La corsa alle prestazioni e, soprattutto, ai RISC era iniziata con la precedente generazione e proseguiva per dimostrare, se ancora ce ne fosse stato bisogno, che i CISC non erano affatto spacciati, come alcuni specialisti del settore avevano, al contrario, profetizzato.
L’80486 di Intel e il 68040 di Motorola avevano mostrato che eseguire la maggior parte delle istruzioni in un solo ciclo di clock era possibile anche per questi illustri rappresentanti della macrofamiglia, ma il prossimo scoglio si presentava arduo da superare: eseguirne di più in un solo ciclo con un’ISA …
Parlare di un microprocessore in maniera non banale richiede un certo sforzo. Bisogna infatti andare a caccia di documentazione adeguata, con lo user o reference manual in qualità di prima scelta (anche se in genere si tratta di tomi di centinaia e centinaia di pagine) poiché riportano le informazioni più dettagliate sul suo funzionamento.
Ciò è tanto più difficile quanto più vecchio e/o raro è il pezzo di silicio in questione, e riuscire a trovare qualcosa di decente diventa spesso un’impresa notevole. Capita, infatti, tante volte di perder più tempo a …
L’avvento degli anni ‘90 sembra dare una scossa concreta al settore dei microprocessori CISC, che con l’introduzione e la diffusione delle architetture di tipo RISC hanno subito un duro colpo relativamente a prestazioni, costi e consumi.
Apre le danze Intel nell’89 col suo 80486 (di cui parleremo in qualche futuro articolo), realizzando una CPU in grado di erogare ben 15 MIPS (e 1 MFLOPS) a 25Mhz: numeri da fantascienza se consideriamo la sua complicata ISA, che si porta dietro la famigerata e mai abbastanza indigesta retrocompatibilità x86.
Motorola, che è solita marcare …
A tre anni di distanza, nel 1987 Motorola presenta il 68030, revisione del core introdotto col 68020, similmente a quanto aveva fatto in precedenza col 68000 e il 68010, in quello che sarà un ciclo pari-dispari che contraddistinguerà questa fortunata e apprezzata famiglia di microprocessori.
Revisione può sembrare un termine che sminuisce l’importanza di una CPU, ma non deve avere necessariamente un’accezione negativa. Al solito, bisogna guardare ai fatti e alle novità introdotte, tenendo in debito conto il contesto in cui ciò avviene.
Se gli 84mila transistor del 68010 rappresentano appena il …
Forte del successo e consenso ricevuto dal primo rappresentante, il 68000, negli anni a seguire Motorola si dedicò a ritoccare il progetto col 68010 (sistemando alcuni errori e aggiungendo qualche funzionalità utile per la scrittura di s.o.) e fornendo anche una soluzione a basso costo col 68008 (che, col bus indirizzi a 20 bit anziché 24 e col bus dati a 8 bit anziché 16, permetteva di utilizzare un package da 48 pin invece dei canonici 64).
Si trattò, in ogni caso, di leggere modifiche al core (che cambiò poco), portandosi …
Delle meraviglie dell’OCS, il primo chipset dell’Amiga, abbiamo già parlato in un precedente articolo che ne esponeva in maniera più o meno dettagliata (ma non troppo tecnica) le innovazioni e le caratteristiche peculiari che hanno giustamente contribuito alla fama della macchina che lo montava.
Era il 1985, e passando gli anni si sente, però, il bisogno di apportare dei miglioramenti. D’altra parte non si può innovare una volta per poi campare di rendita, come si suol dire, anche perché il mondo attorno a noi è sensibile all’avanzare della tecnologia, e si …
Diverse volte abbiamo trattato su queste pagine (spesso nei commenti) il tema del codice libero, e delle relative implicazioni, come pure di open source, dell’acquisto di computer già equipaggiati da software proprietario (di cui abbiamo fornito opinioni diverse in questo e quest’altro articolo).
Particolarmente sentito è quest’ultimo argomento, la cui diversità di vedute è vasta, com’è possibile appurare dai commenti scritti dai lettori. D’altra parte hardware e software sono due facce della stessa medaglia: non si può fare a meno dell’uno o dell’altro, per cui un po’ di ferraglia bisogna pur …
Amiga: basta la parola. Non credo di sbagliare se, parafrasando un celeberrimo spot televisivo, affermo che queste cinque lettere rievocano nell’immaginario collettivo una macchina che, come preannunciato nel titolo dell’articolo, è saldamente ancorata alla storia dell’informatica.
Alessio ci ha già deliziato con un paio di articoli sui modelli 1000 e 500, descrivendoli a 360° fra storia, strategie sbagliate, software e hardware. Io mi soffermerò su quest’ultimo aspetto, che ne ha rappresentato la punta di diamante grazie al connubio fra grafica e sonoro che ancora oggi è rimasto impresso nella mente di …




