di  -  mercoledì 15 dicembre 2010

La notizia fa un po’ sorridere un amighista di lunga data come me, perché riporta alla mente tanti bei momenti, ma anche pensieri e idee che ho elaborato diversi anni fa.

Intanto affrontiamo l’argomento oggetto del titolo dell’articolo, cioè una causa che era stata intentata da IP Innovation (sussidiaria di Acacia, ben nota corporazione  e non nuova a episodi di questo tipo) nei confronti di Red Hat e Novell per violazione di un brevetto, che mi permetterà di affrontare alcuni concetti dell’Amiga e di AmigaOS in particolare.

Niente di particolare, comunque: si tratta di ordinaria amministrazione, poiché siamo abituati a leggere notizie come questa con cadenza piuttosto frequente e regolare, solitamente citate come azione di cosiddetti patent troll.

La novità sta nel fatto che Red Hat ha chiesto aiuto per trovare quella che sia chiama “prior art”, ossia un precedente che invaliderebbe il brevetto oggetto del contendere e, quindi, le permetterebbe di salvarsi. Siti come Groklaw, specializzati in materia, non hanno perso tempo e in poco tempo un frequentatore aveva già indicato il nome dell’Amiga allo scopo.

In effetti andando a leggere il brevetto, il cui titolo è tutto un programma (“User interface with multiple workspaces for sharing display system objects“) un amighista che si rispetti non può che pensare ai mitici schermi “scrollabili” (“draggable screens“) con cui questa meravigliosa macchina ci ha deliziati.

Dal video è possibile vedere come alcune applicazioni aprano delle finestre sul Workbench (il “desktop” di AmigaOS), mentre lanciandone altre appare uno schermo del tutto indipendente, che può benissimo avere risoluzione, profondità (cioè numero di colori visualizzabili contemporaneamente) e tavolozza dei colori diversi / propri, oltre a grafica ed eventuali finestre e controlli (gadget o widget) dedicati.

In pratica è come avere un’area privata a disposizione. Chi ha dimestichezza coi desktop virtuali sa già cosa intendo, ma con l’Amiga il concetto è più flessibile, in quanto, oltre ad avere caratteristiche proprie ed eventualmente uniche (rispetto agli altri), ogni schermo (ma anche schermi: un programma ne poteva aprire più d’uno!) e gli eventuali oggetti in esso contenuti è direttamente controllato/controllabile dall’applicazione che l’ha creato.

In realtà questi schermi non erano necessariamente privati. Quello aperto dal Workbench era, infatti, pubblico: qualunque applicazione lanciata poteva aprirvi tranquillamente finestre, come tra l’altro si fa normalmente con gli altri sistemi operativi.

A partire dalla versione 2.0 AmigaOS consentì di poter aprire schermi pubblici arbitrariamente. Mentre in precedenza uno schermo aperto da un’applicazione era sostanzialmente di dominio della stessa, con la nuova versione del s.o. era possibile dichiararlo come “pubblico” e, quindi, dare la possibilità ad altri programmi di aprirvi delle finestre e interagirci.

Nulla che non fosse già possibile con appositi hack (l’Amiga per lungo tempo è stato per definizione un sistema “aperto”: le applicazioni potevano anche “invadere” le aree/pertinenze di altri processi, comprese quelle dello stesso s.o.), ma avere il supporto direttamente a livello di s.o. è sicuramente molto più comodo e “standardizzato”.

Passare da uno schermo all’altro era piuttosto semplice. Infatti in alto a destra nella barra del suo titolo erano presenti due gadget che consentivano di spostare lo schermo “indietro” (facendo apparire il prossimo) oppure di mandare in primo piano quello del Workbench. Le stesse funzionalità erano richiamabili premendo i tasti Amiga destro ed M o N rispettivamente.

Ma la peculiarità degli schermi dell’Amiga era quella di poter essere “scrollati”, come dicevo prima e come si vede a partire dalla posizione 7:22 del video. In pratica si poteva “afferrare” la barra del titolo dello schermo e tirarla giù, lasciando intravedere lo schermo (o gli schermi, applicando nuovamente la stessa operazione agli altri) sottostante, passando dall’uno all’altro col mouse e lavorando tranquillamente in quello in cui si trovava il puntatore.

