di  -  martedì 10 maggio 2011

Alla crisi dell’editoria non è estranea l’interpretazione non economica del fenomeno Internet: tutto gratis per tutti, poi si vedrà. Dopo oltre quindici anni di “svendita dell’argenteria” era dunque naturale che nell’arrivo dell’iPad e in generale nel ritorno del tablet, gli editori riponessero molte speranze.

Un po’ meno facile era attendersi che la quasi sola traslazione di contenuti e modelli di business sul nuovo formato – la cui diffusione rimane peraltro di gran lunga sottomultipla rispetto a quella dei terminali non-tablet connessi a Internet – risolvesse come per miracolo la crisi economica del newsmaking.

Come abbiamo visto qualche giorno fa, con Flipboard – e il numero esorbitante di suoi cloni, analoghi e simili, compreso quello targato Google che prima o poi arriverà – è suonata l’ultima chiamata, se non già il requiem, per le aspettative dell’industria dei contenuti circa il fenomeno tablet.

Alcuni segnali di allarme si sono palesati, più o meno in ordine cronologico:

  • le riviste confezionate come app iPad, dopo un certo entusiasmo (non si sa se più legato al dispositivo o al contenuto), hanno conosciuto un crollo di vendite;
  • con The Daily, News Corporation ha lanciato negli USA un’intera nuova testata dedicata all’iPad, con prezzo molto aggressivo per singoli acquisti e abbonamenti…
  • …senza però ottenere, almeno ad oggi, i risultati sperati: non è chiaro se a causa di problemi editoriali, tecnici o di una scarsa ricettività del mercato;
  • FlipBoard, l’aggregatore e ri-confezionatore automatico di notizie per iPad, ha ricevuto un nuovo round di finanziamenti per $ 50 milioni;
  • Condé Nast, uno degli editori USA più innovativi e aggressivi su Internet, ha rivisto le proprie strategie iPad in direzione di una netta contrazione dei prezzi di vendita, a fronte di risultati evidentemente non esaltanti.

Come abbiamo già avuto occasione di sostenere, richiedere lo stesso prezzo per l’edizione online e per quella cartacea puzza un po’ di tentativo di incrementare i margini a costo zero, il che non motiva certo il lettore all’acquisto. Particolarmente se quello stesso lettore sta ancora piangendo la dipartita di 5/700 dollari dal proprio portafoglio per l’acquisto dell’agognato tablet.

Mi si obietterà che per esempio l’edizione iPad di Wired include un lavoro extra di integrazione di contenuti multimediali: dubito tuttavia che questi contenuti e il relativo lavoro d’integrazione compensino i costi variabili di distribuzione e stampa. Sicuramente mi fanno dare in escandescenza durante tutto il tempo necessario a scaricare, fra un errore di connessione e l’altro, i 3/400MB necessari per un singolo numero della rivista.

C’è di più: gli utenti sono da anni abituati a contenuti aggiornati a scansioni rapidissime. Il formato del magazine online, esattamente come un giornale cartaceo, non “respira”: ciò che di nuovo accade fuori dal magazine circa gli argomenti affrontati, fuori rimane. In The Daily alcune sezioni sono aggiornate in tempo reale ma l’applicazione rimane nel complesso statica, come statici sono quei tanti giornali saltati sull’iPad con l’aiuto di un layer che adatta il solito PDF alla visualizzazione su schermi touch.

Rimane comunque abbastanza chiaro il fatto che fra la diffusione del tablet e la salute del mercato contenuti possa esservi una correlazione, proprio in funzione della capacità del tablet di assolvere ottimemente alla consultazione di contenuti multimediali.

È per questo che sempre più assisteremo ad una compenetrazione fra le relative economie – il passaggio ad una fase in cui i produttori di contenuti saranno in parte compensati dal prezzo di acquisto dei tablet o viceversa l’acquisto dei tablet sarà ammortizzato dalla sottoscrizione di un abbonamento per l’accesso a contenuti.

