di  -  giovedì 2 febbraio 2012

“Avaaz è la comunità che si crea intorno a una campagna che porta la politica dei cittadini nel processo decisionale in tutto il mondo.”

È con questa mission piuttosto indecifrabile, che si identifica una ONG americana che fa attivismo riguardo a tematiche ambientali, politiche, legate ai diritti umani.

In pratica si tratta di una rete che raccoglie una ricca mailing list di “attivisti” – fra poco spiegherò il perché delle virgolette – sollecitati, spesso da celebrità aderenti al progetto, su tematiche scottanti.

Personalmente sono iscritto ad Avaaz da poco più di un anno, quando mi “attivai” per salvare la vita a Sakineh Ashtiani, accusata di adulterio e poi di aver assassinato il marito in condizioni di diritto perlomeno incerte.

Da allora ricevo con regolarità mail in cui mi si chiede volta per volta di “agire” per salvare i cani randagi, le foreste amazzoniche, la libertà della rete, il mondo per come l’abbiamo conosciuto (cause queste che Avaaz ricava da sondaggi sulla stessa comunità utente). Mail che contengono un link che consente di firmare la petizione del caso, cui segue un’altra mail di conferma in cui si ringrazia di aver “agito”. Eventualmente, nel caso in cui la causa per cui ci si è attivati abbia assunto un esito positivo, i solleciti attivisti di Avaaz non esitano a inviare una mail grondante di soddisfazione: “abbiamo vinto!”.

Dopo alcuni click quasi inconsapevoli a sostegno di varie cause, ho iniziato a nutrire qualche dubbio sulla validità dell’iniziativa. Qual è il reale peso che simili petizioni hanno sulle questioni che affrontano? In che modo queste pile di adesioni – non certo autenticate – finiscono per pesare sulle stanze dei bottoni? In che modo il governo della Bolivia è stato influenzato da una “consegna spettacolare” delle suddette adesioni? C’è proporzionalità fra i risultati e i proclami di vittoria?

Sia chiaro, ho a cuore l’attivismo in tutte le sue forme, ma siamo sicuri che questo sia vero attivismo? O non è più simile ai tanti tormentoni più o meno disinformati, che su Facebook si creano in opposizione alle cause più svariate, cause pronte ad essere dimenticate dopo un click?

Personalmente inizia a disturbarmi l’idea che queste organizzazioni fanno passare sotto l’uscio: che si possano risolvere i problemi del mondo con un click. Che non ci sia bisogno nemmeno di alzarsi dalla sedia, di autenticare una firma, men che meno di scendere in piazza al freddo, per influire sulle decisioni delle alte sfere. Un problema reso ancor più fastidioso dal fatto che spesso queste cause – forse proprio perché user-generated – veicolano dosi cospicue di disinformazione (qui ArsTechnica chiarisce alcune distorsioni su ACTA). Disinformazione che finisce  anch’essa oscurata, condonata, dall’intrinseca nobiltà della causa e dalla semplicità del gesto.

Mi si dirà: aderire è poco, ma meglio poco che niente. Rispondo: meglio niente in cambio di niente, che niente pensando di aver fatto qualcosa.

24 Commenti »

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  • # 1
    banryu
     scrive: 

    “Mi si dirà: aderire è poco, ma meglio poco che niente. Rispondo: meglio niente in cambio di niente, che niente pensando di aver fatto qualcosa.”
    Sono assolutamente d’accordo, al 100%.
    Altrimenti l’unico risultato concreto è l’azzittimento (forse) della propria coscienza.

    Sull’attivismo in se non saprei cosa dire, non avendone un’esperienza diretta, però ho l’impressione che esercitato solamente nell’implementazione “a colpo di click” descritta nel tuo articolo abbia scarsa efficacia.

  • # 2
    Creosoto
     scrive: 

    Far credere ai cittadini di “partecipare” è il tassello fondamentale per la dittatura in guanti di velluto. Ed è sempre più facile!

  • # 3
    Ivo
     scrive: 

    In altre parole e senza offesa?

    Sei un babbeo!?