Tutto ciò veniva realizzato tramite il Copper, un coprocessore dedicato presente nel chipset dell’Amiga , col quale era possibile attendere che il pennello elettronico fosse arrivato a una determinata posizione, per poi cambiare i registri dell’hardware riprogrammando ciò che doveva essere visualizzato.

L’unico vincolo era determinato dalla modalità interlacciata, che se abilitata per uno schermo, era “ereditata” anche dagli altri aperti e con esso visibili in quel momento. In pratica la grafica di tutti gli schermi “sfarfallava” (come si soleva dire in gergo): anche di quelli che non erano stati aperti in questa modalità. Questo perché il segnale video televisivo poteva essere tutto interlacciato oppure no, senza “ibridi”.

Risulta evidente, a questo punto, che il brevetto di IP Innovation sia tutt’altro che “innovativo”, in quanto a dicembre del ’90 (ossia quando è stato depositato) milioni di persone avevano già avuto la possibilità di godersi questa tecnologia.

Succede così che un vecchio Amiga 1000 è stato rimesso in piedi da uno dei lettori che ha risposto alla “chiamata” di Groklaw, portandolo dinanzi alla corte e dimostrando, per l’appunto, l’esistenza di un precedente che ha permesso di invalidare il brevetto e far vincere la causa a Red Hat e Novell.

L’Amiga, lo sa bene chi c’è passato, ha rappresentato una fucina di innovazioni. E’ possibile, pertanto, che possa servire per smontare altri casi del genere, ma c’è un pensiero che coltivo da tanti anni: cosa sarebbe successo se Commodore, o una delle aziende che l’ha poi acquisita, avesse fatto valere i diritti per i suoi brevetti?

Giusto per portare un esempio concreto, un altro dei gioielli tecnologici di Amiga è stato l’AutoConfig, cioè la capacità di autoconfigurazione delle risorse presenti nelle schede di espansione, senza quindi richiedere la modifica dei famigerati jumper.

Un altro nome con cui la conosciamo è l’arci noto plug and play, concetto questo che ritroviamo nell’altrettanto noto bus PCI (e nei suoi successori).

E se Commodore avesse fatto causa a Intel e/o Microsoft per l’AutoConfig / PnP? Staremmo ancora qui a parlare di un’azienda fantasma, oppure la sua fine sarebbe stata accelerata, schiacciata da colossi di quel calibro?

29 Commenti »

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  • # 1
    homero
     scrive: 

    dire che mi sono commosso nel vedere il video del workbench è poco….
    Rivoglio l’Amiga!!!!
    i pc di oggi sono indietro rispetto a quel fantastico computer a cui manca solo la potenza bruta per essere overthetop….

  • # 2
    Dubbioso
     scrive: 

    un piccolo appunto, che non mi sembra apparire chiaro dall’articolo.
    e’ vero che l’interlacciato influenzava tutto lo schermo, ma le modalita’ hires e lowres erano indipendenti, cioe’, scrollando lo schermo in primo piano in basso fino a meta’, se lo schermo retrostante era in alta risoluzione, si poteva vedere lo schermo del monitor che per meta’ era in alta risoluzione e per meta’ in bassa
    e questo, non mi sembra che ce l’abbia ad oggi, nessun altro sistema

    eh, l’amiga. quante “battaglie” con i fautori del “nuovo” a cui dicevo che il “vecchio” amiga a tutt’oggi ne ha di cose da insegnare.

  • # 3
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Infatti ho parlato esclusivamente dell’interlacciamento in quel contesto. Per il resto gli schermi conservavano tutte le loro “qualità” (alta o bassa risoluzione, numero di bitplane, modalità EHB, HAM, Dual Playfield). ;)

  • # 4
    Fog76
     scrive: 

    Che meraviglia… Questo testimonia un’epoca in cui le cose erano fatte con intelligenza.

    Domanda retorica: ma non c’è più la possibilità di vedere un nuovo amiga che segni nuovamente un’era? Io non sono amighista (mai stato, purtroppo) ma mi sembra di capire che la comunità è fiorente a livello mondiale… Perchè non autofinanziarsi per rilanciare la piattaforma?

