di  -  martedì 28 agosto 2012

Non c’è una nuvola sui cieli di Cupertino: il titolo in borsa fa faville, la vittoria su Samsung pone un sigillo sui brevetti che proteggono iPhone – la vera cash cow dell’azienda – e i lanci previsti in settembre sembrano poter dare ulteriore impulso alle vendite e al titolo. Eppure le sfide non mancano e, come per tutte le aziende al culmine del proprio successo, una lenta planata verso l’irrilevanza è di gran lunga più probabile che il prosieguo indefinito della marcia trionfale.

A fare la differenza, in una direzione o nell’altra, sono e saranno delicatissime strategie tecnologiche, legali e commerciali, a copertura di in un’infinità di variabili. Qui di seguito mi appresto ad elencare in ordine sparso una serie di “checkpoint” in ambito tecnologico/marketing che a mio avviso potrebbero, nel breve/medio termine, confermare o invertire le sorti dell’azienda.

Azzeccare la convergenza fra iOS e OS X senza compromettere la user experience di OS X: fra tablet e laptop ultraportatili esiste senza dubbio un terreno in comune ed Apple, da Lion in poi, ha mostrato sensibilità in questa direzione. La separazione dei mercati iOS e OS X fino ad oggi è la risposta ottimale alla preservazione del bilancio aziendale – se iPad fosse posto in diretta competizione con Macbook Air incassi e margini ne risentirebbero. Si tratta tuttavia di uno scenario di transizione e, con Google (Android, Chrome OS) e Microsoft (Win8, Surface) sull’altro lato della barricata, Apple non può permettersi di soprassedere sul tema della convergenza.

Implementazione cloud non all’altezza: che il cloud rivesta un ruolo fondamentale negli scenari del personal computing è cosa risaputa e accertata. Ad oggi Apple, con iCloud, punta su un’integrazione del cloud del tutto trasparente all’utente per creare una totale continuità fra iOS e OS X. Se sul fronte iTunes questa strategia funziona, per quanto riguarda file e cartelle, con particolare riferimento ad OS X, blindare i documenti all’interno delle applicazioni risulta riduttivo per due motivi: il cloud per funzionare dev’essere ubiquo, quindi servire anche al di fuori delle applicazioni di produttività iWork di Apple, che peraltro anche su Mac occupano una nicchia oltre ad essere sostanzialmente ferme al 2009. Se la strategia cloud App-centrica che Apple promuove in ambiente OS X non dovesse essere abbracciata dagli sviluppatori in ambiente OS X, Apple dovrebbe ricadere su un modello file-centrico, il che da un lato la porrebbe in competizione con una pletora di altri soggetti da anni avviati in questa direzione (uno per tutti Dropbox), dall’altro costringerebbe a importanti manovre correttive in ambiente iOS.

Rallentamento tasso innovativo su iOS: Jelly Bean è – secondo il parere unanime della stampa specializzata – il passo più importante in direzione della chiusura del gap con iOS sul fronte della esperienza utente, in ambito smartphone e, finalmente, tablet. Gioca a favore di Apple il fatto che le ultime release di Android riguardino inizialmente una esigua nicchia dell’installato. È un problema che Google sta affrontando e alla soluzione del quale non credo sia estranea l’acquisizione di Motorola. Nel mentre Android rappresenta la base di lancio per operatori come Amazon, che pure potrebbero contrastare Apple con una value proposition in parte sovrapponibile. Da non dimenticare Windows Phone – finora la cenerentola del mercato – che con Windows 8 potrebbe conoscere un nuovo impulso. In un mercato in cui gli errori strategici di oggi si pagano con gli interessi fra 1-2 anni, il mantenimento di un elevato tasso d’innovazione è l’ultimo baluardo a difesa dei margini di Apple e, più in generale, dell’impostazione data da Jobs al suo ritorno.

Postilla sui brevetti: da un lato è ben chiaro che, dietro l’accanimento di Apple contro Android, c’è la volontà di non ripetere la parabola discendente del Mac. L’arroccamento sui brevetti, la cui disciplina è molto controversa e non necessariamente foriera d’innovazione, ha il retrogusto di un arroccamento sullo status quo, che a qualche malpensante potrebbe sembrare il preludio per un rallentamento dei cicli d’innovazione. Mutatis mutandis, se il PARC avesse brevettato le innovazioni su GUI, reti di computer, programmazione a oggetti, la storia dell’informatica avrebbe preso un altro corso, temo non migliore per l’utente finale. Beninteso, la giuria del processo Apple-Samsung ha decretato che il produttore coreano – capro espiatorio della battaglia di Jobs contro Android – ha “preso una scorciatoia” rispetto ai percorsi d’innovazione, e di questa sentenza industria e consumatori devono avere rispetto. Starà ad Apple non utilizzare questo precedente per bypassare il problema del tasso innovativo accennato sopra. In caso contrario, nel medio termine, saranno le sue stesse casse a pagarne le conseguenze.

Tasso di evoluzione in ambito Mac: benché minoritario rispetto all’ecosistema iOS, il Mac ancora rappresenta per Apple un’importante e promettente fonte di incassi. La visione strategica di Apple, che dal ritorno di Jobs è sempre più una consumer company, punta molto sulla marginalizzazione del PC. Tuttavia nel breve e medio termine, si prospetta un futuro multidevice, nel quale il PC manterrà un ruolo fondamentale. Particolarmente in un momento in cui Microsoft rivede radicalmente le sue strategie, per Apple è fondamentale interpretare correttamente le esigenze dell’utenza PC, consapevole del “magnetismo” del suo ecosistema. Un Mac di successo fa bene ad iOS. Un Mac sempre più chiuso e iOS-izzato viceversa, rischia di innescare un volano che danneggia tutto l’ecosistema, con o senza display retina.

A breve la seconda parte dell’articolo, con considerazioni relative a scenari più generali e solo un po’ più remoti.

53 Commenti »

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  • # 1
    Davide Costantini
     scrive: 

    Bentornato ;)

    Tutte considerazioni interessanti. Credo che la sfida più grande sia progettare la next big thing. Prima c’è stato l’iPhone, poi l’iPad e ora serve qualcos’altro.

    Perché con l’iPad si guadagna meno che con l’iPhone e s’è visto negli ultimi report trimestrali. L’iPhone è un prodotto del 2007 che ha “creato” il mercato degli attuali smartphone. Mercato che dopo 5 anni, con un ritmo semplicemente straordinario, ha raggiunto un stadio maturo. Abbiamo due player enormi che si stanno dando battaglia e una serie di giocatori da pensionare. Il modello è tracciato e ho l’impressione che oltre a migliorare le potenzialità e le funzioni dei prodotti non ci saranno per qualche tempo sconvolgimenti.

    Se Apple vuole mantenere la sua crescita spaventosa (chi non vorrebbe) deve creare altre disruptions e credo che a Ottobre non sarà annunciato un semplice iPad shrinkato come alcuni dicono. Aspettiamo ;)

  • # 2
    Davide Costantini
     scrive: 

    Il titolo però è un po’ troppo pessimista ;)

  • # 3
    cristian76
     scrive: 

    Un interessante (e questo capitata raramente) articolo di wikipedia su Xerox, http://it.wikipedia.org/wiki/Xerox_Palo_Alto_Research_Center è in grado di far capire al lettore alcuni punti che probabilmente per motivi di spazio, l’autore elenca appena.
    Giustissima questa frase “PARC avesse brevettato le innovazioni su GUI, reti di computer, programmazione a oggetti, la storia dell’informatica avrebbe preso un altro corso, temo non migliore per l’utente finale.” E’ da notare infatti come se la mancanza dei brevetti ed una politica commerciale sbagliata non sia stata d’aiuto all’azienda, lo è invece per il consumatore finale.

    Prima morale: Un azienda può fallire, ma restare grande per ciò che è in grado di dare all’umanità.

    Seconda morale: Proprio sugli errori di Xerox è nata Apple, con la differenza che questi hanno preso, preso, e chiuso. Quindi sono stati proprio i non brevetti e gli errori commerciali (degli altri) che hanno permesso ad Apple di diventare tale.

    Inutile aggiungere altro, in un mondo perfetto, Apple non passerebbe alla storia, mentre Xerox si. Ma il mondo non è perfetto quindi…

    Per il resto complimenti per l’articolo, di questi tempi se scrivi qualche critica, anche se ‘light’ a questa azienda, specie in Italia, potresti essere considerato alla pari di quelli che scrivono di essere stati rapiti dagli Ufo.

  • # 4
    alex
     scrive: 

    Ottimo articolo. Anch’io riflettevo sul perchè della guerra “termonucleare” e mi è venuta in mente l’epoca dell scontro apple-microsoft ( anche quest’ultimo citata in giudizio per aver copiato il macintosh ).

    All’epoca però i brevetti software non esistevano, non è che xerox fu stupida.

    Ieri leggevo un articolo su tomshw, dove si mettevano in evidenza le affermazioni parole del portavoce di google, il quale ha affermato che tutte le aziende del settore stanno lavorando su idee in circolazione da un decennio.

    In pratica è la stessa storia a cui abbiamo assistito negli anni ’80. La xerox attuale si chiama mitsubishi e il prodotto copiato si chiama diamondtouch.

    La differenza tra ieri e oggi, è che primo non c’erano i brevetti software all’epoca e secondo lo scontro fu tra due aziende americane, per cui il “patriottismo” non entrò in tribunale.

  • # 5
    Giovanni
     scrive: 

    Quoto in pieno @alex, la storia dei brevetti americani e` spaventosamente ridicola (anche i diritti d`autore italiani non scherzano per nulla) e poi il discorso patriottico, direi quasi campanilista considerando che il tribunale californiano ha solo formulato una sentenza di assurdo protezionismo industriale in un momento di crisi economica.. e` piuttosto lapalissiano!

  • # 6
    Alessio
     scrive: 

    Ogni volta che sento parlare di Xerox e di Apple mi viene l’orticaria. E’ vero che Apple ha preso da Xerox molte idee, ma è anche vero che Apple ha pagato la sua “visita” e in secondo luogo la GUI Xerox si può considerare una versione primitiva di quella Apple. Apple non ha solo preso, ha anche innovato. L’articolo sulla wiki inglese è chiaro a tal proposito http://en.wikipedia.org/wiki/PARC_%28company%29#Adoption_by_Apple come è chiara la causa che Xerox ha perso con Apple

    Se ci fossero stati i brevetti sul software i dirigenti Xerox semplicemete li avrebbero “regalati” come hanno fatto con la visita, non credo sarebbe cambiato tanto. Tornando all’articolo, io non penso che i brevetti software siano necessariamente il male. Apple in tribunale ha mostrato che ha inpiegato 5 anni per sviluppare l’iPhone, Samsung basandosi su l’iPhone ha sviluppato la sua interfaccia in 3 mesi. Non si può premiare un azienda che non innova altrimenti nessuno spenderebbe in ricerca ma tutti copierebbero. Va da se che i brevetti a loro volta non devono essere un cannone contro gli avversari, ci vorrebbe una qualche via di mezzo.

