di  -  venerdì 10 ottobre 2008

cnrLeggo con interesse su Punto Informatico che il CNR (Centro Nazionale delle Ricerche) cerca 142 ricercatori “giovani e motivati” all’interno di una più strutturata iniziativa chiamata “Mind in Italy ”, che mira a frenare la fuga di cervelli dall’Italia.

I 142 posti si dividono in contratti di lavoro a tempo determinato, assegni di ricerca, proposte di dottorato e borse di studio per un investimento complessivo di 40 milioni di euro.
Confesso di apprezzare i buoni propositi del CNR, ma ci vuole davvero di più e il CNR, purtroppo, può fare ben poco. A mio avviso un giovane talento deve cercare fortuna all’estero, prima di tutto per il rispetto che deve a sé stesso, anzichè restare in Italia a farsi umiliare e vedere offeso il proprio lavoro giorno dopo giorno.

Come noto, infatti, la ricerca in Italia “gode” di pochissimi fondi e i pochi che arrivano sono quasi sempre distribuiti con logiche politiche, quasi mai cercando il vero merito e le persone che possono davvero produrre valore.

A ciò si aggiunge un Paese in cui non c’è cultura dell’innovazione, poco fertile dal punto di vista intellettuale in cui si fa fatica a confrontarsi con menti di eccellenza. Come noto perchè le idee si ingrandiscano è fondamentale che si confrontino con altre idee, assenti in Italia.

Insomma, potendoselo permettere la fuga è la strada migliore per vedere riconosciuta la propria professionalità, ricevere una sostanziosa e meritata retribuzione economica e confrontarsi ogni giorno con i migliori cervelli, in un ambiente di facilita l’innovazione e guarda con entusiasmo al futuro.

43 Commenti »

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  • # 1
    Anonimo
     scrive: 

    I ricercatori vengono pagati una miseria per cui scappano a gambe levate.

    I centri di ricerca idem, con l’aggiunta che se non vogliono perdere quel poco che hanno devono fare “ricerche” che vadano a fagiolo con quello che pensa il politico di turno (un centro finanziato dai Verdi probabilmente perderà le proprie giornate a dimostrare che i cellulari fanno male)

    Infine c’è una lungimiranza a livello imprenditoriale prossima allo zero. C’è il brutto vizio di investire, ancora una volta, poco e di pretendere grandi risultati in un amen

  • # 2
    Bellaz89
     scrive: 

    è tutto inutile.

    Purtroppo la ricerca italiana è in declino da diverso tempo, e la legge 133 ( decreto su cui è stata posta la fiducia e che contiene gli argomenti più disparati) da DEFINITIVAMENTE IL COLPO DI GRAZIA ALLA RICERCA E ALL’ UNIVERSITà PUBBLICA ITALIANA.
    Grazie a questa legge, nel giro di 5 anni le università perderanno 1,5 MILIARDI di euro, mentre verranno segate le assunzioni di ricercatori e i progetti di ricerca.Gli atenei che non riusciranno a stare dietro a questi ridimensionamenti dovranno essere CHIUSI o dovranno diventare PRIVATI.

    Ormai non ci spero più, siamo destinati a fallire come paese, penso che fra pochi anni sarà meglio levare le tende ed andare da qualche altra parte.

    Uno studente del polo di Sesto

  • # 3
    Luca Faccin
     scrive: 

    Sono d’accordo in parte con quanto detto ma bisogna anche dire due o tre cosette:
    1-L’università Italiana è ridotta ad una serie di sterili esamifici che non danno nessun incentivo allo studente, quindi il fatto di farle chiudere non mi dispiace.. meno gente che si crede chissa chi solo per avere un pezzo di carta e poi (laura in Ing.Informatica alla mano) non ha la più pallida idea del perchè non si possono mettere due macchine con lo stesso IP.
    2-Queste persone hanno pretese economice assurde a fronte della loro reale capacità pratica che è nel 90% dei casi molto vicina a 0. (Esperienza personale per aver fatto selezione personale per l’EDP della ditta in cui lavoro).
    3-Chi ha “cervello” solitamente ha parecchie occasioni che gli si aprono di fronte. Dire che in Italia non ci sono posizioni “rispettabili” è come dire che siamo tutti mafiosi. Ci sono aziende e centri di ricerca seri e meno seri. (stessa cosa all’estero che noi crediamo l’El-Dorado)

  • # 4
    Sergio
     scrive: 

    @ Luca Faccin

    Beh che dire…

    anche questo è un luogo comune.

    Generalmente òle aziende italiane non sanno neanche la differenza tra un ingegnere informatico ed un informatico e tu, a tuo malgrado e senza offesa, ne sei la dimostrazione.
    Un’azienda prima di selezionare le persone dovrebbe accertersi del loro percorso di studi, quindi pretendere che un Ing. Informatico (solo perchè ha nel nome “Informatico”) sia un grande programmatore o conosca le reti è assolutamente sbagliato, perchè è probabile che abbia fatto solo un esame di informatica e abbia studiato per lo più robotica/automazione e elettronica.

    Credo che il maggior problema delle aziende italiane e quello di piazzare le persone nei posti sbagliati.
    Se si cerca un sistemista si prende un sistemista e non un igegnere o un informatico per due motivi:
    Non sono fondamentalmente programmatori e sistemisti,
    ma esperti di progettazione di sistemi e hanno studiato per fare i solutions.
    E’ denigrante per un laureato fare un lavoro dove probabilmente la laurea non serve, perchè per fare il puro programmatore, non serve aver studiato elettronica, controlli automatici, teoria dei sistemi, digitale, ingegneria del software etc etc.

