di  -  giovedì 17 luglio 2008

neptune.jpg

Facciamo un balzo nel futuro e saltiamo dagli anni 80 al periodo forse più buio nella storia della Sega.

Siamo nel passaggio dalla quarta generazione alla quinta, ovvero da quella definita comunemente “16bit” a quella “32”.
Scordatevi i fasti di Sonic, le movenze di Michael Jackson in Moonwalker o le mazzate di Streets of Rage; è crisi nera nel comparto hardware della famosa casa giapponese e il Neptune ne rappresenta forse il punto più alto, seppur sconosciuto alla stragrande maggioranza dei videogamer.

Diciamoci la verità, la dirigenza Sega negli anni 90 ha decretato con le sue stesse mani l’uscita dal mercato delle console, relegandosi a “semplice” publisher software.
Qualche mossa poco azzeccata era stata fatta anche precedentemente, come ad esempio il tentativo di risposta a Super Mario con Alex Kidd sul Master System, ma nel decennio successivo le stupidaggini sono state all’ordine del giorno, un po’ come quando si mangiano le ciliegie: una tira l’altra.

Il problema fu sostanzialmente la necessità di sostituire il MegaDrive. Paradossalmente, il successo planetario di questa piattaforma ostacolò lo sviluppo di successore che fosse coerente sia dal punto di vista progettuale sia di marketing.
Tra la fine del 1991 e il 1993 a seconda delle aree considerate, uscì il Mega/SegaCD, l’addon con lettore ottico integrato, di cui abbiamo accennato la settimana scorsa.

Nel 1994 venne presentato alla stampa il 32X, altro addon per il MegaDrive che lo trasformava in console a 32bit utilizzando però sempre il formato cartuccia; ma quasi contemporaneamente il mercato vide l’introduzione anche del Sega Saturn, vero esponente della 5a generazione e che portava nei salotti porting di coin-op quali Virtua Fighter e House of the Dead.

10 giorni dopo, lo shock in prima mondiale: la Playstation fa il suo ingresso nel panorama videoludico e va subito a ruba nonostante manchino ancora le esclusive che faranno le fortune di questa piattaforma e nonostante le sue potenzialità non siano ancora sfruttate.

Insomma la Sega ha le idee confuse per conto proprio senza contare che da una parte c’è il SuperNintendo (console topselling sia negli States sia in Giappone) dall’altra la forza del marchio Sony ha la meglio rispetto al confronto hardware puro tra PSX e Saturn).

E cosa si inventa il team che ha dato la vita a capolavori come Daytona? Il Neptune!
Una macchina frutto della nostalgia per il 2D (nel quale tra l’altro il Saturn stesso eccelleva) e gli anni 80, che univa MegaDrive e 32X in unico chassis. L’obiettivo era quello di riuscire ad abbassare i costi di produzione dell’addon che ne avevano decretato la morte prematura in meno di un anno dalla sua uscita; il costo retail di questo prototipo si vocifera fosse intorno ai 200$, tutto sommato una cifra accettabile se non fossero stati sbagliati i tempi, i modi e senza la concorrenza interna.

A posteriori possiamo dire, tutto sommato, che i nomi altisonanti presi dalla mappa del cielo non abbiano portato granché fortuna alla Sega. Tutt’altro.

18 Commenti »

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  • # 1
    Cesare
     scrive: 

    Le stupidaggini del settore marketing di SEGA sono seconde soltanto a quelle di Commodore… -_-

    Fortunatamente, e al contrario della grande C=, almeno è riuscita a sopravvivere, anche se ormai è l’ombra di se stessa.

    Piccola nota: il 68000 era già un processore a 32 bit. ;)

  • # 2
    Nexso
     scrive: 

    “Facciamo un balzo nel futuro”? Scherzo !
    Mi ricordo benissimo la Sega per il suo Master System: semplicemente meraviglioso.
    Giocai di più con questa console che con queste attuali e addirittura con più entusiasmo poiché grazie a quella “particolare” grafica il giocatore doveva immaginare.

