di  -  giovedì 6 novembre 2008

ThunderForce IV boxLo confesso, quando pochi giorni fa sono venuto a conoscenza della notizia, come in un flashback lungo una vita (giovane ma pur sempre vita) ho ripercorso i momenti in cui, joypad in mano, sparavo e zigzagavo per evitare collisioni con fondali e astronavi nemiche. Priceless, come recitava una famosa serie di spot.

E dato che è impossibile seguire le uscite di tutti i giochi delle varie piattaforme, colgo l’occasione di ringraziare il solito forum di appassionati giocatori e aficionados retrogamers.

Ma veniamo a noi. Approfittando dell’uscita del sesto e speriamo non ultimo capitolo, ci apprestiamo a ripercorrere i fasti di una delle serie più affascinanti di tutti i tempi, almeno per quel che riguarda gli shoot’em up (o sparatutto).
Questo giovedì pomeriggio, nel nostro consueto appuntamento settimanale, mettetevi comodi e allacciate le cinture, perché rivivremo la storia di Thunder Force!


Dopo essermi ricomposto e dotato nuovamente del tradizionale (semi)-serio applombe, cerchiamo di ripercorrere le tappe di questo successo planetario, che ha dato lustro all’enorme ludoteca di una macchina come il Sega MegaDrive la quale certo non ha bisogno di presentazioni.

ThunderForce I
Tutto ebbe inizio nel lontano 1983 quando Technosoft, decise di esplorare il mercato, con un titolo ad effetto, seppur una realizzazione tecnica che tutto sommato non eccelleva.
In fondo in fondo gli sparatutto sono stati inventati dagli occidentali, dove il videogioco stesso, partito come idea di simulazione militare e progetto di ricerca ha preso una sua forma e una sua identità commerciale di massa.
I giapponesi dovevano fare ancora un po’ di strada ma avrebbero di lì a poco bruciato le tappe.
Passano cinque anni ed arriva il secondo capitolo.
Molti credono erroneamente sia il primo, perché quello precedente non ha mai varcato i confini nipponici. Questa volta nel Paese del Sol Levante la piattaforma ospitante sarà lo Sharp X68000 e il Sega MegaDrive, per la prima volta; proprio la console 16-bit che a quei tempi furoreggiava grazie anche ai numerosi porting da coin-op, sarà il mezzo per sbarcare in Europa e Stati Uniti.
La storia è sempre sullo stile manga-Guerre Stellari con la solita confederazione intergalassie attaccata che invia una sola astronave a fare piazza pulita dei nemici. (praticamente come nei blockbuster americani)
Niente di nuovo insomma.
Il gameplay però risultò decisamente migliorato; lo scrolling questa volta varia a seconda degli stage considerati, sia orizzontale, sia verticale, in stile R-Type e con un boss/mostro finale che preclude il passaggio al livello successivo.
Il dettaglio importante e che si rivelerà uno dei punti di forza di tutta la serie è il tipo di arsenale a disposizione del giocatore, con spari doppi, multidirezionali, potenziabili ed infine la classica bomba “azzera-schermo”.
Molto importante fu anche l’introduzione di elementi che arricchivano il bagaglio difensivo e offensivo dell’astronave, add-on chiamati CLAW.

Il terzo episodio (1990), ambientato un centinaio di anni più tardi rispetto al plot del II, si rivela un perfezionamento delle meccaniche introdotte in precedenza: se ad esempio l’astronave risulta distrutta si perde solamente l’arma utilizzata al momento dell’esplosione (e della conseguente perdita di una vita) e i CLAW corrispondenti.
Al giocatore viene lasciata più libertà in quanto è possibile scegliere, in fase iniziale, il pianeta da cui partire e cominciare le proprie missioni.

Ma è con il quarto episodio che si raggiungono vette che approssimano in qualche modo il concetto di perfezione.
Mi ricordo ancora perfettamente lo stupore nel leggere la recensione sul fu ConsoleMania; la copertina era dedicata a Rocket Knight Adventure con il titolo “Un opussum scatena il MegaDrive”; ma lo spazio riservato a TFIV era di 4 o 5 pagine, tantissimo per l’epoca.
Tendenzialmente i voti dati da Consolemania sono sempre stati abbastanza alti rispetto alla media delle altre riviste, ma quella volta si raggiunse uno strepitoso 98, battuto per molto tempo a venire solo dal 99 riservato a StreetFighter II.
Uno spettacolo per gli occhi, parallasse e fondali che si fondevano magicamente, dinamiche di gameplay e difficoltà (con ben 4 livelli selezionabili) estremamente bilanciate che lasciavano al giocatore la possibilità di godere appieno del titolo in base anche alla propria bravura e capacità di migliorarsi.
Un’intelligenza artificiale ben realizzata soprattutto riguardo ai boss di fine stage con situazioni per niente banali da risolvere e una musica che teneva incollati allo schermo.
Insomma un capolavoro senza tempo che è stato il faro (e siamo nel ’92) degli shoot’em up di più generazioni di console, base da cui sono partiti molti progetti di successo su Saturn prima e Dreamcast poi.
Proprio il V capitolo vide la sua nascita sulla sfortunata macchina della Sega, capitolata di fronte allo strapotere della PSX; la realizzazione però era stata più che dignitosa e la Technosoft finì per stringere un accordo commerciale proprio con i rivali della Sony tanto che vide la sua uscita nel 1998 (con un anno di ritardo quindi).

