di  -  mercoledì 28 marzo 2012

E’ un marchio che non ha certo bisogno di presentazioni, che ha fatto la storia dell’informatica “di massa” (e non solo), e di cui abbiamo già parlato parecchio su queste pagine.

Da qualche tempo è tornata alla ribalta con la presentazione del C64x, un PC con CPU di fascia alta infilato in un case modellato su quello dell’illustrissimo predecessore, presentato all’esorbitante prezzo di 1500$, che di recente ha lasciato il passo a un modello più economico (“soltanto” 1300$) basato però su una CPU ben più scarsa (un Atom al posto di un i7), ma con una GPU più potente (una nVidia GTS 520: soluzione in ogni caso di fascia molto bassa).

Non paghi di tutto ciò, o forse confortati dalle vendite (per un commodoriano di vecchia data un computer del genere possiede comunque un certo fascino), i dirigenti hanno pensato bene di allargare l’offerta, presentando questa volta prodotti con marchi che richiamano alla mente altri leggendari cavalli di battaglia della (ex) casa canadese.

Negli ambienti la notizia circola già da un po’ di giorni e ha trovato spazio sempre sul nostro sito principale, dove si parla di un paio di modelli denominati Vic e uno… Amiga.

La cosa non deve sorprendere, visto che quest’azienda ne detiene legittimamente i diritti, per cui una mossa del genere era senz’altro prevedibile, ma non ha mancato di suscitare accesissime polemiche, più o meno condivisibili.

Innanzitutto c’è da dire che alla prima presentazione i prezzi erano molto elevati, per cui sono state sollevate parecchie critiche da parte di gente ferocemente indignata. Non che adesso i prezzi siano da “sotto costo”, ma se consideriamo che subito dopo queste proteste è stato operato un consistente taglio (fino a 500$), diventano più che comprensibili le motivazioni che hanno portato a questa nuova infornata di prodotti: far cassa, tanta cassa, sulla pelle degli affezionati.

Non si può spiegare altrimenti questa bruttissima caduta di stile di un’azienda a cui sono bastate delle proteste per abbassare immediatamente i prezzi. Prezzi gonfiatissimi frutto di una speculazione davvero troppo sfacciata, ma che con questa mossa ha fatto cadere la maschera dell’ipocrisia dietro la quale si nasconde la dirigenza affamata di soldi.

Guadagnerà sicuramente di meno, ma parliamo sempre di soldi facili e con margini molto elevati, visto che l’hardware di per sé ha costi molto al di sotto di quelli proposti all’utenza.

Cosa paga dunque il cliente? Semplice: il marchio. Fatta eccezione per il Commodore C64x, che almeno è dotato di un case proprietario (il cui costo non è noto), è tutta componentistica facilmente reperibile da chiunque a buon mercato.

Dunque il “valore aggiunto” di quest’operazione rimane sostanzialmente quello dell’adesivo appiccicato sul case: Commodore, Amiga, e il simbolo storico della casa madre (presente anche… sui tasti del Vic-Slim! Che, personalmente, rimane il più appetibile).

Da questo punto di vista non sarebbero nemmeno troppo da criticare, visto che sugli adesivi hanno puntato anche altre aziende legate al mondo di Amiga & AmigaOS in particolare, anche se è interessante notare come una certa utenza sia avvezza alla critica di Commodore USA per aver osato speculare sui simboli, salvo poi lanciarsi in grida di giubilo per chi ha fatto lo stesso con macchine a loro gradevoli. D’altra parte non si può certo pretendere coerenza da chi ne fa una questione di fede (pseudo)religiosa…

Quest’operazione dà particolarmente fastidio soprattutto alla luce della storia della Commodore, dalla quale è evidente il distacco. Come ha ricordato più volte il nostro Felice negli articoli della sua rubrica, il motto di Jack Tramiel recitava:

We need to build computers for the masses, not the classes [dobbiamo costruire computer per le masse, non per le classi]

Infatti i computer di questa illustre casa hanno avuto una larga diffusione proprio grazie a prezzi decisamente abbordabili rispetto alla concorrenza, e questo non soltanto per i modelli “base”.