Dal punto di vista della composizione, sarà necessario trovare una formula che combini la “respirazione” dei contenuti – i tablet sono dispositivi per definizione connessi – con la ricchezza di un’applicazione nativa, il tutto con prezzi ridotti all’osso e sotto l’ombrello di un sistema di billing il più possibile trasparente – tanto nel senso della chiarezza quanto della non interferenza nei percorsi di consultazione – e anzi, possibilmente flat per il bacino più ampio possibile di materiale.

Gli spunti lanciati finora spiegano il senso del titolo: non è con i formati e i modelli di tariffazione in voga più o meno dai tempi di Gutenberg – magari con un pizzico di effetto wow per stupire gli amici – che si salverà la stampa ai tempi dell’iPad.

Il potenziale del tablet non consiste infatti in una nuova vita per i vecchi magazine e quotidiani, superati dai tempi fin dall’arrivo di Internet, né tantomeno in una chance per ripianare i conti delle aziende editoriali: il tablet offre agli editori uno spazio in cui cercare la formula per la ripartenza di un motore, quello dell’informazione, ingolfato da quasi due decenni di tutto gratis, ma anche da modelli economici già da lustri obsoleti e inefficienti.

Sarà per gli editori dunque il caso di darsi una buona mossa, prima che Flipboard o chi per lui si accolli la funzione di “agevolatore della transizione”, ponendo gli editori davanti a quel bivio fatale che già Apple mostrò alle major musicali qualche anno fa.

29 Commenti »

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  • # 1
    Bruno
     scrive: 

    Secondo me un tema importante, ma che sembra essere stato dimenticato da tempo, è quello dei banner.

    Agli albori si prospettava questo scenario magnifico in cui le pubblicità sarebbero state mirate e personalizzate in base ai gusti e alle preferenze degli utenti, ma prendiamo questa pagina: su quattro banner, uno riguarda polizze assicurative, uno è di uno studio dentistico a centinaia di km da dove risiedo, un altro di uno store di informatica (che potrebbe pure essere interessante, ma è troppo anonimo) e l’ultimo di Microsoft e del suo Windows Azure (mah?).

    Su quattro banner, cioè, giusto uno potrebbe lontanamente interessarmi, e non è che usi software per anonimizzarmi, anzi.

    Se la pubblicità sul web è questa, qualsiasi business model basato su di essa è destinato a fallire.

  • # 2
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Bruno
    Google è stato un grande promotore dell’advertising contestuale, diciamo che ne ha fatto la sua raison d’etre fino a un certo punto. Oggi quello che vedi su AD sono annunci Google.

    Il motivo contingente è che non ci sono tanti inserzionisti quanti sono gli spazi pubblicitari esistono. Per cui si lavora con “riempimenti” la cui contestualità è molto bassa ed è comunque verificata da Google.

    Alla base c’è un problema nel modello pubblicitario basato sul banner, che genera poco valore per gli editori e, se non usato correttamente, altrettanto poco per gli inserzionisti.

    Mettici pure che chi pianifica campagne di professione solitamente non ha comprensione né del cliente né della testata…

  • # 3
    avve
     scrive: 

