di  -  giovedì 27 gennaio 2011

Segnalo un interessante botta e risposta fra Michael Moore-Jones, un precoce adolescente australiano, e il famoso giornalista inglese Paul Carr.

La tesi di Moore-Jones (esposta integralmente qui) è che, ai tempi di Facebook, Twitter, Skype, l’informazione si stia “spersonalizzando” e, a causa della sua sovrabbondanza, stia pure diventando irrilevante. Nell’articolare la sua tesi Moore pone un parallelo con le forme di comunicazione tradizionale – le lettere per esempio – che a suo parere, anche a distanza di decenni, riescono spesso a fornire informazione dettagliata sui fatti e sul contesto. La chiusura del suo pezzo sintetizza efficacemente la sua posizione:

The abundance of technology is severely devaluing information. Do we go on ignoring this fact, and losing the details of our lives? Or do we do the hard work, and attempt to effectively store our communications? I know that I’ll be putting in the hard work – at least until the magicians in Silicon Valley come up with a better solution.

Dal canto suo Carr (il pezzo è disponibile qui), con qualche anno in più sulle spalle, non pone in discussione il merito tecnologico del problema:

And yet… The fact that the problem is largely attitudinal, rather than generational or technological points to a solution that is equally age-agnostic.

Ovverosia non è detto che a un problema tecnologico debba esserci una soluzione tecnologica. Il problema è cambiare attitudine rispetto alla tecnologia, utilizzarla con rispetto delle proprie priorità esistenziali, anche quelle di “lasciare una traccia sulla terra” meno volatile di qualche miliardo di byte.

Chi ha ragione? La parola a voi: i miei commenti arriveranno su un nuovo contributo, fra pochi giorni, su queste pagine.

25 Commenti »

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  • # 1
    TheKaneB
     scrive: 

    Beh… chissà quanti bambini nati oggi non avranno la possibilità di vedere le proprie foto e i propri filmini tra 40 anni, perchè sono andate perse in qualche server della “vecchia internet” o perchè magari i supporti digitali si sono corrotti e non sono mai stati backuppati (pratica del tutto ignota ai più)…

    tutto ciò non è nemmeno detto che sia un male, intendiamoci: noi siamo cresciuti (diciamo dai 20enni in su) prima che le informazioni digitali fossero pervasive della vita quotidiana, quindi in qualche modo ne percepiamo la volatilità e la loro estraneità.

    Chi nasce oggi e cresce con il proprio profilo di facebook a partire dalla prima ecografia, non è detto che sentirà lo stesso bisogno che sentiamo noi di lasciare qualche traccia cartacea/fisica del proprio passaggio.

    Il presunto allarme potrebbe soltanto essere una nostra paura del cambiamento che, in fondo, non intacca aspetti fisiologici della vita (vivere, nutrirsi, riprodursi), ma culturali.

    Cambia la cultura, cambia la percezione dei valori e delle cose “che contano” tra cui anche il valore dato alle informazioni di sé.

    Questa è la mia opinione.

  • # 2
    phabio76
     scrive: 

    La tesi di Michael Moore-Jones non è troppo dissimile da quelle sostenute dai detrattori del web 2.0. Ho letto recentemente Jaron Lanier che in sostanza dice:
    “Il mondo digitale non è uno strumento di redenzione o liberazione dei nostri talenti, ma al contrario un Moloch in cui algoritmi matematici, l’illusione di partecipare collettivamente alla costruzione della conoscenza, e l’estrema concentrazione degli attori che governano il nostro agire in Rete minacciano la nostra identità di individui, sottomettendoci a un nuovo conformismo che invece di premiare sta castrando la creatività e tutto ciò che di più umano possediamo: la imprevedibilità, i sentimenti, il libero arbitrio.”

  • # 3
    n0v0
     scrive: 

    mmmh, mi sento di sottoscrivere questo Jaron Lanier, riga per riga.

    io dico che l’epoca dell’ «inizio dell’ informatica» non passerà alla storia. Prima che inorridiate mi spiego :D

    È chiaro che nei libri del 2300 (o giù di lì..) si parlerà degli albori dell’ informatica e così via, ma credo che sarà difficile trovare testimonianze di tutto questo e della nostra epoca in genere.
    Non stiamo costruendo, nel senso più ampio della parola, niente di duraturo e tramandabile, a nessun livello. Le opere edilizie non sono pensate per durare “a lungo”, sono (ovviamente) progettate con criteri economici. I mezzi di trasporto lo stesso.
    L’ informatica, poi, è l’ estremo di tutto questo: già solo la compatibilità software fatica a raggiungere qualche anno di distanza, i supporti di memorizzazione classici non durano più di alcuni decenni..
    Ho le foto del mio bisnonno ma dubito che i miei pronipoti avranno le mie, mi spiego?

