di  -  mercoledì 29 agosto 2012

Dopo aver accennato alcuni fattori che nel breve/medio termine potrebbero ribaltare le – finora fortunate – sorti di Apple, oggi vorrei occuparmi di elementi più generali e/o remoti, ma non per questo meno influenti o urgenti da affrontare.

Svilimento del brand: il marchio Apple, forse più di ogni altro nell’industria tecnologica, polarizza le opinioni. Un brand è un emblema, dietro cui si celano, senza soluzione di continuità, valori emozionali e valori razionali. Sbilanciare la mistura sui valori emozionali rischia di marginalizzare i valori razionali, quelli con cui l’utente si trova a confrontarsi quando, scartato il prodotto, lo inserisce nel suo workflow quotidiano e ne apprezza le funzionalità. Apple fa bene quando lascia che siano i prodotti a parlare dei suoi valori, della sua idea di tecnologia, che piaccia o meno. Sbaglia quando affida alla pubblicità la creazione di goffi simulacri dei suoi valori e della sua clientela. Sbaglia quando, alla ricerca di fette di mercato meno smaliziate, semplifica all’eccesso le esigenze della sua clientela. Una certa complessità appartiene strutturalmente al PC e alle esigenze di chi lo usa. Per chi non vuole affrontarla ci sono i tablet, ed Apple ad oggi ne vende più di tutti.

Incapacità di aprire nuovi mercati: avrete già letto altrove di quanto sia straordinario il fatto che un prodotto che non esisteva fino a 5 anni fa, iPhone, rappresenti oggi la maggior fonte di incassi e margini per Apple. iPad, targato 2010, dal canto suo cresce e sviluppa margini interessanti (seppur inferiori). La straordinarietà di questi due lanci ha fissato aspettative elevatissime sulla crescita di Apple, sostanziate attualmente da ipotesi relative all’ingresso nel mondo televisivo. Quale che sia il prossimo passo del colosso di Cupertino, è indispensabile che mantenga una forte presa sul timone dell’innovazione, pena un inevitabile e progressivo assottigliamento dei margini sulle linee di prodotto esistenti. Il che mi porta al punto successivo.

Focus sull’esecuzione: Tim Cook è un esecutore, un mago delle catene di approvvigionamento e delle trattative coi fornitori. Nel suo CV mancano significativamente qualità da innovatore. Fino a quando la pipeline sarà alimentata dalle visioni di Jobs, Apple avrà perlomeno carte da giocare. Dopo? Chi prenderà il posto lasciato vacante dalla prematura scomparsa di un Jobs, che ha letteralmente modellato la gamma prodotti ed ogni minimo dettaglio degli stessi, sul proprio standard qualitativo? Chi è pronto ad assumersi questa responsabilità dopo che Cook avrà svuotato la pipeline?

Quota di mercato: se la storia di Microsoft ci ha insegnato qualcosa, sappiamo che l’integrazione verticale (un termine proveniente dal giurassico informatico ma ancora in qualche misura calzante per Apple) non va molto d’accordo con quote di mercato maggioritarie. Oggi ogni prodotto hardware di Apple, ad eccezione dei player musicali di vecchia generazione, arriva all’utente finale dotato di tutte le soluzioni necessarie al suo funzionamento: da iCloud alle applicazioni, senza dimenticare ovviamente l’OS. Il controllo su tutte queste componenti, particolarmente nei dispositivi iOS, è fondamentale per l’esecuzione del modello di business di Apple, fondato su un completo controllo dell’esperienza utente. Quanto tempo passerà prima che i software preinstallati su iPhone e iPad, il secondo detentore di una quota di maggioranza assoluta nel segmento, passino al vaglio dell’antitrust?

Standard aperti: non che il caso dell’App iOS di Facebook sia molto incoraggiante in tal direzione, ma è lecito supporre (o per qualcuno sperare), che le tecnologie su cui è basato il Web si affinino e standardizzino al punto tale da rappresentare una valida alternativa allo sviluppo nativo. Per ogni piattaforma integrata, iOS compreso, lo sviluppo cross-platform rappresenta un rischio tanto quanto un fiorente ecosistema software rappresenta una forza. Dopo il flop di Flash, riuscirà Google – promotore di un approccio web-centrico – veder realizzato il sogno di scardinare alla radice l’ecosistema software iOS? In teoria, ma qui lascio la parola a persone più esperte di me, all’aumentare della potenza di calcolo disponibile (e del rapporto fra performance e consumo), è sempre meno indispensabile ottimizzare a basso livello, dunque…

Un device per unirli: forse sono rimasto da solo a pensare (e sperare) che, con la sempre più elevata densità della potenza di calcolo disponibile per superficie e potenza assorbita, possa un giorno arrivare il monodevice, un dispositivo capace di riassumere in sé le funzioni di più dispositivi (tablet, smartphone, PC), quando corredato dagli opportuni componenti periferici. Ne parlavo qui qualche mese fa, e prima di me ne parlava molto meglio Philip Greenspun. In sintesi il problema è questo: la floridità di Apple dipende dalla sua capacità di vendere più dispositivi, con un “effetto ecosistema” straordinariamente efficace per la fidelizzazione della clientela e il cloud a provvedere alla sincronizzazione. All’avverarsi delle condizioni tecnologiche accennate più sopra, non potrebbe aprirsi una finestra concorrenziale per un player che creda nel monodevice, col cloud relegato al ruolo di backup? Dopotutto anche il PC è esploso nel momento in cui si è dimostrato un valido candidato a rimpiazzare calcolatrici, macchine da scrivere, videogiochi etc.

23 Commenti »

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  • # 1
    Davide Costantini
     scrive: 

    Non sono d’accordo su tutto.

    Ad esempio su Microsoft e le quote di mercato parliamo di un modello che ha funzionato in un mercato molto differente. In molti altri l’integrazione verticale è la norma e si accompagna a quote di mercato molto elevate.

    Basti pensare alle soluzioni IBM o alla Nokia pre-iPhone.

    Insomma non è impossibile che il modello attuali mantenga ottime quote, il vecchio Mac aveva altri problemi che i prodotti iOS non hanno.

    Sul device per unirli non credo che ci sarà.. Piuttosto immagino che il cloud diverrà il nostro centro computazionale e potremo accedervi da terminali personali, domestici, disposti nelle città e negli uffici. Sa molto di Grande Fratello ma io sono un tipo ottimista e credo che con lo sviluppo e le sfide arriveranno anche regole più o meno all’altezza, pur con i loro difetti.

