di  -  mercoledì 31 ottobre 2007

adsorbeta.pngMi rendo conto di stare per scrivere un post assolutamente impopolare.
Sarà che da sempre sono allergico alle mode, sarà che ho la presunzione di pensare che “io c’ero” praticamente nella notte dei tempi, che ho realizzato il mio primo sito commerciale prima del “Web Big Bang,” prima della Dot-com Bubble, quando l’elenco dei siti del mondo intiero era racchiuso in un libricino che compravi in edicola.

Sarà questo e sarà pure l’età, che ti porta a vedere le cose sotto una luce diversa – specie se trattasi di tendenze, di “ultime novità” che infervorano i più e che, anzi, che intrippano tutto il mondo – ecco che tendo ad essere diffidente o quantomeno riflessivo quando tutti attorno a me si galvanizzano che manco fossero arrivati finalmente i Visitors.

In merito al tanto acclamato Web 2.0 mi sono costruito una serie di opinioni – come ho già detto, un peletto in controtendenza – che esporrò subito non prima di aver dato una definizione dell’oggetto in questione.
Mi aiuto con Wikipedia, che riassumo:

  • Siti veloci, dinamci semplici da utilizzare
  • Leggibili, scritti in nero su bianco e senza inutili fronzoli grafici
  • Caratterizzati da elementi di “social networking”, ovvero con gli utenti che possono linkarsi e/o socializzare tra di loro
  • Che permettono a tutti gli utenti di contribuire, di partecipare, di arricchire il contenuto del sito stesso.

Wikipedia è un fulgido esempio di questa definizione, ma anche i vari YouTube, FlickR e così via.
In tre passi semplici ti crei il tuo spazio, uppi i tuoi contenuti, gli altri utenti ti visitano, ti linkano e lasciano commenti.

Bello rapido e veloce.

Ma torniamo ai primi anni ’00 e permetteremi di raccontarvi una cosa:

in quel periodo mi occupavo di NGI, una community di NetGamer, e ci venne l’idea (mnaco troppo brillante in realtà) di lanciare il nostro Magazine, NGI Magazine (banalmente).
Alcuni dei ragazzi (in realtà videogiocatori appassionati che erano comunque parte della community) inserivano le recensioni dei videogiochi con voti, screenshot e quant’altro. Il resto degli utenti poteva: uppare la propria recensione, le proprie immagini, commentare, votare, linkare, ecc.
In questo modo si generava uno scibile di tutti i pareri di quei netgamer che avevano la voglia di contribuire, in modo di avere una sorta di responso globale su quel tal gioco; un parere multiforme espresso direttamente da chi il gioco lo giocava.

Tutto chiaro ? Ecco, quel sito che realizzammo mi pare nel 1999 era Web 2.0? Eravamo così avanti ?
Eppure gli elementi c’erano tutti: tutti contribuivano, tutti potevano dire la loro, ecc.

Ah no, mancano delle cose:

  1. Non era scritto nero su bianco. Ma era molto grafico, pieno di immagini e tutto colorato.
  2. Non aveva un nome incomprensibile !!! Doveva chiamarsi tipo NGI MagR, o quant’altro e SOPRATTUTTO non doveva avere il www davanti (che fa tanto old fashion); doveva essere una cosa tipo http://ngimagzR.it
  3. Ah no, manca la cosa più importante: non c’erano i video. Specie quelli autoprodotti. Ma erano tempi grigi e al massimo navigavamo tutti in ISDN a 128Kbs.

Passiamo quindi alla formulazione del primo enunciato:

Prima era “Community” ed ora è “Web 2.0″

In quegli anni “andava tanto” la community. E per “andava” intendo che era quello che dovevi dire ai centri media per essere inserito in un qualche panel. Se il tuo sito non era una “community” non ti si filava nessuno. Allora andavi da quei signori e dicevi “guardate qui !! abbiamo la chat e il forum !! Siamo una community !!”.
(Per completezza storica si deve sapere che prima di “community” c’era “portale”)

Ma andiamo alla formulaizone del secondo enunciato:

Il Web 2.0 è la riscossa dei Programmatori sui Grafici

Agli inizi il web era appannaggio unico ed esclusivo dei Programmatori.
Se non avevi un minimo di preparazione era abbastanza difficilotto mettere su un sito, sopratutto se lo volevi “interattivo”.
In quegli anni i programmatori ci hanno marciato un bel po’ e i siti erano sì funzionali ma “bruttarelli”.

Poi, con un colpo di mano che pareva un’operazione bulgara, è arrivato il Flash e i suoi derivati, e i siti web sono diventati grafici, sonori e interattivi. Parevano dei flipper.

