di  -  giovedì 22 marzo 2012

Un futuro “monodevice”, un unico dispositivo capace di adattarsi alla gamma più vasta di scenari d’uso, con il cloud ad estendere le possibilità distorage/calcolo locali, non era del tutto peregrino fino a pochi anni fa. Nel 2009 non avrei affatto escluso di vedere entro qualche anno un terminale della dimensione di uno smartphone, che concentrasse capacità sufficienti per un uso in mobilità – compresa telefonia – e che, giunti in ufficio si connettesse a monitor e tastiera per svolgere processi semplici come e-mail, suite office, web browsing, groupware etc.

Attorno a questo “super-smartphone”, il vero centro della propria vita digitale, immaginavo avrebbero ruotato una serie di docking station: un “cradle” dotato di più storage offline o di una CPU desktop per chi per esempio desiderasse più potenza di calcolo per specifici impieghi, una console per giocare o magari una TV per la visualizzazione di contenuti su uno schermo più grande. O un tablet, ricalcando l’idea che ha ispirato Asus per il proprio Padfone – oggetto della presentazione più ilare nella storia dell’ICT.

Questo “super-smartphone” avrebbe concentrato in sé l’identità digitale del proprio utente, mettendolo in condizione di operare in sicurezza – una sola autenticazione, un solo dispositivo autorizzato – in una varietà di contesti.

Non ho bisogno di dilungarmi troppo nella descrizione di questa mancata evoluzione: avete già capito, e poi si tratta di un concept a grandi linee ventilato già nel 2005 da Philip Greenspun.

La storia ha preso un’altra direzione: se l’ancien régime  tecnologico vedeva il PC al centro della vita digitale dell’utente, oggi questo centro, almeno in teoria, è divenuto il cloud stesso, punto zero dell’identità dell’utente, attorno al quale ruotano una serie di dispositivi che tramite cloud comunicano e si sincronizzano. In teoria. In pratica comandano ancora i dispositivi, i quali possono tranquillamente vivere senza cloud, ma che sul cloud fanno affidamento per funzioni di sincronizzazione ancora primordiali rispetto ad un ideale scenario multidevice.

È interessante notare che l’approccio “monodevice” avrebbe eliminato il problema di sincronizzazione alla radice: l’unica sincronizzazione necessaria avrebbe riguardato il dispositivo e il cloud, ai fini di backup ed estensione dello storage locale. Si tratta di un problema non da poco che Apple, l’azienda in testa questo approccio multidevice con prodotti “pesanti” in tutti i segmenti, ancora fatica a risolvere: a due anni dal lancio di iPad, il prodotto nel quale Jobs individuò l’inizio dell’epoca post-pc, per condividere nativamente un documento iWork con un Mac via iCloud (non parliamo nemmeno di altri OS) dovremo attendere ancora qualche mese, fino alla release del prossimo venturo Mountain Lion.

Si tratta di un problema che ha a che vedere con limiti imposti all’iPad, di cui abbiamo parlato estesamente qui e qui. Limiti a cui, tuttavia, non è estraneo il problema della GUI: PC in miniatura con input touchscreen se ne vedono dalla fine degli anni ’80 (GridPad, 1989), ma il successo di massa è arrivato con un prodotto che ha adattato all’input un modello d’uso drasticamente semplificato, con importanti tradeoff, tra cui l’impossibilità di manipolare direttamente il file system.

Il problema della GUI rimane centrale, e nel 2012 vede Apple e MS su strade divergenti, la seconda che con Windows 8 tenta di unificare le esperienze d’uso di tablet e PC, rilanciando l’idea di una GUI unitaria su dispositivi diversi. Un passo che potrebbe anche condurre ad una strategia monodevice: dopotutto Microsoft, a differenza di Apple, non fa soldi vendendo hardware.

9 Commenti »

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  • # 1
    Altrove
     scrive: 

    E’ del tutto impossibile, viste le diverse esigenze.
    Io vedo assolutamente probabile la convivenza di 4 apparecchi-tipo:

    cellulare/palmare
    Tablet
    PC Portatile
    PC Desktop.

    Perchè ogni apparecchio copre UNA fascia di utenza, e quindi avranno percentuali diverse di mercato, ma anche di coesistenza multipla.
    già oggi io li ho tutti e 4 e li uso secondo esigenza, magari interconnessi in rete (sul mio server di casa) per lo scambio dei dati.
    Non li affido certo alla rete, alla merce di chiunque.

  • # 2
    alex
     scrive: 

    Concordo con Altrove, è impossibile. La verità è che non ci stanchiamo mai di avere cose sempre più potenti. Avremo tra 5 anni smartphone potenti quanto un six core x86? Certo, ma nel frattempo i pc saranno comunque diventati altrettanto potenti. Avremo videogames talmente realistici che avranno bisogno di quei pc ultrapotenti e non gireranno comunque sui futuri smartphone.