  • # 5
    Andrea Del Bene
     scrive: 

    Il vero miracolo è che in queste immagini di un a tecnologia di 25 anni fa non ci sia quasi nulla che sembri vecchio o superato!
    Mi piace pensare che le buone idee non muoiano mai…

    PS: quelli di IP innovation però sono un pò ignoranti, altrimenti la causa non sarebbe stata intentata con tanta facilità.

  • # 6
    Marinello
     scrive: 

    Mi è scappata la lacrima :D

  • # 7
    Carlo
     scrive: 

    Notevole come ogni tuo articolo sul caro vecchio Amiga.

    Purtroppo è sempre una gran pena vedere quanto era avanti Amiga ai suoi tempi e come sia finita.

    Intanto mi sono scaricato Icaros che sembra molto carino.

  • # 8
    Sergio
     scrive: 

    Sic.

    Mi piace pensare che Amiga sia nata per far godere tutto il mondo delle sue bellezze;

    Al di sopra di tutte stè guerre tra “Aziende” che pensano di aver inventato qualcosa solo perchè l’hanno brevettato.

    :D :D :D

  • # 9
    K. Wild
     scrive: 

    Il problema è che l’arroganza di queste megacorporazioni supera di molto il concetto di intelligenza e di ignoranza,arrivando a forme di demenzialità degne di certi “ministri” che il nanismo imperante a portato dagli angolini bui dei peggiori bar sport,dritti in parlamento,tanto per fare esempi autoctoni.
    Alcune grosse società hanno brevettato una marea di invenzioni non loro tra gli anni’70 e i primi anni’80,semplicemente perchè nessuno prima aveva pensato a farlo.
    Un esempio?La semplice funzione di copia & incolla,inventata nei primi anni’70,se non ricordo male fu brevettata (o quantomeno ci tentarono) da una grossa azienda che non l’aveva inventata (forse era IBM ma non ricordo).
    La memoria mi tradisce ma è pieno di esempi eclatanti (e imbarazzanti!) sull’argomento.Nel libro “On the edge : Rise and fall of Commodore” di Brian Bagnall , ci sono parecchi racconti a riguardo,incluso un succoso siparietto di un certo Chuck Peddle (padre del Vic20) che da una mano a due giovani sballoni Californiani che tentano di assemblare un home computer nel retro del proprio garage…

  • # 10
    Riuzasan
     scrive: 

    Local bus, autoconfig, sprite, blitter, etc
    Se a queste innovazioni hardware adottae in massa poi da altri sistemi, aggiungiamo anche quel gioiello che era (ed è) AmigaOS, ci si chiederà sempre:
    “Come cazzo ha fatto Commodore a fallire, nella morte miseria sua”.

    PS
    Cmq il buon Pegasos 2 con Morphos qui vicino va ancora benino :D

  • # 11
    goldorak
     scrive: 

    @ Riuzasan : AmigaOS oggi come oggi non e’ un gioiello. E come sentire qualcuno definire Mac OS 9 un gioiello. Si forse all’epoca lo era, visto lo stato della concorrenza.
    Ma oggi sono dei ruderi tecnologici, roba archeologica che sta meglio sepolta piuttosto che cercare di riportare in vita per l’ennesima volta uno zombie.
    Forse e’ questa la grande tragedia della comunita’ Amighista. Invece di guardare al futuro e partire da quello che oggi e’ lo stato dell’arte, continuano imperterriti a focalizzarsi sul passato. Sono una comunita’ di masochisti. Valli a capire.

  • # 12
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Per arrivare al futuro si può anche partire dal passato. Una base, comunque, la si deve avere.

    @Fog76: coi costi che ha oggi lo sviluppo di hardware custom/proprietario, non lo vedo più possibile un nuovo Amiga.

  • # 13
    Alex
     scrive: 

    @Cesare
    Ti domandi cosa sarebbe successo… perche invece non ti domandi
    cosa e’ successo?

    Una gestione cosi sconsiderata della commodore, secondo me, e’ giustificata solo da giochi di potere.
    Qualcuno ha voluto che fallisse xche le innovazioni di questa macchina erano tali da compromettere i loro piani per decine di anni.
    Non solo microsoft/intel/mac/amd/ati/nvidia avrebbero dovuto pagare i diritti ma probabilmente la paura grossa era che gli fosse proibito l utilizzo dei brevetti stessi! un vero disastro.
    Cosa sarebbe windows se gli levassimo i concetti alla base di amigaos?

