di  -  venerdì 19 giugno 2009

Img courtesy of uknet.net

In quella che mi piace definire la multicolore primavera delle piattaforme chiuse, un’epoca in cui la parola “standard” faticava ancora ad entrare nel gergo informatico, numerose aziende ed ancor più numerose piattaforme hardware, si contendevano il mercato, ciascuna con l’ambizione di dominarlo.

Quello che nella stragrande maggioranza delle aziende mancava, oltre alla naturale volontà di avere una fetta di mercato la più ampia possibile, era un management che puntasse dritto al concetto di standard, al fine di togliere l’accento sull’anarchica rincorsa all’innovazione tecnologica nella progettazione hardware – che avveniva per l’appunto a discapito di compatibilità ed interoperabilità – come vettore di vendite.

Per inciso, per un produttore hardware confluire in uno standard avrebbe significato un harakiri: la standardizzazione dell’hardware ha infatti l’effetto “collaterale” (più avanti sarà chiaro il perché di queste virgolette), divenuto chiaro negli anni successivi, di spostare l’innovazione ma soprattutto i guadagni più lauti, sul mercato software. Ne abbiamo parlato spesso durante i nostri venerdì di nostalgia informatica; per chi si fosse perso le puntate precedenti, i motivi sono molto semplici:

– la standardizzazione HW omologa i computer, privandoli di unicità e di distintività (immaginiamo un Amiga con hardware identico all’Atari ST e a quell’dell’Archimedes) ma soprattutto, circoscrivendone la libertà d’innovazione architetturale, li porta fondamentalmente a non poter competere su altro che il prezzo;

– la standardizzazione rende la vita molto più facile a chi sviluppa software poiché gli consegna delle prospettive potenzialmente globali con un solo lavoro di sviluppo;

– un HW standard mette chi produce software nella condizione di avvantaggiarsi dell’allargamento della base installata, conseguenza diretta dell’abbassamento di prezzi – una lotta sanguinosa le cui conseguenze sono interamente a carico dei produttori HW;

– una volta che l’ecosistema SW diventa dominante, l’evoluzione degli standard diventa lenta e difficile, sempre all’insegna della parola d’ordine “retrocompatibilità”.


Non è dunque un caso che, sulla scorta di IBM – divenuta madre dello standard PC almeno in parte contro la sua volontà – sia stata proprio Microsoft, e nella fattispecie Bill Gates, che poco dopo sarebbe divenuto tifoso del Macintosh come standard da cavalcare, a promuovere presso una serie di produttori giapponesi (coinvolti con l’intermediazione della ASCII corporation, che si occupava delle vendite di MS in Giappone), la creazione di uno standard con cui aggredire, oltre a quello interno, il mercato Europeo ed USA, presso i quali le corporation del sol levante stentavano a decollare.

Il progetto che ne discese fu battezzato MSX: un’architettura hardware 8bit basata sullo Z80 di Zilog  ed altri componenti estremamente economici a presiedere i vari sottosistemi, sviluppata con lo scopo di dominare il segmento degli home computer a basso costo.

Fra le fila dei sostenitori di MSX – annunciato alla stampa nel 1983 – troviamo i colossi dell’elettronica giapponese, fra cui Sony, Sanyo, Sharp, Hitachi, Mitsubishi, Panasonic e Toshiba per nominarne solo qualcuno, più Philips, partner per l’aggressione del mercato europeo: insomma una corazzata apparentemente invincibile, che non pochi sudori freddi provocò fra le fila della concorrenza.

Il comparto OS, manco a dirlo, era in carico dell’MSX-DOS di Microsoft. L’architettura MSX ebbe vari step evolutivi MSX2, MSX2+ fino alla versione MSX TurboR del 1995, equipaggiata col decisamente sottopotenziato processore R800 di ASCII, evoluzione retrocompatibile dello Z80, operante a una frequenza di 7,16Mhz.

Dato l’impegno e il peso di molti dei produttori di MSX nel mercato A/V, il progetto MSX prevedeva esplicitamente nelle parole del suo promotore Bill Gates, l’integrazione del computer in apparati televisivi e stereo evoluti, una potenziale killer application che non vide mai la luce.

