di  -  lunedì 14 settembre 2009

Con la scomparsa di un personaggio come Mike Bongiorno si sono susseguiti tributi ed immagini di repertorio dell’epoca in cui il mezzo catodico muoveva i suoi primi passi, portando con sé innovazione, rivoluzione dei costumi, e l’unificazione culturale della nazione, attraverso la diffusione della lingua italiana anche presso quegli strati del tessuto sociale che fino ad allora ne erano rimasti emarginati.

papalla

In quelle immagini che risalgono alla fine degli anni ’50 e inizi ’60, traspare un candore ed una semplicità quasi infantile, dello stile, dei modi, del comunicare, che ispirano tenerezza.
Appare evidente, ed è confermato dai racconti dei protagonisti di allora, il carattere di improvvisazione si cui si fondavano le professioni, televisive, ed il nascente sistema economico che attorno ad esse ruotavano.Alle rivoluzioni tecniche, come l’introduzione del colore, lo sviluppo di sistemi di ripresa via via più leggeri, compatti e trasportabili, si sono accompagnati profondi cambiamenti nella struttura organizzativa a supporto delle televisioni. L’iniziativa dei privati ha portato ad occupare gli spazi (le frequenze), solo successivamente si è cercata una regolamentazione, solo parziale, e mai efficace, visto che ancora oggi, siamo spettatori di un lento passaggio al digitale, figlio di quelle leggi che non sono mai state veramente applicate.

Oggi la televisione ha smesso di rappresentare l’innovazione, di portare il nuovo ed il cambiamento attraverso la sua diffusione capillare nei salotti degli italiani, forse anche come conseguenza di una evoluzione della stessa società da una “società di massa”, ad una più nebulizzata e fondata più sull’individualismo e sul “micro”. Questo ruolo oggi è svolto dal web, a cui sono da attribuire alcuni dei più profondi cambiamenti delle abitudini di vita negli ultimi anni.

Così come la televisione degli anni ’60, però, il web oggi non è un media maturo. Dinamiche e regole sono in rapido divenire, frutto più dell’esperienza quotidiana che non di una sistematica organizzazione, che al momento sembra impossibile a quasi tutti, tranne che a qualche fantasioso politico con la mania della regolamentazione.

Internet, sembrerebbe essere stato scoperto dalle aziende, come strumento per interagire con i propri clienti, molto più rapidamente di quanto le stesse avessero fatto con la televisione. La combinazione di grandi opportunità, e grandi interessi, può indurre qualcuno a cedere alla tentazione di facili guadagni, o semplicemente di sottovalutare le conseguenze di determinate azioni, in ambito commerciale.

Un pericolo vero, attuale, ma a cui fa da contraltare una certezza indiscutibile: il sistema della pubblicità tradizionale, quello per cui si compra una porzione di spazio all’interno di uno specifico ambito, non ha mai funzionato bene sul web, e ad oggi pare del tutto inverosimile una inversione di tendenza.

La discussione su come strutturare e quale forma dare alla conversazione tra aziende e consumatori sul web, è aperta, e non si chiuderà tanto presto. Ma sarà qualcosa di nuovo, non una riedizione di regole mutuate da altri media.

7 Commenti »

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  • # 1
    Scritto Altrove | Il blocco-note di Markingegno
     scrive: 

    […] Digitali – Internet oggi è come la televisione degli anni ‘60 Una riflessione sul sistema dei media, con qualche parallelo tra l’epoca degli esordi del […]

  • # 2
    Daniele
     scrive: 

    curioso il fatto che nessuno abbia commentato questo articolo.

    forse perchè chi usa internet/ è dell’era di internet, non ha interessi a fare paragoni con la tv degli anni 60…?

  • # 3
    Giacomo
     scrive: 

    sono d’accordo sul fatto che internet oggi ha lo stesso impatto sulla società e il costume che la televisione e il cinema avevano negli anni ’60.