  • # 14
    goldorak
     scrive: 

    @ Alex : Dai ti prego non tiriamo in ballo teorie cospiratorie. E cosi’ difficile da ammettere che la Commodore non avesse la piu’ pallida idea di come gestire i suoi prodotti ? Era una azienda incompetente, e non bastano prodotti innovativi per assicurasi un successo duraturo. Il declino della Commodore era gia’ in atto anni prima che il mercato dei pc domestici decollasse. Avevano tutto il tempo per ritagliarsi una fetta consistente del mercato consumer e fallirono. Troppo facile dire colpa di Intel, di Cyrix di AMD etc…
    Ci rendiamo conto che il C64 e’ stato il home computer piu’ venduto di tutti i tempi ? E in europa era adirittura leader del mercato. Come si fa da una posizione di forza a sciupare tutto il vantaggio ?
    Non credo che aziende esterne abbiano pagato mazzette ai dirigenti/ingegneri della Commodore per far fallire l’azienda.

  • # 15
    Giovanni
     scrive: 

    @Alex
    Non concordo molto con questa idea del “complotto”. E’ vero che la gestione Commodore può essere stata deprecabile e sicuramente non è stata all’altezza di sfruttare al meglio una nicchia di mercato che si era creata con un ottimo prodotto (che ne seguiva almeno un altro di grandissimo successo e altrettanto ottimo, il C64). Ma pur sempre erano prodotti classificati nella parte più bassa del mercato consumer (anche se l’Amiga con ambizioni e potenzialità superiori, ma mai quanto le contemporanee workstation e destinato alla fascia di basso prezzo).

    Attenzione, dico questo da Amighista DOC della prim’ora, e perciò con molto rimpianto, tuttora nostalgico utilizzatore di “classic” (quando il tempo me lo permette!) ed in particolare di un discretamente accessoriato A2000 accelerato che possiedo da più di vent’anni.

    Poco tempo fa ho anche accennato a @DiMauro la concreta difficoltà per qualsiasi azienda IT di mettere a punto una strategia economicamente sostenibile per sviluppare delle soluzioni proprietarie. Riuscire a farlo e sperare di mantenersi vendendo prodotti a basso costo si è dimostrato impossibile all’inizio degli anni Novanta.
    Non mi sembra un’ipotesi strampalata e soprattutto molto più realistica dell’ipotesi del complotto da parte di aziende economicamente molto più forti e con ricerca e sviluppo nettamente più avanzati.

    Per la cronaca anche Apple ha sofferto difficoltà dello stesso tipo e nello stesso periodo. In compenso possedeva un mercato ben più consolidato in più settori di livello professionale (DTP, CAD e in parte anche Office) però con una politica di prezzi tutt’altro che vincolante. In ogni caso l’azienda era sul lastrico prima del ritorno di Jobs proprio perché non in grado di sostenere la propria scelta di architettura proprietaria (così lui, che comunque ha dimostrato di “avere le palle” è riuscito a virare su unix, intel e tanto tanto marketing).

    Atari, la serie ST era un diretto concorrente di Amiga, aveva tentato anch’essa strade per il mercato professionale (col DTP, la musica ed elaboratori paralleli: il transputer Inmos). Nello stesso periodo però ha condiviso le stesse sorti di Commodore!

    Prova ad immaginare: come avrebbe potuto Commodore, sostenere e confrontarsi con la crescita esponenenziale delle capacità dei PC in quello stesso periodo dovendo affrontare, praticamente sola, le problematiche del sistema operativo, dello sviluppo hardware e software. Essendo obbligata, oltrettutto, al vincolo dei chip custom e della retrocompatibilità… e di mantenere bassi i prezzi di vendita. La dimostrazione è che il vantaggio di Amiga alla metà degli anni Ottanta è stato pian piano perso in cinque-sei anni. La workstation A4000 è del 1992-93 e monta un M68040 quando gli altri sono già passati a RISC proprietari e PowerPC.