    Ti parlo per esperienza personale perchè sono un ingegnere informatico.
    Io le reti le conosco perchè le ho studiate all’università e perchè le ho studiate in parte da solo, ma se avessi scelto il percorso di automazione industriale, invece di sistemi informativi, e non avessi avuto voglia di informarmi personalmente sulle reti, neanche io saprei cos’è un gateway, un proxy etc.
    Ed è lecito, visto che in quel caso sarebbe stata esplicita la voglia di fare altro…

    Dal canto mio, che faccio anche colloqui etc, trovo più allucinante che molti si spaccino per informatici e non lo sono, magari solo perchè smanettano di tanto in tanto.
    Perchè sono in molti capaci a esibire conoscenze tecniche su cpu, ram, schede madri etc., ma è una goduria quando faccio una sola domanda su un sistema transazionale, sulle proprietà ACID, sull’alta affidabilità etc. Conoscenze che probabilmente il 90% di chi non ha fatto l’università ignora…

  • # 5
    davide
     scrive: 

    @ luca faccin: bravo, finalmente un commento fuori dai soliti cori.

  • # 6
    Bellaz89
     scrive: 

    x Luca

    Guarda, lungi da dire che l’università italiana trasuda latte e miele da ogni poro, ma da qui a volerla chiudere ce ne vuole.
    Gli esamifici ci sono, ma ci sono anche posti dove agli studenti viene data una preparazione con i controcavoli. Tanto per farti un esempio l’altro anno in francia il CNRS (il CNR francese per intendersi) ha bandito un concorso per la ricerca. Il risultato è che il 70 % dei gruppi a cui è stato dato un finanziamento era ITALIANO, noi , stiamo mandando via una quantità di persone super-preparate(dalle nostre università). E ora, oltre che a tagliare ulteriormente la ricerca tagliamo anche chi produce i ricercatori che attualmente sono TRA I PIù COMPETITIVI A LIVELLO MONDIALE.

    Per rispondere al punto 2) come detto prima. Esistono i professori fannulloni; quelli che stanno più nel loro studio privato che in università, MA esistono, per il discorso precedente, anche quelli che si impegnano nonostante la scasità di mezzi. Bisogna contare che l’italia ha il più alto rapporto tra studenti per professore e il minor costo per studente in EUROPA e in area OCSE. Quindi non è vero tutto quello che passa un certo tipo di informazione… basta andare a guardare i dati.

    Per rispondere al punto 3)

    “Chi ha “cervello” solitamente ha parecchie occasioni che gli si aprono di fronte. Dire che in Italia non ci sono posizioni “rispettabili” è come dire che siamo tutti mafiosi. Ci sono aziende e centri di ricerca seri e meno seri. (stessa cosa all’estero che noi crediamo l’El-Dorado)”

    In italia il 30 % della ricerca scientifica è finanziata dallo stato contro il 15% circa europeo/ocse, senza contare che i fondi alla ricerca sono pochi in assoluto. Quindi, mi dispiace, ma per un ricercatore l’unica soluzione è andarsene verso altri lidi. ( e sarà anche la soluzione per lo studente, visto che stanno smantellando l’università pubblica).

  • # 7
    Luca Faccin
     scrive: 

    @Sergio:

    “Perchè sono in molti capaci a esibire conoscenze tecniche su cpu, ram, schede madri etc., ma è una goduria quando faccio una sola domanda su un sistema transazionale, sulle proprietà ACID, sull’alta affidabilità etc. Conoscenze che probabilmente il 90% di chi non ha fatto l’università ignora…” purtroppo devo dire che anche il 90% di chi ha fatto l’università le ignora.
    L’idea di base di molte università tecniche,fondamentalmente sbagliata, è quella di “insegnare” (sempre se si possa chiamare insegnamento lo stare in una classe super affollata a sentire un vegliardo che non ha la più pallida idea del perchè è lì) solo ed esclusivamente la teoria.
    Putroppo (per fortuna) nel mondo reale ciò che conta è la pratica dato che, come ben saprai, in elettronica il conduttore ideale non ha resistenza al passaggio della corrente, il codensatore ideale non si scarica etc, ma nella realtà le cose vanno in modo un tantino differente.

    L’esempio che ho tirato fuori io era indicativo e si può applicare a qualunque campo della tecnica.

    Cito una tua frase: “E’ denigrante per un laureato fare un lavoro dove probabilmente la laurea non serve” in realtà la laurea è esattamente come il diploma e come i master etc.. ovvero un pezzo di carta. Non ti dà nulla se non un titolo (a volte veramente immeritato), tutto quello che si sa, le proprie “skill” come vengono definite, sono frutto del proprio impegno non certo di 3 o 5 anni passati agli “esamifici” (Avendo fatto l’univeristà ne conosco la realtà…purtroppo. Col senno di poi non butterei più via tutti quegli anni perchè sono stati letteralmente buttati).
    Le aziende italiane sono alla stregua delle aziende estere (fatevi un giro su http://www.soft-land.org e date un’occhiata alle Storie della Sala Macchine di Davide Bianchi se non avete esperienze dirette con aziende estere), piazzano persone nel posto sbagliato perchè:
    1-Le aziende vorrebbero un Einstein che costi come uno sguattero possibilmente con l’aspetto di Pamela Anderson e che conosca tutto, passato, presente, futuro e dimensioni parallele
    2-E’ assai difficile con queste premesse distinguere tra la “massa” la figura giusta e molto spesso si sceglie per “apparenza” visto che fare una prova pratica non è sempre possibile.

    Tutto questo giro di parole per dire:
    1-Non importa che titolo di studio hai.. che titolo ti affibbiano quanti anni di studio hai fatto: sempre dalla gavetta si parte, non siamo nel mondo delle favole.
    2-Nessuno ti offre niente, se vuoi un buon posto di lavoro ti devi impegnare.
    3-Il mondo è paese e a noi italiani piace piangerci addosso confrontandoci con realtà estere (che altro non sono che castelli in aria mentali). Avete presente il detto “I tedeschi sono precisi.. etc etc”, se qualcuno ha avuto il dispiacere di lavorarci assieme, lo sifo a dire ancora che sono precisi e pianificatori.