    Hai aderito ad azioni promosse da gruppi che manco conosci di persona… hai letto nel loro sito lo “specchietto per allodole” hai cliccato migliaia di volte su tutto quello che ti veniva proposto, magari ti sei beccato i soliti ban-pubblicitari, e felice e contento come un babbeo non ti sei reso conto che non era altro che un trucco per attirare l’attenzione ed incrementare le visite… una sorta di catena di sant’Antonio ……

    Bhe menomale che ancora ti è rimasta un poco di inteligenza!

    La tua ultima conclusione è degna di nota e riscatta in parte la tua iniziale leggerezza nel considerare internet un po troppo lo specchio della realtà… o meglio Internt è la realtà, e come in essa vi sono truffe e raggiri, pure in internet non si assiste altro che agli stessi fenomeni…

    Nella realtà il fenomeno descritto è molto comune anche nella realtà… esempio lampante sono le religioni o le politiche che l’uomo s’è inventato… piene zeppe di buoni propositi, ma usate spesso per altri scopi, come l’arricchimento personale con il conseguente potere e controllo di risorse, idee e azioni che molte persone in buona fede, fanno senza rendersi conto che vengono presi in giro!

    Purtroppo un metodo esatto per non cascare in tali raggiri, non esiste, anche il “non Fare” non comporta nulla, visto che tanto, purtroppo di babbei l mondo è pieno!
    L’unica sarebbe informarsi di più e Denunciare di più alle autorità quei movimenti troppo sospetti e poco limpidi, ma purtroppo anche le autorità potrebbero essere piene di babbei…

    Soluzione!

    Non usare internet e non parlare con nessuno, forse potrebbe limitarci il coinvolgimento personale in astruse vicende, ma nulla può salvare l’umanità dall’azione dei babbei… purtroppo!

  • # 4
    Dej611
     scrive: 

    Sono appena tornato da New York dopo averci vissuto un poco: da quel che mi hanno spiegato lì non esiste il discorso di autenticazione di firme. Le petizioni online sono la normalità negli USA e senza questo sistema molte campagne sarebbero naufragate tempo fa.

    Poi che attivandosi si ottengono risultati di diversi ordini di grandezza migliori non c’è dubbio. Ma se come dici si tratta di una ONG americana, beh, questo è il loro mondo.

  • # 5
    mental
     scrive: 

    Ciò che ho notato io è che questi signori, non appena qualcuno aderisce ad un’iniziativa, bene, utilizzano la tua mail per attirare ancora più gente.
    Durante quella settimana fra SOPA e ACTA ho ricevuto complessivamente una decina di mail da questo “avaaz”, mail mandate senza il consenso dei miei colleghi che appunto avevano utilizzato la mail per firmare le suddette petizioni. In altre parole il tipico comportamento da facebook, netlog o altri dove utilizzano la tua mail per attirare altre persone inviando mail del tipo “mi sono iscritto a facebook, registrati anche tu” a tutti i tuoi contatti.
    Ben vengano forme di attivismo, ma questo mi sembra piuttosto puro spam senza alcuna ideologia dietro.

    PS: se vi siete firmati in qualche petizione, controllate la vostra casella sotto la sezione “messaggi in uscita”, magari trovate ciò di cui parlo.

  • # 6
    Gendo Ikari
     scrive: 

