di  -  lunedì 19 marzo 2012

Le polemiche scaturite attraverso i commenti agli ultimi post (rivelatisi piuttosto “caldi”) di queste settimane, hanno spesso portato alla ribalta la parola ricercaricerca sulle rinnovabili, investimenti sulla ricerca, più soldi alla ricerca… insomma… la parola dominante è stata una sola… “la RICERCA“… ma siamo sicuri di conoscere per davvero di cosa si tratta e cosa tutto implica questa parola?

RICERCA – UN TUFFO AGLI ALBORI DELL’UOMO

Appare evidente a tutti come in ciascuno di noi sia insita una naturale propensione alla scoperta, una curiosità che ci spinge a conoscere sempre nuove cose od anche solo a comprendere meglio le cose che ci circondano.

Tale propensione alla scoperta rappresenta senza dubbio il motore che nei secoli, fin dalla comparsa dell’uomo (tralasciando considerazioni Creazioniste od Evoluzioniste, pertanto considerando quando l’uomo ha manifestato i caratteri distintivi che lo rendono tale), ha portato al continuo miglioramento delle condizioni di vita attraverso la scoperta (e l’invenzione) di fenomeni ed utensili che hanno contribuito fortemente a tale trasformazione.

Se tutto ciò appare distante anni luce dal concetto di ricerca del presente, in realtà esso ha rappresentato i primi passi del lungo percorso che ci ha condotti sino ai giorni nostri.

Saltando ora al presente, possiamo iniziare a riflettere sul contenuto del termine “Ricerca”.

RICERCA SCIENTIFICA – SCOPERTE ED INNOVAZIONE

La ricerca nei giorni nostri rappresenta una delle attività ritenute più importanti in quanto sono le scoperte e gli sviluppi tecnologici che essa consente ad operare come volano per il miglioramento della comprensione di ciò che ci circonda così come del miglioramento degli strumenti che quotidianamente entrano in qualche modo a fare parte della nostra vita.

Se da una parte, come detto poco fa, la ricerca scientifica ci permette una maggiore comprensione dei fenomeni e di ciò che ci circonda e dall’altra permette lo sviluppo e l’invenzione di nuovi e migliori strumenti per le nostre attività, non è ardito definire due grandi categorie (in molti casi puramente formali) che corrispondono a questi punti estremi:

  • Ricerca Scientifica di Base
  • Ricerca Scientifica Applicata

Se pensiamo ai campi della scienza formalmente definiti, è immediato inserire nella prima categoria campi quali la Fisica, la Chimica e la Matematica mentre nella seconda categoria è quasi scontato considerare l’Ingegneria.

Nella realtà tale classificazione presenza moltissimi punti di sconfinamento, ad esempio la ricerca medica non è facilmente classificabile in maniera esclusiva in quanto si individuano in essa ricerche che si occupano di comprendere dei fenomeni biologici, classificabili principalmente come ricerche di base, e ricerche che cercano di applicare delle scoperte legate a tali fenomeni alla cura di determinate malattie, campo che appare prettamente applicativo.

Se questo sconfinamento appare evidente in una materia complessa come la Medicina, esso non è ad uso esclusivo di tale campo, ma anche la Fisica, la Chimica, la Matematica e l’Ingegneria presentano analogo comportamento.

Limitandoci all’Ingegneria sono numerosi i casi di ricerche di base che spesso nascono dalla necessità di gestire dei fenomeni (ad esempio la combustione) in modo da ottimizzare particolari dispositivi o componenti, oppure studi di fluidodinamica mirati alla comprensione e modellazione di fenomeni, quale ad esempio lo stallo rotante nelle turbomacchine, piuttosto che l’applicazione di tecniche matematiche innovative (teorie del caos) a fenomeni quali la turbolenza (con conseguenze sia nel campo della fluidodinamica in senso stretto che della combustione).