  • # 3
    Jacopo Cocchi (Autore del post)
     scrive: 

    Un balzo nel futuro…rimanendo nel passato e rispetto al passato :P

    Dagli anni 80 ai 90 c’è stato un abisso purtroppo nella gestione aziendale.
    Basti pensare che alcune politiche erano totalmente differenti a seconda che si trattasse di Sega Japan o Sega America (per esempio per quanto riguardò il Mega CD o lo stesso 32X, affossati quasi subito in terra del Sol Levante e supportati invece molto più a lungo soprattutto per il SegaCD negli States).
    Tutto questo poi ebbe ripercussioni anche quando i progetti erano effettivamente validi.
    Passi per quelli citati, ma il Saturn era una signora macchina ed in 2D anche superiore alla stessa PSX.
    Il Dreamcast di cui parlerò senz’altro più avanti, era eccezionale per l’epoca.

    Ma se poi dal punto di vista del marketing, della mera gestione del workflow, c’è confusione già al vertice della piramide ( e di avvicendamenti in quegli anni alla Sega ce ne sn stati tanti), il prodotto non può che andare a rotoli.

    x Cesare: pignolone :D

    no hai ragione, tecnicamente è una CPU 16/32bit; la si fa coincidere con la generazione 16bit perché di fatto lo spazio di memoria indirizzabile era di soli 16MB e i 32 bit erano dati piuttosto dalla presenza di registri nella CPU di quelle dimensioni (vado a memoria), per cui non una “vera” 32bit, che si vedranno invece nella generazione successiva.
    Sono semplificazioni ovviamente, per cercare di radunare console di provenienze differenti ma periodi affini sotto uno stesso “ombrello”. :)

  • # 4
    sim
     scrive: 

    veramente quello li non è altro che il sistema commercializzato in italia con il nome di MEGA DRIVE II… e ne vendettero un bel po’!

  • # 5
    Cesare
     scrive: 

    x Jacopo. Sì, lo so che la nomenclatura adottata è quella per indicare una certa generazione. :)

    Il punto però è che il 68000 ha una sola cosa a 16 bit: il bus dati esterno (e il bus indirizzi esterno è a 24, ma il sistema era in grado di indirizzare 64MB utilizzando una particolarità di questa famiglia di microprocessori :D).

    L’architettura interna, però, è interamente a 32 bit: registri dati e indirizzo (compresi stack pointer e program counter) sono a 32 bit, quindi in grado di operare con quantità di questa dimensione e con indirizzi virtualmente a 32 bit (il 68010 permetteva già di gestire la memoria virtuale; il 68012, in più, aveva un bus indirizzi a 30 bit).

    Ecco perché considero questa CPU un microprocessore a 32 bit. Tutto qui. :)

  • # 6
    Alessio Di Domizio
     scrive: 

    OK ma l’ALU del 68000 sempre a 16 bit era…

  • # 7
    enrico
     scrive: 

    Si può dire che se sistemi operativi migliori di windows o console migliori della playstation non si sono affermati è colpa anche di strategie di marketing sbagliatissime ?

  • # 8
    Cesare
     scrive: 

    Sicuramente.

    x Alessio. Le operazioni si potevano eseguire per dati a 8, 16 e 32 bit.

    Esempio: add.l #$C0DEDBAD,d0 # Somma a 32 bit.

    Unica eccezione è rappresentata da moltiplicazione (16 x 16 -> 32 bit) e divisione (32 / 16 -> 16 bit).