    Concordo invece che Apple dovrebbe trovare una personalità creativa e con forti visioni di mercato. Uno da affiancare ad Ive come fu a suo tempo Steve Jobs. Ma non credo che certe personalità si incontrino facilmente. Cook sembra essere un ottimo manager ma è un operativo, come l’hai descritto tu.

  • # 2
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Davide
    In estrema sintesi Microsoft è stata sanzionata per aver fatto leva sulla sua quota dominante sugli OS per affermare altro software con la preinstallazione.
    Apple con iPhone ti dà in bundle iOS ma questa è una relazione troppo stretta per essere infranta. Ma per gli applicativi preinstallati come la mettiamo?

    L’accusa di posizione dominante di Psystar su Mac OS cadde proprio perché Mac OS aveva ed ha una quota di mercato non dominante. In questo sancendo il principio secondo cui “finché sei piccolo sei padrone a casa tua”.

    Con iPhone e iPad la quota di mercato è molto più elevata; soprattutto i competitor che seguono un modello di integrazione verticale assimilabile a quello di Apple (hw, OS, app, app store, cloud) come RIM e Microsoft non sono certo dominanti. Questo a mio avviso giustifica le preoccupazioni sollevate.

  • # 3
    Davide Costantini
     scrive: 

    Onestamente non stavo pensando all’antitrust ma al fatto che Microsoft è uno dei pochi giganti tecnologici che per dominare ha rinunciato ad integrare verticalmente i propri prodotti. Una scelta vincente.

    Però oggi il mondo è cambiato e l’approccio non sembra più pagare come una volta. Concordo che se Apple raggiungesse una quota nettamente maggioritaria del mercato smartphone arriverebbero le multe. E prima o poi arriveranno. Ma il regolatore ha funzione equilibratrice non “assassina” e non ha mai fermato Microsoft che è ancora oggi più profittevole di Apple in termini relativi (profitti su fatturato).

    Insomma non so se è questo il pericolo più grave dell’azienda. Se anche nel mondo tablet si instaurasse una posizione simile a quella del mercato smartphone non correrebbero molti rischi. Per posizione simile intendo avere una grossa fetta di mercato, non la maggioranza, che genera circa il 70% della ricchezza di settore. Chi non ci metterebbe una firma sopra?

  • # 4
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    No, non è il pericolo più grave. Ma un ballot screen per ogni app essenziale non credo farebbe saltare di gioia i control freak per eccellenza.

    In quanto a Microsoft, convengo che non esistono i presupposti per cui la parabola del PC possa ripetersi sul mobile. Ai tempi del PC Microsoft faceva soldi e i partner OEM si scornavano su margini sempre più sottili. Oggi Google da Android raccoglie benefici strategici più che economici e gli OEM, con poche eccezioni, fanno la fame.

  • # 5
    Alex
     scrive: 

    Apple è ormai una religione e come tutte le religioni alimenta se stessa per andare avanti. Dal mio punto di vista il futuro di Apple è legato strettamente all’identità sociale del proprio gruppo che a prescindere dalla tecnologia deve continuare a riconoscersi in un brand, in uno stile di vita o in quello che gli pare. Qualunque analisi sulle scelte future non è così fondamentale come ad esempio con Microsoft dove gli utenti guardano anche con scetticismo le sue scelte e non ci pensano due volte a cambiare sistema operativo.

    Il brand Apple dovrà continuare a raggruppare i propri clienti(=adepti) in un gruppo sociale, in modo tale che i clienti stessi potranno continuare a far parte e dipendere da questo gruppo. Ogni scelta dipende quindi dalla difesa di questo brand e non a caso Apple ha intenzione di buttarsi adesso nel mercato delle TV dove esistono già gruppi di utenti che si identificano in marchi come Sony, Philips, Samsung, etc… Ne vedremo delle belle.

  • # 6
    Christian
     scrive: 

    @Alex: Apple sarà anche una religione ma sono i suoi concorrenti i primi adepti e sostenitori delle sue scelte che infatti imitano, come le sentenze confermano solo a distanza di anni.

    Ogni prodotto ha i propri adepti, e la resistenza ad abbandonare Windows si fonda proprio sulla difficoltà a lasciare quell’ambiente omogeneo comune a più applicazioni (non programmi), nonostante in alcuni ambiti i prodotti concorrenti siano sempre stati avanti.

    Ti farò un esempio per essere più chiaro: prendi un settore come quello delle televisioni commerciali; esse hanno l’obbligo di conservare per un certo tempo quel che mandano in onda e hanno sempre assolto tale onere con dei nastri magnetici. Ti sei mai chiesto perché?

    Possiamo credere che la catalogazione, la conservazione e la possibilità di recuperare i contenuti registrati su cassetta fossero migliori rispetto alle possibilità offerte dai dischi rigidi? Francamente no. E allora cosa ha permesso l’affermarsi di tali pratiche?

    Dati tecnici alla mano lo standard IDE ha sempre permesso scritture abbastanza rapide da contenere il flusso di dati previsto dalla CCIR 601. Ne è prova il fatto che sono sempre esistiti programmi in grado di assolvere a questa funzione, cioè in grado di conservare i dati grezzi a risoluzione nativa, senza compressioni in tempo reale, con una piccola eccezione, non per chi usava MS-DOS prima e Windows dopo.

    L’ostacolo, l’unico ostacolo è sempre stato il software più diffuso e tutti sappiamo che questo più ha avuto punte di penetrazione del 98%, un monopolio di fatto.

    Gli utenti non sono mai riusciti a separarsene neppure nei settori in cui ne avrebbero avuto bisogno e hanno aspettato l’arrivo di tecnologie che comprimessero in tempo reale, come il codec Indeo RT di Intel per esempio, pur di non abbandonare quel che conoscevano, mi permetto di aggiungere quel poco.

    Non perdo tempo a cercare prove sul fatto che usassero le videocassette perché il fondatore del più grande gruppo privato in Italia, talvolta definito impero, ne ha sempre fatto un vanto.

