di  -  venerdì 10 aprile 2009

Image courtesy of the Palo Alto Research CenterOgni nostalgico informatico che si rispetti, dovrebbe essere a conoscenza del fatto che, fra le tappe che hanno trasformato il computer in “personal”, gioca un ruolo cruciale la GUI, un software che consente all’utente di operare su computer non più tramite immissione di comandi testuali, ma attraverso l’interazione con oggetti resi graficamente.

Un’interazione questa, di gran lunga più intuitiva di quella che avviene tramite linea di comando; capace per questo di estendere i confini del mondo informatico al di là delle ristrette cerchie di barbuti sciamani, fino a raggiungere un pubblico sempre meno qualificato, sempre meno orientato allo strumento e sempre più orientato alla soddisfazione di un bisogno pratico attraverso il computer.

Con il pensiero rivolto alla sciagura abruzzese, ma il cuore indomito, in questa nuova puntata della rubrica settimanale dedicata all'”antico testamento” della storia informatica, ci occuperemo di un computer che rappresenta l’emblema della rivoluzione della GUI: il leggendario Xerox Alto.

Concepito nello Xerox PARC di Palo Alto nel 1973, precede di un decennio circa – che nel mondo informatico equivale a un secolo – qualunque sistema commerciale dotato di funzionalità lontanamente analoghe. Vale la pena di ricordare che nel 1973, mentre la maggior parte degli smanettoni era ancora in fase pre-alpha e Pong era la novità tecnologica del momento, questo sistema utilizzava un’interfaccia grafica con funzionalità WYSIWYG, abbinata ad una delle prime implementazioni pratiche del mouse di Engelbart/English.

Come nota in modo troppo deterministico ma certamente efficace Robert X Cringely, senza lo Xerox Alto oggi non ci sarebbe Macintosh né Windows, eppure nessun personal computer in commercio reca il marchio Xerox.

Il motivo di questo imprevedibile esito lo spiega con poche parole, ma pesanti come il piombo, lo stesso Jobs: “[alla Xerox] sono riusciti a trasformare la più gloriosa delle vittorie in una sconfitta […] oggi potrebbero essere dieci volte più grandi di quello che sono, potrebbero essere la IBM, potrebbero essere la Microsoft dell’industria.” Non prima di aver dichiarato circa se stesso: “non sono il tipo a cui interessa avere ragione; a me interessa avere successo”.

Bando all’idealismo, bando all’innovazione fine a se stessa: Steve Jobs non immaginava nemmeno cosa gli sarebbe stato mostrato in quel famoso tour guidato a cui fu invitato dalla stessa Xerox, eppure riuscì ad estrarne la vera ragion d’essere di un’azienda che oggi vale circa 30 Xerox. Un certo Bill Gates fece ancora meglio: dalla sola vendita di un software centrato sul concetto di GUI, rafforzò le fondamenta di un’azienda che oggi vale quasi due Apple.

Per chi ancora rincorresse le grandi idee in campo informatico, questo esempio serve a capire che in un’industria in cui il “not invented here” è elevato a religione, i premi più ricchi sono riservati a chi brilla non nella creatività ma nella capacità di esecuzione.

Questa breve digressione dimostra al di là di ogni dubbio, che il confinamento dell’Alto al ruolo di punto di partenza per l’altrui business, fu dovuto all’incompetenza del management aziendale che, con un’attitudine che travalica i limiti del concetto di condivisione amatoriale – molto popolare in una Silicon Valley non ancora ingabbiata nello schema dei brevetti – per invadere prepotentemente quello dell’idiozia, si prese per l’appunto il lusso di invitare l’intero staff Apple a copiare i risultati del duro lavoro del suo reparto R&D… Meglio passare ad altro.

Dal punto di vista tecnico, lo Xerox Alto era basato su una CPU proprietaria e disponeva di 128KB di memoria RAM, oltre a un hard disk rimovibile formato”pizza box” da 2,5MB di capacità. Un’altra novità assoluta era l’adattatore Ethernet, tramite il quale Alto era in grado di comunicare con altri computer. Caratteristica peculiare e del tutto inedita del sistema, era per l’appunto l’uso di grafica raster per l’output: un’altra innovazione cui Apple ha attinto a piene mani.

Fra le periferiche vale la pena di ricordare il mouse a tre tasti e il monitor in formato “portrait” capace di visualizzare un foglio A4 sfruttanto il 100% della sua area visuale.

Dal punto di vista software, Alto era equipaggiato con uno dei primi client email, un editor di documenti WYSIWYG ed alcuni dei primi giochi multiplayer, fra cui lo straordinario Maze War che potete vedere qui sotto.