  • # 7
    Giacomo
     scrive: 

    Samsung potrebbe denunciare Apple in un tribunale coreano o cinese, riavrebbe indietro la somma versata ;)

  • # 8
    Christian
     scrive: 

    I vostri scenari sono irrealistici e giungete a conclusioni di parte, sbagliate a partire dall’analisi del passato.

    Il contrasto è diverso: Apple dice agli Stati (e non solo a Samsung) che devono garantirle quel monopolio temporale che sostanzialmente le hanno riconosciuto (non a costo zero) con i brevetti.

    Chi conosce il settore sa bene che la storia di Samsung è sempre stata caratterizzata dalla pretesa di voler riconosciuti i propri brevetti, senza sentirsi in dovere di riconoscere quelli altrui.

    Così nel tempo il colosso è cresciuto entrando dapprima in mercati come quello audio, in Italia i CD Rossini hi-fi erano prodotti da Samsung, senza onorare gli impegni economici conseguenti, con Philips, con Ignis, poi Sisvel che riusci a far svuotare gli stand di Samsung in ben tre occasioni, delle quali se non ricordo male due volte al CeBit di Hannover per il mangato pagamento delle royalties per il Layer 1 di MPEG.

    La sentenza, anche quella coreana, come le precedenti riconoscono il dolo che è aggravante) nei comportamenti di Samsung ed è un’offesa all’intelligenza altrui pernsare che a uscirne danneggiati possano essere i consumatori, lo sono invece gli innovatori ai quali non si onorano i compensi dovuti.

    Far finta che il problema non sia Android, solo perché coincidente alle proprie scelte equivale dire ai lettori che il pinch to zoom riguarda solo l’hardware, e non è vero, equivale a nascondere che nonostante non sia mai stata onorata la promessa sugli aggiornamenti dalla versione 3 in poi, ora chi è in possesso di un vecchio prodotto potrebbe vedersi rimuovere alcune funzionalità incriminate per autotutela dei produttori.

  • # 9
    Andrea Del Bene
     scrive: 

    @Davide Costantini
    Il titolo secondo me è troppo OTTIMISTA :D

  • # 10
    zephyr83
     scrive: 

    @Alessio

    Quello che cercava di dire cristian76 è diverso! Se agli esordi dell’informatica ci fossero state aziende chiuse come è apple adesso lo sviluppo e l’innovazione tecnologica sarebbero stati ben diversi ed è così per qualsiasi campo!

    @Giacomo
    In corea la sentenza c’è già stata, ENTRAMBE colpevoli e devono pagare entrambe circa 20 mila dollari (in teoria c’è anche il blocco dei prodotti per entrambe le case).

  • # 11
    Alessio
     scrive: 

    @zephyr83
    E se mia nonna avesse avuto le ruote sarebbe stata una cariola!
    E’ ovvio che se tu nel passato avessi introdotto i brevetti software le cose sarebbe andate in modo diverso. Ma con i se e con i ma non si fa la storia.

    E soprattutto adesso ci sono e come detto sopra io non li vedo necessariamente una cosa negativa. Il software è una componente fondamentale nella quale le aziende possono spendere migliardi di dollari e quindi bisogna proteggere questo investimento, altrimenti nessuno avrebbe interesse a investire nel settore. Perché a parole la conoscenza libera e gratuita è bellissima, peccato che alla fine anche i ricercatori vogliano mangiare e quindi qualcuno deve “cacciare la grana”. Stessa cosa per il design, e non penso solo ad Apple, pernso per esempio ad Alessi. Società che non vende prodotti d’arredo, vende design.

  • # 12
    zephyr83
     scrive: 

    @Alessio

    Ho “spiegato” cosa intendeva dire cristian76 e concordo! Tra l’altro ricordo che i brevetti software esistono solo in america e di certo per realizzare il pinch to zoom apple non ha speso miliardi! Qui non si tratta di difendere investimenti ma difendere la posizione che tal azienda possiede e che la concorrenza mette a rischio! Inoltre ormai il pinch to zoom è una cosa che usano tutti (e non mi pare l’abbia inventato apple), almeno dovrebbe rientrare fra i brevetti FRAND ed esser concessi a tutti a una cifra ragionevole (anche qui bisogna capire cosa vuol dire ragionevole, le cifre richieste non lo sono di certo), non certo chiedere il blocco delle vendite dei terminali

  • # 13
    alex
     scrive: 

    @Christian: hai ragione su samsung, ha una storia “d’ispirazione” molto profonda verso i prodotti altrui

    il discorso però non vale per android stock, che ha superato indenne varie scaramucce con apple ( in vari Stati europei e non )

    in ogni caso i brevetti software ( così come sono formulati ) non vanno proprio bene

    la Corte Suprema USA, l’anno scorso, è dovuta intervenire per affermare che non si possono brevettare idee, interfacce grafiche, principi, elementi generici

    invece se guardi moltissimi brevetti software sono proprio generici, pure idee senza dettagli implementativi e che dire poi dei brevetti sulle GUI

    ok che quello della Corte Suprema è solo un parere, ma definisce molto bene quale dev’essere il limite da non superare

    del resto, se vai a guardare le normative sui brevetti di tutti gli Stati del mondo, sono basate proprio su quei principi

    non è possibile che ci sia gente che ha brevettato:

    1. il teletrasporto
    2. il moto perpetuo
    3. il doppio click
    4. le scrollbar che diventano invisibili
    5. il pinch to zoom
    6. …e molte molte altre porcate del genere

    in chiusura, vorrei solo far notare che apple ha copiato da android la barra di stato col menù a tendina che scende!!! alla faccia degli Dei dell’innovazione!!!

    oppure parliamo degli apple store che non sono nient’altro che interpretazioni dello stile architettonico moderno ( basato sul contrasto tra colori mettalici e bianchi, con l’uso e abuso di vetrate )

    oppure notiamo che apple si è “ispirato” a braun http://gizmodo.com/343641/1960s-braun-products-hold-the-secrets-to-apples-future

    insomma, brevetto si, ma che non si concedano brevetti sull’aria fritta

  • # 14
    Christian
     scrive: 

    @zephyr83: l’errore è scrivere che si tratti di un’azienda chiusa e lo è molto meno di altre, tranne nel difendere i profitti e in questo caso sono tutte esattamente uguali sul fronte della volontà, poi quacuno sarà più capace di altri.

    Le interfaccie grafiche non godono di particolari protezioni, come si evince dalla sentenza vinta da Microsoft e da molte altre. La storia si decide quando si fanno le regole, non quando si applicano.

    Io mi sono dato da fare contro l’attuale sistema di brevetti, sono persino andato a portare le ragioni mie e degli altri oppositori in televisione, al tempo dominante nell’informazione generalista, ma una volta che le regole ci sono, si rispettano, magari continuando a criticarle nel tentativo di migliorarle.

    La vicenda Samsung vista alla luce delle norme europee, dove si è obbligati a concedere a condizioni non discriminatorie i brevetti essenziali agli standard delle telecomunicazioni, mostrano solo un’azienda che se ne è fregata di tutte le regole, che piaccia o meno ai possessori dei suoi dispositivi.

    Poi si possono ammirare i televisori con soli 5bit di profondità su uno dei colori complementari, si può ignorare che certi smartphone con 2100mA/h di batteria hanno consumi in navigazione assurdi pur senza riuscire a mostrare il bianco senza una dominante del blu, si può ignorare che prodotti concorrenti hanno un’autonomia doppia nonstastente la batteria da 1420mA/h, e via di seguito.

    Oppure si possono ignorare tutte le considerazioni tecniche e prender per buone le impressioni d’uso del Galaxy SIII, che ha ricevuto riconoscimenti importanti e che a mio avviso ha l’unico design possibile per dispositivi Android disgnitosi, basta scegliere se si sta nel campo delle considerazioni tecniche o in quelle dell’utilizzatore, o di un’ipotetica moda.

    Se invece si confrontano l’affidabilità e l’usabilità non si potranno ignorare le pessime scelte dei materiali di alcuni dispositivi, o quelle azzeccate di altri, e come prima il punto è che confronto si vuol fare.

    Non credo si possa sposare in nessun caso la tesi di Samsung: il consumatore, categoria a cui mi pregio di non appartenere, ci perde sempre perché per premiare il loro prodotti deve vederli come una inevitabile necessità, non come un’investimento.

    Se spostassimo il confronto sul market dovremmo confrontare i prodotti su più piattaforme, ed è abbastanza evidente l’esito a senso unico. nonostante abbiano lo stesso prezzo neppure i libri sono uguali, potrete confrontare English Now di Sloan per esempio. Io non comprendo comu un consumatore possa guadagnarci scegliendo male.

    Io ho solo perso tempo e denaro giungendo alla conclusione dei tanti che da Android o altri poi guardano ai prodotti Apple, e siccome questo salto l’ho già fatto partendo da Android 4.0.3, posso solo scrivere che avendo l’umiltà di comprendere e imparare, i servizi invisibii di Apple rendero il bilancio ancor più amaro. La prossima vittima sarà i ltelefono, perché il consumatore guarda la propria convenienza e gli avidi utilizzatori come chi scrive, posso solo ricordare a posteriori la saggezza popolare che suggeriva: “Chi più spende, meno spande”.

    Onestamente non è vera nel caso di Apple, serve una piccola variazione che premia il loro comparto marketing: “Chi più spende, vive meglio”, e nel mi caso lavora meglio pure.

    La parte della critica all’innovazione su chi ha innovato per elogiare chi copia, ad Alessio voglio farla in modo esplicito, perché lo ritengo una persona matura capace di rifletterci.

    Se ora vendo in Galaxy SII che ho pagato quanto un’iPhone posso al messimo sperare di recuperare il corrispettivo economico di chi vende in iPhone con il vetro posteriore crepato prima dal passare al nuovo.

    Non per tifoseria, ma per esito dei confronti che ho fatto, io non tornerei più indietro: se non avessi comprato tre tablet e due cellulari con Android avrei risparmiato pure in denaro.

    l’ho scoperto dopo e ne pago le inevitabili conseguenze.

  • # 15
    Christian
     scrive: 

    Anzi per terminare aggiungo che l’aver scoperto che all’estero gli stessi prodotti hanno un prezzo su strada più basso di 100€ nel caso di Samsung non mi ha reso felice, come non lo hanno fatto le promozinoni estive con 100€ di sconto e neppure l’ultima con cui al prezzo delle spese di spedizione (10€) ti danno il tablet che è stato in promozione a 199€, prima 299€.

