di  -  martedì 15 gennaio 2008

Barbara PalombelliDa qualche tempo Barbara Palombelli conduce una rubrica denominata Posta@tg5 ogni domenica, all’interno del TG5 delle ore 13:00. La giornalista, insieme ad un ospite ( o più) risponde alle domande di telespettatori, giunte per email, riguardo tematiche personali o sociali (truffe, malasanità, disagio sociale, ecc.).

Un’iniziativa alle volte interessante che sfocia spesso nel Sociale, affrontando veri e propri casi umani e fornendo indirizzi utili e indicazioni.

Peccato che… Peccato che mi è capitato molte volte di vedere quella tal famiglia con il figlio affetto da male incurabile e rarissimo venire giustamente indirizzata dalla prode giornalista verso quello sconosciutissimo centro di cura, quel non famoso professorone o quella mai citata associazione che raccoglie tutte le famiglie colpite dalla stessa piaga. E ho visto la stessa giornalista dire al resto del pubblico “per tutti voi che siete colpiti da questa disgrazia rivolgetevi a…” e fornire un indirizzo email e/o un sito (magari di quelli lunghi lunghi, con tanto di sottodirectory e di file “index.html”).

Dico io, un indirizzo email e/o un sito incomprensibile!!! Non un numero di telefono, di fax, un indirizzo “normale”, ma qualcosa di elettronico e per definizione difficile da rintracciare, quantomeno nel nostro Paese di “Digital Divisi”.

Ora, comprendo che la direzione data ai tempi da Carlo Rossella al TG5 sia quantomeno (non voglio entrare in disquisizioni politiche, non è il luogo adatto e non sono nemmeno tanto buono) da definirsi “snob”. Ma come possono pensare di fare veramente un Servizio Sociale indirizzando delle famiglie che immagino disperate davanti a un video verso un luogo che immagino nel 90% dei casi non sapranno come raggiungere.

Certo, mi si dirà, in tutte le famiglie oramai c’è il ragazzino “smanettone”, qualcuno al quale rivolgersi per potersi connettere, anche solo a 56k.

Vero dico io, ma ritengo comunque il servizio fornito dal TG5 quantomeno incompleto. È vero che si risponde a quesiti posti via e-mail, ma è anche vero che la risposta viene data via TV, ad un pubblico più orizzontale che c’è e che internet quasi sicuramente non ce l’ha.

Se è vero che mi sorprendo quando sento ad esempio le radio “giovani” fornire come riferimenti ormai solo recapiti digitali e quasi più numeri di telefono (e penso che oramai internet sia nel DNA di molti) è profondamente sbagliato fornire risposte del genere a chi vive magari nella disperazione.

Non ci siamo Palombelli. Sii davvero Sociale e impegnati a far portare internet a tutti. Anche solo in una puntatuccia delle tue.

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