    Io dico invece che internet ha fatto venir meno la ragione dell’advertising.
    Ad epoche pre-internet, l’ad aveva uno scopo, ed era quello di garantire un delta vendite positivo rispetto alla sua assenza, a parità di altre caratteristiche (qualità, reputazione, prezzo, distribuzione).
    Oggi gli utenti hanno possibilità che erano insperabili solo 10 anni fa, nel confrontare i prodotti, leggerne le recensioni e opinioni altrui, fare ricerche.
    Ciò chiaramente ha un impatto maggiore sui prodotti di interesse per i frequentatori di internet, che è partito come uno strumento accademico e si è diffuso come uno strumento per un’utenza tecnica: solo da relativamente poco ha abbracciato un’utenza eterogenea e mainstream. Il target raggiungibile quindi dai pubblicitari su internet è paradossalmente quello di persone a cui la pubblicità serve meno: se io devo comprare una scheda video mi sciorino pagine di reviews e forum, e la pubblicità non ha alcun impatto nella mia scelta, o se ne ha potrebbe averne di avverso: magari una pubblicità di una scheda video mi fa venir voglia di un upgrade, così vado a cercare info e scopro che ce ne é una migliore a prezzo minore! Il committente ha speso soldi per una campagna di ad che gli si è ritorta contro!
    Sempre più il bacino di interesse si sta diversificando e massificando, quindi adesso è difficile anche fare advertising su prodotti di interesse generale come elettronica di consumo ed elettrodomestici, e mano a mano che il ricambio generazionale procederà creando negli adulti di domani le stesse esigenze e necessità degli adulti di oggi, ci sarà più possibilità di confronto e dialogo su prodotti di interesse generale: lavatrici, frullatori, mobili, complementi d’arredo, prodotti per l’infanzia, merendine.
    Fossi un produttore di questi beni, preferirei quindi investire (poco) in marketing virale, al massimo per farla sporca in astroturfing o blogging sponsorizzato, ma sempre tenendo a mente che un cattivo prodotto non sarà mai salvato da una pubblicità aggressiva.
    E poiché il mercato dell’ad viene a mancare, tutta l’editoria che su di essa basa i proventi, arrancherà sempre più, sempre che qualcuno non trovi un nuovo modello d’uso.

  • # 4
    [D]
     scrive: 

    Forse ci vorrebbe un’offerta tipo bundle: compri il tablet ed insieme ottieni uno, ma sarebbe meglio almeno un paio, di abbonamenti annuali a scelta da una lista di offerte tra grandi quotidiani e riviste (possibilmente culturali senza lato B). Ma per fare questo bisogna coinvolgere i produttori di tablet e spingerli a ridurre i loro profitti sul hw, cosa che si guardano bene dal fare perchè imbevuti del mito apple “si compra perchè fa figo”.

  • # 5
    Al
     scrive: 

    Non starò a fare lunghi ragionamenti.

    Il vantaggio principale della Rete è che con essa posso leggere tutte le testate on-line che voglio cosa che, con la carta, potrei fare solo acquistando (o leggendo al bar) tutti i suddetti quotidiani.
    Che senso ha pagare per un app che mi da l’accesso ad un solo giornale quando poi gli altri me li guardo gratis?

    Quel che occorre è un sistema di concessioni che mi permetta (anche a pagamento) l’accesso a tutti i quotidiani.
    O paghi per poterli vedere tutti o non ne puoi vedere nessuno, questa è per me la strada giusta.

  • # 6
    Andrea R
     scrive: 

    Io mi sono disabbonato da La Stampa quando ho incominciato a rendermi conto che scrivevano un mare di falsità o di finte notizie, oltre che dare risalto alle parole invece che ai fatti.
    E’ così per quasi tutti. Basta aprire Repubblica adesso e si vede titolare Berlusconi:”xxx”, Fini:”yyy”. Irrilevante e pessimo tipo di giornalismo, ma è l’unico modo per declinare una storia in mille modi diversi. Se ci si attenesse ai fatti non ci sarebbe bisogno di giornali di destra, centro e sinistra.
    Infatti sono anni che i giornali li paga lo stato o alcuni privati e questo a portato a perdere di vista i clienti. Basta vedere che Travaglio i soldi se li fa col suo giornale, senza manco i finanziamenti pubblici, e si spiega la crisi della stampa.
    Per fortuna dare un tablet alla gente non rincoglionisce abbastanza da fare apprezzare di nuovo dei giornali irrilevanti.

  • # 7
    Bruno
     scrive: 

    Solo una precisazione: il mio non voleva essere un commento negativo nei confronti di Appunti Digitali, che ritengo un ottimo sito, ma una considerazione generale sulla pubblicità via internet – è ovvio che se c’è un “colpevole”, è chi gestisce gli spazi pubblicitari, Google in primis che traccia di tutto e di più e poi con tutta ‘sta mole di dati il massimo che riesce a proporre sono i soliti due/tre siti – e del resto gli inserzionisti sono quelli, e, come giustamente fa notare l’autore del post, c’è un forte squilibrio tra spazi disponibili ed inserzionisti pronti a pagare per riempirli.