    Tutta questa rapida discesa verso la convenienza, con prezzi da rittoccare in su del 50% per ottenere quelli di uscita, pochi mesi or sono, non fanno altro che confermarmi vittima di una truffa che mi ha danneggiato due volte, quando ho comprato a prezzo manifestamente maggiorato un tablet con la risoluzione in pixel dell’iPod touch uscito da anni (e pure peggio nel comparto 3D), e quando ho deciso di venderlo ancora immacolato, ad essere onesti per quel che si recupera si fa una figura migliore a regalarlo. Ache con il telefono accadrà lo stesso, come con i precedenti. Soldi gettati alle ortiche e tra le righe leggerete pure quanto brucia.

  • # 16
    Simon71
     scrive: 

    @Christian..

    Quoto ogni parola….Analisi lucidissima anche se ogni tanto l’esposizione era sibillina…

    Anch’io ho fatto molte volte i tuoi stessi ragionamenti da quando sono passato ad Apple…(computer, telefono, e intrattenimenti vari…)

  • # 17
    Alex
     scrive: 

    In Europa le interfacce grafiche non sono brevettabili

    http://www.ipinflorence.com/?p=22

    quindi Samsung può continuare a stare tranquilla nel vecchio (e saggio) continente.

  • # 18
    alex
     scrive: 

    Perdonate, ma che c’entrano il chiuso e i prezzi?

    Qui la questione è capire se quei brevetti sono fuffa o meno. Purtroppo la legge americana consente di brevettare la fuffa e imho pinch-to-zoom e soci è orripilante definirli invenzioni.

  • # 19
    Giovanni
     scrive: 

    Scusa @Christian, ma le tue sono opinioni legittime, ma non rappresentano una tesi condivisibile e nemmeno possibile riguardo alla questione in essere, inoltre mi pare che spostino l’argomento. Volevo inoltre darti una brutta notizia: in una società consumistica (come tutte quelle del mondo occidentale), essere un indivisuo consumatore non è una questione di scelte; potrai essere un “consumatore accorto” piuttosto che un “consumatore massificato” oppure anche un consumatore “che non consuma”, ma non è una tua scelta essere consumatore, anche perché in qualche modo sopravvivi, addirittura scrivi in un blog e usi il telefono!…

    La questione riguarda il rapporto tra multinazionali e lo stato che dovrebbe salvaguardare i cittadini (che, almeno secondo me, dovrebbe rappresentare).
    La ricerca e sviluppo un’azienda se lo paga con i profitti, investe in questi se ritiene che i consumatori siano disposti a pagare questi suoi sforzi spendendo somme più alte… non attraverso applicazione di regolamenti assurdi.
    Jobs, per sottolineare la dignità morale di una persona ritenuta un genio (da alcuni) ha usato la metafora (poco divertente, di cattivo gusto e per niente condivisibile) della “guerra termonucleare” per salvaguardare i suoi soldi!
    Che una multinazionale cerchi di drogare il mercato e protegga al massimo i suoi profitti anche barando, sta nelle regole del gioco; che un tribunale emetta sentenze che puzzano da lontano è una cosa che succede spesso in moltissimi paesi.
    Che io sia obbligato a comprare i suoi prodotti perché me lo impone lo stato non mi va bene. Qualcuno che copia c’é sempre stato, in alcuni settori certe regole non valgono e devi solo essere più bravo degli altri. Se voglio un’imitazione a basso costo posso comprarla perché quello sono disposto a spendere, poi potrà essere il giudizio degli altri a fare la differenza. Imitazione e concorrenza sono quel poco di spitito positivo che esiste in una società consumistica, che sia chiaro! Le regole antitrust sono servite a questo e proprio l’america degli anni ’30 ha fatto ciò quando ha smontato imperi economici incredibilmente potenti a favore di sviluppo ed evoluzione del mondo.

    Il discorso di Cook sull’esito della vicenda è allucinante nei termini e nelle espressioni, non solo per retorica, soprattutto in termini messianici e di presunzione sembra l’apologia per una setta di invasati (“prodotti migliori della terra”, “ringraziamo i giurati che hanno ascoltato la nostra storia”, “rubare é sbagliato”… sono cose che dicevano una volta i preti!).
    Inutile continuare a cercare giustificazioni sui prezzi o dirsi di essere dei non-consumatori, se poi ci si fa irretire dalla multinazionale più ricca del mondo e se ne divulga il verbo!

    Ciao

  • # 20
    Christian
     scrive: 

    Nessuno ha scritto il contrario sulle interfacce grafiche e la discussione l’ho spostata sul resto perché sui brevetti non ha senso farla. Se anche si decidesse di far marcia indietro sui brevetti in modo soft (in modo da non dover proseguire la storia sui danni che ogni impresa riterrà di aver avuto), la discussione la riprendiamo da pensionati, tenendo conto dell’età media del paese.

    Sui formati chiusi è stata una puntualizzazione, tranne le app, il resto si riesce ad usare comunque e le canzoni protette ormai solo un ricordo del passato.

    Samsung detiene più brevetti dei concorrenti dunque preferirà continuare con l’attuale sistema, conservando il proprio vantaggio competitivo verso tutti gli altri produttori, Apple inclusa.

    Immaginare come ho scritto uno scenario diverso è come negare l’evidenza. Paradossalmente i veri concorrenti di Samsung sono gli altri produttori orientali che usano Android, non Apple, e le ragioni ho provato a scriverle, anche se per me la principale di tutte è la qualità del software e dei contenuti.

    Anche sul sistema operativo e sull’hardware vi sono elementi che dovrebbero far dubitare sulla maturità di Android, anche se per questo bastano i proclami precedenti. io lo possiedo dalla 1.6 e i meriti che non ha continuo a lasciarli elencare agli stupidi.

    Di professione sono un tecnico elettronico e vedo diversamente le cose: Samsung è un ottimo produttore di chip, ma tra i fondatori di ARM c’è Apple, l’hardware è usato in licenza, legittimamente e senza svantaggi economici apparenti per l’utenza, scheda grafica e consumi a parte.

    Con prodotti e idee diverse i brevetti, che sono un monopolio sulle idee, perdono importanza e il pinch to zoom non riguarda le interfacce e non è di Apple, ma gli serviva e lo hanno acquistato. Per 30 dollari a prodotto l’argomento è chiuso e questo favorisce la vendita di beni e servizi di qualità ed è utile all’ambiente che non ha bisogno di ulteriori rifiuti elettronici da smaltire prematuramente.

    Come ho già scritto, il punto di vista è fondamentale.

  • # 21
    Christian
     scrive: 

    @Giovanni: certo che mie sono opinioni e leggere che mi faccio irretire da una multinazionale è un avviso che raccolgo con l’attenzione che merita, ma non ignoro neppure il concetto di prevalenza.

    E’ consumatore colui che entra da MediaWorld e osserva i dichi ordinati per prezzo cercandone uno di proprio gradimento. in quel contesto appare prevalente la necessità di consumare.

    Allo stesso modo se compri un prodotto sulla base del condizionamento economico, perché quello ritieni di poterti permettere, percependolo come una spesa, sei ancora prevalentemente un consumatore.

    Se elevi le tue esigenze al punto da sorpassare i condizionamenti apparenti esci dalla sfera del consumo, e questo ho tentato di fare, ma fu un errore secondo la mia attuale opinione, basate però sulla mia esperienza diretta, non su quel che leggo.

    Per me oggi ha senso spendere di più, e non mi sembra che Samsung e Google non siano delle multinazionali, piuttosto ti faccio notare che sono i soggetti dominanti, in un caso a livello da monopolio sostanziale, dei loro rispettivi settori.

    E a vedere i processi e nel caso di Google anche i numerosi patteggiamenti a fronte di accuse gravi, mi mi sembrano neppure scelte eticamente sostenibili, anche se uso alcuni servizi di Google ritenendoli migliori dei concorrenti.

    Certo Google mostra il conto sempre a qualcun altro, in passato pure in modo truffaldino (e pure ora a non essere ingenui), e dunque non vediamo il costo che sosteniamo quando acquistiamo.

    O meglio , non lo vedono i consumatori che hanno il dio denaro che prevale su tutto il resto e questo è comprensibile solo quando si è poveri dentro e mi auguro di non esserlo ancora.

    Per concludere, la mia risorsa non rinnovabile non è il danaro, quello riesco a guadagnarlo e talvolta a spenderlo molto male, perché cambiando prodotto ho pagato pure lo scotto, e lo pagherò ancora perché è il danno minore, di rendere inutilizzabili i miei precedenti acquisti, altro che paladini del free e dell’open da quattro soldi.

    La mia risorsa non rinnovabile, ed è pure la vostra, è il tempo!

    il tempo perso, quello sprecato e quello usato male non potrà restituircelo mai nessuno, il tempo si consuma e basta, come le nostre vite, e la fiducia riposta in quel che ho deciso di abbandonare, quello che ho usato per provare e per sperimentare era il mio tempo ed è denaro che non potrà mai più tornare nelle mie tasche. Spero di aver proposto uno spunto per rifletterci.

  • # 22
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Lancio qualche spunto in ordine sparso. È stato proprio Jobs, citando Picasso, a dire “good artists copy, great artists steal”. L’affermazione era tuttavia inserita in uno mercato molto meno maturo, in cui da un lato le discipline brevettuali applicate all’informatica erano più involute, dall’altro quelli che oggi vestono in doppiopetto e maneggiano miliardi di dollari, brandivano il Jolly Roger.

    Non sono in grado di dire, portando dati a sostegno delle mie tesi, quanto la disciplina dei brevetti incentivi o freni l’innovazione. Quello che osservo è una difesa o un attacco del sistema dei brevetti sempre dipendente dalla convenienza del momento. Samsung perde la causa, Apple diventa il mostro che blocca l’innovazione contro l’interesse degli utenti, ma non ricordo dichiarazioni coerenti relative alla proprietà intellettuale detenuta e dunque monetizzata da Samsung.

    Chiunque può farsi un’idea sull’approccio di Samsung ai brevetti leggendo questo PDF:
    http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&ved=0CCUQFjAA&url=http%3A%2F%2Fwww.samsung.com%2Fus%2Faboutsamsung%2Fsustainability%2Fsustainabilityreports%2Fdownload%2F2012%2F2012_patent.pdf&ei=1Ac9UPusL9OChQeepYGQBg&usg=AFQjCNFJzycwxlGpF9U29_WV_LLWq0QvkQ

    PDF dal quale è utile citare qualche estratto:

    Second Position for Patent Applications in US
    Samsung Electronics currently holds approximately 100,000 patents which are utilized for technological development in the fields of flash memory, system LSI, mobile phones and other major products. Accord- ing to a patent research company IFI Claims Patent Service, patent ap- plications of Samsung Electronics increased by 7.5%, posting a total of 4,894 patent applications compared to the figure of 4,551 in the year 2010. Based on this result, we were again ranked second in the United States for six consecutive years since 2006.