  • # 9
    Jacopo Cocchi (Autore del post)
     scrive: 

    x sim: no ti confondi. Guarda bene
    http://www.pacs-portal.co.uk/Emulators/images/megadrive2.jpg

    Lo chassis ci assomiglia ma non è lo stesso.
    E poi il MDII era semplicemente un restyling del MegaDrive ma con lo stesso hardware.
    Il Neptune come ho scritto, era un prototipo che fondeva MD e 32X in un’unica macchina ;)

  • # 10
    Jacopo Cocchi (Autore del post)
     scrive: 

    Enrico, senz’altro è una mancanza.
    Per Sega ritengo che le scelte di marketing siano state quelle che l’abbiano portata alla rovina + di quelle tecniche, perché come ho scritto, Saturn e Dreamcast erano macchine tutt’altro che malvage ma che alla resa dei conti sono state triturate da PSX e PS2 rispettivamente.
    Pensare che il Saturn ha perso la guerra anche con il N64 che pur usava ancora le cartucce (!).

  • # 11
    Cesare
     scrive: 

    C’è anche da dire che il Saturn aveva 2 processori, e sviluppare un gioco per sfruttarli era decisamente complicato.

    Comunque la mazzata gliel’hanno data quelli del marketing che non hanno saputo venderlo. C’è poco da fare. -_-

  • # 12
    Alessio Di Domizio
     scrive: 

    @ Cesare
    È alla fine un fatto di nomi e convenzioni: ci sono processori a 8bit con registri a 16bit, processori a 16bit con bus a 32bit ma ugualmente vengono conosciuti come 8 bit o 16bit in base alle capacità dell’ALU. L’8088 è un 8086 (16bit) che opera su un bus a 8bit. È quindi un 8bit o un 16bit? Avendo un’ALU a 16bit, io direi che è un 16bit. Per lo stesso motivo ritengo il 68000 un processore essenzialmente a 16bit, sviluppato con in mente il percorso evolutivo che avrebbe portato l’architettura a divenire pienamente a 32bit (68020). Non è dopotutto un caso che le console basate sul 68000 e i computer basati sul 68000 siano definiti, pur con qualche approssimazione, 16bit.
    Proviamo ad invertire i termini: esistono – non è una domanda retorica – processori definiti a 16bit avendo l’ALU a 8bit? Avrebbe senso un processore che internamente opera su registri a 8bit ed esternamente comunica su un bus a 16bit?

  • # 13
    Jacopo Cocchi (Autore del post)
     scrive: 

    Esatto la convenzione per la famiglia 68K di “True 32bit” comincia proprio con il 68020 che non a caso è il cuore pulsante dell’AmigaCD32, la console Amiga della generazione successiva.

  • # 14
    Cesare
     scrive: 

    x Alessio e Jacopo. Infatti il problema sta proprio nella convenzione scelta, che associa arbitrariamente il concetto di sistema a “n bit” in base… alle proprie idee.

    Gli esempi che hai fatto, Alessio, dimostrano proprio questo.

    Lo Zilog Z80 era un processore sostanzialmente a 8 bit (nel senso che la maggior parte delle operazioni coinvolgevano questa quantità di dati), ma con registri interni ANCHE a 16 bit e bus dati esterno a 8 bit. E’ sempre stato considerato un processore a 8 bit.

    L’Intel 8088 era un processore sostanzialmente a 16 bit (architettura interna a 16 bit), ma con bus dati esterno a 8 bit. E’ sempre stato considerato un processore a 16 bit.

    Torniamo al Motorola 68000: processore sostanzialmente a 32 bit (architettura interna a 32 bit), ma con bus dati esterno a 16 bit. E’ sempre stato considerato un processore a 16 bit.

    Praticamente 8088 e 68000 sono stati classificati in maniera diversa, pur ritrovandosi nelle STESSE condizioni.

    Rispondendo alle due domande, alla prima dico che non mi risultano (non ho la pretesa di conoscere tutti i processori progettati finora).