Tali ricerche sono difficilmente circoscrivibili in un solo ambito, ed in quanto tali esse vengono in genere affrontate con approcci differenti sia da ricercatori di estrazione scientifica “di base” che da ricercatori di estrazione scientifica “applicata”.

SCOPERTE E TEMPI DI APPLICAZIONE

Tra le righe dei giornali, piuttosto che nelle pagine web di siti di informazione capita di leggere di scoperte di questo o quel laboratorio riguardanti i contesti più variegati, ma quando tali annunci sono relativi a soluzioni che mostrano una potenziale applicazione si ha quasi subito l’effetto di immaginare (erroneamente) tali soluzioni immediatamente disponibili.

Questo è capitato di frequente (per fare esempi riportati tra i commenti dei miei articoli) ogni qual volta una determinata tecnologia permetteva applicazioni nel settore energetico, come ad esempio sistemi di accumulo particolarmente efficienti o rapidi, piuttosto che di innovazioni nel settore dei pannelli solari.

La differenza tra la ricerca e la produzione è però sostanziale e le differenze non sono di natura economica, come spesso sembra da quanto viene scritto nei commenti.

Queste differenze sono dovute a vari fattori, ben noti a chi opera costantemente in laboratorio, ovvero alle condizioni strettamente controllate degli stessi (necessarie affinché i test siano gestibili e ripetibili), alla casistica esaminata (la quale è sempre un sottoinsieme delle condizioni reali) ed a molti altri fattori non sempre identificabili in linea generale.

Se una tecnologia fosse immediatamente trasferibile nella produzione sarebbe inutile tutta la fase prototipale che precede la produzione stessa, fase che spesso richiede dei tempi (e delle competenze) differenti dalla sperimentazione di laboratorio in quanto si applicano ad un contesto reale le tecnologie sviluppate in laboratorio, e da tale fase si ottengono tutte le informazioni che permetteranno di migliorare i progetti sui quali si basano, risolvendone i difetti ed evidenziando nuove lacune.

Queste fasi si individuano anche nelle cose più ovvie, basti pensare ai tempi di sviluppo di una nuova automobile, in genere di alcuni anni (nonostante le case automobilistiche dispongano di grande esperienza) o di un nuovo motore.

Riguardo i motori, tema congeniale con il mio lavoro quotidiano e riguardo al quale avremo modo di esplorare in post futuri l’attività di ricerca direttamente dal laboratorio, abbiamo affrontato lungamente il tema proprio in questa rubrica, e nei vari post sono stati presentati anche alcuni concetti innovativi di combustione che apparentemente sembrano pronti all’applicazione su larga scala, ma nella realtà i problemi da risolvere prima di questo passaggio richiedono ancora molte ricerche e sviluppo per rendere tali soluzioni concretamente applicabili, e tale scenario è comune a tutto ciò che viene presentato a livello di ricerca e che, purtroppo, troppo spesso i mass media presentano in maniera sensazionalistica o fuorviante (anche a causa del semplicismo che ne accompagna la descrizione) ai “non addetti ai lavori”, favorendo l’insorgere di convinzioni legittime ma che, basandosi su tali presupposti, risultano irrealistiche.

Con queste considerazioni termina anche questo post di apertura sui temi della ricerca, serie di post che esamineranno maggiormente in dettaglio l’attività della ricerca e dei ricercatori, pertanto vi rinnovo il consueto invito a lunedì prossimo, sempre su AppuntiDigitali, sempre con la rubrica Energia e Futuro.

15 Commenti »

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  • # 1
    Michele
     scrive: 

    Articolo molto interessante, complimenti!
    P.S. se posso permettermi, per rendere più scorrevole la lettura sostituirei il “piuttosto che” con “o”.