    Dunque quell’ambiente familiare fatto di icone con un tasto Start, prima Avvio poi convertito a marchio globale, è stato una barriera all’abbandono del fornitore, al punto da spingerlo a replicare ovunque lo stesso schema, pure su palmari e altri dispositivi portatili, nonostante i manifesti limiti di usabilità.

    In quello stesso tempo, gli adepti che usavano altre macchine, che fossero i Next su cui è nato il web che conosciamo, che fossero i Macintosh, che fossero i BeBox o altre stazioni di lavoro, non dovevano convivere con i limiti di Microsoft e potevano indicizzare i contenuti, trovarli rapidamente, andare fulmineamente ad un punto casuale, estrarne un contenuto, vederlo (con Windows non era possibile neppure questo per limiti di FAT) e estrarne uno spezzone, come oggi consideriamo la norma.

    Eppure se ti prendessi la briga di installare sulle macchine di oggi i sistemi operativi di allora avresti maggior rispetto di quelli più capaci che preferisci chiamare adepti come forma di autodifesa.

    La diffusione di Windows è stata massiccia a partire dalla versione 3.11, e fino a 95/98/98SE/ME non era possibile con il filesystem FAT scrivere a velocità richieste dalla CCIR 601.

    Il multitasking di questo sistema operativo permetteva di monopolizzare le risorse della macchina, la memoria frammentata è sui libri di storia, la FAT non permetteva di scrivere file file più grandi di 2GB, poi saliti a 4, non permettava di usare i dischi da 40GB fermandosi a 38, poi a 127 per i BIOS, quando i sui concorrenti avevano da anni filesystem a 64 e 128 bit, capaci di gestire al meglio, e soprattutto di contenere i file grezzi del segnale video.

    Non solo, questi potevano far uso di attributi personalizzati a livello di filesystem come a creare una sorta di database leggero, e potevano associare ai file mp3, solo per fare un esempio, i metadati come titolo, autore, bitrate, etc. ancor prima che si escogitasse la soluzione di aggiungerli ai file, e lo stesso potevano fare con le foto, memorizzando tutte le informazioni che poi entrarono a far parte dei metadati EXIF, e via dicendo, permettendo ricerche fulminee a livello di sistema operativo anche sui file di testo, in una modalità che portava Windows verso la vergogna anche nell’ambito dell’automazione di ufficio, tuttora inesistente.

    Perché tutta questa premessa? Non è pane per utilizzatori.

    Oggi sulla base della stessa religione, che è un credo acquisito che interrompe la naturale ricerca della verità, ci sono fila di improvvisati che danno degli adepti ad addetti del settore che potevano solo basare le proprie scelte secondo evidenze tecniche, sempre combattendo con la parte amministrativa delle stesse imprese, che non le comprendevano e lo ammettevano definendo quel che si accingevano ad acquistare come un costo.

    Peccato che a non essere distratti la scelta di questi dispositivi a bilancio si scrive alla voce investimenti, e tali dovrebbero essere.

    Quando la Microsoft guidata da Bill Gates dovette scegliere la propria strategia, non era un colosso e doveva curarsi le spalle da imprese molto più forti, tra cui anche la Apple che aveva il solo limite di essere troppo in anticipo sui tempi; avere l’interfaccia grafica ai tempi di MS-DOS portava all’inevitabile conseguenza di scegliere i propri clienti per censo, tra i pochi che potevano permettersi tali tecnologie. Nonostante ciò sono cresciuto usando gli unici prodotti che potevo permettermi, partendo dagli home computer, passando ai PC, etc. senza mai pensare che chi spendeva di più fosse un adepto.

    Quando io acquistavo il mio computer con 8088 prima, 8086 dopo, per svariati milioni di lire al tempo, i 286 assemblati partivano da 2milioni quando per comprare un 386DX di IBM ne servivano 13, (di milioni di lire!) non credevo che i modelli superiori fossero per adepti di una setta legata al marchio, mi limitavo ad osservare che non mi sarei potuto permettere quegli strumenti.

    Non erano mezzi di comunicazione, non erano status nonostante costassero più di un’utilitaria del tempo e più di un Rolex e vi fu un rapido processo di crollo dei prezzi quando divennero mezzi di consumo anche grazie a Windows. Da allora servono agli utilizzatori e non rappresentano, ne potrebbero, lo stato dell’arte in campo tecnologico. Alla fine potei permettermeli tutti perché erano prodotti di consumo.

    Oggi accade lo stesso con i dispositivi portatili, la bolla della new economy intorno all’anno 2000 spazzò via molte imprese che proponevano le internet appliance, con i modem da 56Kbps o le ISDN a 64, al massimo a canale doppio (come il canone da pagare).

    E per l’ennesima volta esiste la possibilità che nel medio e lungo periodo prevalgano le proposte di più basso profilo come successe al VHS verso Betamax e Video2000, entrambi migliori.

    Che in economia il 20% della popolazione si ritrovi più ricca del restante 80% non credo sia un mistero e questo ha impedito ad Apple di vendere i propri prodotti alla maggioranza assoluta degli esseri umani, che per la cronaca vivono con meno di 2$ al giorno.

    Credi davvero che non lo sappiano? Sanno anche che fino ad oggi, nonostante qualcuno scriva il contrario, il mercato di Apple in valore batta tutti gli altri concorrenti, e il caso di iPad che vende in pezzi più dell’intera HP parla da solo.

    Credi davvero che siano tutti più scemi di te nel fare certe scelte? Se fossero condizionati dall’eterna propaganda degli sconti forse si, ma quando scelgono di comprare uno dei prodotti più cari, stanno dicendo che si tratta di qualcosa percepito come un investimento, ed è per questo che il marchio Apple oggi ha tanto valore, perché la metà degli americani (USA) che ha in caso un disposistivo con iOS si dice all’80% propensa a comprarne un’altro (e tra questi ci sono quel 40% che non acquistavano PC), mentre l’80% di chi ha comprato un prodotto con Android, tra i quali ci sono anche io, ha capito solo dopo le differenze e non ripeterebbe la stessa scelta. Qui partono le speranze di Microsoft di recuperare il terreno perso, qui affonda la disperazione di Google che non ha mantenuto la promessa di aggiornare il proprio OS per tutti gli acquirenti dei primi tablet, e qui si giocano partite che al consumatore non interessano proprio, per loro il sinonimo di tablet è iPad, nonostante i nerd non trovino pace per questa loro nuova irrilevanza sociale. In totale onestà, scritto da uno che li ha acquistati entrambi e che ha quelli con il robottino verde a prendere la polvere in attesa di finire in discarica perché invendibili.

