di  -  mercoledì 21 maggio 2008

google prigioneGoogle, paladina della libertà, ha ammesso lunedì scorso di aver aiutato la polizia indiana nella caccia a Rahul Krishnakumar Vaid, 22enne, impiegato nel settore IT e residente a Gurgaon, India.

Ma per quale motivo tutto questo accanimento nei confronti del giovane indiano? Semplicemente perché è accusato di aver postato frasi volgari contro un personaggio politico indiano.

L’editto indiano.

Ufficiali indiani, dichiarano che Vaid ha violato, per oscenità, le leggi nazionali dell’ “Information Technology Act” del 2000, avendo postato frasi volgari contro Sonia Gandhi, all’interno di una comunità virtuale di Orkut chiamata, nello specifico: “Io odio Sonia Gandhi”.

Un attivista del congresso indiano, Arnol Bhokare, lamentandosi delle frasi offensive presenti sul sito ha di fatto lanciato la crociata contro Vaid. La cyber-polizia della città di Pune, ha immediatamente contattato Google, proprietaria di Orkut, per ricevere assistenza nel riconoscimento del postatore ribelle, cosa che ha portato subito ad identificare il lestofante e a procedere al suo arresto.

Durante l’interrogatorio della polizia, sembra che il giovane abbia dichiarato di non sapere che si potesse andare in prigione per l’inserimento di alcuni post all’interno una community online; elemento avvalorato anche dal fatto che Vaid postava con il suo indirizzo email reale, indirizzo che contiene praticamente tutto il suo nome: Rahulvaidindia@gmail.com

Un cyber-criminale non troppo furbo.

Contrariamente a quanto è accaduto a Vaid, il leader e creatore di “Io odio Sonia Gandhi” non è stato arrestato, perché le leggi indiane permettono le espressioni di dissenso nei confronti del governo, quello che non permettono sono invece le espressioni che includono sacrilegio ed oscenità, motivo per il quale molto probabilmente il povero 22enne è stato messo al fresco.

Esprimere dissenso sì, ma con ordine e disciplina.

Google, da parte sua, dichiara di supportare da sempre la libertà di espressione dei suoi utenti e che però, in questo caso, si è trovata costretta a rivelare l’identità di Vaid perché l’azione presa rientrava all’interno della politica aziendale di accordi con le leggi locali e le persecuzioni penali.

Questa però pare un’abitudine, più che un’eccezione, perciò molte organizzazioni per la tutela dei diritti umani e il Congresso degli Stati Uniti stanno iniziando a prendersi nota di tutte le aziende americane che hanno aiutato e continuano ad aiutare governi stranieri nell’annientamento dei dissidenti locali. Famoso è il caso di Jerry Yang, CEO Yahoo, che testimoniò che la sua azienda aiutò il governo cinese nell’arresto di un giornalista scomodo.

Ma una azienda come Google, non dovrebbe proteggere i diritti propri utenti?

5 Commenti »

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  • # 1
    X
     scrive: 

    Più che dissidente lo definirei diffamatore, infatti non è stato punito chi critica, ma solo chi ha offeso usando un linguaggio offensivo in India.
    Anche in Italia (senza andare chissà dove) funziona nello stesso modo, tanto che esiste il reato di diffamazione, e se il fatto avviene in un forum pubblico, questo viene considerato come un’aggravante.
    Se il gestore del servizio non collabora viene considerato complice, quindi, in questo specifico caso, non parlerei di “censura” o “caccia ai dissidenti”…

  • # 2
    Alessio Di Domizio
     scrive: 

    “Ma una azienda come Google, non dovrebbe proteggere i diritti propri utenti?”

    In breve, no. È agli stati che compete la protezione dei diritti dei cittadini. Agli stati compete stabilire le regole con cui le aziende devono operare sul mercato. Con le multinazionali la cosa si fa più difficile ovviamente.
    In ogni caso un’azienda risponde unicamente ai suoi investitori. Ai quali, esplicitamente nel caso di Google, non interessa un beneamato di diritti umani (non trovo la fonte ma hanno rifiutato esplicitamente una policy etica che avrebbe penalizzato il business in Cina mi pare).

  • # 3
    mttmtt
     scrive: 

    io porterei in india grillone e tranvaglio che si lamentano tanto della libertà di informazione italia…google cmq quando opera in india deve rispettare le leggi indiane…:)

  • # 4
    Phil
     scrive: 

    indipendentemente dal fatto in questione (le leggi sono leggi e questa non mi sembra neppure tra le più liberticide), quando si smetterà di guardare Google come paladino di qualsivoglia causa sarà sempre troppo tardi… è un’azienda quotata in borsa, gli azionisti sono gli unici ai quali Big G deve rendere conto. Stop.

  • # 5
    densou
     scrive: 

    io faccio sempre fatica a contenermi … solo che ho perennemente il coltello tra i denti arroventato, e lo sanno ghghghgh

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