Qui, invece, siamo in presenza di macchine dal costo molto elevato in assoluto, tutt’altro che concorrenziali. Il distacco dal passato è, quindi, netto, e l’identità indiscutibilmente perduta.

Un altro elemento che la porta ben lontano è rappresentato dall’utilizzo di marchi apposti a macchine che non hanno nulla a che vedere con quelle che dovrebbero richiamare alla mente. In fondo parliamo pur sempre di PC: solo e semplicemente PC.

Commodore in passato ha commercializzato PC col suo marchio, ma facevano parte di un’apposita linea di produzione, ben differenziata dal resto (Amiga, in particolare).

Coi nuovi modelli ha deciso, invece, di “unire in matrimonio” PC e marchi a essi assolutamente alieni, anziché presentare dei PC come tali, ma sfruttando soltanto il nome dell’azienda e dando continuità alla precedente linea di computer x86.

Non parliamo comunque di computer con installato Windows, ma dotati di un sistema operativo chiamato Commodore OS Vision, derivato direttamente da Mint, una distribuzione di Linux che ha acquisito fama nell’ultimo periodo (complice anche le scelte di Canonical con le ultime versioni di Ubuntu).

Non v’è dubbio che la personalizzazione di questo s.o. abbia portato via tempo e risorse all’azienda (quanto lo saprà l’utenza linuxiana più esperta), ma non appare in ogni caso giustificato l’elevato esborso richiesto per l’acquisto dei suoi prodotti.

Nella comunità Amiga (in verità dovremmo parlare di tre comunità, visto che risulta divisa in fan di AmigaOS4, MorphOS e AROS) ci si è chiesti e si continua a chiedere come mai non sia stato utilizzato AROS (di cui abbiamo parlato in un articolo qui, e in due articoli qui e qui riguardo alla sua più nota “distribuzione”, Icaros), che avrebbe avuto per lo meno il merito di aver messo a disposizione una piattaforma AmigaOS-like.

Commodore USA liquida la questione in poche righe alla prima della domande presenti nella FAQ, e in effetti in precedenza c’erano stati annunci riguardo all’adozione di questo s.o. da parte della casa per le nuove macchine, che sono stati poi ritrattati.

La motivazione risale a un precedente accordo fra Amiga Inc., che ha ceduto i diritti sui marchi a Commodore USA, e Hyperion, azienda attiva nello sviluppo di AmigaOS4, successore dell’originale AmigaOS.

Sembra, infatti, che in cambio della chiusura di un contenzioso legale fra le due, Hyperion abbia ricevuto il diritto esclusivo di utilizzare AmigaOS, marchio incluso, e che Amiga Inc. si sia impegnata a non utilizzarne il marchio anche su sistemi che presentino un s.o. “simile” all’Amiga (e AROS vi ricade sicuramente).

Alla fine, insomma, si ricade sempre in questioni puramente legali su diritti et similia, che stanno contribuendo a lacerare sempre più la comunità Amiga in lotte fratricide, che con mosse come quelle di Commodore USA non posso che acuirsi.

Se tutto ciò è il destino che ci ha consegnato Commodore, forse sarebbe stato meglio cedere il passo ai soli ricordi, magari rispolverando ogni tanto il buon (Win)UAE, il VICE, oppure una vecchia macchina per chi ha la fortuna di averne ancora una…

30 Commenti »

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  • # 1
    Christian
     scrive: 

    Sono perfettamente d’accordo con ciò che hai scritto, i commodore che stanno cercando di vendere non hanno assolutamente niente a che fare con il passato, l’unico motivo è quello che hai riportato.
    Mia personalissima opinione, credo che gli acquirenti di questi “finti” commodore saranno veramente pochi, ripeto non ha nessun senso, ma proprio nessun senso, acquistare una macchina del genere quando posso acquistare un pc dal costo nettamente inferiore a parità di hardware.

  • # 2
    cristian76
     scrive: 

    La gente compra anche Mac ed Iphone, quindi per i prezzi non credo sia un problema.
    Manca la cosa essenziale che avviene invece con Apple, promozione gratuita da parte dei mass-media per spegnere le menti degli acquirenti.