    Sull’altro fronte c’erano Intel, Microsoft, una miriade di produttori hardware e software-house radicate nel mercato professionale che vendevano prodotti che costavano meno con un bacino d’utenza enormemente più ampio.

    Direi che, più di un complotto, si tratta di semplicissime logiche di mercato.

    Ciao

    PS: Inolte, AmigaOS ha portato su micro-sistemi a basso costo dei concetti e tecniche già ben collaudati su altri OS: non ha rivoluzionato i sistemi operativi! Pensa a uno come me (e tantissimi altri) che prima di Amiga si scervellavano su computerini a 8 bit con meno di 64k a disposizione… e, di colpo, si trovavano sotto le dita tutte quelle “leccornie” hardware con la possibilità di sperimentare cose prima nemmeno sognate! Ovvio che, rimanendo affascinati, si tende a “mitizzare”… ma soprattutto che quelle esperienze rimangano tra i migliori ricordi. Poi fai partire il workbench da un dischetto e ti accorgi che devi per forza fare le dovute considerazioni!

  • # 16
    the solutor
     scrive: 

    @alex e gli altri che si chiedono come ha fatto commodore a fallire.

    (Tralascerei il fatto che io comrpavo sinclair e questo il suo peso lo ha avuto senz’altro :D )

    Vi chiedete come ha fatto ?

    Beh il fatto è che fare cose furbe è tremendamente difficile mentre farne di stupide è facilissimo.

    Provate per esempio a spiegare ad un alieno appena precipitato in italia come siamo riusciti a perderci tutti e quattro gli operatori di telefonia mobile, che è notoriamente una specie di rubinetto che butta fuori soldi con pochissimi rischi imprenditoriali da correre.

    Provate a chiedervi come fa Telecom ad avere un debito che scritto in lire non ci sta nella calcolatrice, sia stato per anni il monopolista asoluto, essendolo ancora in parte.

    Portare l’commodor e l’amiga al fallimento è stata una impresa da dilettanti al confronto…

  • # 17
    Giovanni
     scrive: 

    E’ assolutamente vero, la telefonia mobile è una macchina da soldi più di quanto non lo siano anche molti altri servizi in cui le ziende italiane perdono occasioni. Per esempio anche Enel che ha appena promosso una feroce campagna sulle energie pulite solo per ragranellare il contante (liquidità) di cui ha bisogno nell’immediato per tamponare i debiti!

    I motivi sono molti e secondo me, almeno due sono fondamentali (più che la capacità o meno di fare innovazione):
    il primo è l’infima qualità della classe imprenditoriale (prendi Tronchetti Provera di Telecom… che ha “sposato” la Pirelli: bella forza!), l’altro è la reale forza del capitale delle aziende italiane (sono poco solide, hanno capitalizzazioni sovrastimate e hanno livelli di indebitamento altissimi).

    Pertanto è vero ciò che dice The Solutor: “fare cose furbe è tremendamente difficile mentre farne di stupide è facilissimo” … e quelle che fai appaiono stupide soprattutto se gli altri sono più furbi!
    Però bisogna considerare che il livello degli investimenti necessari solo a mantenere (e non necessariamente portare al successo) il progetto Amiga era ben al di sopra delle possibilità della sola Commodore.

    Bisogna considerare i rapporti di scala: anche se il C64 è stato per qualche anno il “micro-computer” (home) più venduto, ciò ha permesso a Commodore di fare degli ottimi utili per un paio d’anni (che ha dovuto reinvestire). Il livello dei profitti era comunque un’infima parte se paragonato a quelli che, nel frattempo, IBM (ma solo per fare un esempio di azienda particolarmente sana) registrava da parecchi decenni! Profitti irrimediabilmente ridimensionati una volta terminato il successo commerciale e che hanno trasformato una piccola azienda in una un po’ più grande (da cui Tramiel se n’é andato, come di solito succede in questi casi: vedi anche Jobs e Apple). Come avrebbe potuto Commodore con bilanci in rosso sostenere investimenti pari a quelli di alcune decine di aziende almeno 100 se non 1000 volte più potenti??? non è solo questione di furbizia, ma di soldi!

