di  -  mercoledì 14 gennaio 2009

L’editoria è una industria in crisi. Non la sola, purtroppo, ma lo è da diverso tempo ormai, e soprattutto in Italia, è ben dimostrato che se molti giornali non fossero sostenuti dagli aiuti statali chiuderebbero i battenti. La situazione, non è tanto più rosea negli Stati Uniti, dove gli aiuti statali non ci sono ovviamente, ma molti giornali affrontano difficoltà, alcuni dei quali arrivando ad impegnare gli storici grattacieli che occupano per far fronte alle difficoltà economiche.

la times

C’è una eccezione, il Los Angeles Times. Forse non sarà la sola eccezione, ma questa è particolarmente significativa: Russ Stanton, editore del LA Times, ha recentemente affermato che gli introiti generati dalla versione online del giornale, sono ormai tali da coprire le spese dell’intero giornale, sia online che offline. Secondo lo stesso editore il suo giornale potrebbe chiudere le stampe domani ed essere il primo “paperless journal”.

What this tells me is that we are on the cusp of the moment when online revenue could sustain a substantial digital journalistic enterprise without the onerous cost of printing and distribution. Hallelujah.

Recentemente, Jason Oberfest, a capo del reparto Product Strategy and Business Development del Los Angeles Times, aveva evidenziato alcuni punti chiave su cui il giornale intendeva puntare per raggiungere quell’ambizioso risultato che oggi è realtà: essere un online media capace di autosostenersi e generare profitti.

Oberstef aveva allora sottolineato la necessità per la stampa cartacea di re-inventare il proprio ruolo online, data la sostanziale inefficacia della riproposizione in Rete del modello della informazione cartacea. Detto in altri termini, non basta pubblicare i servizi giornalisti su un sito, per fare informazione online, è necessario pensare un prodotto più orientato a soddisfare i bisogni di conoscenza dei lettori sul web.

Due le chiavi del successo per il Los Angeles Times; in primo luogo aver riconosciuto le potenzialità della dimensione locale della notizia, concentrandosi su una regione sufficientemente popolosa, ma tutto sommato limitata, come la città di Los Angeles, ed affiancando a questa poche questioni di respiro nazionale, come l’intrattenimento, le auto, l’ambiente e l’immigrazione.

In seconda istanza, aver capito che un giornale online non si deve limitare a produrre la notizia, ma deve anche saper fungere da aggregatore. Le fonti di informazioni sono numerosissime, ad un punto tale che la capacità di riorganizzarle in una forma che sia facilmente gestibile dal lettore è una produzione di valore. Rimettere ordine nel caos dell’information overload, senza per questo rinunciare alla produzione della notizia. Ecco la sfida per il nuovo giornalismo.

Speriamo che lo capiscano anche certi giornalisti nostrani, in particolare quelli che continuano a dire che Internet o i blog non sono altro che un mondo sciatto e confusionario. La capacità di trovare l’ordine in quel caos potrebbe essere presto una delle più importanti qualità per un giornalista. Non averla, è preoccupante, soprattutto per chi esercita tale professione.

9 Commenti »

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  • # 1
    Paganetor
     scrive: 

    e se non ho a portata di mano un pc per leggere? e se non ho una (o più) continuative ore per leggere?

    O si danno una mossa con l’e-paper e l’e-ink (che deve avere costi accettaili, qualità buona, autonomia ecc.) oppure per ora il solo on-line lo vedo un prodotto “povero” per un certo tipo di informazione…

    c’è da dire che i quotidiani li vedo come “clienti” ideali di queste nuove tecnologie paperless… magari per i libri ancora no (esclusi i testi tipo dizionari, enciclopdie ecc.)

    se cominciassero a vendere l’hardware adatto, il software (inteso come giornale) arriverebbe in un attimo!

    queste cose mi intrigano parecchio… :-D

  • # 2
    Ilruz
     scrive: 

    Quella dell’e-paper la vedo come una utopia irragiungibile come il paperless office e altre.

    Io immagino invece un telefonino realmente evoluto in netpc, fatto di solo schermo che si apre in due: a conchiglia, con i mezzi schermi che combaciano – uso telefonico solo chiuso … poco di piu’ del doppio dell’iphone.

    Dimensione dei caratteri personalizzabili, multimediale, gaming, informativo e come agenda.

    Secondo me non ci vorra’ ancora molto; e non mi meraviglierei se venisse proprio dalla mela.

  • # 3
    Paganetor
     scrive: 

    scusa Ilruz, ma gli e-book reader già sono in commercio (a prezzi che io ritengo ancora alti, ma si parla di cifre intorno ai 300 dollari), mentre l’aggeggio che auspichi tu per ora è fantascienza… altro che utopia :-D

  • # 4
    Ilruz
     scrive: 

    Sisi, ma son oggetti assolutamente inusabili e troppo dedicati: uno dei pregi dell’iFonz e’ stato proprio farti portare dietro un solo oggettino per navigare, multimedia, etc. Se ti serve un sw per leggere degli ebook, te lo installi e sei a posto.

