di  -  lunedì 18 gennaio 2010

Negli ultimi giorni le principali testate di informazione hanno dedicato molto spazio alla diatriba Google-governo cinese dopo che l’azienda americana ha violato la direttiva del governo di Pechino sull’oscuramento di alcune informazioni considerate lesive per la propria popolazione dal regime cinese.

In un contesto, quello tecnologico di oggi, in cui molti utenti si sentono legati ai marchi anche ideologicamente è giusto che le aziende occidentali trasgrediscano ai valori della loro cultura?

In passato, il consenso di un’altra azienda americana, Apple, alle politiche cinesi non è stato apprezzato dagli esperti e dagli utenti Apple che trovarono questa scelta contraria ai valori dell’azienda che da anni si definisce creativa ed utilizza nelle sue campagne pubblicitarie proprio lo slogan “Think different” che, tradotto, vuole dire “Pensa differentemente”. Le aziende, per certi versi, sono da intendersi come i calciatori, hanno un ruolo pubblico e devono seguire dei comportamenti comunemente accettati dalla società.

Ma riassumiamo quello che è successo tra Google e il governo di Pechino. Dopo l’attacco informatico che mirava ad impadronirsi degli account di Gmail, Google lo scorso 13 gennaio ha annunciato che si sarebbe ribellata alla censura che da parecchio tempo impone il Governo Cinese al motore di ricerca e che è intenzionata ad abbandonare la Cina nel caso continui la censura.

Secondo Google, lo scopo primario degli attaccanti era di accedere agli account Gmail degli attivisti per i diritti umani in Cina. In passato Google si era adeguata alle direttive del governo cinese, e quindi aveva oscurato le ricerche che contenevano le parole Tian’anmen, che rinvia a una serie di dimostrazioni guidate da studenti e intellettuali represse nel sangue nel 1989 dal governo cinese, e Dalai Lama, la massima autorità spirituale del Buddhismo tibetano che si oppone all’autorità del regime cinese.

Anche il Governo degli Stati Uniti si è mosso con il Segretario di Stato Hillary Clinton, per avere chiarezza sull’accaduto visto il grave gesto di intrusione nei server di Mountain View e quindi di un’azienda americana. Di fatto, il governo cinese ha riaffermato il suo diritto a controllare strettamente Internet, respingendo di fatto l’ultimatum di Google.

La portavoce del ministero degli esteri Jiang Yu, in una delle regolari conferenze stampa bisettimanali, ha detto che in Cina “Internet è aperta” e che le compagnie straniere “sono le benvenute” su Internet se “agiscono in accordo con la legge”. “Il governo e i media hanno la responsabilità di plasmare l’ opinione pubblica”, ha aggiunto il direttore dell’ufficio stampa del Consiglio di Stato Wang Chen.

In questo momento è possibile in Cina fare le ricerche con Google su Tian’anmen e Dalai Lama. Tuttavia, già dal novembre del 2003 è attivo sul territorio cinese il cosiddetto Great Firewall of China. Questo firewall blocca l’accesso agli IP stranieri selezionati dalle autorità cinesi e blocca alcuni URL.

Il governo cinese lo usa per impedire l’accesso, nei momenti in cui lo ritiene opportuno, anche ai più grandi motori di ricerca, oltre che a Wikipedia e ad altri siti con caratteristiche simili. Quindi il governo cinese può in qualunque momento forzare Google ad abbandonare il paese.

Ma Google può realmente abbandonare definitivamente la Cina? In questo momento è il mercato più ampio per i fornitori di servizi web, visto che conta 300 milioni di persone che hanno quotidianamente accesso alla rete, di più degli stessi Stati Uniti. Inoltre, abbandonare la Cina significherebbe per Google dare via libera al suo diretto rivale, ovvero Microsoft.

D’altronde Google non è sicuramente l’unica azienda americana che si adegua alle direttive cinesi. Apple nella scorsa stagione natalizia ha avviato in Cina la commercializzazione di iPhone, ma ha dovuto rinunciare alla connettività a internet. China Unicom e China Mobile sono i due operatori che offrono iPhone sul territorio cinese, anche se il dispositivo di Apple viene commercializzato a un prezzo più alto rispetto all’occidente.

