di  -  lunedì 10 novembre 2008

Pubblichiamo un guest post di George Clarkson
Sempre più spesso le aziende produttrici di PC e componentistica offrono soluzioni proprietarie di raffreddamento alternativo al tradizionale sistema composto da ventole. Ovviamente nella maggior parte delle volte, la soluzione alternativa comprende un sistema più o meno complesso di raffreddamento a liquido, che può essere del tipo stand-alone (come alcune schede video della Sapphire con raffreddamento a liquido preinstallato, con tanto di radiatore) e quindi non modificabile, oppure del tipo “aperto” e che quindi si presta ad upgrade futuri, con un minimo di investimento in tempo e denaro.

Non volendo commentare sui prezzi offerti ed i costi di assemblaggio (e la loro differenza, a volte decisamente marcata), mi piacerebbe far riflettere invece sull’accostamento che viene pubblicizzato nel 99% delle volte: raffreddamento a liquido = overclock più spinto. E’ solo questo che si ottiene quando si adotta il raffreddamento a liquido, o c’è qualcos’altro?

Fermo restando il fatto che mescolare acqua e elettricità, se fatto in maniera sconsiderata, può risultare decisamente pericoloso, il connubio è effettivamente piuttosto efficace in termini di raffreddamento, quando si cercano le prestazioni migliori in ambito overclock.

Ovviamente, si ottiene di più con LN2, ghiaccio secco, phase change cooling, e quant’altro, ma il raffreddamento a liquido, per quelli che non si possono permettere le alternative più estreme, rappresenta un mezzo piuttosto efficace e a basso costo per spingere un po’ di più le specifiche del nostro sistema, con minimo sforzo. Ma non ci sono solo le prestazioni nel paniere del liquid cooling.

Infatti, alcuni effetti secondari, oltre a quello prestazionale e perché no scenografico, poche volte portati agli onori della cronaca sono l’abbassamento della rumorosità del sistema (visto che non sono più necessarie tutte quelle ventole che lo rendevano rumoroso come un aeroporto…) ed il consumo di energia ridotto.

Quest’ultimo aspetto, decisamente sottovalutato, è estremamente importante invece in quegli ambiti in cui ci sono molte workstation che lavorano a pieno ritmo e che solitamente dispongono di ventole decisametne potenti e quindi decisamente avide di energia.

Prendiamo per esempio una workstation grafica X, con la seguente installazione di ventole: 2 ventole da 120mm da 14W / 1,16A (una di sistema, l’altra dedicata alla RAM di tipo FB), 1 ventola da 200mm da 21,6W / 1,8A (per il dissipatore CPU), 1 ventola da 80mm da 4,80W / 0,4A (per l’HD). Se facciamo il calcolo di quanti WATT consumano tutte le ventole del sistema, otteniamo circa 55W consumati.

Un sistema di raffreddamento a liquido, con le stesse, o migliori, prestazioni di raffreddamento, potrebbe essere al contrario composto con il seguente materiale: 2 ventole da 5W / 0,41A (una per il radiatore ed una per la RAM FB, che – ancora – necessita di raffreddamento attivo) e 1 pompa per il liquido da 10W / 0,83A.

Va da se che stiamo raffreddando a liquido sia il processore che la scheda video, che l’HD. Il risparmio ottenuto è di circa 35W/h, che presi singolarmente possono essere pochi, ma se si pensa ad una azienda in cui vi sono per esempio 10 workstation grafiche con identica configurazione, al lavoro per le classiche 8 ore lavorative quotidiane, abbiamo un risparmio complessivo di 2800W/h.

Facendo un rapido calcolo, abbiamo un risparmio di 14000W/h settimanali (5 giorni lavorativi), 56000W/h mensili (4 settimane lavorative complessive), ed infine 560000W/h risparmiati all’anno (10 mesi lavorativi pieni). Il tutto solo riducendo il numero di ventole, rimpiazzandole con altre a basso consumo e bassa rumorosità (il che migliora l’ambiente lavorativo), ed adottando un sistema di raffreddamento a liquido che oltre ad avere questi effetti collaterali, raffredda meglio i componenti caldi del pc e li rende quindi più stabili, allungandone virtualmente la vita operativa. (I dati sono riferiti ad una workstation grafica DELL PRECISION 690).

Ovviamente questi dati sono solo indicativi, ma significativi del fatto che con un minimo di ottimizzazione si riuscirebbe a risparmiare parecchio sulla bolletta della luce a fine anno.

27 Commenti »

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  • # 1
    M@t
     scrive: 

    Articolo molto interessante. Nel finale poteva essere utile fornire un ordine di grandezza del risparmio sui costi energetici alla luce dei valori calcolati.
    Tuttavia bisogna poi tenere conto degli eventuali costi di manutenzione che un sistema a liquido implica.

    P.S.: l’unità di misura dell’energia nel S.I. è il Wh (energia fornita dalla potenza di 1 watt per un periodo di 1 ora) e non il W/h. Poi per una migliore resa delle quantità sarebbe opportuno porle in kWh.

