di  -  martedì 23 settembre 2008

lastampaGiulio Anselmi, Direttore del “prestigioso” quotidiano Torinese La Stampa, si è recentemente scagliato contro il giornalismo online, a suo dire poco affidabile e autorevole.

Il Direttore ritiene infatti che la carta conserva un elemento di autorevolezza e credibilità che non si può attribuire a Internet.

Confesso di aver sonoramente riso alla lettura di queste parole, dato che proprio pochi giorni fa La Stampa ha pubblicato in prima pagina una delle più grandi bufale del 2008 : la falsa copertina di Vogue con Sarah Palin.

Evidentemente in redazione la voglia pruriginosa di sbattere in prima pagina qualcosa di assolutamente legittimo (anche fosse stato vero), ma per molti giudicato inopportuno, ha fatto saltare qualche passaggio tra cui i dovuti controlli sulla fonte.

Triste notare che la rettifica all’imbarazzante gaffe è stata di fatto uno scarico di responsabilità, in quanto a produrre la copertina falsa sarebbe stato un “blogger”, come dire: non è colpa nostra che non abbiamo verificato la fonte, la colpa è del solito blogger inaffidabile. La realtà è invece altra, e cioè che la stampa tradizionale non è affatto esente da strafalcioni (sia di forma che di contenuto) così come non lo sono i blog e i media online in generale.

Ora Anselmi, anzichè fare un mea culpa e capire come new media ed old media possono felicemente integrarsi, offende i media online quali The New York Times, Financial Times, Wall Street Journal, The Times, Washington Post e tanti altri quotidiani ben più autorevoli e prestigiosi [e indipendenti – ed.] di quello che dirige lui e che hanno capito, da tempo, quanto internet sia importante e utile.

Mi piace inoltre sottolineare che Anselmi ha offeso anche i suoi redattori che lavorano per La Stampa online. Chissà come si sentiranno dopo che il loro direttore li ha definiti poco attendibili e poco autorevoli.

25 Commenti »

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  • # 1
    Paganetor
     scrive: 

    E’ il solito, vergognoso attaccamento che troppi giornalisti dimostrano di avere a certe idee…

    ricordo con amarezza il giorno in cui ho dato l’esame di stato (da giornalista) a Roma: dall’altra parte della “cattedra” emergevano perle di saggezza del tipo “Per essere un buon giornalista bisogna sapere un po’ di tutto, non occorre essere specializzati”. Poi leggiamo certi strafalcioni che farebbero rizzare i capelli a un calvo…

    I miei miti “positivi”? Caprara, Bignami e simili: competenti, mai “chiassosi” nelle loro esposizioni e, soprattutto, autorevoli.

    Anselmi dovrebbe tornare a scuola (non solo di giornalismo) e cercare di migliorare almeno un po’…

  • # 2
    davide
     scrive: 

    scusa, ma se gli “attori” dei media tradizionali infangano puerilmente i new media, direi che con questo, e con altri interventi, fate il loro stesso gioco. per quale motivo virgoletti la parola -prestigioso- quotidiano se non per ironizzare futilmente? inoltre i citi i “ben più autorevoli e prestigiosi” quotidiani internazionali on-line… beh mi sembra un’apologia gratuita alle testate anglosassoni e al tempo stesso un offesa altrettanto gratuita a quelle nostrane… che poi le testate citate siano [indipendenti…] beh indipendenti da cosa?
    credo che le tue opinioni possano essere anche condivisibili (oppure no) ma purtroppo sembra che le spacci come la verità assoluta, cadendo nello stesso tranello di chi stai denigrando
    cmq vi seguo sempre con interesse
    saluti e buon lavoro

  • # 3
    Francesco Federico (Autore del post)
     scrive: 

    In realtà quando i media tradizionaloi hanno fatto qualcosa di buono ne ho sempre parlato con piacere. Proprio ieri ho letto del social network che il New York Times ha intenzione di aprire e ne scriverò un post.

