di  -  lunedì 22 agosto 2011

Dopo la pausa estiva riprendiamo il discorso precedentemente interrotto sull’analisi dei consumi del Settore Industriale, andando quest’oggi ad esaminare i valori del periodo 2000-2009 in modo da avere un quadro completo dell’andamento dei consumi per tale settore.

Ricordando che il settore industriale concorre (al 2009) per il 43% dei consumi totali mentre nel 2000 questo valore era del 53% (su un valore complessivo superiore) e che tale settore si suddivide in due macro-aree, il settore manifatturiero di base ed il settore manifatturiero non di base, possiamo vedere l’andamento assoluto di queste macro-aree negli ultimi dieci anni:

In termini complessivi, sommando il manifatturiero di base ed il manifatturiero non di base si ha:

Dal primo dei due diagrammi si può vedere come il manifatturiero di base (comprendente l’industria Siderurgica, Chimica, Materiali da Costruzione, Cartaria, ecc.) presenti consumi sempre superiori al manifatturiero non di base (Alimentare, Tessile, ecc.), anche se con la tendenza quasi costante all’avvicinamento.

Le considerazioni che si possono fare sono molteplici e controverse, ma facendo attenzione agli andamenti delle due macro-aree si comprende come da una parte il manifatturiero di base abbia perlopiù oscillato, mentre il manifatturiero non di base sia cresciuto costantemente in modo da compensare sul valore assoluto del settore industriale durante gli anni 2002-2005 e poi abbia contribuito, insieme alla ripresa dei consumi del manifatturiero di base, al valore massimo del 2006.

Successivamente al 2006 l’andamento dei consumi ha mostrato un declino piuttosto marcato nel 2009.

Per evitare diagrammi costituiti da un numero eccessivo di curve, esaminiamo le voci principali costituenti l’area manifatturiera di base:

Analogamente per il manifatturiero non di base:

Dai diagrammi si può valutare come quasi tutte le aree esaminate presentino delle contrazioni dei consumi, sia per quanto riguarda settori importanti dell’industria come la Siderurgia, la Meccanica e la Chimica, che per settori “storici” del “made in Italy” quali il “Tessile, Abbigliamento e Calzature“.

Appare invece particolarmente interessante la voce “Energia ed Acqua” che procede controcorrente, indicatore di un sempre crescente bisogno di tali risorse pur in un contesto di frenata dei consumi industriali.

Proprio riguardo i consumi di quest’area, appare interessante esaminare le singole voci che la compongono:

Energia ed acqua

  • Estrazione Combustibili
  • Raffinerie e Cokerie
  • Elettricità e gas
  • Acquedotti

L’andamento di queste voci tra il 2000 ed il 2009 è rappresentato nel seguente diagramma:

Dall’analisi del grafico si nota come in termini puramente numerici la voce “Estrazione Combustibili” sia poco influente ed apparentemente invariata nel decennio (più per motivi di scala), ma bisogna evidenziare che dal 2000 al 2009 essa è passata da un valore pari a 219 GWh a 392 GWh, con una punta di 400 GWh nel 2008.
La voce “Raffinerie e Cokerie” è cresciuta percentualmente grossomodo dello stesso ordine di grandezza della precedente, passando da 4453 GWh a 5979 GWh, con una punta di 5999 GWh nel 2008.

Per quanto riguarda “Elettricità e gas” invece si è assistito ad un costante aumento senza “massimi intermedi” mentre per gli “Acquedotti” si è assistito ad una crescita inferiore con un massimo collocato al 2007, ma per tale settore è più probabile una riduzione dei consumi non tanto in funzione di una minore richiesta bensì di un miglioramento delle apparecchiature (pompe) utilizzate e delle infrastrutture di trasporto dell’acqua.

Dai dati sopra esposti si individua chiaramente l’influsso della crisi economica degli ultimi anni sull’Industria, con pesanti ripercussioni sul consumo, contrazione la quale, aldilà di benefici in termini di minore impatto ambientale generato, è segno evidente della crisi del settore mentre settori come quelli legati alla produzione e raffinazione stessa dei combustibili, nonostante si tratti di un settore nel quale può essere presente una autoproduzione di energia elettrica, presentano ugualmente una crescita indicatore di come tali prodotti risentano siano primari e risentano pertanto in maniera meno forte della crisi.

Queste e molte altre considerazioni e discussioni sono possibili, pertanto invito i lettori a partecipare nei commenti con le proprie riflessione… e con questo anche per oggi è tutto, vi rinnovo l’appuntamento alla prossima settimana, sempre su AppuntiDigitali, sempre con la rubrica Energia e Futuro.

8 Commenti »

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  • # 1
    io
     scrive: 

    imho tutto il discorso non ha molto senso: nel settore industriale le autoproduzioni coprono fette notevoli, per cui non considerarle rischia di portare ad errori macroscopici.