Malgrado un prezzo di partenza competitivo (dai 200 ai 400 dollari USA al lancio), MSX fu infatti un colossale flop, attribuibile tanto a motivi tecnici quanto alla situazione di mercato. Sul fronte tecnico l’assenza di un’interfaccia per lettori floppy ed alcune inconsistenze progettuali delle prime versioni minarono la credibilità del sistema, che andava d’altro canto incontro a una concorrenza agguerritissima su entrambe le sponde dell’oceano (PC e PCjr di IBM, Commodore, Atari, Sinclair, con cui si scatenò una vera guerra di religione, una Apple già protagonista con l’Apple II e in procinto di lanciare il Macintosh) e a un mercato complessivamente turbolento.

In conseguenza di questo i produttori giapponesi, inizialmente entusiasti supporter della piattaforma, si defilarono uno dopo l’altro, e ripresero a concentrarsi sullo sviluppo di più potenti piattaforme proprietarie come quei capolavori di computer (di cui ci siamo occupati) che sono X68000 e FM-Towns, ma anche mostri incompresi nel campo del gaming come 3DO.

Microsoft dal canto suo, dopo il – provvidenziale diremmo a posteriori – rifiuto di Sculley di aprire la piattaforma Mac, ebbe la strada spianata dallo sviluppo del mercato dei cloni PC, senza neppure doversi impelagare nel mondo hardware. Se l’innovazione abbia guadagnato o meno dalla standardizzazione che seguì, è materia di accese – quanto ormai sterili – speculazioni.

Vi lascio con un video imperdibile dell’epoca, che descrive la nascita di MSX e raccoglie commenti di Sir Clive Sinclair e lo stesso Bill Gates.

16 Commenti »

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  • # 1
    Don Luca
     scrive: 

    …e pensare che proprio su MSX2 nacque Metal Gear Solid…

  • # 2
    superkenny
     scrive: 

    Ed io all’età di 8 anni avevo il mio bel MSX della philips…. quanti giochi in cassetta, quante cassette (tutt’ora in mio possesso!). Quanti bei ricordi! ^_^

  • # 3
    Fabio
     scrive: 

    Anch’io a 6 anni avevo il mio MSX2, dotato di lettore floppy, col quale caricavo i giochi in tempo zero (una bella differenza rispetto a chi andava a fare la merenda mentre la sua console leggeva dalle cassette i dati…)
    Inoltre ho anche imparato i primi rudimenti della programmazione (all’avvio aveva il Basic, non il DOS)

    Certo non ha avuto successo, ma non era sicuramente hw “scadente”.

  • # 4
    blackshard
     scrive: 

    Una volta avevo un tool a riga di comando che, dopo aver registrato le cassette, permetteva di convertirle in file .cas (se non ricordo male) da dare in pasto agli emulatori.
    Il bello è che qualche volta questo giochino funzionava pure!

  • # 5
    LuKu
     scrive: 

    Quanti ricordi…MSX e tonnellate di cassette con inevitabile crsh [per i giochi più belli] alla fine del caricamento.E’ ancora lì anche se è saltato un fusibile all’interno, prima o poi lo riporterò in vita :)

  • # 6
    Giacomo
     scrive: 

    E’ stato un sistema innovativo per l’epoca e avrebbe meritato più successo.

  • # 7
    Marco
     scrive: 

    quanti ricordi da piccino ci giocavo da mio cugino msx1 ricordo ancora mettere la cassetta, digidare run cas invio e crrrrrrrrrrrrrrrr per venti minuti si faceva in tempo a giocare a ping pong a fare merenda ma anche un pranzettino e poi ecco li magie come globulo, mister x, maghi nella foresta…purtroppo ho cercato l’msx in cantina di mio cugino ma è stato gettato via con tutte le cassette!!!eresia e proprio l’altro giorno compare mia zia con un libricino 50 pagine circa “msx-basic” (con dentro bigliettini di appunti per far suonare l’msx

  • # 8
    Sandman
     scrive: 

    io io ce l’ho ancora! è stato il mio primo pc…o meglio lo avevano preso x mio fratello io ero piccolo ma l’ho usato tantissimo specialmente x caricare i giochi da cassetta che il più delle volte si impallava dopo 45minuti di caricamento e bisognava rifare tutto da capo…
    ma che parite ahahah lo schermo a fosfori verdi poi, la programmazione in qbasic!! facevi mille programmi idioti, ma nell’usato varrà qualcosa?

