di  -  giovedì 3 luglio 2008

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La settimana passata abbiamo ripercorso le tappe che hanno visto crescere il fenomeno di Street Fighter e divenuto ormai una pietra miliare nella storia dei videogiochi. La passione per questo tipo di titoli va di pari passo con la passione crescente verso le arti marziali e da tecniche di combattimento in generale, basti pensare a quante discipline (e palestre) siano ora presenti anche solo sul territorio nazionale, importate più o meno recentemente dai paesi orientali.

Sul fronte videogiochi però, gli anni 80, sì sempre quei magnifici anni 80, hanno portato in auge anche altri due capolavori, Double Dragon e Final Fight.

Se Street Fighter è diventato l’icona rappresentativa dei beat’em up 1VS1 o ad incontri, ovvero quei giochi dove un utente sfida la macchina oppure un altra persona e passa il turno chi vince solitamente due round su tre, prima Double Dragon e poi Final Fight sono i rappresentanti dei picchiaduro a scorrimento orizzontale, in cui il protagonista (solitamente predefinito oppure eleggibile ma tra una sparuto gruppo di personaggi predefiniti) incontra molti avversari mediocri e limitati per poi lottare contro il boss finale, il quale blocca l’accesso allo stage successivo.

Nel 1987 la software house giapponese Techno Japan pubblica il gioco Sou-Setsu-Ryu, i cui diritti per gli Stati Uniti e l’Europa vennero acquisiti dalla Taito che decise di ribattezzarlo appunto Double Dragon.
Il plot è come sempre in questi anni molto banale ma dannatamente azzeccato: viene rapita l’amica di due fratelli, Billy e Jimmy (i quali sono anche i protagonisti del gioco), che decidono di salvarla dalle grinfie di un’organizzazione criminale chiamata “Shadow Warriors”.
Pugni, calci, calci volanti, mosse comboprese ( novità rispetto a quasi tutti i titoli visti finora) sono gli ingredienti di questo capolavoro.
La prima apparizione avviene su macchina arcade, in particolare il CPS (il Capcom Play System che ha dato la luce anche allo stesso Street Fighter) ma il successo si diffuse talmente rapidamente e così a macchia d’olio che praticamente tutte le piattaforme dell’epoca lo misero a listino, a partire dall’Amiga, Commodore, Atari 2600 e 7800, Sega Master System e GameBoy e GameGear per le console portatili.

Negli anni a venire vennero rilasciati anche gli immancabili seguiti, ma qualitativamente non sempre così all’altezza; meritano una citazione in particolare Double Dragon II e III (probabilmente i migliori e che fecero la fortuna del NES) e Super Double Dragon nel 1992 su Super Nintendo (o Super Famicom, a seconda di quale area si voglia considerare)
Come per Street Fighter il successo mediatico “provocò” la creazione sia di serie animate sia di un film, di poco successivo a quello interpretato da Van Damme.

Solamente due anni dopo l’uscita del capolavoro Technos, Capcom, sulla scia del successo di Street Fighter e grazie ai soldi incamerati con quest’ultimo, fu in grado di proporre la propria alternativa al genere, ovvero Final Fight.
Rispetto a Double Dragon, si possono notare i dettagli grafici nettamente più particolareggiati e il character design più curato, simile a quello usato dai manga in quel periodo (Hokuto No Ken o Le Bizzarre Avventure di Jojo per fare due nomi); il team infatti è fondamentalmente lo stesso che ha creato Street Fighter e le somiglianze con i personaggi si notano.
Le novità portate in auge sono diverse: vi è la possibilità di selezionare un personaggio principale, come avviene nei beat’em up 1VS1, anche qui ci sono degli stage bonus per incrementare il proprio punteggio e alcuni dei boss sono ripresi dalla realtà della lotta reale come per esempio Andre The Giant.

Calci pugni base, mosse speciali e la possibilità di rompere e raccogliere oggetti lungo il proprio cammino sono gli ingredienti di questo altro (ed ennesimo) capolavoro Capcom, che farà il suo esordio, parimenti ad altri giochi dall’illustre pedigree, su macchine coin-op per poi diffondersi sulle console casalinghe.
Tra queste merita una menzione d’onore la versione SNES (che vedrà poi la pubblicazione del seguito Final Fight II) e quella MegaCD, addon per Sega Mega Drive dalle enormi potenzialità, poco sfruttate e mai abbastanza rimpianto.