    Non sono il primo che si è posto la domanda di “cosa trasmetteremo di concreto al futuro”. Per quanto mi riguarda la risposta attuale è: il PASSATO, l’ epoca pre-industriale.
    Niente di tutto ciò che stiamo mettendo in opera mi pare in grado di attraversare le epoche. sic!

  • # 4
    RickTheSnake
     scrive: 

    mah, a mio avviso si tratta di una tesi piuttosto discutibile, principalmente per un motivo molto semplice: è vero, la quantità di informazioni prodotta da ciascuno con il web 2.0 si è allargata enormemente, ma la stragrande maggioranza di queste informazioni sono del tutto inutili e tranquillamente ignorabili. Il motivo è semplice: prima dell’era digitale, la stragrande maggioranza della produzione culturale veniva filtrata in automatico dal sistema (giornalismo, editoria, e via enumerando) mentre internet, unito all’elettronica di massa, al giorno d’oggi ha dato a tutti la possibilità di pubblicare qualsiasi cosa. Il risultato non è che l’informazione si sta spersonalizzando o perdendo valore, ma che semplicemente il materiale “significativo” viene quotidianamente mischiato a quantità incalcolabili di spam. Dubito che con l’avvento di facebook la gente smetterà di conservare i propri dati importanti, semplicemente produce molti piu’ dati non-importanti: il cambio di formato è a mio avviso del tutto indifferente, in quanto non è la “forma” di un prodotto culturale a determinarne il valore intrinseco, semmai è l’utilizzatore ad attribuirglielo; dubito che un brano musicale, una fotografia, un articolo di giornale smettano di essere importanti solo perchè non ne possiedo una controparte fisica e tangibile. E questo lo dico da convinto sostenitore dei media fisici: prendendo ad esempio i videogiochi, spesso non mi avvalgo di interessanti offerte online in quanto per quel titolo desidero avere in casa la scatola, idem per musica, libri, film.

    A mio avviso, questo terrore della spersonalizzazione e della mancanza di durabilità dell’informazione è dettato unicamente dal fatto che ci troviamo in un periodo storico di rapidi cambiamenti culturali: la gente avrà sempre il desiderio di archiviare informazioni ritenute importanti per un motivo o per l’altro, è solo questione di sapersi adattare ai nuovi mezzi forniti dalla tecnologia.

  • # 5
    lolo32lo
     scrive: 

    esistono o no le stampanti per le foto???
    se la Gente è tirchia e non si stampa 10 foto all’anno o non le porta a sviluppare xkè non ha tempo, infatti vanno a fare aperitivo (coerenza zero!!!)

    ecco : è la PIGRIZIA e la mancanza di VALORI SONO I PROBLEMI.

    ARTICOLO INUTILE!!

  • # 6
    TheKaneB
     scrive: 

    @lolo32lo:

    l’articolo invece è perfettamente pertinente e, come articolo che tratta di temi intellettuali, spinge a fare delle riflessioni. Se in te non ha provocato alcun tipo di riflessione allora puoi dire che l’articolo per te è stato inutile, se invece ti ha spinto a fare dei ragionamenti ecco che l’articolo ha compiuto il suo scopo :-)

  • # 7
    Felice Pescatore
     scrive: 

    Concordo in pieno con molto di quanto detto. Non credo che il problema sia nella forma (fisica o virtuale) con cui vengono persistiti i nostri “ricordi” e ciò a cui diamo valore. Il fatto è che oggi (e quito quoto TheKaneB) la cultura di avere cura dei propri dati è una prassi quasi sempre ignorata, così come si pensa ancora che: un DVD è per sempre!
    Per quanto riguarda la mole di informazione oggi disponibile… beh… io direi che il fatto di poter avere strumenti che diano a tutti la possibilità di contribuire è una ricchezza inestimabile. Detto questo, probabilmente, sarebbe opportuno avere una “quality network”, gestita da un ente no-profit internazionale, che si occupi di scovare ed organizzare quanto di rilevante è presente sulla rete, validandola ed attuando tutte le policy necessarie alla sua conservazione.

