di  -  giovedì 8 maggio 2008

ibmChe Second Life sia una “cosa seria” è cosa nota a chi lo ha provato e osservato anche per poco ed è sufficientemente onesto intellettualmente da riconoscerne il valore e il potenziale.

Sapere però che IBM sta lavorando, assieme a Linden Lab, ad una versione “locale” di Second Life da vendere alle aziende, fa capire quanto il discorso mondi 3D sia preso sul serio nelle grandi aziende.

L’idea è quella di vendere alle aziende un ambiente server nel quale poter gestire in piena autonomia e riservatezza, rispetto al mondo “open” gestito dalla Linden Lab, il proprio mondo Second Life.

Stesso client e stesse tecnologie lato server, dunque, ma con la differenza che anziché collegarsi ai server pubblici, ci si collega a quello interno dell’azienda, potendo così essere più tranquilli nel fare riunioni e conferenze nelle quali si discutono informazioni riservate.

Un’altra società che sta prendendo molto sul serio i mondi 3D è SUN Microsystems, che sta lavorando a Project Wonderland , un nuovo ambiente 3D immersivo, completamente open source, pensato specificatamente per l’uso corporate e business, per ottimizzare la comunicazione interna ed esterna usando ambienti immersivi.

Tutto ciò può sembrare strano o “marziano”, in realtà è molto concreto e lo dimostra il fatto che già in passato società Italiane, notoriamente non sempre prime in termini di innovazione, hanno fatto uso di queste tecnologie.

Una di queste è Intesa Sanpaolo, che utilizza regolarmente ambienti immersivi 3D proprietari per svolgere convegni e riunioni interne, trovando lo strumento molto utile perché consente di risparmiare molto su tempi e costi di spostamento, senza però rinunciare troppo alle dinamiche relazionali che si creano durante una conferenza, non replicabili con un semplice videocast.

Second Life è, come peraltro noto agli operatori del settore, solamente un assaggio, il primo mondo 3D che ha avuto una diffusione “di massa” ma che di certo non esaurisce il genere, anzi è solamente l’inizio di una rivoluzione che certamente arriverà.

2 Commenti »

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  • # 1
    Martino
     scrive: 

    Rischio di passare per antiquato, lo so, eppure di lavoro sono uno sviluppatore.. ma NON SAREMO UN PO’ FUORI DI TESTA?!?!?!

    Cioè, posso capire in ambito aziendale multinazionale dove con una bella LAN virtuale si fa una riunione “locale” fra 5 uffici sparsi tra Pechino, Madrid, Firenze, Berlino e New York.. ma poi, una bella chat non sarebbe la stessa cosa?
    Che senso ha avere degli avatar da agitare in una “sala riunione” fatta di poligoni? Cioè, non vedo l’utilità pratica.. poi bho.

  • # 2
    Francesco Federico (Autore del post)
     scrive: 

    @Martino Una chat non ti consente di ricreare un contesto di interazione sociale così simile a quello di una conferenza/riunione fisica, così come accade invece in un ambiente immersivo e persistente 3D.

    Va inoltre considerato che in ambienti 3D c’è ampio spazio anche al linguaggio non verbale, interazione tra singoli soggetti separata dal gruppo, proiezione di slide, video, ecc. tutte cose non fattibili con normali strumenti oppure fattibili ma con costi molto elevati, che in Second Life possono invece essere anche pari a zero.

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