  • # 2
    mental
     scrive: 

    Il divario fra ricerca teorica e applicazione pratica è sicuramente vasto, ma trovo sia sbagliato allo stesso tempo ridurlo così tanto all’osso. Penso vada detto che in generale le corporazioni, che siano Intel, Microsoft o Apple sono intrinsecamente paradossali. Tutte riconoscono l’importanza della ricerca, ma tutte nel limite del possibile vogliono mantenere il più a lungo possibile lo status quo. Facciamo un esempio, credete che una Intel, con i miliardi che mette a disposizione della ricerca non sia nettamente più avanzata di quanto dal punto di vista del mercato dica di essere? Cioè, dal momento che volente o nolente ti ritrovi ad avere un monopolio, per quanto tu possa avere un’architettuta mille volte più efficiente e mille volte più performante, la venderesti veramente? Probabilmente no, dal momento che non hai concorrenza non c’è questa necessità. Probabilmente terrebbero tale tecnologia nei propri archivi fino al momento che non se ne senta veramente il bisogno.
    Questo per dire cosa, negli ultimi anni non saprei dire quante decine di tecnologie diverse siano comparse che abbiano promesso di risolvere il problema dell’autonomia delle batterie di cellulari/tablet. Ora è realistico che il problema sia solo la questione fra il divario teoria/pratica? Beh, io non credo. O quantomeno, non solo. Chiaro, per noi consumatori è diventata una necessità, ma ad una Apple, una Samsung piuttosto che una Nokia, cambia veramente qualcosa? Per loro passare a batterie diverse comprende solo costi e fin tanto che la situazione diventa veramente insopportabile, non lo fanno perchè risarcire quel raro caso in cui ad un individuo il cellulare esplode fra le mani, è pur sempre minore di quanto costerebbe fare un cambiamento più radicale. La tecnologia c’e’, ma costa meno non farne uso. Quel giorno che qualche compagnia decida di investire pesantemente nel cambiamento e improvvisamente il mercato si ritrova ad avere 10 brand che vendono cellulari dall’autonomia di 1 giorno e una compagnia che ne vende dalla autonomia di 2 settimane. Allora qualcosa cambia. Ma è necessario questo elemento che spinga la migrazione ad una tecnologia più evoluta.
    Stessa cosa con le automobili. Non è che l’azienda x sia più brava dell’azienda y perchè ha ritirato dal mercato tutte le automobili a causa di un problema. Non sono stupidi ma neanche bravi, semplicemente hanno fatto qualche calcolo e si son resi conto che costava meno fare così.

    Un mio professore era solito dire che se la ricerca non fosse legata direttamente al profitto oggi avremmo tecnologie ancora più straordinarie ma che se allo stesso non ne avremmo del tutto.
    Un po’ come quando sento dire che la guerra porta progresso tecnologico. E costantemente salta fuori il solito esempio: Internet.
    Francamente, non la vedo così. Perchè c’e’ da sottolineare una cosa per niente irrilevante:
    Concretamente, ciò che la guerra, o piuttosto la prospettiva di un’incombente guerra porta è un finanziamento brutale alla ricerca. Ora chiariamoci, non mischiamo le cose.
    La guerra in quanto tale è un elemento sufficiente ma non necessario al progresso. Credete che veramente oggi non avremmo internet se non ci fossero state le due guerre? Io direi non solo l’avremmo, ma ne avremmo ancora di più evolute!
    Mi spiego meglio, non si può imputare alla guerra in quanto tale il progresso, quanto piuttosto che la prospettiva di una guerra ha SPINTO la RICERCA e quindi il progresso. Se 60 anni fa, indipendentemente dalla presenza di un conflitto, anzi, se 60 anni fa, senza del tutto un conflitto i governi avessero comunque speso la STESSA quantità di denaro nella ricerca, oggi saremmo nella medesima situazione. Anzi, probabilmente se consideriamo che i soldi spesi nella ricerca di armamenti puri (quindi tecnologie non applicabili in ambito civile) e che questi soldi a loro volta sarebbero stati applicati alla ricerca pura allora non mi sembra per niente inverosimile che oggi avremmo delle tecnologie ancora più avanzate.