  • # 2
    Kevorkian
     scrive: 

    beh si, silenziosità e prestazioni, ma in realtà il costo in parte si sposta semplicemente; il sistema a liquido chiede manutenzione periodica che coinvolge anche il cambio di alcune componenti (tubi, liquido anticorrosivo, pompa)

  • # 3
    dario
     scrive: 

    i conti sono fatti male una pompa per pc decente consuma almeno 15-20w, una tornado da 12cm forse non consuma nemmeno lei 12w non vedo come li possano consumare ventole molto più tranquille in una workstation (forse è il dato max che non raggiungeranno mai), inoltre se vuoi raffreddare cpu e sk video devi avere minimo un biventola e se è roba hi-end un triventola, ergo i conti sono molto diversi, e con un sistema a liquido performante generalmente il consumo è a suo sfavore visto che pompe potenti assorbono abbastanza W (che in parte rifiniscono in acqua)…

    ah dimenticavo con le sk video odierne e mb odierne, ALMENO UNA VENTOLA CHE BUTTA ARIA SUL PCB del sk video e magari anche della mb è pressoche necessaria, quindi alla fine forse le ventole le aumenti anche

  • # 4
    George Clarkson
     scrive: 

    @ dario

    Avendo personalmente condotto i test cui mi riferisco nel post, mi trovo a doverti dare torto. La pompa usata era una LAING DDC da 10W di consumo (e non la più potente da 18W, la versione ULTRA per intenderci). Ed è ancora considerata una pompa “decente”. Credo che tu ti riferisca invece a pompe da 1500L/H come minimo, che a mio modesto parere, e per il circuito usato nel test condotto, sono decisamente inutili.

    Inoltre, i WATT delle ventole usate nella workstation sono stati non solo calcolati in base ai dati dichiarati per ciascuna ventola (prendendo i valori di consumo – Ampére x il voltaggio di funzionamento, secondo la formula: Watts = Volts x Amps), ma anche rilevati da strumentazione digitale. Quindi li posso confermare tranquillamente. Quello che forse non è stato scritto in maniera più chiara è che mi stavo riferendo ad una workstation, e quindi non ad un PC desktop normale. Le caratteristiche della workstation le puoi tranquillamente trovare con google, ma per facilitarti il lavoro, eccoti i dati, così come li dichiara la DELL stessa:

    http://www.dell.com/content/products/productdetails.aspx/precn_690buDELL Precision 690

    La versione usata da me era con alimentatore da 750W.

    Tornando al discorso della configurazione del kit di raffreddamento usato, esistono come ben saprai diverse e contrastanti teorie sul dimensionamento del radiatore, il numero delle ventole, la portata ottimale della pompa e dei singoli waterblock, e tantissimi altri fattori (come per esempio il posizionamento di altre ventole sul pcb della scheda video, come da te citato). Avremo, spero, modo di parlarne proprio qui, in futuro, ma tendenzialmente il raffreddamento a liquido non è una scienza, non è sempre valido il discorso per cui “più grande è, più raffredda”. E’ tutto un discorso di ottimizzazione. Il discorso è decisamente lungo, ma affascinante.

    @Kevorkian

    Il discorso di “manutenzione” si applica anche, e soprattutto, al normale raffreddamento ad aria: lavorando nel mondo dell’informatica, non sai quanti pc ho visto bruciati per via di sporcizia sui dissipatori, non regolarmente puliti. Inoltre, la necessità di effettuare una manutenzione regolare è decisamente inferiore rispetto a quanto si pensi: le pompe specificatamente prodotte per il raffreddamento a liquido (e quindi non quelle “adattate” e provenienti dal mondo dell’aquariologia!) funzionano perfettamente a ciclo continuo per oltre 50,000 ore. E poi l’unico componente da “spolverare” diventa solo il radiatore, che può anche essere spostato all’esterno del case, per facilitarne l’accesso. Con i dissipatori tradizionali, invece, come minimo devi accedere all’interno del case, e rimuovere la polvere dal dissipatore della CPU e della GPU, per non parlare del chipset della scheda madre, se anch’esso ha una ventola.

  • # 5
    Nik
     scrive: 

    I sistemi a liquido non li preferisco, è troppo pericoloso avere elettronica ed elettricità così a stretto contatto con il liquido di raffreddamento, una piccola perdita e va tutto in fumo anche se sono più efficienti di quelli ad aria… Per ottimizzare il raffreddamento ho effettuato una lappatura su tutti i dissipatori del pc ed applicato ventole di buona qualità e dimensioni adeguate che garantiscono un buon flusso d’aria e basso rumore, periodicamente pulisco l’intero case e ventole con aria compressa, fino ad ora non ho avuto mai problemi di surriscaldamento o rumore eccessivo, ora sto progettando un case rigorosamente a raffreddamento ad aria.
    Il raffreddamento a liquido non penso che sia alla portata di tutti, ma solo a chi sa mettere la mani dentro un pc, penso che c’è bisogno di più manutenzione, oltre alla pulizia del radiatore si deve controllare anche il livello del liquido che con il tempo evapora (conosco gente che ha fuso il motore della propria auto perché ha camminato senza liquido radiatore), lo stato dei tubi ed eventuali perdite, periodicamente va sostituito tutto il liquido, ogni manovra all’interno del case potrebbe diventare più complessa, invece con un raffreddamento ad aria fai una spruzzata di aria qua e la sui dissipatori e ventole ed è fatto….