    Sono sempre aperto a parlare di esempi sia positivi che negativi di media tradizionale a differenza di quanto quasi sempre fanno loro, impegnati ad attaccare i new media senza autocritica (invece presente nella blogosfera e nei new media in generale).

    Per quanto riguarda l’autorevolezza de La Stampa in relazione alle altre testate citate mi sembra sia un dato oggettivo più che un opinione personale…

  • # 4
    Fabio
     scrive: 

    I congiuntivi, santo Dio… Per forza poi la stampa online viene considerata poco affidabile e autorevole…

  • # 5
    Sisi
     scrive: 

    Fabio era proprio quello il punto centrale: hai capito tutto. Ora che l’hai fatto notare, torna nel tuo buco.

    Per quanto mi riguarda sono d’accordo con Anselmi. Ma metto sullo stesso piano la stampa online e quella su carta: entrambi spazzatara, fatta da giornalai anzichè giornalisti.

    Ciao

  • # 6
    Alessio Di Domizio
     scrive: 

    @ Davide
    Indipendenti da aziende. La Stampa, per esempio, appartiene al gruppo FIAT.

    http://www.fiatgroup.com/IT-IT/SECTORS/PUBLISHING/Pagine/default.aspx

  • # 7
    Giuseppe Stia
     scrive: 

    E’ già da tempo che io da buon torinese (di adozione), ho smesso di leggere La Stampa, proprio grazie alla grande autorevolezza e soprattutto indipendenza del direttore Anselmi.

  • # 8
    Giorgio
     scrive: 

    Il problema è che finchè l’informazione on-line rimarrà rappresentata da personaggi come voi, che vi auto-proclamate giornalisti senza essere nemmeno in grado di scrivere in un italiano corretto (forse ti conviene andare a dare un’occhiata al capitolo dedicato al coingiuntivo del libro di grammatica delle elementari), i giornalisti veri avranno sempre ragione nel denigrarvi.

  • # 9
    Pio Alt
     scrive: 

    Chi non capisce la rete non ha il decoro di astenersi sul giudicarla (non ho detto chi “non conosce” ma chi “non capisce”) e lo fa sempre grossolanamente.
    .
    I giornalistoni delle testate maxieme (lautamente finanziate con soldi dello “stato” per sorvolare o elogiare qualche atto di governo o della partitocrazia) sono pure imbecilli: confrontano le principali testate con “tutta” la rete.
    .
    Nella rete però ci sono testate autorevoli e serie e pubblicazioni di ogni altro tipo, anche dilettantesco e pure sperimentale.
    La rete è un campo fertile dove crescono molte specie di piante, chi non capisce questo non capisce la rete, non solo l’informazione in rete ma il senso stesso della rete.
    .
    Tutto questo accade in ogni settore, i commercianti non capiscono i negozi on line, i professionisti non capiscono le agenzie di consulenza on line, le aziende non capiscono la pubblicità sui siti, gli psicologi non capiscono il social network, gli insegnanti non capiscono wikipedia… i politicanti non capiscono niente di niente :-)
    .
    La rete è ancora ad uno stadio embrionale, penso, tecnicamente è piuttosto rigida e complicata, umanamente incompresa e sbeffeggiata se non del tutto ignorata.
    Ci vorrà del tempo…

  • # 10
    Marco
     scrive: 

    il giornale stampato ormai è morto, stanno cercando di appigliarsi allo specchio per salvare un media che ormai non è piu credibile ed è manipolato dalla politica e dalle aziende.
    I congiuntivi? ma chi se ne frega! L’importante è capire l’articolo.

  • # 11
    Dino
     scrive: 

    al signor direttore dei miei stivali ha una caga tremenda che il suo bel posto di lavoro pagato da noi contribuenti gli venga levato da sotto le chiappette!!!!!!! Il web fa paura ai furbetti del quartierino, la TV è finita da un decennio buono e la stampa sta morendo collassando. toglietegli i finanaziamenti illeciti dei partiti e morirà del tutto. La stampa libera l’ha capito da tempo e pubblica tutta sul web! saremo d’esempio al resto del mondo!