E pian pianino i Programmatori si sono visti soffiare dalle mani lo Scettro dello Scibile.
Oramai un sito senza almeno una intro Flash non veniva manco più considerato.
Poi il software di Adobe è diventato ancora più potente e scriptabile, e i Programmatori sono stati definitivamente scalzati dal trono.

Ma ora c’è il Web 2.0, che deve essere geniale, tecnologico ma semplice da usare.
Quindi belle idee e ben programmate, della grafica – quantomeno di quella estrema – chi se ne frega.
I Programmatori stanno ritornando ad impossessarsi del web.

È l’ora dell’ultimo enunciato:

Il Web 2.0 non è il male, anzi

Che uno potrebbe dire “ma hai sparato a zero su tutto e ora te ne esci con ‘sta cosa ?”.
Vero. Ma devo riconoscere che tutto questo parlare (anche un po’ parlarsi addosso, me lo si passi) e tutto ‘sto can can stanno portando nuovi utenti sul web, e li stanno portando nella maniera “giusta”. Persone che prima mi dicevano “va beh.. vado su internet, navigo e poi?” ora hanno le loro foto sul tal servizio, i loro video delle vacanze su quell’altro e cominciano ad interessarsi a cose che prima non avrebbero mai considerato.

Forse la chiave di volta è questa: le “community” tendevano ad essere chiuse e a mettere dei paletti di ingresso anche enormi a chi voleva entrare.

Questo “Web 2.0″ invece, pare di tutti.

11 Commenti »

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  • # 1
    Markingegno
     scrive: 

    I nostri punti di vista non sono poi cosi’ distanti come avevo pensato: il web2.0 non e’ ne’ il bene ne’ il male, certo.

    Alla tua digressione aggiungerei due considerazioni:

    1. per quale motivo, una tendenza, un certo tipo di approccio al web, non dovrebbe essere riconosciuto come “innovativo” ed in qualche misura “esaltante”, solo perche’ in passato ci sono state esperienze piu’ o meno simili a quei principi che ora vanno per la maggiore?

    A mio modo di vedere esperienze come la vostra (magazine) non fanno altro che confermare che quello che oggi viene chiamato web2.0 fa intimamente parte del web, e’ connaturato ad esso, e ne costituisce uno stadio evolutivo, con un prima ed un dopo.

    2. Trascuri come concetto base del web2.0 quello fondamentale di *mashup* con le implicazioni che cio’ comporta dal punto di vista della programmazione (leggerezza e condivisione dei dati tra le applicazioni) e della socialita’ online (social networking).

    :)

  • # 2
    Larsen
     scrive: 

    ue’ :D adso :D
    c’era da dire che ngi era pure troppo colorato :D

    il risultato di questo “web 2.0″ e’ che ormai la maggior parte dei siti sono tutti uguali… restano giusto i siti istituzionali di qualche azienda e pochi altri, per il resto c’e’ un appiattimento generalizzato.
    i siti dei quotidiani sono tutti uguali, i blog sono tutti uguali, i forum sono tutti uguali…
    questo e’ quello che succede quando da un “oggetto di comunicazione” togli l’anima, ovvero lo studio di immagine e la grafica…
    si certo, ai tempi era un dramma anche solo ottimizzare un javascript per 56kakka, aspettavi dei minuti per delle improbabili intro (sempre inutili peraltro), le pagine erano studiate, grafica e codice, per non pesare piu’ di 60k l’una…
    era un compromesso, oggi invece che, come dici giustamente tu, la tecnica ha preso il sopravvento sull’anima, sti siti pesano sempre di piu’ (tra motori di banner, banner a tutta pagina, millemila icone “web 2.0″), funzionano sempre (spesso frutto di qualche cms preconfezionato), ma sono tutti la stessa roba.

    si sta tornando, piu’ in bello e potente ovviamente, agli albori del web, con i famosi hyperlink (sob, son vecchio…), pagine bianche e solo testo.

    e’ vero, il web nasce come strumento di informazione ma, come tu insegni con la tua esperienza di ngi, e’ anche intrattenimento.
    guarda quanto valgono dei “semplici” contenitori, da youtube a flickr… vuol dire che informazione=condivisione=intrattenimento…

    insomma, io lo vedo come un regredire, ora che tutti i media stanno puntando alla rete, e’ il momento in cui differenziarsi per qualcosa e’ fondamentale, proprio per non finire nel mucchio del “gia’ visto”.