  • # 8
    Luca Faccin
     scrive: 

    @Balthazar

    “In italia il 30 % della ricerca scientifica è finanziata dallo stato contro il 15% circa europeo/ocse, senza contare che i fondi alla ricerca sono pochi in assoluto. Quindi, mi dispiace, ma per un ricercatore l’unica soluzione è andarsene verso altri lidi.” ?????

    Se ho capito bene il tuo commento intendi dire che in Italia lo stato interviene di più che nel resto dell’area OCSE, di conseguenza all’estero la ricerca è finanziata dalla aziende in misura maggiore, giusto?

    Nessuno nega che ci siano università ottime anche in italia, come ho detto prima non possiamo fare di tutta l’erba un fascio. Questi luoghi più unici che rari meritano di rimanere aperti e non ho il minimo dubbio che ci riusciranno. Quelle che devono chiudere sono gli “esamifici”.

    A livello di ricerca, ti posso assicurare che ci sono possibilità in qualunque stato, l’estero “El-Dorado” è tipico della visione italiana delle cose.
    Personalmente ho trovato un ottimo posto di lavoro in una azienda del nord-est dove le possibilità di “ricercare” sono molto maggiori rispetto a tanti altre “occasioni” fornite dalle università e dai centri di ricerca esteri (e questa azienda non è una software-house e non produce niente di legato all’informatica.. ma usa pesantemente i mezzi informatici per gestire praticamente tutto).
    Ognuno di noi poi farà le sue scelte ed io non sono nessuno per criticare le scelte degli altri.

  • # 9
    Bellaz89
     scrive: 

    X Luca

    Scusa, ma costituzione alla mano …

    Art 9
    La repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. […]

    Art 34
    […] I capaci e i meritevoli. anche se privi di mezzi hanno il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi […]

    Che oggi in italia una laurea sia un pezzo di carta siamo d’accordo, MA ti ho fatto l’esempio del cnrs , e sono sicuro che la storia si ripete nei vari Fermilab o Max Planck Institute. Quindi abbozziamola di dire che l’università è inutile.
    L’università è NECESSARIA e UN DIRITTO e di certo un paese che ne è privo (pur con tutti i difetti che si porta dietro questo servizio) è destinato a diventare marginale sulla scena internazionale e a impoverirsi.

    NO ALLA 133

  • # 10
    Luca Faccin
     scrive: 

    “L’università è NECESSARIA e UN DIRITTO e di certo un paese che ne è privo (pur con tutti i difetti che si porta dietro questo servizio) è destinato a diventare marginale sulla scena internazionale e a impoverirsi.”

    Che sia un Diritto posso concordare.. che sia necessaria proprio no mi spiace

    “Art 9
    La repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. […]”

    Questo non significa certo che lo stato deve invesitre l’X percento del PIL in ricerca (anche se sono concorde che sarebbe il caso di aumentare il più possibile la variabile X)

    “Art 34
    […] I capaci e i meritevoli. anche se privi di mezzi hanno il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi […]”

    Qui sono d’accordo con te che proprio non ci siamo.. ma non esiste solo la carriera accademica

  • # 11
    Bellaz89
     scrive: 

    X Luca

    Bellaz89 non Balthazar ;)

    “?????”
    cos’ è che non hai capito? ho detto che la ricerca in Italia è finanziata al 30%(ricordando che è un valore percentuale , non una quantità assoluta) dallo stato contro una media OCSE\UE del 15% , di conseguenza, SE la 133 verrà applicata, con
    conseguente contrazione del finanziamento pubblico , ai ricercatori non resterà altro che andarsene visto che i privati italiani non hanno interesse a compiere ricerca di Base o anche solo ad investire per l’innovazione. Se consideriamo la percentuale del bilancio destinata alla ricerca anche qui siamo agli ultimi posti, DI CONSEGUENZA il 30 % non viene dal fatto che lo stato spende di più per la scienza, ma dal fatto che le aziende spendono pochissimo per essa.

    In ogni caso ti do un buona fortuna per il lavoro, non tutti i ricercatori hanno questa possibilità.

  • # 12
    Sergio
     scrive: 

    @ Luca Faccin

    Scusami Luca,
    ma se i tuoi anni universitari sono buttati, te ne dovevi accorgere dopo il primo… e la tua esperienza non vale per tutti.

    Sicuramente con il semplice diploma io non sarei mai stato in grado di analizzare la stabilità (controlli automatici/processi) ne di un sistema teorico ne di uno reale.

    In ogni caso seguendo il tuo ragionamento da domani andrò dal mago e non più dal medico oppure i calcoli del cemenento li faccio fare al geometra o meglio una matrice di differenziali di un trifase ad uno che no sa fare manco le equazioni così vediamo che motore elettrico mi tira fuori, visto che la laurea non serve a nulla…

    é chiaro che la gavetta la fanno tutti, ma bisogna vedere cosa si intende per gavetta.
    Se faccio partire tutti dallo stesso punto, a priori, escludo chi ha un titolo di studio, ed è proprio in questo che si evince il basso livello delle aziende medie. Le persone non si scelgono a grappolo, o politicamente come nel CNR, ma si scelgono in base alle loro conoscenze teoriche e pratiche e soprattutto si piazzano nei posti giusti.
    Gavetta non vuol dire partire dalla monnezza, gavetta vuol dire mettere in pratica le proprie conoscenze per migliorarle, quindi mettere uno con una laurea in informatica a fare select su un database, non mettereà sicuramente in luce le conoscenze di questa persona, lo scazzerà e lo demotiverà.

    Mettere a fare lo stesso lavoro semi-meccanico uno che non ha una cultura approfondita della materia lo migliorerà e lo specializzerà.
    Il laureato non può essere specializzato su una percentuale esigua delle attività, a meno che non voglia una carriera.

    Quello che l’università dà è la conoscenza teorica delle materie, la conoscenza pratica se si fanno i laboratori (io li ho fatti per tutte le materie ingegneristiche con progetti in azienda) e una forma mentis analitica che mediamente non si acquisisce spulciando i manuali su internet.
    Poi se un ragazzo nonostante l’università non è in grado, il problema è differente, ma certamente nessun infermiere anche con 25 anni di esperienza è in grado di operare un cuore o un cervello.