    Per dire cosa, la guerra non porta progresso. La ricerca si. Che la guerra porti alla necessità di ricerca, questo è evidente, ma le cose non si possono tuttavia mescolare. Perchè anche in assenza di conflitti si potrebbero comunque fare passi da gigante in ambito tecnologico, bisognerebbe solo investire.

    Per quanto mi riguarda sono dell’idea che qualsiasi impresa che dice di fare ricerca deve garantire un certo margine di libertà. Il famoso 20% di Google. Staccare completamente la ricerca dal profitto non è verosimile. Tuttavia nel limite del possibile si dovrebbe lasciare un margine di manovra in cui tutti i ricercatori possano fare ricerca senza avere come presupposto l’applicazione pratica. Google insegna che in ogni caso viene da se e spesso queste ricerche slegate al profitto si rivelano invece quelle più importanti e più capaci di generare profitto.

    In ogni caso, scusate la digressione. Ottimo articolo, non vedo l’ora di leggere il seguito.

  • # 3
    Mister.O
     scrive: 

    Il Fascino della Ricerca?…

    Dove sta il fascino?

    Forse nel dire:

    – Salve! Io sono un “Ricercatore”! (?)

    Oppure:

    – Miiiii Come è Arrapante questo nuova sfida! (?)

    Magari …

    – Azz che bella Gnocca è la mia collega di “Ricerca” … Quasi quasi mi ci perderei pure a ricercarle l’infinito … se solo me la desse anche una volta sola! (?)

    —————–

    Ma no è ovvio il fascino della ricerca è il senso effimero di onnipotenza che pervade almeno per un istante ognuno di noi quando, in virtù di una semplice conoscenza comune a tutti noi, troviamo un nuovo enigma da risolvere e non ci stanchiamo di provare soluzioni, sperimentare teorie, formulare postulati e persino ammettere di non trovare un reale senso a quello che si fa, ma che alla fine qualcuno potrebbe sempre usarlo per completare qualche altro astruso apparente non senso scientifico.
    Affascinante davvero Affascinante!)
    ——————————-

    MISTERO?

    Cosa potrebbe essere mistero nella Ricerca?

    Ma si certo è la “Ricerca del Mistero Perduto!” ciò che tutti cercano e nessuno trova a CZZENGER!…. ha ha ha……!!!!!!

    Nooooo

    Ovvio che no, il mistero è una parola che per la scienza e la ricerca non dovrebbero esistere.
    La scienza e la Ricerca dovrebbero essere Agnostici e quindi ammettere solo che esiste un fenomeno, descriverlo, quantificarlo, catalogarlo, e quindi dopo questi tre passaggi l’unico mistero che rimane è solo quello di come mai ancora l’uomo non trova il nesso tra la realtà delle cose e le proprie grette e controverse convinzioni di fede politica, scientifica, religiosa, filosofica…ecc.

    Quindi lo scienziato o ricercatore che sia deve essere per forza agnostico e non ammettere il mistero come dogma, ma pronunciare sempre come un mantra “Il fenomeno si presenta con queste caratteristiche con questi valori, si presume che derivi da questo, farò ulteriori verifiche, se riscontrassi che non esiste spiegazione allora catalogherò il fenomeno come Evento di Fatto, magari come Costante, tuta al più come Singolarità o Paradosso o Assurdo o Inclassificabile…… ma mai e poi mai dirò “MISTERO”!
    ———————————————————-

    Realtà?

    O si la realtà è quella che ci circonda che tocchiamo che vediamo che sperimentiamo che studiamo … cos’altro potrebbe essere… ???