    Io continuo a chiamarlo fighettofonino perche’ costa tanto, e chi ce l’ha spesso non sa nemmeno come usarlo: ce l’ha perche’ fa figo e basta, ma e’ sicuramente un ottimo pezzo di tecnologia, stilish e che funziona.

    Io da un paio d’anni leggo le news sul mio carissimo blackberry; che ha pero’ uno schermo troppo piccolo: non che io sia ipovedente, pero’ lo schermo di un “ebook” a mio avviso deve essere in grado di poter visualizzare con comodo almeno due/tre colonne di giornale – per dare una misura, dovrebbe essere 12cm per 13cm “aperto”, e 6×13 chiuso. Il vantaggio del BB e’ poterlo usare con una mano sola, mentre scrolli il testo usando il mouse. Sconta molto il fatto che abbia un browser limitato (ma si puo’ ovviare installando Opera mini, che funziona ottimamente).

    Dimenticavo l’uso come navigatore e/o visore di multimedia in auto.

    Fantascienza? non so, gli umpc avevano tutte queste potenzialita’, ma l’hardware era appena abbozzato: io credo che un eventuale “tegra duo” potrebbe cimentarsi in questo e altro: il problema che vedo son le batterie, che negli ultimi anni non si sono evolute piu’ di tanto e che allo stato attuale delle cose non reggerebbero che qualche decina di minuti

    Android e’ una buona promessa, ma al momento le api rischiano di essere “instabili” e soggette a cambiamenti anche drastici: vedremo l’anno prossimo.

    Dimenticavo: le e-news dovrebbero essere “payperview” o in abbonamento e costare MENO di un giornale, altrimenti sarebbe una presa in giro.

  • # 5
    Paganetor
     scrive: 

    occhio però che lo schermo di un e-paper sfrutta una tecnologia diversa, con contrasto molto simile alla carta (non è uno schermo vero e proprio) e consuma pochissimo (una volta visualizzata la pagina, smette di consumare: http://www.eink.com/technology/flexible.html

  • # 6
    deiv
     scrive: 

    …”Speriamo che lo CAPISCONO”?????????

    OH MIO DIO!

  • # 7
    Thomas
     scrive: 

    Siamo nel 2009. Abbiamo passato di quasi 10 anni il 2000. Si pensava che il nuovo millennio potesse portare con sè chissà quali (nemmeno troppo fantascientifiche) rivoluzioni… e invece nelle scuole si usano ancora le lavagne di ardesia, gessi, cancellini e pesantissimi libri di testo – spesso utilizzati nemmeno al 30%. Giriamo ancora con la moneta “fisica in tasca” e divendiamo matti per pagare quando non abbiamo la cifra esatta, o il negoziante non ha il resto da darci. E per giunta, il nostro portafogli è spesso zeppo di documenti cartacei (molti dei quali inutili). Dov’è la tecnologia? Ce l’abbiamo, eccome. Ed è vecchia di decenni ormai. Nelle aule ci dovrebbero essere da tempo lavagne con pennarelli, come negli uffici. I banchi potrebbero avere monitor e tastiere (non è fantascienza: con le cifre che si pagano per la pubblica istruzione – e per altre cose- un’aula diventerebbe una centrale della Nasa). Nelle nostre tasche non dovrebbe esserci moneta, ma una carta. Non dovremmo più avere carta di identità, patente, codice fiscale, tessera sanitaria e chi più ne ha, ma una carta sola, per fare qualsiasi cosa. La tecnologia ce l’abbiamo, ma per qualche motivo adoriamo complicarci teneramente la vita… dopotutto, siamo “solo” uomini: che ci possiamo fare?

  • # 8
    Redvex
     scrive: 

    Non sono daccordo thomas. Nelle scuole la tecnologia sarebbe utile…ma a quale prezzo?
    “Oggi non possiamo fare i compiti in classe che un paio di banchi non funzionano”
    E sopratutto la non curanza degli studenti che li spaccherebbe in poche settimane (chi non ha mai fatto buchi nel banco o scritto su?)
    Poi vogliono risparmiare soldi mettendo il maestro unico e te vuoi spendere vagonate di soldi inserendo fragili componenti elettronici?

  • # 9
    Vita di un IO » Blog Archive » Il vostro blogger su AgoraVox Italia
     scrive: 

    […] partecipativo fossero veramente la risposta alla crisi dei giornali cartacei di cui si discute da parecchio tempo? Più probabilmente potrebbero essere la definitiva condanna di tutti quei giornali […]

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