    A me sinceramente prendere un ragazzo con una laurea anche di peso, metterlo lì a farlo programmare o fargli rimpire db per 3-4 anni serve solo a disperdere i suoi skill. Se lo prendo è perchè mi interessano le sue peculiarità quindi lo adopero subito in tal senso, e se mi può parlare da subito su come relaizzare una SOA (fregandomene se sa come si programma in cobol o fregandomene se sa usare Nero o montare un router) per me tanto di guadagnato, perchè l’ho chiamato per quello.

  • # 13
    Luca Faccin
     scrive: 

    @Bellaz89

    Scusa.. conosco una persona che usa il nick Balthazar e ho fatto confusione.
    Buona fortuna anche a te.

  • # 14
    Bellaz89
     scrive: 

    Che sia un Diritto posso concordare.. che sia necessaria proprio no mi spiace

    Cosa vuoi dire? pensi che la matematica non sia necessaria? e la fisica? e la chimica e le biotecnologie etc etc? Secondo te non sono necessarie allo stato? Senza università ( posto che le scienze prima elencate per te siano “utili” ) come credi si possano formare dei ricercatori?

  • # 15
    Sergio
     scrive: 

    Dimenticavo,

    alle aziende non interessa avere Einstein e pagarlo poco,

    alle aziende interessa solo pagare poco, e per questo si scelgono le persone sbagliate

  • # 16
    Cla
     scrive: 

    @Luca
    Tu dici: “1-L’università Italiana è ridotta ad una serie di sterili esamifici che non danno nessun incentivo allo studente, quindi il fatto di farle chiudere non mi dispiace..”

    Ma che discorso e’? Scusa, saranno anche esamifici, ma allora invece di chiuderle bisogna migliorarle.
    Bisogna porre rimedio ai problemi, non dargli il colpo di grazia definitivo.
    E’ un atteggiamento suicida…
    Se usassimo con tutto il tuo stesso atteggiamento, dovremmo chiudere ogni cosa!

  • # 17
    Sergio
     scrive: 

    Un consiglio per tutti i giovani:

    Se pensate che con la laurea diventerete milionari, lasciate perdere.
    potete diventarlo anche facendo i tronisti.
    laurea non vuol dire soldi.

    Bravura spendibile vuol dire soldi

    La laurea è passione, e se è una passione redditizia ben venga, ma soprattutto è redditizia per se e per gli altri, perchè un bravo medico, un bravo ingegnere o un bravo insegnate è un patrimonio di tutti.

  • # 18
    Bellaz89
     scrive: 

    X Sergio

    Ben detto, la laurea prima di tutto deve essere per passione

    X Luca

    Questo non significa certo che lo stato deve invesitre l’X percento del PIL in ricerca (anche se sono concorde che sarebbe il caso di aumentare il più possibile la variabile X)

    Si, infatti, ma qui non si parla di aumentare X ne di mantenerla tale , si parla di diminuire X ( che è già bassa rispetto alle percentuali degli altri paesi UE\OCSE)

  • # 19
    Luca Faccin
     scrive: 

    XSergio

    Coda di paglia eh?
    Leggi quello che ho scritto e non quello che vuoi leggere tu per piacere.
    Ho detto che la laurea non serve a niente perchè la capacità di risolvere equazioni , di curare le persone (infatti i medici si fanno un bel pò di anni di tirocinio) non deriva dal titolo di studio ma dagli anni passati ad impegnarsi a risolvere i problemi (il che include gli anni passati a cercare di superare Calcolo Numerico etc etc). Personalmente non mi sono serviti a niente perchè io, purtroppo o per fortuna, sono un autodidatta e quindi ho passato anni a sentire per la duecentesima volta le stesse cose e per poi vedere cose del tipo “Mi spiace, l’eliminazione di Gauss è corretta ma io la volevo vedere nel modo visto a lezione” (che giusto per la cronaca significava moltiplicare la matrice originale per una matrice diagonale con tutti +1 sulla diagonale principale, ma questo l’ho scoperto solo dopo :-( ). Io per studiare ho dovuto lavorare e quindi non ho potuto frequentare le lezioni.. sentirmi dire questo ha solo aumentato la scarsa stima che ho nei confronti del sistema universitario (il giochetto mi è stato fatto più e più volte).
    Per quanto mi riguarda rimango convinto che TUTTI debbano partire dallo stesso livello che siano laureati, diplomati o persone con la media inferiore.
    La capacità di fare determinate cose non si misura con i titoli di studio ma con la pratica.
    Come detto prima.. io la penso così ma non pretendo che la pensimo come me.

  • # 20
    Luca Faccin
     scrive: 

    “Cosa vuoi dire? pensi che la matematica non sia necessaria? e la fisica? e la chimica e le biotecnologie etc etc? Secondo te non sono necessarie allo stato? Senza università ( posto che le scienze prima elencate per te siano “utili” ) come credi si possano formare dei ricercatori?”

    Tu ha scritto testualmente “L’università è NECESSARIA e UN DIRITTO”. Io ho risposto: Concordo che l’università sia un diritto, non concordo che sia necessaria. Non mi pare ci sia niente di strano. Matematica,chimica, ingegneria si imparano sui libri e con tanta esperienza che l’università non da.. per questo io non concordo che sia necessaria.

  • # 21
    Luca Faccin
     scrive: 

    @Cla
    Purtroppo è lo stesso sistema universitario a non voler cambiare. Provate a far dimagrire una persona se non lo vuole fare. Pegggiorerete solo la situazione.

    Per come la vedo io, e ripeto per come la vedo io, bisognerebbe azzerare tutto e ripartire da zero

  • # 22
    Bellaz89
     scrive: 

    Matematica,chimica, ingegneria si imparano sui libri

    Sei davvero sicuro di quello che hai scritto? io ho detto NECESSARIA, perchè queste cose NON si imparano SOLO dai libri.
    Uno all’ università, prima che un set di conoscenze, acquisisce UN METODO. E il metodo non si trova sui libri, si forma attraverso una rete di persone ( professori, ma anche studenti e ricercatori) e esperienze ( pensi che uno studente si possa permettere di comprare un laboratorio scientifico generico per il proprio studio? ).