    Ma e’ naturale che queste iniziative siano assolutamente irrilevanti. Ma pensiamo davvero che il problema del mondo sia che i potenti, i dittatori, i banchieri, i lobbisti, i gruppi finanziari di speculazione, agiscano come agiscono, in disprezzo della liberta’ della giustizia, dell’ambiente, etc.., perche’ non sanno che non siamo d’accordo? Pensiamo che facendo petizioni, ovvero informando i nostri governanti del nostro dissenso, questi cambino atteggiamento?
    Loro sanno benissimo quanto impopolari ed ingiuste siano le loro azioni. E continuano tranquillamente a dormire la notte, nonostante questo. Quindi se avevate l’idea di piegare Monti levandogli il sonno, dovrete purtroppo riconsiderare i vostri piani.
    Nell’era dell’informazione, nei paesi dove sono state conquistate la “democrazia” e la “liberta'” (virgolettato d’obbligo), c’e’ evidentemente la percezione che il consenso sia importante, e che quindi succeda necessariamente qualcosa se questo consenso viene negato a qualcuno (partiti, politici, istituzioni, etc…). Quindi ci si affanna anche a cercare di diffondere dissenso contro questo o quello. Beh, ecco la bomba: il dissenso non cambia una virgola della realta’.
    Luigi XVI avrebbe dovuto tenere conto del dissenso, perche’ in quel caso dissenso significava sommosse per il pane, rivoluzione, e ghigliottina annessa. Se il dissenso e’ solo dissenso, per quale mai ragione in terra ed in cielo cio’ dovrebbe essere di preoccupazione per qualcuno?
    E’ esattamente lo stesso motivo per cui oggi le manifestazioni sono puramente ornamentali. Come se fare una passeggiata per Roma, con qualche bandierina, intonando qualche canzoncina, intaccasse il potere, mettesse in crisi il sistema, o avesse un qualunque esito. Un tempo gli operai in sciopero sfilavano in massa per le vie della citta’, sfidando i quartieri dei borghesi, mostrando la forza del movimento. Quella marcia era una minaccia, era un avvertimento, era un messaggio lanciato alle alte sfere: attenti padroni, sappiamo dove abitate, sappiamo chi siete, siamo tanti, siamo pronti a tutto, il prossimo colpo non sara’ sparato in aria per avvertimento. Lo stesso gesto, trasformato in una petizione all’aperto, e’ puramente decorativo.
    Cosi come sono decorativi tutti i finti “attivismi” online, su Facebook, o tramite blog. Ovviamente piu’ facili, piu’ semplici, piu’ indolori. E uno potrebbe domandarsi: come mai gli attivismi in rete sono cosi’ facili, semplici ed indolori? E la risposta sarebbe: perche’ non contano niente. Perche’ non costituiscono la minima minaccia per nessuno. E quindi che si sottoscrivano pure milioni di petizioni, che si formino pure milioni di gruppi di protesta su Facebook, non c’e’ nessun problema.
    Il che ci porta a riformulare la domanda iniziale in altri termini: quante volte hanno cercato di bloccare il dominio di Avaaz? Quanti agenti in borghese sono infiltrati nella community? Quante minacce hanno ricevuto i suoi aderenti? Quanti di essi hanno perso il posto di lavoro, hanno avuto problemi con la giustizia, o sono stati espulsi da sindacati e partiti? Zero, niente, nada? Ecco, allora ci sono ottime probabilita’ che Avaaz sia completamente irrilevante, inutile, e solamente un esercizio di stile.
    Ci sono prospettive che in futuro questo “attivismo” di rete costituisca una minaccia per il potere? Direi proprio di no, a meno che, come ho detto prima, questo non sia solo il primo passo per qualcosa di concreto.

  • # 7
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ #3
    Sempre senza offesa, il babbeo potrebbe essere chi ha un’opinione su qualcosa senza aver bisogno di averci avuto a che vedere direttamente, magari filtrandola da cose diverse che comunque conosce de relato. Questione di punti di vista.

  • # 8
    Jackaos
     scrive: 

    @Gendo Ikari

    Sagge parole, purtroppo…

  • # 9
    Nat
     scrive: 

    Io non conosco Avaaz se non per sentito dire, e quindi non voglio esprimermi in merito alla bonta’ e serieta’ con cui agisce, pero’, in linea generale, non sono cosi’ contrario ad azioni di protesta basate solo sul web. Alla fine lo scopo di ogni manifestazione e’ quella di fare numero e con il numero attirare l’attenzione dei potenti o anche del resto della gente sulle tematiche che si ritengono importanti. Che questo avvenga tramite il web o attraverso la manifestazione di piazza non ci vedo grossa differenza. La raccolta di firme e’ sicuramente piu’ trasparente in quanto garantisce (fino ad un certo punto in verita’), un’atenticazione dei soggetti firmatari, ma questo non significa che sia necessariamente piu’ efficacie. Ecco, forse l’unico vero metodo per stabilire l’utilita’ di queste forme di manifestazioni 2.0 sarebbe comprendere quanto diano visibilita’ alle questioni che affrontano.

