di  -  venerdì 18 giugno 2010

Come ho accennato nell’ultimo articolo, il flash genera una luce dalla potenza estremamente elevata ma ha  una durata parecchio breve , generalmente è sempre più veloce rispetto al tempo di otturazione della macchina fotografica il che esclude la variabile tempo dalla tripletta di parametri tempo-diaframma-sensibilità che regolano l’ esposizione della nostra fotografia.

Nella realtà la funzione tempo rimane in gioco ma non nella gestione dell’esposizione ma perché indirettamente legata alla meccanica dell’otturatore.La stragrande maggioranza delle DSLR ha otturatori meccanici a tendina , il diaframma è necessario per poter analizzare il comportamento dei fotositi in assenza di luce (in questo articolo di Yossarian sui sensori trovate l’ approfondimento decisamente più tecnico ed esaustivo della questione) ed è generalmente composto da due tendine, l’esposizione totale della fotografia è quindi la somma della luce che colpisce l’elemento sensibile nelle tre fasi del ciclo di lavoro dell’otturatore che sono apertura della tendina , esposizione e chiusura della tendina.

Nelle esposizioni più lunghe l’incidenza del tempo nelle fasi di apertura e chiusura delle tendine può essere trascurabile mentre velocizzando il processo il concorso in termini di luce dell’apertura e chiusura delle tendine porta necessariamente ad un errore più grande quanto più si va a lavorare con tempi di otturazione particolarmente rapidi.

Per poter permettere tempi di esposizione dell’otturatore veloci come quelli odierni (che arrivano ad 1/4000″ nella fascia entry level fino ad 1/8000″ per la fascia avanzata e professionale ) e non potendo velocizzare oltremodo le fasi di apertura e chiusura a causa di limiti costruttivi , i moderni otturatori (oltre una certa velocità di otturazione) non lavorano più con le tre singole e distinguibili fasi apertura-esposizione-chiusura ma lavorano con entrambe le tendine in movimento , alla partenza della prima tendina in apertura la seconda tendina la segue lasciando scoperta solamente una piccola fascia che percorre tutto il sensore, approssimativamente possiamo assimilare il movimento della fascia luminosa generata dal ritardo tra le due tendine al lavoro (ben più lento) che compie la lampada di uno scanner piano nella lettura di un documento.

Come abbiamo detto la luce del flash è però molto veloce e questo può comportare problemi non indifferenti in particolar modo nel momento in cui l’ otturatore smette di lavorare nelle sue tre fasi tipiche ma comincia a comportarsi come una striscia “dinamica”.

Finché esiste una fase di esposizione con le tendine ferme ed otturatore aperto la luce del flash sarà omogenea in tutto il fotogramma mentre nel momento in cui le tendine non hanno una fase di esposizione ma lavorano generando una fessura è evidente che le stesse tendine creeranno delle zone d’ombra , tanto più pronunciate quanto si lavora con tempi di otturazioni veloci.

Si puo’ riassumere tutto il discorso parlando semplicemente di tempo di syncroflash , ovvero il tempo di otturazione oltre il quale la fase di esposizione viene sostituita dalla fessura generata dal movimento delle tendine.

Nell’esempio abbiamo a sinistra uno scatto eseguito con un tempo di 1/200″ e procedendo verso destra i tempi diminuiscono  rispettivamente ad 1/320″ , 1/400″ ed 1/500″.Come si puo’ notare diminuendo il tempo (obbligando quindi l’ otturatore a velocizzare il ciclo)  il flash interviene durante la fase di chiusura della tendina che crea un ombra sempre più significativa sul sensore oscurando parte dell’immagine.

Il syncroflash è un tempo di otturazione strettamente legato al tipo di otturazione nonchè alle sue dimensioni , le full frame e le medioformato hanno generalmente tempi di syncroflash ben più lenti rispetto alle aps-h ed aps-c.Detto questo è pero’ corretto ricordare che è possibile utilizzare il flash anche oltre il tempo di syncroflash senza incappare nel problema dell’ ombra causato dalle tendine.I moderni flash integrati nonchè i flash da slitta  hanno una interessante funzione di sincronizzazione ad alte velocità , il “trucco” è pero’ presto svelato , per ovviare al problema il flash anziché lavorare con un unico impulso il flash emette una serie di impulsi ravvicinati in modo da esporre correttamente in piu’ fasi tutta la corsa delle tendine.Di fatto pero’ la potenza del flash viene fortemente penalizzata motivo per cui è opportuno e consigliabile lavorare entro i limiti imposti dal tempo di syncroflash.