  • # 12
    Fabio
     scrive: 

    @sisi: sì. io credo di sì, ma mi pare che tu invece non abbia proprio capito nulla, invece. Internet permette a tutti di trasformarsi in giornalisti, ma possiamo aspettarci un’informazione affidabile da chi non è in grado di coniugare correttamente un verbo? E che desolazione leggere “I congiuntivi? ma chi se ne frega! L’importante è capire l’articolo”… Ma allora usiamo solo verbi all’infinito, oppure facciamo dei bei disegnini… l’importante e’ capire, no?

  • # 13
    Apolloniodt
     scrive: 

    Che il Financial Time in special modo… ma anche gli altri citati, siano indipendenti o liberi è una stupidaggine, come quella detta dal direttore della Stampa.

  • # 14
    Pio Alt
     scrive: 

    @ Fabio
    Anche se può dispiacere (anche a me) la perfezione linguistica non è importante in generale ma solo in particolare, nella rete.
    .
    Cioè se un blog riporta delle notizie o dei pensieri o altro che hanno un interesse implicito, la forma con la quale è espresso passa in secondo piano con il limite del “almeno capirsi” (che non è poca cosa), la rete è così variegata e omnicomprensiva che ospita anche le persone più sgrammaticate (anche tutti gli altri a qualsiasi livello).
    .
    Se invece una pubblicazione sul web si occupa di letteratura, allora (in particolare) si può pretendere una forma letteraria anche dai redattori (se li vogliamo chiamare così) così come ci si aspetta (ma non si dovrebbe pretendere) una correttezza grammaticale da un blog che si occupa di qualsiasi altro argomento ma che sia posizionato su un livello alto (per polarità o per storia o per approfondimento).
    .
    Un congiuntivo può capitare a tutti, di sbagliarlo, molto spesso ho visto scrivere “a” verbo e “ho” congiunzione ma all’interno di quel blog era sopportabile.
    Così come non riprenderesti un cameriere che ti sbaglia un congiuntivo in faccia, non è il caso di farlo su un blog, nel quale la persona più adatta a trattare quell’argomento (non letterario) può essere poco pratica coi congiuntivi o con le doppie.
    .
    Con il tempo, quando il web sarà considerato parte del mondo, in tutto e per tutto, ci saranno anche sul web testate più curate e meno curate così come ci sono riviste più perfette e altre più trascurate in edicola.
    .
    Io penso che la rete sia ancora in una fase embrionale o sperimentale, molto c’è ancora da fare per migliorarla ma la sua peculiarità rispetto agli altri medium è quella di essere redatta da tutti o meglio: da chiunque. Se si negasse il “chiunque”, su qualsiasi base, si snaturerebbe la rete stessa, sarebbe un’altra cosa.

  • # 15
    AF
     scrive: 

    Questi direttori di giornale se la stanno facendo sotto perchè ogni giorno che passa si accorgono che il loro potere sta subendo una rapida erosione per via di Internet, dove al contrario di La Stampa, Corriere, Repubblica etc.etc., l’informazione è libera.

    Ognuno può dire la propria – ognuno, mettendo a confronto diverse fonti, può fare la sua analisi. Non servono più le prostitute dell’informazione ufficiale, utili solo per farci ingollare i loro bollettini governativi e non darci diritto di replica. In internet c’è la vera informazione libera, priva delle tante censure che invece dominano giornali come La Stampa, Corriere etc.etc.

    Quindi si metta l’anima in pace il direttore della Stampa, internet continuerà ad erodere il suo già striminzito potere di giornalaio italiota.