    O si potrebbe essere pure … mistificazione, distorsione, mala fede, tornaconto, voglia di protagonismo …. ecc… ovvero L’Uomo e le sue contorte mentalità da troglodita retrogrado e sempre alla ricerca affannosa di un modo per cavarsela in una giungla piena di altri individui come lui che ogni santo giorno lottano sempre di più per raggiungere una qualche posizione di prestigio… e quindi pur di raggiungere lo scopo si potrebbero inventare pure che i Neutrini Siano Stati Sparati LUNGO una LUNGA GALLERIA che in teoria sarebbe impossibile da realizzare, visto che sarebbe stata a contatto con strati profondi del Mantello Terrestre, a grosse pressioni e a migliaia di °C di calore!! E che diamine! Manco fossimo degli alieni super ultra evoluti potremo mai costruire una galleria siffatta!
    —————————————————————

    Quindi la realtà della ricerca scientifica è spesso distorta e con questo mi trovo d’accordo con il nostro “Autore” … Ma purtroppo è così da millenni realtà scientifica e realtà umana spesso si trovano in conflitto e l’obbiettività cede il passo all’ipocrisia, alla faccia tosta e all’ignoranza di chi purtroppo non ha filtri per discernere la realtà dalla finzione cultural-social-political-religiosa in cui tutti noi viviamo.

    In poche parole la “realtà” è scientifica se è pure agnostica, altrimenti rischia solo di essere Affascinate realtà favolistica e fantasia realisticamente realizzata in forma di Miserevole e sterile Utopia priva di spirito di osservazione, ma piena zeppa di dogmi e di assurdità che non hanno alcuna in tenzone di concedere alla scienza la possibilità di dubitare di loro e che usano e piegano la stessa ad uso e consumo di una Umanità sempre più bersagliata da informazioni e contro-informazioni che ormai ha perso la reale visione della realtà?

    (Esempio fulgido è proprio l’esempio dei neutrini!)
    Ma anche altri esempi, come per esempio io non capisco il perchè, con la benzina a 2€ ancora la gente si ostini ad usare la macchina! (E’ ovvio che la realtà dei 2€ è reale, mentre forse il fatto che vi è crisi o che lo stipendio medio è il più basso d’Europa non sono percepite come reali, magari se tutti ragionassi mo di più, se fossimo più civili, se ci indignassimo di più, se rinunciassimo a qualche cosa, se non ci facessimo prendere la mano dalle consuetudini, ma analizzassimo costi e benefici o sperimentassimo di più nuove e altre forme di energia, come l’idrogeno, il fotovoltaico ecc… MAGARI, e dico MAGARI … Forse saremo tutti più Scienziati e meno Allocchi di Ora!

  • # 4
    Daniele
     scrive: 

    @mental: credo che tu abbia perso un po’ di vista le regole del mercato, una qualsiasi azienda (microsoft, apple, intel, etc…), per essere in grado di produrre a costi contenuti tecnologie che altre aziende non possiedono, ucciderebbero anche solo per farlo 6 mesi prima degli altri. Perchè 6 mesi con qualcosa di non riproducibile significano miliardi di euro di vendite.

  • # 5
    Francesco Baldacchini
     scrive: 

    @Simone Serra: le case automobilistiche sono a mio parere indifendibili, le auto che si fanno oggi non hanno fatto nessun progresso sostanziale da quelle che si costruivano negli anni 60, non si utilizza nessun materiale nuovo, la carrozzeria è ancora fatta di lamiera metallica e i motori sono forse un pò più efficienti, ma anche il peso delle macchine è aumentato di pari passo. Io spero che nuove compagnie, vedi la Tesla elettric, facciano le scarpe a questi colossi, che si sono adagiati sui loro nomi e marchi, senza innovare e anzi andando al risparmio su tutto. Ancora oggi ti danno come optional cose essenziali come l’ESP per la sicurezza e la qualità di guida, fanno veramente schifo

  • # 6
    Simone Serra (Autore del post)
     scrive: 

