    per questo dico.. trovo l’articolo un pelino fazioso.. benchè illustri una realtà (o parte di essa) mi pare che non sia oggettivo..

    Pare di vedere Paolini che recita la sua storia della diga del vajont.. attinente alla realtà.. ma … tirata dalla sua parte omettendo certe cose e ponendo la luce in modo carino su altre..

    qua vedo lo stesso.. una storia reale “romanzata” in modo da mostrare un buono e un cattivo.. nella realtà abbiamo avuto due persone che hanno fatto qualcosa.. uno più capace intellettualmente e uno più capace commercialmente.. la storia ha dato ragione a chi sapeva sbrigarsela con il commercio e non con chi era capace a creare.. ma da qua a vedere un buono e uno squalo.. ce ne passa..

    IMHO e senza voler offendere nessuno

  • # 5
    Pietro R.
     scrive: 

    Stando a quanto riporta Tanenbaum i fatti sono andati diversamente.
    IBM sotto consiglio di Gates contattò Kildall, il quale rifiutò la proposta.
    IBM si rivolse nuovamente a Gates, il quale acquistò dalla Seattle Computer Products un sistema operativo chiamato DOS per 50000$ e lo propose a IBM.
    IBM neccesitava di alcune modifiche cosi Gates assunse Tim Paterson per farle.
    Il sistema operativo che ne usci venne chiamato MS-DOS e in breve tempo divenne il sistema dominante nei PC.
    Come dice testualmente Tanenbaum: “un fattore chiave di questo successo fu la decisione di Gates (in prospettiva estremamente saggia) di vendere MS-DOS ai produttori di computer per metterlo in bundle con il loro hardware invece del tentativo di Kildall di vendere CP/M agli utenti finali”.

    L’articolo fazioso sembra invece essere scritto per far passare Kildall come un genio che viene fregato dai due furfantelli Gate/Peterson.
    In realta non è stato cosi, Kildall ha avuto la sua possibilita su un piatto d’oro e se ha rifiutato è perche nn è stato abbasatnza lungimirante, al contrario di Gates. Considerando che è stato lo stesso Gates a consigliare a IBM di contattare Kildall, direi che non c’è spazio per teorie complottistiche: semplicemente Kildall ha fatto un grosso errore e lo ha pagato caro.

  • # 6
    Pietro R.
     scrive: 

    Pare di vedere Paolini che recita la sua storia della diga del vajont.. attinente alla realtà.. ma … tirata dalla sua parte omettendo certe cose e ponendo la luce in modo carino su altre..

    [OT] l’ho visto l’altro giorno :D
    ma a cosa ti riferisci, hai qualche link? mi sembrava oggettivo… [/OT]

  • # 7
    L’Europa e l’unbundling dell’OS - prima puntata - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] all’epoca) e, guardacaso, distribuito dalla stessa MITS assieme ai suoi computer. [Alla luce di quanto scritto su Gary Kildall, ci tengo a precisare che fu il suo CP/M il primo OS venduto in bundle con un computer – […]

  • # 8
    Notty
     scrive: 

    @Pietro R.

    quoto la tua prima parte.. ben fatto :-D

    circa Paolini.. ho notizie di prima mano :-D dal momento che ci ha lavorato mio nonno nella costruzione di quella Diga (operaio) e siamo di li su.. inoltre ho molti libri dell’epoca e successivi alla tragedia che sono scritti da chi era li.. Paolini ha fatto l’errore di parlare praticamente solo con la Merlin e di appoggiare la sua linea politica e di conseguenza di raccontare le cose così come a lei piacevano per inscenare il grande complotto..

    in realtà molte date sono state invertite per far apparire una sequenza temporale differente e far sembrare un complotto il tutto..

    Molte cose dette da Paolini poi non corrispondono a verità (vedi il fatto della vendita della diga.. dal momento che la vendita era al valore medio degli anni precedenti e quindi non era importante la messa in funzione..) vedi il fatto di non dire che la diga fu riempita su specifica richiesta dello stato italiano che aveva bisogno di far partire la centrale di colomber etc etc.. ma questo non ha a che fare con questo articolo e quindi me ne scuso e chiudi qua ;-)

  • # 9
    Pikazul
     scrive: 

    L’inesattezza maggiore poi è affermare che fu la IBM a stabilire il prezzo fuori mercato di 240 dollari. Certo Kindall anni dopo la usò come giustificazione, ma fino alla morte commerciale del CP/M era proprio lui a dire che il prezzo stabilito era giusto e che: “Il mercato comprende la differenza tra un sistema operativo giocattolo ed un prodotto professionale”.

    CP/M-86 era un sistema operativo migliore, vero. Il semplice MS-DOS era un derivato di un derivato di una riscrittura fatta in pochissimo tempo, niente di troppo strano per l’epoca. Ma hanno giocato ad armi pari, ed ha vinto quello col miglior fiuto per gli affari.
    Certo che c’è da rammaricarsi della caduta nel dimenticaio di Kindall, ma il mondo ricorda gli uomini di successo, non quelli più geniali.

  • # 10
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Notty
    “alludo solo alle espressioni usate… “giornalisti rubati all’agricoltura”.. “principi per i fessi” etc..”

    Se permetti preferirei mettere i toni da parte e parlare di contenuti. Quali contenuti ti sembrano esposti in modo poco obiettivo? Per inciso, ammiro l’abilità commerciale di Gates e l’ho scritto spesso. Non posso accettare di essere accostato a chi attacca MS per partito preso.

    @ Pietro
    “Stando a quanto riporta Tanenbaum i fatti sono andati diversamente.
    IBM sotto consiglio di Gates contattò Kildall, il quale rifiutò la proposta.
    IBM si rivolse nuovamente a Gates, il quale acquistò dalla Seattle Computer Products un sistema operativo chiamato DOS per 50000$ e lo propose a IBM.”

    Fin qui più o meno ci siamo.

    “IBM neccesitava di alcune modifiche cosi Gates assunse Tim Paterson per farle.”

    A me risulta che Paterson abbia dichiarato questo, ma anche di fonti che sostengono che le modifiche le abbia fatte direttamente IBM. Su nessuna delle due ipotesi posso giurare.

    “Il sistema operativo che ne usci venne chiamato MS-DOS e in breve tempo divenne il sistema dominante nei PC.
    Come dice testualmente Tanenbaum: “un fattore chiave di questo successo fu la decisione di Gates (in prospettiva estremamente saggia) di vendere MS-DOS ai produttori di computer per metterlo in bundle con il loro hardware invece del tentativo di Kildall di vendere CP/M agli utenti finali”.

    Questo è palesemente errato e, con tutto il rispetto per la tua fonte, rientra esattamente nelle pratiche tipiche dei giornalisti sottratti all’agricoltura. Esistono quintali di fonti relative al fatto che Kildall strinse numerosissimi accordi di bundling, tra cui una delle prime è IMSAI nel 77 (dopo negoziazioni andate avanti nel 76), ma anche Torode Digital Systems (Torode è quello che ha sviluppato la scheda controller che Kildall ha usato per interfacciare l’Intellec-8 che aveva a Monterey coi primi lettori floppy).

    “L’articolo fazioso sembra invece essere scritto per far passare Kildall come un genio che viene fregato dai due furfantelli Gate/Peterson.
    In realta non è stato cosi, Kildall ha avuto la sua possibilita su un piatto d’oro e se ha rifiutato è perche nn è stato abbasatnza lungimirante, al contrario di Gates.”

    Sulla base di quello che ho scritto sopra, non posso assolutamente convenire su questo punto.

    “Considerando che è stato lo stesso Gates a consigliare a IBM di contattare Kildall, direi che non c’è spazio per teorie complottistiche: semplicemente Kildall ha fatto un grosso errore e lo ha pagato caro.”

    Non è di complotti che sto parlando ma di fatti che mi constano per ricerche effettuate. Gates quando è stato contattato da IBM non aveva un OS a disposizione e comunque un’eventuale scorrettezza commerciale è da imputare tanto a Gates che a IBM.
    Comunque continuiamo a parlare di fatti: quale sarebbe il grosso errore fatto da Kildall?

    Infine lo ripeto anche a te: sull’abilità commerciale di Gates non discuto.

  • # 11
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Pikazul
    “L’inesattezza maggiore poi è affermare che fu la IBM a stabilire il prezzo fuori mercato di 240 dollari. Certo Kindall anni dopo la usò come giustificazione, ma fino alla morte commerciale del CP/M era proprio lui a dire che il prezzo stabilito era giusto e che: “Il mercato comprende la differenza tra un sistema operativo giocattolo ed un prodotto professionale”.”

    Puoi riportarmi la fonte di questa notizia? Io ho letto e ascoltato interviste a dipendenti di DRI coinvolti nella trattativa con IBM che sostengono che la politica di prezzo sia stata determinata dalla sola IBM.

  • # 12
    Pietro R.
     scrive: 

    @ Alessio

    Questo è palesemente errato e, con tutto il rispetto per la tua fonte, rientra esattamente nelle pratiche tipiche dei giornalisti sottratti all’agricoltura. Esistono quintali di fonti relative al fatto che Kildall strinse numerosissimi accordi di bundling, tra cui una delle prime è IMSAI nel 77 (dopo negoziazioni andate avanti nel 76), ma anche Torode Digital Systems (Torode è quello che ha sviluppato la scheda controller che Kildall ha usato per interfacciare l’Intellec-8 che aveva a Monterey coi primi lettori floppy).

    Ho preso Tanenbaum come riferimento perche essendo l’autore di Minix e comunque una persona vicina al mondo di unix mi sembrava affidabile come fonte, di sicuro non dalla parte di Gates. :D
    Comunque se hai fonti che dicono il contrario ne prendo atto, non è questo il punto.
    Qualunque sia i motivo per cui l’ha fatto, il grosso errore di Kildall è stato quello di non accettare la proposta di IBM e lasciare il via libera a Gates. Dipendeva tutto da lui, purtroppo ha fatto la scelta sbagliata, Gates ha rimediato il DOS per proporlo a IBM e poi è andata com’è andata.
    Non vedo dov’è che Gates sarebbe stato scoretto. Non volgio fare il suo difensore, ma non mi sembra che abbia fatto niente di male: ha solo approfittato di un’ottima oppurtunita.

  • # 13
    Enrico Pascucci
     scrive: 

    Pietro R. questo è un episodio per forza controverso, essendo uno dei fulcri da cui poi è nata l’informatica moderna del personal computing e l’attuale assetto economico delle varie aziende del settore.
    Al di là delle virgole che differenziano una versione piuttosto che un’altra, sta nell’indovinato modello di businness adottato da Bill Gates e soci in quell’occasione.
    IBM commise l’errore di accettare la richiesta da parte di Microsoft di essere ricompensata in base al numero di copie vendute in bundle, invece di incassare un lauto compenso subito.
    IBM, che secondo le sue previsioni di vendita credette di aver fatto un affare assecondando la richiesta della software house, fu sommersa di ordini, così invece di affermarsi come padrona incontrastata del personal computing si ritrovò in pochi anni messa all’angolo in questo settore, proprio dal “mostro” che questa aveva creato con questo sbaglio.

    Per il resto non vedo la faziosità del post, che riprende le origini di un colosso che ha fatto la sua fortuna a colpi di acquisizioni, basando la sua competitività soltanto sulla sua potenza commerciale, che non è mai stata capace di imporsi con l’innovazione e di fiutare le reali esigenze del mercato. Stiamo parlando di una compagnia che monta mesi di hype per un lettore mp3 che non ha assolutamente niente di interessante e che marchia un nuovo sistema operativo col nome di Windows XP per creare assonanza con il Mac OS X.

    Il tono, ritenuto da voi fazioso, è invece sicuramente appoggiabile, poiché succede spesso che l’ignoranza di tanti, mostri Bill Gates come innovatore e padre di chissà quali grandi intuizioni (tra cui il DOS stesso, oggetto del post) quando non potrebbe essere più falso.

  • # 14
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Pietro

    Qualunque sia i motivo per cui l’ha fatto, il grosso errore di Kildall è stato quello di non accettare la proposta di IBM e lasciare il via libera a Gates. Dipendeva tutto da lui, purtroppo ha fatto la scelta sbagliata, Gates ha rimediato il DOS per proporlo a IBM e poi è andata com’è andata.
    Non vedo dov’è che Gates sarebbe stato scoretto. Non volgio fare il suo difensore, ma non mi sembra che abbia fatto niente di male: ha solo approfittato di un’ottima oppurtunita.

    Non trovo riscontri di una teoria secondo cui Kildall avrebbe rifiutato l’offerta IBM tout-court. Come ho scritto, si dice che IBM volesse acquistare in blocco CP/M, cosa che Kildall ha rifiutato, ma anche che sia stata IBM stessa a bypassare Kildall e saltare direttamente a Gates, o forse Gates a rifarsi avanti con IBM, tirando in basso le royalties davanti alla decisione di Kildall di non vendere DRI. Sta di fatto che né IBM né MS (a parte la storiella diffusa da Gates sull’aereo) hanno mai rilasciato la loro versione.

  • # 15
    Pietro R.
     scrive: 

    @Enrico Pascucci
    Microsoft all’inizio ha avuto successo grazie al contratto con IBM, ma poi ci ha messo del suo per rimanere all’apice. Windows NT quando è uscito era un ottimo OS, ben progettato, dal design elegante e innovativo per quei tempi. Ti rimando all’articolo sui subsystem di qualche giorno fa ad esempio.
    Per non parlare di cose tipo .NET e Visual Studio, o le DirectX che dalla release 9 in poi che non hanno eguali.

    La questione su Kildall a mio avviso è semplice: gli è stata fatta l’offerta del secolo, lui per motivi a noi oscuri ha declinato e preso atto di questo Gates ha si è messo il suo posto.

  • # 16
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Pietro

    La questione su Kildall a mio avviso è semplice: gli è stata fatta l’offerta del secolo, lui per motivi a noi oscuri ha declinato e preso atto di questo Gates ha si è messo il suo posto.

    Macché. L’offerta di IBM, secondo le fonti più accreditate, ha riguardato l’acquisto di DRI. Se hai fonti diverse citale, sempre che a loro volta argomentino o documentino la questione.

