di  -  martedì 26 luglio 2011

Dopo avere analizzato per tipologia di macro-utenza i consumi elettrici nazionali, ed avere visto come il consumo industriale risulti preponderante rispetto alle altre voci di consumo, iniziamo quest’oggi a discutere con maggiore dettaglio le voci di consumo di ogni settore, ad eccezione di quello Agricolo (in quale non presenta voci dettagliate della sua ripartizione, oltre che pesare per una frazione irrisoria sul totale), in modo da potere successivamente esaminare quali risultano essere le potenzialità di risparmio energetico ragionevolmente perseguibili e le metodologie per ottenerlo.

RIEPILOGO DEI CONSUMI PER MACRO-SETTORI

Dovendoci addentrare nelle singole voci di consumo di ogni settore, riprendere i tratti generali dell’analisi svolta la scorsa settimana sarà necessario all’inizio di ciascuno dei successivi post.

Sempre facendo riferimento ai dati del 2009, i consumi per i vari settori si ripartiscono grossomodo nel seguente modo:

  • Agricoltura – 5.650 GWh
  • Industria – 130.506 GWh
  • Terziario – 94.835 GWh
  • Domestico – 68.924 GWh
Una rappresentazione grafica di questi consumi, già presentata la scorsa settimana, fornisce un’immagine di maggiore chiarezza della suddivisione in percentuali di questa quantità:

Attraverso il diagramma si individuano le seguenti percentuali:
  • Agricoltura – 2%
  • Industria – 43%
  • Terziario – 32%
  • Domestico – 23%
Riportando per completezza anche i diagrammi relativi all’andamento in termini di consumi di energia e di ripartizione percentuale degli stessi negli ultimi dieci anni si può riprendere l’analisi precedentemente presentata:

(Ripartizione percentuale Consumi Elettrici 2000-2009)

(Andamento Consumi Elettrici 2000-2009)

Dal primo dei due diagrammi si vede chiaramente come in termini percentuali (e sostanzialmente “qualitativi” in quanto dati non normalizzati) l’influenza del settore domestico appare grossomodo costante e non preponderante, mentre a farla da padrona sono i consumi del settore industriale (in forte calo percentuale) e terziario.

Tali variazioni si valutano in maniera più dettagliata con i dati quantitativi del secondo di questi diagrammi, dove si vede chiaramente che tutti i settori (compresa l’agricoltura, anche se con valori assoluti davvero esigui) hanno mostrato un incremento più o meno marcato dei consumi, ad eccezione dell’industria che si è da prima “appiattita” e poi è crollata nell’ultimo periodo esaminato dal grafico, per i motivi ormai evidenti a tutti.