Negli anni 80 si susseguono in pochi anni titoli di cui forse, al tempo, non si ha abbastanza la percezione che diventeranno dei capolavori e che verranno considerati come fondanti della storia dei videogiochi, anche perché uscendo ad un ritmo così serrato è sempre difficile rendersi conto di quanto l’asticella venga portata avanti ad ogni nuovo titolo.
Quel che è certo è che Street Fighter, Double Dragon e Final Fight hanno fatto la fortuna del genere picchiaduro e di software house come la Capcom che, su questo stile, baserà quasi interamente la sua filosofia di sviluppo e marketing.
Ma siamo solo agli inizi di quest’avventura, perché l’epopea dei picchiaduro 2D durerà per molti anni a venire.

6 Commenti »

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  • # 1
    Paolo
     scrive: 

    Ahhh che ricordi! Quanti gettoni! E quanto siamo vecchi! Final fight me lo gioco ancora ogni tanto su emulatore con la PSP, dopo il 3/4 livello diventa un filino ripetitivo (e moolto difficile) ma comunque resta una pietra miliare del videogioco! All’epoca possedevo un’Amiga e mi sono sempre chiesto perchè la conversione per il computer commodore facesse tanta pena!

  • # 2
    Jacopo Cocchi (Autore del post)
     scrive: 

    tra Golden Axe, SFII e FF una marea di gettoni davvero.
    E poi quali vecchi e vecchi, al massimo un po’ + maturi e saggi :D

    P.S.: prova Final Fight CD (Sega Mega CD). Un piccolo capolavoro ;)

  • # 3
    undertehbridge
     scrive: 

    mmm….oddio megacd addon dalle enormi potenzialità, era semplicemente un lettore cd, non aggungeva ne memoria ne alcun chip di nessun tipo, come invece faceva il supernintendo con le cartucce col chip super-fx….semmai l’addon per genesis che aggiungeva potenzialità a livello di grafica in-game fu il 32x, davvero poco sfruttato…ricordo un super-afterburner praticamente perfetto…ah, bei tempi.
    Scusa Jacopo ma devo sempre puntualizzare…:D

  • # 4
    Jacopo Cocchi (Autore del post)
     scrive: 

    Nessun problema ogni opinione per me è rispettabile :)
    Ma io resto della mia idea e ribadisco le parole che ho utilizzato ovvero “enormi potenzialità”.

    Partiamo da quel che scrivi:
    ” non aggungeva ne memoria ne alcun chip di nessun tipo”
    Sbagliato, per entrambe le considerazioni.

    Se parliamo di memoria RAM, ne aggiungeva di due tipi, uno che era della macchina vera e propria per poter far girare il gioco, un’altra (espandibile con la cartuccia che era disponibile come opzionale e si utilizzava sul MegaDrive) era invece dedicata al backup.
    Sulla memoria secondaria, intesa quella dei supporti, la risposta è ovvia: CD. Ma ci torno dopo.
    Per quanto riguarda il chip anche qui non è corretto.
    Il Mega CD utilizzava un processore Motorola della famiglia 68000 che girava a quasi il doppio della velocità di quello utilizzato nel MegaDrive.

    Ma ho scritto enormi potenzialità per altri motivi.
    Venne ideato alla fine degli anni 80 e lanciato nel 1991. E rispetto al resto delle console consentiva l’utilizzo dei compact disc come supporto il che dava la possibilità da una parte di incrementare la memoria di informazioni immagazzinate in modo esponenziale (fino a quel momento il massimo era di 16 MB; ancora dovevano uscire i giochi alla SFII’ che oltrepassavano quel limite), da un’altra di sfruttare l’audio digitale.
    In +, non ultimo, consentiva di inserire e riprodurre durante le scene di gioco filmati in FullMotionVideo.
    Tutto questo era possibile solo con il LaserDisc (che però era una macchina di nicchia e costava un’enormità) e con l’espansione del PCEngine TurboGrafx che però aveva mercato solo in terra nipponica.

    E’ stato quindi il primo tentativo di vendere una macchina con quelle caratteristiche all’interno del massmarket internazionale.
    Aveva delle limitazioni tecniche senz’altro, ma il vero problema fu il prezzo di lancio e di altre politiche commerciali Sega (che poi negli anni decretarono la sua uscita dalla competizione hardware)

  • # 5
    Cesare
     scrive: 

    @Paolo. La conversione per Amiga faceva pena perché chi l’ha realizzata ha speso ben poco tempo per realizzarla…

  • # 6
    Anche i videogiochi si vestono di macabro con Splatterhouse - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] di battaglia della quarta generazione (basti pensare ai soli Double Dragon e Final Fight di cui abbiamo già parlato) e Namco, storica software house nipponica che ha dato alla luce tra gli altri Pacman e Ridge […]

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