  • # 17
    Pietro R.
     scrive: 

    Non trovo riscontri di una teoria secondo cui Kildall avrebbe rifiutato l’offerta IBM tout-court. Come ho scritto, si dice che IBM volesse acquistare in blocco CP/M, cosa che Kildall ha rifiutato, ma anche che sia stata IBM stessa a bypassare Kildall e saltare direttamente a Gates, o forse Gates a rifarsi avanti con IBM, tirando in basso le royalties davanti alla decisione di Kildall di non vendere DRI. Sta di fatto che né IBM né MS (a parte la storiella diffusa da Gates sull’aereo) hanno mai rilasciato la loro versione.

    A parte il libro di Tanenbaum che è la prima cosa che mi è passata tra le mani non ho altri riferimenti che confermano la teoria secondo cui Kildall ha rifiutato di netto l’offerta, puo essere che non sia andata cosi. Altre ipotesti allora sono che a IBM non piacessero le condizioni proposte da Kildall oppure che il prezzo fosse troppo alto, a questo punto hanno dato l’incarico a Gates di trovare un altro sistema e lui stavolta gli ha portato il DOS.
    Se Gates avesse voluto fin da subito proporre alla IBM di fornire lui il sistema operativo non avrebbe consigliato di contattare Kildall, no?
    Per questo trovo poco credibile la tesi secondo cui Kildall è stato ‘raggirato’.

  • # 18
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Pietro
    Io non credo che Kildall sia stato raggirato. Credo semplicemente che nel business non ci siano – che ci piaccia o meno – regole e Kildall è rimasto incastrato in questo sistema.
    Io credo che Gates abbia concesso a Kildall il “primo tiro” per impreparazione a rispondere alla loro richiesta. Formulata una possibile soluzione, Gates ha dato l’affondo. Il nocciolo sarebbe più che altro sapere, ma non lo sapremo mai temo, se fu IBM a ricontattare Gates dopo l’impasse su Kildall, o viceversa Gates a ricontattare IBM.

  • # 19
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Ad ogni modo il rip-off di CP/M mi sembra una pratica commerciale del tutto scorretta – che oggi avrebbe una rilevanza penale enorme. Vogliamo credere che MS non sapesse? Io non ci credo.
    Vogliamo domandarci come si rapporta il palese *ripoff di QDOS* con la “open letter to hobbist” del 1976 in cui Gates se la prende con quelli che gli copiavano il software?

    http://en.wikipedia.org/wiki/Open_Letter_to_Hobbyists

    Ovunque sia il limite fra il “realismo” e la disonestà intellettuale, qui lo abbiamo passato di molti chilometri.

  • # 20
    Pietro R.
     scrive: 

    Ad ogni modo il rip-off di CP/M mi sembra una pratica commerciale del tutto scorretta. Vogliamo credere che MS non sapesse? Io non ci credo.

    Per rip-off intendi una copia? In quel caso non sarebbe scorretto anche Wine, Cedega o ReactOS?

  • # 21
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Per rip-off intendo la riscrittura completa con cambiamenti cosmetici.
    In che senso Wine, Cedega e ReactOS sono rip-off? Di cosa?
    Ma poi che c’entra… Piuttosto, come la inquadri la open letter? Non vedi la palese applicazione di due pesi e due misure?

  • # 22
    Pietro R.
     scrive: 

    Ho visto adesso che hai editato. Ho letto la open letter e mi sembra un’invettiva contro la pirateria, per’altro condivisibile, ma non vedo cosa c’entra col discorso. Gates se la prendeva con gli hobbysti che si copiavano i dischetti col BASIC invece di comprarlo, non con quelli che creavano cloni del BASIC, che poi è quello che ha fatto lui col CP/M. Quindi non ci vedo contraddizioni.
    Riguardo il rip-off, da quello che ho capito è quando uno sviluppa un clone di un altro sistema, no?
    Quindi DOS è un rip-off, cioe un clone, di CP/M, cosi come ReactOS lo è di Windows, o Linux di Unix.
    In questo caso non mi sembra una pratica scorretta, chiunque infatti è libero di reimplementare un sistema partendo dalla sua interfaccia esterna.

  • # 23
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Scusa per l’editing, mi è venuta in menta una cosa al volo e non volevo riscrivere da capo.

    Tornando a noi:

    Ho letto la open letter e mi sembra un’invettiva contro la pirateria, per’altro condivisibile, ma non vedo cosa c’entra col discorso.
    Gates se la prendeva con gli hobbysti che si copiavano i dischetti col BASIC invece di comprarlo, non con quelli che creavano cloni del BASIC, che poi è quello che ha fatto lui col CP/M.

    Ma come! Se a rubare è un hobbysta va cazziato, se a “clonare” il sorgente di un programma sviluppato da un competitor, è un’altra azienda, allora è tutto in regola?

    Riguardo il rip-off, da quello che ho capito è quando uno sviluppa un clone di un altro sistema, no?
    Quindi DOS è un rip-off, cioe un clone, di CP/M, cosi come ReactOS lo è di Windows, o Linux di Unix.
    In questo caso non mi sembra una pratica scorretta, chiunque infatti è libero di reimplementare un sistema partendo dalla sua interfaccia esterna.

    Ma no. Il rip-off è una copia con cambiamenti cosmetici messi lì per non farsi sgamare. QDOS ha copiato illegalmente il *sorgente* di CP/M ,non l’interfaccia. I cambiamenti cosmetici riguardano il sorgente, non l’interfaccia, e l’unico motivo per cui Kildall non ha potuto denunciare il fatto è che allora non esisteva una legge sul copyright del software.
    In altri termini: prova a copiare il sorgente di Windows, vedi MS che ti dice. L’interfaccia grafica è tutta un’altra storia.

  • # 24
    Tormento
     scrive: 

    Mah, io ho letto l’articolo e mi sono rimasti i contenuti storici, non di certo che Gates ha fatto le scarpe a qualcuno, anche fosse….

    P.S. x Alessio e Pietro, telefonatevi… non andate avanti così in questi post…

  • # 25
    Pietro R.
     scrive: 

    Ah ok, ci sono arrivato. Non riuscivo a capire perche mi era sfuggito il punto secondo cui QDOS ha copiato illegalmente il sorgente di CP/M e lo ha cammuffato per renderlo irriconoscibile.
    Ma non sapevo che fosse andata cosi, credevo che la Computer Products l’avesse scritto da zero, ispirandosi al CP/M, ma non copiandone i sorgenti. Tra l’altro non sapevo nemmeno che fossero disponibili. Se è cosi allora hai ragione, ma è sicura la cosa o sono solo illazioni?

  • # 26
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Tormento
    Hai ragione… Lascerò parlare anche gli altri :-)

  • # 27
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    “PS Nel 2005, a 11 anni dalla morte di Kildall, un giudice americano ha annullato una causa intentata da Tim Paterson – l’autore di QDOS – contro l’autore di un libro che sosteneva la tesi secondo cui QDOS era una riscrittura di CP/M. Fra le motivazioni dell’annullamento, troviamo la sostanziale correttezza della tesi presentata sul libro.”

  • # 28
    Jacopo Cocchi
     scrive: 

    anche io volevo capire Wine, Cedega e ReactOS cosa c’entrassero nella discussione o se fosse solo una boutade estemporanea (per dimostrare cosa non si sa)…

  • # 29
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Non mi risulta che QDOS fosse basato sui sorgenti del CP/M. Tra l’altro sarebbe interessante capire come abbia fatto una microscopica società qual era la Seattle Computer Products ad averne una copia. Perché il CP/M non era certo open source, e i sorgenti Kildall se li teneva giustamente ben conservati.

    Io ricordo che l’accusa verteva su una riscrittura del CP/M. Più precisamente, che ALCUNE (quindi non tutte) API del CP/M erano state copiate. Ma copiate non nel senso che il codice sorgente era stato preso e fotocopiato da quello del CP/M, quanto che l’interfaccia fosse la stessa (quindi stessi parametri e stesso risultato ottenuto).

    Fino a qui mi sembra non ci sia nulla di male. Se scrivo una mia versione del Paint riproducendone il look & feel, non ho fatto certo torto a Microsoft. Idem se mi faccio una copia di WinZip, ecc. ecc.

    Nello specifico l’abilità di MS è stata quella di aver colto la palla al balzo con l’opportunità che le ha dato IBM a seguito della defezione di Kildall. Chi non lo avrebbe fatto al suo posto? D’altra parte DRI la sua occasione l’aveva avuta, e addirittura grazie a Gates, che avrebbe potuto benissimo “giocare sporco” fin da subito facendo fuori Kildall.

    A mio avviso, quindi, non c’è nulla di male. Il vero padre del DOS rimane MS, perché il codice l’ha tirato fuori lei, non Digital. Con buona pace di Kildall che non ha saputo sfruttare l’occasione.

  • # 30
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    A supporto del mio commento n. 27 riporto un link con la fonte.
    http://www.theregister.co.uk/2007/07/30/msdos_paternity_suit_resolved/

    L’autore denunciato da Paterson, il quale aveva dichiarato che QDOS è un clone di CP/M (ottenuto grazie al fatto che MS era un subcontractor di CP/M), è stato assolto perché Paterson non è stato in grado di dimostrare che QDOS non è un ripoff di CP/M.
    Paterson, dopo la questione del ripoff, è stato assunto da MS, che prima lo aveva – vogliamo dire suolato? – tenendolo allo scuro del fatto che il suo OS sarebbe stato oggetto dell’accordo con IBM.

    Non mi sembra ci sia molto da dubitare…

    La tesi su Kildal che non avrebbe saputo sfruttare l’occasione, per essere sostenuta, andrebbe suffragata da evidenze che in parte sono dentro la sua tomba, in parte sarebbero su un fantomatico libro che il figlio non pubblica per paura di una denuncia di MS, in parte sono in possesso di MS e IBM che da sempre, convenientemente, tacciono.

  • # 31
    Hari Seldon
     scrive: 

    Sinceramente fossi il giornalista che ha scritto l’articolo, eviterei di dare del ladro a Gates e Microsoft, accusandoli di cose assolutamente non provate o di cui l’azienda in questione sia stata condannata, perchè si rischiano conseguenze penali, in quanto si sta gratuitamente diffamando una azienda. Mi riferisco in particolar modo al commento 23, che secondo me andrebbe editato.

  • # 32
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    E’ esattamente come ricordavo io. Ricopio dal link:

    “[took] ‘a ride on’ Kildall’s operating system, appropriated the ‘look and feel’ of [Kildall’s] CP/M operating system, and copied much of his operating system interface from CP/M.”
    […]
    The Judge also agreed that Paterson copied CP/M’s API, including the first 36 functions and the parameter passing mechanism, although Paterson renamed several of these. Kildall’s “Read Sequential” function became “Sequential Read”, for example, while “Read Random” became “Random Read”.

    Aggiungo una parte molto importante che chiarisce ancora meglio la questione:

    Paterson was to plead that his operating system of choice, Kildall’s CP/M-86, was at the time unavailable for products based on Intel’s 8086 that he wanted to sell, necessitating the hasty clone

    Ricapitoliamo:
    – QDOS ha riprodotto il “look & feel” di CP/M;
    – ha copiato l’INTERFACCIA di 36 funzioni (non tutte) del CP/M;
    – all’epoca della scrittura del QDOS non esisteva una versione per 8086 di CP/M.

    Conseguenza: QDOS fu stato scritto senza toccare una sola riga di codice del CP/M. Da zero, quindi. Nessuna copia di sorgenti, come dicevo prima (e non poteva essere altrimenti).

  • # 33
    Pietro R.
     scrive: 

    In quell’articolo si legge:

    Evans related how Paterson “took a ride on Kildall’s operating system, appropriated the ‘look and feel’ of CP/M operating system, and copied much of his operating system interface from CP/M.”
    […]
    The Judge also agreed that Paterson copied CP/M’s API, including the first 36 functions and the parameter passing mechanism, although Paterson renamed several of these. Kildall’s “Read Sequential” function became “Sequential Read”, for example, while “Read Random” became “Random Read”.

    Evans ha accusato Paterson di aver studiato il funzionamento del CP/M e di averne copiato le API nel suo QDOS. Il giudice da ragione a Evans, ma nessuno ha accusato Paterson di aver copiato il codice sorgente del CP/M, quello l’ha scritto lui da zero.
    Implementare le API di un altro OS è una cosa legale, è quello che fa anche Wine, ReactOS & co, per questo li avevo citati.
    Per questo il collegamento con la open letter non mi sembra appropriato: non c’è alcuna relazione tra il CP/M e il QDOS se non la somiglianza delle API, e quindi non vedo alcuna disonesta intellettuale.

  • # 34
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Pietro e Cesare
    Per correttezza riporto che il ripoff del sorgente era la tesi di Kildall, un segreto che rimane comunque ormai inviolabile, per chi la pensa come me e chi la pensa diversamente. Non ci sono certezze. Per questo comunque smetterò di parlare di ripoff, usando invece il termine clone.

    Premetto anche che, anche a livello puramente logico, non ci sono le premesse per affermare che
    “Conseguenza: QDOS fu stato scritto senza toccare una sola riga di codice del CP/M. Da zero, quindi. Nessuna copia di sorgenti, come dicevo prima (e non poteva essere altrimenti).”

    Poiché *nessuno*, tantomeno noi, ha potuto ispezionare e confrontare il sorgente, non essendo disponibile al pubblico.

    Andiamo oltre.

    http://books.google.it/books?id=iPWjNoSS9vUC&pg=PA120&dq=qdos+cp/m&ei=F_dwSdv3FIvCMu7NkKoH#PPA120,M1

    Kildall later accused Paterson of “ripping off” CP/M […] Paterson countered that he never saw Kildall’s code. Using Intel and DRI manuals, he said, he created an OS that performed the same functions as the original CP/M on a 16 bit chip. “Making a recipe in the book does not violate the copyright on the recipe” dice Paterson.

    Il punto è che al tempo la legge sul copyright forniva appigli molto più labili di quanti ne offre oggi, dopo decenni di lobbying dell’industria del software, MS in testa. Per questo Kildall fu scoraggiato dal denunciare Oggi un’operazione del genere negli USA oggi causerebbe il ritiro coatto dal mercato più varie sanzioni penali accessorie. Un ulteriore inasprimento di questa situazione è fortemente richiesto dall’industria del software, che spinge in tutto il mondo per un regime che faccia entrare il SW nell’ambito delle invenzioni brevettabili. MS in testa tanto per cambiare.

    Paterson si è dunque salvato per una sostanziale immaturità del tessuto legale.