  • # 6
    Corrado
     scrive: 

    Articolo interessante ma incompleto.

    a parte che il calcolo:

    “Inoltre, i WATT delle ventole usate nella workstation sono stati non solo calcolati in base ai dati dichiarati per ciascuna ventola (prendendo i valori di consumo – Ampére x il voltaggio di funzionamento, secondo la formula: Watts = Volts x Amps)”

    in realtà il risultato non è WATTS ma VA (VoltAmpere) e la conversione non è proprio 1:1.

    Manca soprattutto il fatto che un sistema a liquido deve venire periodicamente controllato e di serie non ha sistemi di allarme in caso di malfunzionamento (certo rimane il TM della CPU che in caso di temperature critiche spegne il sistema).

    Ora come ora, o producono sistemi a liquido ad uso professionale (che per 10 workstation diventano una spesa non indifferente), oppure vanno progettati da un azienda specializzata dove si possano dotare di segnalatori malfunzionamento.

    A proposito di Dell (la mia azienda è Direct Partner) i sistemi di raffreddamento ad aria sono progettati veramente bene. è vero che le ventole sono potenti e a pieno regime consumano quei 55w dichiarati. Ma le precision anche con dischi sas in raid5 e quadcore + nVquadro, le ventole girano a rotazione molto bassa, consumando quindi forse un quinto del valore dichiarato.

    Alla fine, io sconsiglio vivamente a qualsiasi azienda di dotarsi di sistemi di questo tipo. Soprattutto laddove meno manutenzione = meno downtime = più produzione.

    Bisogna lavorarci dentro per capire.. non è corretto consigliare alle aziende queste soluzioni senza avere l’esperienza sul campo per valutare il sistema nel complesso.

  • # 7
    Don Luca
     scrive: 

    Molto interessante. :)
    io prima di leggere quest’articolo sapevo che per un buon sistema di raffreddamento a liquido la pompa doveva addirittura avere un’alimentazione esterna poichè l’alimentatore del computer non era in grado di erogare abbastanza potenza…
    E comunque si, secondo me uno dei vantaggi principali del watercooling è proprio la silenziosità del sistema, oltre al rispramio energetico, anche se pure questa dipende dal tipo di pompa… ne ho sentite alcune in azione che mandano un ronzio molto forte, sembrava quasi ci fosse un nido di vespe dentro al case!

    In ogni caso sono d’accordo con Corrado… almeno che la dell (o qualsiasi altra marca) non si metta a fornire di suo computer con raffreddamento a liquido “di serie”, quindi coperto da garanzia in caso di guasti, perdite e flambè vari, non mi pare il caso in un’ottica aziendale di mettersi a smanettare sui computer di proprietà della società per montare sistemi di raffreddamento a liquido… almeno che non se li facciano montare da preparatori professionali che danno una garanzia sul loro operato (cosa che dubito esista) ;)

  • # 8
    George Clarkson
     scrive: 

    @ Corrado

    “Bisogna lavorarci dentro per capire.. non è corretto consigliare alle aziende queste soluzioni senza avere l’esperienza sul campo per valutare il sistema nel complesso.”

    Io veramente non ho consigliato nulla a nessuno. E’ ovvio che il discorso è decisamente più complesso, in ambito aziendale, di quanto esposto. L’articolo voleva solo mettere in luce la differenza dei consumi cui si può arrivare SE si adotta un sistema di raffreddamento a liquido, e non voleva essere un ordine tassatorio per tutte le aziende del mondo ad adottare il raffreddamento a liquido al posto del tradizionale raffreddamento ad aria.

    La DELL la conosco come marca, come prodotti e come “filosofia”, visto che ho a che farci anche io, e proprio come te considero i suoi sistemi di raffreddamento decisamente efficienti. Ma ciò non toglie che il loro consumo, argomento del mio post, sia decisamente superiore (quando la macchina è sotto stress e quindi con le ventole che funzionano al massimo, facendo anche diventare la workstation decisamente simile ad un elicottero, per il rumore prodotto) rispetto al sistema a liquido da me testato: gli stessi risultati, più o meno, si otterrebbero con qualsiasi raffreddamento a liquido, se ben progettato e altrettanto ben installato.

    Per il controllo periodico, sinceramente rimango della opinione che se ben progettato, usando componentistica professionale (e non i “tubi da giardinaggio” che si vedono in giro, per esempio), non si ha alcuna differenza rispetto ad un sistema tradizionale ad aria. Vero è che è necessario avere un po’ di esperienza, e qui riprendo il commento di Nik quando dice che “non è alla portata di tutti”, ma anche qui, se i componenti sono di tipo professionale e specificatamente progettati per quell’uso, la manutenzione necessaria è decisamente poca. Ovviamente, come da te stesso suggerito, sarebbe necessario un sistema di allarme che ne supervisioni in funzionamento (un sistema che vada in allarme in caso di malfunzionamento della pompa, della ventola del radiatore, di un calo di livello del liquido (dovuto ad evaporazione (!) o perdita, ecc.), ma questi sistemi sono già in commercio (T-Balancer in primis) e anche se il loro costo può elevato, in alcuni casi, io li considero comunque un buon investimento a salvaguardia del mio hardware.