    Tutti nel profondo delle nostre coscienze sappiamo bene che il prodotto ideale ce lo faranno sudare a colpi di piccole innovazioni successive per massimizzare le vendite e colpire meglio il portafoglio. Pochi hanno compreso che il portafoglio si difende meglio rinviando il più a lungo possibile l’acquisto della stessa categoria merceologica. Le regole teoriche a cui ci si ispira parlano di prodotti e servizi di qualità, non del massimo ribasso, altrimenti si è appassionati dei fondi di magazzino, non di tecnologia.

    Le storie che ho elencato mostrano una divergenza tra i successi commerciali e il valore dei beni, e il valore è diverso dal prezzo e lo scopri quando cerchi di vendere il tuo usato.

    Non è il valore del marchio ma lo rappresenta molto bene.

  • # 7
    Giovanni
     scrive: 

    Credo di averlo gia` detto molte volte: non e` corretto manipolare arbitrariamente fatti storici sulla base di luoghi comuni e intetpretazioni a posteriori. Quanto sopra e` pieno di inesattezze e interpretazioni distorte che porta inevitabilmente a conclusioni errate, forse anche faziose.
    Comunque inutile arrampicarsi sugli specchi con discorsi fumosi sull`usato, la difesa del portafoglio ecc

  • # 8
    Alex
     scrive: 

    @Christian

    Ma tu pensi sul serio che chiunque oggi compra un prodotto Apple spendendo un bel pò di soldi lo fa per reali esigenze? Ma ti sei guardato in giro? Hai visto quanti ragazzini hanno un iPhone e/o un iPad? E per farne cosa? Facebook, mp3, sms, etc… E tu pensi sul serio che queste siano esigenze che non possono essere soddisfatte su altre piattaforme? Su via il discorso che fai andava bene negli anni 80, quando i computer o erano un mezzo fine a se stesso oppure erano utilizzati in ambiti professionali. Oggi chi ha un dispositivo di calcolo lo usa sostanzialmente per accompagnare le sue attività quotidiane e anche per il solo gusto di tenerlo in mano…possiamo dire anche solo per indossarlo?

    Mi dispiace ma tu continui a discutere da utente geed/nerd che punta a dimostrare di averlo più grande degli altri. Ma ti sei mai chiesto quanti utenti Apple conoscono che tipo di processore monta la propria macchina? La scheda video? etc…La maggior parte degli utenti moderni (microsoft, apple non fa differenza) compra un computer guardando il design, la “grafica” e le finestre con l’effetto risucchio… E la maggior parte degli utenti non frequenta neanche forum come questo dove trovi utenti che ti fanno il pelo ed il contropelo su ogni prodotto. E’ sempre stato così. Anche nel mondo delle automobili esistono persone espertissime ma la maggior parte della gente non è capace neanche di aggiungere l’acqua nel tergicristallo.

    Il merito di Steve Jobs è stato proprio questo. Tirarsi fuori dalle diatribe sulle tecnologie hardware/software e puntare a realizzare prodotti di largo consumo, accessibilissimi e facili da usare. In poche parole puntando sull’esperienza dell’utente. Altrimenti che senso avrebbe avuto disegnare le famose icone da leccare dell’iPhone? Tanto alla fine la tecnologia è come un albero di frutti, prima o poi i frutti maturano e devi solo allungare la mano per prenderli e portarli a tavola. Steve Jobs lo aveva capito e da tempo ormai si deliziava a fare lo chef nella preparazione di piatti ricchi e succulenti :-)

  • # 9
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    @Davide & Alessio: il punto è proprio questo, e ne abbiamo discusso anche altre volte. Una legge dell’antitrust basata su una questione meramente quantitativa a mio parere porta ad aberrazioni inaccettabili.

    Oggi sono nella perfetta legalità. Domani un utente qualunque acquista un mio prodotto, la mia quota di mercato aumenta, e divento automaticamente un criminale che l’antitrust deve punire perché ho “osato” acquisire una posizione “dominante”.
    Direi che si commenta da sé…

    Le osservazioni di Alessio sono interessanti. Io ieri ho proposto un prodotto “ben carrozzato” (mettiamola così), che proprio per com’è stato concepito, con una ricca suite di applicazioni e funzionalità, è diventato appetibile alla gente che… lo ha comprato. Con gli anni divento leader di mercato, magari in posizione dominante, e adesso l’antitrust si sveglia e mi dice che no, non posso più venderlo continuando così, con tutto quel ben di dio, e magari avendo la presunzione di continuare a integrare altre funzionalità e applicazioni.

    E’ un discorso senza senso. Anche perché nessuno vieta alla concorrenza di fare lo stesso…

    Ritengo giustissimo, invece, che se l’azienda in questione, una volta riconosciutane la “posizione dominante”, impedisse alle altre realtà di poter concorrere, venisse prima avvertita di togliere le barriere, e poi eventualmente punita se dovesse continuare.

    Ecco perché sono del tutto contrario a pagliacciate come il ballot screen, o addirittura alla rimozione del media player (che Windows aveva già integrato almeno ai tempi della 3.0).

  • # 10
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Cesare
    Il punto non è diventare dominanti da un momento all’altro con uno specifico software, ma adattare il proprio business alla propria crescita.
    Assodato che usare la posizione dominante nel settore A per affermare il prodotto B è una pratica lesiva della concorrenza e del libero mercato (credo che su questo possiamo convenire), un’azienda ha tutti gli strumenti per intervenire in direzione di una preservazione di una quota di mercato minoritaria (prezzi) o la coerenza con le disposizioni legislative in materia di antitrust (software aggiuntivo non preinstallato).

    Questo scenario diventa molto più complesso nell’epoca del mobile, perché ormai è una guerra di piattaforme integrate, ed è difficile che Apple si trovi nella posizione di rimproverare in tal senso qualcosa a Google, o viceversa. Certo, le politiche dell’app store (rispetto per esempio alla non concorrenza con funzioni essenziali di iOS) rendono più complessa la posizione di Apple.