    Tornando un po’ in tema, credo che sia da sottolineare come l’utente internet si sia abituato non solo ad avere tutto subito e gratis, ma anche ad essere bombardato di pubblicità che quando va bene non sono interessanti, e quando va (molto più spesso) meno bene sono vere e proprie truffe.

    Credo che questo punto sia stato colpevolmente trascurato da Google e da tutte le agenzie che si occupano di advertising sul web – io stesso, ogni volta che parlo con qualcuno poco avvezzo, tra le varie raccomandazioni per non beccarsi virus e altra spazzatura ci metto sempre tra le prime quella di non cliccare sulle pubblicità, e credo che in molti facciano lo stesso.

    Ci vorrebbe un po’ di marketing del marketing, ecco.

  • # 8
    andres
     scrive: 

    Basta che aboliscano quelle orrende applicazioni simil-PDF o PDF, che a mio avviso sono un modo di fruire i contenuti preistorico rispetto al classico sito web.

  • # 9
    phabio76
     scrive: 

    Estendendo il titolo: perchè le applicazioni non salveranno la stampa. Ottimo post, sottoscrivo in pieno tutte le considerazioni già scaturite nella precedente puntata.
    Ribadisco che finchè esisterà il Web, tutte queste mode passeggere pompate dal marketing rimaranno comunque (e per fortuna) di secondaria importanza.

  • # 10
    Lollo
     scrive: 

    iPad=cazzeggio puro
    editoria=informazione

    iPad≠informazione

  • # 11
    phabio76
     scrive: 

    Per chi se lo fosse perso su WIRED di qualche mese fa, vi segnalo un illuminante articolo di Michael Wolff (in risposta a “La morte del Web” di Chris Anderson)

    http://www.wemedia.it/blog/2011/01/il-web-e-morto-michael-wolff-e-colpa-loro/

  • # 12
    [D]
     scrive: 

    Secondo me il problema non è che la gente non sarebbe disposta a comprarsi un giornale via tablet (interattivo o pdf che sia) quanto che trova discutibile dover spendere un cifrone per una tavoletta che alla fine viene spacciata per magica e buona solo a leggere il giornale.
    Passi apple che è un caso disperato, quelli che mi stupiscono sono i suoi concorrenti, in primis samsung e motorola che dovrebbero impegnarsi a farle concorrenza mostrando che i loro prodotti, a differenza di quelli di Cupertino, sono utili ed invece seguono la scia di Jobs: “se non ci compri, non sei alla moda quindi uno sfigato per cui, se vuoi elevarti, caccia il grano ed un sorrisone ebete quando ti chiederanno di spiegare perchè l’hai fatto”.

  • # 13
    Biforcuto
     scrive: 

    Secondo me prima di parlare dovresti aver usato un tablet recente almeno per qualche ora negli ultimi mesi.

  • # 14
    Andrea2001
     scrive: 

    Come ho già scritto nell’altro post io su iPad leggo felicemente:

    Repubblica – 0,79 € a numero
    Focus US – 2,40€ a numero
    Economist – 4€ a numero
    Intelligent Life – gratis
    R7 – Gratis
    Sole 24 ore – 0,79 € a numero
    Popular Science – 2 € a numero

    in pratica pago di meno (o al max uguale) per avere un giornale/rivisita senza uscire di casa e senza trovarmi l’ingombro della carta. A me sembra qualcosa di stupendo!

    Chiaro che se sono al mare mi comprerò sempre il giornale di carta, ma per tutto il resto vedo l’iPad come molto più pratico.

    Con le App i contenuti sono spesso formattati meglio che su un sito internet e si sente anche la differenza di qualità rispetto alle informazioni gratuite disponibili in rete.

