di  -  venerdì 7 settembre 2012

Felice Pescatore

L’immagine di Apple è indissolubilmente legata a quella di Steve Jobs, così come i suoi prodotti di maggior successo, tra cui il mitico Mac.

Con questo post, però, vogliamo dedicare un po’ di spazio agli altri componenti del mitico “Team dei Pirati, a partire da Jef Raskin che arriva in Apple agli inizi del 1978 (31esimo impiegato) e diventa rapidamente prima responsabile del dipartimento Applications Software e poi del dipartimento Advanced Systems.

Jef Raskin

Nella primavera 1979, Raskin si vede affidare il progetto “Annie”, pensato, originariamente, per creare una macchina economica destinata a battere la concorrenza degli altri personal. Annie è strettamente legato a “Lisa”, fiore all’occhiello di Jobs e dedicato al mondo enterprise. Raskin parte da un assunto: abbattere la complessità dell’Apple II. Infatti  ritiene poco utili e particolarmente macchinose le relative doti di espandibilità se calate nel mondo dell’home-computing. Al contrario, l’ingegnere Apple, vuole realizzare un sistema non espandibile, non apribile e con una quantità di memoria fissa, dotato di un sistema operativo utilizzabile anche da un bambino. Inoltre lo schermo e la tastiera devono essere inclusi nella macchina (all in one) in modo da eleminare ogni cavo di collegamento e rendere il sistema estremamente trasportabile. Sembra che il progetto originale prevedesse addirittura una stampante embedded e una batteria con 2 ore di autonomia.

Il progetto Annie si trasforma, nel giro di qualche anno, in quello che tutti conosciamo con il nome di Macintosh.

In una delle sue più celebri interviste, Raskin dirà:

Ho ideato il Macintosh (e inventato il nome), come risposta alla mia concezione che per raggiungere una maggior diffusione dei personal computer del futuro, questi debbano essere pensati e disegnati a partire dalla “interfaccia”. Fino ad oggi, alla Apple e nelle altre industrie, il concetto è stato di creare un hardware il più potente possibile e lasciare che l’utente ed i produttori di software scoprano come sfruttarlo al meglio. Quando iniziai a lavorare al progetto Macintosh, anche il progetto Lisa era all’inizio. Originariamente era previsto un computer con interfaccia a caratteri. Dopo aver loro spiegato l’architettura del Macintosh ed i vantaggi di avere un computer interamente grafico, il team del progetto Lisa decise di seguire il mio approccio “grafico” “

Oltre ad essere un tecnico visionario, Raskin ha la bravura di portare in Apple una serie di figure di primordine, tra cui Bill Atkinson, precedentemente suo studente alla UCSD (Università della California – San Diego). Atkinson arriva in BigA nel 1979, lo stesso anno in cui con Jobs fa visita ai laboratori dello Xerox PARC per ammirare le meraviglie tecnologiche legate ad ALTO e a STAR.

Un giovanissimo Bill Atkinson

Il nuovo arrivato focalizza il proprio lavoro su QuickDraw, componente portante (librerie) della grafica bidimensionale del nuovo sistema operativo System 1, ospitato direttamente in ROM. Altra figura di rilievo è Andy Hertzfeld, Architect di System 1 e tecnico di straordinaria bravura,  tanto da riuscire a contenere in soli 128Kb di RAM un sistema con interfaccia grafica evoluta e decisamente veloce.

Atkinson e Hertzfeld sono affiancanti da Susan Kare, creatrice delle caratteriste icone in b/n dei primi Mac (cestino, cartelle, ecc. ecc) che nell’insieme hanno influenzato il concetto stesso di interfaccia grafica utente.

Susan Kare

Kare, laureata alla New York University e con un dottorato di ricerca in belle arti, dopo aver lavorato come curatrice presso il museo di Belle Arti di San Francisco e aver ricevuto un incarico da quello dell’Arkansas, viene contattata proprio dal suo vecchio amico di liceo Hertzfeld per la creazione della prima famiglia di caratteri di testo a spaziatura proporzionale.

Dopo aver completato questa attività, Kare rimane in Apple concentrandosi, come detto, sugli elementi di navigazione della GUI del Mac. A guidare le sue scelte è la propria convinzione che per semplificare l’uso del personal computer sia necessario realizzare icone semplici, immediate e subito comprensibili: praticamente una versione digitale dei segnali stradali.

Lo “schizzo” dell’icona della funziona “incolla” del MAC

Con Kare si conclude il nostro post dedicato agli uomini e alle donne che hanno creato il piccolo gioiello di casa Apple. E voi, quale altro membro del  “Team dei Pirati” ritenete abbia dato un contributo fondamentale a creare il mitico Mac?

10 Commenti »

I commenti inseriti dai lettori di AppuntiDigitali non sono oggetto di moderazione preventiva, ma solo di eventuale filtro antispam. Qualora si ravvisi un contenuto non consono (offensivo o diffamatorio) si prega di contattare l'amministrazione di Appunti Digitali all'indirizzo info@appuntidigitali.it, specificando quale sia il commento in oggetto.