    @ Michele

    Grazie per l’apprezzamento

    @ mental

    possibile vogliono mantenere il più a lungo possibile lo status quo. Facciamo un esempio, credete che una Intel, con i miliardi che mette a disposizione della ricerca non sia nettamente più avanzata di quanto dal punto di vista del mercato dica di essere? Cioè, dal momento che volente o nolente ti ritrovi ad avere un monopolio, per quanto tu possa avere un’architettuta mille volte più efficiente e mille volte più performante, la venderesti veramente? Probabilmente no, dal momento che non hai concorrenza non c’è questa necessità. Probabilmente terrebbero tale tecnologia nei propri archivi fino al momento che non se ne senta veramente il bisogno.

    questo punto è vero ma non dimenticare che un vantaggio competitivo, tenuto in cantina, tende a “perdersi” perché gli avversari (di monopoli assoluti non ce ne sonoo sono comunque ben pochi) non restano a guardare e la tua soluzione, oggi più avanzata, domani (lasciata così com’è) non avrà più quel vantaggio

    negli ultimi anni non saprei dire quante decine di tecnologie diverse siano comparse che abbiano promesso di risolvere il problema dell’autonomia delle batterie di cellulari/tablet. Ora è realistico che il problema sia solo la questione fra il divario teoria/pratica? Beh, io non credo. O quantomeno, non solo. Chiaro, per noi consumatori è diventata una necessità, ma ad una Apple, una Samsung piuttosto che una Nokia, cambia veramente qualcosa? Per loro passare a batterie diverse comprende solo costi e fin tanto che la situazione diventa veramente insopportabile, non lo fanno perchè risarcire quel raro caso in cui ad un individuo il cellulare esplode fra le mani, è pur sempre minore di quanto costerebbe fare un cambiamento più radicale. La tecnologia c’e’, ma costa meno non farne uso.

    non cadiamo nel banale… chi fa ricerca nelle batterie da un punto di vista “innovativo” non la fa per i cellulari od i tablet ma la fa perché un miglioramento di queste può aprire scenari di mercato ben più ampi… detto ciò Apple e simili comprano sul mercato ciò che il mercato offre loro, non sono loro a fare ricerca sulle componenti che adottano

    Sul punto di vista del tuo professore mi sento di condividerlo solo in parte, perché se è vero che slegare la ricerca dalla diretta applicazione permette di “spingersi molto più in là” è anche vero che senza una direzione si rischia di “girare a vuoto”… è forse il punto chiave della differenza tra ricerca pura ed applicata… anche io nel mio piccolo (faccio ricerca applicata) affronto problemi di ricerca pura, perché se da una parte il mio target è quello di ridurre emissioni e consumi dei motori a combustione interna (quindi l’applicazione è ben definita), dall’altro per fare ciò devo affrontare una serie di problematiche “di frontiera” nella ricerca che mi portano a gestire la combustione in maniera da ottenere i risultati che rappresentano il mio target… e questo è un esempio di ricerca “applicata” ma al tempo stesso “non di prodotto” (come è la ricerca tipica delle aziende).
    Esiste comunque un esempio tra tutti che è quello della IBM… fa ricerca innovativa che va molto oltre il target dei prodotti che vende.

    @ Mister.O

    Spero che il tuo post sia ironico

    @ Daniele

    I casi citati sono tutti di aziende la cui ricerca è principalmente legata al prodotto… forse Intel può differenziarsi in quanto si scontra con problematiche da risolvere che richiedono lo sviluppo di tecniche molto particolari e che, per essere sviluppate richiedono investimenti in campi di ricerca che si allontanano dall’applicazione pura

    @ Francesco Baldacchini

    parto dalla fine:

    Ancora oggi ti danno come optional cose essenziali come l’ESP per la sicurezza e la qualità di guida, fanno veramente schifo

    questo è un semplice problema di mercato e di economie, non di ricerca

    le auto che si fanno oggi non hanno fatto nessun progresso sostanziale da quelle che si costruivano negli anni 60, non si utilizza nessun materiale nuovo, la carrozzeria è ancora fatta di lamiera metallica e i motori sono forse un pò più efficienti, ma anche il peso delle macchine è aumentato di pari passo.</blockquote

    ci sono degli errori di fondo e sono proprio aspetti che volevo evidenziare con un post del genere… la convinzione che l'uso di uno stesso materiale (ma poi sai per certo che la lamiera metallica utilizzata dalla bianchina fiat sia identica all'acciaio utilizzato per il pianale di una Giulietta di oggi?) significhi stessa evoluzione… oppure il fatto che se non si usa la fibra di carbonio le macchine non sono moderne (non ne hai parlato tu, ma è un pensiero diffuso)… oppure le leghe di alluminio (esperimento già fatto dalla Audi, con risultati a mio parere piuttosto deludenti in termini di alleggerimento)… se così fosse significherebbe che non esiste ricerca in metallurgia (cosa assolutamente non vera).
    Lo stesso discorso vale per i motori… se sono ancora vivi e vegeti è proprio perché la ricerca ne ha permesso una vita molto lunga (e si da da fare ancora perché questa vita sia ancora lunga), ma purtroppo nell'immaginario collettivo queste evoluzioni non ci sono perché nell'aspetto tutto è sostanzialmente invariato

    Parli della Tesla Motors… secondo te cosa ha di innovativo una macchina (dal punto di vista del telaio non ha nessuna innovazione particolare rispetto ad un'analoga vettura supersportiva) che utilizza un motore elettrico che è sempre analogo ai motori elettrici del passato… oppure secondo te ci sono stati cambiamenti sostanziali?

    Come puoi vedere molte cose dipendono dalla percezione dell'evoluzione, non dall'evoluzione stessa

  • # 7
    Mister.O
     scrive: 

    @ Simone Serra

    E se non lo fosse?…..

    Ha ha ha ha ha ha ha ha …. che allocco sei a darmi quella risposta provocatoria!

    Potevi rispondere con una risatina e una battuta meno acida…

    Ma vedo che forse prendi troppo sul serio il tuo ruolo qua…

    Hi hi hi … altra battuta…

    Ma va si certo che la mia era ironia … ma pure riflessione sulla fessaggine Umana e su un certo modo di brandire la scienza come baluardo ad ogni argomentazione … infilando dati e tabelle, numeri formule e teoremi alcuni di noi credono di essere più intelligenti di altri… ma poi nella vita quotidiana sono dei perfetti idioti… altrimenti perche staremo qua a discutere sul fascino, mistero e realtà? Non siamo mica a Kazzenger!!!!!! hu hu hu ha ha ha hi hi… te l’ho fatta un’altra volta…. ci sei cascato!

    (Anche qua sono ironico… te lo scrivo perchè… non si sa mai che ti venga il dubbio e ti prudino le mani su quella tastieruncola tu riscriva come farebbe uno squallido belletto di periferia senza il senso dell’umorismo “Spero che il tuo post sia ironico” …. Altrimenti?… che potresti dire o pensare o fare… ? Sentiamo… vediamo…. uuuuu che brividi … tremo dalla paura … sono scientificamente impressionato da cotanta veemenza impressa nel suo splendido brillante, asciutto, conciso e preciso commento che mi viene da RIDERE al pensare che TU, forse non RIDI mai! ha ha ha!!!!!!)

    E su dai sciogliti ‘nu poco ridi e non esser musone.. fatti pure ‘na s.opata ‘gnitanto … non t’irrigidire su quella tastiera ……

    Certo che comprendo il senso del tuo post, ma era troppo ovvio farti troppi complimenti … credo che sarebbero stati scontati come quando difronte ad una modella il solito troglodita esclama… “lo sai che sei bella!?” ovvio che SI!

    Appunto ovvio che la mia ironia voleva essere di supporto non altro….. perche cosa avevi capito?…

    No non rispondere… saresti ridicolo a farlo astieniti… che fai più bella figura!
    Pensa piuttosto a cosa scrivere nella seconda parte… magari potresti pure prendere spunto dalla mia ironia… no, guarda maeglio di no… lascia perdere meglio che contini come hai sempre fatto… metti qualche tabella, qualche formula per la felicità e infischiatene del mio eventuale ed inevitabile ridicolo commento!