    Strengthening the Design Patent
    […]
    As a result of these efforts, for the past five years, 2,499 design patents by Samsung Electronics have been registered in the US Patent Office. This figure is approximately three times higher than our competitor’s, and this is one of our major achievements. We invested heavily in product design and established design institutes in seven countries including Korea.

    Direi che Samsung è ben attrezzata per innovare sfruttando risorse proprie no?

    D’altro canto, ripeto, i rivoluzionari di allora oggi rappresentano lo status quo. Se, poggiando sulla loro posizione, non asseconderanno il bisogno di innovazione che il mercato esprime, lasceranno finestre aperte per la concorrenza, e in ultima analisi non mancherà chi sventolerà il Jolly Roger sul loro cadavere. A tutto il resto dovrebbe pensarci (il condizionale è d’obbligo) l’antitrust, e questo mi basta a dormire tranquillo la notte.

  • # 23
    zephyr83
     scrive: 

    @Cristian

    Apple è chiusa eccome, anche se sul termine “chiuso” si potrebbe discutere molto! Riguardo il tuo messaggio in risposta al mio, il #14, non concordo quasi su nulla e non capisco questo attacco a samsung e tanti elogi nei confronti di apple. Per me perde un po’ di valore un commento del genere!
    Cmq secondo te d’ora in poi è giusto che il pinch to zoom sparisca da qualsiasi dispositivo al mondo e che spetti solo ad apple decidere chi lo può usare e chi no e al prezzo che decide lei? Il punto è questo e io di regole chiare e precise stabilite NON NE VEDO! Non si sa neanche che vuol dire concedere brevetti FRAND a una cifra ragionevole! Inoltre le regole si possono sempre cambiare o migliorare, mi sembra il minimo!

  • # 24
    Ago72
     scrive: 

    @zephyr83

    Si è giusto, o meglio sono le regole. Poi possiamo stare a discutere sulla correttezza delle regole, ma finché sono in vigore le leggi vanno rispettate.

    Ad esempio alcuni produttori Android (tra cui samsung) pagano le royalties a MS per una serie di brevetti

    http://www.tomshw.it/cont/news/microsoft-e-i-brevetti-contestati-ad-android-eccone-alcuni/34526/1.html

    http://www.dailytech.com/Samsung+to+Pay+Microsoft+Royalties+for+All+Android+Phones+It+Sells/article22871.htm

    Non capisco perché la stessa cosa non debba valere per Apple.

  • # 25
    zephyr83
     scrive: 

    @Ago72

    Su quei brevetti microsoft ci sarebbe MOLTO da discutere così sugli accordi che ci sn dietro! Secondo me i vari produttori come samsung si pagano ma pensano che da un’altra parte abbiano altri benefici, la cosa non è così chiara e lineare!!!
    Anche samsung ha rivendicato dei brevetti su apple che la corte non ha invalidato però non capisco perché non abbiano fatto nulla alla casa di cupertino!
    Inoltre se il pinch to zoom ormai è brevettato perché non rientra nella categoria dei brevetti FRAND? ti sembra giusto che apple possa decidere liberamente e al prezzo che vuole a chi concedere sto banale brevetto???

  • # 26
    floriano
     scrive: 

    per fortuna in europa di questi problemi con i brevetti tipo “scoperta dell’acqua salata” non ne abbiamo, per gli sfortunati clienti statunitensi basta creare una distribuzione senza quei seccanti brevetti (touchwiz castred edition) e magari far girare su internet qualche rom modificata tipo cyanogen che riattivi tutte le funzionalità estromesse…

    ps. nell’acquistare bene di solito l’ultima cosa che guardo è la rivendibilità visto che di solito lo tengo fino alla morte, a me interessano le funzionalità che offre (bluetooth, schermi capacitivi, applicazioni installi e altre cosucce), solo in caso di prezzo allettante si può fare qualche compromesso; in questi casi comunque non ho mai considerato l’acquisto di un prodotto apple (e non credo lo considererò pure in futuro).

    pps. non ho neanche un prodotto android (per ora) però m’incuriosisce come sistema operativo anche se i bugs e la strana progettazione che sta alla base sta in linea con i classici software in beta perenne di google, di contro le varie pennette hdmi (tipo l’mk802), i vari mediacenter android (tipo il mele a1000), le varie consolle (tipo la ouya) mi incuriosiscono parecchio soprattutto considerata la possibilità (utilizzando il codice nativo) di scavalcare la dalvik machine….

  • # 27
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Anch’io sfrutto al massimo gli acquisiti che faccio. Dal 2000 a ora ho avuto ben… 4 telefonini; il terzo è ancora in buono stato soltanto perché il quarto mi è stato regalato… ;)

    @zephyr83: prima di parlare di FRAND dovresti almeno vedere cosa significa il termine.

    Per essere chiari, un conto è un brevetto vitale a uno standard di telefonia fissa (senza il quale il telefono… non funziona!), e tutt’altra cosa il pinch-to-zoom.

    E non dirmi che prima lo zoom non si poteva fare. Nokia, pur avendo terminali touch, chissà come farà a far zoomare lo stesso con le dita, ma senza “pinch”…

    L’innovazione è giusto che sia tutelata, perché altrimenti nessuno c’investirebbe, com’è stato giustamente detto. Se impiego tempo e risorse in ricerche, e poi il primo che capita guarda il risultato e me lo copia in due secondi, sarei soltanto un pollo a continuare a regalare il MIO lavoro agli altri.

    Il sistema dei brevetti può piacere o meno, ma almeno delle tutele le offre. Finché non si tirerà fuori un’alternativa migliore. Abolire i brevetti senza un altro strumento adeguato che garantisca un ritorno degli investimenti è impensabile, per quanto già detto.

  • # 28
    FedNat
     scrive: 

    @Cesare Di Mauro
    IMHO L’innovazione si tutela da sola, anche perché i brevetti dovrebbero proteggere le implementazioni e non le idee.
    Se hai veramente inventato qualcosa di nuovo chi vuole copiarti dovrà reimplementare la tua invenzione ed impiegherà del tempo, tempo durante il quale tu, che hai sviluppato l’invenzione, potrai migliorarla e/o perfezionarla ed in ogni caso avrai un vantaggio temporale sul mercato.
    Se un competitor può reimplementare la tua “invenzione” in una giornata allora la tua non era un’invenzione ma un’idea e non ha diritto a nessuna tutela.
    Anche per quanto detto sopra ritengo che sia sbagliato dire che senza brevetti non ci sarebbero più investimenti e che l’innovazione si fermerebbe, io credo che la ricerca continuerebbe anche solo per avere dei margini competitivi sul mercato.

  • # 29
    cristian76
     scrive: 

    PEr quanto riguarda il discorso scritto da qualcuno del tipo: “le regole vanno rispettate”.
    Voglio ricordare che le regole si possono anche modificare, altrimenti staremo ancora qui ad avere regole come la pena di morte, la caccia alle streghe e tante altre consuetudini e leggi, che l’uomo con il suo evolversi fortunatamente poi ha abolito, anche se questo è costata una certa apertura mentale.

    Che i brevetti siano il sistema migliore per tutelare un’azienda è tutto da dimostrare. E’ dimostrabile invece come i brevetti non siano un vantaggio per il consumatore. Così come comunque in questa vicenda Samsung non deve essere vista come un angelo o come un esempio da prendere in considerazione. La mia infatti non era semplicemente una difesa per Samsung.

  • # 30
    zephyr83
     scrive: 

    @Cesare Di Mauro

    Certo non è vitale così come tante altre cose senza le quali però un moderno telefono non sarebbe certo appetibile!
    Per il resto quoto TOTALMENTE l’intervento di FedNat! Un conto magari è il brevetto sul touch capacitivo, un conto sul pinch to zoom!!!! Tra l’altro come concetto non l’ha certo inventato apple!

  • # 31
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    @FedNat: le implementazioni non possono essere protette senza adeguati mezzi. A oggi qualunque software è “forabile”, per cui la concorrenza può andare a sbirciare il mio codice e vedere quanto di bello sono riuscito a ideare. Inoltre nel momento in cui vengono proposte delle soluzioni per blindare il software (vedi Trusted Computing & compagnia) si scatena un’orda di polemiche perché viene leso il diritto degli scrocconi a non poter rubare il lavoro degli altri.

    Altra cosa, non meno importante, sono convinto che anche l’idea abbia diritto d’esser tutelata. Faccio un esempio spicciolo, in un contesto diverso, quello delle case farmaceutiche. Lavoro per anni a un farmaco per una determinata malattia; alla fine, dopo tanti sforzi (e soldoni) riesco nell’impresa e lo metto in commercio. A questo punto arrivano le concorrenti, che analizzano il farmaco e duplicano la molecola. Risultato: coi risultati conseguiti grazie ai MIEI soldi gli altri hanno la pappa pronta per arricchirsi, facendomi pure la guerra.

    Tornando alle idee e all’oggetto del contendere, ritengo che abbiano anche diritto a una forma di tutela perché in 30 anni (e forse più) di presenza di dispositivi touch (che non sono certo nati “oggi”), nessuno ha proposto il pinch-to-zoom. Già nei primi anni ’80 c’erano i monitor touch, che potevano essere sfruttati persino con gli home computer dell’epoca (uno su tutti: il Commodore 64; credo che anche il Vic 20, comunque, supportasse il rilevamento del touch su schermo, ma non ne sono sicuro). Quanti artisti avrebbero trovato comodo il pinch-to-zoom lavorando con le loro tavolette grafiche? Eppure nessuno ha proposto una soluzione del genere fino a 5 anni fa.

    E allora perché questa trovata non avrebbe diritto d’esser tutelata? E’ frutto dell’ingegno. Un buon frutto.

    Poi possiamo discutere quanto vogliamo delle aberrazioni del sistema dei brevetti, delle stupidaggini che vengono brevettate (la routa in Australia!), ma penso sia indubbio che per applicazioni “non banali” (mettiamola così per chiudere il discorso, altrimenti non ne usciamo più) una qualche tutela sia giusta per chi ha spremuto le meningi.

    @cristian76: nessuno ha detto che quello dei brevetti sia il sistema migliore. Ma aspetto ancora una proposta alternativa valida che possa rimpiazzarli. Stranamente quando si arriva a questo punto, il discorso viene lasciato cadere…

    @zephyr83: l’appetibilità di un prodotto non ha nulla a che vedere con l’impossibilità o meno di poterlo realizzare. Un telefono nasce per… telefonare, e se mancano i brevetti di Motorola, Nokia, ecc., non ne puoi realizzare uno. Qui rientra il discorso dei termini FRAND che hai citato.