Sul mercato, Alto non nasceva per rappresentare altro che un esercizio di stile: la sua diffusione fu molto limitata e non ebbe alcuno sbocco commerciale. I modelli che gli succedettero (Star su tutti), tentarono, con scarsa convinzione e prezzi elevatissimi, di portare sul mercato le innovazioni di Alto. Le fotocopiatrici di Cupertino, tuttavia, erano già a pieno regime…

38 Commenti »

I commenti inseriti dai lettori di AppuntiDigitali non sono oggetto di moderazione preventiva, ma solo di eventuale filtro antispam. Qualora si ravvisi un contenuto non consono (offensivo o diffamatorio) si prega di contattare l'amministrazione di Appunti Digitali all'indirizzo info@appuntidigitali.it, specificando quale sia il commento in oggetto.

  • # 1
    Marco
     scrive: 

    Bell’articolo! (come sempre ;-)
    A complemento di ciò che hai detto su Jobs vorrei aggiungere, appreso da “Apple Confidential” di Owen Linzmayer, che fu Jef Raskin ad insistere per una visita allo Xerox PARC: Jobs però non ne voleva sapere e non aveva una grande considerazione di Raskin. Raskin per questo dovette far convincere Jobs da un collega meglio stimato da Steve (ora non ricordo bene ma mi sembra Bill Atkinson). Non so se ci sia stato un invito formale o cos’altro, ma per la visita fu siglato un accordo che comportava la vendita a Xerox di 1 milione di azioni Apple (ambitissime in quel frangente).

  • # 2
    Gas
     scrive: 

    Non avevo mai sentito parlare di questa macchina: visionaria l’idea di monitor portrait, e credo anche che questo sia anche il primo esempio di multiplayer (anche se potrei sbagliarmi)!
    Proprio vero che avere le idee giuste (e realizzarle) non sempre porta i risultati sperati !

  • # 3
    D
     scrive: 

    L’idiozia del management della xerox è stato qualcosa di assoluto, ma possibile ? Cioè è assurdo, indicibile e questo a prescindere da tutte le considerazioni che si possono fare sui brevetti e lo scambio di conoscenza (notevole come apple abbia mosso guerra a DRI quando questa ha creato GEM).
    Non sarà che qualche capo grosso di xerox aveva qualche vizietto particolare che i due volponi Jobs e Gates conoscevano bene ed hanno potuto ricattarlo andando a fare i turisti ?
    Va bene che si dice che alla stupidità non c’è mai fine, ma vederlo nella pratica lascia senza parole…

  • # 4
    anonimo volontario
     scrive: 

    – protocollo e interfaccia ethernet.
    – tecnologia di stampa laser.
    – Primo studio per applicazioni commerciali degli LCD.
    – Prime applicazioni di microcode inseribili dall’utente.
    – la tecnologia RPC.
    Queste sono alcune delle tecnologie sviluppate dal PARC Xerox.
    Proprio degli “Stupidi” peccato che il PARC Xerox fosse per stessa ammissione dei manager di allora un “incubatore” di nuove idee per migliorare l’industria americana.
    Riporto una frase di Engelbart l’ideatore del mouse; “Dobbiamo creare un ambiente evolutivo nel quale i paesi e le istituzioni possano crescere; in questo modo potremo risolvere i problemi a mano a mano che si presentano, unire attorno all’idea di come l’intelligenza collettiva possa trovare le soluzioni ai problemi del pianeta. Mettere insieme!”
    Avessero Jobs e Bill Gates questi pensieri…. Chissà come saremmo adesso, probabilmente ancora al 486.

  • # 5
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ anonimo
    Nemmeno i dipendenti della xerox erano della tua idea. Xerox ci provò eccome a mettere sul mercato quelle innovazioni, ma non credette mai al mercato dei personal e preferì continuare a spingere sulle copiatrici.

    Qui un video piuttosto esplicativo:
    http://www.youtube.com/watch?v=keSTN51PWoE

  • # 6
    pabloski
     scrive: 

    l’idiozia di Xerox? e vogliamo parlare dell’idiozia di HP quandò rifiutò quello che sarebbe poi diventato l’Apple I?

    comunque tutto questo dimostra che ha ragione Stallman quando critica aspramente i “fessacchiotti” dell’IT, le licenze MIT e quelle BSD

    troppa gente ha fatto stramiliardi sul sudore e la fatica di altri, che oggi non vengono nemmeno menzionati

    però ad onor del vero c’è da dire che Apple pagò per i diritti su quella tecnologia e assunse gli ingegneri che l’avevano creata, MS invece scopiazzò di sana pianta la tecnologia del Mac e infatti furono in causa con Apple per anni

    ma all’epoca i brevetti su tali innovazioni non esistevano e quindi Bill la fece franca

    meditate gente!

  • # 7
    J.R.
     scrive: 

    Bello l’articolo, ma io ero al corrente del fatto che Apple pagò alla Xerox 10 milioni di US$ in azioni, che i tecnici dell’R&D di Xerox furono assunti da Apple e che, alla fine, anche Xerox ci guadagnò con l’aumentare del valore delle proprie azioni.

    Non mi sembra “fotocopiare”, ma magari sbaglio.

    Ciao.