  • # 2
    Ago72
     scrive: 

    @io

    Cosa intendi per autoproduzione? Mi puoi fare qualche esempio?

  • # 3
    Warfox
     scrive: 

    Sistemi di co/trigenerazione come al JRC di Ispra.

  • # 4
    io
     scrive: 

    @Ago72 (#2)
    autoproduzione vuol dire che la ditta X si produce da sola l’elettricità che le serve.
    I dati riprotati da Simone Serra sono SOLO quelli “trasportati” da Terna, quindi non contengono le produzioni “interne” delle varie grandi società.

  • # 5
    Notturnia
     scrive: 

    @io.. per “coprono fette notevoli” cosa intendi ?..

    ENI ed Edison avevano enormi autoproduzioni che adesso sono finite un po’ ovunque visto che sono produttori/grossisti..

    molto dei veri grandi autoproduttori sono diventati grossisti.. guarda l’esempio della cartiera Burgo per esempio..

    l’unica possibilità per conoscere i consumi reali è quella di conoscere i dati della finanza dove viene registrato il pagamento delle imposte sull’autoproduzione.. ma non è una cosa facile da ottenere..

    il ragionamento che fai non ha molto senso.. è vero che alcune grosse realtà hanno autoproduzione e che coprono buona parte dei loro consumi.. ho dei clienti che autoproducono 50GWh anno.. e conosco clienti che producono oltre 2TWh.. ma non credo che ci sia una banca dati dove trovare queste informazioni..

    incrociando metano e corrente elettrica si avrebbe una visione migliore del sistema.. ma credo che sarebbe complessa da comprendere.. non trovi ?

  • # 6
    arkanoid
     scrive: 

    Che il panorama italiano sia pervaso da industrie che si producono energia in loco è semplicemente falso. Solo poche, grandi aziende possono permettersi di sfruttare la cogenerazione (e in seconda mabbuta trigenerazione), sia per i motivi che Simone ha già affrontato in questa rubrica, sia perchè c’è ignoranza in merito, sia perchè investire in tal senso non sempre è possibile, men che meno in questi anni in cui le banche non finanziano più nulla.
    Per cui secondo me il panorama di cui parla Simone è accettabilissimo per il livello di approfondimento della rubrica.
    Aggiungo che in molti casi un approccio che preveda la progettazione delle industrie e non la loro semplice realizzazione quale acquisto successivo di macchine e impianti, come purtroppo normalmente avviene, permetterebbe un risparmio forse lieve nel singolo caso, ma non irrilevante su scala nazionale.
    Nuovamente, il costo della progettazione è un freno ed in un momento in cui anche nel settore dei lavori pubblici non si muove niente le prospettive in tal senso non sono rosee, affatto.

  • # 7
    joe.vanni
     scrive: 

    Per l’ autoproduzione concordo con il fatto che riguarda molte le realtà che hanno fabbisogni elevati di cogenerazione o trigenerazione, quindi cartiere, centri commerciali, albergni ecc.

    Altrimenti produre solo corrente sarebbe meno efficiente da un piccolo produttore, anche di pochi MW di potenza rispetto ad una grossa centrale a ciclo combinato.

    L’ autoproduzione, in casi di autoconsumi è invece più conveniente (sia a piccola che a grande scala), quando esiste la possibilita di fare eolico o fotovoltaico, ma specialmente quest, ultimo.
    Infatti per come è strutturato il conto Energia, oltre al premio incentivante (inversamente proporzionale alla taglia dell’impianto) viene pagato un ulteriore corrispettivo dall’Enel al produttore, pari alla cifra che paghiamo al KWh in bolletta, per i kWh consumati direttamente, senza doverli mettere in rete. I kWh prodotti ma non consumati e quindi immessi in rete-esempio di domenica per una fabbrica- vengono remunerati molto meno dall’Enel. Questo con l’ intento di scoraggiare grossi impianti che producono più di quanto viene consumato.

    Riguardo a tali antoconsumi di rinnovabili, anche quelli non fanno parte delle statistiche dei consumi elettrici, ma il GSE ne fa un rapporto ogni anno.

  • # 8
    joe.vanni
     scrive: 

    Dai grafici dei consumi mi ha stupito che nonostante la crisi i consumi eletrici totali continuino a crescere.

    Ho visto che sono usciti i dati del 2010 e il trend è confermato, aumento intorno 1.7%, sulla media degli ultimi 10 anni.

    Questo significherebbe che se le produzioni industriali sono dimagrite gli ultimi anni, causa crisi, sono i consumi civili che crescono molto, sicuramente oltre il 2%, come se la crisi non avesse -almeno per ora- colpito le famiglie.

    Sarà interessante verificare ora che si annunciano grosse stangate fiscali per tutti e per molto tempo, se gli italiani riusciranno a reggere questo tenore di vita di consumi elettrici per il futuro. Comunque la cosa sarà molto imprevedibile

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