    – QDOS ha riprodotto il “look & feel” di CP/M

    Esatto, la qual cosa è valsa a MS pochi anni dopo una causa di Apple, ritirata solo in seguito al prestito elargito da Gates dopo il rientro di Jobs. Non esattamente irrilevante.

    – ha copiato l’INTERFACCIA di 36 funzioni (non tutte) del CP/M;

    Anche questa vicenda, acclarata, non è stata denunciata più per un’inadeguatezza della legge in materia di copyright del software. Segno comunque che per MS, solo pochi anni dopo della “open letter”, l’idea di copiare il lavoro altrui, per assicurare la compatibilità con il parco SW CP/M – l’OS allora dominante – era perfettamente plausibile. Per completezza:

    “When IBM released DOS, it sold for $60 USD, and was much more attractively priced than the $240 CP/M. Digital Research considered suing Microsoft, since DOS replicated nearly all of the CP/M system calls, program structure, and user interface, but decided against it. Digital Research realized that they would have to also sue IBM, and decided that they did not have the resources to sue a company of that size, and would not likely win.
    By 1982, when IBM asked Microsoft to release a version of DOS that was compatible with a hard disk, Microsoft rewrote DOS to such an extent that Digital Research had lost their opportunity to sue. PC-DOS 2.0 was an almost complete rewrite of DOS, so by March 1983, very little of QDOS remained. The most enduring element of QDOS was its primitive line editor, EDLIN, which remained the only editor supplied with Microsoft versions of DOS until the release of MS-DOS 5.0 in June 1991. ”
    http://www.economicexpert.com/a/QDOS.html

    – all’epoca della scrittura del QDOS non esisteva una versione per 8086 di CP/M.

    Questo può giustificare il fatto che IBM abbia preferito MS a DRI, non la clonazione di CP/M. La versione per 8086 era comunque in fase di sviluppo in DRI.

    A questo si aggiunge la “suola” data da MS a SCP di Paterson, che le valse una causa dello stesso contro MS, causa composta con un accordo stragiudiziale. Poco dopo, stranamente, MS contraccambiò assumendo Paterson, il quale si licenziò, fondò un’azienda che quindi MS acquisì.

    In ogni caso non ci sono certezze, tantomeno è possibile affermare che
    “Conseguenza: QDOS fu stato scritto senza toccare una sola riga di codice del CP/M. Da zero, quindi. Nessuna copia di sorgenti, come dicevo prima (e non poteva essere altrimenti).”
    Nessuno ha ispezionato i sorgenti. Nessuno può essere certo di nulla. Ma quello che emerge è
    1) L’incapacità di Paterson di provare che il suo QDOS non è un clone di CP/M;
    2) Le numerose funzioni palesemente copiate;
    3) Il Look&feel duplicato
    4) La necessità di clonare CP/M per ottenere la compatibilità con il suo parco SW, obiettivo prioritario per IBM.

    Su queste basi l’attitudine di MS contro la copia, intesa come trarre vantaggio gratuitamente del lavoro altrui – leggasi in proposito l’open letter di Gates – diventa piuttosto ambigua.

  • # 35
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Hari Seldon
    Ho editato, per questioni di correttezza, la frase usando la formula “clonare”. Grazie del suggerimento.
    La clonazione di parti significative di QDOS è comunque provata. Che sia rubare o meno, lascio a te giudicarlo.

  • # 36
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Mi spiace, ma non concordo.

    La copia dei sorgenti è un’ipotesi dotata di scarso fondamento, e per due motivi: come avrebbe avuto accesso ai sorgenti?
    Ma soprattutto non ha senso perché il CP/M non era disponibile per l’8086 (e anche se in fase di sviluppo, rimarrebbe la domanda di cui sopra). All’epoca le macchine avevano una scarsa dotazione di memoria, e i s.o. erano scritti per lo più in assembly. Un CP/M per Z80 risulterebbe quindi MOLTO difficile da portare su 8086.

    Aggiungiamo poi che ovunque nei link si parla sempre e soltanto di copia del “look & feel”, e di interfaccia di alcune API del CP/M… Tutte cose che non riguardano i sorgenti, appunto.

    Sul “look & feel” la copia non era spiccicata. Diciamo che il DOS s’era fortemente ispirato al CP/M. Basti confrontare l’immagine allegata all’articolo con questa http://www.pcgames.de/screenshots/541×812/2008/05/pcdos10.gif del DOS 1.0. Simili, ma non identici.

    Per cui difficilmente DR avrebbe potuto vincere una causa per plagio. Non c’è riuscita neppure Lotus con Borland, dopo che quest’ultima col suo spreedsheet Quattro aveva copiato integralmente l’interfaccia grafica di Lotus123. Sarei, quindi, curioso di vedere le motivazioni che hanno portato al patteggiamento di MS con Apple.

    Copiare l’interfaccia di alcune API non mi risulta essere reato. Altrimenti MS avrebbe potuto far fuori Wine prima e ReactOS poi.

    Infine, la compatibilità col parco software del CP/M non si può certo avere, visto che si tratta di due s.o. diversi. Una semplice ricompilazione non sarebbe stata sufficiente. Diciamo che un porting sarebbe risultato facilitato, questo sì, ma è una cosa diversa. Ma quanto software per CP/M fu portato su DOS? Io all’epoca non ne ricordo.

  • # 37
    Nicola
     scrive: 

    ma quindi la storia della madre di Gates, che era presidentessa o simila di una fondazione di cui faceva parte anche un grosso dirigente IBM, e che grazie a questo ha potuto “ingraziarsi” Big Blue non c’entra niente o è pura finzione?

    io sapevo anche questa versione, insieme alle cose scritte nell’articolo….

  • # 38
    MenageZero
     scrive: 

    non voglio contestare i fatti salienti esposti,

    ma mi pare un po’ eccessivo tendere a dipingere il successo non previsto di Gates & ms come sostanzialmente il frutto del “furto del secolo”; se ad oggi ancora non si conoscono con certezza tutti i dettagli del mancato accordo tra D.R. ed IBM, ma sembra cmq un fatto che D.R. l’appalto avrebbe potuto ottenerlo volendo, difficile secondo me ragionare solo nei termini come se Kildall fosse stato costretto/indotto con l’inganno da altri a mollare l’occasione o come se l’avesse cmq fatto per “colpe” del tutto non sue.

    e dall’altra parte, lato Gates, nel commissionare ad un tizio un sw x per una cpu(nota) y senza metterlo al corrente della futura destinazione commerciale di tale sw, non sarà il max della simpatia, ma non credo ci si sarebbe visto nulla di inconsueto se il pc-x86 non avesse avuto poi il successo che ha avuto, con tutto quello che ciò ha implicato.

    d’altra parte mi riesce anche difficile credere che già in quel momento gates avesse una visione cristallina del futuro e di tutte le potenzialità, si potrebbe forse considerare che, semplicemente, aldilà che qualche merito in una accezzione o l’altra l’avrà avuto nel costruirsi la sua fortuna (non credo che mentre fosse a casa davanti al tv gli abbiano consegnato dal nulla un pacco con il dos ed il contratto con ibm :-D ), gli sia anche capitata una buona(per usare, con il senno di poi, un mastodontico eufemismo)combinazione di eventi

    sulla quetione CP/M vs QDOS, non ho letto il libro menzionato né mai articoli tanto approfonditi da poter entrare seriamente nel dibattito, da quel che ne so come logica di base tenderei a convenire con quanto esposto da C.Di Mauro, ovviamente data la premessa questo mio non-contributo alla questione lascia il tempo che trova.

    detto questo, non so cosa penserete ma non è che poi me ne freghi nulla a livello personale di Gates o Ms (né per altro di tutto ciò che spesso viene percepito come la “fazione avversa” a ms etc)

  • # 39
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    A dimostrazione che sull’interfaccia di un’applicazione (sia il “look & feel”, sia le API) non si possano reclamare diritti, ma soltanto sull’implementazione (quindi sul codice copiato), riporto i link alle cause Lotus contro Borland ed Apple contro Microsoft:

    http://en.wikipedia.org/wiki/Lotus_v._Borland
    http://en.wikipedia.org/wiki/Apple_vs_microsoft

    Da notare, dal primo, la seguente affermazione:

    The Lotus decision establishes a distinction in copyright law between the interface of a software product and its implementation. The implementation is subject to copyright. The public interface may also be subject to copyright to the extent that it contains expression (for example, the appearance of an icon). However, the set of available operations and the mechanics of how they are activated are not copyrightable. This standard allows software developers to create original clones of copyrighted software products without infringing the copyright.

  • # 40
    Notty
     scrive: 

    Anni fa stavo prendendo un caffè nell’ufficio di una ditta dove mi avevano appena avvisato che il mio lavoro (consulenza) non era più richiesto perchè avevano trovato di meglio..

    Io la buttai li.. vidi il presidente che passava per il corridoio e dissi “Che peccato buttare via tutti quei soldi..” lui sentì.. venne verso di me e mi disse “Chi è lei ?” e da li (1996) sono il loro consulente in pianta stabile.. 13 anni a gennaio ’09 ..

    ho “fatto le scarpe” alla società che faceva loro la consulenza e che gli stava dando un prodotto non perfettamente plasmato sulle loro esigenze.. come Patterson ha fatto con MS-DOS nei confronti di un più performante CP/M non idoneo agli 8086 IBM ..

    Kildall aveva un ottimo prodotto che non andava bene per 8086 e che non era disposto a vendere come IBM voleva comprare.. Gates è riuscito a inserirsi nella trattativa DA LUI STESSO FATTA NASCERE proponendo una soluzione che piaecva a IBM e che era idonea agli scopi di IBM..

    Kildall non è stato in grado di essere lungimirante e si è fossilizzato su cose che gli sono costate il successo..

    ricordate BETAMAX ? .. e questo è un esempio.. la dove il prodotto migliore NON vuole essere venduto come la gente vorrebbe comprarlo allora muore..

    Gates è riuscito a sfruttare gli errori commerciali di Kildall per realizzare il suo successo.. se Kildall fosse stato più lungimirante avrebbe venduto.. o modificato le sue richieste.. o avrebbe creduto di meno di essere in grado di fare tutto da solo e che la sola bontà tecnica di quello che aveva creato fosse sufficiente a vendere..

    Anche sulla clonazione poi.. la causa è stata persa da Paterson.. ma questo non vuol dire che sia colpevole.. solo che non era colpevole quell’altro..

  • # 41
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    OK mettiamo un attimo da parte questa disputa, riguardo alla quale, lo ripeto, non è possibile esprimere certezze e ognuno dice la sua.

    Parliamo un po’ del personaggio. Ha introdotto l’idea di OS in bundling, falsamente attribuita ad altri. Ha introdotto una sfilza d’innovazioni tecniche, che l’industria SW gli ha riconosciuto, fra cui il primo OS in senso moderno.

    Insomma, citando il post:

    * He introduced operating systems with preemptive multitasking and windowing capabilities and menu-driven user interfaces.
    * Through DRI, he created the first diskette track buffering schemes, read-ahead algorithms, file directory caches, and RAM disk emulators.
    * In the 1980s, through DRI, he introduced a binary recompiler.
    * Kildall defined the first programming language and wrote the first compiler specifically for microprocessors.
    * He created the first microprocessor disk operating system, which eventually sold a quarter million copies.
    * He created the first computer interface for video disks to allow automatic nonlinear playback, presaging today’s interactive multimedia.
    * He developed the file system and data structures for the first consumer CD-ROM.
    * He created the first successful open-system architecture by segregating system-specific hardware interfaces in a set of BIOS routines, making the whole third-party software industry possible.

    È un personaggio che ha cambiato la storia dell’informatica, ma menestrelli e cantori di gesta di Bill Gates non si sentono neppure in dovere di sapere chi sia.
    Non vedetelo come un antagonismo: è solo un parallelo. Il rispetto per Gates ci sta tutto perché commercialmente è stato, in un modo o nell’altro, un punto di riferimento.

    Il dimenticare Kildall è tuttavia politicamente, storicamente, tecnicamente, mostruoso.

  • # 42
    Notty
     scrive: 

    mai detto di dimenticare Kildall.. semplicemente di non demonizzare chi ha, nel bene e nel male, contribuito allo sviluppo dei computer e al fatto che praticamente tutti i paesi industrializzati lo possono avere..

    Che poi Kildall sia stato necessario è ok.. anche se.. visto che alla fine si è messo di traverso sulla via del successo.. si è fatto male.. se avesse avuto le idee di Gates staremo qua a parlare di Kildall come di un demonio che ha fatto i soldi grazie alla sua bravura..

    invece no..

    Kildall ha dato l’inizio ad una cosa che poi non ha voluto o potuto o saputo portare a termine..

    Gates ha preso la palla al balzo e ha sfruttato l’errore di Kildall e ne ha beneficiato (così come ne stiamo beneficiando tutti noi oggi..)

    se non cercassimo colpe però sarebbe più facile leggere la storia.. a mio avviso non ci sono colpe ma solo meriti..

    Merito di Kildall è stato creare un OS.. merito di Gates è stato fare arrivare sui pc nelle case un OS idoneo a quei PC.. merito di IBM è stato vendere quei pc con quel OS

    demeriti li lascio agli altri.. nessuno è perfetto.. no ?

  • # 43
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Sono d’accordo sullo spirito dei meriti, che ho inquadrato negli stessi termini nel post. Ma questo

    “Kildall ha dato l’inizio ad una cosa che poi non ha voluto o potuto o saputo portare a termine..”

    non lo ritengo accettabile, semplicemente perché non ci sono certezze, e questo tipo di conclusione fa passare la falsa informazione che ci siano delle certezze al riguardo.
    Qual è l’errore di Kildall? Se generazioni d’informatici si scornano da anni alla ricerca di una verità occulta e inaccessibile, come lo sono i sorgenti di MS-DOS, come si può uscirsene dicendo “l’errore di Kildall”?
    Mi pare una semplificazione francamente inaccettabile, specie alla luce del fatto che ogni volta che personaggi ritenuti lesivi da Kildall hanno dovuto rispondere alla legge, hanno avuto le loro tesi smontate o hanno addirittura dovuto pagare in una composizione stragiudiziale, come ha fatto MS con Caldera.

