di  -  martedì 16 settembre 2008

FilmNuovo appuntamento con Videodrome – ai confini del video. Come promesso la scorsa settimana oggi parleremo di pellicole.

La pellicola rappresenta la scelta cinematografica per eccellenza; da sempre pellicola è sinonimo di cinema, sinonimo che si mantiene vivo e battagliero anche nell’era del digitale.

Per iniziare, vorrei subito ribadire che la scelta dell’uso della pellicola piuttosto che del digitale (o viceversa), non dipende più solamente dal fattore “qualità” ma da determinate scelte stilistiche definite a priori dal regista stesso. Ovviamente, prima di ogni ripresa, bisogna essere coscienti delle differenze visive di pellicola e digitale e decidere di conseguenza in base (ai costi) a ciò che si vuole trasmettere, con il proprio lavoro, allo spettatore.

L’argomento pellicola è vastissimo, in questo post troverete una sorta di riassunto/introduzione ai vari formati cinematografici, con qualche annotazione sparsa. I principali formati di ripresa (perché la pellicola viene usata sia per la ripresa, sia per la proiezione; i film in digitale devono, salvo poche eccezioni, devono essere riversati in pellicola per il passaggio in sala) sono i seguenti:

– 8 mm
– Super 8 mm

– 16 mm
– Super 16 mm

– 35 mm (anche in versione super 35 mm)
– Cinemascope
– Panavision
– Academy Flat/Panoramico

– 70 mm
IMax

Film Format

La pellicola, fu inventata da George Eastman nel 1885, utilizzando un supporto di cellulosa (altamente infiammabile). Dopo l’avvento dei signori Lumière e l’esplosione mondiale del cinema, si decise nel 1909 di unificare il formato di proiezione e scegliere come standard, cosa rimasta più o meno fino ad oggi, il 35 mm. Il 35 cinematografico, ad una prima occhiata, si differenza dal film fotografico per la banda sonora analogica (oramai soppiantata da sistemi digitali come il DTS) presente su un lato.

I formati 8 e 16, super, con banda del sonoro sincronizzato presente direttamente sulla pellicola, storicamente vengono associati a film amatoriali, low budget, corti o documentari. Anche se da tempo l’8 mm è tornata in voga specialmente per le pellicole sperimentali (immagini sgranate, movimenti lenti, colori sparati), è il 16 mm che più si avvicina al titolo di “professionale”. Molti registi infatti continuano a utilizzare il 16, molti lo utilizzano come primo approccio relativamente economico alla pellicola e, per anni, ha rappresentato il formato dominante per chi si occupava di cinema documentario.

Le sue caratteristiche peculiari: basso costo di produzione, cineprese leggere e facilmente utilizzabili “a spalla”, buona definizione finale e suono direttamente in camera per il formato super, hanno fatto la felicità di generazioni di documentaristi (specialmente negli anni ’60 e ’70) fino all’avvento del video. Quasi inutilizzato per la proiezione (se non in alcuni cineclub), il 16 mm, nato in USA nel 1923, arrivò a poter competere per lungo tempo col 35 mm sia per diffusione, sia per resa.

Il 35mm, o formato standard, in ripresa comporta invece l’uso di macchine da presa più ingombranti e pesanti e l’uso di una troupe completa e non risicata all’osso come possibile con il 16 mm. Il 35 è comunque il cinema per definizione anche perché, cosa sempre da tener presente, è che quando si va al cinema il proiettore proietta immagini sempre da una pellicola 35; se un film, come sempre accade ultimamente con le grandi produzioni hollywoodiane, viene girato in HD, passerà successivamente in sala in 35 mm. Perciò l’argomento pellicola non può essere limitato solo al processo di “ripresa” ma anche alla “proiezione”.

I formati di proiezione più diffusi partono tutti dalla base dell’Academy, (il formato originale e primo ad essere utilizzato) con aspect-ratio di 1,33:1, e sono:

Il PANORAMICO o 1.85:1, probabilmente il più diffuso, tutti o quasi tutti i film americani non anamorfici Panavision arrivano nelle sale in Panoramico chiamato anche, più comunemente: Flat.

Il PANAVISION, usa un sistema di compressione anamorfico (distorsione dell’immagine) ed è estremamente diffuso. Formato figlio di una notissima omonima azienda americana operante da sempre nel campo della cinematografia, il Panavision ha un formato 2,35:1 in ripresa e 2,40:1 in proiezione.

Il CINEMASCOPE, leggendario formato diffuso dalla 20th Century Fox, usato per la prima volta nel 1953 con il film natalizio “La Tunica”, richiede l’uso di lenti anamorfiche, che comprimono l’immagine in fase di ripresa e la risistemano successivamente in proiezione, con un rapporto di 2,35: 1 (sia in ripresa che in proiezione). Attualmente non viene più utilizzato ma il termine Cinemascope viene spesso utilizzato per indicare il cugino Panavision.

Panoramico

 

 

 

Panoramico

Alla prossima settimana con maggiori approfondimenti sull’argomento…

3 Commenti »

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  • # 1
    Sig. Stroboscopico
     scrive: 

    Veramente interessante!
    Grazie!

    In uno dei capitoli successivi, sarebbe interessante parlare anche dei significati HD e HD ready e di come essi vengano trasmessi via satellite e digitale in generale, del significato di trasponder di HDMI e tecnologie di proiezione…

    Sono cose di cui spesso si parla, ma di cui alla fine ben pochi ne hanno un’idea veamente completa e che spesso disorientano.

    Ciao!

  • # 2
    Cinema: pellicola o digitale? – 3 - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] aver introdotto, la settimana scorsa, la pellicola, oggi andremo ad analizzare, seguendo il nostro percorso tra digitale ed analogico, […]

  • # 3
    carlo guardascione
     scrive: 

    La denominazione di super, almeno per quanto riguarda l’8mm (se esiste poi un super 16mm , proprio lo ignoro), è un formato dovuto alla pellicola che, pur avendo la stessa dimensione in larghezza, consente una più ampia superficie del fotogramma, con una perforazione diversa rispetto al formato cosiddetto Normal 8 o Regular 8. La pellicola in caricatori super 8,infatti, sia ‘senza'(e quindi ‘muta’) o ‘con’ banda magnetica, principale e di compensazione (e quindi ‘sonora’) , sempre ‘super8′ resta. Cordiali saluti. Carlo Guardascione

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