  • # 3
    Davide Costantini
     scrive: 

    Ah certo, infatti domani invece di un Mac prendo un Commodore. La stessa cosa eh -.-‘

    Forse non ho afferrato il sarcasmo.

  • # 4
    Palin
     scrive: 

    Per quanto riguarda Commodore OS Vision, è perfettamente installabile su un qualunque PC e in macchina virtuale.
    Avendone un paio di installazioni, posso dire che la personalizzazione è limitata all’aspetto (abbastanza fedele all’originale, per quanto lo può essere Gnome2 a un commodore64) e alla scelta del software. Non sono che poche ore di lavoro (il repository dei pacchetti è mint), forse qualche giorno se l’artwork utilizzata è stata creata da zero e non rimediata da qualche parte.

    E, in effetti, ci vedo molto del fanatismo dell’apple in eventuali acquirenti, con la differenza che molti vantaggi di apple sono reali o comunque soggettivamente reali. Quelli di commodore sono esclusivamente quelli di avere degli emulatori “licenziati”… mi sembra pochino.

  • # 5
    sisko212
     scrive: 

    Nulla di nuovo sotto il sole
    Commodore USA si è sempre dimostrata per quel che è, ossia un azienda che ha comprato il marchio Commodore solo per speculare sui ricordi dei bei tempi andati.
    Non mi è mai parso che le macchine presentate fino ad ora, fossero questo gran che, sopratutto in funzione del prezzo spaventoso richiesto.
    Capirei il prezzo, se la produzione la facessero in Usa dove il costo del lavoro è nettamente superiore alla Cina… ma mi pare che le componenti siano tutte cinesi, e forse, date le piccole dimensioni di Commodore USA, l’unica parte di lavoro è il mero assemblaggio e collaudo.
    L’uso dell’ Atom rispetto ai vari Core, probabilmente è dato dalla necessità di contenere il calore della cpu, dato che mi pare che i case che usano, abbiano questi gran sistemi di raffreddamento.
    Oltre ovviamente al fatto di spendere meno…
    Ad ogni modo, penso anch’io ne venderanno molto pochi… solo qualche ricco irriducibile nostalgico, vorrà comprarselo… per gli altri credo sia meglio l’emulatore o una vera macchina presa su qualche sito di retrocomputer o recuperata da qualche soffitta.

  • # 6
    Felice Pescatore
     scrive: 

    Sinceramente credo che Commodore, così come Amiga ma anche altri grandi marchi che hanno caratterizzato la “primavera” dei personal, dovrebbero restare confinati al loro tempo, evitando di distruggere storie fantastiche non più ripetibili.
    Ogni storia ha il suo tempo, il suo contesto e i suoi leader e anche le società che hanno saputo trasformarsi nel tempo (un ottimo esempio è IBM), sono radicalmente diverse dalle loro origini.

    Cosa ben diversa, però, è riportare in “vita” un marchio che appartiene alla storia: semplicemente non si può fare, se non, come detto esplicitamente da Cesare, per mero scopo finanziario.

  • # 7
    Simon71
     scrive: 

    @Christian76

    Invece chi compra un PC con su un OS che dovrebbe essere OPEN e Gratuito a 1500 euro con un Hardware per giunta medio-medio è una mente illuminata, vero?
    Ma tu ci hai mai messo le man su un iMac, un MacBook Pro con Osx? Hai mai avuto un iPhone?
    Io tutte e tre le cose…Dai su per favore…
    Commodore è morta 20 anni fa e per farla risorgere ci vorrebbe una persona come Steve Jobs, non questi sciacalli da due soldi…e i PPC dove li mettiamo? e AmigaOs che ai tempi era persino più avanti (e di parecchie lunghezze) al system del Macintosh?
    Per far risorgere Commodore rbisognerebbe fare quello che oggi NESSUNO vuole fare: rischiare.
    E per rischiare ci vorrebbe lo stesso “humus” che si respirava in California negli anni ’70…Quei Team di geni ai quali veniva data carta bianca dalle aziende…I laboratori di sviluppo e ricerca…e tutto questo oggi si traduce in milioni di dollari di investimenti…Al momento solo Apple o Microsoft se lo possono permettere…

    Saluti

  • # 8
    Marco
     scrive: 

    “l’unico motivo è quello che hai riportato”

    Non mi risulta che la “vecchia Commodore” fosse un ente benefico (come non mi sovviene nemmeno un fil rouge che unisca un Apple ][ ad un iPad).
    La legittimazione dell’operazione sarà decretata dall’eventuale successo commerciale, su cui peraltro rimango piuttosto scettico.