CONSUMI DETTAGLIATI DEL SETTORE INDUSTRIALE

Sempre la scorsa settimana è stata presentata una prima suddivisione per aree dei consumi di ogni settore:
  • Manifatturiera di base (Siderurgica, Chimica, Materiali da Costruzione, Cartaria) – 57.420 GWh
  • Manifatturiera non di base (Alimentare, Tessile) – 55.096 GWh
  • Costruzioni – 1.808 GWh
  • Energia ed acqua – 16.181 GWh
Ognuna di queste aree può venire a sua volta espansa in modo da potere individuare in maniera particolareggiata delle micro aree dei consumi:
Manifatturiera di Base – 57.420 GWh
  • Siderurgica – 15.731 GWh
  • Materiali non Ferrosi – 5.092 GWh
  • Chimica – 14.591 GWh
  • – di cui Fibre – 363 GWh
  • Materiali da Costruzione – 12.631 GWh
  • – Estrazione da cava – 917 GWh
  • – Ceramiche e Vetrarie – 4.648 GWh
  • – Cemento, Calce e Gesso – 4.251 GWh
  • – Laterizi – 798 GWh
  • – Manufatti in Cemento – 655 GWh
  • – Altre Lavorazioni – 1.362 GWh
  • Cartaria – 9.376 GWh
  • – di cui carta e cartotecnica – 7.640 GWh
Manifatturiera non di Base – 55.096 GWh
  • Alimentare – 12.558 GWh
  • Tessile, Abbigliamento e Calzature – 6.197 GWh
  • – Tessile – 4.412 GWh
  • – Vestiario e Abbigliamento – 690 GWh
  • – Pelli e Cuoio – 607 GWh
  • – Calzature – 487 GWh
  • Meccanica – 19.105 GWh
  • – di cui apparecchiature elettriche ed elettroniche – 3.109 GWh
  • Mezzi di Trasporto – 3.630 GWh
  • – di cui mezzi di trasporto terrestri – 2.838 GWh
  • Lavorazione Plastica e Gomma – 8.411 GWh
  • – di cui articoli in materie plastiche – 7.194 GWh
  • Legno e Mobilio – 3.804 GWh
  • Altre manifatturiere – 1.390 GWh
  • Costruzioni – 1.808 GWh
  • Energia ed acqua – 16.181 GWh
  • Estrazione Combustibili – 392 GWh
  • – Raffinerie e Cokerie – 5.979 GWh
  • – Elettricità e gas – 3.528 GWh
  • – Acquedotti – 6.282 GWh
Questo lungo elenco, per certi versi prolisso, rappresenta “tutto” quanto viene prodotto dall’industria in Italia, pertanto da una fonte così dettagliata è possibile individuare con una certa precisione le modalità di intervento per un miglioramento nei consumi a parità di produttività in quanto esistono settore per settore è possibile individuare i consumi elettrici strettamente dipendenti dalla fisica dei processi (e pertanto scarsamente riducibili salvo cambiamenti, se possibili, nei processi impiegati) e quelli legati alle caratteristiche degli impianti e delle ottimizzazioni dei processi.
La suddivisione dei consumi tra Manifatturiero di Base e Manifatturiero non di Base è grossomodo del 50% per parte, pertanto ricordando che il settore industriale da solo rappresenta (sempre al 2009) il 43% dei consumi elettrici nazionali, tale suddivisione porta a circa il 21 – 22% per parte.
Tra i consumi più elevati si individuano, come ampiamente prevedibile, il consumo del settore siderurgico, notoriamente energivoro, e quello del settore chimico, mentre può apparire a prima vista come una sorpresa quello del settore dei materiali da costruzione, ma analizzando il dettaglio delle voci si comprende il perché, infatti oltre i due terzi di tali valore è attribuito ad attività ceramiche e vetrarie oltre che ad attività di produzione di cemento, calce e gesso.
Anche l’industria cartaria, tra le attività manifatturiere di base, presenta consumi elevati, mentre tra le attività manifatturiere non di base i maggiori consumi si individuano nell’industria alimentare (con un valore simile a quello dell’industria siderurgica), nell’industria meccanica, nella lavorazione della plastica e della gomma e nel settore indicato come Energia ed acqua.
Proprio esaminando quest’ultima ingente voce di consumo si vede chiaramente come le raffinerie e cokerie e gli acquedotti rappresentino le voci di consumo più elevate del settore.
Con questi numeri e con le molte considerazioni che sarà possibile sviluppare in attesa del prossimo post (dove verranno proposte ulteriori considerazioni ed analisi sui dati finora esposti), vi rinnovo l’appuntamento alla prossima settimana, sempre su AppuntiDigitali, sempre con la rubrica Energia e Futuro.

14 Commenti »

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  • # 1
    banryu
     scrive: 

    Da profano, seguo con vivo interesse la tua analisi.

  • # 2
    Notturnia
     scrive: 

    fin qua niente di nuovo :D.. ma ci lavoro da un po’..

    le industrie energivore sono quelle di sempre.. quella che mi ha stupido forse è quella del legno e mobilio che pensavo fosse ridotta molto peggio.. per il resto è tutto ok :-D

    quando vedi una macchina per la carta che spara fuori un rotolo da 13 metri a 130 km/h capisci che di kWh ce ne vogliono un po’.. idem per la saint-gobain o per la vecchia zambon..

    ma il legno e mobilio credevo fosse più in declino ormai.. buona notizia che non sia ancora morta..

  • # 3
    banryu
     scrive: 

    @Notturnia:
    “…quando vedi una macchina per la carta che spara fuori un rotolo da 13 metri a 130 km/…”
    What!? So che è OT ma non avrei mai immaginato che viaggassero a queste velocità…

  • # 4
    Notturnia
     scrive: 

    sorry OT

    http://www.burgo.it/stabilimenti.php?q=5

    stabilimento di verziono PM9 1,9km/minuto -> 114 km/h per 9,6 metri utili. ricordavo di più scusa :-D

  • # 5
    Simone Serra (Autore del post)
     scrive: 

    @ banryu & notturnia

    Ovviamente l’analisi non è ancora terminata… soprattutto la prossima puntata porterà alcuni dati utili a vedere l’andamento dei consumi e ci sarà modo di sviluppare interessanti riflessioni

  • # 6
    Notturnia
     scrive: 

    @Simone

    sono curioso :) anche perchè credo che tu veda la cosa dall’esterno e quindi con un occhio differente dal mio.. la cosa mi piace perchè mi permette eventuali spunti di riflessione..

    cose che per me sono “ovvie” perchè le vedo e ne parlo spesso, qui vengono viste in modo differente perchè io, a furia di essere dentro al settore, probabilmente perdo un po’ il contatto con il mondo reale..

