di  -  martedì 13 novembre 2007

Android ADC

Ammettetelo, stavate già sbavando sui 10 milioni di dollari di montepremi per gli sviluppatori di applicazioni per Android, la nuova piattaforma per telefoni cellulari di Google. Alcuni di voi erano ancora in fase ideativa, alcuni hanno già scritto le prime righe di codice, perché magari hanno già dimestichezza con la programmazione per cellulari.

Ma poi arriva Appunti Digitali e vi risbatte il sogno di ricchezza nel cassetto: La FAQ sulle pagine di supporto di Android è chiara:

The Android Developer Challenge is open to individuals, teams of individuals, and business entities. While we seek to make the Challenge open worldwide, we cannot open the Challenge to residents of Cuba, Iran, Syria, North Korea, Sudan, and Myanmar (Burma) because of U.S. laws. In addition, the Challenge is not open to residents of Italy or Quebec because of local restrictions

Quali siano queste restrizioni è facile da reperire in rete:

  • niente premi in denaro
  • alla premiazione deve essere presente un notaio o il responsabile per la tutela del consumatore della locale camera di commercio
  • i premi non riscossi devono essere devoluti a organizzazioni non di lucro, già indicate nel regolamento
  • bisogna chiedere l’autorizzazione al Ministero dell’economia
  • Google dovrebbe versare a garanzia 10milioni di dollari nelle tasche dello Stato italiano, sebbene sia altamente improbabile che i premi siano tutti assegnati nel belpaese

Con questa simpatica legislazione in vigore mi pare veramente il minimo che a Mountain View abbiano tirato una riga sull’Italia, anche se fa sempre un certo effetto vederla in lista insieme a certi paesi le cui antipatie con gli Stati Uniti sono più o meno note. Le speranze che questa situazione cambi sono ovviamente pressoché nulle, e a confermarlo è Dan Morril in questo thread su Google Gruppi – Android Developers (a chi sospetta che l’email mostrata potrebbe essere fittizia e non garantisce che Dan lavori veramente in Google rispondo che il thread ci è stato segnalato da Google stessa su nostra domanda precisa).

I programmatori italiani sentitamente ringraziano i legislatori tutti e ripongono le tastiere e i sogni di gloria nel cassetto, e lo Stato con molta miopia perde la possibilità di tassare un buon introito in quello che una volta tanto potrebbe essere un ottimo paretiano. Tanto, si sa, quel che paghiamo noi tutti di tasse basta sempre e anzi avanza…

9 Commenti »

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  • # 1
    S3[u70r
     scrive: 

    Come al solito dobbiamo farci riconescere… E poi si lamentano per la fuga di cervelli all’estero! Roba da chiodi…

  • # 2
    Francesco Biacca
     scrive: 

    scandaloso!

    non credo ci sia altro da dire

  • # 3
    Adso da Melk
     scrive: 

    sì la legge italiana la riguardo è parecchio articolata

    mi ci sono scontrato in passato

    in realtà alcuni passaggi sono a “tutela” dei partecipanti: non avete idea di quanti concorsi alla fine non hanno assegnato i premi

    per questo motivo viene richiesto di depositarlo in anticipo.

    lo so che pare malgoverno, in realtà è malitalia in generale, e tutti gli itaGLiani furbetti là fuori

  • # 4
    LivePaola
     scrive: 

    Sostenere che la normativa italiana sui concorsi impedisca a Google di farci partecipare è, IMHO, una esagerazione. A parte la burocrazia, che è un problema ma non insormontabile, si citano due ostacoli. Il primo è quello della fideiussione. Il secondo, il divieto di erogare premi in denaro (è il motivo storico per cui, ve li ricordate?, una volta avevamo un sacco di concorsi con “ricchi premi in gettoni d’oro”).
    In realtà credo che se Google avesse voluto estendere l’iniziativa all’Italia, avrebbe potuto permettersi il costo della fideiussione (è un servizio che le banche normalmente forniscono), e avrebbe anche potuto tranquillamente trovare un workaround al secondo problema (chessò, primo premio una megavilla ai Caraibi con isola personale, qualora assegnato a un partecipante italiano). Quindi, un po’ va bene criticare la normativa italiana, che è effettivamente pesante (ma lo è sproporzionatamente per le piccole e medie imprese); un po’, invece, c’è anche la mancanza di coraggio di Google.

  • # 5
    Tambu (Autore del post)
     scrive: 

    beh, immagino di si. Probabilmente si son detti “diamine, ci sono centinaia di paesi nel mondo, e in tutti non dobbiamo fare i salti mortali, perché mai dovremmo sbatterci?”.

    Per dire, il concorso vale per il Ciad, la Liberia, l’Uzbekistan, il Gibuti, la Micronesia ecc…
    siccome immagino che non abbiano dovuto affrontare assolutamente NULLA per farlo in tutto il mondo, perché avrebbero dovuto farlo qui (e in Quebec)?

  • # 6
    giacomo
     scrive: 

    non mi sento di criticare google, anzi: visto quello che succede in Italia ogni volta che c’è di mezzo un qualche apparato pubblico meglio evitare di buttare via i soldi. i finanziamenti europei insegnano…

  • # 7
    Adso da Melk
     scrive: 

    oh ma… una fideiussone per quella cifra lì !!! massù siamo pazzi ? e per cosa poi ?

    Nemmeno io mi sento di criticare GG, e non importa quanti soldi abbiano: i soldi sono loro e li investono come meglio credono

  • # 8
    Adriana
     scrive: 

    Cerchiamo di placare un po’ gli animi e, come si suol dire, diamo a Cesare quel che è di Cesare.
    *Stavolta* non è l’Italia, la sua burocrazia e/o la sua legge ad aver fatto cilecca, ma forse più che altro un eccessivo timore da parte di Google e forse qualche azzardato consiglio “legale”.
    Con la speranza che i termini del concorso vengano presto riaperti consiglio, per chi fosse interessato, la lettura del post scritto in proposito da Guido Scorza
    http://www.guidoscorza.it/?p=194

    saluti
    Adriana

  • # 9
    Tambu (Autore del post)
     scrive: 

    o forse il fatto che una normativa chiara imporrebbe la soppressione e riscrittura degli articoli, invece di demandare sempre a correzioni e correzioni di correzioni e correzioni di correzioni di integrazioni.

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