  • # 9
    alex
     scrive: 

    Ma la gente che rischia c’è anche oggi, solo che si chiamano Zuckerberg, Brin, Page e non s’interessano di sistemi operativi o hardware ma di “socialità” e informazioni.

    Ci sono poi quelli come Vupen che stanno sfornando malware e armi digitali per la cyberwar.

    E ci sono pure i produttori di droni e robot sempre più autonomi e futuristici.

    Semplicemente il settore dei computer si è saturato e non si sente più il bisogno/necessità di fare qualcosa di meglio.

  • # 10
    andres
     scrive: 

    @alex
    Brin e Page si interessano eccome di sistemi operativi e hardware, anzi direi che ultimamente si interessano soprattutto di quelli.

  • # 11
    Giacomo
     scrive: 

    avrebbe più senso proporre repliche perfette dei vecchi modelli, sono sicuro che venderebbero e molto

  • # 12
    cristian76
     scrive: 

    Non sono qui per fare polemiche inutili, anche perché non voglio far cambiare idea a nessuno.
    E sopratutto perché penso che coloro che utilizzino Mac non abbiano la mentalità per capire cosa intendo. E’ come dire ad un nord-coreano che il mondo funziona diversamente, ormai la vede in questo modo. Ma è importante ogni volta che ci sia la possibilità, di dire la nostra, perché scrivendo qua e là prima o poi salterà fuori qualcuno in grado di capire. Per quello voi siete liberi di criticare ed io sono libero ogni volta che sia attinente alla discussione ricordare quanto la Apple stia prendendo in giro i consumatori con il supporto dei mass-media e dei governi.

    Quindi a Davide Costantini rispondo che non è sarcasmo. Ed hai ragione, non sono la stessa cosa. Il logo ad esempio tra le due aziende è diverso.

    A Simon71, Ci lavoravo con i MAC, in uno studio di tipografia. Quando allora valeva la pena comprarlo, perché avevi un hardware realmente diverso, superiore alla concorrenza e non pagavi solo per avere un sistema operativo (come ora).

    Per quanto riguarda il discorso dell’articolo, Commodore è morta da tempo, è stato solo acquisito il marchio.
    Operazione già di moda per altri grandi marche nel campo dell’elettronica. Ad esempio Hinno-Hit (grande marchio anni ’80 ora Made in Turchia), Voxson, e potrei citare tanti altri esempi.
    Quindi quando si leggono articoli come questo, bisogna pensare che “Commodore è tornata” va tradotto in questo modo: “Un’aziende crea dei pc, mettendoci il logo Commodore”.
    Ed ovviamente lo scopo è solo far soldi, visto che di Commodore, vi è ben poco.

  • # 13
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Non è corretto, perché ci sono altre aziende che hanno presentato prodotti facenti uso di marchi appartenenti alla vecchia Commodore:

    http://www.icontainstore.com/products/Xpedio-7%22-Tablet.html

    Qui parliamo, invece, di un’azienda che non ha semplicemente acquisito una licenza dal legittimo proprietario per alcuni dispositivi (vedi i-Contain, appunto), ma dell’azienda che ha in mano tutti i diritti sui marchi della Commodore, e che ha deciso di sfruttarli in proprio.

    Esattamente come la casa madre, che tutti conosciamo.

  • # 14
    andres
     scrive: 

    Non è così Cesare.
    Allo stato attuale C=USA non ha affatto tutti i diritti sul marchio Commodore, ma è una delle varie licenziatarie.