  • # 8
    J.R.
     scrive: 

    Bello l’articolo, ma io ero al corrente del fatto che Apple pagò alla Xerox 10 milioni di US$ in azioni, che i tecnici dell’R&D di Xerox furono assunti da Apple e che, alla fine, anche Xerox ci guadagnò con l’aumentare del valore delle proprie azioni.

    Non mi sembra “fotocopiare”, ma magari sbaglio.

    JR

  • # 9
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Puoi passarmi la fonte di questo dato? Io conoscevo un’altra versione, quella riportata nel primo commento.
    Per quel che riguarda l’assunzione degli ingegneri, non mi sembra inquadrabile nell’ottica di un compenso sottrarre a un’azienda risorse umane…

  • # 10
    j
     scrive: 

    ha ragione Stallman quando critica aspramente i “fessacchiotti” dell’IT, le licenze MIT e quelle BSD

    c’è solo un piccolo dettaglio che si trascura, le due licenze sono frutto di scelte diverse e filosofie diverse – non si può pensare di porle sullo stesso piano, nè tantomeno di definire chi ne sceglie una “fessacchiotto”, come se quello che accade del suo codice possa essere solo conseguenza imprevista e infausta di una scelta avventata
    scelta che si giudicherebbe da fuori, senza le basi per farlo ma con pregiudizio…

    la licenza GPL serve a garantire la libertà del codice limitando quella di chi cerchi di riutilizzarlo (industria in primis – e serve a dare un qualche potere ai programmatori nella lotta ( o nella collaborazione forzata) con l’ industria informatica (abbastanza forte da non avere bisogno del codice e degli algoritmi ivi contenuti, ma dalla quale comunque proteggerli)

    la licenza BSD tenta proprio di incentivare proprio il riuso più ampio e libero possibile del codice da parte del settore IT nel suo complesso
    il SW fornito sotto BSD era, soprattutto inizialmente, SW prodotto dalla ricerca in ambito accademico, quindi SW il cui di sviluppo era già coperto dalle tasse, rette, finanziamenti versati alle università e ai centri di ricerca, e composto da codice di qualità costituente il risultato concreto di ciò che la ricerca portava avanti nei laboratori
    risultato di cui tutti, avrebbero avuto il diritto di beneficiare, comprese le aziende per i propri prodotti, anzi, qualora l’ industria avesse adottato quel codice (spesso esplicitamente distribuito come implementazione di riferimento di un algoritmo o di un protocollo..) nelle proprie soluzioni (prodotti per un pubblico pagante, che vuole che le cose funzionino) questo ne sancirebbe la qualità attestandone ulteriormente l’ idoneità all’ utilizzo “on the field”
    chi produce SW con licenza BSD si aspetta, anzi sotto sotto spera che il suo codice finisca in qualche prodotto industriale – è uno stupido? non è dato saperlo con certezza, ma è più probabile che semplicemente non veda l’ industria come un “nemico” con cui mettersi a lottare allo stesso livello…

    stallman può aver prodotto qualcosa di valido, ma il suo trascurare (per ignoranza o per calcolo) quanto sopra, denigrare chi ha prodotto e produce SW sotto licenza diversa dalla GPL per tirare acqua al proprio mulino e adepti alla propria causa, e continuare a far passare per “stupido” o “fesso” chi per motivazioni o convinzioni diverse dalle sue non lo segue, squalifica alquanto lui e chi lo appoggia in questo…

  • # 11
    RunAway
     scrive: 

    Bell’articolo, anche se il titolo è forse un po fazioso, ma vabbè.
    In ogni caso Apple acquistò regolarmente l’utilizzo della gui da xerox in cambio di 10 milioni di dollari in azioni (è già stato ricordato).
    Successivamente la Apple, principalmente con i contributi di Jeff Raskin e dello stesso Jobs, manipolarono parecchio l’interfaccia introducendo anche concetti nuovi come i menu a tendina.
    Contestualmente fecero studi accurati sull’usabilità dell’interfaccia stessa testandola con persone che non l’avevano mai vista.
    Un aneddoto su questi studi è sulla nascita del pulsante “Ok” (potete trovarlo assieme a molti altri su (www.folklore.org ): in pratica originariamente il pulsante di conferma era chiamato “Do It”, ma a causa dello schermo e dei font usati appariva più come la parola Dolt, ottuso/stupido, e la gente rimaneva perplessa e un po arrabbiata. Così infine decisero di rimpiazzarlo con un semplice Ok (all’inizio se non erro pensavano fosse troppo formale).

    Questo per dire che non hanno semplicemente copiato, anzi…
    Semmai chi ha copiato spudoratamente, e che continua a farlo, è lo zio bill che cambiò solo una manciata di dettagli come la posizione delle icone sul desktop: a sinistra invece che a destra…

  • # 12
    RunAway
     scrive: 

    INformale pardon

  • # 13
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Zio Bill pagò anche lui Apple per implementare l’interfaccia grafica di Windows.

    Finiamola con la storia del “chi ha copiato”, perché nessuno dei colossi informatici ne esce pulito, a parte Xerox.