Per ottenere questo permesso Apple ha dovuto rimuovere dall’App Store tutte le applicazioni che in qualche modo riguardano il Dalai Lama, come Dalai Quotes che raccoglie le citazioni del leader spirituale tibetano o Dalai Lama Paging, un software che identifica i luoghi dove sta insegnando il leader religioso, ma anche altre applicazioni che citano il suo nome solo indirettamente, come Buddhist Dictionary e Nobel Laureates.

Sulla questione è intervenuta anche l’organizzazione internazionale che si occupa di promuovere la libertà di stampa nel mondo Reporter senza Frontiere che, più che la cancellazione delle applicazioni, ha criticato l’impossibilità di accesso ai software sul Dalai Lama imposta dai possessori cinesi dell’iPhone: ricercando “Dalai Lama” nell’App Store, la lista dei risultati è vuota e quindi, non è possibile nemmeno visualizzare a cosa viene negato l’accesso.

Anche Yahoo e Microsoft si sono sempre adeguate alle restrizioni del governo di Pechino. “Abbiamo lanciato Google.cn nel gennaio 2006 ritenendo che i benefici di un aumentato accesso all’informazione per la popolazione cinese e un Internet più aperto bilanciavano il nostro disagio nell’acconsentire a censurare alcuni risultati.

All’epoca avevamo messo in chiaro che controlleremo attentamente le condizioni in Cina, comprese nuove leggi e ulteriori restrizioni ai nostri servizi. Se constateremo di non poter raggiungere gli obiettivi stabiliti non esiteremo a riconsiderare il nostro approccio in Cina“, si legge nel comunicato stampa diramato da Google. Ma il colosso di Mountain View riuscirà a mantenere questa posizione? Quel che è certo è che avvierà delle trattative con il governo locale per cercare di raggiungere un compromesso.

Google attualmente detiene il 65,6% del market share dei motori di ricerca. Ovvero due utenti su tre fanno abitualmente ricerche con Google, preferendolo agli altri motori di ricerca. Lo seguono Yahoo con il 17,5% del market share e Bing con il 10,3%. Un così ampio utilizzo di un unico motore di ricerca compromette in qualche modo il pluralismo nell’informazione?

I motori di ricerca sono basati su un preciso algoritmo per individuare i siti. Questo algoritmo teoricamente può essere “aggiustato” per favorire certi risultati piuttosto che altri. Insomma, è un’altra questione che si inserisce nel dibattito che riguarda da una parte il potere della politica, dall’altra il potere delle grosse aziende che operano all’interno del settore tecnologico.

9 Commenti »

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  • # 1
    ilruz
     scrive: 

    Saro’ cinico … ma la risposta e’ “devono adeguarsi”. La cina e’ una nazione sovrana, ritengo le sue leggi repressive, ma … se andassi a fare business laggiu’, dovrei adeguarmi alle loro leggi, cosi’ come chiediamo alle aziende cinesi in Italia di adeguarsi alle nostre.

    Nota a latere:
    Google in Cina rincorre disperatamente Baidu – non perche’ il suo motore di ricerca sia inferiore, ma per l’implementazione del … Cinese! nel suo motore di ricerca. Tutti i cinesi che conosco usano Baidu perche’ e’ piu’ facile inserire le query (!!!), e perche’ riconosce tutti i loro caratteri senza fare storie. Il supporto di Google ai caratteri cinesi semplificati e tradizionali, a detta di tutti i cinesi che conosco, e’ terribile.

