di  -  venerdì 16 marzo 2012

Continuiamo il nostro viaggio nella storia di Atari e del suo fondatore.

Da Pong al Personal Computer

Dopo 3 mesi di lavoro, nel 1972, Pong è pronto, ma la sua realizzazione richiede una circuiteria elettronica decisamente importante, il che lo posiziona fuori dall’ambito consumer. Così Atari è costretta a correggere il tiro, gestendo Pong come un coin-up e posizionandolo all’interno di un bar.

Con Pong arriva anche il nuovo logo della società, disegnato da George Opperman per richiamare, contemporaneamente, sia una “A” stilizzata sia due videogiocatori che si fronteggiano divisi dalla linea centrale del campo di gioco di Pong.

 

Il logo originale di Atari

 Il successo è straordinario, tanto che le persone cominciano a frequentare il bar esclusivamente per giocare al video game di Bushnell. L’aneddoto vuole che il proprietario del bar Californiano abbia chiamato Atari, poco dopo l’installazione, lamentando che il gioco si era già guastato. Alcorn,  una volta recatosi sul posto, scopre che il sistema non ha nessun problema ma che la vaschetta delle monetine è talmente satura di “quarters” (25 centesimi di dollaro) da non poterne accettare altre per avviare una nuova partita.

 

Pong in tutta la sua maestosità

Nonostante l’obiettivo di creare un sistema “domestico” non venga centrato, Pong diventa un fenomeno senza precedenti e garantisce cospicue finanze alla società. Nel 1974, con l’evoluzione dei componenti elettronici e la relativa diminuzione dei costi, Atari avvia la progettazione della versione domestica di PONG. Il team di Alcorn (Harold Lee e Bob Brow) completa il prodotto in tempo per il Natale del 1975, ma lo stesso non viene commercializzato direttamente dalla società di Bushnell bensì dalla catena di negozi Sears che lo presenta come Sears’ Tele-Game al costo di 99dollari.

 Home Pong

Questa scelta fu fondamentale per evidenziare che la console era utilizzabile con qualsiasi tipo di televisore, a differenza della diretta concorrente Odyssey che mostrava difficoltà con diversi produttori. Nel 1976 arriva il PONG marchiato Atari, basato sull’innovativo all-in-one-chip per la gestione del punteggio e degli effetti sonori, eliminando così i componenti discreti e contenendo ulteriormente il prezzo della console.

La Board dell’Atari Home PONG

Il grande successo di Atari porta, inevitabilmente, la società a riorganizzarsi, diventando precorritrice del “casual style of management” della Silicon Valley, ovvero dei manager in jeans e maglietta. Bushnell, addirittura, fa installare nella sede di Atari una vasca idromassaggio per far rilassare i tecnici in quella che definisce la “thinking area”. Questo approccio sarà comune anche alla “prima” Apple, e la cosa non deve sorprendere visto l’esperienza lavorativa di Jobs e Wozniak in Atari per la realizzazione di Breakout.

A proposito di Atari, Wozniak dirà:

“Nolan started when there was nothing to suggest that television-based arcade games could amount to an entire industry”

[Nolan iniziò quando non c’era nulla che potesse far pensare che gli arcade games basati su televisore potessero dar vita ad un intero settore]

Nel frattempo Home Pong entra nelle case di oltre 150.000 famiglie americane, fatturando qualcosa come 40milioni di dollari annui. Così Bushnell comincia a cercare finanziatori pubblici che possano supportare i nuovi progetti e tenta          in primis la strada Disney, ma, mentre le difficili trattative sono in corso, trova in Warner Communication l’opportunità giusta, cedendo il controllo della società per circa 32miliondi di dollari (28 dei quali vanno direttamente a Bushnell) e rimanendone comunque presidente fino al 1978, anno in cui viene licenziato in seguito ad un durissimo scontro con Manny Gerard, co-CEO di Warner Comm. L’acquisizione si dimostra un vero affare per Warner Communication che riesce a far fruttare l’investimento con un ritorno che sfiora, nei primi anni ’80, 415milioni di dollari.