    Se mancasse il pinch-to-zoom, invece, sono arcisicuro che gli utenti riuscirebbero a vivere lo stesso…

    Non so se cogli la differenza fra le due cose. ;)

  • # 32
    FedNat
     scrive: 

    @Cesare Di Mauro
    1) Lo so che si può disassemblare, ma non è sicuramente agevole capire cosa fa un Sw dal listato assembler, senza tener conto che quello è un illecito e credo anche facilmente indviduabile

    2) No, le idee devono essere libere. Se trovi una nuova molecola potrai brevettare il metodo per sintetizzarla (implementazione), ma se qualcuno riesce a sintetizzarla con un altro metodo per me va bene. IMHO nessuno può avere un “monopolio” su un idea. Aggiungo un’altra cosa: se il metodo brevettato è l’unico possibile/praticamente realizzabile secondo me il breveddo non deve essere concesso. Un brevetto deve stimolare la concorrenza, non fornire vantaggi. Non mi interessa niente della difesa degli investimenti, tanto gli investimenti ci sarebbero comunque come già detto.

    3) Quella del pinch to zoom non me la aspettavo da te
    Quoto pabloski dal thread dell’articolo di HWU

    Per tutti quelli del “il pinch to zoom l’ha inventato apple” http://www.theverge.com/2012/8/13/32…ondtouch-table

    DiamondTouch, Mitsubishi Electronics, 2001!!!

    Jeff Han, 2006 http://www.ted.com/talks/jeff_han_de…uchscreen.html

    La cosa più sensata la scritta il portavoce di google e cioè che tutti loro sono a lavoro da un decennio su tecnologie disponibili nell’ambiente. Apple non ha inventato il multitouch e nemmeno il pinch to zoom.

    Inoltre fino alla diffusione della tecnologia multitouch il pinch to zoom non era realizzabile

    4) L’alternativa al sistema dei brevetti è la loro eliminazione. Non ti preoccupare, il mondo andrebbe avanti lo stesso senza sconvolgimenti.
    In alternativa una riforma eliminando brevetti sulle idee e riducendone la durata in generale.

    5) Nella società di oggi cosa è “essenziale” per un prodotto è discutibile.
    Puoi avere un prodotto funzionante, ma se non è appetibile non lo vendi e chiudi. Paradossalmente potrebbe accadere che chi ha veramente investito per creare la tecnologia che fa funzionare un prodotto debba rilasciarla in forma FRAND (e quì sono anche d’accordo) ma rischi di essere messo fuori mercato da chi brevetta gli abbellimenti non “essenziali” (e qui’ non va tanto bene)

  • # 34
    cristian76
     scrive: 

    In sostanza seguendo il discorso ad esempio di @Cesare Di Mauro a quest’ora avremo automobili di diverso modello ma di un’unica marca: FORD ed per i pc la scelta poteva essere: IBM o Apple.
    Nessun medicinale generico: Se vuoi prendi l’Aulin, altrimenti non prendi nulla.
    Ed avremo più differenze tra le nazioni rispetto ad ora, con i capitali concentrati solo su poche ma enormi aziende.
    Evidentemente vi sono persone a cui piacerebbe un mondo così!

  • # 35
    zephyr83
     scrive: 

    Quoto gli interventi di FedNat e cristian76!
    Le idee non sono brevettabili! mi va bene se si brevetta il touch capacitivo ma non il pinch to zoom che come idea c’è da molto prima (e di film ne sn pieni). Sui touch resistivi il pinch to zoom non si poteva fare per limiti hardware! mentre lo zoom con doppio tocco quello invece mi pare sia in circolazione da prima dell’iphone così come lo slide to unlock! Come si fa ad “appoggiare” brevetti del genere???

  • # 36
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    @FedNat
    1) Il reverse engineer è una professione, e diverse aziende ne fanno uso (figuriamoci le multinazionali). Inoltre non è illegale in tutto il mondo, ma soltanto in alcune nazioni.
    Dunque non ho una tutela. Inoltre, anche se in alcune nazioni è illegale, nessuno può impedire a un’azienda di andare a sbirciare lo stesso il MIO codice.
    Il Trusted Computing mi può permettere di tutelarmi in tutti i casi: non vedo per quale motivo non potrebbe essere adottato, visto che potrebbe permettere di tutelare l’implementazione di gran lunga meglio di quanto facciano i brevetti oggi.

    2) I brevetti non devono durare tutta la vita, ma hanno una validità per un certo numero di anni, a seconda del settore. In quello farmaceutico se non ricordo male è 10 anni, e non coprono soltanto il metodo per produrre la molecola, ma il diritto esclusivo di produzione della molecola; infatti i generici arrivano dopo che è scaduto questo periodo.
    Il motivo di tutto ciò è semplice: serve proprio a tutelare gli investimenti fatti.
    Infine se il metodo brevettato è l’unico possibile, l’alternativa non è il non brevettare, ma il costringere a concedere la licenza a un prezzo ragionevole, come peraltro già avviene nei termini FRAND.

    3) Generalmente non leggo i commenti di news e articoli di hwupgrade proprio per evitare personaggi come pabloski, con le sue crociate contro le odiate multinazionali (ma solo quelle che le sono antipatiche). Mi basta già dovermi sorbirmi quelli della sezione Programmazione
    Purtroppo i troll hanno sempre molto più tempo a disposizione, mentre il mio scarseggia…

    Ciò detto, non mi sembra di aver escluso eventuali invalidazioni da prior-art. Il mio commento era basato soltanto sulle informazioni a me note fino a quel momento. Inoltre il discorso era di carattere più generale.

    4) I brevetti sono nati proprio per tutelare gli inventori (e investitori) e il progresso. Inoltre, come già detto, non hanno validità perpetua. L’alternativa a una tutela non è certo una non tutela…

    5) Assolutamente contrario, perché l’essenziale e il non essenziale sono distinguibili. La tutela è necessaria per il primo e non per il secondo, perché gli abbellimenti entrano nel novero dell’abilità di un’azienda di vendere i propri prodotti meglio degli altri proprio per la sua abilità e per quello che investe per arrivare al prodotto fatto in un certo modo. Se io faccio ricerca e tiro fuori prodotti migliori degli altri, devo potermi tutelare dal primo che capita e ruba il frutto del mio lavoro. Se sei bravo, spremiti anche tu le meningi, e tira fuori un prodotto migliore del mio…

    @cristian76: sei completamente fuori strada. Come già detto, i brevetti non sono perpetui. Infatti i generici dell’Aulin sono arrivati subito dopo che sono decaduti i diritti esclusivi di sfruttamento della molecola; nel frattempo l’azienda farmaceutica ha avuto il tempo di incassare il frutto del SUO lavoro.

    @zephyr83: vedi le mie risposte sopra.

  • # 37
    FedNat
     scrive: 

    @Cesare Di Mauro
    1) So che esiste il reverse engineering ma, come ho già detto, non è banale e non è a costo 0. Se qualcuno riutilizza del codice preso dal mio Sw tramite deassembling infrange il copyright e credo sia possibile provarlo analizzando gli eseguibili. Se invece studia il mio codice binario per capire gli algoritmi utilizzati e poi si riscrive la sua implementazione come prima cosa ha sicuramente ha impiegato notevoli risorse ed ha fatto un grosso lavoro (forse più grande del mio) ed infine non vedo problemi: le idee devono essere libere.

    2) Per me è assurdo che un’azienda possa avere il monopolio, per quanto temporaneo, di una molecola. Ammetto che tu possa brevettare il tuo metodo per sintetizzarla ma se io ne trovo un altro devo poterlo utilizzare. Del resto ho fatto il mio lavoro e trovato un nuovo metodo di produzione, perché non dovrei poterlo usare?
    Riguardo il caso dell’unico metodo possibile un approccio FRAND potrebbe essere accettabile, ma andrebbe definita una specifica legislazione che ponga degli obblighi perché al momento la faccenda FRAND è abbastanza fumosa e non credo ci sia modo per obbligare qualcuno a rilasciare un brevetto sotto termini FRAND

    4) I brevetti sono nati per tutelare il progresso, non gli inventori né tantomeno gli investitori. Il problema è che con la piega attuale delle cose mi sembra che i brevetti su algoritmi ed idee siano un ostacolo al progresso e quindi possono benissimo essere rimossi.
    In alternativa, come già detto, una riforma tesa a ridurre gli ambiti di brevettabilità le durate dei brevetti e a stringere i criteri di accettazione da parte degli uffici brevetti.

    5) Scusa, ma non sono sicuro di aver capito: tu dici che l’essenziale deve essere tutelato mentre il non essenziale non ha bisogno di tutela? Quindi il pinch-to-zoom, tap-to-zoom e simili non devono essere tutelati? Io sono d’accordo, ma mi pareva che tu la pensassi diversamente.
    Tu hai tutto il diritto che il tuo lavoro non venga rubato, ma io devo avere tutto il diritto di reimplementare indipendentemente e con metodi diversi anche tutte le funzioni del tuo prodotto perché in tale modo anche io ho fatto il mio lavoro.

  • # 38
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    @FedNat:
    1) Non v’è dubbio che il reverse engineering abbia un costo, ma per chi lo fa di professione è cosa ordinaria. Non è un caso che anche programmi con chiave hardware vengano crackati velocemente…
    Il problema non è tanto quello di inglobare porzioni di codice, cosa peraltro tutelata dai diritti d’autore e dal copyright appunto, ma quello che esaminando il mio codice altri possano appropriarsi delle mie idee e sfruttarle a loro uso e consumo. Quindi anche con un’implementazione diversa, ma non è questo il punto.
    Il punto è che se ho avuto una buona idea voglio essere l’unico a sfruttarla; se il mio codice è inaccessibile, lo potrò fare tranquillamente, altrimenti ho bisogno di essere tutelato.
    Per come dici tu, invece, vorresti che le idee fossero diffuse e poi ognuno potrebbe implementarle come vuole. No, non mi sta bene, perché dietro un’idea ci può essere un lavoro enorme, e non voglio svenderla lasciando che altri facciano soldi col minimo sforzo.
    Il Trusted Computing che ho già citato è un’ottima soluzione che consente di fare a meno dei brevetti, ma “stranamente” nessuno esprime la propria opinione…

    2) Perché dietro alla sintesi di quella molecola ci sono tanti studi e prove. La molecola è soltanto l’ultimo prodotto, quello finito, di un lungo e costoso processo. Ecco perché serve tutelare l’azienda farmaceutica che è riuscita a sintetizzarla, come giustamente avviene.

    D’altra parte per una determinata malattia non esiste una sola cura per eliminarla (o limitarla): chi ti impedisce di trovare un’alternativa alla molecola già scovata da un’altra azienda? Esci fuori i soldini e fai anche tu un po’ di ricerche per trovare un’altra soluzione. Chi te lo impedisce?

    Infine i termini FRAND sono fatti rispettare. Vedi, ad esempio, il caso di Microsoft Samba, che è il più noto e abbastanza recente (qualche anno fa).