  • # 1
    phabio76
     scrive: 

    Ciao,
    apro una piccola parentesi solo per chiarire che il progetto Mac originale di Raskin era concettualmente qualcosa di molto diverso da quello che sarebbe diventato il Mac di Jobs.
    Doveva essere un computer economico (da 600 dollari, la metà del costo di un Apple II), era privo di interfaccia grafica (e schermo bitmap) e gestibile completamente da tastiera.
    Ruskin fu presto estromesso e il suo progetto sperimentale fu affidato a Jobs (per tenerlo impegnato ed evitare che facesse troppi casini)
    Molto più tardi, le idee di Ruskin si concretizzarono nel Canon Cat che non ebbe successo ma è ricordato per come gestiva i documenti di testo grazie alle scorciatoie da tastiera.

  • # 2
    gennaro tangari
     scrive: 

    Senza dubbio da citare Burrell Smith mago dell’hardware

  • # 3
    phabio76
     scrive: 

    Il “pirata” che ha dato il maggior contributo è stato senza dubbio Bill Atkinson. Chi mi fa piacere ricordare è il designer Jerry Manoch, autore non solo del case dell’Apple II ma anche del primo Mac, da molti a torto attribuito a Helmut Esslinger di Frog Design.

  • # 4
    [D]
     scrive: 

    E’ incredibile come dalle ottime idee e dal lavoro di quel team, apple c’abbia campato di rendita per decenni praticamente senza mai ripetere l’exploit, perdendo competitività ed innovazione fino a ridursi a fare guerra al mondo intero perchè questi osa realizzare oggetti basati su comuni forme geometriche senza spigoli vivi.
    Se lo “spazio di punti” risultasse brevettabile sono sicuro che ci troveremo il nome di apple sotto e poi… poi finita perchè tutto è realizzato da punti.

  • # 5
    gennaro tangari
     scrive: 

    @[D]
    L’exploit è stato ripetuto è stato ripetuto … tra l’altro ci vuole veramente una buona dose di “partigianeria” per non accorgersi come Apple dopo il Mac abbia rivoluzionato il mercato della musica prima con iPod e della telefonia dopo, perché che piaccia o no, lo smartphone come lo intendi oggi è un “clone” di iPhone.
    Senza contare poi i “step” intermedi … citando ad esempio PowerBook (primo notebook moderno) e Newton.

  • # 6
    Simon71
     scrive: 

    Gennaro è inutile…Contro questa partigiana ottusità o ottusa partigianeria c’è ben poco da fare…
    Non bastano nemmeno i libri, la sociologia…Ma la storia di solito ha ragione…E la storia riconoscerà i meriti di Apple, di tutti i suoi 5 periodi…
    1) Jobs/Wozniak fino al 1980 circa
    2) Jobs/Raskin e gli altri presi in esame in questo articolo
    3) Sculley, D’Amelio…
    4) Jobs 2
    5) Tim Cook……

  • # 7
    alex
     scrive: 

    @Simon71: non sono molto d’accordo

    Apple ha avuto un vero colpo di genio all’inizio, quando ha creato l’Apple I. L’Apple II è stato solo un’evoluzione, il Lisa un buon prodotto ma con molte idee “prese in prestito” da Xerox.

    Il Mac un ottimo prodotto, ma solo un prodotto, le idee fondanti venivano da Palo Alto.

    Ma almeno fino al Mac, Apple ha avuto la capacità di sviluppare hardware e software in casa.

    Il periodo Sculley/D’Amelio non mi sembra brillante. E’ quando Apple è arrivata quasi al fallimento.

    Il Jobs 2 è solo la pc-izzazione del machintosh, nè più nè meno. NextStep è di fatto un Mach camuffato con una bella gui. L’hardware era del tutto simile a quello pc, addirittura col passaggio a x86 sono diventati proprio dei pc in piena regola.

    Sul fronte mobile non hanno inventato nulla, perchè l’iphone è di fatto un PDA a cui è stato dato il nome phone. Se guardi la logica, l’organizzazione, l’architettura di un PDA, le ritrovi tutte nell’iphone.

    L’unica grande invenzione di apple è un marketing martellante. Certo, l’azienda produce hardware ben fatto e lavora sempre nel bleeding edge, proponendo soluzioni prima che lo facciano i suoi avversari. Ma di qui alla Apple che inventò il personal computer, ce ne passa.

  • # 8
    Gennaro Eduardo Tangari
     scrive: 

    @Alex
    Apple I geniale/Apple II semplice evoluzione è molto opinabile.

    GUI Lisa/Mac … Ci fu uno scambio di tecnologie Xerox-Apple ed alcuni dipendenti Xerox andarono in Apple. Resta però il fatto che la GUI di Xerox se pur contenesse il geme del genio era di fatto qualcosa di estremamente grezza. La GUI moderna come la conosci ora, la devi al team Apple, a partire dalle finestre sovrapponibili ;)

    Periodo Sculley/Amelio … La crisi inizio a fine ’93 .. fino ad allora Apple ha sfornato prodotti e tecnologie che le anno permesso di dominare interi mercati (si, a partire da quello del DTP ed educational), creando il PC multimediale con tecnologie come QuickTime, inventando il notebook come lo conosci ora con PowerBook … inoltre gestirono molto brillantemente il passaggio 68k->PPC.