    Commodore USA ha in licenza NON ESCLUSIVA il marchio Commodore da Asiarim; infatti è noto che il marchio Commodore è utilizzato da Asiarim stessa, e da altre aziende ancora.
    Tutti i prodotti C=USA sono soggetti ad approvazione di Asiarim stessa prima della messa in commercio, ed è prevista una royalty annuale (non so se anche per unità venduta, ma immagino di sì).
    Infine, va ricordato come il marchio Commodore sia attualmente oggetto di una causa legale circa la proprietà dello stesso:
    http://dockets.justia.com/docket/new-york/nysdce/1:2012cv00928/391684/

    Per non parlare delle infinite limitazioni circa l’uso del marchio Amiga, a cui tu stesso hai accennato.

  • # 15
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Ricordavo diversamente. M’informerò meglio.

  • # 16
    sisko212
     scrive: 

    @ Giacomo
    Più che repliche perfette, credo, con le dovute differenze, che assaporare oggi, il pionierismo del C64 e Spectrum di allora, si debba andare verso cose un pò diverse…
    Tipo con i microcontrollori stile Arduino, o FoxBoard o UClinux o Raspberry Pi…
    Per carità, è un pò diverso, però quando ho del tempo da dedicarci per cose anche più serie, mi sembra di assaporare un pò di quegli anni :-)

  • # 17
    Giacomo
     scrive: 

    @ sisko
    sì è chiaro che idealmente i c64 di oggi sono quei pico-computer, ma considerando il numero di collezionisti e fanatici Commodore, penso che se rimettessero in commercio delle repliche esatte del Commodore e dell’Amiga ci sarebbero molti collezionisti pronti a comprarli, mentre i modelli attuali li vedo in una sorta di limbo commerciale: non abbastanza appetibili dall’utenza generalista e nemmeno dai nostalgici Commodore.

  • # 18
    Giacomo
     scrive: 

    @ cristian76
    oddio, la vedo dura definire Inno Hit un grande marchio :)
    neanche in quegli anni godeva di grossa considerazione, era posizionato nella fascia medio-bassa (bassa..) del mercato..

  • # 19
    floriano
     scrive: 

    c64x 345$ solo di case :)

    http://www.commodoreusa.net/CUSA_C64Select.aspx

  • # 20
    sandro
     scrive: 

    Certo e’ che una bella consolle alla “xbox”, avrebbe riportato in auge l’Amiga.

  • # 21
    marco
     scrive: 

    Da amighista sfegatato quale ero, concordo con l’ottimo articolo: cosa sono questi obbrobri genetici? Meglio a questo punto i ricordi emulati oppure una vecchia macchina originale!

  • # 22
    cristian76
     scrive: 

    Hai ragione @Giacomo, ho scritto inno-hit ma pensavo alla Telefunken il cui marchio è stato comprato da un’azienda turca.
    Comunque io avrei puntato su una console Commodore!

  • # 23
    sandro
     scrive: 

    Piange il cuore veder una cosi’ gloriosa Macchina infangata!
    Ma far le cose per bene no??

  • # 24
    Bruno
     scrive: 

    Da poco esperto credo di poter citare anch’ io un marchio rovinato dalla sua acquisizione e riproposizione… Ricordo che qualche anno fa rimasi sconcertato nello scoprire AMSTRAD una volta fosse un produttore di computer con i controcaxxi,mentre io credevo fosse sempre stato il produttore di elettronica da supermercato che è ora…

  • # 25
    Fede
     scrive: 

    Anche il Commodor 64X costa troppo per quel che offre, ha caratteristiche di poco superiori alla fascia entry level che si possono ritrovare in computer preassemblati da brand blasonati a molto meno.

    Indubbiamente stanno sfruttando il marchio storico e arcinoto alle spalle di coloro che hanno nostalgia di un passato non lontanissimo (ma lontanissimo per l’informatica), comunque con la crisi economica mondiale in atto questa scelta del brand Commodor sarà per la Commodor stessa una zappa ai piedi, ed è quello che mi auguro perché certe scelte di mercato che mirano solo ed esclusivamente a lucrare senza guardare le ambizioni e gli interessi dei potenziali clienti e senza rispetto di questi vanno punite seriamente.