    A meno che non si riesca a slegare la potenza dalle dimensioni fisica, sarà impossibile un futuro monodevice.

    Senza contare le difficoltà, sempre fisiche, nell’interazione. Ok, posso scrivere un’email con il mio nexus s, ma cavolo che sforzo, per fare una cosa che col pc e una tastiera da 105 tasti faccio in due secondi.

    Ci sono troppe differenze legate alla fisicità dei gadget stessi che rendono impossibile uno scenario di convergenza totale.

    Magari fra 100 anni useremo il pensiero per comandare i gadget e le immagini e i suoni ci verranno sparati nel cervello. Ma a quel punto i calcoli saranno fatto da un cloud ( che comunque avrà bisogno di server che di certo non sono smartphone ).

  • # 3
    Cla
     scrive: 

    Magari del tutto monodevice no… ma già notebook (ultrabook)+ smartphone potrebbero coprire benissimo tutte le esigenze di una persona.
    Un tablet in fondo si sapeva già dall’inizio che è fondamentalmente inutile, ed è comunque facilmente sostituibile con una dock, il desktop invece con l’aumento continuo della potenza dei portatili a mio avviso è destinato nel medio lungo a sparire (tranne per ambiti veramente specifici).

  • # 4
    The Solutor
     scrive: 

    Uso uno solo connettività wireless dal 1998, uno smartphone dal 2002, un tablet dal 2003, non sono John Titor, ne deduco che non si tratti di faccende del futuro… :D

  • # 5
    psico.patico
     scrive: 

    La guerra si sta velocemente spostando dai device ai servizi, più facili da lockare e fatturare!
    Gli utenti continueranno a trovare il o i form factor (o coolness factor?) che li soddisfa di più – notebook, ultrabook, netbook, bandone assemblato, smart tv, smatphone, tablet, ecc ecc – e pagheranno in termini di pubblicità e connettività (o abbonamenti/micropagamenti direttamente nella app) l’accesso ai social network alla ricerca alla navigazione all’archiviazione online ai video alle piattaforme per wannabe fotografi ai software/servizi cloud come office 365…
    E perchè no si continueranno a vedere app e device locali per chi vorrà elaborarsi e portarsi dietro svariati terabyte di file, anche solo per dare ad es SSD velocissimi da tenere quasi vuoti in dispositivi molto più smart dell’utente medio, giusto per fare a gara di caratteristiche con gli opposti fanboy. I produttori di hw, giganti del calibro di Intel, non staranno certo a perdere il treno della consumerizzazione e continueranno il feature stuffing come sempre!

  • # 6
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Cla
    Ma se dall’ultrabook potessi staccare lo schermo per consultare contenuti via touch screen non penso ti dispiacerebbe. A patto di non scendere a compromessi su funzionalità e prestazioni quando la tastiera è agganciata!

  • # 7
    Dabemo
     scrive: 

    Forse dimentichi le limitazioni tecnologiche al modevice mobile:
    1) scarsa capacità di archiviazione per i dispositivi mobili (oggi per 64GB che per un unico dispositivo sono pochi, pensa ai film, costano già una cifra importante), un mono device deve avere uno spazio possibile oggi solo con hard disk magnetici non con memoria allo stato solido.
    2) limitate possibilità delle batterie per sistemi portatili: ogni aggiunta in RAM, potenza del processore, display, velocità delle reti dati comporta un maggior consumo elettrico. Un mono device deve avere una autonomia tale da poter essere utilizzato in modo produttivo per un giorno (diciamo le 10 ore dell’ipad), questo limita la potenza/ram inseribile nel device e quindi la sua universalità. Il nuovo ipad si avvicina ad un pc portatile ma non si sovrappone. Quando lo farà il mono device sarà possibile a patto che aumenti lo spazio di archiviazione senza aumentare troppo i costi.

    Apple non ha imposto il modello multidevice perché lo ha preferito al modello mono device, ma perché il modello mono device non è attualmente competitivo vista la tecnologia disponibile.
    Migliorando la tecnologia si assotiglieranno le differenze e sarà possibile il mono device? Forse ma sembra molto difficile, perché nello spazio di un iphone dovrebbe starci la batteria dell’ipad e questo se avverrà lo farà in un futuro molto lontano.

  • # 8
    The Solutor
     scrive: 

    @dabemo

    Dimentichi che queste limitazioni sembrano messe li apposta per fare sembrare una cosa intelligente il cloud.

    Sai come si dice, la potenza è nulla senza controllo, e i dati degli utenti nelle mani degli utenti sono così… sorpassati…

  • # 9
    Davide Costantini
     scrive: 

    Il cloud mica è solo archiviazione.. Non doversi portare un Core i5, un HD da 500GB e un carro pieno di batterie è una buona cosa.

    Forse comprendere che le necessità proprie non sono uguali a quelle degli altri è sorpassato. Decisamente

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