Un successo planetario che affondano le radici nell’Atari VCS (successivamente 2600), presentata nel 1977 e in grado di realizzare il sogno di una console casalinga perseguito da Bushnell dall’inizio della sua avventura. Stella, nome in codice della console derivato dal nome della bicicletta di Alcorn, non è la prima ad essere basata su microprocessore, primato che spetta alla Channel F di Fairchild del 1976, ma segna sicuramente in modo indelebile la storia dei videogiochi, grazie alla sua diffusione ed alla sua longevità.

 Atari VCD 2600

Il 1978 è l’anno della versione portabile di “Touch-Me”, coin-up introdotto subito dopo Pong e che richiedeva all’utente di ripetere la sequenza di colori mostrata dal sistema nell’esatto ordine.  Il gioco viene presentato leggermente in ritardo rispetto all’omologa soluzione realizzata da Bear per Milton Bradley, denominata Simon.

  

TouchMe e Simon

In seguito all’uscita di Bushnell, il timone di Atari passa nelle mani di Raymond E. Kassar che decide che è ormai l’ora di passare ai microprocessori, scegliendo il MOS 6502 non a caso lo stesso utilizzato da Apple per l’Apple I e l’Apple II. Nasce così il progetto “Collen”, che guarda al mondo dei personal computer, e  il progetto “Candy”, che ha come obiettivo il mercato delle console. I due modelli, oltre a condividere la tecnologia, condividono l’origine dei codename che, secondo diverse fonti interne, sono ispirati a due avvenenti segretarie dell’epoca.

I nuovi sistemi vengono presentati a gennaio del 1979 con i nomi definitivi di Atari 400 (4Kb di RAM, Candy) e Atari 800 (8Kb di RAM, Collen), ed arrivano sul mercato a novembre dello stesso anno, al costo rispettivamente di 549.99 dollari e 999.99 dollari. Il biennio successivo è il bienni di Atari, con i due modelli che hanno un successo strabiliante, superando anche le vendite del più blasonato Apple II.

ADV dell’Atari 400 e 800

Alla progettazione dei chip grafici dei sistemi 400/800 partecipa anche Jay Miner, che successivamente fonderà, insieme ad altri tecnici chiave di Atari, fonda Hi-Toro nel 1982, che presto diventerà la storica Amiga Corporation.

Il nostro secondo appuntamento con Bushnell termina qui. Se volete giocare allo storico Pong vi consiglio http://www.download-free-games.com/online/game/pong/ uno dei tanti cloni online, in attesa dell’arrivo, la prossima settimana, di ET.

8 Commenti »

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  • # 1
    ncc2000
     scrive: 

    ahia….e.t. la prox settimana…già mi tremano i polsi…capirete poi…(ovviamente il preparatissimo redattore sa di cosa parlo…). Al solito grazie mille per questi tuffi nel passato, raccontati, come sempre,con dovizia di particolari; mi permetto solo di dare un suggerimento: vedo che spesso appare il termine “coin-up”…in realtà sarebbe più esatto scrivere “coin-op”, da “coin operated”.

  • # 2
    Giacomo
     scrive: 

    “la console era utilizzabile con qualsiasi tipo di televisore, a differenza della diretta concorrente Odyssey che mostrava difficoltà con diversi produttori”
    In che senso?
    Le console uscivano in videofrequenza standard UHF, qual era il problema nello specifico?

  • # 3
    Felice Pescatore (Autore del post)
     scrive: 

    @Giacomo, sembra che la Odyssey avesse un problema di “posizionamento” dell’area di gioco su alcuni modelli di televisore, tanto che la Magnavox (forse per errore, o forse per volontà specifica) in alcune delle pubblicità enfatizzava la piena compatibilità con le TV marchiate Magnavox.
    Purtroppo non ho trovato molte info a riguardo, se avete qualcosa in merito possiamo arricchire il post.

