di  -  venerdì 9 maggio 2008

Telefono pubblicoGiuro che non l’ho fatto apposta per scrivere questo post, ma ieri ho dimenticato a casa il cellulare. Colpa mia che ho cambiato giacca senza preoccuparmi di controllarne le tasche, ma all’inizio la cosa non mi ha infastidito troppo. Durante il giorno però ho avuto modo di fare un paio di considerazioni che voglio condividere con voi.

Durante le prime due o tre ore la cosa mi è sembrata anche divertente, e mi trastullavo al pensiero che per un giorno avrei fatto a meno del trillo non sempre foriero di buone notizie o telefonate bene accette. Poi mi ha chiamato in ufficio mio padre, che per rintracciarmi ha dovuto prima chiamare mia madre per farsi dare il numero e poi telefonarmi. Era per strada e non aveva memorizzato quel numero sul suo telefonino. Pazienza – mi sono detto – per una volta…

Nel pomeriggio invece ho dato appuntamento alla mia fidanzata via Gtalk “davanti al McDonald alle 17.25″, e con leggero anticipo mi presento, senza vederla. Man mano che trascorrono i minuti il dubbio mi assale: ci sono due McDonald’s vicini a Genova, quale dei due avremmo inteso? Niente che un colpo di telefono o un sms non possa risolvere in pochi attimi, ma io evidentemente non posso uscire dall’impasse.

Aspetto ancora un po’ e penso a cosa fare. La prima considerazione è abbastanza banale e l’abbiamo fatta tutti prima o poi, e inizia più o meno con “ai miei tempi quando ci si dava appuntamento non c’erano mica i cellulari, si era puntuali e precisi”, ed è vero. Oggi basta darsi un generico appuntamento in una zona e poi ci si trova via etere. Io questo lo so e ho cercato di prevenirlo, ma le indicazioni non sono state abbastanza precise, e non hanno tenuto conto di un fattore discriminante che fino a qualche anno fa sarebbe stato fondamentale: quale dei due McDonald’s di Via XX Settembre?

Evidentemente l’uso e l’abuso hanno impigrito anche le persone più precise. Dico “abuso” ben conscio dell’evidente comodità dell’avere appresso un cellulare, ma altrettanto conscio di quanto questa comodità ci costi nel momento stesso in cui essa viene a mancare. Forse dovremmo rivedere il rapporto costo/beneficio della questione.

Insomma, passano i minuti e non so bene cosa fare: potrei entrare dal vicino tabaccaio e chiedere di fare una telefonata, pagandola ovviamente, ma rammento che costui mi chiese 5 euro per un fax nazionale di due pagine in un altro momento di “buio tecnologico” che ho attraversato. Dico che non ne vale la pena.

Ammesso che la scheda telefonica che ho nel portafogli funzioni ancora o non sia scaduta potrei usare una cabina… se solo ve ne fosse una nei dintorni. Rientro in ufficio e imprecando sbotto a voce alta “possibile che siamo così schiavi dei telefonini?” e un collega mi risponde “abbiamo voluto diventarlo”.

Eh no, la seconda considerazione muove proprio da questo fatto: io la scheda telefonica appresso ce l’ho, manca la materia prima: non ci sono cabine o apparecchi telefonici nei dintorni, sono state tutte disinstallate. Io posso combattere con tutte le mie forze contro la pigrizia mentale e la memoria, ma non posso nulla se non mi viene data la possibilità fisica di effettuare una telefonata via cavo. Io non ho voluto diventare schiavo del telefonino, mi ci hanno costretto gli operatori telefonici (qualcuno di voi si ricorda del periodo delle cabine pubbliche di Infostrada?).

Forse allora, tutto sommato, c’è uno spazio sensato per i telefonini usa e getta a 12 euro, lo spazio aperto dalle compagnie telefoniche che spingono sui cellulari. Certo, senza una rete proprietaria i soldi andranno lo stesso agli operatori mobili sulle cui reti le telefonate del cellulare Hop-On transiteranno, ma per noi saranno risolti la questione morale e un nostro problema.