E siamo alla per ora ultima fatica. La sesta.
Gli addetti ai lavori ne parlano in modo piuttosto entusiasta, considerando che giochi del genere, non è un eufemismo, davvero non se ne vedono quasi più.
Secondo Sega questa uscita fa parte in realtà di un esperimento più ampio, cioè capire se un genere come lo sparatutto a scorrimento (orizzontale o verticale che sia) abbia ancora un futuro importante all’interno del mercato dei videogiochi; il Giappone si sa è sempre stato un bacino attrattivo notevole ma di fronte a nuovi generi come i giochi di training del DS e la sempre ingombrante presenza degli RPG anche nella madrepatria di tanti recenti successi shoot’em up c’è stato un calo di appeal.

Solo i posteri potranno dire se l’esperimento sarà andato a buon fine, certo è che la saga di Thunder Force rimarrà scolpita nella storia videoludica come una di quelle che ha segnato non solo un genere ma anche una generazione intera di console.

10 Commenti »

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  • # 1
    Cesare
     scrive: 

    Ecco, questa favolosa serie me la son persa. :( Da recuperare assolutamente!!!

  • # 2
    Fabiuz
     scrive: 

    Mitico Thunder Force!!! Quanti ricordi, ho comprato il MegaDrive soprattutto per giocare al III. Il IV era veramente un capolavoro. Ma questo sesto capitolo esce anche qui da noi? Mi sa proprio che lo vado a prendere subito (basta che non costi 60 Euro!)

  • # 3
    Jacopo Cocchi (Autore del post)
     scrive: 

    Il sesto capitolo è stato rilasciato il 30 ottobre in Giappone e su piattaforma PS2.
    Non so se uscirà anche in USA e Europa, ma stando alle immagini sembra sia ben realizzato :)

    http://www.multiplayer.it/galleria.php?id=342324

  • # 4
    Majinga
     scrive: 

    Se si parla di shoot’em up, permettetemi di citare il fantastico ikaruga, veramente un capolavoro.

    http://it.wikipedia.org/wiki/Ikaruga_(videogioco)

    http://www.ikaruga.co.uk/

  • # 5
    Jacopo Cocchi (Autore del post)
     scrive: 

    Ottima citazione :)

    Ikaruga, Under Defeat e Border Down soprattutto (visto che parliamo di shoot’em up orizzontali) hanno preso a piene mani nel bacino “storico” della tradizione Sega.
    E i risultati si sono visti.

    Parleremo comunque dell’evoluzione della specie, perché nel mezzo ci sono altri titoli meno famosi ma interessanti anche da un punto di vista collezionistico (Radiant Silvergun per esempio).

    Anche se la macchina forse più orientata al genere è sempre stato il PC Engine :)

  • # 6
    karames
     scrive: 

    mitico pc-engine! (il caro vecchio “picchio”)
    ha portato capolavori come lords of thunder…ricordo che quando lo vidi la prima volta mi lasciò perplesso…un omino che vola?!ma che shoot’em up è?!poi la musica, gli sfondi, il ritmo incalzante…unico!
    invece thunder force 4 (l’ho giocato dal numero 2 era orizzontale e con vista dall’alto, a livelli alterni!) e l’ho trovato bello, grafica eccelsa x il megadrive, musiche anche, ma non sono riuscito ad apprezzarlo appieno…la grafica era talmente ricca in alcuni punti da essere confusionaria…insomma un gioco bellissimo sotto tutti i punti di vista, ma che non sono riuscito a capire

  • # 7
    Jacopo Cocchi (Autore del post)
     scrive: 

    senz’altro molto complessa la grafica e complesso il gioco, anche per questo la citazione di alcuni degli shoot’em up più difficili da giocare di sempre non è peregrina.

    Lords of Thunder anch’esso fece comparsa su MegaCD ed è tra i giochi più valutati sul mercato PAL :)

  • # 8
    Fabiuz
     scrive: 

    Sono ripassato per caso su questo articolo e l’ho riletto volentieri.
    Compimenti Jacopo trovo i tuoi articoli sempre interessanti e ben scritti.

    Avrei un desiderio: ti ricordi il mitico Axelay per SNES, sparaturtto verticale che sfruttava il Mode7 per dare l’effetto orizzonte!

    Se ti capita mi piacerebbe leggere un tuo articolo sul gioco.

    P.S. Anche Lifeforce per NES!

  • # 9
    Jacopo Cocchi (Autore del post)
     scrive: 

    Ti ringrazio :)
    Per Thunder Force mi sono “spremuto” particolarmente dato che è stato uno dei giochi preferiti della mia infanzia.

    Axelay sì me lo ricordo molto bene, resta uno dei migliori shoot’em up per SNES (il genere era uno dei punti forti del Mega Drive in effetti).

    Life Force altro titolo piuttosto carino anche se io preferivo Gradius (di cui abbiamo già parlato) e Twin Cobra.
    In generale mi sono sempre piaciuti di più gli sparatutto a scrolling verticale, anche se ci sono alcune eccezioni tra cui TF per esempio.
    Comunque un pezzo su uno dei due te lo posso senz’altro promettere. Resta sintonizzato ;)

  • # 10
    Bonk, l’antesignano (PC Engine) di Chuck Rock - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] inflazionato ed in voga tra la fine degli anni ’80 e l’inizio ’90, basti pensare ai vari Thunder Force, Axelay e Raiden di cui abbiamo avuto modo di parlare nei mesi […]

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