  • # 7
    Simone Serra (Autore del post)
     scrive: 

    @ Notturnia

    I tuoi interventi sono sempre graditi proprio per questo motivo… completano con una visione dall’interno un quadro più generale… comunque si tratta (il contenuto del prossimo post) di dati e analisi che per motivi di spazio ho preferito non includere in questo, anche per permettere una trattazione più ampia che non sarebbe stata possibile in questo

  • # 8
    banryu
     scrive: 

    [OT]
    @Notturnia: temo ci sia stato un’equivoco, io non stavo contestando i tuoi dati, ero solo stupito di simili velocità! :-D
    Comunque, considerato che 130 Km/h corrspondono circa a 2166,6 mm/min, i 1900 mm/min sono sullo stesso ordine di grandezza!

  • # 9
    banryu
     scrive: 

    errata corrige:
    m/min, non mm/min -_-‘

  • # 10
    joe.vanni
     scrive: 

    Suppongo che tali cifre comprendano l’energia autoprodotta in sito dalle aziende.

    Immagino che la quota di energia autoprodotta sia importante per aziende che necessitano sia di tanto calore che di tanta elettricità come le aziende cartarie, che quindi hanno più convenienza alla cogenerazione.

    Nell’ipotesi che sia compresa la energia autoprodotta nei dati di cui sopra sarebbe interessante vedere le dinamiche dei consumi dei settori più energivori.

    Cioè capire se il declino dei consumi concide con gli anni della crisi o se è un fenomeno precedente alla crisi, dovuto ad abbandono di produzioni, produzioni portate all’estero o innovazioni di processo, fattori indipendenti dalla crisi

    Il fatto ad esempio che si siano chiusi definitivamente tanti centri siderurgici, industrie chimiche o cartiere fa pensare a quello.

  • # 11
    Notturnia
     scrive: 

    @joe.vanni

    molte ditte hanno anche solo semplicemente chiuso perchè in italia costava troppo produrre..

    specie se ti riferisci ai settore energivori..

    E’ lampante il caso delle industrie di alluminio primario in sardegna.. che pesa alle tasche italiane dal .. hm.. non ricordo manco quanti decenni sono ormai..

    l’autoproduzione dubito che sia inserita poichè i dati sono di terna.. e quindi della rete di trasporto nazionale.. per le autoproduzioni bisognerebbe avere i dati dell’agenzia delle dogane che gestisce le imposte degli autoproduttori.

    Molte ditte hanno chiuso.. e numericamente le industrie chimiche e siderurgiche non sono un gran numero.. le cartiere non saprei visto che i colossi di 10 anni fa li vedo ancora arzilli.. e autoproducono da sempre..

  • # 12
    joe.vanni
     scrive: 

    @ Notturnia

    Senz’altro deve essere cosí (cioè che non sono comprese le autoproduzioni)

    Il dato infatti del consumo della industria cartaria, che è molto energivora, sembra basso (circa 9000 GWh) proprio per il fatto che fanno tanta cogenerazine la cui quota di energia non è statisticamente rilevata dai dati Terna.

    Per le cartiere che hanno chiuso mi riferivo non ai colossi (anche se pure loro hanno pesantemente ristrutturato) ma a impianti più piccoli e che sono venuti alla ribalta delle cronache qualche anno fa.

  • # 13
    Notturnia
     scrive: 

    @Joe.vanni

    se parliamo di ditte chiuse.. quando vado a trovare i miei clienti vedo altro che cartelli “vendesi” “affittasi”.. o erba alta due metri che la dice lunga sull’utilizzo della ditta..

    qua su una ditta su 5 ha chiuso o è al tracollo.. e la cosa non fa ben sperare.. ma almeno quelle rimaste pare che stiano vivendo “bene” e che abbiano decenti prospettive..

    solo che genera sconforto pernsare a come è successo il tutto.. e che sembra si stia ripresentando.. guarda i licenziamenti di 15 mila persone fra hbsc e barclay in questi giorni..

  • # 14
    cristiano lodi
     scrive: 

    ciao a tutti ti voglio porre una domanda che mi assilla come mai lo stato italiano visto il momento tragico del nostro paese non permette alle aziende di detrarre l’impianto fotovoltaico come bene strumentale? visto che si parla sempre di non competitivita’sui mercati mondiali per l’alto costo del lavoro in italia credo che gli imprenditori sarebbero ben felici di investire sapendo di poterlo dettrare dalle tasse.

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