  • # 23
    Bellaz89
     scrive: 

    “Per come la vedo io, e ripeto per come la vedo io, bisognerebbe azzerare tutto e ripartire da zero”

    … e come penseresti di fare ? Se far dimagrire una persona che non lo vuole fare è difficile, è ancora più difficile ucciderla e ricrearla da 0

  • # 24
    Luca Faccin
     scrive: 

    Ripeto, la mia opinione è che all’università non vegna dato niente allo studente. Ritengo che la pratica sia molto più importante e ritengo che ognuno debba farsi il suo metodo.

  • # 25
    Bellaz89
     scrive: 

    “Ripeto, la mia opinione è che all’università non vegna dato niente allo studente. Ritengo che la pratica sia molto più importante e ritengo che ognuno debba farsi il suo metodo.”

    Non ti pare un po assoluta come affermazione? io sento l’esatto contrario dalle persone nella mia facoltà, ma non per questo ritengo che tutte le altre siano ottime.Cmq se credi che “pratica sia molto più importante” allora devi esser stato in una università davvero pessima.

  • # 26
    Luca Faccin
     scrive: 

    Bene visto che me lo chiedi ti espongo la mia idea.

    Premesso che di fronte ad una situazione disastrosa ci sono due opzioni: 1-Continuare ad investire risorse nella speranza che prima o poi la “situazione disastrosa” si sani 2- Buttare tutto e considerare quanto investito come perso. Io sono per la seconda ipotesi.

    La soluzione che proporrei io è molto semplice:
    1-Togliere alla laurea il valore legale come è negli altri stati.
    2-Imporre un organo di valutazione unversitario come presente, per esempio, in UK.
    3-Togliere di mezzo i vari professorotti agganciati alla loro cattedra senza mezzi termini (il che vuol dire, purtroppo, licenziare un gran numero di incompetenti (mi spiace ma questa gente non riesco a chiamarla professore).
    4-Porre come docenti persone impegnate in ditte private, che hanno ben presente cosa il mondo richieda ad una persona al di fuori dell’ambiente accademico
    5-Elminare le ricerche inutili. Mai sentite nei telegiornali ricerche delle univeristà che trattano “Quanto in media la gente legge il giornale”?
    6-permettere agli studenti una maggiore flessibilità sul piano di studi e creare esami “progetto”, ovvero far si che il superamento dell’esame sia dettato dalla messa in pratica della materia piuttosto che dalla mera ripetizione delle nozioni teoriche dei libri.

    Ovviamente si tratta di punti generici che andrebbero approfonditi, eliminati, o modificati a seconda della facoltà scelta e non escludo che siano anche in parte sbagliati.
    Ripeto per l’ennesima volta: questo è il mio modo di vedere le cose. Se qualcuno si è sentito chiamato in causa alla “guerra santa” da quanto ho scritto sono solo problemi suoi. Non ho alcuna intenzione di creare una guerra pro/contro università. Ad ognuno il suo e la sua opinione. Penso inoltre di aver motivato in modo soddisfacente il perchè delle mie tesi e non proseguirò oltre dato che noto un degradarsi della discussione

  • # 27
    Fade
     scrive: 

    Quoto Luca… anni di studio e teoria danno indubbiamente metodo e preparazione, ma nulla ti può “preparare” al mondo del lavoro senza effettivamente lavorare.

    Anche perché in teoria è tutto bello e preciso, ma quando ti trovi l’azienda che non vuole aggiornare il server Windows NT4 di 12 anni fa perché “ancora funziona!”, devi escogitare accrocchi che all’università di certo non ti insegnano :D

    avere un titolo ED esperienza pratica è l’ideale, ma per una mia eventuale azienda se dovessi scegliere fra le due, generalmente andrei sull’esperienza pratica, a meno di non volere una persona con ottime conoscenze di base su cui perdere tempo per formarla… se invece voglio uno che faccia il lavoro che gli chiedo senza preoccuparmi di “guidarlo”, non mi frega niente se ha la licenza media, basta che lo sappia fare :)

  • # 28
    Lor
     scrive: 

    Da sempre la ricerca universitaria italiana è destinata a scomparire. Un piccolo esempio personale: 13 anni fa ormai , terminavo la mia laurea in Chimica Farmaceutica, mi venne paventata l’occasione di continuare nel laboratorio di ricerca dove avevo sviluppato la mia tesi , per 800.000 lire (800 avete letto bene!) al mese! A Milano un affitto costava circa 400-500.000 , che vita avrei fatto? Non si vive solo di Ricerca e fama di pubblicazioni, li avrei fatto la fame!
    Sono entrato nel mondo del lavoro raggiunto livelli buoni, ma la paga….lasciamo stare! Dopo vari anni, ho finalmente trovato il modo di lavorare all’estero…la vita é cambiata , MOLTO MEGLIO. I miei nipoti andranno all’Uni, tra 10 anni …come la vedo dura!

  • # 29
    Anonimo
     scrive: 

    Calma, secondo l’università non è un diritto perchè di lì a dire poi che “il pezzo di carta è un diritto”, il passo è breve.
    Secondo me lo stato ha il dovere di creare della gente preparata facendo sì che le scuole migliorino il loro grado di qualità ma ha soprattutto il dovere di premiare solo i capaci ed i meritevoli. Chi non è in grado, chi non ha voglia deve essere silurato (eventualmente si rifà l’anno tot volte, al termine delle quali non mette più piede in una scuola se non come spazzino) così tutti gli altri possono stare tranquilli che il pezzo di carta che hanno conquistato abbia un reale ed effettivo valore, cosa che adesso non avviene.
    Ora come ora, ci troviamo nella situazione dove si cerca un diplomato per fare il lavoro di uno con la 3° media, si cerca un laureato per il lavoro di un diplomato ed Einstein con le tette di Pamela per il lavoro di un laureato.
    Questo ovviamente escludendo chi ottiene lavori e carriera per vie alternative (raccomandazioni et simila).
    Non ho letto a fondo questa nuova legge, ma sinceramente non sarei contrario a fare camionate di “insegnanti” e “prof” incapaci, di spedirli a raccogliere il riso e di sostituirli con gente valida (ovviamente, stavolta tenuta costantemente d’occhio) perchè ricordiamoci bene che se ci troviamo in questa situazione la colpa principale è proprio della scuola che viene vista dai politici come un calderone di voti, nel quale sciorinare aiuti e privilegi spesso immeritati.

