di  -  venerdì 2 novembre 2007

copyleft_tatoo.jpgLa SIAE ha rilasciato un comunicato stampa, che potete leggere per intero su Frontiere Digitali, in cui dichiara di aver iniziato una collaborazione con la Free Hardware Foundation Italia per discutere del Copyleft e delle Creative Commons. Seguendo l’esempio della Buma/Stemra (l’assocazione degli autori olandese) che per prima nel mondo ha recepito queste forme di licenza.

Attualmente in Italia è legalmente possibile utilizzare il Copyleft e le Creative Commons per le proprie opere, ma si può inciampare in alcuni problemi quando il creatore di un’opera affida alla SIAE la tutela dei diritti economici derivati dall’usufrutto dell’opera, questo perché la SIAE non ne contempla l’esistenza di queste licenze. Il percorso prevede quattro fasi.

 

“La prima è quella di approfondire e chiarire il concetto di uso commerciale, uso non commerciale e uso promozionale dell’opera.

La seconda fase prevederà la definizione delle modalità di distribuzione dell’opera (online o su supporto materiale) e le pubbliche esecuzioni (concerti, intrattenimenti e musica d’ambiente) consentite.

La terza fase è la più delicata e prevederà un confronto all’interno degli organi rappresentativi della base associativa della Siae per verificare la possibilità di gestire forme alternative al mandato generale che l’autore conferisce alla Siae per la gestione collettiva dei suoi diritti, che consenta maggiore libertà di scelta all’autore sulle modalità di diffusione della propria opera, ed approfondisca il tema dei relativi costi di gestione.

La quarta fase approfondirà gli strumenti tecnico informatici utilizzabili per assicurare la massima trasparenza ed informazione della titolarità dei diritti di utilizzazione economica dell’opera, al fine di consentire alle terze parti utilizzatrici di verificare la possibilità di uso legittimo dell’opera secondo le scelte dell’autore.”

Si tratta quindi di dare una delle definizioni ufficiali ai diversi tipi di licenza e definire con esattezza le linee di confine tra di queste, di come far riconoscere il tipo di licenza e il tipo di uso dell’opera consentito agli utilizzatori e, in soldoni, quanta parte dei diritti economici fruttati dalle opere spetti alla Società.

La SIAE si avvicina ad una nuova realtà, di sicuro spinta dall’interno, cioè dagli editori e dagli autori che la compongono e che usufruiscono dei suoi servizi. La necessità è quella di portare fuori dalla costante illegalità la rete, che grazie al social network dilagante e alla multimedialità, rappresenta anche un potente mezzo per la promozione e la diffusione di opere, grazie soprattutto al passaparola (o buzz se preferite) che non può fare a meno di violare le regole sui diritti d’autore nella sua opera di diffusione dell’arte e della conoscenza.

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