  • # 3
    quiete
     scrive: 

    parlando da grafico e parlando di estetica direi ben venga il web 2.0. Molti siti si stanno rinnovando graficamente e, sinceramente, preferisco vedere molti siti simili tra loro (sempre parlando di grafica) piuttosto che vederli tutti diversi ma brutti e pesanti… anche se nn ho ancora capito bene se questo rinnovamento estetico sia dovuto al fenomeno “web 2.0″ o dipenda piuttosto da una naturale evoluzione della rete.

  • # 4
    Alessio Di Domizio
     scrive: 

    Sul passaggio da community a web 2.0 mi tocchi sul vivo. Guardando a certe acquisizioni multimiliardarie (in dollari) mi viene da pensare che le lezioni che già nel 2000 qualcuno iniziava ad intuire, ai tempi del web 2.0 non sono ancora del tutto metabolizzate:

    “E’ giunto allora il momento di scrivere l’epitaffio della New Economy? Gli esperti frenano chiunque voglia già porre la parola fine al settore tecnologico. Di sicuro i tempi in cui alle aziende bastava porre il suffisso “punto com” per vedere le proprie quotazioni alle stelle, sono finiti. Ciò che gli addetti ai lavori ritengono più che mai importante per giudicare la validità di una società, è chi la dirige. Non bisogna mai fermarsi per esempio al numero di abbonati o di utenti perchè non portano né fatturato né utili.”

    http://www2.radio24.ilsole24ore.com/salvadanaio/scheda1110_pag.htm
    11 Ottobre 2001

    E poi Wikipedia, Flickr etc. sono figli di idee nuove ma anche della Internet dei grandi numeri, di utenti prima di tutto. Come dimenticare nel 1997, quando Google era ancora un promettente esperimento dell’università di Stanford, di fenomeni come Pegacity (http://web.archive.org/web/*/www.pegacity.it)?
    A ripensarci oggi mi viene un po’ di tristezza perché, di certo complice la nostalgia, ci vedo più il gusto dell’utopia che quello del mercato, che oggi sembra dominante.

    PS Ho deciso, scriverò qualcosa su Pegacity!

  • # 5
    Tasslehoff
     scrive: 

    Eh caro Adso, io sono (di poco) più giovane di te, però mi riconosco in quanto scrivi.
    Ho cominciato a lavorare in una di quelle che una volta si chiamavano “Web Agency” proprio nel periodo discendente del boom tecnologico di cui parli, ricordo le serate passate in ufficio a sacramentare su javascript e html, oppure con agenti (rigorosamente scritti in “ciotole”), form e viste con Lotus Notes 4.6 (e poi 5), unica alternativa per fare siti dinamici e offrire ai clienti una interfaccia user friendly e rich text per inserire contenuti…

    Francamente anch’io mi chiedo dove stia tutta questa novità in questo “nuovo” web di cui tutti parlano, sprecando fiumi e fiumi di parole inutili…
    Ad eccezione di tutti quei servizi che una volta erano proibitivi dal pdv tecnico, tutte le altre fantomatiche novità “2.0” sono rivisitazioni di cose già viste, create con tecnologie diverse, ma nella sostanza la minestra è sempre quella…

    Ora ci si fa il blog o la pagina su myspace, allora c’era geocities (quanto mi mancano le gif animate con le chioccioline per i mailto :))…
    Ora ci sono i sistemi di IM, allora c’era irc…
    Ora ci sono i forum, allora c’era usenet o le mailing list..

    In sostanza ora ci sono tecniche di sviluppo migliori e più ottimizzate (vedi ad es la programmazione asincrona), ci sono strumenti migliori che semplificano la vita (io stesso ne uso uno – WordPress – per il mio sito personale, e ne sono pienamente soddisfatto eh…), ma la logica dei servizi è rimasta bene o male la stessa, checchè ne dicano i soliti tuttologi della rete…

  • # 6
    Adso da Melk (Autore del post)
     scrive: 

    Markingegno: il social networking era di per se stesso presente già nel concetto di “community”. Certo, forse ai tempi non avevamo pensato all’ideone di far linkare tra di loro di diversi utenti :)

    Come vedo dai commenti i “vecchi” sanno quello che voglio intendere: il web 2.0 è aria fritta :) Nel senso che è sì un’ evoluzione, ma dovuta anche e molto al fatto che sono nate nuove tecnologie e nuovi linguaggi (ajax su tutti) che hanno permesso di far girare online delle applicazioni che prima potevano essere esclusivamente offline (vedi google earth)

    Riassumendo: io non ci vedo nessuna rivoluzione, ci vedo una naturale evoluzione. Il resto sono fiumi di parole.