    F.

    @ncc200 e “coin-o”p sia!

  • # 4
    samslaves
     scrive: 

    :)))

    Dalla biografia di Jobs:

    La disposizione di Bushnell a forzare la verità e giocare secondo le proprie regole lo ispirò e gli si trasmise. Inoltre, Jobs intuitivamente apprezzava la semplicità dei giochi Atari.Venivano venduti senza manuale ed erano così elementari che una matricola universitaria strafatta era in grado di capire come funzionavano. Le uniche istruzioni per il gioco Star Trek
    dell’Atari erano: «1. Inserite un quarto di dollaro. 2. Evitate i Klingon».

  • # 5
    Giacomo
     scrive: 

    Interessante la teoria dell’incompatibilità voluta, magari era davvero per questa ragione.
    Io presi il successore Videopac della Philips, e per fortuna questi problemi non li aveva, andava su qualunque cassone catodico, anche se a volte i disturbi “a onda” sul segnale UHF erano notevoli :D

  • # 6
    phabio76
     scrive: 

    Ciao,
    alcune piccole note:
    - prima di tutto il logo Atari, mi sembra di ricordare che simboleggiasse il monte Fuji…
    - Di Pong ne esiste anche una semisconosciuta “versione verticale” chiamata Rebound (http://www.wemedia.it/blog/2010/03/atari-rebound-1974/)
    - La prima versione arcade del TouchMe non ebbe successo perchè i grossi pulsanti che si accendevano in sequenza non erano colorati e non emettevano suoni di diverse tonalità.
    - La storia degli arcade (coin-op!) nella seconda metà degli anni ’70 sarebbe molto lunga da raccontare (magari in futuro con una serie di post dedicati) ma Atari giocò un ruolo da protagonista qui un po’ ignorato. Dai mastodontici Gran Trak, seguiti da Shark Jaws, Tank, Night Driver… per passare poi alla grafica vettoriale rincorrendo la Cinematronics con Lunar Lander, il mitico Asteroids e BattleZone.

  • # 7
    Felice Pescatore (Autore del post)
     scrive: 

    @Phabio76, come sempre ottimo contributo.
    Sul logo la risposta è NI, nel senso nasce per rappresentare quanto riportato nel post, ma viene presto associato anche al monte Fuji (nonostante non fosse nato con quell’idea).
    Inoltre con l’ultima versione del logo (dopo l’acquisizione di Hasbro… oops ho anticipato un argomento del prossimo post :-)) la linea centrale si allarga in prossimita’ della parte inferiore, accentuando questa somiglianza.

    F.

  • # 8
    Giovanni
     scrive: 

    Bello, bello… in realtà per me tutto incominciò con la 2600 in regalo da un cugino quando ero ancora un pivellino e affascinava pure gli amici in un piccolo tv bianco e nero!… l’ 800 lo conosco abbastanza bene, ma non per averlo usato, seppure fosse reperibile in Italia, piuttosto perché la primissima formazione assembler (oltre a mio fratello come fonte) sono stati i mitici: “Art Of Assembler” in cui la trattazione CBM, AppleII e Atari800 correva perfettamente parallela!
    Anche se poi è rimasto solo il nome, il legame con Atari è rimasto ed è cresciuto con gli ST, nonostante fossi fondamentalmente un Amighista: il fare musica soprattutto, un po’ il prezzo e la grafica, ma poi anche il passato sul C64 e la continuità con le vicende di Tremiel che da giovane, non so precisamente il perché, ma mi aveva sempre affascinato… mi hanno fatto seguire con piacere anche l’evoluzione di queste bellissime e divertnti “macchinette”… wow! Sempre interessante sentirne parlare e …bei ricordi, ma nono solo, ritengo che si tratti anche di un principio di cultura.

    Alcuni miei PC: http://www.gbnetwork.it/retrocomputer/timeline.php?cont=cpu

    Buon RC a tutti… http://www.jurassicnews.com

    Ciao

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