    ” In 1991, Gary Kildall and the other shareholders of Digital Research Inc., which Gary & Dorothy Kildall had founded in 1975, sold the closely-held private shares of Digital Research Inc. (DRI) to Novell, Inc., and then on July 23, 1996 all of the Digital Research, Inc. assets were acquired from Novell Inc. by Caldera Inc., a company founded by Bryan Sparks with the assistance of Ray Noorda, former Chairman/CEO of Novell Inc., and on July 24, 1996, Caldera Inc. filed a private Federal Antitrust Lawsuit against Microsoft Corp. for alleged illegal activities and unfair practices in the marketing of MS-DOS and its successors, including Windows 95 and Windows 98, both of which are still Digital Research CP/M at their essential core. The lawsuit was settled out of court in January 2000 at which time Microsoft Corporation agreed to certain terms and paid certain funds to Caldera Inc. ”

    http://www.digitalresearch.biz/CPM.HTM

    Per chi ha voglia di documentarsi sulla causa Caldera vs Microsoft:
    http://www.techlawjournal.com/courts/caldera/Default.htm

  • # 44
    Notty
     scrive: 

    errore di Kildall = non si parla di lui oggi.. quindi qualche errore l’ha fatto.

    che poi l’errore sia stato di valutazione commerciale.. di incapacità di qualche tipo etc..

    ma è palese che abbia fatto un errore di qualche tipo.. sennò lui sarebbe quello ricco e nessuno si ricorderebbe di Gates che gli aveva aperto la strada al successo..

    invece parliamo di Gates e pochi sanno chi è Kildall .. ma tutti nel mondo sanno chi è Gates..

    un errore ci deve essere ;-)

  • # 45
    Pikazul
     scrive: 

    @Alessandro Di Domizio

    La notizia è una testimonianza diretta di Merril R. Chapman, nel libro “Alla ricerca della stupidità”, un libro che cerca di analizzare i fallimenti delle aziende più promettenti e delle menti più geniali che non hanno saputo sfruttare commercialmente le loro doti e sono state cancellate dai loro stessi errori di marketing. Kildall è uno di questi.

    Nel libro parla molto chiaramente della sua esperienza al CP/M East del 1983, una fiera del settore dedicata appunto a CP/M, in quell’occasione lui e alcuni dei suoi colleghi, tutti rappresentanti di case che producevano software per CP/M gli chiesero le motivazioni di quel prezzo, facendogli notare che l’enorme differenza tra MS-DOS e CP/M-86 avrebbe solo portato al fallimento di quest’ultimo. La frase che ho inserito tra virgolette fu la sua risposta.

    Ci tengo a sottolineare chel’autore del libro non è un informatico di nessun genere, e non segue nessuna filosofia o ideologia su come il software debba essere sviluppato o prodotto, quindi è assolutamente super-partes. E’ un esperto di marketing che ha lavorato per decenni nel campo dell’informatica, e come tale si interessa e descrive solo come questi prodotti vengono proposti al pubblico, e quanto questo effettivamente li gradisca oppure no.

  • # 46
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Pikazul
    Dalle mie interminabili ricerche (quanto è difficile scremare idiozie e opinioni personali da fonti attendibili!) mi risulta che l’unica fonte a riportare quella frase di Kildall in riferimento al prezzo di CP/M venduto col PC IBM, sia proprio Chapman. Vorrei contattarlo ma non so come arrivarci.
    Quello che posso dire è che un ex dipendente DRI, contesta la veridicità di questa informazione in una trasmissione di qualche anno successiva alla morte di Kildall, al minuto 8:30 del seguente video:

    http://www.youtube.com/watch?v=pkxksoOqk-U

    La sua tesi è che DRI abbia conosciuto le strategie di pricing di CP/M e la macroscopica differenza di prezzo con MS-DOS solo successivamente. Il che non necessariamente contraddice la frase attribuita a Kildall: potrebbe aver commentato in quel modo pur non avendo determinato il prezzo, per fare tentare di salvare il salvabile e fare un po’ di marketing.

    In questa storia, essendoci interessi importanti in ballo, c’è stata molta mistificazione, a partire da Bill Gates che, secondo #Manes, Stephen; Paul Andrews (1992). Gates: How Microsoft’s Mogul Reinvented an Industry—and Made Himself the Richest Man in America, diffuse la storiella di Kildall che aveva disatteso l’incontro con IBM per andarsene in giro sull’aereo.

    Fra mistificazioni, frammenti di verità e certezze infondate, di una sola cosa possiamo essere sicuri: i morti non possono replicare (e i vivi devono guardarsi da azioni legali).

  • # 47
    massimo m.
     scrive: 

    buon articolo.
    mi aspetto un articolo simile per dire le stesse cose della apple, e cioe’ che NON ha inventato il lettore mp3, il sistema operativo a finestre (ottenuto in licenza da xerox), il mouse (idem), il personal computer (olivetti programma 101).
    so che e’ evidente, ma molti credono ancora che queste cose siano state inventate da apple.

    una precisazione. il cpm non e’ stato il primo DOS, ma era gia’ stato creato da diversi anni su macchine serie s360 da ibm. diciamo che il cpm lo era per i pc.

  • # 48
    Roy
     scrive: 

    @ Pikazul
    “ma il mondo ricorda gli uomini di successo, non quelli più geniali”

    Forse i contemporanei, non certo la Storia, che di queste cose e’ quasi sempre fedele e spietata cronista della verita’.

    Dispiace leggere di persone talmente infatuate di certe idee, di certe squadre, di certi partiti, di certi personaggi, da non accettare l’evidenza e tentando così di umiliare la sacrosanta verita’, rifiutandone a priori le tesi e cercando di delegittimare tutti quelli che cercano di affermarla, tacciandoli di faziosità.

    Un Requiem per la giustizia e la verità (almeno per certe persone).

  • # 49
    Flare
     scrive: 

    Sicuramente Gates è stato a lungo (e in buona parte ancora oggi) celebrato come un genio, un innovatore; ai più sembrava tutta farina del suo sacco, mentre è stato casomai un genio “commerciale”, ma non solo.
    A leggere gli articoli sui giornali, sembrava quasi che avesse inventato lui i sistemi operativi su disco, il BASIC e altro ancora. Gates e la sua Microsoft invece hanno avuto il merito di avere capito quali erano le scelte giuste da fare nel proporre un certo prodotto al pubblico e diffonderlo, non solo attraverso accordi commerciali, ma anche riproponendo idee altrui in modo differente.

    Io ho usato DR-DOS ed era una spanna sopra a MS-DOS, sia come completezza, che idee innovative. DR-DOS è seguito a DOS Plus, che derivava dal CP/M-86 (il porting di CP/M per 8086) e che permetteva di far girare sia applicazioni CP/M che DOS.
    Prendiamo DR-DOS 6: aveva un manuale dettagliatissimo (l’ho ancora fra le mie librerie), tre volte quello di MS-DOS 6. Avevano introdotto un menu di configurazione nel config.sys e altre cose che in seguito vennero inserte anche in MS-DOS nella versione 6 e molti credevano che fossero innovazioni di MS. Era già successo, se non ricordo male, con MS-DOS 5, che riprendeva alcune caratteristiche introdotte da DR-DOS 5. Per certi versi, ricorda quello accade ancora oggi, ad esempio coi browser: dai tab alla “novità” del fullpage zoom di IE7, già presente in Opera 5 nel 2001 e infine inserito, dopo IE, anche in Firefox3. Questo “copiare” non è sbagliato: la concorrenza offre una certa cosa, offriamola anche noi. Non è comunque creatività ed innovazione.
    Bene, tornando all’esempio del DR-DOS 6 vs MS-DOS 6, anche senza pensare che il prodotto di DR era molto più raramente preinstallato sui PC dell’epoca, vorrei citare due principii che in inglese sono chiamati “Instruction creep” e, anche se viene citato magari più per il codice sorgente può valere per anche per altro, KISS (che vorrebbe dire: “Keep it Simple, Stupid”, “Keep it Simple & Straightforward” o simili), ma anche il colpo d’occhio. MS-DOS 6 era più semplice, con un manuale più essenziale e il menu di config.sys e più accattivante.
    Quello che è un peccato è che non sempre (anzi frequentemente) non è il prodotto migliore quello che si afferma, per vari motivi. Ma in questo caso quale era meglio? Io direi DR-DOS sotto molti aspetti, ma forse il pubblico generico avrebbe preferito MS-DOS per i motivi citati sopra. E sono *anche* queste scelte (che non si limitano a quelle citate) che secondo me hanno contribuito a fare la differenza, insieme alle manovre commerciali, gli accordi, la pubblicità e tutto il resto, per far valere il proprio prodotto, che pure hanno un peso elevatissimo e determinante ai fini del successo o l’insuccesso di un’azienda.

    Nella storia è pieno di aziende dalle ottime idee che non riuscirono a sfruttare quello che avevano in mano o dalle fortune alterne (vedi Commodore: un grande successo iniziale, che non si è saputo gestire e mantenere). Microsoft, con diversi metodi, è quasi sempre riuscita a farsi strada in aree in cui prima non era presente, fino a scalzare una concorrenza che era già consolidata, per poi assumere perfino una posizione dominante, se non addirittura monopolistica. Il genio di MS, nel bene e nel male, è questo.
    Ma trovo giustissimo ricordare e celebrare il genio inventore ed innovatore.

  • # 50
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    @Alessio (#43). Il primo link non funziona. Il secondo riguarda esclusivamente pratiche di concorrenza sleale di MS nei confronti di DRI per DR-DOS.

    Per quanto riguarda Kildall, nessuno gli vuol togliere nulla. Ma certamente non possiamo attribuirgli meriti che non ha. ;)

    Certamente ha pagato l’aver posto CP/M-86 a un prezzo superiore a quello di un DOS. A prescindere se avesse saputo prima o dopo il prezzo di quest’ultimo, se avesse creduto sul suo prodotto avrebbe sempre potuto correggere il tiro e fare reale concorrenza al DOS. Non l’ha fatto e ne ha pagato le conseguenze. Ma qui, più che di meriti tecnici, possiamo parlare di demeriti di marketing, che non era certo il suo campo.

    @Flare: è proprio questo il punto. Se alla massa offri un prodotto più semplice, paradossalmente gli stai fornendo un valore aggiunto rispetto a un software più completo ma anche più complesso.

  • # 51
    gigazord
     scrive: 

    @ flare
    Il discorso che fai sul fatto che la gente preferisse il meno complesso MS-DOS al potente Dr-DOS e’ lo stesso che e’ accaduto a Microsoft con Windows NT e 9x.
    Quando Microsoft ha iniziato a progettare Windows NT nelle sue intenzioni avrebbe dovuto soppiantare subito MS-DOS e Windows 3.1. Invece la gente lo snobbo e preferi continuare a usare l’OS a 16 bit che conoscevano gia piuttosto di passare a uno nuovo, sconosciuto OS a 32 bit che aveva requisiti piu elevati ed era tecnologicamente piu complesso.
    Questo ha costretto Microsoft a tirare avanti con Windows 95, 98 e infine Me, fino a che finalmente con XP c’e’ stata la fatidica migrazione alla serie NT.
    E mi sembra che la stessa cosa sia successa cn Vista, un OS piu robusto di XP, che di default ha attive molte piu misure di sicurezza ma che la gente non comprende (basta vedere tutti quelli che disattivano lo UAC).
    Il punto e’ che alla gente non interessano i discorsi tecnici, basta che un programmaa permetta di fare il proprio lavoro nel modo piu semplice e facile posibile, e questo determina il successo tra la massa dei sistemi a bassa complessita tecnologica rispetto ad altri piu potenti ma complessi.

  • # 52
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Cesare

    (#43). Il primo link non funziona. Il secondo riguarda esclusivamente pratiche di concorrenza sleale di MS nei confronti di DRI per DR-DOS.

    /blockquote>

    Strano, a me il primo link funziona… Il secondo parla di una causa intentata da Caldera (che acquisì i diritti di DR DOS da Novell) contro MS, affermando che MS DOS è sostanzialmente la riscrittura di CP/M da cui deriva DR DOS e che quindi quest’ultima non solo non ha nulla a pretendere da Caldera (MS aveva anche avuto il coraggio di denunciare DRI per DR DOS…) ma anche che per tutti gli OS di MS che incorporavano un livello di DOS, andava corrisposta una royalty. La questione si è chiusa con MS ha pagato Caldera in sede extragiudiziale.

    Per quanto riguarda Kildall, nessuno gli vuol togliere nulla. Ma certamente non possiamo attribuirgli meriti che non ha. ;)

    Quali sarebbero i meriti che non ha e che gli sarebbero stati falsamente attribuiti? A me pare che vent’anni d’informazione unidirezionale gli abbiano tolto tutti i meriti, attribuendoli a Gates.

    Certamente ha pagato l’aver posto CP/M-86 a un prezzo superiore a quello di un DOS.

    Vedi, proprio questo è il punto: non si sa nulla di come sia andata questa faccenda. Come fai ad esserne certo? Un dipendente di DRI, presente all’incontro con IBM, dice esattamente il contrario. Vedi mio commento #46.

    A prescindere se avesse saputo prima o dopo il prezzo di quest’ultimo, se avesse creduto sul suo prodotto avrebbe sempre potuto correggere il tiro e fare reale concorrenza al DOS. Non l’ha fatto e ne ha pagato le conseguenze. Ma qui, più che di meriti tecnici, possiamo parlare di demeriti di marketing, che non era certo il suo campo.

    Beh proprio un asino nel marketing non era, visto che ha per primo venduto un OS in licenza con una macchina (merito falsamente attribuito a Gates, su cui tuttavia poggia buona parte della mitologia sulla sua genialità). Tu sei sicuro che avrebbe potuto correggere il tiro? Hai informazioni certe a riguardo? Io dopo una decina di ore di ricerche non posso dirmi certo di questo dato.

    E comunque la tesi del mio post, tornando a bomba, era proprio che non fosse corretto attribuire a Gates i meriti di innovatore nella misura e nella proporzione in cui lo si è fatto. Gates è stato innanzitutto un genio commerciale, uno squalo. Kildall è stato innanzitutto un grande innovatore, il padre del moderno concetto di OS.

  • # 53
    Notty
     scrive: 

    ok inizia a piacerti il termine squalo :-D

    Gates è riuscito a farsi un boccone di Kildall dopo che Kildall ha gentilmente offerto il fianco :-D

    cmq è vero.. il 99% della gente preferisce una cosa semplice e poco complicata ad una ipertecnologica, perfetta, multidimensionale, superconfigurabile..

    Perchè onestamente, la vita è già complicata di suo.. perchè incasinarsela ulteriormente ?