    Alla seconda dico di sì, perché il bus dati esterno serve esclusivamente a leggere/scrivere dati.
    Esempio: il Pentium ha un’architettura a 32 bit, ma il bus dati esterno a 64 bit, ma viene classificato come processore a 32 bit, non a 64 bit. ;)

    Personalmente quando classico un processore mi baso sul seguente criterio:
    – deve avere registri dati e/o indirizzi a n bit;
    – deve poter eseguire la maggior parte delle operazioni su n bit.

    Non considero i bus esterni (dati e indirizzo) perché il packaging di un processore dipende dal contesto in cui dovrà fatto lavorare; contesto che, ovviamente, tiene conto anche dei costi non solo di produzione del processore, ma anche dell’intero sistema in cui sarà inserito.

    Ecco perché è stato realizzato anche il 68008 (e l’8088, “figlio” dell’8086): bus dati esterno a 8 bit (e indirizzi a 20 bit) per risparmiare sui costi di packaging e della realizzazione di motherboard. Ma nessuno l’ha mai classificato come processore a 8 bit… ;)

    Il tutto IMHO, ovviamente. :)

  • # 15
    Alessio Di Domizio
     scrive: 

    Sì ma:
    8088: ALU a 16bit, noto come 16bit
    Z80, ALU a 8bit, noto come 8bit

    ergo
    68000, ALU a 16 bit, noto – in tutto il mondo – come 16bit! oltre a Alpha, Pentium P54, i386 etc. etc.

  • # 16
    Majinga
     scrive: 

    Alla SEGA è sempre piaciuto fare restyling delle proprie macchine.
    Il Mega Drive 2 con relativo Mega CD 2 ne sono un esempio lampante. Lo stesso Master System subì un restyling quando uscì il Master System 2.

    Nello stesso periodo del Neptune troviamo il Multi-Mega, una macchina che univa un Mega Drive e un Mega CD, e su cui era possibile applicare il 32X.

    Anche il Game Gear era pressoché un restyling del Master System, tantè che esiste un adattatore per utilizzare le cartucce del Master System sul Game Gear.

    Se volgiamo parlare di vere stupidaggini da parte della SEGA allora si dovrebbe parlare del Nomad. Ennesimo restyling del Mega Drive, questa volta in chiave portatile. Su questa console la SEGA applicò la filosofia del Game Gear moltiplicandola per 2. Creò un gigantesco e pesantissimo mostro mangia batterie, cercando di spacciarlo per una cosole portatile.

    Anche il Saturn subì alcuni restyling, come dimenticare l’HiSaturn dell’Itachi con tanto di navigatore GPS.

    Naturalmente il Dreamcast non fa eccezione, con la sua versione CX-1.

    Il Mega Drive rimane senza dubbio la console più sfruttata della storia, tra restyling e upgrade.

    Il Saturn fu sicuramente una macchina molto valida, titoli del calibro di Nights lo dimostrano ampiamente.

    Il Dreamcast invece è semplicemente una delle migliori console mai realizzate.

  • # 17
    Jacopo Cocchi (Autore del post)
     scrive: 

    Con il Nomad e MultiMega(o CDX a seconda della regionalizzazione) hai citato buona parte delle console Sega “moddate” dalla casa e frutto della combinazione delle piattaforme di largo successo.

    La versione Saturn che però hai citato non può considerarsi un restyling quanto una vera e propria edizione speciale (come ce ne sono a decine in Giappone, dove il mercato è molto più florido e gli acquirenti vanno “invogliati” a comprare offrendo loro sempre qualcosa di particolare): il NaviSaturn, questo è il nome dell’unità era una variante del HiSaturn (ovvero il sistema prodotto da Hitachi, licenziato Sega come fece anche con JVC), dotata di navigatore GPS, schermo LCD e sistema karaoke integrato.
    Si vocifera che le unità prodotte si aggirino intorno alle 2 migliaia (c’è chi dice fino a 5000)

  • # 18
    Apple Pippin: quando le mele cadono lontano dall’albero - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] Siamo nella quinta generazione di cui abbiamo accennato qualche prodotto la scorsa settimana con il Sega […]

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