di  -  venerdì 21 maggio 2010

Quando parlo di “grande fratello” non mi riferisco alla pratica di ricavare informazioni commerciali dal database di utenti e preferenze contenuti in Facebook, ma del fatto di farlo slealmente e/o al di fuori di una piena ed esplicita disclosure.

Una chiarezza dei rischi connessi all’uso del popolare social network, che investa anche quei milioni di casual users che mettono la propria vita su FB senza nemmeno conoscere la differenza fra un motore di ricerca e un motore a scoppio.

Non si può dire che le retrocessioni della privacy imposte da FB alla sua larga base utenti – illustrate chiaramente in questo mediagramma – siano avvenute in modalità che testimoniassero la volontà del proponente di preservare la privacy.

Cos’altro aspettarsi d’altronde, quando lo stesso fondatore di FB, Mark Zuckerberg, ritiene la privacy un concetto superato – e si adopera perché questa sua idea si trasformi sempre più in pratica.

Tant’è, pare che oltre alle preoccupanti intenzioni espresse e alle ancor più preoccupanti retrocessioni imposte alla privacy di ogni utente Facebook, si sommi anche un po’ di “gioco sporco”: secondo il Wall Street Journal (ripreso da ArsTechnica), Facebook starebbe condividendo (assieme ad altri social come MySpace e Digg) con alcuni inserzionisti, dati utili alla completa profilazione dell’utente.

Mentre alcuni si chiedono se sia troppo tardi per fermare con strumenti normativi una community i cui utenti ormai si contano a centinaia di milioni, mi consola molto poco ricordare che già prima del grande boom di FB, ero piuttosto certo (ovviamente non per primo e non da solo) che le cose sarebbero finite “a schifio”.

10 Commenti »

I commenti inseriti dai lettori di AppuntiDigitali non sono oggetto di moderazione preventiva, ma solo di eventuale filtro antispam. Qualora si ravvisi un contenuto non consono (offensivo o diffamatorio) si prega di contattare l'amministrazione di Appunti Digitali all'indirizzo info@appuntidigitali.it, specificando quale sia il commento in oggetto.

  • # 1
    D
     scrive: 

    Il concetto di privacy comincia innanzitutto dalla persona interessata. Se questa è scema e rilascia sulla rete qualsiasi tipo di dato, c’è poco da fare.
    Posso solo dire che fa bene la finanza a procurarsi i dati di questi imbecilli su facebook per poi andarli a stanare quando evadono le tasse (dichiari 10000 euro all’anno e su facebook ti vanti di aver preso la ferrari e costruito la piscina in giardino ? inchiumato che la metà basta !). Cominci a riportare allegramente nomi di familiari, animali, dati di vario tipo e poi ti stupisci che un “hacker” t’ha bucato la casella di posta (magari girando attraverso la domanda alternativa) ? Ti sta bene, te lo meriti ! Ringrazia solo che non esiste la domanda alternativa al codice sulla carta di credito ! Ti piace pubblicare tue foto in pose discutibili e poi qualcuno le racimola e le spara su pornbook scrivendo che sei disponibile ad incontri clandestini ? Ottimo, te lo meriti !

    La stupidità paga pegno

  • # 2
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Era prevedibile, ed è il motivo per cui non mi sono iscritto a nessun social network…

    Purtroppo ciò non toglie che qualcuno potrebbe riportare informazioni sul mio conto, magari in maniera ingenua.

  • # 3
    Emanuele Rampichini
     scrive: 

    @D
    È compito di chi conosce bene l’argomento informare e proteggere quelli che tu apostrofi come stupidi. Io sono “stupido” in svariati ambiti e mi darebbe fastidio se malintenzionati che operano in quel campo potessero approfittare della mia mancanza sotto lo sguardo indifferente dei colleghi onesti.

    Colgo l’occasione per suggerire a tutti i lettori del blog che utilizzano facebook questo tool utile a configurare al meglio le impostazioni sulla privacy:

    http://www.reclaimprivacy.org/

  • # 4
    Z80Fan
     scrive: 

    Almeno adesso posso far vedere a chi mi diceva che tanto facebook è sicuro, che i dati tuoi li condividi solo con chi decidi te ecc…

  • # 5
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Condivido pienamente la posizione di Emanuele. Approfittarsi dell’altrui sprovvedutezza non è consentito in un paese civile. La legge del più forte o del più scaltro dovrebbe essere contrastata e superata dallo stato di diritto, le cui leggi sono le uniche che non ammettono ignoranza.

  • # 6
    Nat
     scrive: 

    E’ proprio un problema mi mancanza di cultura della privacy a creare queste situazioni.
    Che uno come Mark Zuckerberg ritenga la privacy DEGLI ALTRI come una cosa superata e’ comprensibile, lui ci vive sullo sfruttamento dei dati altrui.
    Quello che e’ veramente inquietante, come dicevo in un altro commento, e’ lo scarsissimo valore dato alla propria privacy e ai propri dati, da parte della maggioranza degli utenti.
    Sono daccordo che e’ importante informare sull’uso che viene fatto dei dati personali da parte di questi social network, ma sarebbe ancora piu’ importante far passare un’idea di valore associato alla privacy.

    Io a volte mi lancio in discussioni con amici che condividono tutto su facebook, spiego che fine fanno i loro dati, ma sembra che la cosa non li turbi minimamente… in quel caso non e’ tanto mancanza di informazione ma assoluto disinteresse per la propria privacy e per i rischi connessi a comportamenti cosi’ ingenui.