    DR-DOS l’ho usato anche io con l’olivetti M20 e M260 .. era migliore di MS-DOS ?… boh.. per quello che ci facevo io no.. quando facevamo a gara a chi poteva liberare più ram sotto i 640 kb si.. era migliore.. ed era uno spasso dire che si avevano 40 byte più degli altri..

    ma poi.. nell’uso normale.. che differenza fa ?

    io ero uno di quelli che usava W3.11 e poi è passato a NT.. l’ho usato per anni.. era più stabile.. più roccioso.. e più ostico da configurare.. permetteva più cose.. meno riavvii.. ma spesso non trovavi driver.. etc.. avevo W95-98 sull’altro.. NT sui server e la WS.. eppure a volte preferivo W95 che non si poneva molti problemi e faceva..

    ora ho XP e Vista Ultimate.. e preferisco di gran lunga Vista.. molto migliore.. e non alludo alla grafica che è impostata in modo simile.. eppure ho sentito altro che recensioni negative sul vista e lodi su xp.. perchè xp è “facile” ..

    idem per Kildall e Gates.. Gates ha dato alla gente quello che gli serviva al prezzo che erano disposti a pagare.. Kildall voleva dare qualcosa di più che alla gente non solo non serviva.. ma che era pure inutile e complicato.. poi.. che ad 1% sia piaciuto di più il suo os… ma non è un mercato di nicchia che fa il mondo..

    complimenti a Kildall per aver innovato.. complimenti a Gates per aver fatto progredire la gente..

    andare sulla luna non ci interessava.. bastava MS-DOS alla gente.. ;-)

  • # 54
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    @Alessio. Il DOS non è una riscrittura del CP/M, visto che un giudice ha attestato che le similitudini si riferiscono a sole 36 API di sistema, e non all’interezza. DOS, infatti, è diverso da CP/M (e questo lo puoi leggere fra le righe della sentenza di cui parlo meglio sotto).
    Ma anche se ne fosse una totale riscrittura, come riportato nel link della causa Lotus vs Borland, non c’è violazione di alcun diritto visto che un’interfaccia si può copiare, mentre il divieto permane per l’implementazione.
    Ma sappiamo che quest’ultima non è stata copiata, visto che addirittura mancava perfino la fonte primaria (il CP/M-86 era ancora in lavorazione, e in ogni caso non credo che i suoi sorgenti fossero a portata di mano).

    L’accordo con Caldera è stato saldato per le politiche di concorrenza sleale usate da MS per soffocare il DR DOS (è la stessa motivazione che ha portato MS a pagare in altre circostanze).
    Comunque nel secondo link che hai riportato c’è l’intero testo (molto lungo e richiede un po’ di tempo per essere letto tutto) della causa e non v’è traccia alcuna dell’ipotesi che il DOS sia stato copiato dal CP/M (e con copia mi riferisco all’implementazione).

    Per tutto ciò, a Kildall non si può sicuramente attribuire la paternità del DOS e, quindi, i meriti della diffusione di questo s.o..

    Sul prezzo del CP/M-86 in effetti ci sono notizie troppo contrastanti. Difficile stabilire come siano andate realmente le cose.

  • # 55
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Cesare

    Per tutto ciò, a Kildall non si può sicuramente attribuire la paternità del DOS e, quindi, i meriti della diffusione di questo s.o..

    Non sono d’accordo. DOS sta per Disk Operating System, e il primo Disk Operating System è CPM.

    Comunque nel secondo link che hai riportato c’è l’intero testo (molto lungo e richiede un po’ di tempo per essere letto tutto) della causa e non v’è traccia alcuna dell’ipotesi che il DOS sia stato copiato dal CP/M (e con copia mi riferisco all’implementazione).

    30. QDOS borrowed heavily from, and was a clone of, an operating system developed by Digital Research, Inc. (“DRI”) called CP/M. Microsoft acquired its rights to QDOS without disclosing to SCP its contract with IBM and its plans for QDOS.

  • # 56
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Quindi se scrivo un s.o. e lo chiamo CDM-DOS, i meriti sono sempre di Kildall? ;)

    Il punto 30 non parla di copia, cioé dell’implementazione. Rimaniamo sempre in ambito dell’interfaccia.

  • # 57
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Ma veramente al punto 30 c’è scritto “QDOS borrowed heavily from, and was a clone of, an operating system developed by Digital Research, Inc. (”DRI”) called CP/M”

    La formula “Was a clone of” mi sembra che non lasci molto spazio all’interpretazione. Il fatto che il processo si sia composto con un rimborso extragiudiziale di MS a Caldera, parla altrettanto chiaro.

    Per quel che riguarda il DOS, va riconosciuto a Kildall di essere stato il primo a crearne uno. Se poi tu lo riscrivi ex novo nessuno può dirti nulla.

    Fermo restando che, se la tanto spinta da MS brevettabilità del software passasse, tu non potresti neppure replicare una funzione attraverso un codice diverso, e magari migliore.

    La ricaduta del software sotto l’ala del copyright (e non del brevetto) è il motivo per cui SCO, sponsorizzata dalla stessa MS che ha “clonato” CP/M, ha perso la causa intentata contro IBM: non è stata in grado di dimostrare che in Linux esistessero parti di codice sorgente copiate da Unix.

    Tutto questo non per ricadere nel solito luogo comune di MS ladrona. Per sostenere semplicemente quel che ho detto molti commenti fa: l’atteggiamento di MS nei confronti di certe pratiche è ed è sempre stato ambiguo, in quanto dettato dalla convenienza del momento più che dalla convinzione.

  • # 58
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Che ci sia MS dietro SCO non mi sembra appurato. Per lo meno da ciò che ricordo di aver letto finora.

    Sul DOS = clone di CP/M ci può stare, ma lo stesso concetto si applica al DR DOS che era un clone di MS-DOS, a Quattro che era un clone di Lotus 123, ecc. Non stiamo parlando, però di copia del codice originale, quanto di una riproduzione delle stesse caratteristiche, cioé dell’interfaccia (e nemmeno tutta).

    Il patteggiamento chiude l’intera causa, ma non dimostra che tutti i punti sollevati da Caldera fossero veri. Semplicemente, anziché appurarli uno per uno, MS ha ritenuto più conveniente chiuderla in blocco con un risarcimento. E’ tipico del patteggiamento.

    Concordo ovviamente su Kildall che rimane il padre del primo Disk Operating System. In questi termini, sicuramente meno ambigui (visto che con DOS possiamo indicare sia il concetto di DOS, che il s.o. di MS), la frase è senza ombra di dubbio vera.

  • # 59
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Sulla connessione MS-SCO:
    http://www.eweek.com/c/a/Linux-and-Open-Source/Leaked-Memo-Revives-SCOMicrosoft-Connection-Furor/

    Sul DOS = clone di CP/M ci può stare, ma lo stesso concetto si applica al DR DOS che era un clone di MS-DOS

    Sullo stesso link:
    “38. DRI designed DR DOS to be the functional equivalent of MS-DOS, i.e., to support the same API set. DRI was readily able to accomplish this, largely because of its experience in the development of CP/M, from which QDOS and MS-DOS derived. ”

    Cionondimento MS, fedele alla tecnica delle tre E, come giustamente hai ricordato, ha introdotto delle incompatibilità volontarie per buttare fuori DRI, forte della sua posizione dominante.

    http://www.theregister.co.uk/1999/11/05/how_ms_played_the_incompatibility/

    Il patteggiamento chiude l’intera causa, ma non dimostra che tutti i punti sollevati da Caldera fossero veri. Semplicemente, anziché appurarli uno per uno, MS ha ritenuto più conveniente chiuderla in blocco con un risarcimento. E’ tipico del patteggiamento.

    Cioè, tu sostieni che MS, avendo una potenza di fuoco sul fronte legale cento volte superiore a quella di Caldera, e sapendo di avere ragione, ha comunque deciso di rinunciare a portare la causa in fondo risarcendo un avversario più debole e nel torto? Non è che voleva semplicemente evitare di dover tirar fuori i sorgenti di DOS, cosa che gli sarebbe stata richiesta immediatamente dopo?

  • # 60
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Sulla connessione MS-SCO:
    http://www.eweek.com/c/a/Linux-and-Open-Source/Leaked-Memo-Revives-SCOMicrosoft-Connection-Furor/

    Che non significa che dietro la causa di SCO contro Linux ci fosse MS.
    MS ha pagato per ottenere delle proprietà intellettuali su Unix, visto che offre degli strumenti per lavorare con questi “ambienti”.
    Infatti in Vista è stato introdotto un nuovo subsystem POSIX-compliant.

    Sullo stesso link:
    “38. DRI designed DR DOS to be the functional equivalent of MS-DOS, i.e., to support the same API set. DRI was readily able to accomplish this, largely because of its experience in the development of CP/M, from which QDOS and MS-DOS derived. ”

    Appunto. Funzionalmente equivalente significa fornire gli stessi servizi. Il fatto che QDOS e MS-DOS fossero derivati da CP/M vuol dire la stessa cosa: la fonte di ispirazione era quest’ultimo, ma senza averne copiato il codice (visto che neppure esisteva il CP/M-86 all’epoca).

    Cionondimento MS, fedele alla tecnica delle tre E, come giustamente hai ricordato, ha introdotto delle incompatibilità volontarie per buttare fuori DRI, forte della sua posizione dominante.

    Esattamente. E’ questo il motivo per cui è stata condannata.

    Cioè, tu sostieni che MS, avendo una potenza di fuoco sul fronte legale cento volte superiore a quella di Caldera, e sapendo di avere ragione, ha comunque deciso di rinunciare a portare la causa in fondo risarcendo un avversario più debole e nel torto? Non è che voleva semplicemente evitare di dover tirar fuori i sorgenti di DOS, cosa che gli sarebbe stata richiesta immediatamente dopo?

    Assolutamente no. MS la causa l’avrebbe persa sicuramente, visto che la concorrenza sleale nei confronti del DR-DOS era palese. Come ha perso altre causa dello stesso tipo.

    Ecco perché aveva interesse a chiuderla con un patteggiamento.

    I sorgenti del DOS non c’entrano (anche perché non sarebbero stati confrontabili con quelli di un CP/M-86 che ai tempi di QDOS prima e di MS-DOS poi era ancora inesistente).

    D’altra parte quasi tutto l’impianto della causa era volto a dimostrare la concorrenza sleale, come si evince dagli atti.

  • # 61
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Microsoft aveva i diritti per Unix già dai tempi di Xenix, poi ceduto a SCO. Non credo che quell’iniezione di capitale potesse giustificare l’uso di una tecnologia che MS prima diede in licenza a SCO, poi trasferì alla stessa in cambio di un 25% delle azioni SCO (da Wikipedia, come lo stralcio seguente).

    When Microsoft entered into an agreement with IBM to develop OS/2, it lost interest in promoting Xenix. In 1987 Microsoft transferred ownership of Xenix to SCO in an agreement that left Microsoft owning 25% of SCO. When Microsoft eventually lost interest in OS/2 as well, it based its further high-end strategy on Windows NT.

    Microsoft continued to use Xenix internally, submitting a patch to support functionality in UNIX to AT&T in 1987, which trickled down to the code base of both Xenix and SCO UNIX. Microsoft is said to have used Xenix on Sun workstations and VAX minicomputers extensively within their company as late as 1992.[6] Microsoft internally all Email transport was done on Xenix based 68000 systems until 1993. In the late 1980s, Xenix was, according to The Design and Implementation of the 4.3BSD UNIX Operating System, “probably the most widespread version of the UNIX operating system, according to the number of machines on which it runs”.[7]

    “SCO branched Xenix into SCO UNIX in 1989. In the meantime, AT&T and Sun Microsystems completed the merge of Xenix, BSD, SunOS and System V into System V Release 4. SCO UNIX was still based on System V Release 3, but had most features of Release 4. The last version of Xenix itself was 2.3.4.”

    Qui c’è una bella lettura sugli “halloween documents”, che provano in modo abbastanza solido, la relazione SCO/MS finalizzata alla questione Linux.

    http://www.catb.org/~esr/halloween/

    Appunto. Funzionalmente equivalente significa fornire gli stessi servizi. Il fatto che QDOS e MS-DOS fossero derivati da CP/M vuol dire la stessa cosa: la fonte di ispirazione era quest’ultimo, ma senza averne copiato il codice (visto che neppure esisteva il CP/M-86 all’epoca).

    Non fonte d’ispirazione ma clone. Il fatto che DR DOS fosse un parziale clone di CP/M rientra nel diritto di DRI di evolvere i suoi prodotti. Il fatto che MS-DOS rappresentasse un clone di CP/M non è altrettanto legittimo.
    Arriviamo ai sorgenti del DOS, i quali c’entrano eccome, perché se fosse stata trovata anche una decina di righe analoghe a quelle di CP/M, MS avrebbe dovuto riconoscere royalty a DRI per ogni copia di windows venduta, escluso NT.
    A conferma di questo:
    “43. DR DOS posed a particularly significant threat to Microsoft because (i) it was compatible with applications written for MS-DOS; and (ii) since both DR DOS and MS-DOS were technological successors to CP/M, Microsoft could not claim that DR DOS infringed upon any proprietary technology it owned. ”

    MS poteva reclamare l’infrazione di proprietà intellettuale da parte di DR DOS, non essendole possibile in prima istanza reclamare la paternità di quella proprietà intellettuale. Ergo, se non a MS, a chi appartenevano le tecnologie proprietarie oggetto del contendere? A Caldera, titolare della proprietà intellettuale di DRI.
    Di qui la lautamente remunerata composizione extragiudiziale.

  • # 62
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Microsoft aveva i diritti per Unix già dai tempi di Xenix, poi ceduto a SCO. Non credo che quell’iniezione di capitale potesse giustificare l’uso di una tecnologia che MS prima diede in licenza a SCO, poi trasferì alla stessa in cambio di un 25% delle azioni SCO (da Wikipedia, come lo stralcio seguente).
    […]Qui c’è una bella lettura sugli “halloween documents”, che provano in modo abbastanza solido, la relazione SCO/MS finalizzata alla questione Linux.

    http://www.catb.org/~esr/halloween/

    Li conosco ma dalla mail riguardante SCO non c’è nulla che faccia trasparire un piano anti-Linux.

    Non fonte d’ispirazione ma clone. Il fatto che DR DOS fosse un parziale clone di CP/M rientra nel diritto di DRI di evolvere i suoi prodotti. Il fatto che MS-DOS rappresentasse un clone di CP/M non è altrettanto legittimo.

