di  -  venerdì 9 gennaio 2009

IBM PC/RTDopo aver parlato del glorioso ma incompreso Acorn Archimedes, torniamo oggi sulla tecnologia RISC per rievocare un prodotto minore nella storia di Big Blue, ma tuttavia centrale per comprendere l’evoluzione delle strategie di IBM nel mondo PC/Workstation.

Un sistema passato erroneamente alla storia come PC per un problema di naming e di posizionamento, nato attorno alla volontà di IBM – artefice di ottima parte del successo di Intel – di emanciparsi da questo fornitore all’alba della guerra dei cloni e ritagliarsi un ruolo da protagonista nell’allora rampante mercato PC.

Un’impresa che anche nel successivo caso di PS/2 non riuscì, tanto che IBM fu costretta a vendere la divisione PC e “consolarsi” con il molto più profittevole e stabile mercato delle soluzioni HW/SW enterprise.

Veniamo quindi al nostro RT/PC (1986), alias 6150 RT, dove RT sta per RISC Technology. Un sistema basato sulla CPU ROMP a 32bit, prodotta in casa da IBM, nata proprio dal riconoscimento del fatto che l’inclusione di CPU Intel nell’architettura PC stava aumentando il peso dell’azienda di Santa Clara ben oltre la soglia che IBM riteneva accettabile per un fornitore.

Una presa di coscienza tempestiva, ma tuttavia contrastata all’interno della stessa IBM, da parte di una fazione – che in ultima istanza avrebbe trionfato – sostenitrice della continuità del rapporto con Intel.

Una presa di coscienza radicata su uno scenario in cui IBM era già un colosso, mentre Intel, tra l’altro beneficiaria di un forte trasferimento tecnologico da IBM sul packaging, era di svariati ordini di grandezza più piccola. Una situazione dunque che presenta analogie con la decisione di Apple di svincolarsi parzialmente da Intel, ed affidarsi a NVIDIA per le soluzioni chipset.

RS/6000Ma torniamo al nostro RT/PC, che siede dunque su un punto nodale della storia di IBM e del Personal Computer in generale. Figlio di una concezione ingenua e purista – i suoi sostenitori in IBM erano chiamati “i fanatici del RISC” – di cui cadde vittima anche DEC, secondo cui un’architettura buona si afferma spontaneamente, fu compromesso da errori di varia natura.

In primis di posizionamento: in evidente crisi decisionale sulle materie che abbiamo appena elencato, IBM lo affidava ai propri venditori come un qualunque PC, quindi con margini esigui. Si trattava tuttavia di una macchina nettamente più costosa e difficile da vendere, e la forza vendita gli preferì naturalmente i più economici PC. La stessa IBM era poi ambigua nel posizionarlo come un concorrente del PC, a partire dal conflitto fra un nome allusivo e un prezzo fuori scala (dai 10 ai 20.000 dollari).

Dal punto di vista tecnico ROMP, il cuore di RT/PC, rifletteva l’inesperienza di IBM nella progettazione di CPU. Con prestazioni ridotte e un bug nella FPU, ROMP non sembrava competitivo con la rapida evoluzione che interessava il fronte x86 e RISC. In ROMP poi non credeva per prima IBM, che ne cancellò nel 1982 un progetto evolutivo, che avrebbe dovuto portarne le prestazioni a ben 9 mips.

Sul fronte software, RT/PC è era la prima workstation IBM equipaggiata con AIX, un OS Unix rilasciato nella sua V1 nel 1986, nuovo arrivato in un settore Unix già maturo. Erano tuttavia disponibili in alternativa l’Academic OS (AOS), un port di BSD sviluppato per le esigenze del mondo educational, e Pick OS, un sistema operativo basato su un database proprietario e ancora presente in ambienti mainframe.

RT/PC trovò dunque qualche diffusione nei mercati del CAD/CAM, in quello educational grazie ad AOS, nella gestione di magazzini grazie al database integrato in Pick OS e come interfaccia a mainframe IBM, grazie al supporto per il protocollo di rete SNA e il file system DS.