    Insomma, io non so come va il mercato, ma so che a me l’iPad per leggere riviste e giornali piace ;-)

  • # 15
    [D]
     scrive: 

    @Biforcuto

    e dimenticavo: “oltre al sorrisone ebete, ci vuole anche la spiegazione da guru che ‘ha capito tutto’ ”

    Nel frattempo la massa continua a non vederci niente ed il parco giochi va a gambe all’aria

    @Andrea2001

    “in pratica pago di meno (o al max uguale)”

    Hai uno strano concetto di “meno o al max uguale” dal momento che non stai considerando il costo del dispositivo. Con quello che costa, l’abbonamento ai quotidiani dovrebbe essere come minimo gratuito.

  • # 16
    Christian
     scrive: 

    Secondo me i lettori di Appunti digitali sono dei nerd. Non comprendo perché nel caso dell’iPad devo ammortizzare il costo del dispositivi e nel caso del computer no.

    Io utilizzo moltissimo l’iPad, specie da quando ne ho comprato un secondo (il primo è ormai della mia compagna), nonstante ciò preferisco leggere i siti leggeri come quelli pensati per i dispositivi mobili, senza pubblicità e statici, alla web 1.0, senza socialità di sorta perché ci arrivo cercandone i contenuti.

    La socialità preferisco averla in altri lidi, per la serie che due campane sono meglio di una.

    La qualità dei contenuti è in crollo ovunque, è un problema o meglio lo specchio della società, ed ho disdetto l’abbonamento a la Repubblica solo perché il mio gestore mi fa’ pagare 9 centesimi a pagina via 3G e la connessione non me la regalano mica, dunque per ritorsione, come unica forma di difesa, non per i contenuti che non sono migliori su il Fatto quotidiano, senza contare il fatto che non risolvono i problemi agli abbonati.

    Dipende dagli stili di vita, ma io preferisco leggere sul divano, in treno, e tenere la mia vita privata divisa dal lavoo, anche in ufficio. Ciò che non uso più è il portatile, perché tutte le volte che mi serve il computer, vado sul fisso, che accendo meno e mai per cazzeggiare (per quello preferisco l’iPad), ma olo per la creazione di contenuti, dato che la fruizione ormai è in mobilità, concludo con vantaggi notevoli.

  • # 17
    Andrea2001
     scrive: 

    @D

    In primo luogo il costo del dispositivo è ripartito tra diversi usi, non lo uso certo solo per leggere giornali e riviste! Non vedo inoltre il nesso tra il costo del dispositivo e il prezzo dei contenuti, si tratta di operatori diversi, è come se io volessi SKY gratis perché ho già pagato il televisore a Samsung….

    Inoltre l’esperienza di lettura è migliore in quanto, come ho scritto, non devo gestire chili di carta per casa oppure passare dal giornalaio per comprare la rivista, è tutto già pronto.

    Questo uso giustifica il prezzo del tablet? Forse no, ma l’insieme degli usi che ne faccio lo giustifica ampliamentente.

  • # 18
    Biforcuto
     scrive: 

    @ d
    Tu guarda, pensavo che l’aria da “guru che ha capito tutto” servisse più che altro per parlare di cose che si conoscono solo per sentito dire…

  • # 19
    phabio76
     scrive: 

    Come sempre, grazie all’avvento di alcuni illuminati, la discussione è degenarata in una faziosa disputa pro o contro l’iPad.
    Ma il nocciolo della questione, semmai, dovrebbero essere le applicazioni dedicate (ad un qualsiasi dispositivo) rispetto all’approccio web-centrico.

  • # 20
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ phabio76
    Credo che da un lato dichiarare il web morto suoni un po’ troppo affine alle istanze di chi sta cercando di cambiare radicalmente i principi fondamentali del web (a partire dalla neutralità) magari anche nell’encomiabile tentativo di conferirgli un valore economico o farne un ambiente in cui si può fare impresa anche nel settore della produzione e distribuzione di contenuti.

    D’altro canto il web puro e semplice, e relativi standard, è allo stato attuale poco capace di sfruttare appieno le capacità dei nuovi dispositivi, a partire dall’interfaccia touch.