  • # 30
    Fer
     scrive: 

    Sono d’accordo con Luca e Fade; in particolare sono d’accordissimo su tutti i punti di riforma proposti da Luca.

    Aver passato tanti anni sui libri universitari ti dà una base più o meno ragionevole su cui poi innestare tanta, tanta pratica (esperienza personale); ma se c’è una cosa veramente sbagliata, è la convinzione che purtroppo molti neolaureati hanno, di “essere arrivati” dopo aver conseguito il fatidico pezzo di carta.
    Quello non è l’arrivo, è la partenza: dopo aver passato tanto tempo a superare esami, arriva il momento di iniziare veramente a darsi da fare affinché quelli non siano stati anni sprecati… il rischio è forte.

  • # 31
    Lor
     scrive: 

    Ora come ora, ci troviamo nella situazione dove si cerca un diplomato per fare il lavoro di uno con la 3° media, si cerca un laureato per il lavoro di un diplomato ed Einstein con le tette di Pamela per il lavoro di un laureato……”

    VERISSIMO DA SEMPRE, sei laureato e ti assumo con contratto da impiegato, proprio quello che vale per chi ha dalla III media in su ! io laureato e la mia segretaria fermatasi alla seconda ragioneria avevamo la stessa categoria iniziale……

  • # 32
    Symon79
     scrive: 

    Sono in parte daccordo con quanto scritto dal redattore.
    Non c’è meritocrazia!!
    Togliere il “parentismo”.
    Ruoli molto spesso se non occupati da parenti sono occupati da persone legate alla politica.
    Inserire un “tetto massimo di età” per l’insegnamento alle università per favorire i giovani.
    Rendere PRODUTTIVA l’università, se non vali sei LICENZIATO se vali e produci…guadagni.
    Perfar ripartire le nostre università bisognerebbe in primis RIPULIRLE.

  • # 33
    Sig. Stroboscopico
     scrive: 

    Più che un problema di soldi è un problema di politica.

    I soldi dove vanno non sono quasi mai decisi dall’importanta o dalla rilevanza del progetto.
    L’importante è che siano in mano ai “giusti”.
    Anche il regolamento per l’anzianità e le cariche all’interno del CNR è servito solo a regolare dei conti, non certo a portare innovazioni.

    Se uno è furbo e vuole combinare qualcosa fa bene ad andare all’estero e a non rimanere negli enti statali italiani.

    Chi rimane in italia è destinato a una carriere di delusioni e di lotte senza senso purtroppo.

    -__-

  • # 34
    Sergio
     scrive: 

    @Luca

    Ma quale coda di paglia?

    Io ti rispondo come vivo la mia esperienza, e fino ad oggi, visto che lavoro nella prima multinazionale al mondo per l’informatica e le nuove tecnologie, per quanto mi sia sforzato di cercarne non ho trovato persone che, anche con forte esperienza, abbiano allargato le prorpie conoscenze su un argomento a livello accademico per potersi confrontare con chi invece tali conoscenze le aveva.

    Io non ho detto che il titolo da la bravura, ho detto che se fatta seriamente fornisce le basi e il metodo che un autodidatta per quanto bravo si sogna, altrimenti la parola “genio” la eliminerebbero dal vocabolario.
    Gran parte delle conoscenze informatiche che ho le ho acquisite prima dell’università, ma io non l’ho fatta per il “pezzo di carta” (oltretutto visto il mazzo che mi sono fatto non lo chiamerei tale) l’ho fatta per acquisire le competenze, se pur teoriche, di argomenti di cui ignoravo l’esistenza, altrimenti avrei fatto il solito lavoro da sistemista o misero programmatore, perchè diciamocelo fare il programmatore equivale a fare l’impiegato alle poste (che include maggiore dignità).
    E sai perchè dico questo? non per denigrare il programmatore, ma chi nelle aziende con la scusa dell’esperienza ha massificato una professione a livelli sconcertanti depredandone l’esclusività e svendendola, infatti chi fa il programmatore ha stipendi equivalenti a quelli di un operaio.

    Il mondo della scienza e della tecnologia non è solo quello che vedi nelle aziende italiane, dove si specula su seminozioni e su tecnologie obsolete per accaparrarsi un progetto presso un governo regionale o la telco di turno, ma è un mondo dove se mi serve un cavolo di ingegnere elettronico, un fisico e un matematico ed un chimico che mi sintetizzino un nuovo dielettrico super permormante certamente non lo vado a chiedere ad un ragazzino diplomato autodidatta che monta e smonta rack da un server.
    Perchè caro mio il medico che mi apre il cuore e ci mette le mani, l’ha prima visto sui libri, poi l’ha fatto su un cadavere e dopo sulle persone, non ha fatto solo una ricerca su internet e a differenza dell’infermiere ha delle responsabilità dirette sulla vita delle persone.

    Per quel che mi riguarda io ai tempi, da neolaureato, non sono stato messo per anni a programmare procedure cobol nel sottoscala di una banca nel milanese, nella speranza che qualcuno si accorgesse di me.
    Ho fatto colloqui per fare il mio lavoro: l’ingegnere, ed è quello che faccio e risolvo problemi che i miei programmatori neanche si pongono, con incluso il ritorno economico, e purtroppo nonostante le responsabilità almeno due volte al giorno devo soccorrere qualche grandioso hacker autodidatta che compara le stringhe con == …

    L’esperienza mi dice che la terra è tonda, ma senza la fisica non saprò mai il perchè e ricorda che c’è sempre un perchè alle cose che bisogna spiegare in modo rigoroso.