  • # 4
    elevul
     scrive: 

    Mah, non sono in grado di pronunciarmi sulla similitudine tra TV ’60 e Internet ora, però sono in grado di affermare una cosa: internet non è un vero fenomeno di massa, perché la comunicazione che permette è troppo impersonale e limitata.
    Il vero fenomeno di massa sarà il successore di internet, quello in grado di connettere i cervelli di tutti gli esseri umani assieme, permettendo una comunicazione totale.
    Fino ad allora Internet sarà sempre considerato( e a ragione) un’elemento di alienazione, essendo esso esclusivo( prende tutto il tempo dell’individuo) e non personale( aka la comunicazione non è sufficientemente espressiva da permettere una comprensione tale da portare il rapporto su base personale).

  • # 5
    Flare
     scrive: 

    Molta artigianalità ed improvvisazione si vedeva anche agli albori dell’informatica e poi dell’informatica personale: il “pionierismo” degli anni ’80 e dintorni viene ricordato nella vostra rubrica nostalgica. Internet (o meglio il World Wide Web) è simile alla TV in quanto mass media e il paragone con la prova TV lo trovo azzeccato. La TV in Italia arrivò in ritardo e anche per Internet non siamo stati dei gran anticipatori. La TV all’inizio ebbe un notevole impatto culturale, unificando la lingua italiana e migliorando l’alfabetizzazione. Internet ha dato una marcia in più all’inglese come lingua comune: chi non lo sa è tagliato fuori da gran parte della rete e con la diffusione dei video in streaming, anche l’inglese parlato. Non che ne sia troppo felice, notando come noi italiani siamo succubi, con che debolezza cediamo alla pressione culturale angloamericana, come la nostra lingua (molto più di altre) si stia riempiendo di parole inglesi, calchi e neologismi; peggio ancora quando usati a sproposito. Ogni tanto penso che ad un inglese verrebbe da ridere (o da piangere), a sentire/leggere come infiliamo certe parole nella nostra lingua. Quindi c’è anche un’altra faccia della medaglia e mi chiedo se culturalmente ne stiamo giovando o meno, sotto questo aspetto: molti italiani che scrivono in rete, usano un pessimo italiano. Pazienza gli errori di battitura, né si pretende un italiano da 10 e lode, ma molti scrivono e parlano proprio male, per non parlare dello stile SMS. Poi sono accessibili una quantità enorme di informazioni, la comunicazione è rapidissima, ma non è tutto oro quel che luccica: le leggende urbane, le bufale, le teorie strane al limite della superstizione (lasciando stare le truffe) non si sono mai diffuse così in fretta. La TV è pian piano degenerata, diventando sempre più commerciale e spazzatura; la grande rete sta diventando sempre più simile alla TV: dal CERN, alle università, agli appassionati è passata alla massa; l’apparenza conta sempre di più, mentre i contenuti sono sempre più annacquati, arrivando alle marchette dei blog o a Twitter, dove il 99% è “rumore”. Chi sognava un’intelligenza collettiva, si trova davanti per lo più un grande vuoto. Nel frattempo il “You” di YouTube è sbiadito un po’.

  • # 6
    GianL
     scrive: 

    io vado oltre: vedo in Internet già gli stessi difetti della TV anni ’80: l’ omologazione verso il basso.

    Basta vedere i siti dei più importanti quotidiani italiani: se su carta conservano autorevolezza e prestigio, su Internet le notizie più lette son degne di “Cronaca Vera”…

    con tutto il rispetto per questa testata, che non si merita questo concorrente!

  • # 7
    Giulio
     scrive: 

    Secondo me Internet viene fin troppo sopravvalutato, specialmente nell’epoca del web 2.0, gli si da fin troppa importanza e non si riesce ad essere abbastanza critici da vederne i difetti e le limitazioni, e questo si che porta alienazione.

    Intendiamoci gli strumenti che vengono messi a disposizione per migliorare la comunicazione ben vengano, ma della quasi totalità di questi (facebook o twitter) c’è l’abuso più totale. A prescindere da chi dipenda (lo stato di una società è responsabilità di tutti i membri della società stessa).

    In tal senso bisogna rivedere decisamente il concetto di comunicazione e il ruolo che ha oggigiorno, perché certo non è quello degli anni 60.

    Il rischio è quello di spostare la propria vita al servizio del web 2.0 senza tuttavia accorgersi dello stato di degrado che esiste nella società reale.

    Internet è un mezzo a doppiotaglio, bisogna saperlo usare prima di entrarci a capofitto.

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