  • # 2
    pabloski
     scrive: 

    attenzione però che esistono leggi sovranazionali che regolano ad esempio i diritti umani così come il commercio internazionale

    i cinesi fino ad oggi se ne sono fregati bellamente e ci ritroviamo ad avere un Paese in cui il libero pensiero è imbavagliato, internet è censurata, il traffico web viene redirezionato verso i siti web delle aziende locali ( vedi il caso google-baidu ), i brevetti vengono infranti, i marchi pure, si producono alla luce del sole copie confratte di prodotti esteri

    direi che la Cina proprio nel giusto non sta….ora perchè gli USA e soci non vogliano portare la cosa davanti al WTO non è dato sapere, però penso che a Washington le pressioni degli industriali si facciano sentire ;)

  • # 3
    Riccardo
     scrive: 

    é un discorso difficile molto difficile io ricordo quando un azionista di minoranza propose di non rispettare la censura o di uscire dalla Cina ( non ricordo bene) e fu schiacciato per il dio denaro oggi cosa è cambiato ……. è questa la domanda che mi pongo è cambiato il mercato ed i profitti della Cina sono insufficienti o sacrificabili, o è cambiata google ( la dirigenza e gli azionisti) ed oggi pensa che alcuni beni superiori come l’ informazione non valgono i soldi di una simil dittatura ????
    E poi cosa significa rispettare le leggi, pensi che si dovevano rispettare le leggi razziali del terzo reich perché la Germania era un paese sovrano ?
    Bisognava rispettare la pulizia etnica del Kosovo perché la Serbia era una nazione sovrana?
    E poi cosa significa sovrana?? Significa che se per assurdo iniziano a buttare enormi quantitativi di mercurio ed uranio in mare dobbiamo stare a guardare????

  • # 4
    ilruz
     scrive: 

    @Pabloski
    La cina e’ proprietaria di quasi tutto il debito pubblico statunitense: l’America ha chiesto e ottenuto circa due anni fa una proroga sul pagamento degli interessi … e queste cose NON avvengono mai “gratis”, ma sempre “a buon rendere”.

    @Riccardo
    Sovrana significa nazione padrona di quel che c’e’ all’interno dei suoi confini – non confondere poi le azioni di un governo con le leggi del suo stato.

    in Itaglia abbiamo il nano piu’ alto del mondo, che tra un letto e un souvenir si comporta praticamente come se il suo fosse un sultanato; non importa come sia stato eletto, ma e’ li e le leggi di questo stato gli garantiscono una certa autonomia, come la garantivano a chi c’era prima e chi ci sara’ dopo. Si puo’ essere personalmente in accordo o meno con le azioni del governo, ma dal punto di vista legale/commerciale … che c’entra?
    L’errore piu’ comune (e anche quello che sta facendo il suddetto omino) e’ confondere stato con leggi: “lo stato sono io” lo diceva il re Sole :D

    Quelle che hai citato sono crimini contro l’umanita’ – sui quali c’e’ poco da essere daccordo: io sto parlando del lato “commerciale” di tutta la faccenda: se durante il terzo reich avresti voluto vendere in Germania, avresti dovuto pagare le loro tasse e avresti avuto un embargo da rispettare per la destinazione delle merci – se poi la tua coscienza era piu’ forte del tuo portafoglio, potevi chiudere la tua attivita’e/o emigrare.

    Nel mio post piu’ sopra ho voluto evidenziare come Google in Cina, a detta di miei carissimi amici Cinesi, non sia qualitativamente alla pari di un servizio concorrente, Baidu, che invece fa della comprensione del cinese tradizionale il suo punto di forza. Difatti, Baidu fuori dalla cina … praticamente non esiste. Indi, questo “mea culpa” di Google, mi puzza di “carita’ pelosa” … e sono in attesa di vedere la prossima mossa. Pero’, mia personale convinzione, non credo che “se ne vadano dalla cina per motivi umanitari”.

  • # 5
    Raskal
     scrive: 

    Scusa Riccardo, ma qui si parla di censura non di genocidio.

    Personalmente sono contrario al regime politica Cinese, ma la questione va analizzata da un punto di vista etico-legale.

    OGNI nazione del Mondo ha delle leggi che riguardano l’applicazione della censura sul suo territorio (sia ufficiali che non ufficiali), che può riguardare il sesso, la violenza o un’ideologia politica.