Possiamo individuare molti fattori dietro all’insuccesso commerciale di RT/PC e al suo successivo ritiro, nel 1990: le novità introdotte da AIX, le scarse performance rispetto ad altre workstation Unix, il crescente interesse del mercato per il mondo PC. Al di sopra di tutte queste cause contingenti sembra tuttavia emergere l’orientamento di IBM a favore di Intel, il quale, prima di ogni altro fattore, impedì che a un progetto così ambizioso fossero dedicate le risorse necessarie.

Dietro a un prodotto sconosciuto come RT/PC si cela dunque uno dei tanti bivi che condizionano il presente del mondo informatico. Se IBM avesse scelto di supportare appieno RT/PC, e di sviluppare le sue CPU in casa, sottraendo nel 1986 il supporto ad Intel, la storia avrebbe forse preso una direzione molto diversa, meno favorevole a Intel – che negli anni successivi divenne un titano – ma non necessariamente più favorevole a IBM.

Dal fallimento di RT/PC maturò infatti in IBM la decisione di sviluppare una partnership con Motorola per il design di CPU high end, che ebbe il suo primo esito in RS/6000, la successiva generazione di workstation, server e supercomputer di IBM. Un sistema basato sulla prima CPU della gloriosa serie POWER, “cugino” di ROMP, pilastro della storica leadership di IBM nella Top500 ma soprattutto perno dell’enorme influenza di cui IBM gode nel mercato enterprise (oltre che, da qualche anno, nel mondo delle console).

21 Commenti »

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  • # 1
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Decisamente troppo costoso per prendere il posto del PC.

    Poi un RISC nel 1981 sarebbe stato troppo proibitivo a causa della maggior occupazione di memoria del codice di questi processori, e all’epoca la memoria era decisamente rara.

    Progetto troppo ambizioso. Peccato, perché l’idea mi sembra buona (anche se, come programmatore, un RISC con sole 26 istruzioni non m’avrebbe allettato :D).

  • # 2
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Secondo me il “troppo costoso” è relativo anche al mercato. Se questo prodotto avesse conosciuto una sufficiente diffusione anche i costi sarebbero scesi. Nel 1986 era forse ancora possibile, con le migliori intenzioni e ingenti capitali, arginare il dilagare dell’architettura x86.
    Credo tuttavia che ad IBM sia convenuto abbandonare questa strada, da cui sarebbe risultata nient’altro che un’altra piattaforma chiusa, per di più non facilmente traghettabile dal mondo workstation e spendibile in quello consumer. Canalizzare gli sforzi verso la proiezione di questa architettura nel mondo enterprise nel lungo termine ha pagato.

  • # 3
    Marco
     scrive: 

    Molto belli i tuoi articoli, complimenti!

    Poi un piccolo appunto:

    > rifletteva l’inesperienza di IBM nella progettazione di CPU

    Forse intendi dire CPU per il mercato consumer, perché IBM progetta e costruisce CPU dagli anni ’50.

  • # 4
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Marco
    Grazie!
    Per quel che riguarda le CPU IBM degli anni ’50 e segg., a cosa ti riferisci esattamente? Mi pare che la situazione sia piuttosto complessa in questo merito…

  • # 5
    Marco
     scrive: 

    Dato che fino al PC 5150 l’IBM ha sempre progettato e costruito in casa le CPU (a valvole, transistor, IC discreti e microprocessori) non era certo l’esperienza in questi campi che mancava… probabilmente hanno scelto Intel perche’ non riuscivano a produrre CPU a basso costo e/o in grandi quantita’, o semplicemente qualche dirigente pensava che non ne sarebbe valsa la pena.

  • # 6
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Marco
    Capisco quello che intendi, tra l’altro mi sono occupato poco tempo fa del System/360 quindi ho ben presente il ruolo di IBM nella progettazione di CPU.
    Dicevo prima che la situazione è più complicata di quel che sembra perché da un lato è vero e piuttosto documentato che all’epoca IBM non avesse esperienza nella progettazione di CPU “consumer” (per quanto allora il segmento non esistesse in termini paragonabili a quelli odierni), dall’altro è pure vero che proprio dal successivo accordo con Motorola è scaturita la generazione di CPU Power, che attualmente sono alla base di sistemi tutt’altro che consumer come gli appartenenti alla neonata famiglia Power Systems (la fusione delle precedenti serie i e p).
    D’altronde RT/PC rappresenta la discendenza diretta del progetto ACS e 801 di John Cocke, anche loro nati molto al di fuori di ciò che con terminologia moderna definiremmo “segmento consumer”.