    Non fosse così non sarebbero in giro tutti quei siti un pelo ironici che – ad esempio – ti fanno il logo in stile web 2.0 (con tanto di immancabile “beta”) o che ti suggericono miriadi di nomi astrusi in stile “2.0” per verificarne pure la registrazione.

    tutto qui :)

  • # 7
    Markingegno
     scrive: 

    Adso, mi pare che stiamo dicendo esattamente la stessa cosa. Sottoscrivo in pieno la tua affermazione:
    “non ci vedo nessuna rivoluzione, ci vedo una naturale evoluzione.”

    Altrove ho utilizzato la metafora dei periodi storici, che si susseguono come evoluzione del precedente e premessa per il successivo.

    Il nome, web2.0, del tutto convenzionale, cioe’ frutto di una convenzione d’uso, non e’ nient’altro che una parola chiave per rappresentare quello che in altri tempi hanno rappresentato i termini “portale” o “community”, ecc.., proprio come dici tu.

    Ciononostante, questo non e’ sufficiente, secondo me, ad archiviare il web2.0 sotto la categoria ‘buzzword’. Perche’ ci sono elementi oggettivi, pratici (nuovi linguaggi di programmazione) ed elementi sociali (nuove forme di social networking, non del tutto originali, ma diverse rispetto a prima).

    Questo e’ il motivo per cui ritengo che il web2.0 non sia una ‘rivoluzione senza precedenti’, ma un fenomeno innovativo ed interessante. Pur con tutti i suoi aspetti piu’ “mondani” come possono essere i nomi strampalati delle applicazioni, o la scritta ‘beta’ onnipresente.
    ;-)

  • # 8
    Adso da Melk (Autore del post)
     scrive: 

    Markingegno, bene sono contento :)

    Ma concorderai con me che comunque c’è in giro un invasamento mica da ridere !!! Mi sento spesso dire che “non sono 2.0″ e cose del genere quando l’idea di quello che si può definire 2.0 oggi ce le avevamo (io e miGLiardi di altri, visto che le buone idee vengono a tutti) già in tempi tecnologicamente PREISTORICI !

    Quello che trovo buffo è questa nuova corsa, questo nuovo entusiasmo. Ci vedo gli stessi segnali che vidi ai tempi dell’esplosione della prima bolla: tutti che si parlavano addosso e cifre da capogiro che volavano, e cmq nessuno pare aver imparato nulla da quanto accaduto nemmanco 5 o 6 anni fa !!!! Non stiamo parlando della seconda guerra mondiale eh !

    Questo lo trovo da un lato molto buffo, da un lato un pelo preoccupante :)

  • # 9
    Tasslehoff
     scrive: 

    Caro Adso, hai usato proprio l’espressione giusta “si parlano addosso”, oltretutto in un periodo in cui ci sarebbero parecchi motivi per preoccuparsi di altre questioni ben più pressanti.

    I soliti sapientoni stanno a rimepirsi la bocca di questi argomenti evanescenti mentre il mondo vero (e il business vero) si regge su poche cose, tecnicamente semplici e molto concrete, e proprio questi pilastri stanno cominciando a scricchiolare…
    Le reti collassano, la posta elettronica è ridotta a un fiume in piena di vaccate, si rischia la crisi diplomatica per la gestione dei root dns, ora è tornato in auge il problema dell’ipv4, per non parlare poi delle non proprio esaltanti previsioni del traffico di rete messo in crisi dai tanto osannati contenuti multimediali (colonna portante di alcuni servizi tipicamente 2.0, vedi youtube…)

    Insomma, per rubare una battuta a una celebre pellicola (Adso guai a te se non indovini la citazione! :P), a me pare che stiamo perdendo un po’ troppo tempo a lucidare l’argenteria sul Titanic…

  • # 10
    Claudio Vaccaro
     scrive: 

    che il “nuovo” web 2.0 sia una ricombinazione di elementi già presenti non è una scoperta e possiamo essere tutti d’accordo credo. che si sia passati però da una logica di fruizione passiva a una di collaborazione e condivisione, che si pensi più a “dare un servizio” all’utente piuttosto che a vomitargli addosso contenuti, mi sembra un fatto comunque positivo e che sta cambiando il concetto stesso di “media”, che ormai non media un bel nulla. Io resto ottimista, nel senso che mi guardo intorno e vedo un netto miglioramento nel “servizio”, in quello che ora posso fare con internet e che 5 anni fa non potevo fare. Bell’articolo comunque.

  • # 11
    evelon
     scrive: 

    Come detto da molti….il web2.0 è solo aria fritta :D

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