    Saluti

    http://antifeminist.altervista.org/

  • # 16
    Jacopo Cocchi
     scrive: 

    x Fabio e Giorgio

    ok “conserva” al posto di “conservi”. C’è un errore, ci vuole il congiuntivo, nessuno dice il contrario.
    Ma non è necessario mettere in croce la gente e dire che “se non si scrivono i congiuntivi giusti non si può aspirare ad essere giornalisti”.
    Esistono le sviste e i refusi anche su testate di carta stampata, che vendono milioni di copie, dove il sistema di controllo è molto + granulare e dove i correttori di bozza sono persone pagate per fare SOLO quello.

    Per quanto mi riguarda non mi definisco certo giornalista e non ho l’aspirazione di esserlo (anche perché è difficile in Italia “campare” solo di quello); finché si scrivono cosi interessanti e gli accessi sono tali da giustificare il tempo investito negli articoli il nostro “lavoro” risulta sufficientemente ripagato al di là del “vile denaro” (perché comunque chi scrive lo fa per passione prima di tutto).
    Nel settore del nanopublishing oltre ai lettori sono poi altrettanto importanti i commenti, perché costituiscono una base di feedback sugli aspetti da migliorare e finché ci saranno commenti, vorrà dire che l’argomento trattato interessa e quindi ci saranno motivi validi per continuare a fare quel che facciamo.

    Il punto è un altro.
    Il punto è che l’atteggiamento di Anselmi ma più in generale del sistema editoriale italiano è quello di trattare l’informazione online di serie B, da un lato scaricando le responsabilità come in questo caso, ma al tempo stesso di utilizzarlo come fonti quando torna comodo.
    Questo gioco francamente piace poco.
    Anche perché rivela in realtà una difficoltà da parte di chi fa informazione e proviene da altre generazioni nell’accettare l’avanzare dei nuovi media e ed una frattura soprattutto nei confronti del pubblico giovane che invece fruisce sempre più del Web per tenersi aggiornato.
    E’ un problema culturale tipicamente italiano.
    Non è un caso se la classe politica più ignorante in materia di nuove tecnologie sia proprio quella italiana né è un caso che alcune delle leggi più assurde e che dovrebbero normare l’utilizzo di Internet, del diritto d’autore siano state il frutto del lavoro del Parlamento del nostro Paese.

    Nelle altre nazioni, che sono più inclini al cambiamento e riescono a intuire prima le evoluzioni del mercato, il Web2.0 nell’ambito business e quindi anche nel campo dell’informazione è stato assimilato prima e meglio.
    Non solo tutti i maggiori quotidiani storici mondiali (Wall Street Journal, NYTime, The Independent, The Guardian) sono online ma utilizzano questa forma di pubblicazione come voce importante del proprio sostentamento finanziario (attraverso politiche di advertising e abbonamenti).
    Inoltre, nel settore dell’ITC sono proprio quelle online ad essere le più autorevoli e lette, sia perché hanno contatti importanti nelle aziende tanto quanto le tradizionali, sia perché arrivano prima della carta stampata: sono più diretti e pubblicano articoli con una frequenza maggiore.
    Siti come ArsTechnica, PCPerspective, Xbit-Labs, TheRegister ed altri ancora generano un traffico da milioni di utenti al mese e vengono citati a loro volta come fonti dalle riviste cartacee.

    Tanto per fare un esempio, quando Corriere della Sera, Repubblica e quotidiani affini hanno cominciato ad interessarsi al fenomeno dei netbook, online (e anche noi abbiamo fatto la nostra piccola parte) le recensioni, i rumors e gli articoli si susseguivano da mesi ormai.

    E’ una questione di principio.
    Trovo ipocrita e poco professionale che prima si utilizzino certi contenuti provenienti dal mondo della Rete e poi si denigri quando vi sono degli errori e si giochi allo scaricabarile per evitare di assumersi le proprie responsabilità.
    Anche perché le bufale esistano fin da quando esiste il giornalismo e Internet non la si sognava nemmeno.