  • # 11
    Simon71
     scrive: 

    @Alex

    Da utente Apple devo dire che il tuo intervento è in parte condivisibile, ma d’altronde Apple, come ha detto uno dei tanti biografi della Mela ha vissuto tre ere, di cui la più redditizia (importante ai meri fini dello sviluppo tecnologico non saprei) è l’ultima: dal 1998 in poi.

    Il punto è che è il mondo ad essere diviso in DUE, e ciò non riguarda solo Apple…

    Da una parte ci sono utenti consapevoli, alcuni veri e propri “nerd”, altri meno, ma persone senzienti, preparate ed informate che fanno una scelta: NON necessariamente un prodotto di Cupertino.

    Dall’altra parte c’è la MASSA (negli anni ’70 la chiamavano “maggioranza silenziosa”) fatta da persone qualunquiste, ignoranti, o più semplicemente a digiuno di tecnologia…

    Possono essere la “casalinga di Voghera”, il “Bimbominkia” (anche quarantenne, perché la bimbominkitudine non conosce età), ma anche il o la professionista magari fulmine di guerra in un settore, ma totalmente ignorante in ambito tecnologico..

    Questo è lo scenario….

    Mia mamma ha un Galaxy Nexus, mio zio ha un Galaxy S: nessuno dei due sa esattamente cosa fare col proprio telefono…Io ho dovuto mettermi a tavolino con l’una e l’altro a configurare i loro dispositivi, smanettare su android (che conosco poco perché NON lo utilizzo), risolvere gli eventuali Bug e spiegare loro che tra le mani NON hanno un cellulare solo con un display “a tocco” più grande rispetto ai Nokia serie 3 che avevano prima…
    Mio zio lo ha comprato perché vuole leggere/mandare email comodamente quando è in aeroporto (posto che frequenta spesso), mia mamma perché è diventata ipovedente…

    Io invece ho un iPhone del quale conosco ogni minimo segreto, applicazione, possibilità e lo uso e sfrutto al 101%…

    Ecco, questo è tutto….

    Ciao

  • # 12
    Alessandro
     scrive: 

    Apple ha avuto via libera da tutti gli anti trust perche':
    1) fa tanta pubblicita positiva: ogni film ha in mostra un apple
    che si insinua nella gente
    2) gli manca una base di talebani integralisti anti Apple come la avuta la Microsoft, dove delle persone dalla mente oscurantista odiavano e odiano Microsoft a presendire. Per ora Apple si salva perche’ c’e’ solo una piccola parte che critica solo.

    3) NON HA OPERA contro. Qualcuno di Opera ha forti legami con membri della commissione antitrust a bruxel (forse gia’ del 2) gruppo) e ha dato tutti i problemi a MS. Perche’ tutti quanti da Firefox a Realplayer a mille case, hanno sempre guadagnato con la professionalita’. Invece quelli di Opera volevano controllare il mercato dei browser con la cattiveria (ed hanno perso comunque)

    Per ora Apple e’ al sicuro perche’ si e’ mossa bene: ma anche NOkia sembrava in espansione infinita quando scelte sbagliate di non investire di piu’ e meglio in Symbian si sono fatti schiacciare da chi vendeva sistemi piu’ moderni

  • # 13
    Blobay
     scrive: 

    I miei complimenti per l’analisi, che mi trovo a concordare in toto.

    Vorrei ribadire, al di la dei discori dell’antitrust, che Apple ha ultimamente sempre più legato il suo brand ad una persona che oggi è defunta.
    Pur avendo Steve Jobs preso delle cantonate tremende in altre aziende, ha permesso col suo ritorno in Apple, di innovare a suo modo il mondo informatico, imponendo degli standard.

    Ricordiamoci che Ms permise la diffusione del pc grazie ad una omologazione del sistema operativo, che ha portato poi alla diffusione massiccia dei computer fino alla popolazione mondiale. Windows era connubio di personal computer, come oggi parlando di tablet di pensa ad ipad. Ieri mp3 significava ipod, ma la discussione si va focalizzando sul mondo mobile.
    Se qualcuno riuscirà a creare uno “standard” come era ieri Nokia, allora i giochi a mio avviso si chiuderanno.

    Google è messo meglio rispetto ad un eventuale antitrust, in quanto distribuisce il sw a tutti che è open source e non si basa su di un singolo modello hw.

    Riuscirà Apple ad imporre il suo “stile” al resto del mondo? C’è una persona carismatica che possa prendere le redini di uno Steve Jobs, che amato o odiato era comunque ammirato al pari di un Bill Gates?

    Parliamoci chiaro, dalla sua scomparsa, la Apple è diventata una multinazionale come le altre, dove possono cambiare l’amministratore delegato se le azioni scendono troppo o se va contro gli interessi del consiglio di amministrazione. Un uomo nell’ombra non fa pubblicità.

    Dite la verità, comprereste un libro scritto da Steve Cook? O peggio ancora una sua maglietta?

    Insomma, perdendo questa persona carismatica ne ha perso forse più il brand che l’intera tecnologia che ci sta dietro. Oggi Apple è diventata, al pari di HP o di Oracle o di IBM, un qualcosa di anonimo.

    Tra un anno o due o anche dieci, con la filosofia della corsa al rinnovamento che stiamo correndo, le nuove generazioni non si ricorderano di Steve Jobs e guarderanno a quest’azienda più con occhio “cinico”, relegandola forse nei meandri del dimenticatoio dei marchi obsoleti, come lo sono oggi per noi le figurine Panini o la moda dei paninari, o i pantaloni a zampa d’elefante.

  • # 14
    alex
     scrive: 

    @Alessandro: apple si salva perchè primo non ha il 95% del market share e secondo non usa il sistema operativo per infilarti il browser, condito da activex, strumenti di sviluppo, software lato server e quindi app in activex che puoi usare solo con IE

    ok che contro ms si sono usati toni esagerati a volte, ma di porcate al limite del legale ne hanno fatte tantissime

    ricordiamoci tutte le cause legali in cui ms è stata impegnata negli anni ’90, dalle quali è uscita PAGANDO!!! ricordate BeOS? la Be Inc. gli fece causa, perchè avevano pagato gli oem per impedire la preinstallazione di BeOS!!!

    questo non è merito, è crimine!