    Lo è, invece, perché creare un equivalente di un altro programma è perfettamente lecito, come dimostra la sentenza sul caso Lotus vs Borland.

    Ribadisco: copiare (anche perfettamente, quindi possiamo parlare di clone) l’interfaccia si può. Copiare l’implementazione, invece no.

    Nel caso di DOS, non si può nemmeno parlare di clone, visto che le differenze con CP/M c’erano, come ha anche attestato il giudice nel caso Paterson.

    Arriviamo ai sorgenti del DOS, i quali c’entrano eccome, perché se fosse stata trovata anche una decina di righe analoghe a quelle di CP/M, MS avrebbe dovuto riconoscere royalty a DRI per ogni copia di windows venduta, escluso NT.

    E’ proprio questo che dimostra che non si può parlare di infrazione dei diritti di proprietà: dov’era CP/M-86 ai tempi di QDOS e MS-DOS? Non c’era! Come si fa a copiare il codice di qualcosa che ancora non esiste? Semplicemente… non si copia.

    Per confrontare i sorgenti di due prodotti servono, appunto, i sorgenti. Ma se uno dei due prodotti non esiste, non si può effettuare nessun confronto.

    A conferma di questo:
    “43. DR DOS posed a particularly significant threat to Microsoft because (i) it was compatible with applications written for MS-DOS; and (ii) since both DR DOS and MS-DOS were technological successors to CP/M, Microsoft could not claim that DR DOS infringed upon any proprietary technology it owned. ”

    MS poteva reclamare l’infrazione di proprietà intellettuale da parte di DR DOS, non essendole possibile in prima istanza reclamare la paternità di quella proprietà intellettuale. Ergo, se non a MS, a chi appartenevano le tecnologie proprietarie oggetto del contendere? A Caldera, titolare della proprietà intellettuale di DRI.
    Di qui la lautamente remunerata composizione extragiudiziale.

    Si parla di tecnologia, non di sorgenti. Come il TASM di Borland è successore tecnologico del MASM di MS.

    Non mi risulta che MS abbia fatto causa a Borland quando tirò fuori il TASM che era totalmente compatibile col MASM (e offriva anche delle funzionalità aggiuntive).

    Esattamente come MS non ha fatto causa ai creatori di Wine/Cedega e ReactOS, che hanno clonato (questa volta il termine è corretto) le API di Windows (e quest’ultimo anche il driver model).

    La causa di Caldera era imperniata sulle pratiche di concorrenza sleale di MS nei confronti di DR-DOS, come si può notare dalla quasi totalità dei numerosi punti che trattano questo tema.
    Di ciò Caldera possedeva prove evidenti del sistematico boicottaggio di MS, ed è per questo che quest’ultima aveva interesse a chiudere la causa patteggiando.

    Patteggiamento che non implica che i due punti sulla questione “clone” di CP/M siano veri. Il patteggiamento chiude una causa, ma non attribuisce alcun valore di verità al contenzioso.

    Tra l’altro non c’è nessuna traccia in nessuno dei documenti in cui MS venga accusata di aver copiato il CODICE di CP/M. Tanto meno di CP/M-86, che era ancora in lavorazione ed era anche l’unico prodotto di cui sarebbe stato interessante copiare il codice. Ma… non esisteva ancora. ;)

  • # 63
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Li conosco ma dalla mail riguardante SCO non c’è nulla che faccia trasparire un piano anti-Linux.

    Veramente non si tratta di una mail ma di una serie di carteggi e memorandum di svariate decine di pagine, tutte presenti nel link col commento di Eric Raymond.
    Ma poi, messa da parte l’ipotesi delle licenze Unix che MS già possedeva, come giustificare la straordinaria coerenza del finanziamento (che fondamentalmente ha salvato SCO dalla bancarotta) e della causa contro IBM?

    Sarà forse perché la tesi esposta da SCO, relativamente all’illegittimità di Linux – SCO ha tra l’altro fatto causa anche a chi usava Linux – faceva il gioco di MS?
    Uno stralcio di un pezzo scritto da una “gola profonda” del caso, fa chiarezza sulla coerenza d’intenti fra SCO e MS:

    http://www.linux.com/articles/34826
    “Since the GPL type license agreements push the liability to the users, who do you go after? I think this is a key problem. Nobody wants to be the ultimate guarantor for software that was free (or close to it). I think the dispute with SCO would have been settled a long time ago if everybody knew this was the last one. The problem is there will probably be hundreds or even thousands of these disputes in the future and the targets will be the companies with the deepest pockets. Even if the large vendors disclaim all responsibility initially, I do not think the customers will accept this from their vendors for very long.”

    Lo è, invece, perché creare un equivalente di un altro programma è perfettamente lecito, come dimostra la sentenza sul caso Lotus vs Borland.

    È proprio la differenza fra interfaccia e implementazione che ha contribuito a convincere Microsoft a comporre extragiudizialmente la causa con Caldera; l’alternativa era passare per un processo che le avrebbe chiesto, tra le altre cose, di mostrare i sorgenti di DOS.

    Il tutto quanto MS da anni ormai, preme per la brevettabilità del software, la quale, spazzando via la distinzione fra interfaccia e implementazione e bloccando ogni singolo aspetto di un prodotto software, applicata al caso DRI, l’avrebbe resa passibile violazione del brevetto di CP/M anche per il solo averne copiato l’interfaccia.
    Di questo vogliamo parlare?

    Si parla di tecnologia, non di sorgenti. Come il TASM di Borland è successore tecnologico del MASM di MS.

    Non trovo traccia di questa delimitazione del concetto di tecnologia nelle carte del processo, che quindi non posso che considerare arbitraria.
    Da dizionario, per tecnologia di un prodotto si intende l’applicazione pratica di principi scientifici, il che non esclude affatto il codice sorgente. L’applicazione pratica della scienza informatica può benissimo consistere nel codice sorgente di un OS.

    Torniamo al punto: la causa contro Caldera, nelle successive fasi, avrebbe richiesto anche la prova delle affermazioni di DRI riguardo alla paternità del DOS – una circostanza di molto aggravante rispetto all’accusa di concorrenza sleale, menzionata ripetutamente nel carteggio – e quindi il confronto dei sorgenti, al pari di quanto si è fatto nel caso IBM vs SCO. MS ha pagato prima che le accuse di Caldera fossero provate. Questo, anche con riferimento alla tua:

    Patteggiamento che non implica che i due punti sulla questione “clone” di CP/M siano veri. Il patteggiamento chiude una causa, ma non attribuisce alcun valore di verità al contenzioso.

    implica che a temere la prova di tutti i fatti oggetto della causa era MS. Col risarcimento stragiudiziale MS ha ammesso implicitamente il suo torto rispetto all’intero impianto accusatorio, il che non agevola e anzi rende difficilmente sostenibile la formulazione di eccezioni contrarie a quell’impianto. Ergo è più che legittimo sospettare che MS, fra le altre cose, non abbia voluto mostrare i sorgenti di MS DOS, il che non sostanzia una certezza, ma una convinzione ben documentata e difficilmente negoziabile, salvo presentazione di nuove evidenze.

    Ciascuno è libero di trarre le sue conclusioni, io le mie le ho tratte: l’atteggiamento di MS nei confronti del diritto d’autore sul software è ambiguo perché dettato da nient’altro che la convenienza del momento, dalla open letter to hobbyists in poi.

    Non è però possibile accampare alcuna certezza nelle singole questioni, a favore di un operatore che per primo ha dimostrato forte interesse a creare confusione e FUD, per minacciare i suoi avversari, per coprire le sue magagne.

  • # 64
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Veramente non si tratta di una mail ma di una serie di carteggi e memorandum di svariate decine di pagine, tutte presenti nel link col commento di Eric Raymond.

    Ma non riguardano direttamente il legame MS/SCO ai fini di distruggere Linux. Di quei documenti ce n’è soltanto uno che cita SCO, e non lo fa in ottica di complotto anti-Linux.

    Ma poi, messa da parte l’ipotesi delle licenze Unix che MS già possedeva, come giustificare la straordinaria coerenza del finanziamento (che fondamentalmente ha salvato SCO dalla bancarotta) e della causa contro IBM?

    Se MS possedeva delle azioni SCO, perché non avrebbe dovuto salvarla?

    Ma a parte questo, con Vista, come dicevo prima, è spuntato un subsystem POSIX nuovo di zecca, guarda caso dopo l’acquisizione di licenze da SCO.

    La causa contro IBM non la ricordo.

    Sarà forse perché la tesi esposta da SCO, relativamente all’illegittimità di Linux – SCO ha tra l’altro fatto causa anche a chi usava Linux – faceva il gioco di MS?
    Uno stralcio di un pezzo scritto da una “gola profonda” del caso, fa chiarezza sulla coerenza d’intenti fra SCO e MS:

    http://www.linux.com/articles/34826
    “Since the GPL type license agreements push the liability to the users, who do you go after? I think this is a key problem. Nobody wants to be the ultimate guarantor for software that was free (or close to it). I think the dispute with SCO would have been settled a long time ago if everybody knew this was the last one. The problem is there will probably be hundreds or even thousands of these disputes in the future and the targets will be the companies with the deepest pockets. Even if the large vendors disclaim all responsibility initially, I do not think the customers will accept this from their vendors for very long.”

    Mi sembra soltanto il commento di una persona. Sue idee o impressioni.

    È proprio la differenza fra interfaccia e implementazione che ha contribuito a convincere Microsoft a comporre extragiudizialmente la causa con Caldera; l’alternativa era passare per un processo che le avrebbe chiesto, tra le altre cose, di mostrare i sorgenti di DOS.

    Non vedo perché avrebbe dovuto mostrare i sorgenti. Da nessuna parte nella causa è attestata questa necessità, e ciò perché non v’è nessuna supposizione di copia del codice di CP/M. Anzi, di CP/M-86, visto che era l’unico s.o. che avrebbe avuto senso copiare, ma… non esisteva ancora.

    L’accordo con Caldera lo vedo incentrato praticamente soltanto sulla concorrenza sleale, com’è attestato da quasi tutti i punti. E poiché in questo caso c’erano delle concrete prove del boicottaggio, mi sembra logico che MS puntasse a chiudere la causa per questo motivo.

    Il tutto quanto MS da anni ormai, preme per la brevettabilità del software, la quale, spazzando via la distinzione fra interfaccia e implementazione e bloccando ogni singolo aspetto di un prodotto software, applicata al caso DRI, l’avrebbe resa passibile violazione del brevetto di CP/M anche per il solo averne copiato l’interfaccia.
    Di questo vogliamo parlare?

    Parliamone pure, ma il software non si brevetta. Al più si brevettano gli algoritmi, ma DRI non ne aveva riguardo al CP/M, e non poteva certo brevettare l’interfaccia (cioé le API).

    A parte questo, per il software c’è ed è sufficiente il copyright.

    Non trovo traccia di questa delimitazione del concetto di tecnologia nelle carte del processo, che quindi non posso che considerare arbitraria.
    Da dizionario, per tecnologia di un prodotto si intende l’applicazione pratica di principi scientifici, il che non esclude affatto il codice sorgente. L’applicazione pratica della scienza informatica può benissimo consistere nel codice sorgente di un OS.

    Un esempio è .NET, Win32 e le stesse API del CP/M: sono tutte tecnologie. Ma di ognuna possono esistere delle implementazioni divese, senza per questo ricorrere alla copia del codice.

    Mono per .NET, Wine o ReactOS per Win32, in parte il DOS per il CP/M.

    Finché non si copia il codice, si rimane nella perfetta legalità, ed è ciò che è avvenuto. Non foss’altro perché il CP/M-86 era ancora in lavorazione, e inoltre non credo che DRI metteva a disposizione i sorgenti a chiunque.

    Mi spieghi come avrebbe fatto MS a copiare un prodotto inesistente? Dove li avrebbe presi i sorgenti?

    Torniamo al punto: la causa contro Caldera, nelle successive fasi, avrebbe richiesto anche la prova delle affermazioni di DRI riguardo alla paternità del DOS – una circostanza di molto aggravante rispetto all’accusa di concorrenza sleale, menzionata ripetutamente nel carteggio – e quindi il confronto dei sorgenti, al pari di quanto si è fatto nel caso IBM vs SCO.

    Non vedo la conseguenza logica. La partenità del primo Disk Operating System la si può benissimo attribuire senza bisogno di andare a controllare alcun sorgente: è sufficiente la data di apparizione della prima applicazione (binaria) o addirittura sarebbe bastata una pubblicazione su una rivista scientifica.

    Per il confronto dei sorgenti, ripeto: come si fa effettuarlo se da una parte mancava fisicamente il prodotto? Il CP/M-86 non c’era, né tanto meno DRI avrebbe messo in mostra i sorgenti. C’è poco da fare.

    MS ha pagato prima che le accuse di Caldera fossero provate. Questo, anche con riferimento alla tua:
    […]
    implica che a temere la prova di tutti i fatti oggetto della causa era MS. Col risarcimento stragiudiziale MS ha ammesso implicitamente il suo torto rispetto all’intero impianto accusatorio, il che non agevola e anzi rende difficilmente sostenibile la formulazione di eccezioni contrarie a quell’impianto. Ergo è più che legittimo sospettare che MS, fra le altre cose, non abbia voluto mostrare i sorgenti di MS DOS, il che non sostanzia una certezza, ma una convinzione ben documentata e difficilmente negoziabile, salvo presentazione di nuove evidenze.

    Per ciò che chiedeva Caldera non ci sarebbe stato alcun bisogno di tirare fuori i sorgenti. Caldera non ha MAI contestato a MS la copia del CODICE di CP/M. In nessun caso. E, ripeto, l’unico codice che avrebbe avuto senso copiare sarebbe stato quello del CP/M-86 che, però, era inesistente all’epoca.

    MS ha copiato il CONCETTO del Disk Operating System che ha avuto nel CP/M (non 8086) la sua prima incarnazione. Su questo non ho nulla da dire.

    Ma l’ipotesi di una copia di un codice è del tutto priva di fondamento, visto che mancava proprio la materia prima per effettuare la copia.

    Quanto alla chiusura della causa, il fatto che per la quasi totalità fosse impiantata sulle pratiche di concorrenza sleale di cui esistevano ampie prove (se non ricordo male bastava addirittura cambiare con un editor esadecimale la scritta “MS-DOS” da alcuni file dello stesso MS-DOS per non far girare Windows 3.0) è stato il motivo che ha portato MS a chiuderla patteggiando.