    Quanto a Stallman, è assolutamente incommentabile. Che si tenga pure la sua licenza liberticida, e lasci agli altri licenze come la BSD che sono le vere licenze libere, degne eredi di quel genuino public domain che imperava quando ancora non esisteva quell’abominio della GPL.

  • # 14
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Non mi pare di aver usato un titolo fazioso, anzi, credo che questa sia una delle migliori chiavi di lettura dello sviluppo informatico nell’epoca di transizione fra il regime amatoriale a quello professionale, e rimanga anche oggi un severo monito per tante startup piene di fantasia e incapaci di managerialità e gestione economica.

    Al di là delle diatribe su questa o quella licenza, la cosa davvero ridicola in questi anni, è che gli stessi che hanno attinto a piene mani dalle idee altrui, sono poi passati ad essere accesi supporter della brevettabilità del software, autentico abominio capace di bloccare l’innovazione e paralizzare lo status quo del mercato a vantaggio di chi già ne detiene ricche fette (e non parlo solo di MS) e/o non ha voglia di competere.

  • # 15
    RunAway
     scrive: 

    Se anche gates avesse pagato apple non sarebbero finiti in tribunale all’uscita di windows.
    Peccato però che Apple perse la causa :(

  • # 16
    Pio Alt
     scrive: 

    Parafrasare la frase di jobs “Le fotocopiatrici di Cupertino, tuttavia, erano già a pieno regime…” proprio per rivolgerla contro apple, senza citare il pagamento di quelle idee, che cambia la parola “copiare” in “comprare” non è corretto… :)

    Certo se invece di copiare fosse scritto comprare, tutto il post crollerebbe… :)

    Ma non mi lamento :) perchè penso che copiare sia utile, soprattutto perchè saper copiare bene è cosa di pochi, la dimostrazione sta nella differenza tra Mac OS 7 (e 8) e win 95, per chi l’ha conosciuta.

    Tutto il concetto del free e open source si basa sul concetto di copiare ma non avrebbe portato a nulla se non fosse stato integrato da “rielaborare” prendendo il meglio di quello che c’è e migliorandolo ulteriormente e integrandolo.

    Copiare nel senso di partire da quello che già altri hanno scoperto o inventato per scoprire o inventare poi qualcos’altro è alla base della civiltà occidentale, della conoscenza, della scienza… non serve specificare :)

    Se poi c’è chi vuole copiare pedissequamente per non pagare il costo di qualcosa inventato da altri… per questo c’è il diritto d’autore e i brevetti, che tutelano chi ci ha lavorato su e rientrano nel concetto di conoscenza perchè hanno un termine temporale, cioè permettono a tutti di usare domani quello che oggi può essere usato solo da chi lo ha inventato.

  • # 17
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    @Alessio Di Domizio: al momento non c’è altro mezzo per tutelare il lavoro di ricerca e sviluppo. Quando ci saranno strumenti come il TCPA, posto che permettano la blindatura del codice (in modo da non renderlo ispezionabile), per me si potranno tranquillamente abolire i brevetti.

    @RunAway: MS aveva già pagato Apple per sfruttare alcune API / concetti della GUI, ma Apple la trascinò in tribunale perché secondo lei ne aveva usate altre non previste dall’accordo.

    Il giudice diede torto a Apple, perché non fu accertata alcuna violazione, per cui non capisco il senso del tuo “peccato”: si deve pagare per le violazioni commesse, non per quelle presunte o per antipatia.

    Tra l’altro nella causa Lotus vs Borland un giudice stabilì che copiare il look & feel di un’applicazione non è reato, in quanto opera non tutelabile in qualità di proprietà intellettuale.

    In soldoni, copiare il codice è reato, riprodurne il funzionamento di un’applicazione con codice diverso non lo è.

    Vedi, ad esempio, KingOffice, che è un copia spudorata di Office, realizzata da un’azienda cinese, e per la quale MS non ha e non può avere nulla da dire.

  • # 18
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Non riesco a trovare fonti attendibili circa il pagamento diretto corrisposto da Apple a Xerox per la visita. Al contrario mi pare che lo staff RD Xerox fosse molto contrario alla visita di Jobs e alla seguente visita di tutto lo staff Apple, per motivi piuttosto evidenti.

    D’altronde la stessa frase di Jobs secondo cui Xerox ha trasformato una vittoria in una disfatta dà una spiegazione chiara, lato Apple, delle dinamiche di quell’incontro.

    Detto questo, non voglio essere trascinato nel campo dei giudizi di valore perché, entro certi limiti, gli affari sono guerra e non seguono regole se non quelle della protezione degli interessi degli utenti e degli investitori.

  • # 19
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Cesare
    Attualmente la brevettabilità del software non vale in Europa eppure vi operano tutti i più grandi produttori internazionali. Il software è infatti sotto la tutela del copyright, il brevetto estende oltre il codice la tutela, alla funzione, con l’effetto pratico di paralizzare la concorrenza.