    NeXS … Se liquidi NeXS come un Mach con una bella GUI non ne hai colto l’essenza. Il punto di forza di NeXS erano (e sono ancora, visto che Cocoa non sono altro ne l’evoluzione di quelle originali) le API object-oriented (oltre che un ambiente RAD visuale … 6 anni prima di VB), quando nessuno e sottolineo nessuno aveva qualcosa di lontanamente paragonabile.

    iPhone … anche qui liquidare un iPhone come un vecchio PDA cui hanno cambiato nome è troppo. Ma dico, se è solo marketing, perché non ci hanno pensato prima aziende del calibro di Microsoft che proponeva un OS (si molto completo tecnicamente parlando) inutilizzabile dalle persone normali?

    Capisco che il fatto che iPod prima e iPhone/iPad dopo siano stati “banalizzati” dalla diffusione estrema sul mercato, però se si giudicano le cose con occhi obiettivi non si puoi liquidare tutto come marketing

  • # 9
    Giovanni
     scrive: 

    Certe interpretazioni partigiane lasciano sempre delusi, nonostante spesso mi capiti di scagliarmi contro interpretazioni falsate, ipocrite e senza fondamento (spesso da parte di incompetenti) per cui si rivendicano superiorità degli attuali prodotti apple (tra l’altro estese al brand in generale per tutta la sua storia); in questo caso è evidente che vale anche il discorso opposto.
    Pertanto condivido sicuramente quanto fa notare @GennaroTangari, aggiungerei anche:

    AppleI è importante soprattutto a livello di aneddoto storico più che la macchina in sé: il vero mito è stato sicuramente AppleII, anche e soprattutto dal punto di vista tecnologico oltre che come fenomeno sociale della rivoluzione dell’informatica personale.

    Il Macintosh ebbe un successo un po’ ritardato rispetto alla data di uscita, il discorso della GUI e del primato di questa sono tutte cose che rientrano nell’ambito della polemica gratuita, riguguardano i famosi modi di distorcere la visione storica. Il fatto reale è che il primo mac era un prodotto di ottima qualità e di concezione molto evoluta. Dopo essere stato affiancato dalla stampante laser e con qualche dotazione hardware nelle versioni successive si è dimostrato tecnologicamente all’altezza di affrontare adeguatamente anche molti ambiti professionali. In particolare la prima parte dell’era successiva all’uscita di Jobs ha visto sfornare macchine veramente di qualità e con caratterisctiche superiori.

    Anche Newton, seppure non piacesse a Jobs, era finalmente un prodotto innovativo e originale nel suo genere.. peccato di nessuna fortuna.

    NeXt riguarda soprattutto le vicende di Jobs (ed eventualmente Apple solo dopo il suo rientro): sinceramente non lo ritengo un prodotto così straordinario, rappresenta la ricerca di voler essere originali ad ogni costo, senza riuscire a risolvere problematiche tecnologiche e voler imporre soluzioni assurde. Jobs, senza ammettere la sconfitta, ha imparato da questo grossolano errore, dopottutto NeXt era una macchina pretenziosa e non superiore a workstation contemporanee che vendevano senza necessità di essere piazzate presso gli enti governativi e nelle università! Nonostante avesse delle ottime qualità diciamo che il “giochetto” di jobs questa volta non è riuscito del tutto.
    Il discorso sull’interfaccia OO e soprattutto al fatto che nessuno avesse nulla di paragonabile non è proprio nei termini in cui lo esprimi.

    Buon RC con http://www.jurassicnews.com

    Saluti

  • # 10
    gennaro tangari
     scrive: 

    @Giovanni
    Non ho parlato di interfaccia OO, ho parlato di API object-oriented. NeXT è stato (smaltalk a parte) il primo ambiente OO al mondo e questo è stato virtualmente il suo (forse unico) grande punto di forza. Tra l’altro proprio grazie a questo, oltre che il suo ambiente di sviluppo RAD, trovo applicazioni presso grossi enti governativi. Tanto per citare un concorrente, prima delle MFC, Microsoft non disponeva di un ambiente ad oggetti su Windows, le stesse seppur potentissime MFC sono ben lungi dall’avere lo stesso grado di produttività che aveva già nel 1989 NeXT.
    Aggiungiamo anche che NeXT grazie a WebObjects rese disponibile per la prima volta la OOP su Web diventando, prima dell’esplosione del fenomeno Java, la tecnologia di riferimento sul web (e se la facevano ben pagare tra l’altro).

Scrivi un commento!

Aggiungi il commento, oppure trackback dal tuo sito.

I commenti inseriti dai lettori di AppuntiDigitali non sono oggetto di moderazione preventiva, ma solo di eventuale filtro antispam. Qualora si ravvisi un contenuto non consono (offensivo o diffamatorio) si prega di contattare l'amministrazione di Appunti Digitali all'indirizzo info@appuntidigitali.it, specificando quale sia il commento in oggetto.