    Il raffreddamento a liquido, come ho detto prima, non è una scienza, così come ancora non lo è il raffreddamento ad aria, del resto. Quanti dissipatori ad aria sono sventolati dai produttori come “il non plus ultra” delle prestazioni, ma che poi alla resa dei conti (e quindi installati sul sistema che hai a casa) non rispecchiano neanche un 10% di quanto pubblicizzato?

    Anche il raffreddamento a liquido, purtroppo, soffre di questa “anomalia”: molti kit e componenti vengono venduti come le soluzioni finali nel raffreddamento, ma poi, nella realtà dei fatti a livello di prestazioni sono peggio del dissipatore ad aria originale che avrebbero dovuto sostituire. Oltre ad essere decisamente costosi.

    Tornando alla parte del tuo commento riguardo le “mancanze” del mio post (la manutenzione, una per tutte) sarà mia premura parlanre in futuro, non ti preoccupare. Esistono in questo campo più miti che certezze.

  • # 9
    giuseppe
     scrive: 

    Argomento complesso e trattato senza competenze di total cost of ownership (TCO) che avrebbe portato ad una trattazione compelta e senza le discussioni presentate.

    buona l’intenzione di portare a pochi un argomento complesso, ma dopo una parte iniziale, se si vuole essere professionali, è necessaria una trattazione che permetta al lettore di poter fare delle scelte.

    COmunque, complimenti lo stesso.
    Giuseppe

  • # 10
    Dario
     scrive: 

    @George
    Ti posso assicurare che una ventola che assorbe 12W fa un casino che è talmente elevato che è impossibile che possa esser usata in prodotti commerciali, a 12V la mia tornado fa lo stesso rumore di un phon, io non la sopporto nemmeno a 5v, a saperlo prima non l’avrei mai presa, il link non funziona cmq è pressochè impossibile tale consumo sarà in condizioni critiche che non verranno raggiunte mai…

    E cmq su una WS è impossibile pensare di usare un radiatore singolo per smaltire Cpu+Sk video di fascia alta, sono molte centinaia di watt, ritorni al problema di prima, o rad piccolo con ventola potente e che fa molto rumore oppure rad grande con più ventole sopportabili, inoltre le ventole del case rimangono pressoche inalterate (almeno 1 in 1 out) e una che butti aria sui pcb vari è necessaria…

    considero i sistemi a liquido un buttare soldi nel Wc se la si vede da un punto di vista TECNICO (poi ognuno con i propri soldi fa quel che gli pare), visto che le ventole alla fine sono in un numero praticamente = al sistema aria, delle temperature me ne faccio ben poco, visto che l’Hw è fatto per funzionare ottimamanete ad aria, infine penso che il margine dal miglior sistema ad aria, per l’overclock al max guadagni un 10% circa ma…quanti € spendi per tutto ciò?

    Minimo 300€… e ti ci compri come minimo la fascia di componenti superiori a quella posseduta e ti ritrovi cpu e gpu che vanno in condizioni “stock” di più…

    Infine la pompa è soggetta a usura, un giorno sarà da cambiare e son molti soldi che se ne vanno…

    P.s discorso diverso invece con molti server in una stanza dove uno potrebbe pensare di mettere a liquido le principali fonti di calore e poi mettere il radiatore al di fuori della stanza, senza quindi richiedere condizionatori vari per non far salire troppo la temperatura della stanza..

  • # 11
    George Clarkson
     scrive: 

    @ Don Luca

    L’alimentazione esterna delle pompe dei sistemi a liquido era dovuta al fatto che erano pompe da acquario, riadattate a funzionare come pompe da raffreddamento. Queste pompe erano (e sono tutt’ora) alimentate a 230V generalmente, e quindi il cavo esterno era necessario per farle funzionare, visto che l’alimentatore del PC non forniva, nella maggior parte dei casi, un attacco addizionale per la 230V (a parte i vecchi alimentatori AT che avevano l’attacco anche per il monitor, ma sono storia oramai). Oggigiorno si tende ad usare pompe alimentate a 12V, aventi un molex a 4 pin generalmente, ed il cui consumo non dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) mettere a rischio la stabilità del sistema. Ovvio che se si esagera con la componentistica, il mio personalissimo consiglio è di usare un secondo alimentatore, anche di bassissimo wattaggio, per alimentare esclusivamente il sistema di raffreddamento a liquido (pompa + ventole varie), così da non sovraccaricare l’alimentatore principale. Ma qui stiamo andando troppo nello specifico. E non è la sede adatta.

    Parlando poi del rumore, dipende sempre dal tipo di pompa usata: le moderne pompe sono decisamente silenziose, e con pochi accorgimenti è possibile renderle del tutto “mute”.

