di  -  lunedì 18 febbraio 2013

Dopo avere parlato la scorsa settimana della famiglia di velivoli Russi individuati dal soprannome “Flanker“, quest’oggi torniamo in occidente ed andiamo a conoscere un aereo piuttosto famoso, soprattutto per noi Italiani.

DA UN CONSORZIO EUROPEO NASCE UN AEREO ALL’AVANGUARDIA

Per rispondere alle esigenze delle varie forze aeree delle nazioni Europee principali, nacque già in passato (1969) un consorzio, denominato Panavia, che portò alla realizzazione del Tornado, di cui l’Italia è stata (ed è tuttora) utilizzatrice, ed analogamente a quanto svolto all’epoca, un altro consorzio è stato sviluppato al fine di progettare e realizzare un aereo multiruolo tecnologicamente al passo con i tempi, in modo da permettere di aggiornare le varie flotte aeree.

Tale consorzio, nato nel 1983 con il nome Eurofighter, ha visto coinvolte le principali aziende aeronautiche di Germania, Regno Unito, Spagna ed Italia (oltre ad un iniziale partecipazione della Francia) al fine di progettare e realizzare un velivolo di moderna concezione in grado di soddisfare le necessità delle forze armate delle varie nazioni costituenti il consorzio.

Precedentemente al 1983, varie nazioni europee stavano sviluppando autonomamente vari progetti riguardanti velivoli moderni in grado di assicurare un adeguato livello tecnologico alle proprie forze armate, e da questi studi e dalla successiva definizione degli interessi comuni da parte di varie nazioni nacque un primo nucleo intorno al quale vennero sviluppate varie proposte di velivoli.

I contrasti, ben presto evidenti, tra Francia, Regno Unito e Germania riguardanti i ruoli e le scelte dei componenti principali (come a esempio i motori) portarono successivamente la Francia ad uscire dall’intesa e sviluppare autonomamente un proprio velivolo (che sarà poi il Rafale), mentre gli aderenti al consorzio Panavia (MBB, BAe ed Aeritalia) presentarono una proposta condivisa che portò alla realizzazione di un prototipo (in parte basato anche sul Panavia Tornado) che fece il suo primo volo nel 1986.

Il consorzio Eurofighter (la cui partecipazione Italiana è dovuta all’Alenia-Aermacchi, del gruppo Finmeccanica) proseguì (non senza difficoltà legate alle scelte della componentistica) nello sviluppo del velivolo realizzando l’Eurofighter Typhoon, il cui primo volo risale al 27 Marzo 1994, mentre l’entrata in servizio è datata 4 Agosto 2003, ed il cui uso non è limitato ai soli paesi produttori, ma è stato commercializzato anche presso altre nazioni.

EUROFIGHTER TYPHOON – LE CARATTERISTICHE

Sebbene nato tra incertezze e polemiche, l’Eurofighter Typhoon è un aereo monoposto (biposto nella versione da addestramento) da caccia multiruolo dotato di caratteristiche tecnologiche e prestazionali di tutto rispetto.

Tale velivolo viene identificato come caccia di generazione 4.5 (nella 5a generazione si identificano i recenti F-22 ed F-35) con caratteristiche operative multiruolo, capace pertanto di operare azioni sia aria-aria che aria-suolo, sebbene sia principalmente un aereo da superiorità aerea.

La configurazione aerodinamica del Typhoon, caratterizzato da “Stabilità Statica Negativa“ (già discussa in un post precedente), vede l’impiego di un’ampia ala a delta con alette Canard frontali ed un solo piano verticale posteriormente, mentre il sistema propulsivo vede l’impiego di due Turbofan EuroJet EJ200 con post-bruciatore e prese d’aria collocate sul ventre dell’aereo in posizione ravvicinata tra loro.

Il produttore dei propulsori è un consorzio analogo a quello relativo al velivolo, costituito dalle aziende delle stesse nazioni che operano nel settore dei sistemi propulsivi (per l’Italia la ex Fiat Avio, oggi semplicemente Avio, parte del gruppo Finmeccanica).

Le prestazioni di questo velivolo sono, come precedentemente detto, di assoluto rispetto, ed in particolare è ben nota l’elevata maneggevolezza del velivolo, mentre l’autonomia è di 3790 km.

Sul piano delle pure prestazioni velocistiche sono da rilevare una velocità massima pari a Mach 2 ed una velocità di salita di 315 m/s.

Da rilevare inoltre la capacità di decollare ed atterrare su piste corte, mentre risulta nota la proposta di una versione imbarcata per l’impiego da portaerei dotata di motori a spinta vettoriale (non originariamente adottati dal Typhoon).

Lo sviluppo di questo aereo da parte di un consorzio multinazionale si ripercuote ovviamente anche sulla realizzazione, infatti l’Eurofighter Typhoon viene costruito assemblando localmente (ogni nazione assembla i rispettivi aerei) le varie parti prodotte dalle varie aziende nazionali, ed in partiolare l’Alenia-Aermacchi realizza l’ala sinistra, la fusoliera posteriore ed i piloni alari, oltre ad occuparsi della progettazione del sistema di navigazione, dell’armamento, del controllo delle utility, della propulsione e dei sistemi di alimentazione secondari per tutti i velivoli.

A seguire la consueta sequenza di immagini, prima dei saluti finali:

Eurofighter Typhoon

(Eurofighter Typhoon in volo – in evidenza il carico bellico)

Eurofighter Typhoon_11

(Eurofighter Typhoon in volo durante l’approccio alla fase di rifornimento)

eurofighter

(Eurofighter Typhoon in volo insieme ad un Saab J35 “Draken”)

eurofighter_typhoon_f2__by_flyers1-d35y1jx

(Eurofighter Typhoon in fase di decollo – in evidenza i portelli dei carrelli in fase di chiusura ed i post-bruciatori accesi)

typhoon

(Due Eurofighter Typhoon in volo durante una manovra)

EF-2000_main

(Eurofighter Typhoon in fase di decollo)

Eurofighter Typhoon by jet planes (8)

(Eurofighter Typhoon in volo)

Vi saluto e vi invito a continuare a seguirci con i prossimi appuntamenti della rubrica Energia e Futuro, naturalmente su AppuntiDigitali.