  • # 15
    Christian
     scrive: 

    Io vorrei ricordarvi che Microsoft si mosse con grande ritardo anche sul fronte internet e dopo aver tentano di usare Windows 95 per chiuderci in un network tutto suo, ha preso un prodotto in licenza da terzi, pagandolo, e lo ha distribuito gratuitamente con il proprio sistema operativo che in quel periodo deteneva un monopolio di fatto. Ora senza perdere tempo a spigare cosa sono le attività di lobbing che le imprese possono legittimamente fare al Parlamento europeo, l’antitrust è intervenuto per sanare un’anomalia che avrebbe poi permesso a Microsoft di imporre le proprie regole nel settore delle telecomunicazioni, che invece deve essere regolato per legge.

    La stessa Microsoft non venne colpita sui palmari e mi sembra un tassello mancante.

    Visto che in parte mi confronto con persone che fanno sfoggio della propria ignoranza come fosse un titolo di merito, se uno vuole dimostrare di averlo più grosso degli altri (per scendere al vostro volgare livello) non propone argomenti, vi da una bella foto con un righello e termina la discussione.

    Se Apple avesse voluto comportarsi da monopolista, comprava il suo socio in ARM, guarda a caso fondata dalla stessa Apple, e tenendosi l’esclusiva sui processori avrebbe chiuso molto a lungo il mercato ai concorrenti, realisticamente fino all’intervento dell’antitrust, perché Apple avrebbe assunto una posizione dominante. Sono ipotesi che sono anche circolate perché con la liquidità di cui dispone potrebbe comprare tutti i produttori di CPU tranne Intel.

    Invece accade l’opposto ed è una società che non esisterebbe senza Apple quella che permette a Samsung di fare i propri prodotti e, mantenendo la produzione a pieno regime nelle proprie fonderie, gli offre tutti i mezzi per essere forte e competitiva sul mercato (Apple è stato il più grande acquirente di componenti elettronici per molti fornitori, Samsung inclusa), è stata Apple a volere Webkit quando tutti, a torto, vedevano in Firefox il futuro, ed è webkit la parte migliore di tutto il sistema operativo Android, e questo tranne i bimbominkia (per adattarsi al linguaggio da bestia in voga) sembrano saperlo.

    Dunque io non me lo immagino proprio un intervento dell’antitrust verso Apple per sanzionarla di aver permesso a terzi di farle concorrenza almeno con i nullafacenti che abbondano in rete, quelli che comprano l’hardware per passatempo, dei quali non riesco a far parte.

    Diverso è il discorso dei market, e anche in questo caso si vedono solo pecore ma il rischio di influenzare gli acuisti futuri dei propri utenti esiste ed è molto più forte per i clienti di Apple che hanno acquistato tanto da far arrivare agli sviluppatori un premio da 5 miliardi di dollari.

    Questa è un’altra ragione per cui il titolo sale in borsa, perché i clienti sono fedeli e aumentano a danno dei concorrenti e per chiunque riesca a notare l’enorme divario che esiste nella qualità di programmi molto popolari, come Skype per esempio, non può prendere in considerazione l’idea di cambiare piattaforma.

    A dispetto del blog che vorrebbe essere un luogo per appassionati di tecnologia, non sembra essere questa la sede, perché dai commenti ho l’impressione di essere al bar, anzi li sarebbero più seri.

  • # 16
    Christian
     scrive: 

    Oggi Samsung ha presentato il Galaxy Note 2. Credo che al momento non ci siano alternative a spingere questi prodotti verso diagonali sempre maggiori perché in questo modo si riescono ad ospitare batterie sempre più capienti senza aumentare lo spessore del dispositivo.

    L’ultimo arrivato ospita un accumulatore capace di erogare 3,1A/h e nonostante un’alimentazione tanto generosa, come già avvenuto per il Nexus e per molti altri prodotti, nei propri comunicati Samsung omette ancora un dato molti importante, anzi fondamentale per un tablet: l’autonomia in navigazione.

    Che sia un caso? Autorevoli fonti tra i commentatori del blog Appunti digitali riferiscono che si tratti solo di una dimenticanza che appena il prodotto arriverà sugli scaffali, sarà facile scoprirne la reale autonomia. Ulteriori commentatori evidenziano come scoprire l’autonomia dei tablet con Android sia più semplice che per altri prodotti (forse durano meno?), mentre fonti di Samsung riferiscono che per i loro clienti conoscere l’autonomia non è fondamentale, infatti useranno i loro prodotti molto meno dei concorrenti grazie al nuovo processore a 4 core capace di terminare i processi in minor tempo.

    Altri appassionati di tecnologia si interrogano si come mai non sia possibile mandare prima e più a lungo i dispositivi in risparmio energetico, in modo da aumentarne l’autonomia, ma al momento dai sedicenti geek che popolano i commenti di Appunti informatici non arrivano informazioni utili a spiegare il fenomeno, tranne il solito burlone che si prende gioco di loro in modo irriverente.

    Provate a divertirvi ;) e a riderci sopra. Dario Fo diceva “Una risata vi seppellirà”, ma era di parte perché testimonial di uno tra i più riusciti spot di Apple.

  • # 17
    alex
     scrive: 

    @Christian: tutto giusto tranne due cose

    1. apple avrebbe dovuto comprare arm? e a che pro? bloccare l’accesso agli IP arm avrebbe fatto scattare l’antitrust come una bestia

    2. webkit è un fork di khtml, quindi non è 100% farina del sacco di apple e comunque è sviluppato insieme a google e tanti altri

  • # 18
    Christian
     scrive: 

    @alex: ovvio che l’antitrust sarebbe intervenuto, ma non è accaduto, anche perché nello stesso arco di tempo in cui si vendono meno di 300 milioni di computer con processore IA, vengono venduti 5 miliardi di processori Arm. Lo scopo dei miei commenti era volutamente quello di mettere in discussione dei ritornelli assai diffusi che in molti casi non sono veri, in alcuni non lo sono più da tempo.

    La gente comune per esempio è convinta che siano più diffusi i processori che per non ripetermi chiamerò x86, mentre ogni PC in commercio possiede al proprio interno più nuglei Arm che Intel.

    Allo stesso modo si crede che il mondo Cisc sia prevalente, mentre lo è mondo Risc con le sue estensioni, che comprende anche le varianti XScale e OMAP che Apple non avrebbe potuto bloccare.

    Si continua a contrappore un modello chiuso a uno aperto, quando di fatto a chiuderti sono i rispettivi ecosistemi blindati da incompatibilità dei programmi e market tra loro in concorrenza. Si crede ancora che i brani siano protetti, mentre non lo sono più da anni interi.