  • # 7
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Nat
    Consiglio nuovamente la lettura di “Amusing ourselves to death” di Neil Postman oltre ovviamente al “classico” “Brave new world” di Aldous Huxley. Questi nuovi strumenti non sono che moltiplicatori per la naturale tendenza di molti nostri simili ad una distrazione “esistenziale”. Ci accorgeremo in massa di quello che abbiamo perso su questa strada quando sarà troppo tardi.

  • # 8
    D
     scrive: 

    “È compito di chi conosce bene l’argomento informare e proteggere ”

    Da come ne parli sembra che la gente sia nata tutta ieri. Prima di facebook la privacy non esisteva ? Prima non c’erano modi per violarla ? Era tutto un violare la privacy ed infatti negli anni sono state fatte leggi per cercare di arginare la cosa. Ma se la gente è così idiota da postare volontariamente quei dati, quando succedono le cose non ha proprio niente di cui lamentarsi.
    Un conto è iscriversi su facebook mettendo quei due dati in croce (nome,cognome,città, età e foto), minimi necessari per far che eventuale gente lontana possa riconoscerci e contattarci, un altro è spifferare ogni cosa.
    Quando le iene fanno il solito servizio (tarocco) sugli hacker li compatisco ma su una cosa hanno ragione: se ti iscrivi ad un servizio che ti propone di recuperare la password con una domanda di riserva e la risposta me la piazzi come un pirla nel social network di turno, non vieni dopo a lamentarti se ti leggono le email, se ti rubano l’account su ebay o se peggio compiono truffe e reati spacciandosi per te (senza rischio di sbagliare visto che non devono neanche fare la fatica di fare un collage di dati: gli dai direttamente i tuoi, belli e completi).
    Non molto tempo fa proprio il nostro governo aveva fatto una campagna sociale contro la pubblicazione selvaggia di proprie foto compromettenti specificando chiaramente che una volta messe in circolo non si sarebbe più riusciti a cancellarle: è servito a qualcosa ? Le ragazzine continuano a fotografarsi nude ed a far girare le foto, chi a scuola con gli mms e le più tecnologiche via internet.
    Insomma se l’intelligenza manca non si può prendere la gente e piazzargli una pompa di benzina dove non batte il sole per una bel pieno di fosforo, si lascia che ci pensi il fato a castigarli per bene e se tra questi ci sono anche le forze dell’ordine tanto di guadagnato, con i tempi che corrono, che è vietato fare intercettazioni, perchè si corre il rischio di incrociare il politico di turno andare a trans o dal capo clan di turno…

  • # 9
    mede
     scrive: 

    si ma il problema non sono quegli scemi che postano foto nudi, o dicono espressamente cose che gli si ritorcono contro, o mostrano stupidamente o ingenuamente particolari che poi possono creare un imbarazzo. è chiaro che se scrivi il tuo diario qualcuno che fa una ricerca su di te può arrivare a sapere tantissimo, ma il problema non sono solo gli spifferoni e chi pubblica troppe foto, anche compromenttenti in ogni senso. Il vero problema è che un sito come FB tiene traccia di quando ti connetti, di quado ti sconnetti, tiene traccia delle persone che hai contattato, con chi hai parlato a tale ora, chi conoscevi e quando. conoscono le tue abitudini, che è il dato pià interessante dal punto di vista commerciale. anche google ha queste info solo che almeno da un lato le ha usate per migliorare i risultati e rendere più efficiente il motore, e in generale comunque non era in grado fino a poco fa di risalire ad un nome facilmente.
    in particolare il sistema di relazioni dice tantissimo della persona, insomma anche senza scrivere un diario o pubblicare le foto mentre ti fai la doccia, che comunque sono dati che interessano relativamente agli inserzionisti, penso che il problema nasce più dallo studio delle tue abitudini, e questo può essere fatto dai semplici click, senza bisogno di postare nulla di particolare.
    già il dato di chi sei amico e con chi sei fidanzato e quand’è che ti connetti e se clicchi più facilmente su un paio di tette o un culo, per alcuni queste info raccolte in massa possono essere oro. e facebook non ha a proprio a cuore la riservatezza di questi dati, il che diventa un po’ un problema quando a tutto questo è associata una faccia e un nome vero.

  • # 10
    pol
     scrive: 

    Cosi come si sa che fumare o bere troppo fa male… è ormai risaputo che bisogna fare attenzione a cosa si pubbblica su internet.
    Però c’è ancora chi si fuma 2 pacchetti di sigarette al giorno o chi beve talmente tanto da non ricordare nemmeno dove ha vomitato.
    La società non può essere la babysitter dei singoli. Ognuno deve essere libero di farsi del male. L’unico caso imho in cui la società deve intervenire con la mano pesante è quando un individuo mette in pericolo altri con la sua stupidità. Per fare un esempio: puoi bere fino a scoppiare a casa tua, ma se lo fai prima di guidare devi essere punito; puoi pubblicare i dati della tua carta di credito, ma se pubblichi dati di tuoi conoscenti devi essere punito.

Scrivi un commento!

Aggiungi il commento, oppure trackback dal tuo sito.

I commenti inseriti dai lettori di AppuntiDigitali non sono oggetto di moderazione preventiva, ma solo di eventuale filtro antispam. Qualora si ravvisi un contenuto non consono (offensivo o diffamatorio) si prega di contattare l'amministrazione di Appunti Digitali all'indirizzo info@appuntidigitali.it, specificando quale sia il commento in oggetto.