  • # 7
    Marco
     scrive: 

    Concordo, cmq:

    >dall’altro è pure vero che proprio dal successivo accordo con Motorola è scaturita la generazione di CPU Power

    non è corretto: la collaborazione con Motorola ha portato alla realizzazione di PowerPC, orientate proprio al mercato consumer ed embedded, una sorta di POWER a basso costo.

  • # 8
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    “non è corretto: la collaborazione con Motorola ha portato alla realizzazione di PowerPC, orientate proprio al mercato consumer ed embedded, una sorta di POWER a basso costo.”

    Anche qui la situazione è più complessa di quel che sembra. PowerPC nasce effettivamente come architettura a se stante, mentre POWER continua sulla linea evolutiva di ROMP. Nel 1998 tuttavia, con POWER3, avviene l’integrazione di PowerPC in POWER. Diciamo che la mia frase avrebbe dovuto essere specificata meglio, indicando questa integrazione. Sta di fatto che la moderna architettura POWER porta tanto i segni di ROMP che di PPC, e quindi motorola.

  • # 9
    Gary Kildall: il vero padre del DOS - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] PC. Dopo aver creato il “mostro” Intel – scegliendo i suoi processori per il PC, vedi qui – IBM crea anche il “mostro” Microsoft, mostrando una grande attitudine da talent […]

  • # 10
    Marco
     scrive: 

    Non e’ complessa, semplicemente avevi scritto una cosa non corretta: POWER esisteva da prima del PowerPC e quindi non puo’ essere scaturita dal “successivo accordo con Motorola”.

    “PowerPC nasce effettivamente come architettura a se stante”

    PowerPC nasce come implementazione single chip di POWER, con il bus del Motorola 88K.

    Ciao!

  • # 11
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Come ho già specificato la frase
    “dal successivo accordo con Motorola è scaturita la generazione di CPU Power,”

    Andava rettificata aggiungendo “la MODERNA generazione di CPU Power”

    Ciò che non è del tutto corretto, stando a quando dichiarato da Computer Wars Di Warren R Greenberg, Charles H. Ferguson, Charles R. Morris a pag. 62, è che

    “la collaborazione con Motorola ha portato alla realizzazione di PowerPC, orientate proprio al mercato consumer ed embedded, una sorta di POWER a basso costo.”

    PowerPC è solo uno dei risultati della collaborazione IBM-Motorola, che secondo il testo citato mira alla creazione di una nuova generazione di architetture RISC. A dimostrazione di ciò, PPC confluisce in POWER a partire da POWER3. Essendo PPC oggi parte di POWER, non è dunque corretto affermare che la collaborazione con Motorola fosse orientata a CPU per il mercato consumer. Per questo parlavo di una situazione più complessa. ;-)

  • # 12
    Marco
     scrive: 

    Grazie 1000, cerchero’ di informarmi meglio sulle caratteristiche di PowerPC che sono confluite in POWER (al momento conosco solo Altivec/VMX e marginali estensioni dell’ISA per avere in POWER la piena compatibilita’ con PPC).
    Cmq complimenti ancora per i tuoi articoli!

    Marco

  • # 13
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Grazie a te per i complimenti.
    Per ulteriori letture ti consiglio di partire da qui:
    http://www.research.ibm.com/journal/rd/446/oconnell.html

  • # 14
    Apple II: un’altra Apple era possibile? - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] di questa rubrica, abbiamo insistito sui punti di snodo della storia del Personal Computer: la reazione di IBM alla crescita di Intel grazie al suo PC, la creazione della prima ISA, l’acquisizione di NeXT […]

  • # 15
    Marco
     scrive: 

    Ho letto la documentazione di IBM, e non fa altro che darmi ragione: Motorola NON ha collaborato affatto con IBM per lo sviluppo della serie POWER. Semplicemente IBM ha scelto di implementare in POWER l’ISA del PPC (la quale era gia’ nata da un branch di POWER, quindi con differenze limitate, e ricordo a questo proposito che il PPC601 implementava completamente anche l’ISA del POWER2, rimaneggiata nei modelli seguenti) dato che con uno sforzo limitato ha ottenuto il plus di far girare codice PPC su POWER (che cosi’ avrebbe potuto interessare piu’ clienti e che poi in effetti e’ stato sfruttato con lo sviluppo del PPC970). L’unica cosa che Motorola potrebbe rivendicare e’ di aver partecipato assieme ad Apple e IBM alla definizione della parte di ISA che ora e’ stata reintegrata in POWER, non certo di aver contribuito allo sviluppo di tali CPU.

