di  -  martedì 13 aprile 2010

Quello di oggi sarà l’ultimo articolo della serie dedicata al talk tenutosi quasi un mese fa al parlamento italiano riguardante il rapporto tra internet e libertà. Lawrence Lessig ci ha accompagnati nel suo discorso attraverso le tematiche dello scontro generazionale, dell’industria del copyright, del giornalismo e della trasparenza fino ad arrivare all’estremismo. In quest’ultimo articolo si parlerà di quella che secondo lui è la cura per i mali presentati in precedenza: l’umiltà normativa.

UMILTÀ NORMATIVA

Il ventesimo secolo è stato un secolo in cui la tecnologia ha reso possibile un certo modo di pensare in maniera totalitaria. In alcuni casi ha addirittura favorito il fiorire di queste teorie. Tecnologie come la televisione sono state utilizzate dai governi principalmente come strumenti di propaganda. Hanno prodotto ambiziose (spesso anche brutali) regolamentazioni progettate con l’obbiettivo di controllare e rimodellare la società. Che si pensi all’estremismo di Stalin, al proibizionismo Americano, alle ambizioni di Franklin Delano Roosevelt, all’attuale guerra contro le droghe, alla “grande società” di Lyndon B. Johnson o alla guerra in Iraq la mentalità rimane sempre la stessa: i governi credono di avere il potere per controllare e rimodellare la società. Il rallentamento di tali metamorfosi sociali in determinati ambiti inoltre ha convinto i governi che una maggiore forza potesse garantire una regolamentazione più efficace. Questa relazione secondo Lessig è falsa.

In una democrazia (e non in uno stato totalitario) l’uso della forza porta ad una regolamentazione meno efficace. Come dimostrato da Cass Sunstein “una spinta gentile” è preferibile ad un pugno, le norme sono più efficaci della prigione.

Dobbiamo re-imparare questo. Imparare di nuovo l’umiltà riguardo alla capacità dei governi di cambiare il mondo. Gli estremisti da qualsiasi parte siano hanno dimenticato ciò che i governi non possono fare. Hanno dimenticato quei limiti naturali all’interno di una democrazia che dovrebbero ispirare umiltà nei comportamenti.

Si prenda come riferimento il primo argomento trattato (generazioni a confronto). Chi è al potere dovrebbe rendersi conto che la guerra intrapresa riguardo alle tecnologie di internet è una guerra contro i propri figli. Tanto più la morsa normativa sui comportamenti in internet sarà stretta, tanto più la resistenza a queste restrizioni sarà distruttiva da parte di chi le subisce.

Quello che Lessig auspica è che le persone che non appartengono alla generazione Y e non comprendono a pieno il potenziale di questa tecnologia si rendano conto con umiltà di alcuni punti:

  • Questa tecnologia non può essere uccisa, si può al massimo criminalizzare chi la utilizza
  • Non si possono annullare i nuovi modelli creativi che sono nati grazie ad internet, ma si può solo portarli nel sommerso, nell’illegalità
  • Non si possono trasformare gli utenti in ricevitori passivi, si possono solo far diventare “pirati”

La domanda che viene spontanea è: È la cosa giusta da fare?
In America i ragazzi vivono in questa era di proibizioni nei più svariati ambiti della loro vita. Vivono la loro vita contro la legge.

Secondo Lessig questa realtà è estremamente negativa e corrosiva per il ruolo della legge in una democrazia.

Internet è libertà… ma cosa è la libertà?
La libertà produce cose buone e cose cattive. La risposta matura è quella di cercare di minimizzare le cose cattive per proteggere quelle buone. La risposta ragionevole di un governo è quella di non combattere guerre senza speranza. Secondo Lessig quello di cui abbiamo bisogno sono governi che abbiano maturità e ragionevolezza, che riconoscano con “umiltà normativa” i fallimenti che hanno segnato il ventesimo secolo.

4 Commenti »

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  • # 1
    Notturnia
     scrive: 

    in merito a cosa sia la libertà bisognerebbe leggere platone quando scrive della democrazia e della nascita delle tirannie ;-)

  • # 2
    arkanoid
     scrive: 

    Credo che l’articolo non sia bellissimo. Coinvolge la politica in discorsi populisti infilandoci dentro anche argomenti lasciati lì polemicamente.
    Non credo che esista un problema legato a nessuna tecnologia, a nessun momento particolare, ma solo alla convinzione comune che il bene e il male siano identificabili.
    Ci sono comportamenti che non danneggiano nessuno anche senza l’esistenza di internet, e verrebbero comunque cassati, perchè l’uomo tende a tagliuzzare le scelte in modo da farsi portare inconsciamente alla stabilità legata al proprio benessere individuale.
    Paradossalmente, ci possono essere più persone felici in una monarchia che in una democrazia, ma quelli infelici lo saranno di più che non in una democrazia anche se in minor numero.
    Per questo non credo che sia il modello politico di uno stato a guidare l’accettazione delle sfumature della vita di ognuno di noi che non arrecano danno a nessuno, se non che qualcuno vuole sentirsene infastidito senza una motivazione razionale.

  • # 3
    Cipo
     scrive: 

    clap clap

  • # 4
    Emanuele Rampichini (Autore del post)
     scrive: 

    @Notturnia
    Letto “La Repubblica” di Platone alle superiori ma devo ammettere candidamente che non sono mai stato un grande fan della materia. :P

    @Arkanoid
    Ti ringrazio per la critica che quando costruttiva è sempre ben accetta.
    L’articolo,come già scritto, è solo l’ultima parte di un discorso abbastanza articolato e complesso. Detto questo ci tengo a precisare che non tutte le idee di Lessig combaciano perfettamente con le mie. Molte cose sono secondo me condivisibili ma trovo anche io troppo semplicistica la spartizione tra bene e male fatta dall’oratore (attitudine molto Americana a mio avviso).

    Per questo non credo che sia il modello politico di uno stato a guidare l’accettazione delle sfumature della vita di ognuno di noi che non arrecano danno a nessuno, se non che qualcuno vuole sentirsene infastidito senza una motivazione razionale.

    Il fatto che evidenzia Lessig è proprio quello. Dato che il modello politico non può in alcun modo guidare queste sfumature è auspicabile che rinunci a farlo e si occupi dei problemi veri.

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