  • # 9
    Minelab
     scrive: 

    Anch’io lo possiedo ancora. Regalo di Natale 1984 quando avevo 6 anni.

  • # 10
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    @Sandman: l’MSX aveva l’MSXBasic, non il QBasic. Quest’ultimo era disponibile solo per il PC. ;)

  • # 11
    Aurelio
     scrive: 

    Io avevo (e ho ancora in soffitta XD) un MSX Toshiba bianco con tasti neri. Bellissimo **!! Secoli per caricare un game con l’incognita :”ma funzionerà?” Niente lettore floppy e una miriade di cassette prese in edicola i leggendari Super MSX e New Programs MSX. L’ho provato qualche anno fa ed era ancora perfettamente funzionante immagino lo sia anche adesso XD.Archeologia informatica uhuhuh

  • # 12
    mykol
     scrive: 

    Il più bel PC che abbia avuto !. L’avevo preso per mio figlio (un MSX1 Toshiba, tutto bianco) poi non riuscivamo a farlo funzionare, così mi lessi il manuale, poi l’MSX-BASIC, poi acquistai il lettore di floppy (leggeva i primi che erano a a singola faccia da 360 KB, ma già di plastica rigida -, poi arrivarono quelli a doppia faccia da 720 KB.- quel parallelepipedo nero, mi pare della Philips) che si collegava allo slot per le espansioni (tramite una apposita cartuccia), Poi arrivò l’MSX2 con lettore floppy da 720 KB integrato, prima un Sony con ben 256 KB di RAM (oltre ai canonici 32 KB di ROM in cui risiedeva l’MSX-BASIC) e di cui alcuni erano riservati alle “variabili di sistema”, meccanismo in cui, ad ogni spazio (indirizzo di memoria) faceva capo una funzione (ad esempio ad un certo indirizzo della “memoria di sistema” c’era una entry” che richiamava una routine che richiamava certa funzione).

    Un pò come il gioco della caccia al tesoro. Questo meccanismo permetteva di avere macchine completamente diverse (come allestimento hardware, quantità di ram e rom aggiuntive, posizione effettiva delle varie routine nella rom, ecc…

    Era sufficiente che tutti i soft, per richiamare una certa funzione, facessero una chiamata alla locazione di memoria appropriata (un pò come nella caccia al tesoro andare a vedere da una parte per sapere dove andare dopo …).

    Il tutto funzionava alla grande, finchè a qualcuno venne in mente di iniziare a fare il furbo, come la Sony che sul suo MSX2 con 256 KB di ram aveva caricava da floppy un sistema operativo ed una suite di programmi (il predecessore versione di “OFFICE”), costituita da un WP, un DataBase, un foglio elettronico, ecc… il tutto inserito in un’unica interfaccia grafica grafica (mi pare si chiamasse “EASE” quello della Philips (128 KB !) e “HYBRID” (256 KB !) quello della Sony, che rappresentarono i primi “soft integrati della storia” (precursori appunto di office).

    Semplice riflessione: se allora con 128 KB e con un processore a 3,58 Hertz si faceva ciò che ora si fa con 1 o più GB di ram (in forma più ridotta ma si faceva …) non pensate che qualcosa sia andato storto nello sviluppo dell’informatica ?

    Erano in tempi in cui i PC non avevano ancora istruzioni gafiche, ecc…, l’MSX-BASIC aveva già un potente set di comandi grafici …

  • # 13
    mykol
     scrive: 

    continuo …

    All’MSX2 seguì l’MSX2+ che era dotato di un processore grafico più potente. Ricordo un paio di Philips (uno multimediale, cioè dotato di scheda digitalizzatrice, ingresso d’antenna per vedere la TV sul monitor, di “SUPERIMPOSE”, cioè un dispositivo hardware che consentiva di “switchare” o “miscelare” con variazione continua, spostando un apposito cursaore, l’immagine che compariva sul monitor.
    Ricordo che in quel modo, usavo il word processor vedendomi in sottofondo la partita sullo stesso monitor !