    4) Il progresso viene tutelato proprio perché incentivano gli inventori a pubblicare le proprie idee, cosicché vengano fatte circolare e diventino patrimonio dell’umanità, quindi disponibili a tutti gratuitamente dopo un certo numero di anni. Al contempo tutelano l’inventore in quest’arco di tempo, permettendogli di godere del frutto del suo lavoro. Per questo sono nati e sono una buona soluzione al problema, ed è per questo che l’alternativa, cioè l’assenza di brevetti, non è una soluzione e limita il progresso, disincentivando gli inventori a pubblicare idee che chiunque possono copiare.
    Poi, ripeto, ci sono dei problemi nel sistema attuale che possono essere affrontati e la situazione migliorata.

    5) Mi rendo conto, rileggendo, di non essere stato chiaro. L’essenziale a cui mi riferivo riguardava a idee/tecnologie che sono indispensabili per un determinato scopo. Ad esempio i brevetti che consentono di costruire e far funzionare un telefonino. In questo caso la tutela di cui parlavo riguarda chi voglia entrare in questo mercato e deve potervi accedere affrontando costi ragionevoli, ed è quello che fa il già citato sistema FRAND.
    Per ciò che non è indispensabile, e qui rientramo nel pinch-to-zoom ad esempio, questo tipo di tutela non dev’essere applicato, perché ci sono altre strade per ottenere la stessa funzionalità (lo zoom).

    Infine, sì, hai il diritto di reimplementare le mie idee se le paghi, perché sono frutto di un lavoro di ricerca, oltre che di mera implementazione.

    Altrimenti, come dicevo, introduciamo il Trusted Computing per blindare il codice, cosicché le mie idee le tengo belle strette, e tu non me le potrai rubare perché non ti è concesso di spulciare il mio codice in nessun modo.
    In questo modo, però, ci rimette il progresso e l’umanità, perché quelle idee potrei anche portarmele nella tomba…

    Inoltre il Trusted Computing potrebbe non essere più una scelta, una volta che si sarà diffuso e le software house preferiranno ricorrere esclusivamente a esso, perché gli garantisce un’autentica e blindata tutela, piuttosto che imbarcarsi nella strada dei costosi brevetti e che non è nemmeno possibile intraprendere in tutto il mondo, ma soltanto in alcuni paesi…

  • # 39
    FedNat
     scrive: 

    @Cesare di Mauro
    1) Effettuare un crack potrà essere relativamente facile, si tratta di trovare il punto in cui vengono effettuati i controlli e bypassarlo, tutt’altra cosa è capire il funzionamento di programmi complessi.
    A quanto pare abbiamo una visione di base diversa: per me le idee sono patrimonio dell’umanità e devono essere a disposizione di tutti. Se hai una buona idea avrai il vantaggio di essere il primo ad utilizzarla e questo non è poco, poi però deve essere a disposizione di tutti.
    Se la situazione dei brevetti fosse sempre stata come oggi forse oggi avremmo revetti sul Quicksort e sulla FFT e non mi sembra accettabile.
    tu non usi mai idee altrui nel tuo lavoro, anche le più semplici? Oppure reinventi la ruota tutte le volte?
    Il Trusted Computingnon mi sembra una soluzione nè per il mio punto di vista né per il tuo: Per me è una limitazione alla libertà dell’utente (se voglio devo poter vedere cosa fa il sw che gira sulla mia macchina). Per tutelerebbe solo l’implementazione e non l’idea che tu vorresti protetta

    2) E io, azienda concorrente, effettuo un’analoga e costosa ricerca per trovare un diverso metodo di sintesi della molecola, magari risulta anche più efficente e meno costoso. Cosa c’è di male?
    I termini FRAND sono fatti rispettare, ma non credo ci sia modo di obbligare un azienda a rendere disponibili i propri brevetti sotto i termini FRAND, la situazione mi pare fumosa.

    4) Concordiamo sul motivo di origine dei brevetti. Il problema è che rispetto alla giungla attuale del sistema brevetti preferisco nessuna tutela. Io delle idee su come cambiare il sistema le ho espresse nel precedente post, tu cosa cambieresti del sistema attuale? Quello che mi dà più fastidio dei brevetti è che siano un monopolio: un brevetto può permettere ad un’azienda di bloccare il mercato e la concorrenza. Se tutti i brevetti fossero sotto FRAND la situazione sarebbe già migliore

    5) Ora è più chiaro. Si torna però alla differenza di vedute tra idee protette e libere :-)
    In ogni caso il Trusted Computing non protegge le tue idee: io non ho bisogno di spulciare il tuo codice per reimplementare il pinch-to-zoom o qualunque gesture.
    Non è che il Trusted Computing potrebbe non essere una scelta, è stato pensato perché non lo sia ma sia diffuso ovunque. Proprio per questo motivo dovrebbe essere vietato. Non mi piacciono le chiusure, preferisco vivere in un mondo più libero ed aperto

  • # 40
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ zephyr83
    http://www.theverge.com/2012/8/30/3279628/apple-pinch-to-zoom-patent-myth

    Se leggi questo articolo capisci che i tuoi interventi sul pinch to zoom sono inaccurati. Per contribuire costruttivamente alla discussione ti suggerisco di rimpiazzare il tuo personale buonsenso, che qui hai sempre profuso a piene mani, con qualche informazione verificata. ;-)

  • # 41
    zephyr83
     scrive: 

    @Cesare Di Mauro

    Se ci fosse il Trusted Computing e quindi niente brevetti la questione si risolverebbe? Cause del genere sarebbero ancora possibili? In teoria no perché io azienda B ho implementato il pinch to zoom a mia maniera senza aver sbirciato il codice della tua azienda A! Però chissà perché anche con il TC scommetto che cause del genere ci sarebbero lo stesso perché il problema non è affatto “copiare” il lavoro altrui ma cercare di limitare il più possibile la concorrenza! Sti brevetti non vengono più usati per difendere il progresso tecnologico e i propri investimenti ma per mantenere la propria posizione a tutti i costi! Non rinuncieranno MAI ai brevetti, neanche on il TC

    @Alessio Di Domizio
    Sarà che il mio inglese fa un po’ schifo ma non ho capito a che serve il tuo link! Cosa aggiungerebbe di nuovo e di diverso? Cosa dovrebbe dimostrare? e continuo a sostenere che brevetti come quello sul pich to zoom per me rimangono assurdi
    http://www.engadget.com/2010/10/13/apple-awarded-limited-patent-on-pinch-to-zoom/
    nn so come si faccia ad appoggiare un brevetto del genere, proprio non ci riesco!

  • # 42
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    @FedNat: debbo usare anche il quote adesso, oltre che proseguire per punti. :P

    @Cesare di Mauro
    1) Effettuare un crack potrà essere relativamente facile, si tratta di trovare il punto in cui vengono effettuati i controlli e bypassarlo, tutt’altra cosa è capire il funzionamento di programmi complessi.

    Lo si fa anche per quello, più o meno allo stesso modo. Esempio: ho realizzato un nuovo filtro per le immagini con un mio algoritmo molto complesso, ma alla fine questo sarà richiamato a seguito di un’operazione (shortcut della tastiera o click col mouse), per cui è sufficiente eseguire il tracing con un debugger per intercettare questi eventi, seguirli, e scovare dove si trova il pezzo di codice. Dopo lo si studia per capire come funziona.

    tutt’altra cosa è capire il funzionamento di programmi complessi.
    A quanto pare abbiamo una visione di base diversa: per me le idee sono patrimonio dell’umanità e devono essere a disposizione di tutti. Se hai una buona idea avrai il vantaggio di essere il primo ad utilizzarla e questo non è poco, poi però deve essere a disposizione di tutti.

    La differenza è che io chiedo un periodo di tempo per sfruttare la mia idea. Poi per me può e deve rientrare nel novero del patrimonio dell’umanità.

    Se la situazione dei brevetti fosse sempre stata come oggi forse oggi avremmo revetti sul Quicksort e sulla FFT e non mi sembra accettabile.

    Che sarebbero già scaduti da un bel pezzo. Il punto è questo, alla fine: i brevetti prima o poi scadono.

    tu non usi mai idee altrui nel tuo lavoro, anche le più semplici? Oppure reinventi la ruota tutte le volte?

    Non credo di reinventare tutto (anche se può capitare), ma credo che la stragrande maggioranza degli algoritmi che generalmente un programmatore usa appartengono all’archeologia informatica.

    Il Trusted Computingnon mi sembra una soluzione nè per il mio punto di vista né per il tuo: Per me è una limitazione alla libertà dell’utente (se voglio devo poter vedere cosa fa il sw che gira sulla mia macchina).

    Di questo ne parlo meglio dopo.

    Per tutelerebbe solo l’implementazione e non l’idea che tu vorresti protetta

    La maggior parte delle volte la protezione è per entrambe le cose. Esempio: invento un nuovo algoritmo di ordinamento, un nuovo filtro per le immagini, una nuova trasformata, un nuovo algoritmo di compressione, un nuovo algoritmo di ottimizzazione dell’abstract tree generato dal compilatore, ecc. ecc. ecc.
    Se nessuno può vedere il codice, perché si trova blindato col TC, anche l’idea risulta tutelata, perché si trova ben nascosta assieme al codice. Ed è questo ciò che interessa a una software house / sviluppatore.

    Poi qualcun altro potrebbe anche (re)inventare la stessa cosa, non è dato saperlo se nel giro di pochi mesi, di anni, o magari… mai. Ma certamente non perché ha copiato la mia idea, ma eventualmente perché ha fatto la stessa cosa che ho fatto io: sfruttare la materia grigia. Per cui ha il diritto, anche lui di sfruttare il frutto del suo lavoro, come me. O di renderlo pubblico e fruibile da tutti.

    2) E io, azienda concorrente, effettuo un’analoga e costosa ricerca per trovare un diverso metodo di sintesi della molecola, magari risulta anche più efficente e meno costoso. Cosa c’è di male?

    Che parti già dalla mia molecola. Te la puoi studiare, puoi studiare come funziona e come interagisce col male che deve curare, puoi studiare qualche altro modo per produrla. Perché hai già in mano il prodotto finito e funzionante…

    I termini FRAND sono fatti rispettare, ma non credo ci sia modo di obbligare un azienda a rendere disponibili i propri brevetti sotto i termini FRAND, la situazione mi pare fumosa.

    Non soltanto ci sono questi obblighi, ma ce ne sono anche per la documentazione riguardo a una tecnologia FRAND. Ancora una volta, l’esempio di Samba è eloquente allo scopo.

    4) Concordiamo sul motivo di origine dei brevetti. Il problema è che rispetto alla giungla attuale del sistema brevetti preferisco nessuna tutela. Io delle idee su come cambiare il sistema le ho espresse nel precedente post, tu cosa cambieresti del sistema attuale?

    Ridurrei il periodo di sfruttamento a 15, massimo 20 anni. Inoltre eviterei di poter brevettare idee banali (doppio click, xor, progress bar, ecc.).