I tempi tipici di syncroflash sono attorno ad 1/80″ per le medio formato e normalmente compresi tra 1/200″ ed 1/300″ per le DSLR , si parla quindi di tempi di esposizione non particolarmente veloci in senso assoluto il che può rappresentare un problema non di poco conto nel momento in cui si ha la necessità di riprendere scene particolarmente veloci (nello sport ad esempio).La variazione del parametro tempo entro il limite del syncroflash non produce quindi alcuna differenza in termini di esposizione sul soggetto illuminato dal flash ma solamente sull’ eventuale background illuminato da altre fonti.

A corredo di questo ragionamento termino questa parte con una divagazione sulla sincronizzazione tra flash e tendine dell’otturatore.Oramai la stragrande maggioranza delle DSLR (anche entry level) permette di sincronizzare il flash sulla prima tendina (quella di apertura) oppure sulla seconda tendina (quella di chiusura) , finché non si fotografano soggetti in movimento o soggetti che emettono luce le differenze tra le due impostazioni risultano essere di scarso impatto sul risultato finale (e normalmente si lavora usando la sincronizzazione sulla prima tendina), se invece il tempo è sufficientemente lento dal cogliere il movimento la sincronizzazione sulla prima tendina comporta una resa innaturale della scena.

Come si può vedere nell’esempio , con la sincronizzazione sulla prima tendina (parte superiore) il trenino viene congelato dal veloce lampo del flash non appena la prima tendina si apre, dopodiché nella fase di riposo delle tendine e fino alla chiusura viene catturata la luce del vagone che procede.

Nella parte inferiore invece l’ otturatore si apre , la luce viene catturata durante il movimento del vagone dopodiché la luce del flash congela il movimento della locomotiva.La sincronizzazione con la seconda tendina del flash permette quindi un uso molto creativo del flash , si puo’ tracciare un movimento e congelarne solo l’ istante finale quasi come se fosse un cortometraggio compresso in un unico fotogramma.

6 Commenti »

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  • # 1
    Fede
     scrive: 

    Una piccola domanda tecnica visto che hai parlato ampiamente dei flash …

    Non so come funzionano ma immagino che per poterli controllare devono necessariamente sfruttare la scarica di un circuito RC dove mediante il controllo numerico si fa variare il parametro R cioè la resistenza facendo variare così la costante di tempo tau del circuito … è vero questo o non stanno cos’ le cose?

  • # 2
    Preve
     scrive: 

    Bellissimo articolo,

    sto seguendo con molto interesse questa serie di articoli.
    Mi piacerebbe capire meglio come ottenere un effetto come la seconda immagine del trenino…

  • # 3
    Fede
     scrive: 

    @ Preve

    Be mi sembra che l’autore dell’articolo ti abbia indicato chiaramente come ottenere la scia di luce dietro il trenino

    Per quanto riguarda il mio primo commento/quesito è vero che si discosta dallo scopo di questa serie di articoli, ma è una mi curiosità tecnica e mi piacerebbe che qualcuno che ne sa mi rispondesse.

  • # 4
    Matteo Fossati (Autore del post)
     scrive: 

    Ciao Fede

    scusa il ritardo nel reply.Sostanzialmente il grosso della differenza sta nella diversa gestione della riserva nei condensatori.

    I flash da slitta caricano i condensatori al massimo e limitano la potenza interrompendo il lampo prima che i condensatori si scarichino (una specie di “power TTL”) , la limitazione della potenza di fatto corrisponde ad una limitazione della durata.

    I flash da studio invece a seconda della potenza richiesta caricano i condensatori a “misura” e li scaricano ogni volta completamente.

    Siccome non sono in tecnico o elettronico preferisco passarti un link piuttosto che addentrarmi in un campo che non conosco a dovere (e di conseguenza rischiare di sparare qualche cavolata) http://www.scantips.com/speed2.html .

    Ciao
    Matteo

  • # 5
    Fede
     scrive: 

    @ Matteo Fossati

    Ti ringrazio è sufficiente quello che mi hai scritto, non hai fatto altro che confermare quello che supponevo del resto non poteva essere diversamente visto che se vuoi controllare brevi intervalli di tempo occorre necessariamente ricorrere ad un circuito RC con R variabile o ad un circuito RL con R variabile, la scelta di far variare R è dovuta semplicemente ad una più semplice realizzazione si potrebbe far variare L e C rispettivamente m a la cosa è meno precisa , più ingombrant e epiù costosa

  • # 6
    Fede
     scrive: 

    @ Matteo Fossati

    Ad ogni modo sono andato a leggere nella pagina che mi hai consigliato, l’ho trovata molto interessante e professionale, grazie di nuovo

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