    Il nocciolo della questione mi pare tuttavia rimanga sulla storica e strutturale incapacità del web di creare valore attorno ai contenuti – in maniera alternativa a un modello ad-based le cui crepe ormai sono ben visibili.

  • # 21
    andres
     scrive: 

    le applicazioni sono fondamentalmente un ritorno al passato, al sistema chiuso e legato alla singola piattaforma degli anni 80 e inizio 90…

  • # 22
    LucaS
     scrive: 

    Personalmente credo che occorra fare una profonda differenziazione tra i vari giornali/riviste.
    Sicuramente quelli “giornalieri” e “generalisti” sentono maggiormente la concorrenza di internet e dell’informazione che cavalca giornalmente il web.
    Ancor di più in uno strumento come i tablet che ad internet sono connessi.

    Diverso il caso delle riviste settoriali, queste secondo me possono benissimo emergere e sostenersi proprio per la forza dei propri contenuti specifici e di alto profilo (se la rivista è di qualità ovviamente) difficilmente riscontrabili.

    Possono esistere 100 blog di cinema, motori, aerei, computer, fotografia ecc ecc ma solo una “grande firma” è in grado di darmi un grande contenuto, il numero non basta.
    Ovviamente se i blog dovessero crescere e su 100 anche solo 2-3 dovessero diventare di alto profilo rivaleggiando in termini di contenuti e di qualità con una rivista le cose inevitabilmente cambierebbero, o meglio sarebbe la morte del cartaceo e lo spostamento delle “firme” su internet per fornire gli stessi contenuti, in quale forma (pagamento o con pubblicità) però è tutto da scoprire.

  • # 23
    Simon71
     scrive: 

    Sapete perché iPad NON serve a nulla per l’Editoria? Per due fattori principali.

    Un quotidiano, una rivista, quello che si vuole è fatto di carta. E’ arrotolabile, si mette sotto al braccio, in borsa, sotto il cappotto. Si torna a casa, lo si legge, lo si appoggia ovunque, se si bagna non ci si preoccupa troppo. Vicino ad un calorifero potrà riprendersi comunque. Le foto sono perfettamente integrate con la stampa a caratteri. Le dimensioni sono molto generose…Scorrere tra le pagine è operazione che pure un bambino di 3 anni impara subito. E’ comunque leggero.
    Una volta finito il suo scopo lo si butta via. O lo si ricicla come “protezione” per imbianchini, o muratori…

    I contenuti di informazione sono presenti sul Web e fruibili da ogni computer. e chi oggi come oggi NON ha una connessione ad internet ed un Pc?

    Con la differenza che il PC ti permette di fare tanto altro.

    Esempio: mia madre, pensionata di 59 anni. Ha un Pc abbastanza carrozzato con Display da 20″.

    Naturalmente usa Windows (non c’è verso di farla passare a Mac, ma pazienza). Dopo 40 anni di lavoro ha imparato quelle due o tre cose che le servono.

    Cosa farebbe con un iPad?? I Libri li legge ancora con la carta, perché è ipovedente e il Pc dopo un po’ le dà fastidio. Lei non tollera un display che sia inferiore ai 20″ ormai… Con i caratteri rigorosamente zoomati…

    Ecco, questo è….Passato l’ hype la gente si chiede: ma alla fine sto iPad a cosa mi serve?
    Per la lettura sognori, non c’è ancora niente che batta in praticità il caro vecchio libro/Rivista/giornale….O al limite un display generosissimo.

    Saluti

  • # 24
    Andrea2001
     scrive: 

    @Simon71

    Ti assicuro, per esperienza diretta su mia figlia, che un bambino di 3 anni non solo sfoglia perfettamente le pagine su iPad ma è anche in grado di passare da un’applicazione all’altra.

    Detto questo, resteranno sempre fasce di utenti e contesti in cui il cartaceo è più pratico. Io personalmente sono contento di non avere più una pila polverosa di riviste sul comodino e di aver il giornale la domenica mattina senza dover uscire, ma è una questione di gusti.