  • # 20
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Ciò non toglie che il frutto delle mie ricerche è liberamente scopiazzabile da chiunque, senza i brevetti sul software e meccanismi di protezione che auspico.

    Per essere chiari, mettiamo che abbia speso anni per trovare una trasformata in grado di ottenere risultati migliori delle wavelet utilizzate nel JPEG2000.
    Se commercializzo in Europa un’applicazione che ne fa uso, un’altra azienda può vedere come funziona e riprodurre lo stesso algoritmo, anche se con codice suo.
    In questo modo io ho buttato tempo e denaro per fornire su un piatto d’argento a un concorrente il risultato delle mie ricerche, e ciò non mi sembra affatto giusto.

    Questo lo dico pur avendo firmato per la non introduzione dei brevetti software in Europa, per non far propagare anche da noi le storture del sistema americano che hanno del tutto snaturato lo spirito col quale sono nati i brevetti.

  • # 21
    lakar
     scrive: 

    Articolo interessante anche se non capisco come si possa parlare di titolo fazioso. Purtroppo quando non si parla bene di Apple si sa che i suoi fan si agitano un po’ troppo! :-)

    @Pabloski e RunAway
    Come già detto da Cesare Di Mauro, MS pagò per sfruttare i concetti della gui e perciò Apple perse poi la causa.
    http://en.wikipedia.org/wiki/Apple_Computer,_Inc._v._Microsoft_Corp.
    La storia che Apple pagò Xerox per la gui non la conosco. Quello che è sicuro è che Xerox fece causa ad Apple per la gui ma il tutto finì poi in prescrizione.

    @Pio Alt
    Il “comprare” non esclude il “copiare”. Anche pagando si tratta sempre di copia (nel senso di prendere spunto). E sia Apple che MS hanno copiato le idee di Xerox.

  • # 22
    markit
     scrive: 

    @cesare di mauro
    Vuoi brevettare la trasformata migliorata? Vuoi brevettare la matematica quindi? Tutti bravi ad inneggiare ai brevetti come se dovessero partire solo da quello che fanno loro (preziosissimo!) usando tutto quanto fatto prima, ma libero da brevetti. Complimentoni!
    Trovati pure la tua trasformata migliore, ma prima pagando i brevetti da chi ha inventato l’addizione in avanti.
    Il software è incredibilmente cumulativo. Inventi il menu a tendina? Ma per esso hai bisogno di avere già bello e pronto una montagna di altre cose collaterali che permettano al tuo misero ultimo contributo di poter funzionare.
    Chi parla in favore dei brevetti software non ha idea di cosa voglia dire produrre programmi, e farebbe meglio a tacere.

  • # 23
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Sono anni che programmo e so benissimo cosa significa. Come so anche cosa significa il concetto di “prior art”, che evidentemente a te sfugge, quando si parla di brevetti.

    Se non ti piacciono i brevetti delle idee applicati al software, non ti dovrebbero piacere anche i medesimi, applicati in altre aree della scienza / tecnica, per una semplice questione di coerenza.

    Solo che poi la ricerca sui farmaci te la finanzi da solo, perché una casa farmaceutica non avrebbe interesse a spendere tempo e denaro per sviluppare una particolare molecola/proteina/ecc., che chiunque potrebbe copiare alla sua commercializzazione, con uno sforzo irrisorio.

    Ripeto: è una pura e semplice questione di coerenza. O i brevetti valgono per tutti o per nessuno.

    Io ho affermato che se ne potrebbe fare a meno per il software dietro, però, altre “garanzie” per chi sviluppa il software. La garanzia che nessuno possa andare a sbirciare il codice per vedere che ho realizzato una nuova trasformata, e copiarmela.

    Un mondo senza tutele è inaccettabile per chi ha bisogno di portare il pane a casa. Parimenti, per me non è accettabile un mondo in cui soltanto alcune branche della scienza/tecnica siano tutelate.

  • # 24
    Xerox Alto | Gas Knows Best
     scrive: 

    […] Fonte: Appunti Digitali […]

  • # 25
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Io trovo la brevettabilità del software incredibilmente iniqua. Mi pare molto conveniente, dopo essere diventati Microsoft, Apple, CA, Oracle negli anni del “magna magna” generale, rivendicare cambiamenti normativi restrittivi di quelle stesse pratiche su cui questi signori hanno costruito i loro imperi.
    Questi signori sono la dimostrazione evidente che anche senza brevetti si poteva diventare ricchi col software. Non vedo come si possa rivendicare la disfunzionalità di un mercato che ha prodotto, molto prima dei brevetti, enormi plusvalenze e decine di migliaia di posti di lavoro.

  • # 26
    D
     scrive: 

    Ci sarà anche un’incoerenza di fondo, chiamiamola pure ipocrisia ma non si può negare che la stragrande maggioranza delle persone che si permettono tanto di filosofeggiare in materia non hanno mai preso una volta nella loro vita la biro in mano e non hanno mai provato a farsi il culo per cacciare fuori qualcosa con le loro forze.
    Sembra quasi che esista una convinzione generale che esiste una specie di “visual basic per invenzioni e problemi” dove qualunque primate può mettere mano e senza sforzo trasformarsi in Einstein o più semplicemente che qualcuno deve sempre, per forza ed ovviamente pro bono pensare a noi, quando non abbiamo voglia di fare una mazza.

