di  -  venerdì 18 maggio 2012

Eccoci giunti all’ultimo post sul “papà di Office”.

 

Microsoft e la passione per lo spazio

Simonyi contatta direttamente Gates, descrivendogli la propria ambizione di realizzare una serie di applicazioni sullo stile di Bravo e VisiCalc. Microsoft fino ad allora realizzava esclusivamente (o quasi) sistemi operativi e linguaggi di programmazione, ma Gates guardava già oltre e nel 1981 inviata Simonyi a spostarsi a Seattle per creare un gruppo di ricerca dedicato a nuove applicazioni Microsoft: nasce così la divisione “Application Software Group”. Pur avendo solo 33 anni, Simonyi diventa il dipendente più “anziano” di Microsoft, con Gates che ne ha 26 e Ballmer 25. Ancora oggi l’ingegnere ricorda il suo stupore e la sua meraviglia per quella “piccola” società:

“I was incredibly impressed by Bill’s vision and drive, and there were plenty of resources for the “low-hanging fruit” if we focused on them. Microsoft had been in business for five years and was very profitable”

[Rimasi incredibilmente impressionato dalla vision e dalla guida di Bill, e c’erano un sacco di risorse disponibili a portata di mano. Microsoft era nel business da 5 anni ed era veramente una miniera d’oro].

A differenza di quanto si potrebbe credere, Simonyi parte già con l’idea di realizzare una Suite completa e non singole applicazioni:

“We set out to do a suite of apps and we knew what those applications would be. We didn’t know about PowerPoint, but certainly the anchors were spreadsheet and editor, business graphics, database, chart, file and that was pretty much it”

[Decidemmo di realizzare una suite di applicazioni e avevamo le idee chiare su cosa dovevano fare. Certamente non pensavamo a PowerPoint, ma volevamo un foglio di calcolo ed un editor, un database e strumenti di analisi aziendale]

e ancora:

“We wanted to have a common user interface – this was before Windows. We were very much aware of the visual UI more than practically anyone and we were biding our time for the hardware to catch up to the software possibility. We bought a Xerox Star so everybody at the organisation could understand the direction we were going in”

[Volevamo una user interface comune per le varie applicazioni - ma Windows era ancora al di là da venire. Eravamo consapevoli dell’importanza della UI ed attendevamo l’hardware giusto per raggiungere i nostri obiettivi. Così comprammo uno Xerox Star in modo che ognuno nella società potesse capire la direzione che stavamo prendendo]

Il capo della nuova divisione introduce in Microsoft le tecniche della programmazione orientata agli oggetti apprese in Xerox, sviluppando la notazione ungherese in cui il nome della variabile contiene un prefisso che fornisce informazioni utili ad identificarne il tipo (ad esempio nSize: numero intero oppure bBusy: booleano). Questa notazione verrà presto abbandonata per la difficoltà di lettura del codice risultante, soprattutto quando il programma è composto da migliaia di righe di codice, anche se Simonyi ne rimane particolarmente orgoglioso e ammette di usarla ancora oggi.
Nel giro di un biennio nascono Multiplan (1982, lo stesso anno in cui Simonyi diventa cittadino statunitense) e [MultiTools for] Word (1983), le cui UI, però, sono tutt’altro che omogenee. Multiplan viene reso disponibile in edizioni per diversi sistemi operative: dall’MS/PC-DOS al Mac, passando per il CP/M, Xenix, Commodore 64 e altri. (MultiTools for) Word invece viene sviluppato per Xenix e poi portato, sempre nel 1983, su MS/PC-DOS.

Microsoft Word 1.0

Microsoft Multiplan per Xenix

Ma Windows è alle porte e lo è, ancor prima, il Mac su cui nella seconda metà del 1985 debuttano il nuovo Excel (settembre 1985) e la specifica versione di Word.
Le prime versioni per Windows arriveranno nel 1987 con Excel per Windows (in realtà più simile a Multiplan che ad Excel per Mac) e nel 1989 con Word per Windows, completamente riscritto.
Sempre il 1989 è l’anno di Office in quanto suite aggregata, e la sua nascita si deve più ad un’idea di marketing che ad una necessità tecnica. Suo fautore è Jeff Raikes, ex Software Developer Management di Apple, arrivato in Microsoft come direttore marketing del settore Application. Simonyi, nel ricordare la nascita di Office, si toglie il cappello difronte alla geniale intuizione di Raikes:

“Office was a brilliant marketing idea” [Office fu una brillante idea di marketing], e ricorda che sempre a Raikes si deve il nome del foglio elettronico “Excel”.

