di  -  venerdì 25 luglio 2008

PCM-9387Il segmento dell’elettronica embedded, nonostante tenda a rimanere appannaggio degli addetti ai lavori, è di grande interesse per l’appassionato di informatica.

In questo ambito si trovano molti prodotti particolari, che in alcuni casi anticipano anche quello che sarà il mercato consumer: con enfasi potremmo definirlo uno sguardo sul futuro.

Per fare un esempio, è solo di recente che gli SSD sono diventati di moda e hanno fatto breccia sulle testate giornalistiche rivolte agli utenti finali. Se ne parla spesso come una novità, come l’ultimo ritrovato tecnologico quando in realtà esistono da anni: io stesso ho un paio di DiskOnChip della M-Systems (acquisita nel 2006 da SanDisk), da 512 Mb, IDE e di dimensioni ridotte al punto che li infilavi direttamente nel connettore della scheda madre.

Non è però di SSD che voglio parlare. Mi è capitato recentemente per le mani un “Computer on Module“, ovvero un sistema x86 completo in una scheda di dimensioni estremamente compatte, consumi contenutissimi e ovviamente performance limitate.

Immagino che buona parte di voi abbia pensato ad Atom. Fossimo stati 6 mesi fa, avreste pensato (seppure in un numero ristretto) a VIA, che per conquistarsi la propria nicchia di mercato ha fatto dello small form factor il proprio cavallo di battaglia. Invece no.

Anche in questo caso si parla di una categoria di prodotti già presente in commercio da anni e anni. Intel con Atom non s’è inventata niente: ha solo coperto un segmento di mercato con una soluzione specifica, che prima le mancava, finalizzata ad abbattere i costi di produzione. Un piccolo inciso: sia VIA con il C7 che AMD con il Geode si trovavano in posizione di esperienza e vantaggio, ma con il dinamismo che le contraddistingue ultimamente (sarcasmo) hanno lasciato campo libero al colosso di Santa Clara.

E questo è successo anche nel segmento embedded, ricco di schede con CPU e chipset Intel nonostante l’assenza di un processore specificatamente pensato per questo utilizzo.

Quella che ho qui, una PCM-9387 di Advantech, monta proprio un Celeron M a 600 MHz. Per le dimensioni che ha, 145×102 mm (per intenderci: le dimensioni di un disco fisso da 3″1/2), è estremamente ricca di feature.

In sintesi le caratteristiche sono queste:

  • CPU: Intel Celeron M ULV a 600 MHz, 512 KB di cache L2
  • RAM: 1 slot SoDIMM, max 1 GB di DDR a 266 MHz
  • due canali EIDE (dischi da 2.5″), di cui uno dedicato al lettore compact flash
  • audio AC97, microfono, line-in, line-out
  • 2 porte ps/2, 1 porta RS232/422/485, 1 porta RS232, 1 porta parallela, IrDa 115 Kbps
  • 3 porte USB 2.0, Ethernet 10/100 Mbps (Gigabit opzionale)
  • doppio display: uscita VGA (1600×1200@85 Hz) e LVDS (LCD, fino all’UXGA)
  • alimentazione ATX oppure +5V, consumo massimo di circa 10W (dissipati passivamente)

Gli elementi di interesse, che saltano peraltro subito all’occhio, sono molteplici. Partendo dall’ultimo, il consumo. Dieci soli watt in full load per un PC completo hanno, oggi più che mai, dell’incredibile. Un desktop in idle ha una pretesa energetica di un ordine di grandezza superiore, così come una singola scheda video di ultima generazione sotto stress.

Ma anche un semplice monitor CRT. Certo, le performance sono quelle che sono; penso tuttavia che a riguardo si stia maturando, grazie ai netbook, una posizione più razionale di quella che vigeva fino a ieri (potenza a tutti i costi).

Un altro aspetto che mi ha intrigato è il lettore CF sul canale IDE secondario. In parole povere, un SSD a basso costo. Con un centinaio di euro è possibile installare una memory card da 16 GB e una dignitosa velocità di lettura/scrittura. Il risultato? Un PC senza parti meccaniche in movimento. Ridendo e scherzando è il primo che mi capita di vedere.

Quello che però colpisce di più è la completezza, di cui già ho fatto cenno, di periferiche integrate, porte d’espansione e feature più in generale. Tutto condensato in dimensioni ridottissime: tant’è che una parte di componentistica, oltre allo slot per la ram e la compact flash, è presente anche nella faccia inferiore. C’è perfino lo speaker, anche se non sono ancora riuscito a capire dove. Davvero notevole.

La nota dolente, come ci si poteva aspettare, è il prezzo. Questo PC extraconcentrato d’altro canto non si rivolge al segmento consumer come invece fanno le nuove schede mini-ITX equipaggiate con Atom; tuttavia l’appassionato disposto a spendere una cifra sicuramente non bassa ma comunque accessibile (sul listino di cui dispongo 285 euro + IVA) può togliersi qualche soddisfazione costruendosi, magari moddando un box per hard disk da 3″1/2, il proprio PicoPC ad un prezzo decisamente più ragionevole di quello dell’originale.

5 Commenti »

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  • # 1
    AlessioF
     scrive: 

    In relatà esiste già da un bel po’ ed è il Via A… (non mi ricordo il nome, lo si può trovare sul sito mini itx.
    Ata in uno slot 31/2″… con hd 2.5″.

    Avevo fatto un pensierino x ire, ma alla fine siamo ricaduti sull’eee701, più economico.

  • # 2
    Biffuz
     scrive: 

    Nel settore industriale roba simile esiste da dieci anni e passa… non c’è niente di nuovo, a parte ovviamente la velocità. Anche gli adattatori da CF a IDE esistono da quando esistono le CF, visto che le CF sono nativamente IDE e cambia solo la forma dell’interfaccia; quei DiskOnChip sono a tutti gli effetti delle CF, rimodellate con un normale connettore IDE.
    Queste macchine sono rivolte a segmenti dove spazio e consumi sono importanti, come quello industriale ed embedded, come dimostra la presenza di connettori specifici, e quindi è forse inadatto parlare di PC; a cosa serve un coso da 10 cm quando monitor e tastiera da soli sono più grandi?

  • # 3
    Isaac (Autore del post)
     scrive: 

    AlessioF: si, anche VIA produce schede embedded e le più piccole sono in formato Pico ITX (100×72 mm).

    Biffuz: il concetto che volevo trasmettere è proprio quello che dici tu, ovvero che certe cose esistono da anni. E’ in premessa: lanciare ogni tanto un occhio al segmento dell’elettronica embedded ti permette di trovare tipologie di prodotti che magari non arriveranno mai sul segmento consumer o ci arriveranno dopo anni. I PC di dimensioni estremamente contenute, come il PicoPC di VidaBox, sembrano straordinarie ma in realtà sono la normalità, se non ci fermiamo al ristretto mondo del consumer.

    Tra l’altro la prima volta che ho avuto un approccio con i PC embedded è stato relativamente poco tempo fa, diciamo due/tre anni fa, e a listino c’erano ancora sistemi basati su 486. In rete si trovano riferimenti anche a 386, a testimonianza di quanto dici, ovvero che prodotti di questo tipo esistono da parecchi anni (10 ma magari anche più, non ho approfondito). L’intento del mio articolo è proprio quello di dare un po’ visibilità a qualcosa che esiste da parecchio tempo ma che pochi conoscono.

  • # 4
    qwerty
     scrive: 

    AlessioF: VIA ARTiGO

  • # 5
    Rubberick
     scrive: 

    Anche se non e’ un x86 grande e grosso ecco picotux:

    http://www.picotux.com

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