    E ciò non vuol dire che si sia riconosciuta colpevole di tutti i punti. Significa soltanto che per ambo le parti (perché i patteggiamenti si chiudono in due, non unilateralmente) era più conveniente non proseguire nella valutazione di tutti i punti, ma accettare un compromesso economico.

    Ciascuno è libero di trarre le sue conclusioni, io le mie le ho tratte: l’atteggiamento di MS nei confronti del diritto d’autore sul software è ambiguo perché dettato da nient’altro che la convenienza del momento, dalla open letter to hobbyists in poi.

    Non v’è dubbio che MS faccia i suoi interessi, anche andando fuori dal seminato. E ciò è sicuramente deprecabile.

    Non è però possibile accampare alcuna certezza nelle singole questioni, a favore di un operatore che per primo ha dimostrato forte interesse a creare confusione e FUD, per minacciare i suoi avversari, per coprire le sue magagne.

    Secondo me almeno sull’ipotesi della copia del codice del CP/M alla certezza ci si arriva facilmente: mancava del tutto il CP/M-86 dal quale copiare. E senza originale, non si può certo parlare di copia.

    Fermo restando che il DOS non ne era una copia, visto che era diverso e l’insieme delle API “simili” o comuni era ridotto a sole 36, come attesta un’altra sentenza.

  • # 65
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Cesare
    Dopo ore e ore di ricerca, la lettura integrale del testo della sentenza sul caso Paterson vs Little Brown, sgombra i dubbi sulla questione.

    Iniziamo dalla questione sulla riscrittura a 16bit (pag. 10):

    “One of the crucial features of Intel s 8086 chip was that although it was not compatible with the 8080, . . . 8080 source code could be mechanically translated to run on it. Das Decl. Ex. F at 11. Not only could 8080 source code be mechanically translated to run on the 8086, Z80 source code could be mechanically translated to run on it also. In fact, Mr. Paterson wrote such a mechanical translator for 8080 source code and Z80 source code to 8086 source code. Das Decl. Ex. E at 42. The ability to mechanically translate 8080 source code to 8086 source code was a major influence on the design of Tim Patersons operating system for the 8086 and, through Patersons work, on the first released version of MS-DOS. Das Decl. Ex. F at 11.

    Altro dato pertinente citato nella sentenza (pag 13):
    “The list of I/O functions, their names, and their order were not the only things that Mr. Paterson copied directly from CP/M to achieve his primary goal of translation compatibility. [T]he structures of 86-DOSs file control blocks, program segment
    prefixes, and executable files were nearly identical to those of CP/M-80
    . “

    C’è qualcosa che va oltre tuttavia la superficie, qualcosa che viene citato nella sentenza come “low level borowing”:

    Pag. 14
    “(Paterson adopted CP/Ms limits on filenames and extensions so the critical fields of 86-DOS File Control Blocks (FCBs) would look almost exactly like those of CP/M.”

    Pag. 15
    “Journalists who interviewed Mr. Paterson for their articles, id. at 131:15-132:4, quoted Mr. Paterson as having acknowledge[d] there was some low-level borrowing from CP/M for QDOS.”

    Pag. 16
    “QDOS turned out to borrow ideas and terms freely from DRI s operating system, but this was back in the days before some heavy-duty lawsuits made programmers more cautious about doing knockoffs of someone elses work. Paul Carroll, Big Blues: The Unmaking of IBM at 24 (Random House, Inc. 1993) (Das Decl. Ex. W).”

    Pag. 17
    “QDOS, which stood for quick and dirty operating system, was a 16-bit clone of CP/M intended for an 8086-based computer being developed by the small company. All QDOS commands were the same as in CP/M. Paterson admitted to a little low-level borrowing from CP/M, too, but claimed that most of the code was his own. Robert X. Cringley, Accidental Empires at 133 (HarperBusiness 1996 ed.) (Das Decl. Ex. AA).”

    Sulla difesa di Paterson:
    “Mr.Mr. Paterson explained that: I told him I didnt copy anything. I just took his printed documentation and did something that did the same thing. That s not by any stretch violating any kind of intellectual property laws. Making the recipe in the book does not violate the copyright on the recipe. Id be happy to debate this in front of anybody, any judge.
    Id. (quoting Mr. Paterson).

    The flaw in Mr. Patersons analogy is, of course, that instead of making the recipe, he copied multiple recipes verbatim for commercial sale. A chef may make a recipe from a cookbook, but not legitimately copy others recipes and then publish them as his own work.”

    Ora è necessario ricordare che tutta la causa verteva su Paterson che denunciava Evans per aver definito QDOS “clone” e “rip-off” di CP/M.

    Il titolo B.1.a della sentenza (B. Plaintiffs Cannot Prove the Elements of a Defamation Claim. – 1. Plaintiffs Cannot Prove the Statements are Defamatory, False Statements of Fact. – a. Many of the Statements That Plaintiffs Complain of are True.) riporta nel merito, analizzate le affermazioni di Evans, l’accusa di Paterson e le sue argomentazioni contro la tesi di Evans:

    “Because there is no genuine issue as to the truth of any of these statements indeed, they reflect Mr. Patersons own version of the creation of QDOS in both sworn testimony and in an article he authored for publication and has been published many times
    over the last twenty-three years the statements not only fail to support Plaintiffs claim for defamation, but are wholly verified by Mr. Paterson himself.

    Il testo integrale della sentenza è qui: http://www.groklaw.net/pdf/Paterson-13.pdf

    Di seguito alcune note:
    Una sentenza del genere nel sistema americano fa giurisprudenza, ossia stabilisce un precedente in cui è stata decretata la sinonimia a livello legale fra i comportamenti tenuti da Paterson e il concetto di rip-off e clone.
    La legge sul copyright fa, e forse avrebbe fatto, il resto. Il punto è che Kildall non ha mai denunciato né Paterson, né Microsoft, né IBM.

    La questione è uscita agli onori dei tribunali, per il solo fatto che il sig. Paterson, con una bella faccia di bronzo, dopo aver diffamato e infangato la memoria di Kildall, ha a sua volta denunciato l’autore del libro citato. Il fatto che Kildall non abbia denunciato a suo tempo per violazione di copyright, alla luce di queste evidenze, non dà in alcun modo la possibilità di concludere che Paterson, e tutti quelli che gli vengono dietro, fossero nel giusto.
    Per aggiungere un altro esempio, la causa intentata da SCO contro IBM, era finalizzata a dimostrare che esistessero porzioni di codice – non importa quanto piccole – in Linux “ripped-off” da Unix. SCO ha perso perché non ha potuto dimostrare questa accusa. Paterson ha perso la causa per diffamazione non e non solo per non aver potuto dimostrare di non aver eseguito azioni di “cloning” e “rip-off” su CP/M., ma per aver confermato con le sue deposizioni, la tesi riportata dal libro, circa pratiche di “cloning” e “rip-off”.

    Un riassunto qui: http://www.eetimes.com/news/latest/showArticle.jhtml?articleID=201202061 (titolo:Court ruling supports claims that Microsoft’s first OS was stolen)

    PS Se su questo titolo gli avvocati di MS non hanno trovato nulla da ridire…

    Qualche notazione storica. Da questa recente intervista di Tom Rolander (dipendente DRI presente alle trattative con IBM) reperibile qui http://www.podtech.net/scobleshow/technology/1593/the-rest-of-the-story-how-bill-gates-beat-gary-kildall-in-os-war-part-1
    vengono fuori alcune notizie molto pertinenti.

    MP/M (la versione multiutente e multitasking di CP/M) era l’OS che DR aveva per i 16 bit.
    http://www.podtech.net/scobleshow/technology/1593/the-rest-of-the-story-how-bill-gates-beat-gary-kildall-in-os-war-part-1
    Sia CP/M che MP/M erano in fase di sviluppo nella versione 16bit al momento della trattativa e sarebbero stati sviluppati alla conclusione dell’accordo con IBM, in tempi che non è ragionevole ritenere superiori a quelli che ha impiegato Paterson a scrivere QDOS, con gli artifici e i metodi di cui sopra (clone, rip-off, “low level borrowing”).
    L’accordo con IBM era stato definito, dopo il rifiuto da parte di DRI di cedere ad IBM in toto CP/M. Dopo l’accordo com MS relativo a QDOS, e alle minacce legali di Kildall contro IBM, IBM accordò la distribuzione di CP/M col pc, in cambio, rinunciando a qualsiasi azione legale contro IBM legata al copyright.

    Ci sono ulteriori informazioni, utili a schiarirsi ulteriormente le idee sulla faccenda.
    – Paterson ha scritto l’intero QDOS (4000 righe di assembler, si dice) in 6 settimane…
    – la somma incassata da Caldera per la diatriba con MS circa comportamenti anticoncorrenziali ammonta a 100 milioni di dollari secondo Cringely;
    – John Dvorak ha raccontato di un easter egg presente in CP/M, tramite il quale, con una stringa, usciva fuori il nome di Kildall; Dvorak dice di aver assistito personalmente a una dimostrazione del fatto che questo easter egg esistesse anche su MS DOS 1.0

  • # 66
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    OK, ho finito di leggere anch’io la sentenza e i link che hai passato. Mi sembra siano state dimostrate in maniera inequivocabile le seguenti cose:

    – per scrivere QDOS, Paterson non ha copiato il codice del CP/M, ma esclusivamente il lool & feel delle 36 API di quest’ultimo;

    – non tutte le API sono state implementate o hanno lo stesso funzionamento (pagine 11 e 12 del PDF della sentenza);

    – il filesystem utilizzato da DOS è il FAT12, che è molto diverso (e più efficiente; anche questo lo si può leggere nel PDF della sentenza, a pagina 20 e pagine 22 e 23) da quello implementato nel CP/M;

    – copiare l’interfaccia delle API ed emularne il funzionamento era un requisito necessario per facilitare la conversione dei programmi da CP/M per 8080/Z80 al QDOS per 8086;

    – la traslazione di codice 8080 o Z80 su 8086 era possibile, ma soltanto avendo il sorgente a disposizione ed eventualmente ritoccando l’output (com’è attestato anche in questo link “Marketed as source compatible, it was designed so that assembly language for the 8085, 8080, or 8008 could be automatically converted into equivalent (sub-optimal) 8086 source code, with little or no hand-editing.”).

    In breve, è appurato che non si possa parlare di copia del codice del CP/M.

    A parte questo, ho fatto anche un po’ di ricerche e ho trovato un paio di link interessanti. Il primo riguarda il blog di Paterson, che non fa che confermare quanto già riportato dalla sentenza, ribadendo che non si tratta di copia del codice, e aggiungendo ulteriori spiegazioni.
    Il link è questo e ne riporto la parte più importante che verte proprio sulla questione (ovviamente l’invito è di leggere integralmente l’articolo):

    Facts not in dispute

    What may be most surprising about the issue is that there is no significant dispute on the actual relationship between DOS and CP/M. The relationship is simply this: DOS implements the same Application Program Interface (API) as CP/M. The API is how an application program (such as a word processor) asks the operating system to perform a task, such as to read or write a disk file.

    There is no suggestion that I copied any CP/M code when I wrote DOS. (To this day, I have never seen any CP/M code.) And the internal workings of DOS are quite different. For example, unlike CP/M, DOS used the FAT (File Allocation Table) system for organizing disk files, which made it much faster but meant floppy disks were not interchangeable between CP/M and DOS.

    One point of disagreement: In his memoirs (quoted by Evans), Kildall claims that I dissected CP/M to learn how it worked. This is not true, and it doesn’t even make sense. Since DOS worked so differently, there would have been nothing I could learn from CP/M’s internal workings to help in writing DOS.

    What do I mean by “implement the same API”? Every operating system has basic functions like reading and writing disk files. The API defines the exact details of how to make it happen and what the results are. For example, to “open” a file in preparation for reading or writing, the application would pass the location of an 11-character file name and the function code 15 to CP/M through the “Call 5” mechanism. The very same sequence would also open a file in DOS, while, say, UNIX, did not use function code 15, 11-character file names, or “Call 5” to open a file.

    Direi che è piuttosto eloquente.

    Una conferma di ciò la troviamo analizzando la lista delle API del DOS 1, prendendola dalla mitica interrupt list di Ralph Brown.

    Da notare tutte le funzioni marcate come DOS 1+: sono quelle introdotte con la prima versione del DOS. Tre sono i fatti che emergono.

    Innazitutto sono più delle 36 API del CP/M.

    Alcune API del CP/M non sono implementate. Prendiamo ad esempio la 18 e guardiamo intestazione (“NULL FUNCTION FOR CP/M COMPATIBILITY”) e descrizione: “Corresponds to the CP/M BDOS function “get bit map of logged drives”, which is meaningless under MS-DOS”).

    Infine, da notare che in tutte le API che hanno a che fare con puntatori a dati, si usano puntatori “lunghi” (“FAR”, nella dizione 8086), costituiti da segmento e offset.
    8080 e Z80 non hanno il concetto di segmento, ma i puntatori sono esclusivamente a 16 bit, e nei 64KB indirizzabili dalla CPU devono risiedere codice, dati e stack. Ma non solo: in questo spazio risiede anche il codice del CP/M.
    Nel DOS, invece, non solo il codice del DOS risiede su segmenti (sempre codice, dati e stack) a parte, ma la stessa applicazione può superare tranquillamente i 64KB per il codice e i dati. Cosa impossibile per un’applicazione CP/M.
    Questo per far notare che il DOS, pur mantenendo l’interfaccia delle API, ha delle differenze anche profonde col CP/M.

    Possiamo affermare che il DOS è una copia (mi riferisco al codice) del CP/M? Assolutamente no.

    Possiamo affermare che fosse un clone? In parte sì, ma un clone dovrebbe implementare TUTTE le funzionalità dell’oggetto di cui è, appunto, clone, mentre ciò NON avviene col DOS.
    Inoltre il DOS implementa anche altre funzionalità.

    Mi sembra perfettamente in linea con le idee che avevo già espresso. ;)

  • # 67
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Cesare

    – per scrivere QDOS, Paterson non ha copiato il codice del CP/M, ma esclusivamente il lool & feel delle 36 API di quest’ultimo;

    Che le ha copiate è certo. Non trovo la parola “esclusivamente”, né riferimenti indiretti a questa formula. Piuttosto leggo (pag. 22):

    Even if QDOS and CP/M were 80
    percent different, as Paterson has said, he
    took almost unaltered Kildall s Int-21
    mechanism the heart of his innovation
    .
    An independent examination of the two
    systems shows some blatant copies, some
    slight alterations. Complaint ¶ 1.4.e.