  • # 8
    alfonso
     scrive: 

    il prossimo articolo c’entra molto di più di quel che penseranno coloro che a priori senza riflettere ed approfondire negeranno tale possibilità:

    http://intermatrix.blogspot.com/2008/02/la-prossima-guerra-globale-dentro-il.html

  • # 9
    alfonso
     scrive: 

    http://intermatrix.blogspot.com/2007/08/il-bestiale-golem-elettronico.html

    altro pezzo, che potrebbe aiutare “solo” pochi ad iniziare a congiungere i puntini del grande puzzle riguardante ciò che si nasconde in realtà dietro alla tecnologia, alla digitalizzazione e alla virtualizzazione della vita umana…

  • # 10
    Bitte
     scrive: 

    Per me questa “coscenza collettiva” ha incluso anche persone che non hanno nulla da dire, la facilita’ di esternare e opinare su qualsiasi cosa, dalla fusione fredda al tempo di cottura della bistecca, ha dato vita ad una lava incandescente di sciocchezze.
    Notato come qualsiasi cosa viene presa a pretesto per far finire in vacca ogni accenno di discussione ponderata e critica? (tipo su questo post chi urla “ARTICOLO INUTILE!!!!”).
    Il 90% dei commenti blogosferici non passerebbero sotto la cesoia dela netiquette di usenettiana memoria, verrebbero ignorati dagli stessi attori del confronto.
    I blog sono diventati come dei box per bambini gemelli, gli unici che ci guadagnano sono quelli che forniscono il sevizio e tutti quelli collegati.

  • # 11
    phabio76
     scrive: 

    @Bitte
    “I blog sono diventati come dei box per bambini gemelli”
    Questa me la rivendo…

  • # 12
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Bitte
    Ho in bozza un pezzo proprio sul tema della qualità dell’informazione, stai sintonizzato che a giorni esce anche lui!

    Puoi consultare altri contenuti in merito al macrotema di Internet e la cultura qui:
    http://www.appuntidigitali.it/tag/tarlo

  • # 13
    Bitte
     scrive: 

    @Alessio Di Domizio
    Grossomodo tutti letti.

    Di solito non intervengo mai, preferisco leggere chi scrive quello che penso meglio di me, ma il commento sull’ utilita’ dell’ articolo mi ha scosso.
    Tutte e’ utile, anche i commenti che a prima vista non lo sono, servono per fare statistica su di una situazione.
    A volte rimpiango quando le comunicazioni si pagavano a byte, e ti dovevi fare il mazzo per esporre il tuo pensiero agli altri, si dava meno spazio al banale.

  • # 14
    Giacomo
     scrive: 

    è vero che non stiamo lasciando opere materiali ai nostri posteri, ma non bisogna dimenticare che gli consegnamo beni immateriali altrettanto preziosi, quelli della conoscenza tecnico-scientifica.

  • # 15
    n0v0
     scrive: 

    si ma la conoscenza è un altro discorso, io parlo di memoria storica, reperti, testimonianze.

    Un articolo di un annetto fa su Le Scienze si intitolava: “cosa succederebbe se l’ uomo sparisse all’ improvviso?” o similari. Bene, in pratica le uniche cose che sarebbero sopravvissute oltre il secolo sarebbero state alcuni tipi di rifiuti e le statue di bronzo.. O_o

    La conoscenza stessa, una volta digitalizzata, subisce la continua evoluzione dell’ informatica, così che viene via via convertita in nuovi formati, trascritta su nuovi supporti, ecc… in continuazione. O non stiamo a fare backup ogni 3×2? E poi il backup del backup? A me sembra estremamente delicato come sistema di conservazione.

    Senza sconodare la stele di rosetta, un libro di carta con la sua bella dose di “sapere” se ne sta tranquillo a trascorrere il tempo senza grosse difficoltà.