    Veniamo a Google. Certo che ha partecipato al progetto webkit: tutta la documentazione è redatta da un suo dipendente, i principi cardine li ha scelti Apple e segnano la diffrenza con KHTML, specie sui nuovi dispositivi portatili.

    Passiamo all’autonomia del Galaxy Note II. È una atto di stupididà assoluta non dichiarare il dato dell’autonomia solo perché esististono cellulari di Motorola che ne offrono una maggiore e perché sul fronte tablet si sta lanciando con la massima fretta il Nexus 7 con una batteria da 4,325A/h.

    L’autonomia di questi prodotti non è buona se guardiamo quanto consumano, ma diventa ottima per gli utenti nell’uso quotidiano perché le batterie sono di ottima capacità e, eccetto per la tensione, erogano correnti non troppo distanti da quelle necessarie ad avviare un motorino, che ospita accumulatori di ben altro peso.

    Il risparmio energetico è al momento regno incontrastato di Apple, e quando presenteranno il nuovo iPad con schermo da 8″ in 16/9 e processore A6 diventerà più evidente.

    Samsung conosce i consumi dei processori che escono dalle sue fonderie e usa questo vantaggio per i propri prodotti, però nonostante il nome sia lo stesso stiamo parlando di un’impresa che ha altri manager, che non ricorre a pratiche scorette, che non copia quel che conosce intimamente nonostante il grado di miniaturizzazione e infatti nessuno ha lamentato nulla nei tribunali su questo ramo.

    Io non conosco altri modi di fare appassionate discussioni tecniche. La passione di porta a scavare e a scovare differenze altrimenti invisibili. Hai notato che Chrome è arrivato alla versione 26 nonostante tra una versione e la precedente vi siano marginali differenze? Nella stessa azienda, le differenze tra Android 4.0.3 e la versione 4.1 sono molto più evidenti. Quando un prodotto è maturo rallenta il suo tasso di innovazione rispetto alle versioni precedenti. L’interfaccia ora è meno tra crisi epilettica da scrolling compulsivo, assomiglia di più a quella di iPad, ed è un bene per tutti quelli che ne possono soffrire; per l’utilizzatore medio il Nexus 7 e l’iPad nella navigazione si equivalgono, per un tecnico no, perché noterà subito che il rendering di Chrome è più scadente, noterà che esiste un unico font, il Droid, si accorgerà che le risoluzioni e i dati spostati dal secondo sono molto maggiori e che nonostante tutto iPad con il browser di Google è più veloce del Nexus 7.

    Allo stesso modo noterà che la latenza di scatto di iPad è molto più bassa, nonostante la risoluzione ancora maggiore e che il tempo di accensione varierà anche in base all’installato sul tablet, pure tra iPad con forniture diverse e ripristinati con lo stesso software, tanto come si sono accorti che il vecchio iPad 2 era più veloce a xaricare le pagine web, nonostante risultasse inferiore in tutte le misure, perché fra i due modelli esistono differenze che fanno cambiare la mole dei dati gestita dalle macchine e ignorata dagli uomini.

    Tecnici e utilizzatori di norma non vanno d’accordo neppure su quel che serve, e a questo servivano i miei esempi. Hai mai provato sul computer della contabilità a cercare il cf o la pi di un cliente con XP a livello di so?

    Questi tablet gli danno la polvere, nonostante esistano soluzioni software per Windows capaci di affrontare meglio lo stesso problema. Per me un blog sulla tecnologia si alimenta con la passione sulle differenze.

    Agli utilizzatori comuni non interesserà conoscere quel che non vedono, finché il virus della passione non colpirà pure loro.

  • # 19
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    @Alessio: a mio avvio il problema è proprio quello che hai descritto. E’ una guerra di piattaforme integrate, e questo non vale soltanto nel mobile, ma in generale nel campo delle piattaforme software.

    Già da tempo i s.o. hanno smesso di essere entità separate dallo strato più alto delle applicazioni (ma nel discorso potremmo infilare anche i driver e i servizi). A un utente non puoi fornire un s.o. “nudo e crudo”, ma da subito serve tanto altro (media player, browser, e voip/videochiamata, chat, ecc.).

    Ed è quello che fanno TUTTI gli altri concorrenti di Microsoft: infarciscono i loro prodotti di applicazioni fra le più disparate. Se lo fa Microsoft, si alzano le lance e si invoca l’intervento dell’antitrust.

    La concorrenza c’è nel momento in cui offri un prodotto migliore di quello che eventualmente ti ritrovi già nel s.o., e a mio avviso l’antitrust deve agire per eliminare censure e pratiche anticoncorrenziali come quelle di Apple col suo store. Apple non è in posizione dominante, ma ha un peso notevole nel mercato. Tra l’altro nessuno vuol bloccare Apple, ma semplicemente consentire ad altri quanto meno di poter proporre i propri prodotti agli utenti di iOS, senza che Apple perda business.

    @alex: nessuno ti obbliga a usare IE, gli eventuali ActiveX, né tanto meno gli strumenti di sviluppo che si debbono scaricare a parte (mentre gli altri te li offrono già installati o immediatamente installabili).

    Per il resto se Microsoft ha commesso dei reati di concorrenza sleale, è giusto che venga perseguita. Non per quelle pagliacciate dell’antitrust europeo, però…

  • # 20
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Cesare
    Non ti nego che non ho un’opinione conclusiva sulla questione. Da un lato andrei su tutte le furie se, in nome di un’entità legislativa, dovessi perdere elementi fondanti della user experience dei miei terminali. D’altronde cose simili accadono anche a causa dei brevetti, vedi push mail per Apple in Germania.

    Il punto su cui è giusto che intervenga l’antitrust riguarda a mio avviso, più che la mera integrazione HW-OS o OS-App, i tentativi di “storcere” gli standard a vantaggio di proprie tecnologie proprietarie che presentano barriere all’ingresso tanto per lo sviluppatore (developer kit) quanto per il fruitore (software).

    In questo senso mi sento di convenire in parte con il discorso che la parte più critica per Apple, qualora dovesse raggiungere una posizione dominante, è l’integrazione con l’App store.