  • # 27
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ D
    Se permetti queste sono generalizzazioni che lasciano il tempo che trovano. Fai nomi e cognomi, dimostra quel che dici, non pretenderai che chi legge prenda quel che dici per verità rivelate, specialmente quando ciò implica offese rivolte ad intere categorie.

  • # 28
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    A me non interessa la storia di MS, Apple, ecc.: la mia è una visione da programmatore che suda sette camicie per tirare fuori delle applicazioni, e vuole veder tutelato il proprio lavoro.

    Poi, se vogliamo prendere anche il passato, ricordiamo che senza una legge a tutela del software la pirateria faceva il bello e il cattivo tempo, e ha provocato danni enormi. Quante sono le società che sono sopravvissute? Ben poche.

    Per il resto, come dicevo, dei brevetti se ne potrebbe fare a meno, posto che esista un altro mezzo a tutela del proprio lavoro.

    Al momento non c’è, per cui l’equiparazione del software a tutte le altre branche della scienza / tecnica mi sembra quanto meno un atto dovuto, visto che se il principio è giusto, lo dovrebbe essere per tutti e non soltanto per alcuni settori.

  • # 29
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Mi rendo perfettamente conto della tua esigenza: il punto è che dalla brevettabilità del software paradossalmente professionisti come te avrebbero più da perdere che da guadagnare: la brevettabilità porrebbe un enorme quantità di “funzioni” nelle mani di aziende e patent-troll americani, che potrebbero utilizzarli per ricavare ricche royalty dal lavoro di programmatori europei esperti nel proprio mestiere ma che non possono permettersi parcelle milionarie per la consulenza legale contro i big statunitensi.

  • # 30
    lakar
     scrive: 

    IMHO il problema non è brevetti sì o brevetti no. E’ giusto che ci siano i brevetti per proteggere l’inventiva, l’impegno gli investimenti delle aziende piccole o grandi o dei singoli.
    Il nocciolo del problema è su COME sono gestiti i brevetti. Bisognerebbe porre dei limiti del tipo: tipologia dei brevetti (una volta un’australiano tentò di brevettare la ruota…), durata dei brevetti e soprattutto n° max dei brevetti che un’azienda può avere (una sorta di antitrust per i brevetti). Quest’ultimo punto secondo me è fondamentale.

  • # 31
    D
     scrive: 

    “Fai nomi e cognomi, dimostra quel che dici,”

    Vuoi un nome ? (anzi solo un nick)
    Il post di markit poco sopra è un chiaro esempio di quello che intendo.
    Secondo lui dal momento che non hanno brevettato le addizioni allora sarebbe sbagliato brevettare una trasformata estremamente particolare e complessa.
    Pensa un po’… tutta la matematica si basa sulle 4 operazioni quindi teoricamente qualsiasi bambino delle elementari dovrebbe essere automaticamente un genio in materia. Ma allora tutti dovremmo essere geni sulla questione, peccato che, guarda un po’, il mondo preferisce tirare avanti a suon di grandi fratelli, calciatori, veline e politici…
    Come al solito vale il vecchio detto che sono tutti generosi e solidali con il lavoro e la roba d’altri…

  • # 32
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ lakar
    Il software è già tutelato dalla disciplina del copyright. La domanda che secondo me ci si dovrebbe porre prima di fiancheggiare irrigidimenti delle tutele – che oltreoceano stanno già creando una situazione in cui le uniche realtà imprenditoriali chiaramente avvantaggiate sono gli studi legali – è: com’è possibile che da un sistema in cui i brevetti sul software non esistevano neppure, e lo stesso copyright era molto relativo, siano uscite enormi industrie e decine di migliaia di posti di lavoro? Siamo certi che cancellando i presupposti che hanno creato questo mercato, si avvantaggino altri che gli avvocati, i patent troll e le aziende che hanno interesse a mantenere fermo lo status quo?

  • # 33
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Ma infatti se ho firmato la petizione contro i brevetti software in Europa è proprio per questo: il modello americano è un’enorme stortura che è andato sostanzialmente contro le giustissime motivazioni che hanno portato alla creazione dei brevetti.

    Purtroppo il copyright da solo non basta a tutelare il frutto dell’ingegno di chi sviluppa software, perché preserva soltanto il diritto di copia, appunto, cioé il fatto che un’altra azienda possa copiare integralmente pezzi di codice. Insomma, il classico plagio.

    Non protegge purtroppo da chi potrebbe analizzare la mia applicazione, comprendere gli algoritmi che ho implementato (e sull’ideazione e implementazione dei quali, come dicevo, ho sudato sette camicie), e riprodurli per i fatti suoi senza utilizzare il mio codice. Quindi sfruttare il mio lavoro col minimo spreco di risorse.