    In Italia in televisione abbiamo leggi che regolamentano per fascie d’orario che tipo di “nudità” può essere trasmessa in televisione, al cinema abbiamo fasce di censura che regolamentano la violenza che può essere mostrata e nella carta stampata abbiamo (o meglio, dovremmo avere) una censura di tipo ideologica verso il Partito Fascista, dichiarato illegale dalla Legge e dalla Costituzione.
    Poi ci sono anche i casi di censura “non ufficiale”, comici a cui viene proibita la satira contro il potere o di libri (come “i vicere”) censurati per decenni e pubblicati solo in epoca recente.
    E così è in tutto il mondo. Ci sono film che parlano dei crimini del colonialismo francese che ancora nel 2010 sono censurati in tutta la Francia.

    Ci sono nazioni dove girare nudi per strada è normale, e altre dove è reato; nazioni dove disegnare il volto di Dio è blasfemia e altre dove fare vignette sui politici è considerato vilipendio alla Nazione.

    Vi ricordate le proposte del Governo italiano per censurare i contenuti a sfondo politico dei Blog? O le proposte sui social network? O ancora il desiderio che Wikipedia dovesse chiedere il consenso ai politici per pubblicare informazioni che li riguardavano?

    Il punto è che Internet dovrebbe essere un reticolato anarchico che si autoregolamenta.
    Nessuno stato può pensare di essere tanto giusto da imporre, attraverso la rete, le sue regole a tutti i popoli e tutte le culture.
    Anche l’ONU sappiamo bene quanto conti, si parla di leggi sovra-nazionali che però sono fatte sempre dai soliti 8 stati che rapresentano la minoranza della popolazione e delle culture del mondo.

  • # 6
    arkanoid
     scrive: 

    la cina ci va bene solo per andarci a produrre beni a costi così bassi da sostenere l’economia occidentale, diversamente la crescita del pil si sarebbe arrestata anni fa e adesso saremmo in bancarotta, sotto il comando oltre che economico anche politico della cina.
    Per cui poche storie, loro ci stanno piano piano togliendo prima il soldo e poi il potere, fino a quando non ci affrancheremo dalla dipendenza economica da loro il baratro sarà inevitabile ed allora le discussioni come questa saranno poco più che barzellette.
    Quello che mi preoccupa è che non vedo nessuno nel mondo occidentale che si stia preoccupando di ciò, cambiando le basi dell’economia al costo di un declassamento della qualità della vita progressivo ma che si stabilizzi su valori sostenibili senza lo sfruttamento di altri uomini.

  • # 7
    LMC
     scrive: 

    @raskal
    Mi collego al tuo discorso ed aggiungo che anche noi, nella democraticissima Italia, godiamo dei benefici di un ‘filtro di stato’ sulla nostra beneamata internet.
    Gioco d’azzardo e pedoporno (quello cosi definito da privati autoproclamati difensori dei cittadini) sono fuori della nostra portata. Per un frangente anche la baia dei pirati.
    E non passa giorno che non ci sia un qualche politico (a caso) che non proponga di stringere il cappio ed estendere la normativa a qualunque cosa possa dar fastidio nel determinato momento.
    La Cina? Ci stiamo arrivando…

    Saluti

  • # 8
    Arunax
     scrive: 

    @LMC
    Di solito non sono certo a favore della censura, e sul resto dei tuoi argomenti mi trovo anche d’accordo… ma francamente credo che criticare un filtro sui contenuti pedopornografici sia veramente ma veramente troppo: oltre che profondamente illegali (e immorali), tali contenuti danneggiano in modo grave i diritti dei bambini. La tua frase dovrebbe indignare chiunque abbia un minimo di coscienza.

  • # 9
    Paolino
     scrive: 

    bla..bla…bla.. il governo Cinese fà quello che gli pare. e basta, e non venitemi a dire che si attiene alle leggi occidentali per produrre, NON è vero, se ne sbatte le palle,basta vedere tutti i casi di vernici,pellami,plastiche tossiche nelle produzioni cinesi degli ultimi tempi, ma si sa, i soldi prima di tutto, non importa se i cinesi sono schiavi, l’importante è avere la nostra bella Ferrari e qualche putt*** a disposizione…vero signori industriali….che schifo di mondo….

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