  • # 12
    George Clarkson
     scrive: 

    @ giuseppe

    Grazie dei complimenti. L’articolo non voleva in alcun modo essere omnicomprensivo né esaustivo, visto che è decisamente complesso l’argomento trattato, come da te stesso denotato. Una trattazione però del TCO sarebbe stata, secondo me, troppo noiosa e prolissa, in quanto sarebbe stato necessario analizzare anche tutte le variabili che lo influenzano, ivi compreso il contratto di fornitura elettrica, il consumo di tutta la componentistica hardware usata e collegata alla workstation, ed almeno una media dei comsumi durante le abitudini lavorative (la workstation consuma un “TOT” se la si usa per navigre su internet, un “TOT + a” se la si usa per rendering pesante). Insomma, si finisce per analizzare il caso specifico perdendo di vista l’obettivo del mio post iniziale: dare una “indicazione” di quanto si consumerebbe di meno solo adottando un sistema di raffreddamento a liquido al posto del sistema tradizionale, senza analizzare altro. In pratica, prendendo i dati per quello che sono: particolari e puramente indicativi. Se poi vogliamo invece andare nello specifico, allora la cosa diventa decisamente più complessa.

  • # 13
    Robert
     scrive: 

    Vedo che qua ancora non si conosce bene il vero e serio raffreddamento a liquido.

    L’articolo sopracitato è chiaro e veritiero. Confermo pure io che per la manutenzione ci sono piu miti che certezze.

    La stabilità, l’energia con conseguenti UPS, il raffreddamento sono essenziali per i server. Io ad esempio lavoro con server da 8 ventole dentro…

  • # 14
    George Clarkson
     scrive: 

    @ dario

    Impossibile usare un radiatore monoventola per raffreddare CPU + GPU? Allora devo aver sbagliato tutto… Eppure la temperatura dei componenti raffreddati (guarda caso a cpu e la gpu, oltre all’hd tra parentesi) s’è ridotta, non è aumentata. Ed ho usato un radiatore monoventola, con una ventola da 120mm Noctua NF-S12-1200. Ovviamente senza pre-raffreddare il liquido, e per tutta la durata del test (72 ore di rendering continuato) senza accusare alcun segno di instabilità.

    Ho pure montato un radiatore tri-ventola, per verificare le differenze in termini di riduzione della temperatura dei componenti, ma non sono sceso oltre ad 1~1,5°C di differenza, contro una installazione decisamente più problemtica (impossibile installare il radiatore tri-ventola allìnterno del case) e l’uso obbligatorio di atre due ventole. Sinceramete il gioco non vale la candela.

    Un po’ come dici tu er il raffreddamento a liquido in generale, che condivido solo per il discorso economico. Ma si sa che ognuno fa con i propri soldi quello che vuole.

    PS: vero che le pompe sono soggette ad usura, ma anche le ventole del dissipatore tradizionale lo sono, fino a prova contraria. E guarda caso, l’MTBF (Mean Time Before Failure) per entrambe è solitamente lo stesso: 50.000 ore…

    Come ho detto prima, purtroppo in questo particolare settore sono più i miti che le certezze.

  • # 15
    Don Luca
     scrive: 

    @george

    grazie per le delucidazioni! :)

  • # 16
    Dario
     scrive: 

    beh George una ventola decente costa pochi euro, una pompa per pc costa molto di più, inoltre la differenza fondamentale è che se ti si rompe la pompa rischi seriamente di rompere, dato che a differenza di un dissipatore senza ventola, con il waterblock senza pompa non dissipi nulla mentre il dissipatore senza ventola qualcosa comunque dissipa, poi è ben difficile che ti si rompano tutte le ventole di botto quindi lo scambio d’aria c’è cmq ed è quello che conta con un normale dissi ad aria…

    per il radiatore dipende che componenti hai usato, io da quello che so se usi componenti hi-end che dissipano diverse centinaia di watt il monoventola non è consigliato…

  • # 17
    tmx
     scrive: 

    L’indagine presentata fornisce dati precisi e rilevati in modo corretto in riferimento alla SOLA situazione sopra descritta.

    Quindi che senso ha dire che ci sono pompe e ventole più o meno esose nonchè situazioni in cui il water cooling può non essere la soluzione migliore??

    Ribadisco: l’articolo fornisce un punto di vista surrogato da un’indagine precisa e, se vogliamo essere oltremodo precisi, ad essa soltanto riferibile.

  • # 18
    tmx
     scrive: 

    ps> quindi l’indagine di conseguenza è utile per tutte le situazioni analoghe, non differenti.

    OT …ma i 560000W/h all’anno risparmiati quanto saranno, monetizzati??

  • # 19
    Carla
     scrive: 

    Non sono propriamente d’accordo con l’autore dell’articolo.

    Le ventoline non sono altro che motori elettrici a cui sono attaccate delle pale.

    Come tali, necessitano di una elevata corrente in fase di spunto, per poi assestarsi su valori ben più bassi a regime, ed ancora più bassi nel caso sia attivo un qualche controllo (via PWM oppure Volt) che riduce la loro rotazione in funzione di qualche altro parametro (che possa essere la temperatura piuttosto che lo sfruttamento di risorse macchina).