    Dico in parte perché mi pare che attualmente non esistano ambienti cross-platform – Adobe Flash e HTML5 nel suo stato di avanzamento – che possano garantire un altrettanto ottimale sfruttamento delle risorse hardware e una coerenza con delle direttive, quelle tutto sommato accettabili di Apple per l’App Store, altrettanto capaci di garantire un livello omogeneo di user experience. E poi c’è Android per chi rifiuta l’ecosistema Apple, dunque il problema non si pone.

    Ovvio che si tratta di considerazioni limitate all’ambiente iOS, in cui l’interfaccia richiede un’ottimizzazione attenta e le risorse HW-energetiche vanno usate con parsimonia. Se Apple decidesse di applicare politiche simili all’App Store per Mac, cosa improbabile oltre che totalmente insensata ad oggi, difficilmente potrebbe controbattere ad accuse di pratiche anticompetitive. Ma, ripeto, siamo nel campo delle probabilità.

    In questo merito sarà peraltro interessante osservare l’atteggiamento di Microsoft per Windows 8, nei termini di quanto spingerà gli sviluppatori verso l’adozione di una UI “metrizzata” per affermare Metro.

  • # 21
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    @Alessio:

    @ Cesare
    Non ti nego che non ho un’opinione conclusiva sulla questione.

    E’ anche materia complessa, che tocca diversi diritti e doveri.

    Da un lato andrei su tutte le furie se, in nome di un’entità legislativa, dovessi perdere elementi fondanti della user experience dei miei terminali. D’altronde cose simili accadono anche a causa dei brevetti, vedi push mail per Apple in Germania.

    Se Apple ha infranto dei brevetti può sempre pagarli, in modo da conservare la user-experience, che è il suo punto di forza. Che poi è ciò che si fa normalmente nel mercato: non è che gli unici brevetti buoni che gli altri devono pagare sono quelli di Apple. ;)

    Il punto su cui è giusto che intervenga l’antitrust riguarda a mio avviso, più che la mera integrazione HW-OS o OS-App, i tentativi di “storcere” gli standard a vantaggio di proprie tecnologie proprietarie che presentano barriere all’ingresso tanto per lo sviluppatore (developer kit) quanto per il fruitore (software).

    Il discorso non è semplice, perché i kit di sviluppo non sono roba “standard”, ma in genere sono messi a disposizione da chi ha tirato sù la piattaforma, e offrono un “minimo comune denominatore” sul quale le software house potranno creare altri strumenti, ambienti di sviluppo, framework, ecc.

    Da questo punto di vista l’azienda dovrebbe, però, non impedire l’uso di qualunque linguaggio di programmazione, framework, o strumenti vari. Deve mettere a disposizioni API e documentazione. Inoltre, le dev’essere impedito l’uso di API private nelle sue sole applicazioni, a danno di altre software house che non possono fare lo stesso su prodotti (anche simili).

    Sugli standard, invece, non ho idea di quali potrebbero essere gli impedimenti o i vincoli da applicare. Ma ti posso dire che, ad esempio, troverei inaccettabile l’obbligo di passare da HTML5 et similia per lo sviluppo di applicazioni et similia, soltanto perché è uno standard (in realtà nemmeno lo è, perché verrà ratificato fra una decina d’anni).
    Dico no, perché lo sviluppo non deve diventare un inferno, e io, sviluppatore, ho bisogno principalmente di accorciare il più possibile il time-to-market.

    In questo senso mi sento di convenire in parte con il discorso che la parte più critica per Apple, qualora dovesse raggiungere una posizione dominante, è l’integrazione con l’App store.

    E nessuna censura, tipo porno vietato. Se voglio vendere App erotiche, porno, ecc., dovrei poterlo fare. Magari in apposite sezioni riservate ad adulti, con sistemi di validazione dell’età, ecc.

    Dico in parte perché mi pare che attualmente non esistano ambienti cross-platform – Adobe Flash e HTML5 nel suo stato di avanzamento – che possano garantire un altrettanto ottimale sfruttamento delle risorse hardware e una coerenza con delle direttive, quelle tutto sommato accettabili di Apple per l’App Store, altrettanto capaci di garantire un livello omogeneo di user experience. E poi c’è Android per chi rifiuta l’ecosistema Apple, dunque il problema non si pone.

    Come dicevo sopra, dico no a essere costretto a usare HTML5 e basta. Datemi delle API, che possa sfruttare con qualunque linguaggio di programmazione mi aggradi, e qualunque framework che sia stato sviluppato.

    Ovvio che si tratta di considerazioni limitate all’ambiente iOS, in cui l’interfaccia richiede un’ottimizzazione attenta e le risorse HW-energetiche vanno usate con parsimonia.

    Vero, ma ci sono anche tante applicazioni basate su HTML5 sull’AppStore. Questo alla fine, è una decisione dello sviluppatore, ed è giusto che sia così.

    Se Apple decidesse di applicare politiche simili all’App Store per Mac, cosa improbabile oltre che totalmente insensata ad oggi, difficilmente potrebbe controbattere ad accuse di pratiche anticompetitive. Ma, ripeto, siamo nel campo delle probabilità.

    In questo merito sarà peraltro interessante osservare l’atteggiamento di Microsoft per Windows 8, nei termini di quanto spingerà gli sviluppatori verso l’adozione di una UI “metrizzata” per affermare Metro.

    Infatti qui ne vedremo delle belle. Alla fine Apple non ha una quota di mercato paragonabile su desktop, per cui può fare quello che vuole.

    Microsoft no, e gli screzi con Mozilla causa Metro sono i primi segnali una nuova guerra che si profila all’orizzonte…

  • # 22
    Christian
     scrive: 

    Vi segnalo che i vostri ragionamenti sembrano fondati su questioni etiche, di principio e non tengono conto di altro.

    Un esempio su tutti: dite che uno dovrebbe poter acquistare app pornografiche, ma dove lo trovate quello che vuole rimanere con l’account lucchetto segnato a vita in merito a certe sue tendenze o pratiche?

    Il primo modo per non discriminare le persone sulla base dei propri orientamenti sessuali, per esempio, è quello di non conoscerli, e non mi sembra che possa essere questo il caso.

  • # 23
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Non vedo perché dovrebbe essere esposto questo marchio d’infamia.

    Se voglio acquistare un’App o un video porno, lo seleziono dallo store, pago, e la cosa finisce lì: fra me e l’azienda.

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