    Anche sul fronte della disinformazione vedo poca differenza tra la rete e la piazza, come dicevano altri la rete fa parte della realta’ e come nel mondo non virtuale molta gente si muove per sentito dire, o si accontenta di sentire una sola delle parti in causa e si fa fomentare senza prendersi la briga di approfondire.

  • # 10
    banryu
     scrive: 

    @Nat:


    Alla fine lo scopo di ogni manifestazione e’ quella di fare numero e con il numero attirare l’attenzione dei potenti o anche del resto della gente sulle tematiche che si ritengono importanti. Che questo avvenga tramite il web o attraverso la manifestazione di piazza non ci vedo grossa differenza.

    Se lo scopo è solo quello di “fare numero” o “attirare l’attenzione” allora non serve a molto. Vedi il contenuto del commento #6.

  • # 11
    Nat
     scrive: 

    @banryu:

    Si ho letto il commento #6 ma non credo che la visibilita’ sia un fatto puramente ornamentale. E’ scontato che chi fa certe leggi riesce ad intuire gia’ prima cosa ne penserebbe la gente… se lo venisse a sapere. Il fatto e’ che ogni giorno vengono presentate un sacco di leggi e leggine di cui si parla poco e niente, perche’ riguardano aspetti ritenuti di scarso interesse per le masse e ai classici mezzi di informazione interessa poco darne conto.
    Far girar la voce o presentarsi in piazza non servira’ ad impedire, a chi e’ determinato, di continuare per la sua strada, ma in ogni caso servira’ da cassa di risonanza: fara’ sapere a “tutti” quello che il potere in carica vuole fare. Non tutti i potenti sono disposti ad andare a testa bassa o a glissare su certi argomenti quando sanno di avere il fiato sul collo, quando sanno di avere gente che gli chiedera’ conto delle proprie azioni. Poi esistono casi in cui gli interessi personali dei potenti valgono a tal punto da giocarsi il tutto e per tutto, ed in quei casi la semplice manifestazione non serve a molto, ma non tutto si puo’ ridurre a quello. Gendo porta esempi giusti ma estremi, non tutto richiede una rivoluzione per essere cambiato.

  • # 12
    Gendo Ikari
     scrive: 

    @Nat:
    ” quando sanno di avere gente che gli chiedera’ conto delle proprie azioni.”

    Questo e’ esattamente uno dei punti del commento #6. Che significa? Qualcosa di concreto? Significa che il mero dissenso e’ seguito da azioni concrete di protesta? (non necessariamente rivoluzione: uno sciopero non e’ una rivoluzione, un boicottaggio non e’ una rivoluzione, etc…)

    Se la risposta e’ si, allora siamo su un percorso completamente diverso dall'”attivismo” finto del web. Siamo su un percorso organizzativo molto preciso: c’e’ una strategia, c’e’ una tattica, ci sono quindi delle fasi di lavoro (prima si fa informazione, poi si mobilitano le persone, poi si fa la manifestazione e dopo si — aggiungere qui azioni concrete che funzionino davvero).
    Sia chiaro che chiedere ai propri padroni di “rendere conto” delle loro azioni, NON E’ fare un’altra petizione, NON E’ aprire un gruppo su Facebook.

    Il secondo punto e’ che se si affrontano problemi seri, ovvero non cazzatine superflue, superficiali, che possono tranquillamente essere concesse al popolino senza intaccare niente del potere, ma invece si affrontano questioni su cui veramente circolano miliardi e potere, allora nessuno cedera’ quei miliardi e quel potere con un sorriso e un augurio.
    Quando la protesta e’ veramente pericolosa per il potere, il potere reagisce. Se manca la reazione del potere, significa necessariamente che manca anche la minaccia.

  • # 13
    Nat
     scrive: 

    @gendo

    Rendere conto significa anche perdere voti elettorali, significa chiamare a raccolta altri interessi economici coinvolti nella faccenda che con il loro peso sono in grado di influenzare direttamente le decisioni. E poi non vedo perche’ ad una manifestazione non debbano seguire azioni piu’ dirette, una cosa non esclude l’altra, anzi, la prima puo’ essere preparativa alla seconda. Prima di una battaglia si chiama sempre a raccolta l’esercito, e alcune battaglie si vincono semplicemente schierando sul campo truppe molto piu’ numerose di quelle dell’avversario (tanto per continuare con la metafora).