8 Commenti »

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  • # 1
    Marco
     scrive: 

    Ricordo quando venne annunciato al pubblico, veniva definito come un f22 in miniatura per prestazioni, personalmente lo reputo fra i più belli esteticamente fra quelli di ultima generazione (anke se viene classificato di mezza generazione più vecchia) la pecca più grande purtroppo è l’assenza di verniciatura antiradar (anke se inizialmente si vociferava adotasse un’altro sistema, ma credo sia solo una leggenda)

  • # 2
    Maurizio
     scrive: 

    In effetti il Typhoon non è certo “invisibile” ai radar, ma ha comunque un eco radar abbastanza piccola. Inoltre a breve sarà dotato di un nuovo radar (prodotto anch’esso da un consorzio europeo)… in effetti è un eccellente velivolo. La sua vera pecca è stato il tempo di sviluppo troppo lungo (a causa anche della “burocrazia” derivata dal consorzio quadrinazionale)

  • # 3
    Mauro
     scrive: 

    Senza un’avionica sofisticata gli attuali aerei da combattimento sarebbero ingovernabili.
    Ma c’è un limite a tutto: non esiste avionica in grado di correggere progetti nati male. Tanto per non fare nomi l’F35.

    Lì il tentativo di correggerne i difetti con l’avionica ha portato (almeno così sembra) a programmazioni con linee di codice esageratamente numerose, delle quali solo una minoranza è stata testata.

    Altro punto debole i motori vettoriali: non devono per forza essere installati dove non servono.

    Sarebbe servito un eurofighter 5.0.

    Sarebbe utile una disamina sui perché non si è proseguito sulla strada che ha portato al Tornado e al Typhoon.

  • # 4
    Elleby
     scrive: 

    In generale, per ragioni di costi, attualmente ogni Paese per quanto ricco cerca di avere partner industriali, vedi appunto il programma F-35.
    L’ambito europeo ad un certo punto si è disintegrato perché:
    – i paesi Europei parlano di comunità europea, ma i timidi tentativi di avere un’industria comune sono stati distrutti dai puerili egoismi nazionali, vedasi in particolar modo il progetto Eurofighter;
    – la Francia, con la sua mania di grandeur, ha deliberatamente boicottato i tentativi di collaborazione, per favorire la proposta Dassault Rafale, col risultato che ora devono ridurre al minimo i margini per venderlo;
    – la Svezia ha fatto resistenza passiva, per via della produzione locale del Saab Gripen;
    Adesso, che con l’attuale crisi volenti o nolenti bisogna fare rete, il progetto nEUROn mi fa ben sperare che si torni a collaborare. Inoltre, spero che si superi il concetto di singoli consorzi internazionali, vedi Eurocopter, per poter pensare a qualcosa di più grande, un’unico consorzio formato dalla maggior parte dei paesi Europei.

  • # 5
    ncc2000
     scrive: 

    in primis grazie per questa rubrica che si è testè conclusa, è stata una serie di appuntamenti molto interessante!!

    Volevo togliermi una curiosità: leggevo su alcuni siti, ma anche riviste, che girava una certa voce malevola circa la Francia ed il Rafale…in pratica la Nazione Transalpina veniva accusata di aver partecipato al programma fino a quando i partner gli avessere co-finanziato lo sviluppo, per poi uscire deliberatamente, ma con una scusa, e farsi, a “costo-zero”, il Rafale (che effettivamente è molto simile), sviluppato appunto, con i soldi degli altri partners. Vi risulta?

  • # 6
    Marco
     scrive: 

    solo voci ma il sospetto c’è visto che stranamente dopo l’uscita dal consorzio la dassault se ne usci col rafale (che cmq è inferiore al typhoon)

  • # 7
    Blobay
     scrive: 

    Sarò forse un po’ OT, ma vi volevo segnalare il link all’inchiesta RAI “presa diretta”, relativa alle spese militari.
    Nei primi 20 minuti si parla dell’ F35 che l’Italia andrà “molto probabilmente” ad acquistare a breve.
    C’è anche un piccolo raffronto fra i ritorni economici dell’assemblaggio di questo aereo in confronto ai ritorni economici derivanti dalla progettazione di un Typhoon:

    http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-03052556-4a49-4a6d-8249-7c59169b8890.html

  • # 8
    Marco
     scrive: 

    allora l’F35 è inutile che si dica scandalo o meno l’italia ha siglato un accordo di join venture con gli usa per l’acquisto di tale mezzo per cui a parte le testate antimilitariste che attribuiscono numeri un pò sospetti (e poi solo ora) dell’acquisto dell’F35 si sa da almeno 10 anni quindi nulla di nuovo (e parlo perchè sono nel settore militare) apparte questo l’F35 non sarà n mezzo perfetto ma di certo alla lunga sarà la base di una nuova rete di difesa modulabile che la difesa USA stà studiando da 20 anni e di cui solo ora si iniziano a vedere i primi pezzi sulla scacchiera, senza considerare che l’F35 è un progetto modulare che oltre alle 3 versioni standard prevede vari step di modifiche opzionali in base alle evarie esigenze.
    Un ultimo appunto il Typhoon non si può confrontare perche si parla di un progetto molto meno costoso rispetto al programma JSF da cui esce l’F35

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