(per dovere di cronaca, ci siamo poi trovati tranquillamente, e vivremo felici e contenti… :)

14 Commenti »

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  • # 1
    matic
     scrive: 

    Ecco, appunto, se non ci fosse stato il paragrafo finale avrei detto che un mercato marginale per il telefonino usa e getta c’è (a condizione di avere una lista di numeri utili su carta nel portafogli)…
    Comunque basta essere tirchi per conservare tutta la meticolosità della preparazione ai propri appuntamenti: non avessi trovato la fidanzata al McDonald’s piuttosto che chiamarla l’avrei mollata! :)

  • # 2
    Tambu (Autore del post)
     scrive: 

    il numero della fidanzata lo so a memoria. Ma avrei potuto chiamare un altri numeri che so a memoria e farmelo dettare, avendo avuto la materia prima con cui interfacciarmi alla rete :)

  • # 3
    Marco
     scrive: 

    Bell’articolo, complimenti! mi è successa la stessa cosa giorni fa, è vero siamo schiavi!

  • # 4
    dj mtt
     scrive: 

    A me capita delle volte che si scaricare il celle e devo dire che se ne sente la materiale mancanza…nn penso che siam schivi…dipendiamo solo un po da qsti…nulla cmq di cosi gravoso…se il cell si dimentica o si scarica di batteria non è un prob di spessore…

  • # 5
    Marco
     scrive: 

    Sono pienamente daccordo sul fgatto che senza cellulare ci siamo impigriti e ci diamo appuntamenti sommari senza essere precisi.
    E’ una strana evoluzione che abbiamo preso :)

  • # 6
    franca
     scrive: 

    E’ proprio così, prima o poi, succede a tutti di sentire nostalgia dei vecchi gettoni telefonici:io ne ho ancora qualcuno ben conservato. Era certamente rassicurante sapere che a ogni angolo c’era un telefono.Per non parlare delle cabine o dei “gusci” che ne contenevano 1 e la libidine di quei telefoni che accettavano monete,gettone e carta telefonica! come si suol dire: si stava meglio quando (credevamo) di stare peggio.Ma il futuro é alle porte e presto potremo comunicare mediante…chissà :un chip inserito sotto pelle,o un collegamento via etere con il pc di casa…ciao e speriamo bene.

  • # 7
    mpxnet
     scrive: 

    Ebbene si senza cel non si può campà.

    Saluti

  • # 8
    Pierluigi
     scrive: 

    Non credo che il telefono usa e getta avrebbe risolto molto visto che secondo me se ci si ricorda di portarselo dietro ci si ricorda anche del telefono principale e viceversa. D’altro canto spendere 12 euro per una telefonata (poi dipende perchè una volta comprato sarebbe sensato telefonare sempre con l’usa e getta fino ad esaurimento credito o batteria) mi sembra un tantino esagerato. Comunque rimane il problema irrintracciabilità del proprietario non di poco conto.

  • # 9
    Clod
     scrive: 

    Non so a Genova, ma dalle mie parti in caso di emergenza qualche cabina la si trova ancora e se non ci sono quelle c’è il bar con l’insegna di telefono pubblico all’esterno. ;)

  • # 10
    mika480
     scrive: 

    Io l’usa e getta lo comprerei solo per aprirlo….e farci poi un sistema di telesorveglianza a costo irrisorio!
    ;-)))))))

  • # 11
    Tambu (Autore del post)
     scrive: 

    Pierluigi, ovviamente non si intende “12 euro una telefonata”, ma 12 euro comprensivi di una quota di traffico non rinnovabile. E il senso dell’usa è getta non è portarselo dietro da casa, ma comprarlo al momento per usarlo in caso di necessità.