    Quello che mi dà più fastidio dei brevetti è che siano un monopolio: un brevetto può permettere ad un’azienda di bloccare il mercato e la concorrenza. Se tutti i brevetti fossero sotto FRAND la situazione sarebbe già migliore

    I brevetti non sono un monopolio. O sono fondamentali, e allora ricadono nei termini FRAND, oppure non lo sono, e puoi cercare altre vie per fare la stessa cosa.

    5) Ora è più chiaro. Si torna però alla differenza di vedute tra idee protette e libere :-)
    In ogni caso il Trusted Computing non protegge le tue idee: io non ho bisogno di spulciare il tuo codice per reimplementare il pinch-to-zoom o qualunque gesture.

    Ha i suoi limiti ovviamente, ma copre la stragrande maggioranza del campo del software. Gli esempi che ho fatto prima dovrebbero essere chiari.

    Roba come il pinch-to-zoom potrebbe rientrare nel sistema delle invenzioni / brevetti, ma non come quello attuale, che non funziona bene. Vedi sopra.

    Non è che il Trusted Computing potrebbe non essere una scelta, è stato pensato perché non lo sia ma sia diffuso ovunque. Proprio per questo motivo dovrebbe essere vietato. Non mi piacciono le chiusure, preferisco vivere in un mondo più libero ed aperto

    Il TC non te lo impedisce, perché si tratta di uno strumento in più che possono usare tanto le aziende quanto gli utenti finali.

    Io, azienda, voglio il diritto di poter chiudere il mio codice. Dev’essere mia facoltà farlo oppure no. Una mia libertà, perché… anch’io ne ho, e ne ho diritto.

    Tu, utente, hai il diritto di scegliere se far girare codice chiuso (e blindato) nel tuo computer oppure no, come giustamente hai deitto. E’ una tua libertà.

    Non vedo, però, perché la tua libertà debba sopprimere quella delle aziende. Non parliamo, infatti, di cose mutuamente esclusive. Come non è esclusivo il poter eseguire soltanto codice trusted o soltanto codice untrusted, perché in una piattaforma trusted il codice untrusted gira tranquillamente nella sua sandbox.

    Più libertà per tutti, insomma. Uno slogan buono per le prossime elezioni. :D

    Di questo, comunque, ne ho parlato ampiamente in alcuni miei articoli (con uno proprio sul tema).

    @zephyr83: vedi, al solito, la mia risposta a FedNat. Cortesemente, se vedi che altri hanno già espresso gli stessi dubbi / contestazioni, evita di ripetere a pappagallo le stesse cose. Non ci guadagna il dialogo, perché ne sto parlando già con altri, né la discussione, che viene appesantita da zavorra inutile…

  • # 43
    zephyr83
     scrive: 

    @Cesare Di Mauro

    Non hai risposto alla mia domanda però! Se ci fosse già stato il TC il pinch to zoom di certo l’avrebbero ugualmente implementato tutti come hanno già fatto (di certo non si sn messi a fare reverse engineer per una cosa del genere)! Quindi a me non pare che il TC risolva il problema e possa eliminare i brevetti!!!
    Inoltre bisognerebbe anche quantificare la durata di questi brevetti! Se non sbaglio adesso 20 anni che in ambito informatico sn un’enormità così come anche 10 sarebbero già troppi!

  • # 44
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Se ti prendessi la briga di leggere attentamente quello che la gente scrive, troveresti già la risposta alle tue domande…

    Comunque la durata dei brevetti è 30 anni, se non ricordo male.

  • # 45
    FedNat
     scrive: 

    @Cesare Di Mauro
    E allora andiamo di quote, se riesco ad usarlo…

    Lo si fa anche per quello, più o meno allo stesso modo. Esempio: ho realizzato un nuovo filtro per le immagini con un mio algoritmo molto complesso, ma alla fine questo sarà richiamato a seguito di un’operazione (shortcut della tastiera o click col mouse), per cui è sufficiente eseguire il tracing con un debugger per intercettare questi eventi, seguirli, e scovare dove si trova il pezzo di codice. Dopo lo si studia per capire come funziona.

    [CUT]

    La differenza è che io chiedo un periodo di tempo per sfruttare la mia idea. Poi per me può e deve rientrare nel novero del patrimonio dell’umanità.

    Per me invece l’idea è da subito patrimonio dell’umanità. Quello su cui puoi accampare diritti è l’implementazione.
    In ogni caso essere il primo ad uscire sul mercato con una nuova idea ti da già un vantaggio temporale per niente trascurabile soprattutto nei settori tecnologici

    [Riguardo brevetti su Quicksort, FFT e simili]
    Che sarebbero già scaduti da un bel pezzo. Il punto è questo, alla fine: i brevetti prima o poi scadono.

    [CUT]

    Non credo di reinventare tutto (anche se può capitare), ma credo che la stragrande maggioranza degli algoritmi che generalmente un programmatore usa appartengono all’archeologia informatica.

    Oggi sarebbero scaduti, ma all’epoca avrebbero bloccato il progresso nei campi della matematica e dell’informatica. In settori ad alta innovazione 5 anni sono già moltissimi

    Se nessuno può vedere il codice, perché si trova blindato col TC, anche l’idea risulta tutelata, perché si trova ben nascosta assieme al codice. Ed è questo ciò che interessa a una software house / sviluppatore.

    Poi qualcun altro potrebbe anche (re)inventare la stessa cosa, non è dato saperlo se nel giro di pochi mesi, di anni, o magari… mai. Ma certamente non perché ha copiato la mia idea, ma eventualmente perché ha fatto la stessa cosa che ho fatto io: sfruttare la materia grigia. Per cui ha il diritto, anche lui di sfruttare il frutto del suo lavoro, come me. O di renderlo pubblico e fruibile da tutti.

    Ma non è nell’interesse della società e del progresso, così si torna al segreto industriale che è quasi peggio. Scopo dei legislatori dovrebbe essere quello di tutelare la società umana, non le aziende (vedi sotto)

    Che parti già dalla mia molecola. Te la puoi studiare, puoi studiare come funziona e come interagisce col male che deve curare, puoi studiare qualche altro modo per produrla. Perché hai già in mano il prodotto finito e funzionante…

    Che importanza ha sapere come la molecola interagisce con la malattia per ricrearla? Sapere cosa si deve ottenere potrà essere un vantaggio, ma il dover trovare un diverso metodo di produzione è sicuramente un frutto del mio lavoro e del mio ingegno analogo a quanto tu dici prima riguardo il TC.

    Senza dimenticare che per me una molecola per quanto complessa è un oggetto troppo “basico” per poter appartenere a qualcuno. Anche se la molecola è artificiale per me è analoga ad un elemento di natura.

    Non soltanto ci sono questi obblighi, ma ce ne sono anche per la documentazione riguardo a una tecnologia FRAND. Ancora una volta, l’esempio di Samba è eloquente allo scopo.

    I brevetti non sono un monopolio. O sono fondamentali, e allora ricadono nei termini FRAND, oppure non lo sono, e puoi cercare altre vie per fare la stessa cosa.

    Ti sbagli, i brevetti sono un monopolio sull’invenzione brevettata. Cito da Wiki

    A patent is not a right to practice or use the invention. Rather, a patent provides the right to exclude others[16] from making, using, selling, offering for sale, or importing the patented invention for the term of the patent, which is usually 20 years from the filing date subject to the payment of maintenance fees. A patent is, in effect, a limited property right that the government offers to inventors in exchange for their agreement to share the details of their inventions with the public.

    Questo è praticamente un monopolio in quanto il detentore del brevetto è l’unico che lo può utilizzare.
    Riguardo i termini FRAND a me non risulta che nessun tribunale abbia mai obbligato qualche azienda a rilasciare un brevetto sotto FRAND. Non ho trovato riferimenti al caso di Samba e MS, hai dei link?
    Solitamente sono le organizzazioni che gestiscono gli standard a richiedere ai detentori di brevetti necessari allo standard a rilasciarli sotto FRAND ma, anche in questo caso, non sono obbligati a farlo.
    Tra parentesi anche questa è una cosa sbagliatissima: uno standard deve essere libero da implementare per tutti, dal mio punto di vista o si evitano i brevetti negli standard o, se un brevetto è indispensabile deve essere invalidato nell’interesse del progresso.

    Ridurrei il periodo di sfruttamento a 15, massimo 20 anni. Inoltre eviterei di poter brevettare idee banali (doppio click, xor, progress bar, ecc.).

    Come già riportato da wiki i brevetti durano già 20 anni solitamente. Secondo me per un brevetto industriale 10 anni sono sufficienti ed eliminerei i brevetti sul sw, per protegge l’implementazione basta il copyright.

    Il TC non te lo impedisce, perché si tratta di uno strumento in più che possono usare tanto le aziende quanto gli utenti finali.

    Io, azienda, voglio il diritto di poter chiudere il mio codice. Dev’essere mia facoltà farlo oppure no. Una mia libertà, perché… anch’io ne ho, e ne ho diritto.

    Tu, utente, hai il diritto di scegliere se far girare codice chiuso (e blindato) nel tuo computer oppure no, come giustamente hai deitto. E’ una tua libertà.

    Non vedo, però, perché la tua libertà debba sopprimere quella delle aziende. Non parliamo, infatti, di cose mutuamente esclusive. Come non è esclusivo il poter eseguire soltanto codice trusted o soltanto codice untrusted, perché in una piattaforma trusted il codice untrusted gira tranquillamente nella sua sandbox.

    Siamo pragmatici: il TC non lascia nessuna scelta, quando il sistema si rifiuterà di avviarsi perché il SO non è TC compliant l’utente non avrà nessuna scelta perché non ci saranno sistemi non TC compliant.

    Quì mi riaggancio a quanto detto sopra. Google, Apple, Samsung, Sony, GM, GE e tutte le aziende in generale hanno molta più “forza” delle persone e non hanno come interesse il bene ella comunità, ma solo il loro profitto. Quì dovrebbe entrare in gioco il legislatore per bilanciare le cose. Per questo motivo io credo che i diritti delle aziende valgano meno dei diritti di una persona e che più l’azienda è grossa e più debba essere controllata e limitata

  • # 46
    zephyr83
     scrive: 

    @Cesare Di Mauro

    Ho riletto ma non trovato risposta alla mie osservazioni/domandi!

  • # 47
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ FedNat
    Mi permetto di intervenire su qualche punto della vostra discussione. Premetto che la mia posizione non è molto diversa dalla tua, ma con qualche osservazione.

    In ogni caso essere il primo ad uscire sul mercato con una nuova idea ti da già un vantaggio temporale per niente trascurabile soprattutto nei settori tecnologici

    Il vantaggio temporale vale zero quando hai attorno soggetti economici con cento volte le tue risorse cui fornisci agio di copiarti, anche con diversa implementazione, anche migliorativa.
    Un sistema come quello che ipotizzi, finirebbe per centralizzare la produzione delle idee verso coloro che per primi riescono a monetizzarle, che spesso sarebbero proprio quelle multinazionali da cui vorresti difenderti.

