di  -  giovedì 11 giugno 2009

Photo credit lcdloveUno studio dell’università di Harvard, condotto su 300.000 utenti, conclude che il 90% dei contenuti sviluppati da Twitter proviene dal 10% degli utenti, laddove una media per i restanti social network vede i top 10% users produrre non più del 30% del contenuto totale.

Sempre dalla stessa ricerca emerge che più della metà degli utenti, aggiorna il profilo una volta ogni 74 giorni mentre la maggioranza degli utenti usa Twitter una sola volta.

L’analisi di Harvard tratteggia un Twitter più individuale che “social” ed è in questo senso significativo che il suo pattern di utilizzo somigli più a quello di Wikipedia (dove il 15% degli editors sviluppa il 90% dei contenuti) che non quello di Facebook.

“Questo implica che Twitter somiglia più a un sistema di comunicazione unidirezionale, uno a molti, che ad una rete di comunicazione bidirezionale, peer to peer” concludono i ricercatori.

Se Wikipedia – che non ha molto in comune con Twitter – si pone perlomeno in teoria l’obiettivo della neutralità, della validazione delle fonti e della ricerca della “verità”, Twitter è strutturalmente inadeguato a contenere informazione di qualità e finisce per essere perlopiù un contenitore di futilità.

La stessa informazione di valore è persa in una nuvola di contenuti, dove il rapporto rumore/segnale è altissimo, e il rumore è costituito per l’appunto dai vaneggiamenti autoreferenziali ed autocelebrativi di persone che non possono resistere dal farci sapere cosa stanno mangiando o da che parte del letto sono scesi stamattina.

Tornano alla mente le parole di Andrew Keen sulla logica della “grande seduzione” del quarto d’ora di celebrità e in generale, sul fatto che anche oggi che gli spazi di espressione individuale sono divenuti macroscopici, il talento, la cultura e la genialità rimangono una risorsa scarsa. Senz’altro molto più scarsa di quel 10% di Twitters che intasano la rete di dettagli irrilevanti sulla loro vita quotidiana.

A complemento dei dati emersi da questa ricerca, sarebbe interessante verificare la distribuzione dei followers, ma temo che, come già nel rapporto utenti/contenuti, la venerata long tail debba cedere il passo a una versione ancora più restrittiva del principio di Pareto.

10 Commenti »

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  • # 1
    Naito
     scrive: 

    Mah, io credo che l’uso di Twitter sia diverso da utente a utente. Per fare un esempio, c’è chi lo usa per linkare gli articoli dei propri o di altri blog, c’è chi lo usa per informare gli altri sulle attività che sta portando avanti la sua organizzazione, come chi linka notizie e le commenta. O comunque c’è chi parla di se stesso. In ogni caso, è decisamente più “sandbox” rispetto a un Facebook o altri social network dove, bene o male, sei costretto a essere tu il protagonista. In Twitter invece sei il mezzo attraverso cui passano le idee.

  • # 2
    Twitter non è poi tanto social - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] seguito di questo articolo:  Twitter non è poi tanto social – Appunti Digitali Articoli correlati: La Twitter mania dilaga negli USA – Appunti […]

  • # 3
    xna
     scrive: 

    basta con questi articoli su twitter
    -.-‘

  • # 4
    Mister24
     scrive: 

    Io faccio parte di quelli che si sono registrati e l’ha usato una volta. Non ne capisco l’utilità, se voglio seguire un blog come questo uso gli rss e di leggere cosa fanno gli altri in quel momento non mi interessa.

  • # 5
    david
     scrive: 

    quoto naito…
    twitter è in effetti meno social…facebook è il postribolo di internet…gente che aggiunge a caso o per il nick usato o per la foto ecc
    Con twitter segui una persona per le sue idee o per quello che dice…non per come è
    Si cmq ammetto che twitter sia di difficile interpretazione… :)

  • # 6
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ xna
    Farei volentieri a meno di parlarne, credimi. Il fatto è che avendo vissuto la prima bolla e sentendo parlare di svariati miliardi di dollari rispetto ai social network che allo stato attuale delle cose campano coi soldi dei venture capitalist e non si pagano neppure le bollette, sento il bisogno perlomeno di dissociarmi da questa euforia.

  • # 7
    Phabio76
     scrive: 

    Questa volta faccio un esempio pratico perchè la teoria a volte sembra esistere solo per dimostrare di saperla lunga…
    Io che ho un interesse di nicchia come può essere il ciclismo, l’ultimo giro d’italia l’ho seguito affiancando Twitter ai media tradizionali. Parecchi ciclisti professionisti del gruppo e addetti ai lavori lo usano, (Armstrong ha superato il milione di followers), ebbene, grazie a Twitter ho goduto di un flusso di retroscena e curiosità impagabili.
    Quindi, i tanti dettagli che possono essere inutili per qualcuno, focalizzati su un evento possono fornire spunti interessanti.
    La comunicazione è effettivamente avvenuta (tranne rari casi) in senso unidirezionale e il flusso di contributi non necessariamente costituisce un’informazione, ma opportunamente filtrato, ribadisco che può avere la sua utilità.

  • # 8
    banryu79
     scrive: 

    Non è la tecnologia a essere buona o cattiva, ma siamo noi che scegliamo come usarla.

    Usufruire di un servizio internet che consenta di leggere e scrivere notizie o informazioni generate da una persona, implica che quella persona ha scelto di investire X tempo della sua vita per produrre/consumare quell’informazione.

    Tecnologie tipo Facebook, Twitter, blog, forum e quant’altro sia connotabile come “social network” sono, secondo me, comunque interessanti se le si osserva come specchi delle nostre proiezioni.

    La tecnologia web consente per la prima volta alle persone di avere a disposizione una superficie di riflesso delle proiezioni completamente virtuale; i ritmi frenetici delle società del terziario avanzato richiedono innovazioni sempre più spinte in nome della facile fruizione e rapido accesso a un servizio: fretta è la parola d’ordine.

    Solo che influenzate dalla fretta, le persone assumono certe abitudini e prospettive piuttosto che altre.
    Uno scambio significativo di contenuto informativo tra due persone, a qualsiasi titolo, ad esempio, è compatibile solo fino a un certo punto con la percezione del tempo dominato dalla fretta.

    C’è poi l’aspetto motivazionale, l’intenzione che sta dietro l’azione della singola persona nel momento in cui sceglie di fruire di questi servizi, che fa la grossa differenza; ma è sempre il singolo che decide.

    Forse Twitter non sarà tanto “social” o forse semplicemente il rapporto tra produttori/consumatori è sbilanciato, come è sbilanciato il rapporto tra bassa qualità/alta qualità dell’informazione, ma ciò non impedisce all’utente “smart” di filtrare i contenuti.

  • # 9
    Twitter sbarca su C64 - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] legge questo blog sa che sono tutto il contrario di un estimatore di Twitter e che lo ritengo un medium strutturalmente inidoneo a contenere […]

  • # 10
    Twitter: followers in vendita a 6 centesimi l’uno - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] a Twitter un numero di utenti pari a 5 milioni (e non poniamoci per ora il problema degli utenti attivi), con una banale moltiplicazione arriviamo a un valore totale di € 300.000 per aggiungere […]

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