    Sul tema indipendenza poi non sono altrettanto d’accordo.
    E’ vero che i quotidiani internazionali non sono apolitici così come sono schierati politicamente chi più meno, chi più liberal chi più verso i conservatori, ma è altrettanto vero che la maggiorparte di questi non sono FINANZIATI con parte dei proventi delle tasse pagate da noi cittadini e quindi non c’è una diretta compartecipazione tra l’apparato statale-governativo (da lì poi nascono le liasons malsane in base all’orientamento di ciascuna legislatura che assegna di volta in volta i finanziamenti alle varie testate).
    E’ una BELLA differenza.

    Per cui sottoscrivo il concetto anche qui espresso da Federico.
    Ed è inutile fare di tutto un calderone, giornalisti-giornalai, tutti comprati, l’informazione non esiste ecc. ecc..
    Tanto vale chiudiersi in casa, giocare al pallottoliere e continuare a ragionare a luoghi comuni se dev’essere questo il modo di pensare e di porsi le problematiche che ci circondano.

  • # 17
    Francesco Federico (Autore del post)
     scrive: 

    In realtà “l’errore” non è sul congiuntivo ma sull’assenza di virgolette, dato che quella frase in grassetto è riportata. Sono le parole che Anselmi ha usato in questa intervista:

    http://www.primaonline.it/notizie/dettaglio.asp?id=27612

  • # 18
    Dino
     scrive: 

    @Giorgio
    credi veramente che il problema sia il congiuntivo? povero te… la questione è che io, te e chiunque altro possiamo fare lo stesso lavoro di un signor Direttore de La Stampa, del Corriera Della Sera o de Il sole 24ore, con la sola differenza che lo facciamo GRATIS e CON LA NOSTRA TESTA!!!!! chi se ne frega del congiuntivo!

  • # 19
    Francesco Federico (Autore del post)
     scrive: 

    Mi dispiace che la discussione sia volta sul congiuntivo, mi viene in mente l’adagio “Quando il saggio indica la luna, lo sciocco guarda il dito”. La forma è sicuramente importante, ma il contenuto prevale a mio avviso.

    In realtà “l’errore” non è sul congiuntivo ma sull’assenza di virgolette, dato che quella frase in grassetto è riportata. Sono le parole che Anselmi ha usato in questa intervista:

    http://www.primaonline.it/notizie/dettaglio.asp?id=27612

  • # 20
    Zoris
     scrive: 

    Una curiosità: nella stessa intervista Anselmi così prosegue: “Forse è l’ultimo bene che ci è rimasto.” Anche qui si può notare l’assenza del congiuntivo.
    @Giorgio: tu consigli di ripassare nella grammatica il capitolo sul congiuntivo; a te consiglierei di verificare in un buon dizionario la correttezza degli accenti: “finché” va scritto con l’accento acuto. Altro consiglio: rileggerei attentamente il testo prima di postarlo: “coingiuntivo” è certamente un refuso, ma se uno è pignolo con gli altri…
    Morale della favola: quando si fanno le pulci agli altri, bisogna stare molto attenti a non cadere nello stesso tipo di errore che si stigmatizza: consiglierei di rileggere la favola di Esopo “Le due bisacce.”

  • # 21
    Sisi
     scrive: 

    Jacopo non è questione di fare di tutta l’erba un fascio. Ma il fatto che l’Italia sia a non so quale ennesimo posto per quanto riguarda l’informazione non lo dico io, ma i fatti. E se ritrovo le fonti te le lascio senza problemi.
    Giornalisti che pensano ormai più al becero gossip che alla notizia in sè, per non parlare di tutte quelle volte che vengono sbattute in prima pagina notizie che poi si rivelano bufale colossali o comunque non al 100% veritiere (se vuoi ti riporto esempi su esempi).
    E mi pare che la cosa sia sotto gli occhi di tutti.