    Ok.. ? Amici come prima?… No?… Ok meglio … così!

    Ciao Simone e buon proseguimento per il futuro!

  • # 8
    Alessio Di Domizio
     scrive: 

    @ Mister O
    Non capisco molto bene quale sia il senso del tuo commento e a dirla tutta non ho nemmeno molta premura di capirlo. Ti prego solo di considerare che i commenti OT sono soggetti a moderazione.

  • # 9
    k4rl
     scrive: 

    ****COMMENTO OT MODERATO****

  • # 10
    Mister.O
     scrive: 

    ****COMMENTO OT MODERATO****

  • # 12
    Paolo
     scrive: 

    Non diciamo assurdità!
    Ho fatto ricerca nella mia Università per un breve periodo, i ricercatori Universitari che ho conosciuto passavano la maggior parte delle ore al bar o alla macchinetta del caffè (insieme ai professori).
    Gente che si presentava a mezzogiorno e andava via alle 15.
    Articoli copiaincollati da Internet in modo spudorato.

  • # 13
    pleg
     scrive: 

    Per fortuna ci sono invece universita’ dove la ricerca si fa, e paga. Hai scelto quella sbagliata :)

  • # 14
    joe.vanni
     scrive: 

    Potrebbe essere una mia impressione, ma nel campo della ricerca nel campo dell’ energia le invenzioni e le innovazioni avvengono ultimamente una certa accelerazione ed una progressione che non si erano mai viste.

    Miglioramenti che qualche anno fa impiegavano dieci anni adesso si conseguono in due tre anni o meno.

    Questo vale ad esempio per il campo delle batterie elettriche, dei biocarburanti, del fotovoltaico, degli stessi motori a combustione interna.

    Saranno i nuovi paesi emergenti come India e Cina ed altri ancora che divengono protagonisti.
    Saranno i capitali che convergono sempre più verso la ricerca in questi settori , sarà la globalizzazione che favorisce lo scambio delle conoscenze e i cervelli che migrano verso paesi dove la ricerca si fa come si deve.
    Oppure sarà anche la concorrenza dovuta alle prospettive di un petrolio sempre più caro per cui il campo dell’ energie alternative e della efficienza energetica diventa per le nazioni sempre più strategico.
    Una volta lo sviluppo dei Paesi era dato dall’ industria. Adesso diventano indispensabili l’informatica e la green economy.

    Io aggiungo un altro fattore che favorisce questi sviluppi. Ormai si studiano e si progettano e si simulano i materiali nella loro struttura atomica. Si riescono a simulare i movimenti degli ioni dentro una batteria per migliorarne al meglio gli elementi critici. Si progettano a tavolino nuove molecole di catalizzatori fatte su misura per produrre biocarburanti su misura, con rese sempre migliori.
    Si arriva a spessori di wafer nel campo fotovoltaico (e per vari altri usi) fuori da ogni immaginazione. E cosi via dicendo.

    Tutti questo spiegamento di uomini, di mezzi e di capitali, il moltiplicarsi dei centri di ricerca e degli scambi di conoscenze, porterà sicuramente ad accorciare i tempi che partono dalla idea alla realizzazione del prototipo ed alla realizzazione in grande scala del prodotto industriale. Basta affacciarsi alla finestra del mondo guardare cosa succede..

  • # 15
    Paolo
     scrive: 

    Io non ho scelto l’Università sbagliata perché della ricerca non me ne frega niente (nel periodo in cui ho lavorato, PAGATO, dall’Università arrivavo a mezzogiorno e non facevo niente). Il problema è che c’è troppa gente (ricercatori, dottorandi e docenti) che rubano lo stipendio e magari sono anche convinti di apportare un grande contributo alla ricerca.

    Ridicolo.

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