    Io sono convinto che accendere i riflettori su una faccenda sia di per se gia’ un’azione, sia come accendere il motore: la macchina e’ ferma come prima, ma chi ci sta’ davanti inizia a porsi il problema se sia il caso di rimanere fermo li o di spostarsi. Credo che molti potenti marcino sull’ignoranza e sulla disinformazione, sperando che certi loro provvedimenti passino invisibili in mezzo ad altri. Anche nella storia recente e’ capitato diverse volte che inchieste giornalistiche portassero alla luce emendamenti o leggi infilate chissa’ dove per favorire questo o quello, ed e’ stato grazie alla visibilita’ ottenuta e al conseguente sollevamento di proteste che sono state fermate. In altri casi non basta e non e’ bastata la visibilita’, siamo daccordo, ed in quel caso e’ necessario passare ad un altro tipo di protesta piu’ attiva, ma non significa che la manifestazione sia solo ornamentale.

  • # 14
    smoke.kills
     scrive: 

    nonostante l’idea possa essere stata concepita per scopi benefici,credo che oramai serva esclusivamente come statistica, per verificare la reazione che può avere la massa difronte a determinati avvenimenti, ed è la sola spiegazione plausibile, condivisa se non erro anche dall’autore dell’articolo.Queste iniziative non vanno ad influire concretamente su chi ha potere decisionale, tutto ovviamente imho del resto senza elementi più precisi questa discussione rimarrà un’aporia, ma visto che ultimamente internet sta diventando un enorme survey… rimangono solo dei miei sillogismi s’intende,non vorrei finire per essere di nuovo considerato un complottista. sk

  • # 15
    Gendo Ikari
     scrive: 

    @Nat
    Secondo me il punto centrale del tuo discorso, cosi’ come il punto debole, e’ il seguente:
    “Prima di una battaglia si chiama sempre a raccolta l’esercito, e alcune battaglie si vincono semplicemente schierando sul campo truppe molto piu’ numerose di quelle dell’avversario”.

    Paragoni le persone che firmano una petizione online, o che fanno un gruppo su facebook, o che vanno in manifestazione, come delle truppe. Non e’ cosi’.
    Intendiamoci, e’ una questione di logica. Non sto dicendo che scrivere una petizione online implica inutilita’. Uno puo’ essere Gandhi, o Lenin, e scrivere anche petizioni online. Cio’ che sto dicendo e’ l’opposto: scrivere petizioni online NON implica utilita’.
    Facciamo conto di avere in ballo una battaglia. E quindi dobbiamo contare le truppe, ovvero le persone che ci supportano in questa battaglia, che sono disposti a rischiare qualcosa per vincerla, che ci ascoltano e si attivano concretamente sul campo, ok? Se tu conti chi firma la petizione, e chi ha fatto il gruppo su facebook, sei fuori strada. Quelle persone non sono in campo davvero, e i tuoi avversari lo sanno.
    Te conti un milione di persone, e pensi: “Il mio esercito e’ fatto da un milione di persone!”. Monti, Berlusconi, Marchionne, etc…, contano 500. Spesso molto meno. Perche’ loro sanno benissimo che firmare una petizione online, o fare una manifestazione non conta niente. Meno di zero. E solo una proporzione infima di quelle persone e’ veramente coinvolta dal problema, e’ veramente disposta a rischiare qualcosa, e’ veramente attiva.
    La realta’, che loro conoscono benissimo, e’ che quel milione di persone ha firmato la petizione, ha fatto la passeggiatina per Roma, perche’ non vuole rischiare nulla. Hanno firmato, perche’ non costa niente, e ora vogliono essere lasciati in pace. Si sono liberati la coscienza, si sono detti “ho fatto qualcosa”, e ora vogliono tornare ai loro problemi.
    Il punto e’ che quella manifestazione, quella petizione, non ha valore in se. Non ha valore in se.
    Il suo valore dipende dalla volonta’ di fare cose concrete dopo. Tanto piu’ le persone sono disposte a fare cose concrete, sono disposte a rischiare del loro, sono disposte ad agire DAVVERO, tanto piu’ l’espressione del dissenso ha valore in quanto promessa/minaccia.
    Se niente accade dopo, il prima non significa nulla. E lo sanno tutti.
    E siccome il 99.999999999999% degli sforzi sono SEMPRE rivolti al prima, sono SEMPRE rivolti alla manifestazione, alla petizione, al gruppo su Facebook, etc.., e NESSUNO si occupa mai del dopo, i bersagli di queste battaglie se la spassano alla grande.
    E riguardo ai voti elettorali, tutti i fatti che hanno influenzato maggiormente la nostra vita, in senso concreto ed importante, (le riforme sul lavoro, la precarieta’, la legislazione sulle banche, etc…), sono stati tutti applicati in maniera completamente svincolata dai partiti, e sono state tutte battaglie (perse) che avevano il loro campo di battaglia fuori dalle urne elettorali. Non c’e’ una sola battaglia veramente importante che sia stata vinta o persa con le urne.
    E di solito qui c’e’ tanta gente che tira in ballo Berlusconi. Ecco dovrebbe essere emblematico per tutti che dopo 20 anni di denunce giornalistiche di Santoro, Travaglio, etc… dopo 20 anni di manifestazioni, girotondi, etc… Berlusconi e’ stato sconfitto da una fronda interna sotto la pressione di chi ha veramente il potere. Quello che non hanno fatto 20 anni di passeggiatine per Roma lo hanno fatto un paio di telefonate e qualche riunione segreta in dieci giorni.
    Questo dovrebbe farci MOLTO riflettere sul concetto di potere.