    Cito V.Valletta a proposito di olivetti, riportato anche in Wikipedia essendo una “profezia” abbastanza famosa per chi è appassionato di RC: “la società di Ivrea è strutturalmente solida, potrà superare senza grosse difficoltà il momento critico. Sul suo futuro pende però una minaccia, un neo da estirpare: l’essersi inserita nel settore elettronico, per il quale occorrono investimenti che nessuna azienda italiana può affrontare”.
    Certo, si può obiettare che il vecchio industriale nel 1964 fosse a rischio di “arterio”, ma la riflessione era semplicemente basata su numeri (come si dovrebbe fare in economia) e non sulle “balle” (come purtroppo succede nella finanza).

    Ciao

    PS: il C64 era un home che aveva sorpreso all’uscita per il suo prezzo basso… l’azzardo tentato da Tramiel con i margini così risicati “imponeva” un grande successo commerciale per consentire all’azienda di sopravvivere… perciò poi racimolò buoni utili, ma non fortune strabilianti!
    Sinclair, grazie alla politica del prezzo bassissimo, era già fallita dieci anni prima (ma era anche gestita da un simpatico genio-pazzo più che da un imprenditore)!

  • # 18
    goldorak
     scrive: 

    @ Giovanni : il tuo realismo non lascia scampo.
    Hai ragione, si parla sempre di Commodore come se fosse un caso particolare, l’eccezione ma a conti fatti anche la Atari e la Apple passarono periodi bui. Atari falli’, e la Apple era sull’orlo del fallimento alla fine degli anni novanta. E questo senza scomodare le aziende che operavano nel mercato workstation (che avrebbero subito la stessa sorte da li’ a pochi anni). Soluzioni innovative o meno, la forza dirompente dei pc, dal settore enterprise a quello domestico fece il resto (complice il ritmo di crescita quasi esponenziale durante quasi 2 decenni).
    Poteva la Commodore competere ad armi pari con i pc ? No, sarebbe folle crederlo. Anche Apple non poteva competere ad armi pari, e quando cercarono di espandersi con gli oem si ritrovarono sull’orlo del precipizio.
    La bonta’ delle soluzione tecnologiche ti porta fino a un certo punto, poi hai bisogno di ingenti capitali. Capitali che mancarono alla Commodore.

  • # 19
    Giovanni
     scrive: 

    @goldorak
    ma certo!… proprio nel mercato workstation, cioé soluzioni hardware proprietarie (e all’inizio anche software, ma poi passati a unix), è avvenuta la stessa cosa e proprio nello stesso periodo. Di oltre un centinaio di produttori sono sopravvisuti solo SUN (ma soprattutto grazie ai server di rete) e SGI (l’unica a imporsi nel mercato della grafica di altissimo livello). Tutte queste aziende erano nate nei primi anni Ottanta e molte stavano mettendo a punto architetture proprietarie e nuovi microprocessori RISC.
    Le più fortunate (e in gamba per avanzamento tecnologico o magari solo “paraculaggine”) sono state acquisite dai colossi (vedi HP con Apollo e la tecnologia PRISM)… le altre sono fallite o passate ad altri settori prima della metà degli anni Novanta!
    Ma quanti sono stati “i morti” nel settore IT? Quanti i tentativi fallaci anche all’interno dell’apparentemente più protetto mercato degli standard IBM compatibili?

    Alla fine Commodore non è migliore o peggiore di tanti altri ed è ingiusto sparare solo contro chi l’ha gestita… il problema era di natura superiore e, da quel punto di vista, sono stati ancor peggio e ben più subdoli i miseri e ridicoli tentativi fatti da altri (avvoltoi) negli anni seguenti al fallimento.

  • # 20
    Giacomo
     scrive: 

    @ Giovanni
    la “profezia” del direttore del personale della FIAT si è avverata per puro caso.. un uomo nato nel 1800 probabilmente aveva come riferimento i calcolatori a valvole tipo ENIAC come massima esperessione fantascientifica.. detto questo è vero che le aziende italiane hanno sempre sofferto di nanismo economico e di visione imprenditoriale strategica assente, e le pochissime che non ne soffrivano o sono state comprate da attori stranieri o si sono perse comunque per strada (vedi Olivetti).