    Se io avessi potere sarei uno spietato e nuovo Adolf Hitler relativamente al controllo del mercato e della finanza mondiale, e con me non ci sarebbero sicuramente crisi, sopprusi, monopoli e quanto di peggio oggi offre il capitalismo del cazzo spietato

  • # 26
    Fede
     scrive: 

    @ Simon71

    Io tutti i giorni metto mano in ufficio ai MAC e a varie versioni di OSX sinceramentre sono macchine che una decina di anni fa valevano qualche cosa, oggi invece non valgono nulla perché costano troppo e non offrono di più di quanto offrono i PC, se parli di estetica e design dei case potrei anche essere daccordo, am a me i computer servono per lavorarci e non per ammirare la bellezza dei case.

    Stessa cosa dicasi per i prodotti Apple della telefonia mobile, indubbiamente sono oggetti molto belli a vedersi che considero meri accesori di moda, ma costano troppo e le caratteristiche tecniche/funzionalità sono decisamente inferiori a prodotti concorrenti di pari fascia. Infatti gli acquirenti tipo sono così caratterizzati:

    -Hanno redditi medio alti
    -Sono ignoranti nella tecnologia che sta dietro i prodotti
    -Solitamente hanno una scarsa cultura, non sanno fare nulla e l’unico modo per distinguersi dalla massa è sfoggiare la loro superiorità economica con oggettistica di vario genere che fa tendenza ….

    La Apple con la sua propaganda commerciale punta proprio a questi stereotipi cretini, ignoranti e nullafacenti ma con tanti soldi al portafoglio.

  • # 27
    Gendo Ikari
     scrive: 

    Figuarsi che io invece avevo riposto fiducia in questa manovra. Il fatto di includere un sistema operativo diverso da Windows, basato su Linux, mi aveva fatto pensare che magari c’era da parte di Commodore USA qualche velleita’ maggiore che non fare cassa sulla nostalgia.
    Cavolo se comprerei un computer moderno, con un sistema operativo Linux-base perfettamente compatibile con l’hardware, dall’audio alle cuffie usb, al microfono, alla scheda wireless, etc… etc… Magari con driver grafici ottimizzati. Se poi si chiama anche Amiga, tanto meglio.
    Perche’ e’ ovviamente questo il valore aggiunto Apple, al di la’ del marchio, della pubblicita’, etc… Avere un sistema operativo moderno, stabile, perfettamente integrato, che fa 100 cose ma per quelle 100 funziona. Sempre. Vorrei poter avere un sistema del genere senza vendere i reni, ne’ firmare la cessione della mia anima alla Apple. Per un attimo avevo sperato che magari, per ragioni molto diverse, la Commodore avrebbe puntato a realizzare una propria versione di Linux “di lusso”, che desse al sistema quel valore aggiunto che OSX da ai pc di Apple.
    Io, prezzo permettendo, lo prenderei. Non so quanto pero’ valga le pena di sperarci ancora…

  • # 28
    Sanzo
     scrive: 

    La commodore avrebbe fatto figura migliore se avesse puntato a produrre giochi per Linux e telefonini/smartphone!
    Non può competere nell’hardware con console di Sony, Microsoft, Nintendo, né può permettersi di produrre giochi dal budget milionario per le suddette console o PC WIn. Insomma ricominciare dal piccolo e magari ritagliarsi una fetta di mercato, ma questi computer nuovi col marchio commodore hanno prezzo da rapina e onestamente le configurazioni offerte non hanno senso!
    Magari potrebbero sfornare un nuovo angry birds targato commodore o cose del genere!

  • # 29
    Marco
     scrive: 

    Posto qui, con un po’ di malinconia, in memoria di un uomo che nel bene e nel male ha fatto un bel po’ di cose:

    http://www.forbes.com/sites/davidthier/2012/04/09/computer-legend-and-gaming-pioneer-jack-tramiel-dies-at-age-83/

    R.I.P.

  • # 30
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Mi spiace moltissimo.

    R.I.P.

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