Il nuovo pacchetto integrato viene rilasciato nella sua prima versione per Mac e si presenta con PowerPoint, frutto dell’acquisizione di Forethought. Simonyi definisce Office come il “punto di svolta” per Microsoft:

“The turning point was the Mac for Office and for Microsoft it was Windows. For Office the turning point was the Mac, which helped Windows a lot because it re-enforced our belief the visual UI was where it was at.”

[Il punto di svolta fu Office per Mac e per Microsoft fu Windows. Il lavoro su Office rafforzò anche lo sviluppo di Windows e l’idea che la gestione della UI era li dove doveva essere (ovvero nell’Ambiente/Sistema Operativo e non direttamente nella Suite)]

Jeff Raikes

Il Mac era decisamente avanti rispetto al PC IBM e contribuì non poco a sviluppare la user experience di Office, che, a sua volta, influenzò lo sviluppo di Windows stesso oltre che, la sua diffusione.
Grazie alla GUI, Word diventa finalmente in grado di visualizzare  semplici elementi di formattazione del testo (come il grassetto o corsivo), mentre l’uso del mouse evita all’utente di dover ricordare complesse combinazioni di tasti per accedere alle varie funzioni.

“Quite a few of people from our business went to work on Windows. Our success on the Mac verified Bill’s vision that the GUI is the future. All that remained was to put the GUI on the most efficient and popular and high volume platform, which was the Intel PC. The Intel PC had to grow a little bit, too.”

[Diverse persone del nostro business (Office), passarono a lavorare su Windows. Il nostro successo sul Mac validò la visione di Bill che la GUI era il futuro. Tutto quello che rimaneva da fare era mettere la GUI sulla piattaforma più popolare e con il maggior volume (di vendite), ovvero il PC Intel-Based che, però, doveva ancora aumentare un po’ la propria potenza]

Sulla sfida con i diretti competitor, Simonyi parla di Lotus ed è convinto che la società di Kapor abbia fallito perché non aveva un “A-Team” per lo sviluppo della propria suite Jazz (e successivamente SmartSuite che però non ha mai impensierito Microsoft)

“They didn’t have their A-team working on it, is what we could figure. The next version of Excel was on Windows. So we had the advantage and we dominated from then on.”

[Loro non avevano un A-team dedicato. La versione successiva di Excel era basata su Windows. Così avemmo un ampio vantaggio e un dominio mai più perso].

Anche WordPerfect non è in grado di cogliere l’importanza di Windows e cede velocemente il passo a Word, consegnando di fatto a Microsoft Office il domino assoluto con oltre il 95% del mercato.
Simonyi accredita gran parte del successo proprio a Bill Gates:

“[Gates was] critical at all points directing and re-directing efforts”. [Gates era fondamentale in tutte le scelte critiche]

mentre Gates definisce Simonyi

“uno dei più grandi programmatori di tutti i tempi”

Le capacità di Simonyi vengono riconosciute anche dal “National Academy of Engineering”, in cui entra a far parte dal 1997 proprio per il suo contributo nell’ambito dei software di produttività, oltre all’assegnazione di una laurea ad Honoris Causa dalla Hungary’s University of Pécs nel 2001.
Ed è proprio come “programmatore” (nel significato nobile del termine) che Simonyi, ormai milionari, continua a vedersi ancora oggi,  tanto che nel 2002, dopo ben 21 anni in Microsoft, lascia la società di Gates per fondare insieme a Gregor Kiczales (Xerox) la Intentional Software Corporation, azienda specializzata nella  “intentional programming”, metodologia sviluppata proprio durante gli anni a Redmond.
Come ogni milionario che si rispetti, Simonyi fonda (2004) la propria fondazione: la “Charles Simonyi Fund for Arts and Sciences”, che con un fondo iniziale di 50milioni di dollari supporta programmi artistici, scientifici e didattici nell’area di Seattle.

Il 7 aprile del 2007 si concretizza, invece, uno dei più grandi sogni del “programmatore” ungherese: viaggiare nello spazio.  Per Simonyi lo spazio ha sempre rappresentato “l’ultima frontiera”, sin da quando a 13 anni, durante un viaggio premio a Mosca, conosce l’astronauta russo Pavel Popovich.
Così in qualità di “turista spaziale” partecipa alla missione Sojuz TMA-10 insieme agli astronauti russi Oleg Kotov e Fëdor Nikolaevič Jurčichin , diretto verso la Stazione Spaziale Internazionale. Il viaggio si concluderà 13 giorni dopo con il rientro nell’ambito della missione Sojuz TMA-9.
Ma Simonyi poteva accontentarsi? Assolutamente no, così il 26 marzo 2009 effettua il suo secondo viaggio spaziale, fregiandosi del record di prima persona a viaggiare per due volte nello spazio come turista.
Costo totale dei due viaggi? Circa 60milioni di dollari, ma lui può sicuramente permetterselo.