    Poi, se a te piace leggere giornali con questo tipo di informazione, beh, son contento per te. A me non sta bene e quindi preferisco fare una selezione (perchè fortunatamente qualcuno che scrive qualcosa di interessante c’è) e lasciar perdere i cosiddetti quotidiani “autorevoli” (da noi finanziati, tra l’altro).

  • # 22
    CortesiaSimpatia
     scrive: 

    “Poco affidabile e poco autorevole”? Questa è la realtà della quasi totalità della stampa nazionale su carta! Ma che faccia tosta ha costui? Basta guardarsi un Passaparola di Marco Travaglio (magari proprio quello di 2 giorni fà) per averne un esempio. La stampa è controllata dai politici (per 3/4 in mano ad un nanerottolo con la testa catramata…), e lui parla di autorevolezza. Altro che congiuntivi…

  • # 23
    Francesco
     scrive: 

    Scusate, però vedo “spara a zero”, poi leggo la dichiarazione di Anselmi e mi sembra (proprio) lui abbia solo detto che un pregio della carta stampata (forse l’unico, tralaltro) è la credibilità.
    Personalmente mi aspettavo almeno, visto il titolo, cose tipo -le notizie su internet sono sempre inattendibili- o -tutti- ma anche solo -molti di quelli che scrivono su internet sono incompetenti/inattendibili-.
    Invece no: un’affermazione che sa più di ammissione di colpa che non di “j’accuse” e… apriti cielo: blogger risentito e molti lettori che rincarano la dose.
    Alla luce di tutto ciò, tolto che temo non convenga indagare su quanti, prima di commentare, si siano presi la briga di leggere effettivamente l’intervista, tolto che mi viene in mente “Mio fratello è figlio unico” (no, non il film), mi chiedo se valga ancora il detto “excusatio non petita accusatio manifesta”.

  • # 24
    Jacopo Cocchi
     scrive: 

    x Sisi:

    perdonami ma io ritengo persone come Pansa, Stella, Mieli, Sartori, Riotta e tante altre voci autorevoli del panorama nazionale (anche perché sono apprezzati proprio all’estero, dove hanno svolto il ruolo di inviati oppure hanno anche insegnato/tenuto convegni in alcune delle più importanti università americane)
    Se poi tu vuoi affermare il contrario, e come ti ribadisco fai un’operazione “minestrone”, allora sono io che ti dico “contento te”.
    Ti faccio presente che il problema delle testate finanziate l’hanno sottolineato in tanti, ma ciò non significa però che all’interno della stampa di un quotidiano o di un periodico non vi siano invece articoli e opinionisti meritevoli di lettura e di analisi.

    Inoltre, quanto dici a proposito dell’informazione va circostanziato.
    Non siamo agli ultimi posti come livello di informazione; i dati Eurispes parlano di livello di indipendenza e ne fanno una questione + economica in realtà (cioè se il datore di lavoro lascia il direttore/redattore libero di scrivere quello che vuole a prescindere dai propri interessi), ma questo non significa che gli articoli, facciano automaticamente schifo.

    E poi scusami fammi capire un attimo: siamo agli ultimi posti come crescita del PIL in Europa (dietro anche alla Grecia).
    Questo significa forse che tutte le aziende/imprese siano criticabili o che non facciano prodotti di qualità che non meritano di essere acquistati?

    Allora vedi che se dici che la stampa è tutta =, mediocre ecc., fai un discorso errato fin dai presupposti?

    Poi chiaramente io non mi metto a sindacare su quel che preferisci leggere, se fonti estere piuttosto che italiane, ci mancherebbe.
    Sei libero di fare come credi.
    Ma criticare sparando nel mucchio senza fare distinzioni non ha ALCUN senso.
    Per me almeno.
    E spero per tanti altri.

  • # 25
    Ross
     scrive: 

    A proposito di questa faccenda: http://attaccabottone.blogspot.com/2008/09/aspetto-lo-stipendio.html
    Voi credete alle coincidenze?

    Ross

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