  • # 16
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Mi pare che tu stia portando avanti un ragionamento troppo basato su compartimenti stagni: PowerPC è stato sviluppato da AIM (di cui faceva parte anche Motorola) ed è poi rientrato a pieno titolo nella nuova generazione di cpu POWER, assieme alla ISA di POWER 2. In ogni caso questo post non vuole affatto stabilire la tesi secondo cui su POWER Motorola possa “rivendicare” una paternità esclusiva.

    Il link ad IBM che ti ho fornito precedentemente ha infatti questo titolo: (http://www.research.ibm.com/journal/rd/446/oconnell.html)
    POWER3: The next generation of PowerPC processors

    Per chiarire meglio il contributo di PPC all’ISA POWER puoi comunque dare uno sguardo qui:
    http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/3/3b/PowerISA-evolution.svg

  • # 17
    Marco
     scrive: 

    > PowerPC è stato sviluppato da AIM

    Con praticamente il core POWER di IBM ed il bus 88000 di Motorola (per mantenere la compatibilita’ a livello di bus con hardware gia’ sviluppato), aggiungendo delle istruzioni all’ISA piu’ che altro per facilitare la migrazione del codice dalla serie 68K.

    > (di cui faceva parte anche Motorola) ed è poi
    > rientrato a pieno titolo nella nuova generazione
    > di cpu POWER, assieme alla ISA di POWER 2.

    No, il PowerPC non e’ diventato un POWER: IBM ha aggiunto a POWER la compatibilita’ con l’ISA di PowerPC.
    Sono due cose estremamente diverse!

    > In ogni caso questo post non vuole affatto stabilire
    > la tesi secondo cui su POWER Motorola possa
    > “rivendicare” una paternità esclusiva.

    Volevo solo ribadire che la tua affermazione:

    “dal successivo accordo con Motorola è scaturita la moderna generazione di CPU Power”

    non e’ assolutamente fondata.

  • # 18
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    >No, il PowerPC non e’ diventato un POWER: IBM ha aggiunto >a POWER la compatibilita’ con l’ISA di PowerPC.
    >Sono due cose estremamente diverse!

    Ma infatti nessuno ha detto che sia diventato POWER. Ho detto che è rientrato.

    >Volevo solo ribadire che la tua affermazione:

    >“dal successivo accordo con Motorola è scaturita la >moderna generazione di CPU Power”

    >non e’ assolutamente fondata.

    Bisognerà farlo sapere al sig. O’Connell, sviluppatore di RS/6000, che ha titolato:
    POWER3: The next generation of PowerPC processors (http://www.research.ibm.com/journal/rd/446/oconnell.html)

    Scherzi a parte credo di aver chiarito a sufficienza gli elementi che mi hanno portato a fare quell’affermazione. Ben vengano punti di vista differenti ma se permetti resto del mio parere. Chi legge il nostro scambio di commenti avrà modo di formarsi una sua idea.

  • # 19
    Marco
     scrive: 

    > se permetti resto del mio parere. Chi legge il nostro
    > scambio di commenti avrà modo di formarsi una sua
    > idea.

    E io resto della mia ;-)
    Grazie della piacevole e costruttiva discussione, e alla prossima!

  • # 20
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Bene. Fra persone civili si può dissentire senza insultarsi. Se ti capita dai uno sguardo al mio post sul grande Gary Kildall (http://www.appuntidigitali.it/3070/gary-kildall-il-vero-padre-del-dos/) per una situazione analoga!

  • # 21
    Compaq Deskpro 386: compatibilità ad alta velocità - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] fascia alta dei PC, che oggi chiameremmo workstation, IBM offriva allora RT/PC, basato su architettura RISC IBM (ROMP): costosissimo (circa 16000 dollari per la versione top di […]

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