  • # 25
    Bruno
     scrive: 

    Per quanto riguarda l'”oggetto” tablet in sé, personalmente ho un iPad e ne sono molto soddisfatto: il tablet te lo porti in poltrona, a letto, e in altri luoghi che tutti possono immaginare, con estrema facilità, e lo schermo grande rende agevole la lettura di siti, quotidiani, e soprattutto fumetti (la vera “killer application” che mi ha spinto all’acquisto).

    Per quanto riguarda invece i contenuti, devo dire che quando penso alla strada che sta prendendo la distribuzione un po’ mi tremano i polsi e comincio a rivalutare certi discorsi apocalittici che all’epoca mi sembravano magari un po’ troppo allarmistici: il mercato si sta spostando lentamente, ma inesorabilmente sull’online e nella cloud, ed il fatto di non “possedere” più niente fisicamente un po’ mi inquieta…

    Se a ciò si aggiungono licenze che quando accettate danno praticamente tutte le libertà ai produttori, significa che la frittata è fatta…

  • # 26
    Andrea2001
     scrive: 

    @Bruno

    il fatto che sia tutto nel cloud mi inquieta praticamente per tutto (film, musica, videogiochi, etc.) eccetto che per l’editoria. Riviste e giornali una volta letti di solito vengono buttati, quante riviste riusciamo realmente a conservare per più di qualche anno? stesso discorso per i libri… li tenete veramente tutti? ne avete lo spazio? veramente v’interessa tenere anche i paperback per anni?

    Forse solo per i fumetti avrei qualche problema a lasciarli nel cloud.

  • # 27
    Simon71
     scrive: 

    @Andrea 2001

    Dici bene, hai detto tua figlia, che per giunta ha 3 anni…Stiamo parlando di un soggetto in piena “curva di apprendimento”, che crescerà con questo o chissà cos’altro…Ma bisogna aspettare che le generazione di tua figlia diventi un soggetto “giuridico adulto”, maggiorenne e che rientri nel mercato…C’est à dire quando lavorerà e potrà comprarsi LEI un iPad, abbonarsi alla xyz rivista e sfogliarla sulsuo Tablet…Un’azienda NON ha tutto questo tempo, una Casa Editrice meno che manco e giustamente si pongono dei quesiti, tratti da sondaggi e statistiche.

    Io mi riferisco a chi oggi è già adulto. Quando vedrò il 70% della gente andare in giro con l’ iPad sotto braccio, sfogliare le sue pagine virtuali in metropolitana, sul tram, seduta nei bar…Allora va bene…Solo che oggi vedo tantissime persone con i “leggo” in mano o al limite libri…anche tra i giovani…

    Ciao

  • # 28
    flameman
     scrive: 

    in statale avevo toccato il delicato argomento

    “come immaginate i libri del prossimo futuro ? paper vs ebook”
    http://www.studentimilano.it/forum/viewtopic.php?f=57&p=835121#p835121

    =P

  • # 29
    maurizio
     scrive: 

    leggendo l’articolo ho notato che non sono l’unico a essermi posto la domanda sul prezzo esorbitante dell’ editoria elettronica…..

    perche mai devo pagare un ebook o una rivista elettronica la stessa cifra della sua controparte cartacea?? cosa giustifica lo stesso prezzo?? da una parte ho i costi della carta… della stampa… del trasporto… del rivendotore… costi che si presentano su ogni singola copia creata e venduta….
    dall’ altra parte dopo che il prodotto e’ stato creato una volta con i costi di realizzazione che si presentano quella singola volta poi e’ sempre lo stesso che viene scaricato n volte sui dispositivi di chi lo acquista….
    rimangono gli eventuali diritti d’autore, ma quelli ci sono sia in formato elettronico che cartaceo, sono quindi una costante che non influisce….

    l’editoria elettronica non decolla?? ettecredo quando vedo un ebook a 13 15 euro non sono certo attratto a comprarlo rispetto alla sua. ersione cartacea che probabilmente costa solo qualche euro in piu’ o addirittura uguale….. mettiamo dei prezzi che siano proporzionati ai costi sostenuti e l’editoria elettronica decollera’

    Mau

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