    E’ questo che non era protetto prima e non è protetto adesso senza brevetti o senza tecnologia simil TCPA.

  • # 34
    markit
     scrive: 

    Beh, primo: sembra che sfugga che il fine dei brevetti non è tutelare l’interesse del singolo, ma della collettività stimolando i singoli a dischiudere idee altrimenti segrete perché altri possano trarne ispirazione e produrne variazioni, cosa che evidentemente NON avviene nel software dove viene brevettata l’idea generica che prescinde dall’implementazione, e nessun programmatore ha mai imparato un’acca leggendo un brevetto software, né con il brevetto viene depositato alcun codice sorgente.
    Secondo: non vedo perché chi rifiuta i brevetti sulle idee (brevetti software) debba per coerenza rifiutarli anche nella ricerca biochimica o farmaceutica, NON sono la stessa cosa. Perché posso brevettare l’idea generica di “trasmissione a richiesta di contenuti video tramite internet” senza aver implementato una cippa, e non posso brevettare “medicina che cura il cancro” senza fare una cippa e poi trascinare in tribunale chi, in un futuro, effettivamente produrrà tale medicinale? Questa sarebbe la coerenza che Cesare Di Mauro dovrebbe avere.
    E poi a me, come individuo, che toglie il brevetto su cose che non potrei mai fare da solo, come il realizzare una nuova molecola, rispetto a quanto posso fare con un PC nella mia stanzetta, o con carta e penna?
    Uscire con un nuovo programma, magari contenente una bella idea, e anziché potermi porre sul mercato giovandomi del vantaggio competitivo che essere il primo comporta (a voglia quanto ci metteranno gli altri a fare da zero un programma come il mio), o ritrovarmi invece a dover chiudere l’attività e vendere la casa perché fra le 100 cose che il mio programma fa ben 40 sono brevettate da altri e in 5 mi fanno causa, ecco la differenza fra brevetti e non.
    O se lui è coerente, perché non brevettare anche la musica, l’architettura, la poesia? Pensa il poveretto che per primo ha suonato un pezzo rock e non ha potuto brevettare tale genere… che ingiustizia! O chi ha pensato a fare una porta scorrevole!
    Se davvero programma, sa che il software è già *abbondantemente* tutelato dal copyright e dal segreto industriale garantito dal codice binario (no, decompilare un programma corposo non è percorribile). Questo ha permesso il progresso ed il fiorire dell’industria del software per decenni. Non vedo progressi con i brevetti sulle idee, ma solo la futura sparizione di tutte le piccole e medie imprese, nonché dei programmatori individuali. Il rischio di dover risarcire milioni di euro di danni per una causa su violazione di brevetto per qualcosa che si è inventato in autonomia e realizzato con le sole proprie forze è troppo alto (i brevetti sono già oltre 300.000, e non vi è programma non banale che non ne infranga almeno uno).
    Attendo quindi che il sig. Di Mauro venga trascinato in tribunale per violazione di brevetto per quanto, visto che è programmatore, ha prodotto. E non mi si parli di brevetti “buoni” o brevetti “cattivi” nel software, che il principio è lo stesso, le idee non sono brevettabili se non a scapito dell’innovazione e del progresso della stessa società.
    Se poi si vuole spazzare via l’imprenditoria individuale a beneficio delle grosse ditte, perlopiù straniere, beh, si tratta di masochismo bello e buono.

  • # 35
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Tanti giri di parole per evitare di affrontare la questione dei brevetti nella sua interezza, ossia brevetti sulle idee sì oppure no, ma SENZA eccezioni.

    Quindi se i brevetti sulle idee nel campo farmacologico sono validi, non c’è alcun motivo per cui non li si debba applicare anche all’informatica.

    Altrimenti, leviamoli di mezzo per tutti.

    Sì, perché io sono per una questione di TOTALE coerenza. Se uno strumento è valido lo si deve poter applicare a TUTTE le branche della scienza, nessuna esclusa.

    Chi non è coerente può giocare quanto vuole con le parole.

    Quanto al codice binario, mi spiace ma è decompilabile, visto che ogni nazione al mondo ha la sua legge, e non tutti prevedono sanzioni in questo caso. Al contrario.

    Quindi io mi ritroverei nella condizione di cui parlavo: ho sudato sangue per idea un nuovo algoritmo, che può essere analizzato e copiato.

    Poi mi spiace notare che si sia andati ciecamente soltanto sui brevetti, quando avevo affrontato un discorso a più ampio raggio sulla tutela del software, fornendo anche alternative valide.

    Ma si vede che già la sola parola “brevetti” è motivo sufficiente di obnubilazione…

  • # 36
    Pio Alt
     scrive: 

    Penso che non si deve confondere la logica e la coerenza con la politica e il potere, i brevetti come il diritto d’autore sono uno strumento abbastanza coerente e corretto in origine, poi in parte o in tutto stravolti a causa di legislazioni corrotte dal potere economico.