  • # 12
    ilgianlu
     scrive: 

    conosco di un telefono pubblico in un bar tolto perchè nessuno più telefonava da li. Al bar avere il telefono pubblico costa non poco se il traffico che passa dall’apparecchio non è sufficiente. Se le cabine costano in manutenzione e non raccolgono traffico trovo corretto toglierle. saluti

  • # 13
    tiziana
     scrive: 

    complimenti per l’articolo viene in mente come da piccoli si andava avanti a gettoni, per parlare con gli amici, poi le monete, poi le schede telefoniche…
    forse ora ci si sente di più, non ci si abitua neanche a spegnere il cellulare… io sto provando a spegnerlo al lavoro e nel pomeriggio…. ma sembra di essere spariti… invece stiamo solo facendo la nostra vita…

  • # 14
    romeop
     scrive: 

    Vi posto un articolo apparso oggi sul quotidiano di Verona “L’aren”

    Venerdì 23 Maggio 2008

    BORGO ROMA. Dopo la guerra ai contenitori Caritas, nuova crociata del presidente Venturi
    «Via le cabine Telecom, fanno solo degrado»
    «Non vogliamo penalizzare chi non ha il cellulare, ma evitare che le usino come vespasiano e a fini illegali»

    Giorgia Cozzolino

    Dopo i contenitori della Caritas, ora tocca alle cabine telefoniche. È questa l’ultima trovata di Fabio Venturi, presidente della quinta circoscrizione che da quando si è insediato al comando del «parlamentino» di Verona Sud ha dichiarato guerra al degrado e ha puntato tutto sulla «rinascita» di Borgo Roma.
    Al «baby» leghista non bastava chiedere e ottenere la rimozione dei cassoni gialli della Caritas per gli indumenti usati, che considerava «luogo di incontro-scontro di extracomunitari e poveri che litigano furiosamente per accaparrarsi l’abito migliore». Il nuovo fronte di battaglia per Venturi è quello delle cabine telefoniche, troppo spesso utilizzate come «vespasiano o come spogliatoio per le prostitute e, nella maggioranza dei casi, da persone che non vogliono essere rintracciabili per fini illegali», spiega Venturi.
    E in effetti la situazione su circa le 20 cabine del territorio non è certo edificante: quella in piazza Zara è da mesi semidivelta, quelle in via Pasteur sono una sorta di latrina e quelle in via Centro, Santa Teresa e accanto alle scuole De Amicis sono note per essere punto di riferimento per spacciatori. «L’iniziativa non è, come qualcuno sosterrà, fatta contro i poveri che non possono permettersi un cellulare», precisa Venturi, «ma solo un altro segnale che vogliamo dare per eliminare elementi di degrado e insicurezza. Tra l’altro l’amministrazione comunale sta studiando anche la possibilità di collocare delle colonnine Sos sul territorio per le emergenze». E prosegue: «Ho chiesto di fare un sopralluogo con i tecnici di Telecom», spiega Venturi, «per capire quali sono le cabine da togliere e quali da spostare in zone più sicure».
    E dall’incontro con i responsabili dell’azienda telefonica è emerso che la stessa società ha tutto l’interesse a eliminare le cabine per sostituirle con box aperti di nuova generazione. «Telecom si riserva di fare una valutazione anche economica su alcune di queste strutture, se la cabina viene effettivamente utilizzata ed è necessaria per questioni di emergenza allora sarà sostituita con un box aperto, altrimenti sarà tolta».
    Sarà il caso dei due telefoni in via Pasteur, uno di fronte al distributore Esso e l’altro accanto alla ditta Arduini, entrambi usati dalle prostitute della zona per cambiarsi o per fare i propri bisogni. Secondo Venturi, con tutta probabilità saranno eliminati anche i telefoni di Santa Teresa e delle De Amicis, mentre quelle di Piazza Zara, San Giacomo, via Centro (angolo via dei Grolli) e nei pressi del Policlinico, saranno trasformate a box. Le cabine di via Centro saranno spostate in altre vie da definire, oppure, aggiunge Venturi, «dei box saranno collocati nella piazza di via Redipuglia dove si sta lavorando

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