    Quindi quel valore di “55W” che l’autore ha ottenuto, dovrebbe esser ridimensionato a, ora non posso dare dati precisi in mancanza di test in merito, ma, 10W? forse 20W?, dubito di più… il che rende le conclusioni un po’ sconclusionate… senza contare che è ovvio l’autore non abbia mai provato a montare/mantenere un sistema a liquido (già i sistemi conv entolina non sono visti di buon occhio, preferendo ove possibile quelli fanless, poichè meno suscettibili a rotture, figuriamoci un liquido in ambito enterprise…)

    Senza contare che il vero dispendio energetico non sono quei ipotetici “55W”… ma le centinaia di kW per il funzionamento, e le decine di kW per i sistemi di condizionamento (pressochè obbligatori in sala server).

  • # 20
    Corrado
     scrive: 

    Guarda non è questione di conoscenza tecnica, miti&certezze. Dal punto di vista tecnico il liquido ha tantissimi vantaggi.

    Ma se tiriamo in ballo uno studio di progettazione con 10 workstation precision la questione cambia:

    è questione di spendere 2000€ di watercooling (pompe professionali, radiatori professionali, sistema di protezione guasti, tubi) su 20.000€ (10 workstation circa) un’azienda non lo farà mai.

    Calcolando poi il costo di installazione di 10 sistemi a liquido professionali, il preventivo cresce ancora.

    Potrei essere d’accordo sui server riguardo al consumo delle ventole. Un armadio 24U con dentro UPS da 5000VA,3 PowerEdge 2950 2U, 1 Storage ISCSI 3U con 12 o più dischi, doppio alimentatore, doppio controller, 2 switch 24p gigabit che hanno ventole anche loro, altri switch poi per la lan… una volta acceso il tutto a un metro non riesci a parlare dal rumore…. non climatizzata ti scalda di 5 gradi una stanzina server di 10metri quadri in meno di 2 ore.

    Lì si è sempre fatto un sistema ad aria condizionata che soffia verso il davanti dell’armadio (da dove i server aspirano) e un aspiratore raccoglie da dietro e defluisce fuori… è costoso da mantenere ma non oso pensare a cosa bisognerebbe fare per progettare un sistema con un serbatoio da un centinaio di litri, una decina di pompe.. come facciamo? dobbiamo forare davanti e dietro i server per i tubi? dove mettiamo dei radiatori che devono smaltire qualcosa come 1000-1200 watt? (3 server dual xeon, 1 storage, 3 switch).

  • # 21
    George Clarkson
     scrive: 

    @ Carla

    La riduzione di quei “ipotetici 55W” è stata ottenuta in fase di stress della macchina, impegnata per ben 72 ore consecutive con rendering (non entro nel dettaglio per vari motivi), ed altre procedure di calcolo (stress test), atte appunto a sviluppare il maggior carico possibile sia sulla CPU, che sulla RAM, che sulla scheda video. Tutta la mia analisi è incentrata, infatti, sul calcolo dei consumi in queste particolari condizioni, e non con il PC in idle, dove è ovvio che le ventole, girando meno velocemente perché termicamente regolate dalla scheda madre, consumino anche meno.

    Scusa ma non posso non sorridere quando scrivi che non ho mai montato un sistema a liquido, visto che il mio pc è a liquido dalla bellezza di 6 mesi, ed ho esso sotto liquido tutti i miei pc da 11 anni a questa parte, mentre il mio server lo è da 3 anni… e senza mai aver cambiato né la pompa, né i componenti, né il liquido. Quindi quando parlo, parlo per esperienza, non per sentito dire.

  • # 22
    George Clarkson
     scrive: 

    @ tmx

    Quanto da te detto nel tuo penultimo post è corretto: l’analisi era riferita a QUELLA situazione in particolare e QUELLA soltanto. Ma voleva anche essere uno spunto di discussione e riflessione più generale. Per quanto riguarda la monetizzazione dei risparmi, basta vedere quanto paghi in bolletta per kWh. Qui in Germania, dove risiedo, il costo è di 0,1623 EUR/kWh + IVA per un contratto domestico, quindi il calcolo è facile.

  • # 23
    George Clarkson
     scrive: 

    [quote]
    Guarda non è questione di conoscenza tecnica, miti&certezze. Dal punto di vista tecnico il liquido ha tantissimi vantaggi.
    [/quote]

    E’ appunto quello che dico io, senza dilungarmi troppo sui ma e per come per il momento.

    [quote]
    Ma se tiriamo in ballo uno studio di progettazione con 10 workstation precision la questione cambia:

    è questione di spendere 2000€ di watercooling (pompe professionali, radiatori professionali, sistema di protezione guasti, tubi) su 20.000€ (10 workstation circa) un’azienda non lo farà mai.
    [/quote]

    Se all’azienda prospetti non solo un MTBF maggiore con il liquido rispetto all’aria, ma anche un vantaggio economico considerando il risparmio energetico (ed i dati del mio articolo sono il potenziale biglietto da visita in questo senso) oltre a tempi di manutenzione dilungati con conseguenti down delle macchine meno frequenti, senza contare ovviamente la riduzinoe dei costi che ne deriverebbe, ed una stabilità in tutte le stagioni (con caldo o freddo che sia) delle singole workstation a causa delle temperature decisamente più basse durante la loro fase operativa, con un dT tra idle e stress sul componente inferiore rispetto al tradizionale raffreddamento ad aria, ed aggiungi sul piatto anche una diminuzione effettiva della rumorosità delle workstation, con ovvi vantaggi nell’ambiente lavortivo, io, al posto dell’azienda, non la rifiuterei a priori l’offerta. Ma è la mia personale opinione…

    [quote]
    Calcolando poi il costo di installazione di 10 sistemi a liquido professionali, il preventivo cresce ancora.
    [/quote]

    Il costo di installazione dei sistemi a liquido sarà decisamente inferiore ai costi di installazione del sistema di aria condizionata. E poi parlare di costi per qualcosa che non è possibile quantificare, ora come ora, non ha senso. Hai un preventivo alla mano di una azienda che ti ha proposto una soluzione a liquido, con annessa installazione e relativo costo? Sarei curioso di vederlo.