    In breve, è appurato che non si possa parlare di copia del codice del CP/M.

    Innanzitutto mi pare che tu stia commettendo un errore logico: pur ammettendo che non si possa dimostrare una copia del sorgente, l’impossibilità della dimostrazione in nessun caso diventa certezza del contrario!

    In secundis, come già citato, la sentenza recita “over the last twenty-three years the statements not only fail to support Plaintiffs claim for defamation, but are wholly verified by Mr. Paterson himself.

    Ricordiamo che Evans nel libro oggetto della causa, definisce QDOS un “rip-off” e un “clone” di CP/M. Paterson non è stato in grado di dimostrare la scorrettezza di questa frase, ma anzi, con la sua deposizione, ha confermato le tesi di Evans.

    Adesso cosa dobbiamo supporre, che al tempo della deposizione Paterson avesse dimenticato parte della storia, che poi ha raccontato sul suo blog?

    Anche per questo del blog di Paterson non tengo alcun conto, essendo lui tra l’altro, nella questione, la controparte simmetrica di un morto. Con una nota: non vedo proprio come possa “confermare la sentenza” a lui contraria. Problemi di schizofrenia? [EDIT] E poi bella faccia tosta a chiamare il suo blog “dosmandrivel”, quando anche i più scettici hanno riconosciuto che la paternità di DOS (inteso come Disk Operating System) appartiene a Kildall e CP/M. [/EDIT]

    In ogni caso, preferisco affidarmi alla sentenza.

    Posso solo notare che nella sentenza contro Paterson, siano incorporate svariate citazioni relative al “low level borrowing”, mai smentite, e che un articolo intititolato “Court ruling supports claims that Microsoft’s first OS was stolen” (il cui titolo dovrebbe farci riflettere) riporti

    “As a result, Zilly ruled that Evans’ characterization of DOS as a “rip off” of CP/M is legally protected opinion under the First Amendment, in part because it’s based on some facts not generally in dispute. Ultimately, Zilly said that “Tim Paterson has failed to provide any evidence that statements in Sir Harold Evans’ chapter on Gary Kildall are provably false or defamatory.”
    http://www.eetimes.com/news/latest/showArticle.jhtml?articleID=201202061

    In altri termini, l’unica parola pronunciata dalla giustizia americana sulla questione, conferma una tesi che definisce QDOS un rip-off. Cosa sarebbe successo se Kildall avesse denunciato Paterson, MS e IBM non lo sa nessuno, dato che Kildall per primo non ha sporto denuncia. È però impossibile sostenere che è “appurato che non si possa parlare del codice di CP/M” quando, l’unica volta in cui la questione è finita allo scrutinio di un giudice, è emerso un elemento di segno contrario.

    L’unica cosa che si può fare oggi è decidere a chi credere, di chi fidarsi. Tu ti fidi di Paterson, io credo di aver perfettamente esplicitato gli elementi che mi portano a ritenere attendibile la tesi di DRI, piuttosto che quella di un soggetto che:
    1) ha lavorato attivamente per infangare la memoria di Kildall definendolo un alcolizzato pur di screditarne le accuse, elemento rivelatosi irrilevante nel procedimento che poi gli ha dato torto;
    2) se non avesse avuto CP/M e INT-21 a cui ispirarsi non avrebbe forse avuto alcun ruolo nella storia dell’informatica;
    3) quando ha cercato di dimostrare il torto dei suoi accusatori, ha finito per dimostrarne la ragione.

    Per inciso, nella misura in cui MSDOS rappresentasse un miglioramento di CP/M (fermo restando che la prima stesura dell’OS passata da MS a IBM faceva così pena che IBM dovette riscriverla da capo), potremmo dire che MS sia un’antesignana del concetto di Open Source: copia e migliora il lavoro degli altri. Peccato che di lì in poi abbiano operato in tutt’altra direzione, fino al frequente ricorso a pratiche anticompetitive…

  • # 68
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Che le ha copiate è certo. Non trovo la parola “esclusivamente”, né riferimenti indiretti a questa formula. Piuttosto leggo (pag. 22):

    Even if QDOS and CP/M were 80 percent different, as Paterson has said, he took almost unaltered Kildall s Int-21 mechanism the heart of his innovation. An independent examination of the two systems shows some blatant copies, some slight alterations. Complaint ¶ 1.4.e.

    Guarda caso si parla di meccanismo e non di codice sorgente. Infatti si riferisce al modo in cui vengono invocate le API del DOS (tramite, appunto, il famosissimo interrupt vector 21h).

    Innanzitutto mi pare che tu stia commettendo un errore logico: pur ammettendo che non si possa dimostrare una copia del sorgente, l’impossibilità della dimostrazione in nessun caso diventa certezza del contrario!

    No, è diverso: i punti che ho portato nel precedente messaggio dimostrano che non può esserci stata copia del codice. E non mi riferisco alle sole dichiarazioni di Paterson.

    secundis, come già citato, la sentenza recita “over the last twenty-three years the statements not only fail to support Plaintiffs claim for defamation, but are wholly verified by Mr. Paterson himself.“

    Ricordiamo che Evans nel libro oggetto della causa, definisce QDOS un “rip-off” e un “clone” di CP/M. Paterson non è stato in grado di dimostrare la scorrettezza di questa frase, ma anzi, con la sua deposizione, ha confermato le tesi di Evans.

    Adesso cosa dobbiamo supporre, che al tempo della deposizione Paterson avesse dimenticato parte della storia, che poi ha raccontato sul suo blog?

    Anche per questo del blog di Paterson non tengo alcun conto, essendo lui tra l’altro, nella questione, la controparte simmetrica di un morto. Con una nota: non vedo proprio come possa “confermare la sentenza” a lui contraria. Problemi di schizofrenia?

    Assolutamente no. Infatti Paterson non ha mica cambiato versione dei fatti nel suo blog. Semplicemente ha spiegato più in dettaglio alcune cose. Che egli abbia copiato/clonato le API del CP/M, come pure i comandi, è assodato proprio grazie alle sue dichiarazioni.

    Com’è assodato che non vi fu copia del sorgente del CP/M, visto che non ne era in possesso e una meccanica traslazione del codice 8080 o Z80 non sarebbe bastato. Tant’è che le API del DOS fanno uso peculiare dell’architettura 8086 che non è riscontrabile nemmeno lontamente nei precedenti processori.

    [EDIT] E poi bella faccia tosta a chiamare il suo blog “dosmandrivel”, quando anche i più scettici hanno riconosciuto che la paternità di DOS (inteso come Disk Operating System) appartiene a Kildall e CP/M. [/EDIT]

    E su questo non ho mai avuto nulla da dire.

    In ogni caso, preferisco affidarmi alla sentenza.

    Basta anche solo quella per appurare la verità.

    Posso solo notare che nella sentenza contro Paterson, siano incorporate svariate citazioni relative al “low level borrowing”, mai smentite,

    Non c’è bisogno che siano smentite, visto che si riferiscono ai dettagli di più basso livello di un s.o., ossia dell’interfaccia delle API e della struttura dei dati che il s.o. utilizza per scambiare dati col chiamante. Com’è attestato, appunto, nel PDF della sentenza.

    Ma ancora niente che possa far parlare di copia del codice del CP/M.

    e che un articolo intititolato “Court ruling supports claims that Microsoft’s first OS was stolen” (il cui titolo dovrebbe farci riflettere) riporti

    “As a result, Zilly ruled that Evans’ characterization of DOS as a “rip off” of CP/M is legally protected opinion under the First Amendment, in part because it’s based on some facts not generally in dispute. Ultimately, Zilly said that “Tim Paterson has failed to provide any evidence that statements in Sir Harold Evans’ chapter on Gary Kildall are provably false or defamatory.”
    http://www.eetimes.com/news/latest/showArticle.jhtml?articleID=201202061

    Si riferisce sempre alla stessa questione delle API e del look & feel.

    In altri termini, l’unica parola pronunciata dalla giustizia americana sulla questione, conferma una tesi che definisce QDOS un rip-off. Cosa sarebbe successo se Kildall avesse denunciato Paterson, MS e IBM non lo sa nessuno, dato che Kildall per primo non ha sporto denuncia. È però impossibile sostenere che è “appurato che non si possa parlare del codice di CP/M” quando, l’unica volta in cui la questione è finita allo scrutinio di un giudice, è emerso un elemento di segno contrario.

    Al contrario. Qui sei tu che adesso utilizzi la sentenza per affermare qualcos’altro. ;)

    La sentenza è imperniata interamente sulle API (e i comandi) del CP/M, tanto che c’è pure una tabellina di confronto dei due s.o., e le affermazioni di Paterson sull’uso del manuale del CP/M come base per costruire quelle del QDOS sono quelle incriminate per aver dato ragione a Evans.

    Ma da nessuna parte nella sentenza è stato sostenuto che Paterson avesse copiato i sorgenti del CP/M per creare il QDOS.

    L’unica cosa che si può fare oggi è decidere a chi credere, di chi fidarsi. Tu ti fidi di Paterson,

    Di Paterson ne posso fare tranquillamente a meno. Mi basta la sentenza e la buona conoscenza di basso livello che ho del DOS, del suo filesystem (FAT12), dello Z80 e dell’8086, per poter escludere nella maniera più assoluta che possa essere derivato dal codice del CP/M.

    io credo di aver perfettamente esplicitato gli elementi che mi portano a ritenere attendibile la tesi di DRI, piuttosto che quella di un soggetto che:
    1) ha lavorato attivamente per infangare la memoria di Kildall definendolo un alcolizzato pur di screditarne le accuse, elemento rivelatosi irrilevante nel procedimento che poi gli ha dato torto;

    Infagare la memoria nulla ha a che vedere con la copia dei sorgenti del CP/M.

    2) se non avesse avuto CP/M e INT-21 a cui ispirarsi non avrebbe forse avuto alcun ruolo nella storia dell’informatica;

    E’ possibile.

    3) quando ha cercato di dimostrare il torto dei suoi accusatori, ha finito per dimostrarne la ragione.

    Vero, perché per lui di copia non si trattava. E difatti il QDOS non è basato sul codice del CP/M, anche se ne emula le API e i comandi. Ed è per questo che è stato condannato, perché queste due condizioni per i giudicanti sono state sufficienti per poter parlare di “copia”, “rip-off”, “clone”.

    Per inciso, nella misura in cui MSDOS rappresentasse un miglioramento di CP/M (fermo restando che la prima stesura dell’OS passata da MS a IBM faceva così pena che IBM dovette riscriverla da capo),

    Mi pare che IBM avesse corretto i bug, ma che avesse mantenuto il codice.

    Comunque che il DOS fosse un miglioramento del CP/M è evidente. A partire dal filesystem che era completamente diverso, e già questo dovrebbe far capire come stanno le cose quando si parla di copia del codice, fino alle API che fanno uso di peculiarità dell’8086 che il CP/M poteva soltanto sognare.

    potremmo dire che MS sia un’antesignana del concetto di Open Source: copia e migliora il lavoro degli altri.

    Sarebbe vero se MS avesse avuto uno straccio di sorgente da cui copiare. :D

    Peccato che di lì in poi abbiano operato in tutt’altra direzione, fino al frequente ricorso a pratiche anticompetitive…

    Frequente non mi pare, altrimenti avrebbe passato più tempo nei tribunali che a sviluppare e vendere software. ;)

  • # 69
    LuVi
     scrive: 

    Bellissimo articolo, ottimo spunto per la bella discussione che è seguita.

  • # 70
    Atari ST: l’altro pretendente al trono - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] sistema operativo TOS fu quindi sviluppato, in collaborazione con la Digital Research di Gary Kildall (la stessa del mitico CP/M) e la piattaforma completa fu in vendita a partire da Luglio 1985, con […]

  • # 71
    GEM, una GUI cross-platform per cambiare le regole del gioco - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] dalla Digital Research di Gary Kildall, il vero padre del DOS, nonché del BIOS e di molte delle colonne portanti dell’attuale concetto di Personal […]

  • # 72
    Sinclair QL: il computer sbagliato, al momento sbagliato - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] nel tempo versioni patchate della ROM contenente il sistema operativo QDOS (niente a vedere col ripoff su commissione di Tim Paterson) tramite la daughterboard Minerva, la cui disponibilità era perlopiù limitata al […]

  • # 73
    IBM Topview: “multitasking” per DOS - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] abbiamo avuto modo di ricordare in precedenza, la fortuna di Microsoft ha origine in un accordo siglato nel 1981 con IBM, per la […]

  • # 74
    michelangelo giacomelli
     scrive: 

    Aggiungo roba anche se sono passati anni, perché fondamentalmente Cesare Di Mauro ha riportato la versione corretta. Furto di codice non c’è mai stato, e la recente causa google-sun ha dimostrato che copiare un api è tutt’altra storia.
    L’accesso al file system è profondamente diverso, preso dal basic on a disk di Micro Soft (per retro compatibilità con chi aveva acquistato un kit SCP solo col basic.
    Paterson ha copiato qualcosa? Si ma da Micro Soft Midas, ma solo alcune idee, anzi era stato proprio Marc McDonald nel ’79 ad una fiera a parlare dalla fat12 a Patterson.
    Quasi l’80% del codice è gestione del file system che è molto diversa, inoltre l’8086 è diversino dall’8080 (per il quale esisteva il cp/m)… seppur l’8086 è compatibile con l’assembly dell’8080 quasi al 99% i registri sono assai diversi.
    Oltretutto parte del cp/m era scritto in PL/M
    Comunque puoi vedere i sorgenti della prima versione del qdos qua:
    http://www.86dos.org
    e quelli del cp/m qua:
    http://www.cpm.z80.de/source.html
    Comunque è stata fatta un anali forense interessante che ti consiglio di scaricare e visionare.
    La trovi qua:
    http://www.zeidmanconsulting.com/DOS_comparisons/DOS_paper.zip
    Paterson poretto non ha proprio copiato nulla, gli pareva una buona idea tenere un api comune nel caso qualcuno volesse portare roba da cp/m a dos, ma nessuno ha dato troppo credito a questa possibilità (compilatori C e pascal si stavano diffondendo) preferendo riscrivere software ex novo.
    Diamo a cesare quel che è di Mauro e Paterson quel che è suo per favore.
    Saluti.

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