    Poi seguì l’MSX TURBO R, più potente, ma ormai i vari produttori stavano abbandonando lo standard in quanto il mercato era stato impostato in modo errato, cioè gli MSX erano venduti come se fossero televisori dagli stessi negozi, ed i negozianti, ad ogni richiesta di spiegazione facevano scena muta …

    Di software, oltre quel poco a corredo delle macchine vendute (appunto EASY, HYBRID, ecc…) ce n’era pochissimo …

    Si trovavano solo giochi, quasi tutti su “cartuccia” da infilare nello slot di espansione (la maggior parte della Konami, poi “piratati” e messi su floppy).

    Programmi si trovavano solo su riviste specializzate sotto forma di “listati” da battere oppure di giochi su cassetta da caricare da un registratore audio.

    Voglio ricordare uno straordinario utente MSX che ebbi l’occasione di conoscere. Era uno studente di prima superiore (di un Istituto Tecnico di Mondovì, in provincia di Cuneo che abitava a Carrù).

    Un giorno comprai una rivista che pubblicava programmi (e listati) per i vari “Home computer” tra cui l’MSX.

    Il programma del mese era un soft che simulava in tutto e per tutto (faceva le stesse cose) di un (allora) famoso soft per PC (di cui non ricordo il nome) che serviva a fare disegni, banner pubblicitari, striscioni, ecc…

    L’autore era quel ragazzo che frequentava la prima superiore in una scuola che aveva quel programma su PC.
    Lui, armatosi di santa pazienza, di un editor di testo e di un assembler, si rifece lo stesso programma perfettamente funzionante e che usava fino all’ultimissimo byte di memoria del suo MSX (aveva anche utilizzato parte dell’area prevista per le “variabili di sistema” ma dedicata a periferiche che lui non aveva e quindi non usava …

    Mi pare si chiamasse (penso che si possa dire …) Aldo Ghigliano …

    Bei tempi … lo spirito “pionieristico” che “trasudava” dagli armeggi attorno all’MSX (quando gli altri già usavano i primi PC, amiga, Atari, macchine più potenti …) mi è rimasto, non per nulla ora sto postando da un vecchio Athlon 2000+ con S.O. Mandriva Linux !

    Dimenticavo: l’MSX ebbe ancora un seguito, ad opera di gruppi di appassionati e programmatori (sopratutto in Olanda) che (probabilmente) misero le mani su progetti della Philips e realizzarono molti dispositivi hardware, Interfaccie, digitalizzatori, schede video e grafiche più potenti … ecc..

    Un giorno, un amico mi disse di aver letto che a Milano avevano espanso un MSX in modo da portarne la RAM da 120 KB ad 1 MGB.

    Mi misi in contatto, telefonai, presi appuntamento e mi trovai al cospetto di due ragazzini di 16 anni che, seppi poi, andavano in Olanda a procurarsi il necessario e costruivano le espansioni, altro hardware, facevano modifiche, ecc…
    Ho ancora un Philips multimediale con 1 MB di RAM !

    Tempi eroici dell’informatica !

    qualche link

    http://www.msx.ch/sunformsx/

    http://www.msx.ch/sunformsx/

    http://it.wikipedia.org/wiki/Standard_MSX

  • # 14
    MSN Companion: netbook e cloud computing ante litteram - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] posteri Web Companion sarà dunque ricordato più per aver rappresentato, dopo il flop di MSX, una nuova sortita del colosso di Redmond nel mondo hardware. C’è chi pensa che – con buona […]

  • # 15
    Ha senso per Microsoft entrare nel mondo hardware PC? - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] di mercato (il successo di Windows era ancora molto distante), supportava alacremente il suo progetto MSX (1983), una piattaforma hardware chiusa a 8 bit pensata per dominare il mercato degli home […]

  • # 16
    Giorgio
     scrive: 

    Ciao a tutti, io ho un Philips 8280 che fa le bizze, è stato fermo per tanti anni (l’ho acquistato nel 1989).. l’ho riacceso e con sorpresa non carica più i programmi e la tastiera fa le bizze… penso che dovrò reinstallare il dos e non l’ho trovo oppure la batteria incoporata e scarica.. non so se qualcuno mi sapesse dire qualcosa e dove posso trovare i dischetti per reinstallare il DOS sarei grato grato….
    complimenti per il sito e grazie in anticipo
    Giorgio

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