    [quote]
    Potrei essere d’accordo sui server riguardo al consumo delle ventole. Un armadio 24U con dentro UPS da 5000VA,3 PowerEdge 2950 2U, 1 Storage ISCSI 3U con 12 o più dischi, doppio alimentatore, doppio controller, 2 switch 24p gigabit che hanno ventole anche loro, altri switch poi per la lan… una volta acceso il tutto a un metro non riesci a parlare dal rumore…. non climatizzata ti scalda di 5 gradi una stanzina server di 10metri quadri in meno di 2 ore.
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    Sinceramente ti stai riferendo ad una situazione limite, che io tra l’altro non ho neanche preso in considerazione nel mio articolo. Infatti ho sempre parlato di workstation, e non server o rack o cabinet. Per quelli, ovviamente, dovrebbe essere possibile trovare una soluzione dedicata, sempre a liquido, che sia tecnicamente realizzabile ancora di più economicamente plausibile.

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    Lì si è sempre fatto un sistema ad aria condizionata che soffia verso il davanti dell’armadio (da dove i server aspirano) e un aspiratore raccoglie da dietro e defluisce fuori… è costoso da mantenere ma non oso pensare a cosa bisognerebbe fare per progettare un sistema con un serbatoio da un centinaio di litri, una decina di pompe.. come facciamo? dobbiamo forare davanti e dietro i server per i tubi? dove mettiamo dei radiatori che devono smaltire qualcosa come 1000-1200 watt? (3 server dual xeon, 1 storage, 3 switch).
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    E qui sinceramente arriviamo al punto cruciale: con l’aria condizionata, quanta energia consumi per dissipare sempre quei 1000-2000 watt? E poi dove li mettiamo appunto i costi per l’installazione del sistema di aria condizionata e anche per l’aspiratore? E poi tra parentesi, questi due componenti (l’AC e l’aspiratore, da dove pescano l’aria e dove la ributtano? I relativi fori alle pareti li dovrai comunque realizzare, no?

    In pratica, se mettessimo tutto a liquido avremo si una spesa iniziale forse maggiore, ma i costi di mantenimento sarebbero inferiori, oltre ad avere un maggior MTBF (la componentistica a liquido nel complesso ha una maggior affidabilità, poiché si diminuiscono le parti in movimento = meno ventole), la rumorosità dell’intero sistema risulterebbe decisamente minore (e quindi si potrebbe anche installare il cabinet con i server in una stanza non troppo separata dall’ambiente di lavoro, a tutto vantaggio dei collegamenti e della accessibilità dei server stessi), i costi di funzionamento sarebbero minori (come ho scritto nel mio articolo si possono usare ventole meno potenti e raggiungere gli stessi livelli di temperatura, se non addirittura inferiori sui singoli componenti) e la manutenzione ordinaria, se l’intero sistema è progettato a monte con criterio, sarebbe più estesa nel tempo, con ovvi vantaggi economici e pratici.

    Questo è solo per dire che il liquido, contrariamente a quanto si crede, è fattibile anche in ambito server, a patto che sia fatto con criterio. Come tutto il resto, ovviamente.

    Con questo non voglio dire che il sistema per i server usato fin’ora non sia valido, anzi. Solo che avere una ALTERNATIVA che abbia lo stesso livello di efficienza, e che costi se non uguale anche meno a livello di gestione copmlessiva, non fa altro che ampliare la gamma delle potenziali scelte che una azienda deve compiere per salvaguardare i propri server.

  • # 24
    Manuel
     scrive: 

    La bassa (quasi nulla) rumorosità è raggiungibile con una buona miscela di dissipatori passivi e ventole silenziose (come le Scythe S-FLEX) a bassi giri, senza ricorrere a sistemi a liquido dove tra radiatore e pompa non sono sicurissimo che il silenzio regni sovrano.