  • # 16
    Nat
     scrive: 

    @gendo

    Mi rendo conto da come l’hai ripreso che il mio esempio sulle armate e’ forse un po’ fuorviante. Ma per chiarirlo meglio provo a spiegare cosa intendevo:
    Per poter avere un esercito in campo bisogna prima mandare messaggeri, far girar la voce che una battaglia si sta’ preparando per sconfiggere quel nemico che sta’ per sottometterci; se il nemico contava in un’azione di sorpresa o sul fatto che pochi si sarebbero accorti della sua avanzata gia’ gli si pone un ostacolo davanti. Ecco, la manifestazione, come la petizione online, a mio avviso puo’ servire a dare visibilita’, a fare da cassa di risonanza.
    Io non conto il milione di firme o il numero dei manifestanti per sapere quanti poi sciopereranno, ma conto il fatto che in seguito a quella petizione che gira su molti siti o attraverso la manifestazione che attira mass media e cittadini alle finestre, si sta’ facendo sapere cosa sta’ accadendo e perche’ ci si e’ schierati contro.

    Sul concetto potere e sul suo esercizio ci si potrebbe aprire una discussione kilometrica, ma non credo che gli eventi nostrani siano la prova che le manifestazioni o le petizioni non funzionino, piuttosto sono la prova di come ci sia completo disinteresse per la politica, una concezione della politica simile a quella delle tifoserie di calcio e l’assoluta mancanza di volonta’ di informarsi. Da noi passano i referendum (massima espressione popolare) eppure vengono sistematicamente aggirati e non parte alcuna rivoluzione… perche’? Perche’ la rivoluzione e’ inutile? No! Perche’ semplicemente alla maggior parte della gente non interessa piu’ di tanto. Questo pero’ e’ un problema di come siamo noi. Se manca la consapevolezza e la volonta’ nulla funziona e ha effetto, ne la petizione, ne la rivoluzione armata.

  • # 17
    banryu
     scrive: 

    @Nat: quella che Gendo Ikari ha descritto senza tanti giri di parole nel suo ultimo commento è la realtà reale.
    Non quella che ci raccontiamo anche online, o a cui ci piace o ci fanno credere, ma quella vera, quella che spesso non siamo capaci o facciamo finta o ancora non vogliamo vedere, tutto qua.

  • # 18
    Nat
     scrive: 

    Beh io ho cercato di spiegare quale sia il valore della visibilita’, ma forse mi sbaglio io, forse non conta nulla… forse effettivamente nessuno agisce via sotterfugi sperando di non essere beccato e tutto si risolve solo e sempre con uno scontro frontale sul campo.