    È chiaro che i vantaggi del digitale sono innumerevoli. Ma non c’è nulla che attualmente mi dia una “fiducia” anche lontanamente paragonabile a un bel pezzo di cellulosa lavorata ;-)

  • # 16
    Bitte
     scrive: 

    @n0v0

    Sopratutto se per usufruire di quella informazione devo avere per forza una fonte di energia che me la traduca dal linguaggio macchina

  • # 17
    n0v0
     scrive: 

    già! oltretutto! ottima osservazione, mi mancava :)

  • # 18
    Giacomo
     scrive: 

    @n0v0
    insomma.. anche un libro di carta se lo magnano i topi, l’umidità e gli incendi :)
    c’è un pò il mito del libro di carta che attraversa indenne i secoli.. se è vero che per una piccola parte è così, come in un iceberg la maggior parte è andata irrimediabilmente perduta.

  • # 19
    TheKaneB
     scrive: 

    i libri di carta non campano “secoli”… sono stati i monaci amanuensi e benedettini che per secoli ne facevano il “backup” a mano :-)

    Infatti molti libri moderni, e gli studiosi di filologia lo sanno bene, contengono spesso errori e modifiche dovuti in parte ad errori di trascrizione/translitterazione ed in parte a censure e rettificazioni imposte dalla chiesa dell’epoca.

    Campano secoli e millenni le iscrizioni su pietra, su bronzo, pergamena e papiro, perchè sono materiali estremamente più resistenti della semplice cellulosa, che viene attaccata da ogni tipo di funghi, muffe, parassiti, acqua, solventi, ecc…

    Da questo punto di vista, (passatemi il confronto alla buona) il policarbonato di cui sono fatti i DVD è certamente più resistente della carta, visto che non è biodegradabile nemmeno se lo prendi a cannonate!

  • # 20
    olivobestia
     scrive: 

    Due cose
    consumismo sfrenato: che ci porta a considerare qualsiasi cosa come usa e getta che non deve durare nel tempo perchè deve andare sostituita;
    scarsità di risorse: ci stiamo accorgendo adesso che le risorse sulla terra non sono infinite mentre la popolazione è in continua crescita questo spinge a risparmiare e costruire cose nel modo più economico.

    Questo ci impone la società e il singolo individuo non può opporsi (non è solo una questione culturale)

  • # 21
    Ping
     scrive: 

    Questi discorsi mi fanno venire in mente un vecchio blog
    http://negadrive.altervista.org/blog-2008_02_01_archive.html

  • # 22
    gato
     scrive: 

    A me ha fatto pensare la riflessione di un blogger (non riccordo più il suo blog):
    Durata dei supporti di archiviazione:
    tavolette di pietra – migliaia di anni
    carta – centinaia di anni
    nastri magnetici – decine di anni
    dvd-cd – anni
    Ai posteri l’ardua sentenza. :-D

  • # 23
    Edward Monte
     scrive: 

    @TheKaneB

    Perdonami, ma le tue considerazioni sui libri di carta sono molto poco precise.
    I monaci amanuensi (che non sono un ordine, ma un tipo di compito, i benedettini sono un’ordine e tra loro spesso c’erano anche degli amanuensi) ricopiavano su pergamena dei testi antichi che non erano mai scritti su carta, visto che essa arriva in Europa solo nel basso medioevo e diventa comune solo dopo l’invenzione della stampa.

    I testi antichi erano scritti su papiri o, raramente, su pergamene, entrambi materiali molto fragili, soprattutto i papiri: quei pochi che sono giunti fino ad oggi l’hanno fatto per puro caso, sono stati ritrovati sotto la sabbia d’Egitto, in una condizione straordinariamente ideale per la loro conservazione, tant’è che molti di essi si sono distrutti dopo esser stati tirati fuori o sono tutt’oggi terribilmente fragili e conservati in teche particolari. Inoltre i primi papiri sono stati scoperti solo alla fine dell’ottocento.

    Possiamo dire che, sì, la carta è il materiale più resistente (molto più del papiro) e, allo stesso tempo, facile da produrre (al contrario della pergamena) e, a meno di incendi o forti inondazioni, riesce a sopravvivere tranquillamente per secoli.

  • # 24
    TheKaneB
     scrive: 

    @Edward Monte: grazie, ben vengano le precisazioni e le correzioni da parte di chi è ferrato in materia. Ho imparato un paio di cose che non sapevo ;)

  • # 25
    Edward Monte
     scrive: 

    È un piacere per me poter contribuire. ;)

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