  • # 25
    Carla
     scrive: 

    Scusa ma non posso non sorridere quando scrivi che non ho mai montato un sistema a liquido, visto che il mio pc è a liquido dalla bellezza di 6 mesi, ed ho esso sotto liquido tutti i miei pc da 11 anni a questa parte, mentre il mio server lo è da 3 anni… e senza mai aver cambiato né la pompa, né i componenti, né il liquido. Quindi quando parlo, parlo per esperienza, non per sentito dire.
    ——
    Allora comprendi anche come ciò che vai professando possa esser utile solo in ambienti SOHO dove la macchina server è solo una, due al massimo.
    Quando cominciamo a parlare anche solo di 1 rack popolato arrivano una infinità di problematiche, a cui il liquido non può dare la minima risposta.
    Mi viene ad esempio in mente le RAM, le fasi di alimentazione, l’alimentatore stesso, tutte componenti che vengono investite dal flusso di aria, e con liquido sarebbero lasciate in balia di loro stesse.
    Inoltre la conformazione di un blade è ben diversa da quella di un tower, e ti posso assicurare che meglio di come è… sarà dura.
    Potrei capire le HEATPIPE, ma LIQUID COOLING in ambito enterprise è davvero follia (anche, e non solo, per la sudditanza che si verrebbe a creare con la nuova figura del tecnico informatico idraulico, con costi in più di gestione e installazione – ricordati di inserire anche questi nel caso tu voglia fare una stima del ROI).
    Mi auguro, infine, che tu non sia collegato a qualche esercizio commerciale inerente il liquido (Clarkson mi ricorda uno shop online di vendita articoli per modding che dovrebbe esser fallito).

  • # 26
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Carla

    “Mi auguro, infine, che tu non sia collegato a qualche esercizio commerciale inerente il liquido (Clarkson mi ricorda uno shop online di vendita articoli per modding che dovrebbe esser fallito).”

    George Clarkson è un professionista del settore cooling. In quanto tale è stato chiamato in AD: il suo ruolo è precisamente quello di portare la competenza di un professionista in un settore che a me, come responsabile del proggeto AD, interessa.

    Sono costretto a precisarlo qualche giorno prima di inserire il suo profilo nella sezione autori – stiamo sistemando le ultime pratiche, se ti può interessare – perché, come responsabile del progetto AD, non posso tollerare queste insinuazioni.

    Per inciso la sua attività non è fallita, ma si è spostata nel campo della progettazione, un ambito che ritengo pertinente ed interessante per i nostri lettori.

    È in AD per dare conto ai lettori di una branca dell’informatica che conosce perfettamente, allo stesso modo in cui altri blogger, professionisti nei rispettivi settori, sono stati selezionati per condividere coi lettori le esperienze maturate sul campo.

    In una blogosfera spesso popolata di gente che si sente in diritto di diffondere ai quattro venti pareri incompetenti su qualunque ambito della scienza, questa nostra scelta editoriale rappresenta un valore aggiunto.

    Se non sei di questo avviso nessuno ti costringe a leggere AD.

    Ogni ulteriore commento allusivo alle insinuazioni di cui sopra sarà moderato.

  • # 27
    Fabio
     scrive: 

    Visto che per anni ho usato anche io un sistema raffreddato a liquido mi permetto di dire la mia: il sistema era domestico ma nel tempo ho effettuato molte prove diverse. Preciso che usavo una tanica da 20 litri, nessun radiatore e waterblock in rame. Alcune riflessioni: 1) quei 20 litri sono sempre stati sufficienti come volano termico,la tempreratura del liquido nella tanica era sempre circa 1 massimo 2 gradi sopra la temperatura ambiente. Quindi,dimensionando x bene si può eliminare il radiatore. Ovviamente serve più spazio e liquido nel circuito.senza radiatore l’unico componente udibile è l’hard disk. 2) con un minimo di attenzione si può annullare il rumore della pompa. 3) manutenzione praticamente nulla x anni.importante impedire la formazione di alghe (basta tenere l’acqua lontana da luce) e accumuli di calcare, ma niente di che. 4) ho usato tale sistema anche con celle di peltier da 150w che si sommavano ai 130 della cpu: sistema sufficiente ancora senza radiatore, con temperatura dell’acqua a circa +5 gradi rispetto temp ambiente. 5) quello della temperatura ambiente è un vincolo quasi insuperabile:se la temperatura della stanza è a 40gradi,l’acqua non scenderà mai sotto i 40gradi (si possono in realtà rubare un paio di gradi ma la cosa si complica) 6) non è detto che avere temperatura più alta indichi meno durata dei componenti: molti di voi ricorderanno che qualche tempo fa google ha pubblicato le statistiche di rottura dei suoi migliaia di hard disk (tra l’altro quasi tutti ide e ti tipo consumer) dalle quali si evinceva che quelli che duravano di più erano quelli sottoposti a temperature d’esercizio maggiori,se non sbaglio intorno ai 55/60 gradi (continuati,giorno e notte) 7)se si smaltisce con raffreddamento a liquido il calore prodotto da cpu,scheda video e hard disk, i rimanenti componenti producono una quantità minima di calore che può essere smaltito con una grossa ventola a bassi giri; l’aria infatti sarà ben più fresca rispetto alla soluzione con sole ventole. 8) se l’acqua è pulita e demineralizzata non è un buon conduttore di elettricità: se ne cade qualche goccia sulla scheda video o su qualche componente non succede niente! Tubi che si rompono sono solo fantasia. Un montaggio corretto copre a mio parere tutti i possibili rischi,almeno quanto un sistema ad aria 9) a mio parere sono essenziali i sistemi di avviso di riduzione della portata acqua, oltre ovviamente ad allarmi su temperatura dell’acqua stessa e della cpu. Detto questo, il raffreddamento a liquido offre innegabili vantaggi per silenziosità ed efficienza, nonché indirettamente per il raffreddamento degli altri componenti.

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