    Se si litiga sui termini è perchè sono stati rovinati. I brevetti sulle idee non sono mai esistiti, se in usa si possono brevettare idee software è perchè la loro legge sbagliata è stata ottenuta dalle lobby delle multinazionali.

    Invece è possibile brevettare una applicazione concreta di una idea e questo, a mio parere si dovrebbe poter fare anche per il software.
    Ad esempio l’idea di comprimere un flusso dati per farlo passare nella banda disponibile non dovrebbe essere brevettabile ma l’algoritmo che realizza questa compressione dovrebbe poter esserlo, quindi il taglio dei picchi audio è l’idea e l’algoritmo dell’mp3 è la realizzazione. Infatti per ogni idea si possono trovare vari modi di realizzarla e questo è coerente con il sistema dei brevetti.

    Allo stesso modo il disegno di una serie di icone per il desktop può essere tutelato dal diritto d’autore in modo che non siano copiate ma chiunque può disegnarne di diverse perchè il concetto grafico di icona non è tutelabile dal diritto d’autore.

    Questi concetti cioè pongono una tutela per chi li usa ma non impediscono agli altri di fare le stesse cose in un altro modo e questo è ragionevole sia per i compensi che per la conoscenza. Quindi l’assenza di tutele in questa era non è fattibile così come la degenerazione delle tutele determina danni al sistema complessivo, e se si vuole dire fino in fondo: alla libertà. Ma non si dovrebbe confondere lo strumento e l’uso che ne viene fatto.

    Inoltre i diritti hanno una scadenza temporale che è determinata in base ad un buon senso nelle cose, è un parametro, non un concetto e quindi si deve scegliere un valore soglia.

    I brevetti durano 5 anni di norma ma purtroppo sono stati resi rinnovabili con le leggi stravolgenti (fino a 15 anni mi sembra e poi ci sono metodi per prolungarli artificiosamente) questo è il difetto.

    Il diritto d’autore era stabilito alle origini in 20 anni mi sembra di ricordare, in usa viene allungato periodicamente all’avvicinarsi dello scadere dei diritti disney su topolino & Co. oggi dev’essere 95 anni… in Europa è successo qualcosa di simile fino a 75 anni (i valori non li ricordo bene :) È chiaro che questo è uno stravolgimento che tutela una parte e danneggi l’altra…

    Infine la logica dei diritti permette l’open sourse il free software e il creative commons cioè chi lo desidera può pubblicare il proprio lavoro liberandolo da vincoli ma anche tutelandolo da ingerenze e profitti di coloro che non adottano questa filosofia, questo è fattibile con quegli stessi strumenti, brevetti e copyright, e non lo sarebbe in mancanza di essi.

  • # 37
    Luca
     scrive: 

    LA TUA È DISINFORMAZIONE .Circa la Xerox perché non dici che in cambio di una visita al suo centro ricerche ha ottenuto un investimento di un milione di dollari per poi ritrovarsene 37 milioni quando Apple è stata quotata in borsa? Inoltre producevano scanner e fotocopiatrici, non credevano nell’interfaccia grafica non avendo mai commercializzato nulla. I tecnici Xerox erano depressi che i loro progetti erano abbandonati a se stessi. Altre aziende hanno visitato il centro Xerox , nessuna ha creduto nel mouse e interfacce. Jobs non ha mai avuto pc Xerox nelle mani ma solo ha visitato il centro ricerche. Ha capito , ha avuto un idea e si è sviluppato la sua tecnologia. Nessuna copia, nessuna violazione di brevetti. Microsoft invece faceva software per i Mac, ha avuto il Macintosh in mano e ha copiato violando brevetti. Nel 97 ha pagato 150 milioni di dollari trovando un accordo con Jobs prima che un tribunale li condannasse. In passato quando Jobs fu mandato via da Apple , grazie a un uomo che andrà a lavorare proprio per l’azienda di Redmond, ci fu un accordo con Microsft per utilizzare temporaneamente la grafica Apple. Ecco perché non furono condannati prima. Però per diversi anni hanno usufruito e venduto grazie alla violazione di brevetti Apple

  • # 38
    Luca
     scrive: 

    Un conto è avere un idea, che nasce da un accordo per visitare un centro ricerche, e sviluppare la propria tecnologia. Un conto è avere un accordo per usufruire di un interfaccia grafica. Apple ha sviluppato una sua tecnologia, una sua interfaccia grafica. Nessuno ci credeva, e quando hanno visto che funzionava e piaceva hanno gridato al furto per giustificare il vero furto che ha fatto Microsoft.

Scrivi un commento!

Aggiungi il commento, oppure trackback dal tuo sito.

I commenti inseriti dai lettori di AppuntiDigitali non sono oggetto di moderazione preventiva, ma solo di eventuale filtro antispam. Qualora si ravvisi un contenuto non consono (offensivo o diffamatorio) si prega di contattare l'amministrazione di Appunti Digitali all'indirizzo info@appuntidigitali.it, specificando quale sia il commento in oggetto.