di  -  lunedì 6 ottobre 2008

sunNonostante i mondi online siano in Italia ancora visti come un videogioco per perditempo (del resto pure Internet soffre di simili pregiudizi), in altri Paesi dove l’innovazione è salutata con entusiasmo l’atteggiamento è ben diverso.

Recentemente Sun Microsystem ha calcolato quanto il telelavoro faccia risparmiare, all’azienda, al lavoratore e al pianeta in termini sia economici che di impatto ambientale.

Pensate che lavorare da casa anche solo due giorni alla settimana consente di risparmiare oltre 1500 euro l’anno tra carburanti, vestiti ed altri costi connessi esclusivamente alla vita da ufficio.

Va inoltre notato l’inaspettato dato che dimostra come i consumi pro capite di elettricità siano doppi in ufficio (130 watt) rispetto che a casa (64 watt).

Il risparmio non è ovviamente solo economico e di CO2, ma anche umano in quanto il lavoratore si riappropria di spazio e tempo, autogestendosi e lavorando in un ambiente a lui familiare.

I dati dimostrano che laddove il telelavoro, assieme ad altre soluzioni innovative quali la settimana lavorativa di quattro giorni, viene applicato la produttività non solo non cala, ma addirittura aumenta.

Ovviamente perchè il sistema funzioni occorre che, prima di tutti, il lavoratore sia serio, responsabile e rispetti l’azienda per cui lavora. Autogestirsi significa avere senso di responsabilità in assenza del quale, purtroppo, lavorare in ufficio strettamente controllati dal responsabile è l’unico modo per produrre qualcosa.

I mondi online, inoltre, contribuiscono notevolmente all’efficacia del telelavoro grazie alla possibilità di svolgere riunioni ed altri eventi collettivi in un ambiente 3D immersivo, consentendo così di gestire in telelavoro anche operazioni complesse.

9 Commenti »

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  • # 1
    Pio Alt
     scrive: 

    Certo che dar credito all’oste quando giudica il proprio vino… non è il modo migliore di capire le cose… :)

    In primo luogo bisogna sapere come hanno fatto i conti, perchè chi presenta numeri vari di solito li falsifica. Quanta benzina? per fare quanta strada? con quale automobile? basta giocare sui parametri ed escono i numeri che si desiderano.

    Poi in questi discorsi non sono mai portati i lati negativi: possibile che non ce ne sia nessuno? mai?
    Quanto più si ammala il telelavoratore, quanto più spende in cibo? quanto meno cura la propria persona? quanto più si impigrisce? Bisogna fare i conti con tutti i parametri. (altrimenti risulta che la migliore fonte di energia è il petrolio!)

    Il telelavoro distrugge la psicologia del lavoratore, socialmente lo emargina, lo rende solo, lo mette nelle condizioni di arrangiarsi come può, lo costringe a condizioni di lavoro peggiori (poco spazio, poco curato, poco rinnovato, perchè lo deve pagare da se) gli fa credere che può guadagnare lavorando a casa e badare pure ai figli risparmiando per a scuola materna ma poi non può riuscire a far due cose insieme e finisce per trascurare di più i fili e lavorare peggio; aumenta la produttività ma la produttività va a favore dell’azienda, non del lavoratore quindi perchè dovrebbe farlo? e poi oggi i cosidetti lavoratori sono imprenditori di se stessi sono partite iva a fatturato costante, e basso.

    Il telelavoro è per l’impiegato come la catena di montaggio per l’operaio: produce di più? sì! Fatica di meno? sì! Però…

    Con tanti “se” e con tanti “però” si può anche telelavorare ma… :)

  • # 2
    Francesco Federico (Autore del post)
     scrive: 

    Nel post ho chiaramente evidenziato che si tratta di telelavoro per 2,5 giorni alla settimana, non un’attività completamente in telelavoro, peraltro impossibile da gestire perchè la dimensione umana del coordinamento del lavoro è e sarà per molto tempo ancora necessaria.

    Tutti i problemi da te citati fanno riferimento ad un’applicazione distorta e miope del telelavoro, aspetto cui non si riferisce quanto scritto.

  • # 3
    Cesare
     scrive: 

    E’ un modello che non funzionerebbe mai in Italia, paese di furbi per eccellenza. :D

  • # 4
    luca
     scrive: 

    “Ovviamente perchè il sistema funzioni occorre che, prima di tutti, il lavoratore sia serio, responsabile e rispetti l’azienda per cui lavora. Autogestirsi significa avere senso di responsabilità in assenza del quale, purtroppo, lavorare in ufficio strettamente controllati dal responsabile è l’unico modo per produrre qualcosa.”

    bene e chi lo verifica!?!?!? … la solita aria fritta!

  • # 5
    Francesco Federico (Autore del post)
     scrive: 

    Lo verificano i risultati, ovviamente.

  • # 6
    BrightSoul
     scrive: 

    @Cesare
    nonostante io non sia furbo, non sono MAI riuscito a organizzare bene il mio tempo col telelavoro. Quindi hai ragione, in Italia non funzionerebbe mai.

    Si ha l’impressione di avere troppo tempo a disposizione, che viene puntualmente sprecato in cose frivole.
    Ora che lavoro in ufficio dalle 8.30 alle 18.00 mi rendo conto di essere molto, ma molto più produttivo. A parte la pausa di 5 minuti che sto facendo adesso, vi assicuro che un po’ di pressione è fondamentale affinché i tempi vengano rispettati :]

    E in 5 minuti faccio in tempo anche a mangiarmi uno yogurt.

  • # 7
    Pippolillo
     scrive: 

    E’ uscito da poco un libro dal titolo “Perché il lavoro fa schifo e come migliorarlo”.
    Le autrici, Cali Ressler e Jody Thompson, non sono due sindacaliste o nostalgiche comuniste ma due consulenti del lavoro USA.
    Portano la loro esperienza alla “Best Buy”, una società americana con oltre 1500 punti vendita in USA, Canada, Messico, Turchia.
    Loro sono andate oltre il tele-lavoro, hanno riorganizzato questa società dove l’ambiente di lavoro è basato sui risultati e non su quante ore stai in ufficio.
    Un modo nuovo di lavorare è possibile aumentando la soddisfazione di chi ci lavora, avendo più tempo a disposizione per sé, aumentando l’efficienza e gli utili di un’azienda.
    Provate a leggerlo.

  • # 8
    Simone
     scrive: 

    Confermo quanto affermato da Sun e da Francesco Federico: lavoro come ricercatore universitario e, grazie alla particolare forma contrattuale ho la possibilità di scegliere il mio orario di presenza in laboratorio. Proprio questa settimana ho lavorato due giorni a casa con gli ovvi vantaggi riportati nell’articolo, tra cui in particolare il risparmio di due giorni di inquinamento (40%!) della mia auto.
    E’ ovvio che si tratta di una forma di collaborazione che si adatta solo ad alcune tipologie di lavoro, ma i vantaggi per tutti sono evidenti.
    Stendiamo un velo pietoso su quanto detto da Pio Alt, che chiaramente non sa di che parla.

  • # 9
    Maxim
     scrive: 

    @BrightSoul

    Scusa sai…ma e’ un “tuo” problema se hai bisogno di essere sotto pressione per lavorare bene. Quanto allo yougurt in 5 minuti, mi dispiace per te..Vivi proprio male

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