    Cmq ripeto, io l’università l’ho fatta perchè volevo elevarmi culturalmente e tecnicamente, e l’ho fatto.
    Se qualcuno dice che è inutile: meglio, ci sarà meno concorrenza sul mercato. Se qualcuno che l’ha fatta mi dice che non gli è servita per il lavoro, forse, sta facendo un lavoro dove semplicemente non serviva avere una laurea, ma a quel punto mi sa tanto di magra consoloazione chiamarlo “pezzo di carta”.

    Stranamente ho studiato ad un politecnico statale, e non ho mai saltato un esame, i professori erano organizzati e ci avvisavano le assenze, e dove, quando mi bocciavano, sostanzialmente era colpa mia.

    Se poi Luca ti infastidiva il fatto che un professore ti contestava in modo irragionevole, il limite è stato il tuo a non scegliere università e strade diverse, perchè per quel che mi riguarda, ho sempre fatto in modo che le cose fossero di mio gradimento invece di lamentarmi, perchè scusami, visto che già lavoravi e visto che avevi già capito che l’università è tempo sprecato, hai continuato, e se l’hai fatto o non credi neanche tu in quello che dici o probabilmente non hai mai avuto le idee chiare sulle tue scelte.
    O semplicemente fai un lavoro dove la laurea non serve a prescinedere e te ne vuoi fare una ragione…

    Pace

  • # 35
    Sergio
     scrive: 

    scusate per gli errori ma scrivo sempre velocemente e facendo altro…

  • # 36
    Jacopo Cocchi
     scrive: 

    Mi sento di condividere in parte il pensiero ma soprattutto il sentimento di sfiducia che Luca e altri hanno portato alla luce.
    Un altro sviluppatore di un’altra community (ingegnere anche lui, precisiamo non si sa mai :)) si riferisce spesso agli esamifici per parlare di Università.

    I problemi sono proprio quelli esposti da Luca, cattiva gestione delle risorse umane, parentati e (sul Corriere o sulla Repubblica di qualche giorno fa era uscita una mappa dei vari intrecci ad esempio alla Sapienza) motivi politici che rendono purtroppo la scena accademica come tante altre componenti sociali italiane densa di un immobilismo da casta.
    Il panorama è ancora più sconsolante se si pensa che in realtà le teste ci sono e la formazione è comunque buona, soprattutto in alcuni centri di eccellenza, altrimenti non si spiega il perché all’estero continuino a chiamare e offrire posti di lavoro oltre che progetti interessanti a ricercatori italiani.
    La forma mentis sviluppata nei nostri iter scolastici è apprezzata, il problema è che non si riesce a far sì che sia circondata da un sistema. Ci sono oasi sparse qui e là ma non basta.
    Dovremmo prendere quel che di buono la filosofia anglosassone ha insegnato in questi anni ( e mi riferisco al pragmatismo soprattutto) per cercare di modellarlo sui nostri parametri senza snaturare le nostre vocazioni; ma naturalmente si dovrebbero toccare corde e interessi delicati, specie quando si va a parlare di “meritocrazia”.
    Ed è avvilente perché uno studente che si smazza per ottenere certi risultati poi scopre che non solo non viene ripagato del giusto ma che per andare avanti servono altre “qualità”.

    Senza sconvolgere le fondamenta culturali italiani si potrebbe però puntare a qualcosa di più semplice, come coinvolgere le aziende maggiormente nel sistema accademico, aumentando le collaborazioni, favorendo l’interscambio di personale qualificato anche per la parte didattica (aggiornando quindi i professori ad esempio sulle tecnologie e mandando professionisti ad insegnare), perché c’è proprio una frattura tra il mondo del lavoro e l’Università ma la scuola in generale.
    Le iniziative promosse dai governi in questi anni sono baggianate o palliativi.
    Le migliori università del mondo funzionano grazie e soprattutto all’intervento di privati o aziende terze che finanziano pesantemente gli atenei.
    E i centri di eccellenza di cui accennavo prima sono proprio quel tipo di struttura, il Politecnico, l’Università di Trento, Roma, la Federico II, Pisa ecc. ecc.
    Trovo anche giusto fare selezione e per farlo bisognerebbe partire proprio dalle Università: sono troppe. C’è uno scialacquamento di risorse e sovrapposizione di corsi che è palese.
    Si creano corsi di laurea come se piovesse, poi vai a leggere il piano di studi e cambiano magari 2 materie.
    Però il nome è diverso, eh allora cambia tutto.
    Ma diamine, organizza un corso e poi metti a disposizione + curricula, fai in modo che l’Università sia flessibile in favore dello studente (che a parte l’attività di ricerca è l’unico motivo per cui abbia senso l’esistenza stessa dell’istituzione), non VICEVERSA.
    Eppure è così. I professori spesso non ci sono nemmeno per quelle due ore di ricevimento settimanale perché hanno convegni, impegni ecc, magari non usano la posta elettronica, e mille altre disavventure.
    Insomma è lo studente, che paga, che deve piegarsi a tutto quel che gli circonda.