  • # 19
    banryu
     scrive: 

    @Nat: limitando il discorso nel contesto corrente, penso che l’unico valore della visibilità di una azione tipo petizione/manifestazione (et similia) in se sia l’eventuale contenuto informativo.

    Per il resto non posso che indicarti quello che ha già scritto Gendo Ikari:

    Il punto e’ che quella manifestazione, quella petizione, non ha valore in se. Non ha valore in se.
    Il suo valore dipende dalla volonta’ di fare cose concrete dopo. Tanto piu’ le persone sono disposte a fare cose concrete, sono disposte a rischiare del loro, sono disposte ad agire DAVVERO, tanto piu’ l’espressione del dissenso ha valore in quanto promessa/minaccia.
    Se niente accade dopo, il prima non significa nulla. E lo sanno tutti.

  • # 20
    Nat
     scrive: 

    La manifestazione come qualsiasi altro mezzo, anche piu’ diretto e d’azione dipende sempre dalla volonta’ di chi lo utilizza. Quello che ho cercato di spiegare nei miei precedenti commenti e che, o non sono riuscito a chiarire o evidentemente concepisco in modo diverso da te e gendo, e’ che la manifestazione come la petizione ha valore in quanto offre visibilita’ ad una causa, e’ un mezzo che consente di raccogliere attorno a se gente, poteri, idee. E’ un potenziale e’ ovvio, ma e’ intrinseco al mezzo. Se a partecipare a queste cose sono persone che non sanno per cosa stanno protestando o non sono intenzionate a fare altro, se necessario, il tutto si fermera’ li. Ma questo e’ un problema di chi vi partecipa e vi aderisce e vale per la manifestazione come per qualsiasi altra cosa. Ma se la gente ha la volonta’ di cambiare le cose o di far sentire la propria voce, la manifestazione e’ un mezzo valido e ha la sua utilita’, e’ un elemento del percorso, un elemento importante, fondamentale direi.

    Quello che dico e': non scambiamo la pigrizia o il disinteresse che vediamo intorno a noi con l’inutilita’ delle manifestazioni e delle petizioni. Nessuno puo’ conoscere a priori fin dove si spingera’ una protesta, quindi perche’ definire una raccolta di firme o una passeggiata per la capitale come senza valore? Chi puo’ stabilire quanti andranno oltre alla manifestazione e quanti no? L’unica cosa che si puo’ dare per certo e’ che un certo numero di persone non e’ daccordo e ha iniziato ad esprimere il proprio dissenso; fin dove poi dovra’ spingersi per convincere chi e’ al potere a fermarsi dipende da molti fattori compresi gli interessi in gioco.

  • # 21
    Stefano
     scrive: 

    Ma una persona può “firmare” anche 100 volte usando gli indirizzi email della sua rubrica. Che significato ha?

  • # 22
    Rosario
     scrive: 

    Io inizialmente ho firmato le petizioni di Avaz perchè sembravano giuste ma poi mi sono chiesto come faccio a essere sicuro che non sia l’ennesima truffa. Penso che quando non si ha nessun riscontro oggettivo delle attività che queste persone dicono di portare avanti ma l’unica cosa invece sicura è che di tanto in tanto ti chiedono dei finanziamenti bè allora i dubbi sono tanti e secondo me nel dubbio che una cosa sia sbagliata sarebbe meglio non farla.

  • # 23
    perplesso
     scrive: 

    Quindi se non posso andare direttamente a manifestare non devo firmare una petizione con cui sono d’accordo? Ma perchè non fate pace col cervello?

  • # 24
    mariella
     scrive: 

    Non condivido molti dei commenti scettici che ho letto. Io penso che la democrazia 2.0 sia ancora agli albori e Avaaz sia appunto un tentativo; imperfetto, ancora immaturo ma penso che queste forme di democrazia diretta saranno fondamentali per integrare (non sostituire) e controllare in futuro le democrazie delegative. Io firmo solo le campagne che capisco e che condivido..non necessariamente tutto, ma non provarci e’ sbagliato.

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