  • # 21
    Pasquale
     scrive: 

    Caspita, mi avete fatto venire voglia di rispolverare e riaccendere il mio vecchio 500. Che macchina rivoluzionaria per i suoi tempi, sia a livello software sia hardware! E anche se sono d’accordo col fatto che molto è colpa delle logiche di mercato, devo dire che la Commodore ha la grande colpa di essersi seduta sugli allori del totale dominio del mondo consumer a 16 bit, senza una strategia a lungo termine per il suo gioiello…

  • # 22
    Giovanni
     scrive: 

    @Giacomo
    ma infatti… l’obiezione riguardo a Valletta me la sono sollevata da solo. Però, anche se per caso, il problema di Olivetti è stato proprio quello profetizzato: si è spenta gradualmente perché non aveva più nulla di proprietario da sviluppare e difendere… e nemmeno i soldi per poterlo fare. La tecnologia che un tempo possedeva ha dovuto venderla per finanziarsi (prima ENEA e vent’anni dopo hard disk e stampanti) fino al dissanguamento.
    Purtroppo, e la cosa qui diventa drammatica, anche FIAT è costretta in maniera non molto dissimile (vedi molte ottime tecnologie come, tra le ultime, il Common Rail).
    Se ci aggiungiamo l’incompetenza imprenditoriale e la poca lungimiranza: ci aspetta proprio un gran bel futuro!
    Ciao

  • # 23
    Giovanni
     scrive: 

    opss.. ELEA

  • # 24
    The Solutor
     scrive: 

    Comunque le pirlate le fanno più o meno tutti, a volte copiando quelle fatte gia da altri.

    Apple dei bei tempi dopo avere basato il suo successo sulla architettura aperta, si è quasi suicidata blindando i primi mac, IBM dopo avere imposto i PC copiando la scelta di apertura operata da apple sugli Apple II è riuscita a copiarne l’errore (dopo averne visti gli esiti) coi ps2 (tecnicamente 20 anni avanti, commercialmente una idiozia).

    Intel è riuscita a campare 4/5 anni tentando di spiegare al mondo che i P4 erano meglio, quando il giorno dell’uscita un P4 1500 le prendeva non solo da un athlon 1000 ma anche dai PIII 900.

    SOlo che se ti chiami intel o ibm puoi permetterti di farle le pirlate, senza soccombere, se ti chiami AMD pioi permettertelo molto meno. Se sei piu piccolo non puoi più pemettertelo.

    Sinclair (che era un microbo)è andata alla malora dopo avere fatto mezza cosa sbagliata, Commodore era gia moolto piu grossa e ci ha messo di più ma il principio non cambia di molto.

  • # 25
    Alex
     scrive: 

    ok forse avete ragione voi… sbagliare e’ umano…
    (anche se a pensar male ci ho sempre preso!)
    Cmq non ne hanno fatta una buona in un decennio!

    a1000 e’ stata una buona macchina , geniale per molti versi.
    (probabilmente xche nn e’ stata fatta internamente a commodore)
    gli anni successivi a500, a2000, a3000 …
    delle vere patacche! 5 anni per fare dei prodotti senza senso
    e riciclare solo vecchie idee.
    Avessero inserito almeno un controller ide e una porta midi!
    (10 dollari ai tempi in totale) c’han fatto sbavare per avere un hd scsi xche era meglio (meglio si! ma dal prezzo proibitivo) e senza hd niente/poco software serio o da ufficio.
    Poi ovvio che la serie professionale doveva staccare la compatibilita’ e aggiungere supporto a un hardware modulare (avevano in cantina delle ottime thomson a 64 bit con cui giocavano come bimbi).
    nel 92 finalmente a1200 e a4000 finalmente un controller ide ma era il 1992 e ormai era tardi gli altri non solo avevano gli hd ma iniziavano ad avere schede grafiche passabili.
    Dopo poi e’ arrivato win95… e purtroppo non c’e’ stata piu storia per nessuno.

    puo’ essere che, essendo dinosauri, non avessero capito che il loro “oro” non era l’hardware di amiga ma il suo S.O.
    Certo e’ che puo sembrare sospetto che spendessero milioni di dollari in festini,viaggi premio e vaccate simili mentre il reparto R&D non aveva i soldi per comprare degli strumenti di laboratorio…