    Per me tutto questo è inaccettabile anche perché lo si potrebbe risolvere con un minimo di organizzazione in più. Non dico la precisione svizzera o l’integerrimo applomb britannico ma una via di mezzo sì.
    Anche perché ribadisco il potenziale c’è e in tantissimi campi (dal design alla Fisica, dall’ingegneria alla Filosofia ecc. ecc.) ed è proprio un peccato sciuparlo…

  • # 37
    Vittorio
     scrive: 

    Mi dispiace dirlo, ma l’Italia al momento non è meritevole verso i ricercatori. Non so se lo sapete, ma con il nuovo decreto legge 112 del 25/06/2008 il CARO presidente del consiglio e tutta la sua ciurma toglierà, dal 2009 al 2012, quasi 1,5 MILIARDI DI EURO all’UNIVERSITA’ (Art.66 comma 13)! Il che significa, ALLA RICERCA! Ed inoltre (Art. 16) ammette la possibilità per le università di trasformarsi in FONDAZIONI DI DIRITTO PRIVATO! Università private! Ora, non è terribile questo?? Io, da, presto, futuro ricercatore, qui non ci resto, ed è inutile che tentino di darmi contentini. Ci stiamo tutti muovendo, all’Università di Palermo, perchè ciò non accada. Saluti, Vittorio

  • # 38
    Anonimo
     scrive: 

    Vittorio secondo me stai facendo confusione.
    Togliere 1.5 miliardi all’università vuol dire toglierli a tutta la baracca, non solo alla ricerca.

    Bisogna vedere quanto di quei 1.5 miliardi viene veramente speso in ricerca e quanto invece è stato infilato per trasformare le università in una seconda edizione delle scuole superiori con assunzioni in massa di gente senza alcuna motivazione che non sia l’affiliazione politica.

    Per sistemare le cose qui come si deve, ci vorrebbe un sistema tipo bastone e carota, allo stesso tempo mentre invece a seconda di chi comanda è solo bastone o solo carota

  • # 39
    Sergio
     scrive: 

    @ Jacopo

    il tuo discorso è condivisibile, però non leggo nelle tue righe cose del tipo: l’università è inutile, è questo ciò che si contesta a Luca.

    Che ci sinao situazioni sgradevoli è fuor di dubbio, è un dato di fatto, ma da quì a dire che basta lavoricchaire per acquisire le medesime conoscenze…

    Secondo me hai detto bene: sfiducia.

    Ricordo un articolo su una rivista stampata dove si parlava del tradimento nei confronti degli universitari, c’era una breve intervista ad un tipo che si lamentava del fatto che sia lui che sua moglie, entrambi laureati, facevano gli impiegati…

    Credo che questo sia uno dei mali peggiori, il credere che il titolo di studio dia ricchezza economica.
    Può dare la possibilità di approcciarsi a realtà mediamente ricche, ma poi dipende dai singoli.
    Credo che questa sia la più grande sfiducia, l’aver attribuito al titolo di studio necessariamente un tenore di vita migliore (ecco perchè alcuni lo chiamano “pezzo di carta” senza neanche rendersi conto dei sacrifici, ma allora perchè queste persone non si sono sforzate di prenderlo?)

  • # 40
    Anonimo
     scrive: 

    La questione descritta nell’articolo stampato è facilmente spiegabile.

    Qui da noi ci sono troppe persone titolate, troppi diplomati, troppi periti, troppi tecnici di qualcosa e purtroppo anche tanti forse troppi laureati.
    Basta prendere un qualsiasi giornale di annunci di lavoro per capire che qualcosa non va.
    Per 1 pagina di offerte ci sono almeno 5 pagine di ricerca.
    I casi sono due: o tutti gli italiani sono dei geni e quindi meritano quei titoli (per cui è solo un problema di sovrabbondanza) o in troppi sono riusciti a proseguire senza avere i numeri per poterlo fare.
    Mettetevi nei panni di un’azienda che deve trovare certe figure professionali, ne testa tot al giorno e se ne salva 1 a settimana è già fortunata. Gli altri come mai non li hai presi ? Titolati sì ma analfabeti ed ecco spiegato perchè il pezzo di carta non è sinonimo di ricchezza.

    “studenti”, genitori, sindacati, tar e pokemon vari possono dire quello che vogliono ma qui si deve tornare a fare vera selezione, a promuovere solo chi è veramente in grado di andare avanti. Gli altri accetteranno il destino che le loro qualità e voglia gli concederanno.
    Se si cominciasse da domani a ragionare in questo modo, vedreste che nel giro di una decina di anni non vedremo più dei laureati lamentarsi perchè fanno gli impiegati.

  • # 41
    Giulio
     scrive: 

    Ciò non toglie cmq che lo studio arricchisca la persona, al di là degli esami, bisogna capire che bisogna studiare per se stessi e non per “passare l’esame”.

    E ci sono materie che senza corso frontale sono molto difficili da affrontare per chi non ha mai affrontato alcuni argomenti.

    PS: al liceo ci si può permettere benissimo di non studiare o di studiare il giorno prima prendendo voti discreti, il maggior parte del lavoro (almeno personalmente parlando) lo facevo in classe seguendo le lezioni.

    Con l’università, quantomeno alcune università decenti, toglietevi dalla testa che sia così.

  • # 42
    Giulio
     scrive: 

    PS: e aggiungo che il continuo stato di permissivismo nel nostro paese, dove persino i genitori si permettono di andare dai professori a dire come fare il loro lavoro, e a difendere il loro figlio-capra che ha 4 in tutte le materie, non aiuta affatto.

    Poi appunto si viene a creare la mentalità che basta fare poco, o basta fare la velina o il calciatore per guadagnare bene senza fare un c@zzo.

  • # 43
    Anonimo
     scrive: 

    Sono veramente in pochi quelli che vedono lo studio come un sistema per arricchirsi culturalmente (colpevoli anche tutti quei politici ed opinionisti che si riempiono la bocca di paroloni dei quali non conoscono neppure il significato). In diversi vedono lo studio come uno strumento per crearsi un qualcosa un domani ma purtroppo il grosso, vede solo il luccichio del pezzo di carta come se presentare quello obbligasse il prossimo ad inchinarsi ed a concedere tutto.

    @Giulio

    Sulla questione del liceo non sono per nulla d’accordo.
    In un sistema serio, il liceo e le superiori in generale sono la chiave che permettono di affrontare in meglio o in peggio l’università che verrà (sempre ammesso, ribadisco, che si voglia frequentare un’università seria e non una tipografia di pezzi di carta).
    Sicuramente uno dei primi posti dove si dovrebbe fare pulizia sono proprio quelle scuole lì.

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