    Quì mi riaggancio a quanto detto sopra. Google, Apple, Samsung, Sony, GM, GE e tutte le aziende in generale hanno molta più “forza” delle persone e non hanno come interesse il bene ella comunità, ma solo il loro profitto. Quì dovrebbe entrare in gioco il legislatore per bilanciare le cose. Per questo motivo io credo che i diritti delle aziende valgano meno dei diritti di una persona e che più l’azienda è grossa e più debba essere controllata e limitata

    Sono d’accordo. Il punto è che una disciplina che tuteli tanto bene la Microsoft quanto il piccolo sviluppatore non esiste, dunque inevitabilmente risulta penalizzante per uno dei due. Gli ultimi decenni ci mostrano che i legislatori ascoltano molto più i grandi interessi che non i piccoli, meno organizzati, tutelati e rappresentati.

  • # 48
    FedNat
     scrive: 

    @Alessio Di Domizio

    Il vantaggio temporale vale zero quando hai attorno soggetti economici con cento volte le tue risorse cui fornisci agio di copiarti, anche con diversa implementazione, anche migliorativa.
    Un sistema come quello che ipotizzi, finirebbe per centralizzare la produzione delle idee verso coloro che per primi riescono a monetizzarle, che spesso sarebbero proprio quelle multinazionali da cui vorresti difenderti.

    Ma oggi è già così: sono le multinazionali a detenere la maggior parte dei brevetti, una piccola start up con una buona idea può facilmente essere distrutta con una causa o, nel migliore dei casi, viene acquistata. Anche per questo ci vorrebbe una protezione delle idee in maniera inversamente proporzionale alla dimensione dell’azienda.

    Sono d’accordo. Il punto è che una disciplina che tuteli tanto bene la Microsoft quanto il piccolo sviluppatore non esiste, dunque inevitabilmente risulta penalizzante per uno dei due. Gli ultimi decenni ci mostrano che i legislatori ascoltano molto più i grandi interessi che non i piccoli, meno organizzati, tutelati e rappresentati.

    E’ vero, una simile normativa non esiste, anche a causa delle azioni di lobby da parte delle multinazionali, non per questo però dovremmo smettere di impegnarci per migliorare la situazione

  • # 49
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    @FedNat: ho avuto un bel po’ di cose da fare, per cui mi scuserai se rispondo soltanto adesso.

    Per me invece l’idea è da subito patrimonio dell’umanità.

    In tal caso basta pagare e/o tutelare chi ha avuto l’idea, come già detto.

    Quello su cui puoi accampare diritti è l’implementazione.
    In ogni caso essere il primo ad uscire sul mercato con una nuova idea ti da già un vantaggio temporale per niente trascurabile soprattutto nei settori tecnologici

    Su questo ti ha già risposto Alessio. La fai troppo facile. Se m’invento una nuova trasformata e rendo pubblica l’idea, dopo 10 minuti me l’hanno già copiata e io quale vantaggio tecnologico avrei?

    Oggi sarebbero scaduti, ma all’epoca avrebbero bloccato il progresso nei campi della matematica e dell’informatica. In settori ad alta innovazione 5 anni sono già moltissimi

    L’avrebbero bloccata se si fosse trattato di algoritmi fondamentali e non messi a disposizione in termini FRAND.

    Ma non è nell’interesse della società e del progresso, così si torna al segreto industriale che è quasi peggio. Scopo dei legislatori dovrebbe essere quello di tutelare la società umana, non le aziende (vedi sotto)

    D’accordissimo. Ma io sono un privato, investo soldi e/o tempo, e non voglio regalare il mio lavoro, ma sfruttarlo.

    Se tu, stato, vuoi obbligarmi a pubblicare il frutto del mio lavoro, allora me lo paghi e/o mi tuteli.

    Io non ho nulla contro l’umanità. Ci mancherebbe, visto che ne faccio parte. Ma voglio che il frutto del MIO ingegno sia tutelato.

    Che importanza ha sapere come la molecola interagisce con la malattia per ricrearla? Sapere cosa si deve ottenere potrà essere un vantaggio, ma il dover trovare un diverso metodo di produzione è sicuramente un frutto del mio lavoro e del mio ingegno analogo a quanto tu dici prima riguardo il TC.

    Avere a disposizione la molecola già pronta E’ un innegabile vantaggio. Quanto meno come benchmark di riferimento.

    Senza dimenticare che per me una molecola per quanto complessa è un oggetto troppo “basico” per poter appartenere a qualcuno. Anche se la molecola è artificiale per me è analoga ad un elemento di natura.

    La natura NON l’ha prodotta. Io sì, grazie al mio ingegno. Una differenza non da poco.

    Ti sbagli, i brevetti sono un monopolio sull’invenzione brevettata. Cito da Wiki[…] Questo è praticamente un monopolio in quanto il detentore del brevetto è l’unico che lo può utilizzare.

    Da questo punto di vista ovviamente è così, ma non era a questo che mi riferivo.

    Se hai un problema da risolvere, puoi trovare altre soluzioni oltre a quella che ho brevettato io. Se non sono possibili altre soluzioni, allora rientriamo nel “monopolio”, ma anche nei termini FRAND.

    Riguardo i termini FRAND a me non risulta che nessun tribunale abbia mai obbligato qualche azienda a rilasciare un brevetto sotto FRAND. Non ho trovato riferimenti al caso di Samba e MS, hai dei link?

    http://www.hwfiles.it/news/samba-ottiene-le-specifiche-dei-protocolli-di-microsoft_23705.html

    Solitamente sono le organizzazioni che gestiscono gli standard a richiedere ai detentori di brevetti necessari allo standard a rilasciarli sotto FRAND ma, anche in questo caso, non sono obbligati a farlo.

    Vero. Il caso di JPEG col codec aritmentico è eloquente.

    Ma Samba NON è uno standard. Tutt’altro.

    Tra parentesi anche questa è una cosa sbagliatissima: uno standard deve essere libero da implementare per tutti, dal mio punto di vista o si evitano i brevetti negli standard o, se un brevetto è indispensabile deve essere invalidato nell’interesse del progresso.

    O pagato, che è meglio, visto che chi ha prodotto il brevetto non l’ha fatto a costo zero.

    Come già riportato da wiki i brevetti durano già 20 anni solitamente. Secondo me per un brevetto industriale 10 anni sono sufficienti ed eliminerei i brevetti sul sw, per protegge l’implementazione basta il copyright.

    10 anni mi sembrano pochi per sfruttare adeguatamente un brevetto.

    Poi se elimini i brevetti sul software, allora non fanno male le software house a ricorrere al TC.

    Siamo pragmatici: il TC non lascia nessuna scelta, quando il sistema si rifiuterà di avviarsi perché il SO non è TC compliant l’utente non avrà nessuna scelta perché non ci saranno sistemi non TC compliant.

    Il TC finora lascia libera scelta all’utente, che può decidere di disabilitarlo oppure no.

    Nel caso in cui un produttore dovesse impedirlo, lo stato dovrebbe obbligarlo a farlo.

    Non è che lo stato lo possiamo tirare in ballo solo quando fa comodo, no? ;)

    Quì mi riaggancio a quanto detto sopra. Google, Apple, Samsung, Sony, GM, GE e tutte le aziende in generale hanno molta più “forza” delle persone e non hanno come interesse il bene ella comunità, ma solo il loro profitto. Quì dovrebbe entrare in gioco il legislatore per bilanciare le cose. Per questo motivo io credo che i diritti delle aziende valgano meno dei diritti di una persona e che più l’azienda è grossa e più debba essere controllata e limitata

    In generale sono d’accordo, ma una tutela del lavoro dev’esserci per tutti, grandi e piccoli.

    @zephyr83: non è più un problema mio.

  • # 50
    zephyr83
     scrive: 

    @Cesare Di Mauro

    Hai scritto:”10 anni mi sembrano pochi per sfruttare adeguatamente un brevetto.

    Poi se elimini i brevetti sul software, allora non fanno male le software house a ricorrere al TC.”

    A parte che per me 10 anni sn un’enormità almeno in ambito informatico, ma tralasciando questo, te la faccio più facile così vediamo se rispondi……ok, mi sta bene anche a me il TC purché si elimino i brevetti Software, quindi cause come queste sul pinch to zoom o lo slide to unlock non dovrebbero più esistere giusto? Mi basta un si e un no!

  • # 51
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Anche a questo avevo già risposto…

    Sei pregato, ancora una volta, di leggere bene quello che dicono gli altri. Grazie.

  • # 52
    zephyr83
     scrive: 

    A riguardo hai scritto:
    “La maggior parte delle volte la protezione è per entrambe [implementazione e idee] le cose. Esempio: invento un nuovo algoritmo di ordinamento, un nuovo filtro per le immagini, una nuova trasformata, un nuovo algoritmo di compressione, un nuovo algoritmo di ottimizzazione dell’abstract tree generato dal compilatore, ecc. ecc. ecc.
    Se nessuno può vedere il codice, perché si trova blindato col TC, anche l’idea risulta tutelata, perché si trova ben nascosta assieme al codice. Ed è questo ciò che interessa a una software house / sviluppatore.

    Poi qualcun altro potrebbe anche (re)inventare la stessa cosa, non è dato saperlo se nel giro di pochi mesi, di anni, o magari… mai. Ma certamente non perché ha copiato la mia idea, ma eventualmente perché ha fatto la stessa cosa che ho fatto io: sfruttare la materia grigia. Per cui ha il diritto, anche lui di sfruttare il frutto del suo lavoro, come me. O di renderlo pubblico e fruibile da tutti.”

    E così sembreresti vorrer dire che basta il TC, cioè sarebbe un SI alla mia domanda!

    Ma subito dopo scrivi
    “Ha i suoi limiti ovviamente, ma copre la stragrande maggioranza del campo del software. Gli esempi che ho fatto prima dovrebbero essere chiari.

    Roba come il pinch-to-zoom potrebbe rientrare nel sistema delle invenzioni / brevetti, ma non come quello attuale, che non funziona bene. Vedi sopra.”

    Che praticamente diventa un quasi NO alla mia domanda! So rispondere anche io così. In pratica il solo TC è una non soluzione perché problemi come questo (pinch to zoom e compagnia) non li risolve o di certo le varie aziende non vogliono che vengano risolti! Ovvio che nn dai risposte dirette non avendole!
    Va bhe tanto immagino già come risponderai quindi ci rinuncio! Spero che FedNat avrà più “fortuna”!
    Buona giornata!

  • # 53
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Avevi chiesto un sì o un no secco, e ciò non è possibile, come hai appurato tu stesso.

    Per tutto ciò che si può racchiudere nel software (che non è poco; anzi) il TC rappresenta LA risposta. Per tutto il resto serve altro (i brevetti, ad esempio; altre idee sono le benvenute).

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