  • # 26
    Spyto
     scrive: 

    Come mai la Commodore è fallita?
    Dal mio punto di vista dire che la Commodore abbia avuto un Marketing campato in aria..
    Mi ricordo che in quegli anni l’Amiga aveva un OS fantastico rispetto a Win3.1 ma la voce comune era la stessa per tutti, l’Amiga era una macchina per giocare, mentre Win e/o Apple erano macchine per lavorare.
    Ricordiamoci tutti che non esisteva il concetto di Internet che abbiamo oggi e forse cosa importante (per la massa) non esisteva FB ;)

  • # 27
    Nemo
     scrive: 

    Una lettura interessante per chi vuole capire davvero perché commodore è fallita… senza fare ipotesi banali e basate su singole esperienze.

    http://www.cbmitapages.it/storia/amanda.html

  • # 28
    Giovanni
     scrive: 

    Grazie @Nemo, un link sicuramente molto interessante. Modestamente la mia analisi, pur non avendo a disposizione tutto quello spazio, non mi pare così tanto lontana… per esempio (cito dalla parte finale):

    “A riprova dell’importanza della comunicazione tra settore tecnico e quello commerciale, resta la constatazione che le piccole aziende sono piu’ innovative delle grandi. Le ragioni sono da ricercarsi nei fattori di scala e nel tipo di mercato di riferimento.
    Vendere un’innovazione al grande pubblico è piu’ costoso che venderla a pochi.”

    Comunque la pubblicità dell’Amiga aveva preso in considerazione la diversificazione del prodotto (il 500 con la schermata di Ferrari F1 dedicato ai ragazzi e l’architetto con l’A2000). Esisteva fin da subito un Amiga 2000/UX con MMU per utilizzare Unix e parecchie configurazioni “importanti” dello stesso 2000. Come dicevo anche Atari propose ST Mega per utilizzi DTP e disponeva di software e porting notevoli come Timeworks, Calamus, MS-Word, Write…

    Un conto è penetrare nel mercato professionale, ma imporsi “realmente” e con successo, alla metà degli anni Ottanta, sarebbe stato alla portata delle finanze Commodore? Oltre alle incomprensioni tra Managment, Marketing e R&D è necessario fare i conti in tasca e portare a casa la pagnotta se si vuole restare in piedi… cioé vendere evolute macchine da gioco, pur di vendere! Sviluppare una workstation che non si chiamasse Amiga avrebbe significato scontrarsi su un altro mercato meno conosciuto e sicuramente altrettanto concorrenziale dove certe tecnologie erano già utilizzate (c’erano Apple, Apollo, DEC, HP, SUN che già usavano M68000, chipset dedicati, LAN, multiprocessori, Unix e altri potentissimi sistemi operativi proprietari già installati): sarebbe stato un successo strabiliante che avrebbe cambiato la storia dell’azienda portandola al dominio incontrastato???
    Come ho detto, il vantaggio tecnologico Amiga lo ha avuto per poco più di un paio d’anni e difficilmente avrebbe potuto giocare la carta del “grande valore aggiunto” su cui prima Apple aveva costruito il suo successo.

    Il managment ha fatto una deprecabile scelta strategica, con il senno di poi, ma solo nella nostra fantasia di “amighisti” ci è consentito il sogno che le cose sarebbero andate meglio!

    Per il mercato professionale anche Commodore ha dovuto vendere i suoi PC compatibili seppure fosse già presente nel settore ancor prima del C64 e del VIC20 con i PET, ma sempre nella fascia bassa di macchine a basso costo.

    Ciao

  • # 29
    Saverio Russo
     scrive: 

    Puoi provare a scrivere almeno un articolo in cui non ti autociti (idolatri) come “programmatore su Amiga di lunga data”? Meglio lasciare spazio alle argomentazioni senza introdurre gli articoli con le solite auto-proclamazioni come amighista: 1) Non credo tu ne abbia bisogno. 2) Spero tu abbia fatto altro da allora.

    Per il resto, complimenti per gli articoli, a parte il linguaggio a volte un pò troppo forbito (IMHO) per la media dei lettori.

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