5 Commenti »

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  • # 1
    Giovanni
     scrive: 

    Interessante serie di articoli, belli soprattutto per la scelta dell’argomento.

    Come succede in questi casi, la bellezza c’é pure nella quantità di possibili questioni di dibattito che si possono sollevare:
    in altri ambiti isciplnari le be note ed entusiasmanti “querelle”!

    Secondo me viene enfatizzato un po’ troppo l’aspetto “GUI-centrico” specialmente per quanto riguarda gli anni Ottanta.
    Seppure questa costituisse una novità commerciale su cui Apple ha potuto costruire il suo successo (così come MS con Windows negli anni Novanta),
    seppure costituisse una novità su cui molti “visionari” puntavano… non era l’aspetto sostanzialmente determinante: siamo noi ora, con il senno di poi, che tendiamo a porla al centro dell’attenzione.
    Al tempo infatti, poteva accadere che proprio l’uso del mouse e delle finestre, venisse pure denigrato a causa della praticità, anche perché parliamo di epoche in cui le risorse grafiche erano piuttosto precarie (oggi il MAC colpisce perché “base” ha una risoluzione di oltre 2500 punti!!! Alla faccia dell’apparenza!).
    Le tecniche e le soluzioni “ergonomiche” delle interfacce testuali (alcune ormai perdute per sempre, ma non stiamo qui a rimpiangerle, per carità!) erano giunte allo stato dell’arte e, in alcuni casi, potevano competere ampiamente con le soluzioni grafiche del tempo per velocità ed anche estetica tanto da sembrare limitate solo rivedendole adesso. Alcune soluzioni miste erano, secondo me, addirittura superbe come il caso di Aston Tate Framework (giudizio personale)! Pertanto, e concludo, non era l’interfaccia grafica il “determinante”.
    Inoltre, per correttezza storica, mipare che alla metà degli anni Ottanta,
    indipendentemente dai prodotti MS che dvevano venire, i pacchetti integrati (wordprocessor, spreadsheet -al tempo “tabellone elettronico” !!!- e immancabile emulazione di terminale per comunicazione via modem, eventuale elaborazione di grafici e loro modesta presentazione) erano un prodotto commerciale già di larga diffusione e pienamente sviluppato: vedi Simphony e Framework appunto.

    Buon RC su http://www.jurassicnews.com , ciao

  • # 2
    Giacomo
     scrive: 

    @ Giovanni
    le interfacce testuali saranno pure arrivate allo stato dell’arte, ma *guarda caso*, l’informatica personale ha avuto un boost incredibile quando le interfacce grafiche sono arrivate al grande pubblico.. piaccia o meno l’ambiente testuale, anche se accompagnato da simualazioni di GUI, era roba troppo complicata ed esoterica fuori dall’utenza specialistica.
    Non dimenticherò mai lo shock che provai io, bimbominkia ancora a digiuno di informatica, quando vidi un desktop sul monitorino monocromatico del Macintosh al RIAF di Firenze a metà degli anni ’80 :D

  • # 3
    Giovanni
     scrive: 

    Beh, non sia mai che venga considerato un bacchettone retrogrado.. sono d’accordo con te (@Giacomo), anche se quello che dici “boost” dell’informatica personale non è dovuto “solo” alle interfacce grafiche.

    La mia osservazione non era un giudizio qualitativo e tantomeno di preferenze personali. Nello specifico mi rivolgevo alla scarsa oggettività storica nel ritenere un “pacchetto software integrato” vincolato alle possibilità dell’interfaccia grafica. Nella sostanza ho sollevato degli appunti riguardo alla troppa centralità data a questo particolare. Ma si tratta di dettagli che non intendono inficiare il giudizio positivo sull’insieme degli articoli.

    ciao

  • # 4
    Felice Pescatore (Autore del post)
     scrive: 

    @Giovanni.
    Chiaramente il ragionamento fatto nell’articolo è relativo a Microsoft Office e non a tutti i pacchetti software. Forse non ho chiarito bene la questione, ma nell’articolo il riferimento ad avere un interfaccia uniforme prescinde dall’avere un’interfaccia grafica.
    Infatti come ben evidenzi, applicazioni come Framework e Jazz hanno una totale uniformità della loro UI (non GUI), anche se office è una suite di tipo Aggregata e non Monolotica.

    Ottimi come sempre i vostri interventi per arricchire gli articoli stessi.

    F.

  • # 5
    lakar
     scrive: 

    Non sapevo che la prima versione di Word 1.0 del 1983 supportasse già il mouse! A tal proposito ho trovato questa interessante pagina di Infoworld datata 30 maggio 1983 con un articolo sul primo mouse di Microsoft:
    http://books.google.it/books?id=4S8EAAAAMBAJ&pg=PA10&redir_esc=y#v=onepage&q&f=false

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